Convegno provincia di prato



Scaricare 151.5 Kb.
Pagina2/5
03.06.2018
Dimensione del file151.5 Kb.
1   2   3   4   5

MODERATORE

Grazie a Valeria Fedeli che ha aggiunto nuove domande e nuova carne al fuoco e soprattutto ha reintrodotto la questione "ricerca, società della conoscenza" che girerei al dottor Giorgio Mazzucchetti che rappresenta il consiglio nazionale delle ricerche.


DR. GIORGIO MAZZUCCHETTI - CNR

Mi aiuterei con delle slide. Sono emerse molte domande ma è tipico del periodo in cui viviamo. Credo che ci siano ancora poche risposte per delle strategie concrete. Detto questo vorrei partire da dei dati concreti che sono quelli più o meno della concentrazione tessile dell'Unione Europea. Vediamo sostanzialmente che il peso maggiore ancora in termini di industria tessile è rappresentato dall'Italia. Se andiamo a guardare - e mi fa piacere ci sia il rappresentante del Ministero dell'università della ricerca - il sesto programma quadro a parte qualche marginale settore in cui qualche ricerca a sfondo tessile poteva essere inserita sostanzialmente non abbiamo avuto possibilità di un serio programma di ricerca dedicato al tessile. Le domande sono due: è perché solo l'Italia che interessa o perché il settore tessile viene considerato "un settore maturo" e quindi venga sostanzialmente abbandonato. Fortunatamente mi trovo assolutamente d'accordo, come ha citato il Presidente Ciampi quando è venuto in visita alla città di Biella, non c'è crescita in una Nazione se non c'è manifatturiero, questo è sicuro. Se dimentichiamo che si può fare a meno della rocca di filo, che si può fare a meno del tondino di ferro piuttosto che del tornio o anche dell'edilizia credo che il pensare solo ad una società di servizi avanzati in un sistema strutturale come l'Italia sia assolutamente perdente. Per citare il discorso che comunque la Comunità Europea non ha avuto adeguata attenzione a questo settore - Voi vedete il numero di imprese, il giro di affari e quello che rappresenta in termini di occupazione il manifatturiero tessile italiano - se poi andiamo a vedere ancora la filiera, e questi sono dati del 2003 che mi ha passato l'Unione Industriale - il settore tessile italiano è quello che storicamente ha portato sempre saldo commerciale attivo nella bilancia dei pagamenti con una disattenzione totale da parte del Governo. In termini di azioni il collega che mi ha preceduto sostanzialmente parlava di noi prodotti, noi processi, anche ad alto valore aggiunto, anche con nuove tecnologie portandole ad esempio da altri campi industriali. Comunque, voglio dire, come idea e come obiettivo che ci siamo posti noi che siamo lavoratori della ricerca è sostanzialmente in Italia almeno di difendere e sostenere il tessile tradizionale. Mi rendo conto che non ci sarà più spazio probabilmente per l'azienda che fa la filatura, che fa il filato convenzionale, che sarà comunque travolta da tutta una serie di eventi - ne vediamo ormai giorno dopo giorno anche i risultati in termini territoriali e sociali - ma tutte quelle che sono le imprese che fanno trand, moda e marchio, sono assolutamente da difendere e sostenere. Molte volte si lega il tessile ad una tradizione del telaio, del filato e quanto altro ma "tessile" nel 2005 significa tutto. La signora Valeri prima ha centrato molto bene, secondo me, il problema del crescere della Cina perché, attenzione, la Cina non farà solo quello che noi facevamo in Europa, "cinesi" noi dell'Europa come tessile tradizionale, ma stanno investendo fior di milioni Cina, Corea, India e Pakistan in quello che è il tessile tecnico dove ci sono sviluppi sostanzialmente incredibili. Questa è più o meno la nostra posizione rispetto al tessile tecnico in ambito della Comunità Europea ma volevo farVi veder sostanzialmente quelle che erano le previsioni di consumo dal...

FINE LATO A CASS. 1

INIZIO LATO B CASS. 1

... dal 4 al 5% come proiezione di crescita. Questi vanno nello sport, al packaging, agli abiti protettivi, all'industria, ai medicali, ai geo tessili. Questa ricerca europea forse il settimo programma quadro lo recepirà perché in ambito euro adesso si sta preparando una piattaforma europea da sottoporre alla Commissione che, Vivaddio, venga recepita come sostanzialmente una premessa a quelle che saranno le call del settimo programma quadro. Credo che dovremmo attrezzarci soprattutto come entità di ricerca e qui apro un'altra parentesi. Avete visto che sostanzialmente rappresentiamo il 30% della produzione tessile europea. Come CNR, come Istituto dello studio delle macromolecole nella sede che dirigo di Biella che si occupa di materiali tessili, siamo venticinque persone di cui quindici ormai precari, cioè "precari" a vita. La Gran Bretagna, la Francia e la stessa Germania che hanno perso competitività in questo settore mi ricordo quando ho iniziato a dirigere questo istituto ci confrontavamo con i tedeschi che anche sono nel settore lana, che non era assolutamente paragonabile all'industria italiana, avevano cento persone. Non è pensabile che adesso dobbiamo far correre e arruolare in queste tipologie di attività di ricerca tante e tante persone ma la massa ha contato pesantemente anche in quelli che sono stati i bandi europei nell'andare a recepire i finanziamenti e quanto altro. Ad oggi il nostro istituto prende da Roma centomila Euro e ne fa settecentomila sul mercato, quindi siamo molto di più anche degli istituti di ricerca tessili europei, ma non siamo sostenuti. Si dice sempre "il tessile deve essere sostenuto" poi non c'è una politica seria di reclutamento. Il tessile vuol dire, tenetene conto, ormai biologia, chimica, ingegneria di sistemi, un mare di competenze. Per far capire sostanzialmente quella che può essere l'attività di ricerca che può andare ad incidere nel tessile tradizionale e nel tessile tecnico molte volte c'è una distinzione sostanzialmente artificiosa perché quello che, ad esempio, pensiamo anche per un tessile tradizionale in termini di confort o di performance e quanto altro ce lo ritroviamo bellamente anche in quello che è lo sport weare, quindi in materiali assolutamente tecnici che hanno bisogno di isolamento termico, di resistenza, di leggerezza e addirittura anche nell'abbigliamento protettivo. Quindi anche le distinzioni moda tessile tradizionale e tessile tecnico sono al giorno di oggi sostanzialmente artificiose. Vi dico brevemente delle attività che ci stiamo occupando. Ci occupiamo di fibre conduttive e di bio processi. Con questa slide mi fa venire in mente che ormai si impongono sostanzialmente all'impresa europea tutta una sere di regole giuste che vanno dall'etica, al rispetto dei contratti di lavoro, al rispetto dell'ambiente, quindi sostanzialmente tutta una serie di regole che fanno ovviamente incrementare il prezzo al di là della manodopera di chi fa queste cose però non c'è un'attenzione. La missione che credo che un governo, una Regione e gli amministratori devono dare è comunque di salvaguardare la manodopera che fa queste cose e quindi l'attenzione è nel valorizzare ciò che viene fatto nel rispetto di queste regole presso il consumatore e quindi deve essere anche questa un'azione di forte sensibilizzazione verso i consumatori. Nel nostro istituto abbiamo sviluppato questa macchina che fa nano fibre, come vedete; adesso Vi faccio vedere ciò che abbiamo realizzato. Sostanzialmente sono delle fibre; vedete, la barra blu sono due micrometri, quindi siamo nel campo delle nano fibre. Qui c'è un'applicazione incredibile di questi settori e noi stiamo lavorando sia nel tessile tradizionale che nel tessile tecnico. Devo dire per chiudere che ormai anche le imprese - ormai ho una tradizione ventennale di questo lavoro - se prima dicevano "va beh, mi basta la svalutazione e ritorno competitivo, mi basta aumentare di cinquanta Lire il costo della tintura e continuo a guadagnare tranquillamente" il "mi basta e mi basta" alla fine sostanzialmente è finito. Adesso forse anche oggettivamente per questa crisi ormai strutturale che ha investito il tessile italiano c'è molta più sensibilità anche da parte delle imprese e noi lo vediamo anche con contratti diretti con le imprese. Non parlo di contratti che vengono, ad esempio, da bandi Miur, da bandi europei o da bandi regionali, ma è direttamente l'impresa che viene da noi - e qui bisognerebbe aprire un'altra grossa parentesi sui bandi regionali, eccetera, perché c'è la proprietà, i brevetti a chi vengono trasferiti, l'azienda non è interessata se poi i risultati vengono divulgati. Spero di non averVi tediato.
MODERATORE

Chiedo se ci sono domande o questioni poste dalla nostra audience, poi farei un altro rapido giro di tavola. C'è qualcuno che ha obiezioni, suggerimenti, domande, curiosità e critiche da esprimere? Nessuno. Visto che la questione sollevata dal dottor Mazzucchetti riguarda anche la politica di ricerca e quindi il governo darei la parola al dottor Obici. Perché il tessile è trascurato in questa politica di ricerca in questi programmi che hanno quasi un'area pianificatoria? L'idea è: "va beh, si arrangi tanto dobbiamo fare tutti campi da golf per ricchi americani..."


DOTT. FULVIO OBICI

Se Le dovessi rispondere seccamente dovrei dire "non è vero" perché, per esempio, nel piano nazionale della ricerca è previsto fra i settori manifatturieri il tessile. Se dico "c'è" e basta bisogna vedere come c'è il settore. Il problema è che gli strumenti che ci siamo dati e le riforme che abbiamo messo in campo non è che perché tutto deve cambiare abbiamo fatto la riforma della scuola, diciamo non tutti sono stati tanti d'accordo, ma abbiamo fatto la riforma degli enti di ricerca e il CNR è in una situazione di ristrutturazione. Sono alcuni anni che nel contattare i ricercatori quando si arriva a capire certi processi interni, come andiamo al sistema e via di seguito, dicono: "stiamo aspettando che il direttore ci dica perché non si capisce la procedura, eccetera". Complessivamente la pubblica Amministrazione è in una situazione emergenziale sempre in modificazione. Il dato settoriale sfuma un po’ anche perché dalle stesse cose che diceva l'amico della ricerca, i ricercatori, probabilmente bisogna guardare le cose in maniera nuova con una vista nuova e probabilmente la vista settoriale non vale, non paga. Però è del tutto evidente che probabilmente anche a livello del governo ci sono delle responsabilità e certi processi non sono stati avviati con quel consenso e quella partecipazione necessaria. È altrettanto vero che partiamo da una base confusa di dati e di situazioni, che ognuno dice la sua, che non esistono le sedi dove c'è una condivisione, il che è gravissimo, proprio perché c'è un problema che al di là delle politiche c'è proprio un allarme democratico. Voglio dire col cuore in mano che appartengo al corpo amministrativo, come si suol dire, e non ho competenze politiche ma è pur vero che non esiste la separazione fra il livello politico e il livello amministrativo, esiste una distinzione e nel rispetto reciproco dell'ambito della pubblica Amministrazione fra il livello politico e il livello amministrativo che c'è di nuovo? Che si è creato un rapporto più dialettico e rispettoso anche perché le forze politiche e la politica - parlo per esperienza fuori dalle dinamiche di Destra o di Sinistra, di Centro - Destra o di Centro - Sinistra, perché sono stato a cercare di fare il mio dovere sia nella stagione di Centro - Sinistra, cosiddetta, che in questa stagione di Centro - Destra, dove i problemi sono legati alla capacità dell'Amministrazione di ascoltare e registrare i fabbisogni e i bisogni del territorio per tradurli in qualità dei servizi dell'Amministrazione. In questo senso la risposta, secondo me, più corretta da dare alla domanda è che forse abbiamo la necessità di avviare rapporti non più episodici tra gli attori di questa azienda territorio. Tra parentesi non è nemmeno un livello politico di proposte che vengo a fare a questa tavola rotonda ma nelle strategie decise dal Governo, nel piano nazionale della ricerca per esempio, si dice espressamente che la situazione dei distretti manifatturieri deve essere rilanciata ed è necessario che ogni distretto manifatturiero si doti del proprio sistema di ricerca e sviluppo tecnologico e che lavori in maniera permanente per quella realtà distrettuale, è necessario che in piena coerenza con la strategia di Lisbona il sistema imprenditoriale e il sistema di imprese sia caratterizzato da un salto di qualità in termini di responsabilità sociale e dall'altra parte è necessario che si sostengano da parte delle pubbliche Amministrazioni centrali, regionali e locali queste istanze di costruzione della leader sheap e della competitività di medio e lungo periodo del territorio. Se oggi decidiamo in qualità di partecipanti alla tavola di costituire un gruppo di lavoro che vede intorno a un tavolo la Provincia, i Comuni interessati, i rappresentanti delle parti sociali a livello locale ed europeo, il CNR, le università e approfondiamo, perché tutti lo hanno detto... Quando ero giovane ero molto d'accordo con le tesi dei Sindacati ed altro poi man mano che sono maturato ho avuto momenti di contrasto ma oggi a questo tavolo mi trovo a rappresentare posizioni dell'Amministrazione e sono assolutamente d'accordo con la visione e le prospettive messe in campo dal sindacalismo moderno che dice "dobbiamo andare a un patto di competitività, dobbiamo considerare il sindacato come un fattore di competitività". Questo è un elemento assolutamente strategico per il nostro Paese perché oggi per vincere la partita, o meglio per orientare gli esiti della globalizzazione, dobbiamo andare ad una sintesi avanzata fra il lavoro intellettuale e il lavoro fisico. La favoletta un po’ da economisti della domenica che prima c'era il primario, poi c'è il secondario, poi c'è il terziario, poi c'è quello avanzato e poi quello ancora più avanzato è una visione lineare elementare perché oggi c'è la coesistenza di tutta una serie di elementi e di fattori che vanno insieme interpretati e gestiti e le politiche non possono che essere il frutto di una collaborazione. Quindi apriamo questo tavolo con la Provincia, con il Comune, con il distretto e con l'università e cominciamo a capire che cosa - guardando le varie fonti di finanziamento, quindi immagino la competizione impresa, immagino il settimo programma quadro, immagino il MIUR, ma anche altre Amministrazioni che possano sinergicamente contribuire quando però nell'azienda territorio si è fatta un'opzione e una strategia, abbiamo condiviso un qualcosa. Altrimenti, guardate, anch'io che faccio incursioni nella politica della mia amministrazione non crediate che non costa la dialettica perché ci sono quelli che non la fanno e che poi vanno a certi tavoli a dire fesserie perché sono tranquilli. Io che sono un po’ più "peperino" ho le mie difficoltà ma sulle mie deleghe sto riscontrando sul territorio delle cose positive. Infatti oggi Vi porto ad approccio esemplare quello che abbiamo costruito, per esempio, nel mazzarese dove in effetti da una situazione terribile per la pesca internazionale che la Cina contribuisce al delta insostenibile dello sfruttamento delle risorse nel Mondo, a fronte che tutti gli altri Paesi si sono stabilizzati dal 2000 a uno sfruttamento quasi costante. Quindi il problema della Cina non riguarda soltanto il tessile ma anche la pesca. Il tavolo partenariale di concertazione permanente apertosi grazie proprio al CNR che sbocco ha avuto? Un distretto tecnologico della pesca eco compatibile e dell'agro alimentare sostenibile. Su questa cosa insieme al MIT, Ministero Infrastrutture e Trasporti, il CNR e il MIUR stiamo cercando di fare un'intesa di cooperazione interistituzionale e non vedo per quale motivo non si possa fare anche per la Provincia di Prato.
MODERATORE

Naturalmente starà ai responsabili e alle Autorità coglierla ma va acchiappato al volo, mi pare, Valeria Fedeli, questo abbraccio neoconsociativo.


VALERIA FEDELI

Usiamo il termine corretto; spero che lui rappresenti effettivamente la volontà politica che raccoglierei immediatamente. Credo si debba fare e noi tra l'altro abbiamo già fatto un accordo per il calzaturiero con il MIUR. Però qui l'offerta fatta è molto importante, la sottolineo e la raccolgo; se c'è una convocazione formale veniamo subito. Candidiamo sicuramente i più significativi distretti italiani: Prato, Biella, Modena, il calzaturiero di Ascoli Piceno e anche la riviera del (parola inc.) oltre a Como, per dire che la cosa importante è il sistema che va messo in campo e noi abbiamo le condizioni in questi distretti dove abbiamo già dal 2002 accordi di sistema che puntano esattamente su innovazione, ricerca, internazionalizzazione e formazione. Sono molto d'accordo su un punto; le risorse pubbliche non sono molte, vanno spese in modo sinergico da quelle europee dei programmi quadro a quelle che passano dalle Regioni, a quelle che passano dai canali nazionali, fare sinergia di risorse per progetti effettivamente in grado di dare le risposte concrete al sistema, continuare a ragionare con risorse che si spendono solo in verticale. La formazione; per chi, per che cosa, dentro o fuori, per fare che? Piuttosto che la ricerca in sé, mi permetto di dire, su che, per fare cosa, con quale sistema? Ormai la svolta è anche di coordinare le risorse verso progetti che hanno all'interno l'insieme della gamma di azioni che rendono effettivamente praticare lo shock e la svolta.


MODERATORE

Il dottor Obici come lo coglie?


DOTT. FULVIO OBICI

Sicuramente è positivo e va nella direzione giusta. Sottolineo ancora comunque la necessità di dare a questo settore il riconoscimento tutto sommato che merita perché mantiene ancora, come ho detto prima, la bilancia dei pagamenti positiva; secondo me è un settore che con le nuove tecnologie può sicuramente dare delle risposte anche in termini occupazionali. Non dimentichiamo che in questi settori, il settore di Prato e di Biella che conosco bene, c'è una manodopera assolutamente ben qualificata e motivata. Sarebbe veramente una disgrazia disperdere questo patrimonio di conoscenze che poi, ripeto, come ho già detto anche a molti imprenditori, lo sforzo di trasformare anche il prodotto da tessile a tecnico, quindi andare a battere altre strade, in certi casi non è assolutamente uno sforzo titanico però, voglio dire, deve essere anche supportato da un sistema creditizio che offra delle adeguate fonti di finanziamento in termini ragionevoli.


MODERATORE

Grazie. Professor Bellini, siamo partiti dalle mie domande generiche e siamo arrivati a delle proposte concrete e tutto sommato forse non ci siamo parlati addosso. Lei come concluderebbe questo nostro giro di tavola?


PROF. BELLINI

Direi con la soddisfazione di chi è convinto che le risposte siano nei fatti e nelle decisioni e non in soluzioni inventate o descritte a tavolino. Valeria Fedeli giustamente nel suo primo intervento sottolineava qualcosa su cui forse non si riflette abbastanza, cioè che la sfida cinese non è una sfida sui bassi costi del lavoro ma è una sfida complessiva a trecentosessanta gradi. Francamente sarei molto meno preoccupato dei "cinesini" a poco prezzo che lavorano notte e giorno in qualche fabbrica che ricordano le fabbriche dell'Ottocento e un pochino più preoccupato dei milioni di giovani laureati cinesi sfornati ogni anno dalle università di quel Paese. Sarei meno preoccupato del lavoro a basso costo e sarei più preoccupato delle decine di migliaia di cinesi che ritornano a casa dagli Stati Uniti con un (parola inc.) in materie tecnologiche ogni anno. Non confondiamo la sfida cinese con i nostri amici cinesi di Prato, quelli dietro l'angolo, che ci hanno aiutato in questi anni a "tenere botta" sul costo del lavoro, è un'altra cosa ed è una sfida complessiva a cui merita di dare risposte non semplificate. C'è una congiura che si riproduce ogni volta tra accademia e cultura; l'accademia alla fine impresta alla politica una parola d'ordine e la politica la accoglie perché una parola d'ordine è una cosa semplice e noi si fa la politica per quella cosa. Questo vale per tante "tavole d'ordine", anche quelle a cui personalmente e scientificamente sono più affezionato ivi compresa la parola d'ordine della ricerca, la parola d'ordine dell'innovazione, o della dimensione delle imprese. Non c'è una one best way così come non c'è una one best polis; dispiace anche a me perché se avessi un bello slogan da vendere forse ci potremmo combinare su qualche convegno in più ma temo che non sia questo il momento e che proprio il caso cinese ci indichi molto chiaramente che la risposta è una risposta complessiva, come detto più volte oggi, d'integrazione delle politiche, non di una politica, di ricostruzione e costruzione - perché questo se volete può essere il tema che lega assieme le varie questioni - dei vari capitali dell'impresa a cominciare dai capitali immateriali, dai diversi capitali immateriali che le nostre imprese hanno, che hanno nutrito e che devono continuare a nutrire per crescere, dal capitale di conoscenza, ai capitali digitali, a quelli relazionali, al capitale umano che è stato evocato, al capitale finanziario di cui si parlerà nella prossima sessione. Qui si pone il problema dei distretti che vorrei porre in maniera brutale, se volete, ma sarò sintetico. C'è un'ironia, se volete, un paradosso; penso che se un marziano arrivasse oggi a Prato, tanto per non parlare di altri, ed usasse invece della guida del Touring che ci è stata data i libri del nostro grande maestro Giacomo Becattini si perderebbe per strada. La Prato come i distretti italiani di oggi ironicamente, o paradossalmente, o tristemente - come volete Voi - nel momento in cui avremmo più bisogno di compattezza di sistema e di quella mitica competition, cooperazione, competizione che abbiamo imparato in questi luoghi proprio nel momento in cui questo sarebbe un fattore da giocare con forza mostra una varietà di soluzioni imprenditoriali, una diversificazione di situazioni imprenditoriali che produce, sì, varietà ma anche divaricazione e perdita di coesione. Questa contraddizione è secondo me lo snodo per capire quale sarà, come si dice nei convegni, il futuro dei distretti perché una cosa non è dubbia, cioè il distretto non conterrà le filiere che sono ormai una cosa globale, che sia Zara o no, il modello che volete, le filiere viaggiano su scala globale e non sulla scala distrettuale, però il distretto può essere un momento di controllo, di potere di mercato, di potere strategico all'interno della filiera se i pezzi del distretto ricominciano a lavorare assieme. Nei distretti stanno emergendo i leader e le imprese che bene o male nel gioco della globalità e delle nicchie globali sanno stare, per adesso ce la fanno, forse ce la faranno, possiamo discutere, ma che nel gioco sono entrate e bisogna capire se rispetto a queste imprese il distretto nel suo complesso è funzionale o disfunzionale, se riesce a dare a queste imprese i capitali immateriali di conoscenza e di relazioni a cui queste imprese possono dedicarsi o se sono disfunzionali o inutili e quindi lasciano tali imprese a trasformarsi in qualcosa che deterritorializzato, delocalizzato, che è virtuale, che adesso è meta distretto e quindi a questo punto rendono il distretto in quanto tale non solo un residuo della storia a cui dedicare per cui i libri sui distretti passeranno dall'economia industriale a storia economica ma rendono anche il distretto un qualcosa che è un'occasione persa, un capitale di conoscenze e di relazioni come è già stato citato oggi che viene buttato via. Questo veramente sarebbe grave.
MODERATORE

Grazie al professor Bellini. Adesso passiamo alla seconda fase dedicata al sistema del credito per i distretti, "per quali distretti" direbbe il professor Bellini. Prima facciamo un coffee breack, ottima notizia.


[Coffee breack].
MODERATORE – Andrea Gumina

... i lavori della mattinata che chiude questa tre giorni di workshop sulle prospettive dei distretti tessili, una tre giorni molto interessante perché foriera di proposte e soprattutto di reti, di lobby positiva e di progettualità. Abbiamo provato a mettere attorno a questo tavolo gli esponenti dell'Amministrazione, il direttore generale della Provincia di Prato dottor Francesco Delfino, con una serie di banche, di operatori del credito per anzitutto capire quali sono le tendenze dei distretti a livello europeo tracciando delle linee molto generali rispetto ai Paesi qui rappresentati, che sono 6, e poi per capire nel concreto sia cosa queste istituzioni creditizie pensano di fare per i distretti di piccole e medie imprese. Abbiamo rappresentato CARIPRATO con Pierangelo Bartolozzi, Banca Intesa con Valerio Porfiri, Monte Paschi Siena Banca per l'Impresa con Antonio Attanasio e abbiamo anche UNICREDIT... non ancora in questo momento. Come abbiamo strutturato questa seconda sessione di lavori? Anzitutto con alcune linee guida su qualche numero sui distretti a livello europeo che cercherò di fornirVi adesso per introdurre la discussione. Vorremmo capire perché i distretti di PMI sono così importanti per l'economia dell'unione, su quali elementi economici i distretti possono incidere e come possono valorizzare questi elementi economici, in che modo le pubbliche Amministrazioni e il sistema creditizio possono promuovere e sostenere il sistema dei distretti, attraverso soprattutto quello di cui si è parlato sinora, cioè le parole che ha usato ieri il Presidente Martini e che oggi hanno usato prima di noi quasi tutti i relatori che vi hanno accennato, quindi un livello di concertazione e cooperazione sia a livello locale che transregionale tra i diversi attori e infine perché è importante il sistema delle cooperazioni a livello transregionale e quindi internazionale tra i distretti. Lo faremo mostrando in non più di cinque minuti le principali misure di competitività con dati dell'OCSE cercando di trarre degli spunti per la successiva discussione. Non pretendo che vediate queste slide coi numeri anche perché le troverete tutte sul sito di progetto e vorrei semplicemente darVi degli spot sugli elementi principali emersi. Anzitutto tra i Paesi qui rappresentati ci sono significative differenze nella ricerca e sviluppo con Italia, Portogallo e Polonia che investono di meno, Spagna, Regno Unito e Francia che investono di più e poi ci sono dei Paesi di eccellenza diversi, quelli del Nord Europa e gli Stati Uniti. Non parliamo di ricerca e sviluppo nel settore tessile ma di ricerca e sviluppo in generale perché non era disponibile dal disaggregato però inducono delle relazioni. Le differenze ancora più sostanziali sono quando si vede la ricerca e sviluppo nelle aziende, molto minore in generale, quindi si fa molto poco sviluppo a livello aziendale e soprattutto con l'eccezione della Spagna tra i Paesi che ho prima citato le PMI, quindi le aziende più piccole, non investono in ricerca e sviluppo, lo fanno soprattutto le grandi imprese. Questo vuol dire forse che i distretti non funzionano? Mi dicono proprio che il dottor Tamburini di UNICREDIT sta arrivando e quindi si unirà alla nostra discussione in corsa. In più c'è una scarsa attività di ricerca e sviluppo nei settori maturi e laddove si fa ricerca e sviluppo il più forte è il ruolo del (parola inc.). capitalist. Quindi il settore più avanzato nell'ambito del sistema finanziario è molto ben rappresentato. Rispetto a quello che vedremo questo pone delle domande rispetto all'importanza di creare un centro di ricerca che valorizzi questa attività di ricerca e di sviluppo a livello distrettuale e con cooperazione internazionale tra i distretti e la rilevanza di quanto gli attori pubblici, privati, bancari, territoriali collaborando insieme possono contribuire a realizzare politiche virtuose sotto questo punto di vista. Altre tendenze interessanti nel capitale umano e nella cooperazione internazionale su ricerca e sviluppo. I dati che vedrete nelle slide su INTERNET dicono che tra i Paesi che abbiamo citato, cioè tra quelli che fanno più ricerca e sviluppo e quelli che ne fanno meno, la differenza più grande è soprattutto quando si guarda ai ricercatori in azienda, quindi conferma il dato che le PMI investano poco ma in generale è il settore aziendale che ha pochi ricercatori. Dove si fa più ricerca inoltre c'è un livello di cooperazione testimoniato dalla comproprietà di brevetti più forte a livello internazionale ed i Paesi che fanno più ricerca sono i partner privilegiati degli altri che abbiamo indicato in Germania, Francia e Regno Unito sostanzialmente perché gli altri neanche vengono considerati, nella creazione d'invenzione e di brevettazione. Le questioni principali in questo caso con riferimento a questi due elementi economici è che il gap in ricerca e sviluppo va formato non solo con riferimento alla spesa ma soprattutto con riferimento al capitale umano, servono più ricercatori in azienda e serve più ricerca applicata, è indispensabile un più forte livello di cooperazione internazionale - questo è un primo esempio, secondo me, di collaborazione trans regionale per incrementare il numero di dimensioni di brevetti e quindi ancora una volta i distretti di piccole e medie imprese possono essere uno strumento efficace in questo senso. Infine i conti della crescita ci dicono che non ci sono significative differenze nel saldo netto di investimenti attratti dall'estero oppure di investimenti effettuati dall'estero nei vari Paesi, quindi questo non mi sembra che sia un elemento molto forte sul tema della ricerca perché poi, se vedete, il saldo è più o meno uguale anche se in termini assoluti i valori sono maggiori come percentuale di PIL nei Paesi che fanno più ricerca. Il dato fondamentale è l'impatto sulla produttività del lavoro che cresce significativamente di più nei Paesi che fanno più ricerca. In questo campo il nord Europa e gli Stati Uniti sono leader insieme alla UK. Il dato è ancora più importante in quanto in tutte le aree che abbiamo visto - la parte della tabella di sotto - dove abbiamo raccolto i dati i dati OCSE indicano che l'esposizione del settore tessile rispetto alla concorrenza internazionale è ben più forte rispetto alla media dell'esposizione del settore manifatturiero e questa cosa è cresciuta dal '92 ad oggi. Quindi in linee generali non mi soffermerei tanto sull'attrazione di capitali, mi soffermerei molto di più sulla necessità di fare investimenti, ricerche e sviluppo e soprattutto nel settore tessile che è più esposto alla concorrenza internazionale. Viene da domandarsi quanto un mero distretto o un iper distretto internazionale, cioè con i distretti qui rappresentati, dovrebbe fornire un'alternativa a quella che Claudio Martini ieri diceva "necessità di fare lobby e progetti". L'ultima slide è della spesa per ricerca e sviluppo a livello regionale e dice una cosa molto chiara e cioè che con l'eccezione della regione della Gran Bretagna qui rappresentata, la contea di Nottingham, le altre aree qui rappresentate fanno meno ricerca e sviluppo, cioè non fanno quanto potrebbero fare. Non sono ai livelli più bassi delle aree europee ma nemmeno ai livelli più alti; quindi ancora una volta lo spazio per uno sforzo indispensabile e necessario per promuovere ricerca, innovazione, net working internazionale e soprattutto cooperazione tra i vari attori del territorio è indispensabile. Fatte queste doverose, secondo me, introduzioni, quindi dato il quadro, mi piacerebbe cominciare questa tavola rotonda chiedendo al dottor Delfino, che è l'esponente di una Provincia che si sta facendo animatrice di una serie di collaborazione e concertazione - abbiamo visto in questi due giorni - sia a livello internazionale che con gli attori del territori, cosa sotto questo punto di vista, quindi a livello di lavoro di insieme per promuovere il distretto, la Provincia sta facendo.


Condividi con i tuoi amici:
1   2   3   4   5


©astratto.info 2019
invia messaggio

    Pagina principale