Contro IL metodo L'anarchismo metodologico (B)



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29.03.2019
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Paul K. Feyerabend

Contro il metodo

L'anarchismo metodologico (B)

Se né i princìpi metodologici dell’empirismo logico né quelli teorizzati dal falsificazionismo popperiano rispecchiano le reali strategie messe in atto dagli scienziati (anzi, esse sembrano effettivamente ignorarli), allora si dovrà mettere da parte anche il rigido modello di razionalità teorizzato da queste filosofie – per esempio il fatto che basti l’esperienza e la logica, oppure i nostri tentativi accaniti di falsificare ipotesi, per generare e giustificare la conoscenza scientifica. In alternativa si dovranno reintegrare nel discorso della scienza quegli atteggiamenti così umani come i pregiudizi, le passioni, le opinioni, o quegli ambiti del sapere così apparentemente incerti come la mitologia, la teologia, la metafisica, che sembravano definitivamente esclusi dal processo di acquisizione di una conoscenza certa e indubitabile, per la verità mai raggiunta.
Contro il metodo, cap. 15

Dovunque guardiamo, qualsiasi esempio consideriamo, vediamo che i princìpi del razionalismo critico1 [...] e, a fortiori, i princìpi dell’empirismo logico [...] ci danno un quadro inadeguato dello sviluppo anteriore della scienza e sono probabilmente destinati a ostacolare la scienza nel futuro. Essi ci danno un quadro inadeguato della scienza perché la scienza è molto più “trascurata” e “irrazionale” della sua immagine metodologica. E sono destinati a ostacolarla perché il tentativo di rendere la scienza più “razionale” e più precisa ha, come abbiamo visto, la conseguenza di spazzarla via. La differenza fra scienza e metodologia, che è un fatto così evidente della storia, indica perciò una debolezza della seconda, e forse anche delle “leggi della ragione”. Quei caratteri che si presentano come “sciatteria”, “caos” od “opportunismo”, quando vengono messi a confronto con tali leggi, hanno infatti una funzione molto importante nello sviluppo di quelle stesse teorie che oggi consideriamo parti essenziali della nostra conoscenza della natura. Queste “deviazioni”, questi “errori” sono presupposti del progresso. Essi consentono alla conoscenza di sopravvivere nel mondo complesso e difficile in cui viviamo, ci consentono di rimanere liberi e felici. Senza “caos” non c’è “conoscenza”. Senza una frequente rinuncia alla ragione non c’è progresso. Idee che oggi formano la base stessa della scienza esistono solo perché ci furono cose come il pregiudizio, l’opinione, la passione; perché queste cose si opposero alla ragione; e perché fu loro permesso di operare a modo loro. Dobbiamo quindi concludere che, anche all’interno della scienza, la ragione non può e non dovrebbe dominare tutto e che spesso dev’essere sconfitta, o eliminata a favore di altre istanze. Non esiste neppure una regola che rimanga valida in tutte le circostanze e non c’è nulla a cui si possa sempre fare appello.



Ora, dobbiamo ricordare che questa conclusione è stata tratta a condizione che la scienza, quale la conosciamo oggi, rimanga immutata e che si permetta ai procedimenti che essa usa di determinare anche il futuro sviluppo. Dato che la scienza esiste, la ragione non può essere universale e l’irrazionalità non può essere esclusa. Questo carattere peculiare dello sviluppo della scienza costituisce un forte elemento a sostegno di un’epistemologia anarchica. Ma la scienza non è sacrosanta. Le restrizioni che essa impone (e tali restrizioni sono molte, anche se non è facile elencarle) non sono necessarie perché si possano avere concezioni generali coerenti ed efficaci sul mondo. Esistono miti, esistono i dogmi della teologia, esiste la metafisica, e ci sono molti altri modi di costruire una concezione del mondo. È chiaro che uno scambio fecondo fra la scienza e tali concezioni del mondo “non scientifiche” avrà bisogno dell’anarchismo ancora più di quanto ne ha bisogno la scienza. L’anarchismo è quindi non soltanto possibile, ma necessario tanto per il progresso interno della scienza quanto per lo sviluppo della nostra cultura nel suo complesso. E la Ragione si unisce infine alla sorte di tutti quegli altri mostri astratti come l’Obbligo, il Dovere, la Morale, la Verità e i loro predecessori più concreti, gli Dei, che furono usati un tempo per incutere timore nell’uomo e per limitarne il libero e felice sviluppo: svanisce.
P. Feyerabend, Contro il metodo. Abbozzo di una teoria anarchica della conoscenza, trad. di L. Sosio, Feltrinelli, Milano 2008


Note al testo


1. Feyerabend si sta riferendo all’epistemologia di Karl Popper.


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