Corneto Etrusca?



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ALBERTO PALMUCCI
CORNETO (OGGI TARQUINIA) ETRUSCA?

Ampliato e ristrutturato da “Corneto Etrusca?” in Archeologia (Genn. 2001) dei Gruppi Archeologici d’Italia.

Alla memoria di

Ludovico Magrini

PRIMA PARTE
L’ANTICO SISTEMA STRADALE CENTRATO SU CORNETUS.
Secondo la tradizione romana, quando Lucumone, figlio di Demarato Corinto, si recò da Tarquinia a Roma, dove fu fatto re, passò attraverso il Gianicolo (Ianiculum). In proposito, Dionigi di Alicarnasso (I sec. a.C.) spiegava che il Gianicolo è quel colle <>. Da Verrio Flacco (fine I sec. a.C.) sappiamo, inoltre, che gli antichi Romani ritenevano che la collina avesse acquisito questo nome perché era la porta (ianua) di transito sulla strada di chi dall’Etruria si fosse recato a Roma, e viceversa1. Sul luogo, secondo una tradizione, Romolo, figlio di Enea, avrebbe fondato una città di nome Eneia2. Un’altra città di tal nome sarebbe esistita in Etruria3, ed un’altra in Tracia, fondata da Enea4.

Il colle del Gianicolo si trova oltre la sponda destra del Tevere, ed era attraversato da un’antica strada che, proveniente da Tarquinia, conduceva al Ponte Sublicio dinanzi al Palatino di Roma. Si tratta della cosiddetta Via Tarquiniese5, quella stessa che Enea, nell’immaginario poetico di Virgilio, percorse inversamente quando dal Palatino di Roma si recò a Corito (oggi Tarquinia), per chiedere aiuto a Tarconte contro i Latini6.

L’Itinerario di Antonino, di epoca imperiale, descrive un percorso che da Tarquinii passava per Aquae Apollinaris (oggi Bagni di Stigliano) e Careias (quest’ultima sulla Via Clodia), e da qui andava a Roma. La strada è ripetuta nell’Itinerario dell’Anonimo Ravennate ed in quello di Guido. Arturo Solari la chiamò <>7. Anche noi, in lavori precedenti, abbiamo usato questo nome. Pure nella Tabula Peutingeriana, carta geografica di epoca imperiale, si vede una strada che da Tarquinii conduce ad Aquae Apollinaris, ma, diversamente dagli itinerari sopra citati, essa raggiunge Roma attraverso Bebiana (quest’ultima sulla Via Aurelia). Alcuni ritengono, forse a ragione, che si tratti dell’Aurelia vetus, altri dell’Aurelia nova. C’è pure chi ritiene si tratti della Via Cornelia. Il Solari l’ha chiamata <>, come la precedente; ma noi la distingueremo come Via Tarquiniese bis.

Il percorso unico che da Tarquinii conduceva a Bagni di Stigliano è ancora rintracciabile e, in parte, percorribile. Qua e là ne esistono pure i resti archeologici. Sul colle di Cornetus (parallelo a quello della Civita, sede dell’antica Tarquinii) è, infatti, ricostruibile il percorso di una vecchia strada che dalla Porta Maddalena delle mura medioevali della città8 saliva verso la zona degli antichi cimiteri etruschi. Passava sotto il Calvario tra la Tomba dei Demoni Azzurri e i sepolcri ellenistici del Fondo Scataglini, attraversando i quattro chilometri della necropoli con un tracciato pressoché diretto fino ai Secondi Archi. Si caratterizza come etrusca almeno nel lungo tratto in cui le tombe continuamente la costeggiano; ma già in epoca villanoviana, una strada doveva collegare i villaggi e le necropoli di Cornetus con quelli del Calvario e delle Arcatelle. Dai Secondi Archi la via piega e scende, attraverso le trincee dei Cavoni, verso la Fontana di Casalta nella tenuta Pisciarello; sorpassa il fosso Ranchese, oltre il quale il Pasqui vide <>; risale poi l’altipiano di Monte Riccio, e ridiscende fino al fiume Mignone costeggiandolo lungo il Piano dei Marsi dove il Pasqui rinvenne avanzi di basolato. Qui, i contadini riferiscono di doverne ancora rimuovere durante le arature. La strada superava il fiume all’altezza del ponte di Bernascone9. Accanto a questo, fino a pochi anni or sono, rimanevano gli avanzi di tre arcate di ponte di epoca romana10.

Da qui partivano tre strade che salivano i Monti di Tolfa.

a) LA VIA TARQUINIESE (n. 1). La prima, identificabile con la via Tarquiniese, si dirigeva dapprima verso l’odierna cittadina di Tolfa. Se ne trovano tratti basolati presso il fosso Melletra, e sotto Monte S. Angelo11. In località Calepine e Le Mattonelle, si vedono ancora circa 250 metri di una conservatissima selciata romana in pietra calcare locale12. La strada ridiscendeva poi, forse lungo il percorso ricalcato da una strada medioevale, fino a Stigliano (Aquae Apollinaris), dove pure rimangono avanzi romani in selce basaltica13.

Qui la strada si biforcava. Un braccio raggiungeva Careias sulla Via Clodia, e un altro Bebiana sulla Via Aurelia. Ma i Romani iniziarono la costruzione della Clodia e soprattutto dell’Aurelia in epoca posteriore a quella in cui rifecero in senso inverso le antiche strade etrusche che dal colle di Cornetus (parallelo a quello di Tarqunii), raggiungevano Roma e la valle del Tevere. Così in origine non dovettero essere le due vie provenienti dal colle cornetano ad entrare rispettivamente nei tratti iniziali della Clodia e dell’Aurelia, ma piuttosto i tratti iniziali di quest’ultime a ripercorrere i segmenti finali delle due precedenti strade etrusche. Queste dovettero essere, fin dall’inizio, le vie terrestri di penetrazione dei Tarquinienses che si recavano a Roma e nel Lazio; e da qui nelle regioni meridionali della penisola. Potrebbe non essere occasionale che a Roma, ancora nel 1366, un luogo fuori Porta Turrionis (oggi Porta Cavalleggeri) donde usciva la Via Aurelia era chiamato Terquinio14 che è la forma medioevale del nome di Tarquinii15.
b) LA VIA PER RIO FIUME (n.2). La seconda, ancora in parte percorribile, aveva forse il tratto iniziale (dal ponte di Bernascone al fosso Melletra) in comune con la via precedente. Sale sino ad Allumiere, attraversa la zona mineraria della Tolfaccia e ridiscende in più rami, a pioggia, sulla via Aurelia fino al Km 57,3, presso la foce di Rio Fiume16 (l’antico Heri Flumen o Gerflumen = fiume di Cere?) ai limiti del territorio17. Il Pasqui vide <>18.

Dalla Tolfaccia scendeva, a sua volta, un’altra strada che conduceva alla Castellina del Marangone.


c) LA VIA PER AQUAE TAURI – CASTRUM NOVUM (n.3). La terza, riportata dalla Tabula Peutingeriana, aggirava a mezza costa il versante sud-occidentale dei Monti di Tolfa. Appartengono a questa via la tagliata del Poggio dell’Aretta, e alcuni basoli che il Pasqui, alla fine dell’800, vide inseriti nelle vecchie mura di Cencelle e in quelle dell’omonimo casale, nonché lungo il sentiero che traversava il Piano dell’Asco19. Nella stessa località Aretta, il Bastianelli riferì del rinvenimento di alcuni blocchi di crepidine di una strada romana20. Dopo dodici miglia, la via giungeva ad Aquae Tauri (presso Civitavecchia) e dopo altre sette, raggiungeva la Castellina del Marangone e Castrum Novum (vedi Tavola I)21. Aquae Tauri era poi collegata anche col mare dell’odierno borgo Odescalchi di Civitavecchia22, dove doveva avere uno scalo sia pur modesto. Una strada che dal Ponte di Bernascone conduceva sotto Aquae Tauri e a Civitavecchia è ancora visibile nelle mappe dei secoli scorsi23.

Durante il Medio Evo, e fors’anche in epoca etrusco romana, un diverticolo dell’antica strada per Aquae Tauri (oggi ripercorso dalla provinciale Civitavecchia-Tolfa), dovette collegare Cornetus con Castrum Ferrariae24 per lo sfruttamento delle vene di ferro esistenti nel territorio. Il minerale grezzo veniva poi esportato dai Cornetani attraverso il loro porto (l’antica Gravisca) come si evince dal trattato commerciale stipulato con Pisa nel 117325. Lo sfruttamento delle vene di ferro esistenti nella zona dei Monti di Tolfa, operato da Cornetus durante il Medioevo, era la naturale continuazione di quello già operato dai Tarquinienses in epoca etrusca26.

Il tratto da Aquae Tauri alla Castellina del Marangone è tuttora percorribile. Passa per le Colline dell’Argento e Monte Paradiso per discendere poi lungo la sponda destra del torrente Marangone fino all’omonima torre27.
***

Un’altra via conduceva al Ponte di Bernascone partendo dal nodo stradale di villa Falgari ai piedi del versante marino del colle di Cornetus (km. 91 della vecchia Aurelia). Si tratta della attuale VIA DELL’ACQUETTA (n.4). Il suo tratto iniziale risale all’età del ferro perché costeggia le due necropoli protoetrusche di villa Falgari e dell’Acquetta. Nel suo nascere, incrocia la strada romana che veniva dal porto di Gravisca, poi si dirige verso il Fosso Ranchese, lo oltrepassa alla Pietrara, e raggiunge il Mignone nei pressi di Casale Rina. Secondo Stefano del Lungo, quest’ultimo tratto corrisponde alla <>, menzionata in un documento farfense dell’anno 93928. Dai pressi di Casale Rina, la via si dirama in due direzioni. Una raggiunge il Ponte di Bernascone. Un’altra sorpassava qui il Mignone, sul luogo dell’antico <>, per biforcarsi ancora in altri due rami. Uno va a collegarsi alla strada che va sui Monti. L’altro si dirige verso Pian d’Organi andando a congiungersi con la strada per Aquae Tauri. In epoca etrusco-romana e medioevale, la Via dell’Acquetta era parte del percorso che univa il porto di Gravisca alla zona mineraria dei vicini monti tarquiniesi (Monti di Tolfa)29.


LA VIA PER RAPINO (n.5). Dai piedi del colle di Cornetus partivano altre e due strade che s’immettevano sulla Via Aurelia Romana: quella per il porto di Rapino, e la “Consolare” per Alga. La prima, ancora lungamente percorribile, partiva dal km. 90 della vecchia Aurelia, e raggiungeva l’Aurelia Romana in località Carcarello. Da qui proseguiva verosimilmente per la foce del Mignone dov’era il porto di Rapino (etr. *Rasino?). Fino a qualche anno fa erano visibili avanzi di basolato presso il casale posto a Km. 3,8 dal bivio della Strada del Lupo. Le selci sono ora scomparse perché rimosse o ricoperte di asfalto30.

LA <> CORNETUS-ALGAE (n.6) partiva dalle mura medioevali di Cornetus e ripeteva grossomodo il percorso dell’attuale Via Aurelia fino alla Mattonaia (l’antica Algae) di Civitavecchia (l’antica Centumcellae). In un documento dell’807 d.C., un tratto molto vicino a Cornetus (dal km. 85 al km. 87) è nominato come via publica, termine spesso tipico delle strade consolari romane rimaste in uso nel Medioevo31. Un altro tratto, passante ai piedi del colle di Corneto, sotto la città (tra il km. 92 della vecchia Aurelia e il ponte del Marta), è menzionato con il nome di Silicata in un documento dell’XI sec.32. Silicata, ovvero Selciata, era la denominazione spesso data, nel Medioevo, alle antiche strade selciate di epoca romana. Stefano Del Lungo ritiene che si tratti della Aurelia Vetus33. Ancora agli inizi del XVIII sec., la strada conservava il nome di Selciata fino al ponte sul Marta34 forse perché se ne vedevano ancora gli antichi basolati.

Nella carta di Filippo Ameti del 1696, la strada partiva da Corneto, attraversava la parte inferiore degli Uliveti, sorpassava a destra il Taccone di Sacchetti, superava il fosso Ranchese, il fiume Mignone, e il fosso Meletta, attraversava il Sugareto, passava in mezzo tra la Fornace di mattoni e la Torre di Orlando, e confluiva sulla via Aurelia Antica al vecchio Ponte del Diavolo sul fosso Fiumaretta vicino Civitavecchia35. Nei carteggi riguardanti una sua restaurazione avvenuta, senza variazioni di percorso, nel 1752, è chiamata <>36, nome che era dato alle antiche strade nazionali romane. Erroneamente il Dasti, e dietro lui acriticamente F. Melis, F. R. Serra e, da ultimo, M. Harari hanno creduto che la strada fosse stata costruita di bel nuovo nel 1752 con un percorso diverso dalla precedente37. Divenuta inagibile per cattivo stato di manutenzione nei primi decenni del XIX sec.38, fu restaurata una seconda volta, senza sostanziali variazioni, fra il 1837 e il 185339, e denominata Aurelia. P. Manzi e V. Annovazzi spacciarono la via come nuova40, sicché ancora acriticamente F. Melis e F. R. Serra, e da ultimo M. Harari, hanno creduto che si trattasse di una nuova strada e che avesse un percorso diverso dalle precedenti. Harari è arrivato addirittura a confondere la <> Cornetus-Civitavecchia del 1752 con la Via dell’Acquetta. Viceversa, il Kiepert ritenne che si trattasse della antica via Aurelia romana41; e ci fu pure chi la denominò Aurelia Etrusca42. Nel 1962, Erik Wetter la classificò fra le antiche strade etrusco-romane43. Recentemente, Stefano del Lungo l’ha identificata con la romana Aurelia Vetus o comunque con un precedente percorso romano44.

Oggi si trova compresa nella moderna Via Aurelia nazionale. La romana Aurelia Nova passava, invece, più vicina al mare, grossomodo dove oggi corre la Strada Litoranea di Bonifica; ma già in epoca imperiale dovette venir lastricato il doppione che da Algae si dirigeva al colle di Cornetus per poi ridiscendere sull’Aurelia Nova all’altezza di Forum Aurelii (oggi Montalto di Castro).

E’ in sostanza il percorso della moderna Via Aurelia45. Se si guarda la Tabula Peutingeriana, ci si accorge, infatti, che, in epoca imperiale, colui che, venendo da Roma lungo la marina, avesse voluto recarsi sul colle di Cornetus o a quello di Tarquinii, avrebbe trovato che, a Centumcellae, la romana Aurelia Nova s’interrompeva, evidentemente per le paludi e la malaria che appestavano la costa.

Il disfacimento del paesaggio romano, iniziato già nel basso impero, e la conseguente impraticabilità delle strade sulla fascia costiera tarquiniese, dovette naturalmente riattivare nel Medio Evo il sistema viario interno di probabile origine etrusca, e porre le premesse della sua continuità di utilizzo fino ai nostri giorni. E’ questo il motivo dell’enorme interesse dei documenti cartografici secenteschi, settecenteschi ed anche ottocenteschi. Essi, fissando le strutture viarie ricalcate sul paesaggio medioevale prima dello sconvolgimento operato dalle ruspe del nostro tempo, permettono di enucleare percorsi all’apparenza estranei alla viabilità romana, ma talvolta di origine etrusca.


* *

Ad ovest di Cornetus, sul proseguimento ideale dell’antica strada che percorreva il colle omonimo nella sua lunghezza, troviamo il ponte romano sul fiume Marta. Da qui, in epoca medievale partivano varie strade che ripetevano verosimilmente antichi percorsi etrusco-romani.

LA VIA DI MONTALTO (n.7). E’ l’attuale Via Aurelia, e corrisponde all’antica <> che da Algae, presso Centumcellae (Civitavecchia) conduceva dapprima fin sotto il colle di Cornetus, poi si dirigeva ad ovest, fino al Km. 106 della attuale via Aurelia. Da qui un ramo piegava a sinistra verso Regisvilla, sul mare, e un altro proseguiva diritto per Forum Aurelii (Montalto).

LA VIA DELLE GROTTELLE (n.8). Conduce ancora al pagus etrusco delle Grottelle, lungo il fiume Marta, e all’antico porto di Maltano sul mare.

LA VIA DI QUINTIANO (n.9). In un documento farfense del XII sec. si parla una <> che partiva dalla ripa delle mura medioevali di Corneto46. Probabilmente il copista del documento scrisse Quintiniano invece di Quintiano. Quest’ultimo è il nome di una località marina etrusco-romana che l’antico Itinerarium Maritimum poneva sulla Via Aurelia Nova a nord di Gravisca; la località prese poi il nome di Cazzanello47. Inversamente, potrebbe darsi che il copista dell’Itinerarium abbia scritto Quintiano in luogo di Quintiniano. In ogni caso, potremmo trovarci davanti alla sopravvivenza del nome di un’antica strada romana che, partendo dai dirupi nordoccidentali di Cornetus, conduceva sul luogo attraverso il ponte romano del Marta.

Si tratta della strada vicinale oggi denominata <>. Il Wetter la include nella carta delle antiche strade etrusco-romane (vedi n. 43).

LA VIA DELLA CASTELLACCIA E REGISVILLA (n.10). E’ la stessa della precedente, ma proseguiva fino al Castellaccio e a Le Murelle (Regisvilla).

LA VIA DI VULCI (n.11). Nella carta di Filippo Ameti (del 1696), essa partiva dal ponte romano presso Cornetus, passava fra la Roccaccia e Castel Matteo, la Selvaccia e Pian d’Arcione, superava il torrente Arrone e il Tamone (affluente del Fiora), e arrivava al ponte sul Fiora presso il Castello dell’Abbadia (Vulci). La strada è ancora parzialmente in uso. Il suo tratto iniziale corrisponde all’attuale Via della Roccaccia.

LA VIA TUSCANESE (n.12). Costeggia il fiume Marta, e conduce tuttora a Tuscania e all’antico Lacus Tarquiniensis (oggi Lago di Bolsena).

LA VIA DELLA PORTACCIA (VIA PER IL PORTO DI GRAVISCA) (n.13). In una vecchia carta del 1748, giacente presso l’Archivio di Stato di Roma48, si vede una strada che saliva dal porto con percorso rettilineo; e, giunta quasi ai piedi del colle di Cornetus si apriva in due rami. Uno proseguiva dritto per poi biforcarsi a sua volta. A sinistra, attraverso la Gabelletta, raggiungeva Porta Maddalena. A destra, attraverso Zampetta d’Orlando, andava a confluire nella Strada della Madonna del Pianto. L’altro, piegava nettamente a sinistra, con angolo superiore a 90 gradi, per poi voltare a destra fino a raggiungere Porta della Valle.

In una più recente carta di fine ‘700 (di proprietà della famiglia Zannoli) il collegamento fra la marina e la città risultava, invece, descritto da una nuova e diversa strada che arrivava a Porta della Valle attraverso un percorso più settentrionale, che è poi grossomodo quello attuale. Della vecchia strada sopravviveva, nella carta degli Zannoli, un lungo troncone che da Cornetus, dopo aver attraversato in tutta la sua lunghezza la zona Portaccia, giungeva al Casalino delle Lancie in corrispondenza dell’antica Gravisca, ma non raggiungeva più il mare49. Nel 1885, quando il Pasqui lo descrisse, partiva ancora delle mura di Cornetus, e, passando accanto a Torre Caciola, giungeva al Casalino delle Lancie50. Nel 1913, l’Anziani vi riconobbe <>51. Oggi non è più percorribile, ma è riconoscibile dalle foto aeree e per il vario materiale ritrovato lungo il percorso52. Nelle foto, si vede la traccia di una strada che, partendo dal porto, tocca alla propria destra l’antica Gravisca, e a sinistra la Torre degli Appestati, indi incrocia l’Aurelia romana, poi la Litoranea (all’altezza del casale Portaccia), e lascia sulla sinistra Torre Caciola. Giunta all’altezza di Vigna Grazia, si divide in due rami. Uno piega verso le mura di Corneto secondo il percorso, ancora in parte esistente, indicato dalle vecchie carte, lungo il quale, durante la scorsa estate, sono stati trovati avanzi di strada e costruzioni di epoca romana. L’altro, rilevato solo dalle foto aeree, prosegue diritto fino al Km. 90,6 della attuale Aurelia. Da qui, sulla destra, partiva la via dell’Acquetta che collegava Gravisca al bacino minerario dei vicini monti tarquiniesi (oggi Monti di Tolfa). Sulla sinistra, un percorso rilevato dalle ricognizioni aeree dell’Ademesteanu, girava attorno al colle di Cornetus, e raggiungeva Tarquinii da nord53. E’ possibile che esistesse anche un percorso più breve. Esso, attraverso “Zampetta d’Orlando” poteva salire sul colle di Corneto, arrivare ai Primi Archi e confluire nella grande strada, la più larga (m. 11, 6) di tutte le vie d’Etruria finora conosciute, che collegava il colle di Cornetus a Tarquinii54.

In conclusione possiamo dire che la vecchia strada etrusco-romana che da Gravisca raggiungeva il colle di Corneto, era ancora in uso fino alla metà del XVIII sec.

Tutte le vie esaminate non erano collegate al pianoro di Tarquinii, ma a quello di Cornetus. Questo era a sua volta collegato con Tarquinii da più strade.

LA VIA DELLE CAVE (n.14). Essa parte dalle cave di macco etrusche che sono nei dirupi di Corneto vicino Porta Nuova, passa accanto al tempietto etrusco dell’Ortaccio, e si dirige verso Tarquinii.

LA VIA DEI SECONDI ARCHI (n.15). Partiva da Tarquinii e si collegava con la Necropoli del colle di Cornetus ai Secondi Archi.

LA VIA DEI PRIMI ARCHI (n.16) . E’ la più larga strada etrusca che si conosca. Era a due carreggiate spartite da un cordolo centrale, per una larghezza di m. 11, 6. Usciva da Tarquinii attraverso una porta situata a SO dell’Ara della Regina, scendeva nella valle del S. Savino, e risaliva il colle di Cornetus fin sotto l’acquedotto medioevale dei Primi Archi55. La Melis e la Serra ipotizzano che questa strada abbia attraversato il colle di Cornetus per poi ridiscendere e congiungersi con la via per Gravisca. E’ più certo tuttavia ch’essa abbia ridisceso il colle fino all’attuale Aurelia (la cosiddetta Consolare o Aurelia Etrusca) e avesse proseguito, come dimostrano le foto aeree, fino a congiungersi con la Via di Rapinio nel punto in cui questa attraversa la ferrovia56.


LA VIA LATINA (n. 17). La cosiddetta Via Latina, riportata dalla Tabula Peutingeriana e descritta dal Pasqui, partiva direttamente da Tarquinii, e conduceva a Blera e Tuscanica collegandosi con la Clodia57.

SECONDA PARTE


CORNETUS ETRUSCA?
Cornetus Etrusca? Non dovrebbe essere privo di importanza il fatto che il Ponte di Bernascone, dal quale partivano tutte le strade per il sud, non era direttamente collegato al colle di Tarquinii, ma a quello attiguo di Cornetus.

Proprio sotto Cornetus, sulla attuale Via Aurelia, c’era poi l’altro ponte romano che garantiva i collegamenti sia con le strade che andavano ad ovest lungo la costa, sia con quelle che, attraverso la valle della Marta, conducevano nell’Etruria interna e settentrionale.

Già nel lontano 1962, il Wetter58, pur con la limitata conoscenza del suo tempo, disegnò una mappa della viabilità etrusco-romana centrata più sul colle di Cornetus che su quello di Tarquinii. Dopo di lui, nel 1968, Hugh Hencken ha notato che mentre la via Latina <>59. Lo studioso americano, inoltre, dopo aver rilevato l’esistenza di documenti archeologici risalenti sia all’età del ferro che a quella etrusca e romana, ha ipotizzato che <>. Ha poi aggiunto che, a preferenza del più grande, ma meno accessibile vicino colle di Tarquinii, <>60.

Tutta la collina è cosparsa di villaggi e necropoli dell’Età del Ferro. Alcuni resti di mura, l’esistenza di un tempietto extraurbano e di un acquedotto di tipo etrusco nel sottosuolo della città61, nonché il fatto che l’antica viabilità era centrata sul colle di Cornetus, portarono il Pasqui ed altri studiosi a ritenere che questa fosse la sede più antica di Tarquinii. Questa tesi fu demolita dagli argomenti del Cultrera e del Pallottino, ma fu lo stesso Pallottino a ipotizzare che sul luogo fosse tuttavia esistito un centro premedioevale diverso da Tarquinii; anzi, nel 1978, egli ha poi rivalutato gli studi del Pasqui, ed ha auspicato <>62.

A nostro avviso, il fatto che le antiche strade confluissero primariamente sul colle di Cornetus, piuttosto che su quello della vicina Tarquinii, richiama alla mente, la funzione di centro di riunioni federali che i colli e la città di Corythus o Corinthus assumono nella tradizione virgiliana (vedi ultra).

Nel 1004, l’abitato medioevale fino ad allora chiamato > si amplia ed assume la qualifica di Castello di Corgetu63.

La forma particolare Corgetus e Corgitus del nuovo nome dato al recente castello apparirà per nove volte fra il 1004 e il 1018, nei Documenti Amiatini. Nel 1006, la torre e il castello di Corgitus vengono chiamati <>64. Dal 1011 troviamo espressioni come <>65, oppure <>66. Tutto ciò non vuol dire che, a partire dal 1011, Corneto abbia assunto la qualifica di Civitas. Infatti, già dal 1014, il luogo è ridefinito a volte vico, altre castello o torre. In alcuni documenti riapparirà la denominazione di Civitas, che però scomparirà presto e definitivamente già dallo stesso XI sec..



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