Corso di antropologia



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Università degli Studi di Ferrara



Insegnamento di

ANTROPOLOGIA

A cura del prof. Carlo Peretto

Dipartimento di Studi umanistici

e-mail: me4@unife.it



tel. 0532-293723, 3293191650

INDICE

1- Introduzione



Box 1

Una caratteristica tutta umana: la coscienza


DNA e comportamento

Nasce la coscienza

La cultura, ossia la nuova nicchia ecologica dell’uomo

Il simbolismo, ossia la ritualità nel comportamento

Qualcuno apre gli occhi sul mondo: nasce la percezione del rapporto spazio-tempo
2- Cos’è la cultura?
3- L’evoluzione nel pensiero scientifico
4- Quale futuro per la nostra Umanità?

5- La definizione di specie



6- Unicità della vita sulla Terra
La riproduzione quale discriminante della vita e della morte

Cura parentale e sentimento
7- La cultura: un esempio di evoluzione lamarkiana?

Una nuova nicchia ecologica per l’uomo: la cultura


  1. Un cervello asimmetrico
Emisfero sinistro e linguaggio


9- Cos’è il linguaggio articolato

Ipotesi sulla comparsa del linguaggio articolato

La Babele delle lingue
Quando compare il linguaggio articolato


10- L’uomo è un Primate

L’uomo è una scimmia del tutto particolare
Breve sintesi delle caratteristiche dell’Ordine dei Primati
Il sottordine delle Proscimmie
Il sottordine delle Scimmie
L’infraordine della Scimmie Platirrine
L’infraordine delle Scimmie Catarrine

Superfamiglia dei Cercopitecoidei

Famiglia dei Cercopitecidi
Famiglia Colobidi

Superfamiglia degli Hominoidei

Famiglia Pongidi

Famiglia degli Ominidi
11- Strutture anatomiche dei primati e tendenze evolutive verso l’uomo

Il piede e la gamba
Il bacino
La colonna vertebrale
Il tronco
Arto superiore

Il cranio
Il cervello


12- La biologia dell’adattamento
L’accrescimento umano
Il climaterio
I fattori endogeni nell’accrescimento
Fattori esogeni nell’accrescimento
L’accrescimento secolare della statura


13- Caratteri morfologici esterni quali elementi di adattamento ad ambienti differenti
La testa

La faccia

Colore della pelle

I dermatoglifi
Forma e colore dei capelli
La statura


14- L’evoluzione della nostra specie, ossia il processo di ominazione

Il “cespuglio genealogico”
Il motivo della grande diversificazione

La genesi africana

Le origini del bipedismo

I vantaggi della stazione eretta
I fossili si moltiplicano
La prima cultura umana


Box 2

Tecnicismo e cultura
La grande diaspora

Le strade si dividono

Conoscersi, ma non incrociarsi: l’apporto degli studi sul DNA

Il DNA mitocondriale nello studio dell’origine dell’Uomo moderno

La conquista del pianeta

L’economia di produzione

La scoperta dei metalli



15- I principali fossili della nostra storia evolutiva

Orrorin tugenensis


Ardipithecus ramidus kadabba

Australopithecus anamensis o Praeanthropus africanus

Kenyanthropus platyops
Australopithecus bahrelghazali

Australopithecus afarensis

Australopithecus africanus
Australopithecus garhi

Parantrhopus (australopithecus) aethiopicus

Homo rudolfensis

Homo habilis

Parantrhopus (Australopithecus) boisei
Paranthropus (Australopithecus) robustus

Homo ergaster

Homo erectus

Homo antecessor
Homo heidelbergensis

Homo neanderthalensis

Homo sapiens
1- Introduzione
Il significato letterale della parola ANTROPOLOGIA, che deriva dal greco, significa studio dell’uomo.

L’oggetto di indagine è quindi l’uomo, nella consapevolezza che ciascun essere umano ha uguale dignità (Cavalli Sforza, 1993, pag. 3). A questo proposito ricordiamo che nel 1950-51 sono stati pubblicati due documenti a cura di A. Montagu e di L.C. Dunn, patrocinati da l’U.N.E.S.C.O., contro il pregiudizio razziale.


Gli ambiti di pertinenza dell’Antropologia riguardano:

  • il settore delle scienze naturali che studia l’origine dell’uomo e la sua posizione nello schema classificatorio degli esseri viventi;

  • l’uomo dal punto di vista biologico e culturale, allo scopo di ricostruire l’evoluzione fisica e quella comportamentale che stanno alla base della realtà attuale;

  • lo studio dell’uomo moderno sotto i vari aspetti di ordine biologico, naturale e comportamentale.

Sono molte altre le discipline che studiano l’uomo, quali la medicina, la filosofia, la psicologia, la sociologia, ecc., ma nessuna di queste nel modo unitario come l’Antropologia che rappresenta quindi un collegamento tra i differenti settori di indagine.


Una stretta relazione è evidente tra due ambiti antropologici, troppo spesso contrapposti nel nostro mondo accademico:

  • l’Antropologia culturale/sociale: settore che studia il comportamento, individuale e di gruppo, dell’uomo analizzato anche attraverso il rapporto con l’ambiente naturale. Rientrano in questo ambito, ad esempio, la preistoria, l’etnologia, la linguistica.

  • l’Antropologia fisica: studio dell’uomo in rapporto alla sua genesi, allo sviluppo somatico, alle caratteristiche biologiche e morfologiche, alla diffusione in differenti territori e alla sua classificazioni in popolazioni. Rientrano in quest’ambito la primatologia, la paleontologia umana, la biologia delle popolazioni umane attuali.

Dal nostro punto di vista cercheremo di far interagire queste differenti realtà che ormai sempre più si compenetrano in una visione globale non solo della nostra storia, antica o recente, ma anche nello studio della realtà attuale.

Infatti la nostra specie è del tutto originale avendo confluito nell’aspetto culturale tutta una serie di atteggiamenti che derivano da quello biologico (vedi linguaggio articolato ad esempio) e che comunque hanno consentito di attenuare, se non talvolta evitare, la pressione selettiva dell’ambiente (selezione naturale di Darwin).

Evoluzione culturale e biologica sono procedute di pari passo ed è del tutto antistorico prenderle in esame separatamente.


Prima ancora, tuttavia, di conoscere in dettaglio i contenuti dell’Antropologia è utile definire anche l’oggetto preso in esame da questa disciplina. In sostanza bisogna definire cosa sia l’Uomo.
La definizione di Uomo può essere raggiunta in vari modi:

  • biologica: insieme delle caratteristiche biologiche, biochimiche, genetiche,

  • zoologica: insieme delle prime più quelle riproduttive, morfologiche e comportamentali,

  • sociale: insieme degli atteggiamenti, delle relazioni, delle idee,

  • mitica e mistica: insieme delle considerazioni strettamente metafisiche, filosofiche, spirituali.

A più riprese filosofi e scienziati hanno cercato di evidenziare le caratteristiche peculiari che ci caratterizzano nell’ambito del regno animale quali ad esempio:



  • caratteristiche genetiche: numero, forma e contenuto dei cromosomi, ereditarietà dei caratteri, ecc.

  • caratteristiche fisiologiche: metabolismo, funzionamento di organi, livelli ormonali, ecc.

  • caratteristiche morfologiche; tra queste soprattutto, la stazione eretta, la morfologia del cranio, il fenotipo in generale,

  • aspetti evolutivi del processo di ominazione e comparsa dei fattori di differenziamento in particolare riferiti agli ultimi 5 milioni di anni,

  • caratteristiche comportamentali e sociali: organizzazione sociale, consapevolezza, attività strumentale, linguaggio articolato, simbolismo, coscienza, pensiero, mente.

Di volta in volta queste caratteristiche sono state mese in discussione, criticate e inserite in un ambito quantitativo e non qualitativo rispetto all’insieme di tutti gli esseri viventi.


Su una caratteristica poniamo particolarmente l’accento in quanto rappresenta un fenomeno veramente nuovo nel panorama del mondo che ci circonda.

E’ quella di interrogarsi sulle proprie radici, cercando di risalire alle origini dalle quali è iniziato quel percorso di milioni di anni che ci ha portato ad essere come siamo oggi.

Non è soltanto una mera curiosità, ma soprattutto avere coscienza di sé stessi. Nasce l’esigenza di conoscenza profonda delle proprie radici, che si riflette anche sul mondo attuale e sui suoi possibili sviluppi futuri.

Ed è questa capacità così originale che consente di far riemergere dal passato una lunga galleria ricchissima di testimonianze geologiche, paleobiologiche, paleontologiche, paleantropologiche, archeologiche, comportamentali e culturali.

E come un libro di storia che non si finisce mai di sfogliare e che bisogna essere in grado di leggere con l’ausilio degli strumenti adatti.

Abbiamo acquisito il senso e cognizione della storia e quindi del tempo.
Da tutto questo si hanno le prove che l’Uomo rappresenta un prodotto del lungo processo di evoluzione e comprende così di non essere al centro dell’Universo.

Certamente non è l’ultimo prodotto di un incessante mutamento inarrestabile e nemmeno si deve considerare il migliore.

Non è nemmeno il più evoluto, in termini biologici lo sono in maggior misura alcune scimmie che hanno avuto un maggior numero di rimaneggiamenti cromosomici.
L’uomo realizza quindi l’idea di non essere altro che il prodotto, come tanti altri, dell’inarrestabile attività della fucina dell’Universo che ha iniziato la sua attività col Big Bang, il grande botto, intono a 15 miliardi di anni fa.
E’ un problema di energia: dai miliardi e miliardi di gradi iniziali, il raffreddamento progressivo della temperatura ha consentito la comparsa della materia e delle leggi che la governano (forza elettromagnetica, forza nucleare debole e forte, forza gravitazionale), fino alla comparsa di tutto quello che è sotto ai nostri occhi: l’universo di galassie, le stelle, i pianeti, ecc., uomo compreso.

Il tutto alla bassissima temperatura media dell’Universo di circa 3 gradi (36 per l’organismo vivente), non lontano dal freddo assoluto.


Volendo fare una carrellata rapida per quanto riguarda il nostro pianeta, troviamo all’inizio strati rocciosi risalenti a poco meno di quattro miliardi di anni e minerali di tutti i tipi.

La vita ha un’origine in ambiente acqueo. Anche se non si conosce l’età precisa della sua comparsa, essa risale ad circa 3,5 miliardi di anni fa. Si tratta di cianobatteri di forma filiforme rinvenuti una decina d’anni fa in Australia.

Seguono resti fossili di invertebrati e quindi di vertebrati. Si ha la conquista delle terre emerse con piante, anfibi e rettili, tra i quali abbiamo ad esempio i famosi dinosauri.

Di seguito, a partire da circa 70 milioni, compare l’Ordine dei Primati, dapprima con le Proscimmie e da circa 35 milioni con le Scimmie.

In una rapida successione incontriamo:


  • forme fossili di scimmie sempre più evolute fino ad arrivare agli Australopiteci il più famoso dei quali è noto col nome di Lucy, vissuto in Africa e risalente a circa 3,5 milioni di anni fa;

  • Homo rudolfensis/habilis che già a partire da 2,5 milioni di anni fa costruisce i primi strumenti e le prime capanne,

  • Homo ergaster/erectus che si diffonde a partire da 1,8 milioni di anni fa in tutto il mondo antico; fabbrica strumenti più elaborati come i bifacciali, pratica la caccia e conosce l’uso del fuoco,

  • il processo di sapientizzazione e la comparsa dei primi Homo sapiens intorno a 150 mila anni fa. Questi uomini a partire da 40.000 anni colonizzano tutta l’Europa e il mondo intero; seppelliscono i morti e inventano l’arte e, in una sequenza vertiginosa, diventano agricoltori e allevatori almeno da 10 mila anni; in seguito imparano a fondere il metallo, inventano la scrittura, costruiscono città e imperi, sempre più in grado di coordinare se stessi e se possibile comandare gli altri. E poi la filosofia e il mondo greco, l’organizzazione dei Romani, il metodo sperimentale, fino ad arrivare ad oggi.

Oggi:


  • sappiamo di essere il risultato di una lunga storia nella quale biologia, comportamento e pensiero sono strettamente connessi,

  • sappiamo che gli aspetti biologici e culturali hanno costantemente interagito con l’ambiente naturale fatto di piante, animali, fiumi, ecc.

  • ci siamo impossessati delle leggi della natura,

  • modifichiamo il corso stesso dell’evoluzione,

  • ci sottraiamo alla selezione naturale,

  • esercitiamo sull’ambiente un controllo pressoché totale,

  • partecipiamo ad un processo unitario detto globalizzazione che coinvolge idee, economia, tecnologie, scienza, comportamento, società.

Oggi tutti noi sappiamo di essere una sorta di memoria vivente; la somma degli eventi naturali, biologici e culturali succedutisi nel tempo.

Sappiamo di essere il prodotto di un rapporto continuo tra biologia e cultura, una osmosi mai interrotta che ci consente di portandoci dentro le cicatrici di questo lungo percorso, impresse nel DNA, siano esse buone o cattive.

Box 1

Una caratteristica tutta umana: la coscienza


E’ sempre stata una preoccupazione accademica quella di non andare, se possibile, oltre il limite imposto dall’analisi morfologica dei materiali, espressa da una infinità di tabelle di misure ed analisi che giustificano troppo spesso solo sé stesse, in grado di espletare, se ve ne fosse ancora bisogno, l’oggettività dell’oggetto stesso (di per sé oggettivo).

La ricerca deve essere tuttavia la capacità di elaborare percorsi di conoscenza che siano in grado di proporre ipotesi ricostruttive non soltanto di tipo tecnico, ma anche più propriamente di ambito progettuale, o meglio quale derivato di una capacità di consapevolezza e discrezionalità tipica dell’uomo.



DNA e comportamento

Attestarsi ad esempio sul comportamentalismo quale valore assoluto, è come vincolarsi ad una interpretazione univoca del rapporto tra DNA e azione (Fig. 1.1). Ciò che unisce i due poli non è altro che la memoria della specie, nota al grande pubblico anche col nome di istinto, autonomo dai possibili vincoli derivanti da un atto cosciente riflesso.

L’istinto è considerato oggi qualcosa da rinnegare, elemento discriminate nell’ambito di un contesto sociale. L’istinto equivale all’irrazionale, ad una risposta tecnica e meccanicistica che non va neppure giudicata sul piano morale. L’azione istintiva, tipica del mondo animale, non è assimilabile al concetto di male, ma solo a quella dell’esigenza necessaria e inalienabile del sopravvivere, del mangiare, del riprodursi, ecc.

Nessuno si sognerebbe di considerare peccaminosa la puntura della zanzare, quale fenomeno di una azione deliberata. Ben diversa è l’azione dell’uomo vincolata al concetto stesso di libertà e quindi in grado di scegliere e discriminare tra bene e male, tra ciò che è giusto e ciò che non lo è.


Gran parte del regno animale è soggetto a questo binomio DNA-comportamento, nel quale la risposta ad una determinata situazione è automatica e sostanzialmente costante, seppur selezionabile in termini darwiniani.

Infatti il risultato dell’azione (comportamento) può avere più o meno successo in funzione dell’ambiente naturale, ed è la causa della scomparsa o della sopravvivenza di una specie. In questo modo i più adatti sopravvivono rispetto a quelli che non lo sono. In questo caso il ruolo dell’ambiente è determinante per lo sviluppo e il successo di particolari comportamenti, anche se riconducibili a tecnicismo e meccanicismo.

In questo ambito gli esempi di successo della natura sono più che stupefacenti:


  • con organizzazioni sociali incredibilmente complesse come quelle delle formiche (Fig. 1.2) e delle api (Fig. 1.3), regolate da processi chimici;

  • con strutture di abitato di notevole complessità come il nido dell’uccello tessitore (Fig. 1.4); una memoria specifica ampiamente dimostrata;

  • con costruzioni che producono anche ambienti del tutto artificiali con laghi e laghetti, come è il caso delle dighe del castoro;

  • con materiali utilizzati a mo’ di strumenti come è il caso del fringuello (Fig. 1.5) o della lontra per spaccare le conchiglie (Fig. 1.6), del capovaccaro per rompere le uova di struzzo (Fig. 1.7).

  • con oggetti opportunamente elaborati come è il ramoscello che lo scimpanzé perfeziona e usa per catturare le termiti (Fig. 1.8).

Molti comportamenti evoluti possono, inoltre, rientrare per la loro complessità e significato, in atteggiamenti e modi di fare simbolici, come ad esempio le modalità del corteggiamento in molti animali (pavone, anatre, ecc., Fig. 1.9, Fig. 1.10), la marcatura dei limiti del proprio territorio (cane, felini), ecc..
Si potrebbero elencare all’infinito i modi di fare delle specie viventi che per la loro complessità presentano fattori di confronto e unione con atteggiamenti e comportamenti umani. Tuttavia l’uomo riesce ad attenuare la forza del binomio DNA-COMPORTAMENTO e sfugge a questa regola con tutta una serie di importantissime varianti tecniche che comunque non sono altro che il risultato della capacità di riflessione e di consapevolezza di sé.
Nasce la coscienza

Tra DNA e comportamento la natura inserisce, nel corso della sua evoluzione, il terzo incomodo.

Nel rapporto univoco tra biologia e comportamento si inserisce il sistema nervoso che acquisisce, nel corso del tempo con una progressione a dir poco stupefacente, una sempre capacità elevatissima di percepire e assimilare, metabolizzando psichicamente, la realtà esterna (sensazioni).

Questa capacità consente la nascita della coscienza (Fig. 1.1) e la possibilità di immaginare scenari diversi in termini di progettualità nella quale diventano dominanti la memoria individuale e il costante rapporto con l’esperienza che si contrappone all’istinto fatto di azioni ripetitive, prive spesso di qualsiasi variante.

Questa capacità di razionalizzare cose ed eventi consente la nascita di quell’insieme che è il mondo delle idee, consentendo così lo sviluppo di comportamenti diversi che nel loro insieme vanno sotto il nome di cultura.

La cultura non è altro, quindi, che il frutto dell’insieme delle conoscenze e quindi delle idee che soprattutto nell’uomo gli consente di attuare modalità di vita sempre differenti, spesso in tutta autonomia dall’ambiente naturale.

Al giorno d’oggi è l’uomo stesso che entra nella diretta gestione del sistema evolutivo, accingendosi a portare sostanziali modifiche al DNA, non solo di molte specie utili dal suo punto di vista, ma anche al proprio patrimonio genetico con ricadute che per ora sono inimmaginabili, anche non positive.
La cultura, ossia la nuova nicchia ecologica dell’uomo

Per questo motivo continuare a parlare per l’uomo di adattamento all’ambiente è più che mai improprio in quanto la cultura, o meglio le sue conoscenze, rappresentano la nostra vera nicchia ecologica.

La cultura ci pone nelle condizioni infatti di scegliere la migliore via di uscita o più vie di uscita in modo indipendente dall’ambiente, del quale la necessità della sua conservazione al giorno d’oggi è sentita più come esigenza culturale che di utilità ecologica e materiale.

Grazie alla cultura l’uomo si sottrae all’azione della selezione naturale, o per lo meno ne attenua gli effetti, e nello stesso tempo diventa egli stesso fattore di selezione artificiale. Gli esempi sono molti anche nella preistoria (basta pensare al Neolitico, ad esempio), ma soprattutto al giorno d’oggi questa attività è più che mai evidente e sempre con maggiore preoccupazione solleva aspetti di etica comportamentale, anche nella ricerca di base.

La nuova nicchia ecologica è talmente autonoma dall’ambiente da consentire all’uomo di vivere in ogni luogo della terra, di diventare indifferente alle caratteristiche dei diversi habitat. Va dovunque e quando necessario si crea un ambiente del tutto artificiale, come quello che forse tu hai attorno in questo momento.
Il simbolismo, ossia la ritualità nel comportamento

La coscienza, il mondo delle idee, il comportamento, assieme all’eredità biologica del DNA, insomma tutto ciò che in qualche modo rientra nell’ampio sistema di fattori che definiscono la cultura, sono anche fautori di un successivo passaggio che non ha più nulla di materiale in senso stretto, ma che riconduco il tema sul confronto tra razionale e irrazionale.

La cultura, o meglio una comunità che basa il suo modo di vita su atteggiamenti, idee e modi di fare pensati, progettati, immaginati ed elaborati di continuo, ha anche necessità di stabilizzare la situazione, soprattutto di evitare imprevisti, in particolare se spiacevoli.

Ecco che allora tutta un’ampia gamma di modi di fare, per la verità sempre maggiore, diventa simbolica e codificata con sequenze preordinate, investendo tutti i settori, quali quelli tecnologici (simbolismo strumentale), delle relazioni tra gli individui (simbolismo sociale) e della spiritualità (simbolismo religioso) (Fig. 1.1).

Su questi presupposti si basa il mantenimento di situazioni sperimentate e comunque di successo, tramite atteggiamenti che possano rinnovare antichi modi di fare, comunque da non cambiare in futuro (cosa mangiare, come cuocere i cibi mangiare, come apparecchiare, ecc.). Siamo in quella che si chiama tradizione, che investe ogni settore della nostra vita, che ratifica situazioni assolute, inalienabili e sancite anche sul piano morale e religioso (per alcuni mangiare di magro il venerdì; per altri non mangiare il maiale).

La tradizione da questo punto di vista ha una importanza assoluta in termini sociali, o meglio nelle possibilità di identificarsi con in un gruppo più o meno ampio. La riprova di questo meccanismo è data dal concetto stesso di diverso o di barbaro, cioè di colui che è al di fuori dai miei schemi, soprattutto di ordine economico, sociale e religioso.

L’appartenenza ad un gruppo, oppure ad una etnia, è un atto di sottomissione, spesso ratificata da simboli fisici riconducibili a origini mitiche (totem), o mistiche. Modi di credere diversi, ma identici in quanto sanciti da sequenze, spesso concatenate di atti di iniziazione che sconfinano spesso in una verità dogmatica, con l’affermarsi di una figura garante del tutto, lo sciamano.

La tradizione, che ha fatto propri tutti questi atteggiamenti, comporta, in una visone restrittiva del concetto di appartenenza, atteggiamenti di rifiuto e di espulsione di tutte le altre realtà ritenute differenti. Spesso questi atteggiamenti sono causa di conflitti insanabili. Questo atteggiamento determina nella nostra umanità la nascita del razzismo.

La tradizione è un atteggiamento fissista, il rifiuto dei cambiamenti. Il risultato è stato, a livello filosofico, una visione statica dell’intero mondo naturale, poi espresso nel mondo classico, fatte le dovute eccezioni. Il mondo delle idee di Platone diventa quindi dominante, rafforzato dall’impostazione aristotelica. L’antropocentrismo, la teoria tolemaica, e via di seguito fino al neoidealismo di Croce, sulle cui idee la nostra scuola è stata costruita, trovano una giustificazione in una origine antica della propria coscienza, della quale abbiamo perso memoria e che ora siamo in grado di ricostruire, compiendo anche in questo senso un percorso innovativo, mai fini ad ora neppure intuito.

Il fissismo comunque, quale retroprodotto di comportamenti di adesione, sottomissione e gestione sociale, è stato per il passato una garanzia di coesione e di successo, e quindi elemento che si è imposto rispetto alla diversità e al desiderio di cambiamento. Tutto questo facilita i percorsi sociali, di sopravvivenza, ecc.

Questo modo di interpretare noi stessi e tutto quanto ci è attorno, è talmente radicato ancora oggi nella nostra società tanto da non consentire affatto, o di accettare a malincuore, l’idea di un mondo in continuo cambiamento sotto l’egida dell’evoluzionismo.
Qualcuno apre gli occhi sul mondo: nasce la percezione del rapporto spazio-tempo

In un certo senso l’uomo è quell’essere che apre gli occhi e volge lo sguardo in ogni dove, a 360 gradi.

Alla capacità di razionalizzare e alla curiosità infinita di analisi dei fenomeni si aggiunge la possibilità di collocare le conoscenze acquisite in un sistema lineare sequenziale oppure riferite a più coordinate, nella quale i concetti di tempo e di spazio sono fondamentale per definire disposizioni, successioni, ritardi, anticipi, piani sovrapposti, ecc.

La consapevolezza del tempo e quindi del passato, del presente e del futuro, attiva anche quella della propria esistenza e quindi della vita e della morte. Forse quest’ultima è la più devastante di tutte le consapevolezze che si possano immaginare.

Ed è per questo motivo che l’uomo ha acquisito la prerogativa di interrogasi sul passato e sul proprio futuro, cercando giustificazioni sempre più complesse anche di ordine metafisico.

La storia della vita sulla terra assiste, con l’uomo, alla nascita della coscienza e con essa allo sviluppo di una ritualità che risponde ad esigenze di ordine strumentale, sociale e religioso. Nasce così il simbolismo a differenti livelli di complessità e, quale fenomeno incipiente, il concetto di appartenenza sancito da nuove forme di ritualità sociali.



2- Cos’è la cultura?




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