Controtransfert Enactment Selfdisclosure


FREUD: il controtransfert non padroneggiato portava ad una perdita della



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FREUD: il controtransfert non padroneggiato portava ad una perdita della 

neutralità e dell’incisività del trattamento

Potevano essere difficoltà nevrotiche o conflitti inconsci non risolti.



Da qui, i momenti di impasse dell’analisi erano dovuti ad un blocco 

dell’analista, all’incapacità di lasciarsi andare all’attenzione fluttuante che gli 

avrebbe permesso di comprendere il paziente.



Anche se la differenza tra le posizioni della maggior parte degli analisti del 

tempo e quella freudiana può sembrare minima, in realtà l’attenzione 

cominciava a spostarsi dalla figura di un analista totalmente neutro nella 

sua funzione, o almeno teso ad esserlo, a quella di un analista presente 

con tutto il peso della sua realtà personale, una realtà che non poteva 

essere portata totalmente a coscienza semplicemente attraverso 

un’operazione di autoanalisi. 

Si faceva strada la convinzione che fosse impossibile separare la funzione 



analitica dalla persona nella sua interezza. Come viene affermato, “la 

funzione autoanalitica” è una funzione inconscia dell’io sulla quale si ha 

scarso potere (Kramer, 1959). 



TOTALIST PERSPECTIVE

(Kernberg 1965)

Controtransfert come la totalità del comportamento dell’analista 



Sentimenti e gli impulsi ad agire, possono essere utilizzati? E in che modo?

Heimann (1950) di derivazione Kleniana afferma che ogni parte del PZ (Es, Io, 

Super-Io) è identificata con quelle dell’analista e secondo questa ipotesi il 

CONTROTRANSFERT consiste in identificazioni proiettive accolte dall’analista 

che devono essere esaminate, portate alla coscienza e utilizzate per la 

comprensione del pz, in quanto sue proiezioni.



Anche analisti schierati su posizioni classiche giungono alla convinzione 

che almeno alcune delle reazioni dell’analista siano dovute a suoi difetti di 

percezione o di esperienza, verificandosi non con un determinato paziente 

ma con tutti, il che implica che non si tratta di semplici reazioni dell’analista 

a un paziente particolare (A. Reich, 1960). 

L’illusione che sia possibile mantenere la neutralità analitica sembra 



caduta: l’analista non può sottrarsi ad una risposta, anzi deve darne una 

come aspetto obbligato del management della situazione analitica (Tyson, 

1985). 



Soggettività dell’Analista

ed Enactment





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