Corso di diritto penale principi generali e singoli reati



Scaricare 249 Kb.
Pagina1/5
02.02.2018
Dimensione del file249 Kb.
  1   2   3   4   5

I lezione 01/09/2007

PREMESSA: il diritto penale proviene unicamente dallo Stato


CONCETTO DI STATO: ente territoriale che esercita la propria sovranità in tutto il suo territorio nel quale si trova una comunità di persone prevalentemente della stessa lingua, usi, costumi e religione. Attenuazione di questo concetto e multietnia.
COME SI ESTRINSECA QUESTA SOVRANITA’? QUALI LE FINALITA’?

Oltre a predisporre la difesa delle proprie frontiere, finalità primaria dello Stato è quella di assicurare il benessere dei propri cittadini sia dal punto di vista economico che da quello della loro sicurezza.


NECESSITA’ QUINDI DI REGOLE PER UNA ORDINATA E CIVILE CONVIVENZA DELLA COMUNITA’: TALI REGOLE SONO LE NORME CHE REGOLANO OGNI TIPO DI RAPPORTO TRA LO STATO ED I CITTADINI E TRA I CITTADINI TRA LORO.

Es. Tutta la nostra vita quotidiana è intessuta di norme di legge: caffè, giornale , autobus, lavoro, spesa, banca, ecc. ecc.


LE NORME, IN GENERALE, PONGONO DEI LIMITI ALLE LIBERTA’ INDIVIDUALI, AFFINCHE’ SIANO GARANTITE IN MODO ADEGUATO LE LIBERTA’ DI TUTTI. Si pensi cosa accadrebbe se il diritto di circolare liberamente nel territorio dello Stato, ad es. in automobile, fosse senza regole e limitazioni.
DUNQUE LO STATO CREA UN COMPLESSO DI REGOLE CHE SI CHIAMANO NORME GIURIDICHE.
I Lo stato crea innanzitutto norme che stabiliscono i principi fondamentali cui si dovrà attenere (Costituzione): in essa sono elencati i diritti fondamentali di chiunque si trovi sul suo territorio, tra i quali, importantissimi, quelli di uguaglianza davanti alla legge senza distinzioni di sesso, razza, lingua, religione (art. 3), quello di libertà di pensiero, di espressione, di riunione, di lavoro, di impresa ecc.; altra parte è dedicata alla organizzazione dello stato stesso ed ai suoi tre poteri fondamentali ed autonomi: quello legislativo, quello esecutivo e quello giudiziario (parlamento, governo e giudici), i quali non devono interferire tra loro, ma nel loro insieme devono garantire il buon funzionamento dello stato. Altra parte importante è costituita da quelle norme che regolano l’attività della Corte Costituzionale che ha come scopo primario di accertare la corrispondenza delle leggi ai principi della Costituzione e se ne riscontra la difformità vengono con effetto immediato espulse dall’ordinamento giuridico dello Stato.

II Lo Stato crea inoltre le leggi ordinarie attraverso i propri organi rappresentativi (Camera e Senato), i decreti legge e i decreti legislativi (emessi dal governo);

III Vi sono poi le Leggi regionali, e migliaia di altre norme emesse da varie autorità amministrative; in conclusione non vi è settore dell’attività umana che non sia regolato minuziosamente da una norma giuridica.
IL COMPLESSO DI TUTTE LE NORME ESISTENTI NELLO STATO VIENE CHIAMATO “ORDINAMENTO GIURIDICO”
UNO DEI RAMI PIU’ IMPORTANTI DELL’ORDIN. GIUR. E’ RAPPRESENTATO DAL DIRITTO PENALE
NECESSITA’ PER REALIZZARE UNO DEI FINI PRIMARI DELLO STATO: assicurare la sicurezza dei cittadini e quindi PREVENIRE quei comportamenti che possano ledere o mettere in pericolo quei beni tutelati dallo Stato (vita, patrimonio, libertà sessuale ecc.).
NOZIONE DEL DIRITTO PENALE: complesso di norme che vieta, proibisce determinati comportamenti e che in caso di trasgressione dispongono l’irrogazione di una pena (che si chiama “criminale”): reclusione, multa, arresto, ammenda.

FASE PREVENTIVA: Tali norme dovrebbero avere un’efficacia dissuasiva e l’applicazione di una pena dovrebbe funzionare come deterrente; ma questa è una pura utopia; ed allora si passa alla

FASE PATOLOGICA: ossia alla repressione in concreto di quei comportamenti trasgressivi ed all’irrogazione della pena all’esito di un procedimento che si chiama processo penale: le norme che disciplinano tale procedimenti costituiscono il diritto processuale penale, che non tratteremo in questa sede.

CARATTERISTICHE PROPRIE DEL DIRITTO PENALE:

1) STATUALE

2) PUBBLICO: protegge i beni e gli interessi in vista di un interesse pubblico

(sicurezza dei consociati); ed a sua volta l’intera collettività è

interessata alla punizione del reo: si pensi alla differenza con una bega

condominiale di carattere civile!).

3) IMPERATIVO: obbliga tutti coloro che si trovano nel territorio dello Stato.

4) E’ RETTO DAL PRINCIPIO DI LEGALITA’

5) “ “ DI MATERIALITA’ (deve trattarsi di

atti e comportamenti che avvengono

nel mondo esteriore)

6) “ “ DI OFFENSIVITA’ (il comportamento tenuto

dal reo deve effettivamente arrecare un’offesa

al bene protetto)

7) “ “ DI PERSONALITA’: ossia la responsabilità

penale è solo personale: ad es. è esclusa la

respons. dei genitori del minore o del tutore di

un incapace.
L’ILLECITO PENALE SI DIFFERENZIA:

dall’illecito civile (che dà luogo al risarcimento dei danni);

dall’illecito amministrativo (che dà luogo ad una sanzione amministrativa).
NORMA PENALE:

proibisce un determinato comportamento e prevede, in caso di trasgressione, l’applicazione di una pena.


Nella norma si distinguono:

precetto: (può essere implicito)

sanzione (recl., multa, arr., amm.) Fare vari esempi, furto, omicidio ecc.
A CHI SI RIVOLGONO LE NORME PENALI?

A tutti i consociati senza eccezione alcuna (Stato di diritto)


FONTI DEL DIRITTO PENALE

si distinguono in fonti di produzione e fonti di cognizione

FONTI DI PRODUZIONE: ossia le fonti da cui scaturiscono le norme penali:

COSTITUZIONE; LEGGI ORDINARIE; DECRETI LEGISLATIVI E DECRETI LEGGE: come si vede l’emanazione di norme penali e’ riservata allo Stato e quindi sono escluse le Regioni.

FONTI DI COGNIZIONE: ossia i documenti da cui si ha conoscenza delle norme penali: Codici, testi unici, gazzette ufficiali, bollettini, riviste ecc.
Leggiamo adesso l’art. 1 del C.P. dove si enuncia il principio di legalità. Spiega:

non vi può essere nessun reato né può essere applicata alcuna pena se si pone in essere un comportamento non previsto espressamente dalla norma penale:

ad es. io assisto al compimento di un reato da parte di un soggetto che neppure conosco: poiché questo mio comportamento di connivenza non è previsto come reato da alcuna norma, io non commetto alcun illecito penale. né potrò essere sottoposto a pena; viceversa, se alla commissione del reato assiste un agente di P.G. egli è tenuto ad intervenire e se non lo fa il suo è un comportamento penalmente rilevante, previsto espressamente dalla norma penale.

SUCCESSIONE DELLE LEGGI PENALI (art. 2 leggi)

Comma 1: Nuove incriminazioni: irretroattività: es. reato di usura, introdotto da

questo codice Rocco: chi ha prestato prima della legge soldi a strozzo non

può essere stato punito.

Comma 2: abolizione incriminazioni precedenti: es. la depenalizzazione delle

contravvenzioni (lo Stato non ritiene più tali fatti contrari agli interessi della collettività);

se vi era stata condanna ne cessano tutti gli effetti penali: principio della retroattività della legge più favorevole.

Comma 3: nuove disposizioni solo modificative:

se la nuova disposizione è meno favorevole si applica la norma

precedente, che eccezionalmente diventa ultraattiva: es. l’inasprimento

della pena per il furto in abitazione;

se la nuova disposizione è più favorevole si applica la nuova norma, col

limite del giudicato.

E’ FAVOREVOLE QUELLA LEGGE CHE COMPORTA COMPLESSIVAMENTE CONSEGUENZE MENO RIGOROSE PER IL REO: ad es. le contravvenzioni sono sempre più favorevoli rispetto ai delitti, prescindendo dall’ammontare della pena (recidiva, abitualità, professionalità).


QUESITO

Viene emanato un decreto legge che stabilisce, per i detenuti per reati di mafia, la concessione degli arresti domiciliari; se per caso un mafioso prima di questo D.L. aveva già ottenuto gli arresti domicil. quid iuris?

Applicando i concetti sopra espressi, il mafioso dovrebbe rimanere agli arresti domiciliare perché dovrebbe essergli applicata le legge più favorevole; senonchè poiché questa è una norma processuale, è stabilito che dette norme sono sempre retroattive, sia a favore che contro l’imputato, e quindi nell’esempio fatto va ripristinata la misura della detenzione in carcere.
TEMPO DEL COMMESSO REATO:

il reato s’intende commesso nel momento in cui l’agente commette l’azione o omissione prevista dalla norma incriminatrice, prescindendo dall’evento:

questo è importante per la competenza territoriale; es. nell’omicidio colposo l’investimento di un pedone avviene a Vicenza; il ferito viene trasportato nell’Ospedale di PD dove muore. In tal caso il processo si celebrerà a Vicenza, luogo ove è avvenuto l’investimento, dove le indagini saranno più facili.
TERRITORIALITA’ (ARTT. 3 E 6 LEGGI)

Si è già prima detto che la legge penale si applica a tutti coloro che, al momento della commissione del reato, si trovino nel territorio italiano.

A tale principio vi sono talune deroghe per taluni reati commessi all’estero da cittadini italiani o stranieri, nel senso che, ove ricorrano determinate condizioni il reato è punito secondo le leggi italiane, sempre che chi abbia commesso il reato si trovi successivamente in Italia.
IL REATO Definizione

Comportam. umano volont. che il legisl. ritiene contrario ai suoi fini ed a

cui ricollega l’applicazione di una pena; è proprio la particolare sanzione che caratterizza il reato rispetto all’illecito civile ed a quello amministrativo.
Soggetti:


  1. SOGGETTO ATTIVO:

è colui che pone il essere il comportamento vietato;

tutte le persone fisiche possono essere soggetti attivi del reato essendo dotate di capacità pena;

l’età o la minorazione fisiopsichica non escludono il reato, ma solo la punibilità, nel senso che i minori di 14 anni ed i malati di mente non potranno essere sottoposti a pena.
In relazione al soggetto i reati si distinguono in:

COMUNI E PROPRI

I PRIMI possono essere commessi indifferentemente da qualsiasi persona;

I SECONDI solo da soggetti che rivestano determinate qualifiche (pubblico Ufficiale, peculato, concussione e corruzione) o si trovino in particolari situazioni (es. il testimone, falsa testimon.)
Il reato può essere indifferentemente commesso da una sola persona o da più persone in concorso (vedremo poi come funziona il concorso): reati monosoggettivi.

Vi sono tuttavia taluni reati che per la loro particolare struttura devono necessariamente essere commessi da più persone (rissa, associazione per delinquere, duello ecc.): reati plurisoggettivi.

Dai soggetti attivi vanno escuse gli enti e le persone giuridiche, che, al massimo, di recente, alcune leggi hanno sottoposto a responsabilità amministrativa, con l’irrogazione di una sanzione amministrativa.

SOGGETTO PASSIVO (persona offesa)

è il titolare del bene o interesse che la norma penale tutela: es. nel furto la persona offesa è il derubato;

a differenza del soggetto attivo, anche un ente o una persona giuridica può essere soggetto passivo del reato: ad es. lo Stato, per i reati contro la P.A. ecc.
REATI PLURIOFFENSIVI Quando contemporaneamente si ledono più beni o interessi si parla di reati plurioffensivi: ad es. la calunnia che offende lo Stato, rendendogli difficoltosa l’amministrazione della giustizia, e la persona falsamente incolpata; la concussione che offende la P.A. (che ha interesse al buon andamento della P.A. e la persona concussa.
PERSONA DANNEGGIATA DAL REATO: diverso è il concetto di persona danneggiata dal reato, ossia quella che ha subito un danno civilmente risarcibile: di regola v’è coincidenza tra persona offesa e persona danneggiata dal reato; ma in taluni casi per es. nell’omicidio, la vittima è la persona offesa dal reato, mentri i prossimi congiunti della vittima sono i danneggiati dal reato ed hanno il diritto di costituirsi p. civile per il risarcii. dei danni.
DANNO PENALE (o criminale): è l’offesa al bene o all’interesse tutelato

In relazione al DANNO si distinguono i reati di danno ed i reati di pericolo:

i primi sono quelli che si consumano con la distruzione o diminuzione del bene protetto (es. furto, omicidio, sequestro di persona, ecc.); i secondi si consumano semplicemente con la messa in pericolo del bene o interesse protetto: (es. il reato di attentato al capo dello Stato, tutti i delitti nella forma del tentativo (tentato omicidio, tentato furto ecc.).
DELITTI E CONTRAVVENZIONI

I reati si distinguono in delitti e contravvenzioni: quale è la differenza? L’unica è quella data dal diritto positivo, e cioè dalla natura della sanzione;

i delitti sono puniti con reclus. e multa; le contravv. con arr. ed ammenda.

Diversa è la disciplina:

in particolare quanto all’elem. psicologico (delitto di solito dolo, le contravv. indifferentemente dolo o colpa);

quanto alla prescrizione (che come vedremo è più breve);

quanto all’estinzione della pena (il termine è più breve nelle contravv.);

quanto all’oblazione (si applica tale istituto solo per le contravv.);

quanto alle misure di sicurezza (si applicano solo per i delitti).


STRUTTURA DEL REATO
ELEMENTI DEL REATO: essi sono:

essenziali: ossia indispensabili per l’esistenza del reato (elem. oggettivo e soggettivo)

accidentali: non indispens. per l’esist. del reato: le circostanze
Elementi essenziali del reato:


  1. elemento oggettivo

  2. elemento soggettivo

L’elemento oggettivo (fatto materiale) è dato da



  1. azione od omissione (condotta)

  2. evento;

  3. nesso di causalità

L’elemento soggettivo (colpevolezza) è dato da



  1. dolo;

  2. colpa;

  3. preterintenzione;

Affiancato ai due elementi oggettivo e soggettivo vi è l’antigiuridicità, che secondo la migliore dottrina non è elemento costitutivo del reato bensì è l’essenza stessa del reato, l’in sé del reato.

IN PARTICOLARE L’ELEMENTO OGGETTIVO DEL REATO
A) LA CONDOTTA

è un comportamento umano che si estrinseca nella realtà (omicidio, furto, rapina ecc.); Il semplice pensiero non può mai costituire reato: es. il desiderio di uccidere qualcuno;

Essa si estrinseca più propriamente in


  1. azione: movimento corporeo: es. coltellata, impossessamento di una cosa, ecc.

  2. omissione: inerzia allorquando il soggetto aveva l’obbligo giuridico di attivarsi: es. omissione di denunzia (art. 361 C.P. e 347 cpp.) da parte del P.U.

I reati di omissione, a loro volta possono essere:

a) propri (mancato compimento dell’attività comandata);

b) impropri: mancato impedimento dell’evento che si aveva l’obbligo di evitare:

secondo l’art. 40 C.P. non impedire l’evento che si aveva l’obbligo giuridico di

impedire, equivale a cagionarlo. Es. mamma che non allatta, capostazione che

non chiude lo sportello: differenza col passeggero.


B) L’EVENTO

E’ il risultato della condotta criminosa: la morte nell’omicidio, lo spossessamento violento nella rapina, la perdita della libertà per la vittima di un sequestro ecc.

L’evento sussiste solo in quei reati che comportano una modificazione del mondo esterno: (esempi di cui sopra) e si chiamano reati di evento; viceversa, altri reati non comportano alcuna modificazione del mondo esteriore e vengono detti “di pura condotta”: per la loro punibilità è sufficiente il compimento dell’azione vietata (per es. il reato di evasione o, nei reati omissivi propri, la semplice inerzia);
In relazione all’evento i reati si distinguono:


    1. reati con pluralità di eventi (es, la rapina);

    2. reati aggravati dall’evento: aumento di pena quando si verifica un evento ulteriore rispetto ad un fatto che già di per sé costituisce reato; es. maltrattamenti in famiglia, rissa ecc.

    3. reati a distanza, in cui l’evento di realizza in un luogo diverso da quello della condotta: es. pacco esplosivo spedito;

    4. reati istantanei in cui l’evento segue immediatamente la condotta: es. furto, rapina, falso, spaccio di stupefac. ecc;

    5. reati permanenti: l’evento si protrae fino a che dura la condotta criminosa del soggetto es sequestro di persona ecc.

    6. reati abituali: in essi non basta un solo atto criminale per determinare l’evento delittuoso, ma sono necessari una serie di atti ripetuti nel tempo, (abituali): es. maltrattam. in famiglia, sfruttamento della prostituz. ecc.

II lezione 08/09/2007


Brevissimo riepilogo

Abbiamo spiegato la nozione di Diritto penale, le sue caratteristiche e principi (statuale, pubblico, imperativo, materialità, offensività, personalità);

abbiamo parlato della “norma penale” e dei suoi destinatari; abbiamo accennato alle fonti del diritto penale (fonti di produzione e di cognizione).

Abbiamo letto l’art. 1 e spiegato il principio di legalità; abbiamo letto l’art. 2 ed esaminati i casi di successione della leggi penali; abbiamo parlato del tempo del commesso reato, e del principio di territorialità.

Siamo poi passati alla definizione del reato: ai soggetti (attivo e passivo); alle distinzione dei reati (comuni, propri, plurioffensivi, delitti e contravvenzioni); abbiamo accennato alla differenza tra soggetto passivo del reato e persona danneggiata dal reato, al concetto di danno (reati di danno e di pericolo).

Siamo poi passati ad esaminare la struttura del reato ed i suoi elementi, essenziale ed accidentali; in particolare ci siamo soffermati sull’elemento oggettivo (condotta, evento, rapporto di causalità), esaminando in particolare la condotta (azione ed omissione) e spiegando la differenza tra reati omissivi propri ed impropri.

Ci siamo infine soffermati sull’evento, e distinto i vari reati in relazione all’evento (reati con pluralità di eventi, reati aggravati dall’evento, reati a distanza, reati istantanei, permanenti e abituali).
Esaminiamo ora il terzo elemento oggettivo:

Il RAPPORTO DI CAUSALITÀ
NOZIONE

Tra condotta ed evento ci deve essere un nesso necessario, nel senso che deve essere proprio quel comportamento illecito a produrre le conseguenze dell’evento: nell’omicidio la morte deve essere conseguenza diretta ad es. di un colpo di pistola.

L’esigenza di questo elemento è disciplinato dall’art. 40 C.P.: leggi

Nessuno ecc.


PROBLEMATICHE

Sembra tutto semplice, ma non lo è perché talvolta, tra condotta ed evento si inseriscono delle circostanze preesistenti, simultanee o sopravvenute.

Es. Tizio ferisce Caio con una pistola, avendo intenzione di ucciderlo, producendogli delle lesioni che richiedono il ricovero in ospedale: successivamente la ferita fa infezione e Caio muore.

Es. Tizio ferisce Caio con una pistola, avendo intenzione di ucciderlo: Caio viene portato in ospedale ma qui scoppia un violento incendio causato da un fulmine e Caio muore tra le fiamme.

Come si vede, in questi esempi, alla condotta di Tizio si accompagnano degli altri fatti che in qualche modo sembrano modificare il rapporto di causalità con l’evento.

La legge (v. art. 41 I comma) stabilisce il principio dell’equivalenza delle cause: cioè è sufficiente che il soggetto ponga in essere una sola delle condizioni per il verificarsi dell’evento, per rispondere dell’evento stesso, anche se ad esso hanno contribuito in maniera rilevante anche altre circostanze.

Pertanto nei primo esempio fatto Tizio risponderà sempre di omicidio volontario consumato.

Tuttavia il II comma dell’art. 41 C.P. pone un temperamento: leggi

Deve trattarsi di circostanze eccezionali ed assolutamente imprevedibili che, in effetti, sono state esse stesse causa dell’evento, rompendo il rapporto di causalità tra l’azione posta in essere dall’agente e l’evento.

Quindi nell’ultimo esempio Tizio risponderà di tentato omicidio e non di omicidio consumato, con una pena diminuita, rispetto all’omicidio, da un terzo a due terzi.



ELEMENTO SOGGETTIVO DEL REATO
Principio cardine del nostro sistema penale è la “colpevolezza”, presupposto della responsabilità penale, e che esprime un atteggiamento antidoveroso del soggetto, che è riluttante ad obbedire ai divieti imposti dalla legge; ed è quindi espressione di un’indisciplinatezza sociale.

Ma procediamo per gradi, nell’esaminare l’elemento soggettivo del reato


1) NESSO PSICHICO

Innanzitutto prima di stabilire se un reato sia doloso, colposo o preterintenzionale occorre verificare se possiamo considerarlo attribuibile da un punto di vista psichico ad una persona: questo esame è un prius, qualcosa che precede l’elemento soggettivo vero e proprio del reato.

Il nesso psichico è disciplinato dall’art. 42 del C.P. “nessuno può essere punito per un’azione od omissione preveduta dalla legge come reato se non l’ha commessa con coscienza e volontà”.
Esclusione del nesso psichico:

a) Incoscienza indipendente dalla volontà.

Si compie un’azione obbiettivamente costituente reato (es. percosse o lesioni personali) da parte di una persona che si trovi in preda al delirio o allucinazione per un fortissimo attacco febbrile; ovvero si trovi in stato di sonnambulismo o di ipnosi: in tutti questi esempi fatti il reato è stato commesso in uno stato di totale incoscienza e non può quindi farsi risalire in alcun modo alla propria volontà consapevole, neppure a titolo di colpa.

b) Forza maggiore

E’ un evento naturale e consiste in una forza esterna all’uomo che non può resistervi e che lo costringe, anche contro la sua volontà ad un’azione che può essere in astratto un reato: es. un violentissimo colpo di vento fa cadere nel vuoto, nonostante l’adozione di tutte le misure di sicurezza previste, un operaio che lavorava su un ponteggio: nel precipitare al suolo cade su un passante che rimane schiacciato dal suo peso: anche in tal caso il reato non può farsi risalire in alcun modo alla propria volontà.

c) Costringimento fisico

E’ identico alla forza maggiore, solo che questa volta la forza è imposta materialmente da un altro uomo, sicchè può dirsi che l’autore del reato è solo uno strumento di un altro soggetto, che è l’effettivo autore del reato. es. Tizio è costretto da Caio con la forza fisica a premere il grilletto di una pistola uccidendo un uomo;

Tizio è costretto da Caio, che gli guida la mano, ad apporre una falsa firma: in tali casi, ovviamente, dei reati commessi ne risponderà solo l’autore della violenza.

Deve trattersi di violenza fisica assoluta (e non di minaccia grave perché in tal caso è sempre possibile una scelta)
2) IL DOLO
E’ la forma normale che assume la volontà colpevole: V. art. 43 C.P. : il delitto è doloso quando l’evento dannoso o pericoloso da cui la legge fa dipendere l’esistenza del delitto è preveduto e voluto dall’agente come conseguenza della propria azione o omissione: Tizio vuole sottrarre un portafogli e lo sottrae con destrezza dalla borsetta di una signora in autobus.
Come si vede dalla formulazione della norma il dolo presuppone

a) un momento rappresentativo o conoscitivo (il delitto è preveduto): prima di passare all’azione vera e propria il soggetto si deve prefigurare nella propria mente il fatto illecito che sta per commettere.

b) un momento volitivo (il delitto è voluto): la volontà del soggetto è rivolta alla effettiva realizzazione del reato.

La distinzione è rilevante perché è possibile che la condotta si arresti al momento conoscitivo o rappresentativo, senza procedere oltre: in tal caso non vi sarà reato perché il fatto criminoso resta nella testa dell’individuo, non si esteriorizza, non modifica la realtà (ricordate il principio della materialità del diritto penale).


Specie di dolo

a) Dolo diretto e dolo eventuale

Nel primo si considerano voluti tutti i risultati che il soggetto voleva ottenere con la sua condotta: es. la morte di una persona voluta da Tizio che, per ottenere detto risultato, gli ha sparato un colpo d’arma da fuoco.

Si considerano altresì voluti tutti quei risultati, previsti dal soggetto, che sono la possibile conseguenza della condotta in quanto il soggetto ha accettato implicitamente il rischio che tali risultati possano verificarsi: si pensi al mafioso che vuol vendicarsi per l’omessa riscossione del “pizzo” e pone una carica esplosiva davanti al negozio pur ritenendo possibile che l’esplosione cagioni la morte di un passante, evento da lui non voluto: nel caso di morte del passante il mafioso oltre che di danneggiamento, detenzione e porto di esplosivo, risponderà anche di omicidio volontario: è questo il dolo indiretto o eventuale.


b) Dolo d’impeto e dolo di proposito

Il primo si realizza quando il reato è il risultato di una decisione improvvisa, senza apprezzabile intervallo tra il momento conoscitivo e quello volitivo: es. di una colluttazione improvvisa a seguito di una provocazione.

Il secondo si realizza quando vi è un notevole lasso di tempo tra il sorgere dell’idea criminosa e la sua realizzazione; es. nell’omicidio premeditato, quando all’ideazione segue tutta una fase preparatoria del delitto ed infine si passa all’azione vera e propria.

Dal dolo occorre distinguere il “movente”, ossia il motivo personale per cui un soggetto compie il reato ed esso è del tutto irrilevante ai fini della responsabilità del soggetto.


3) LA COLPA

E’ disciplinata dall’art. 43 co. 3 del C.P. (leggi)

E’ caratterizzata dal fatto che l’evento non è assolutamente voluto dal soggetto e si verifica per negligenza, imprudenza ed imperizia, ovvero per inosservanza di leggi, regolamenti, ordini o discipline.

pertanto perché sussista il reato colposo occorre:

a) che la condotta sia attribuibile alla coscienza e volontà del soggetto (art. 42;

b) che manchi la volontà dell’evento

c) che il fatto sia dovuto a negligenza, imprudenza, imperizia ovvero ad inosservanza di leggi, regolamenti, ordini o discipline.

La colpa si distingue in:

a) colpa generica:

I) negligenza, ossia aver agito con avventatezza e trascuratezza ( es. chirurgo che dimentica un tampone nel corpo di un paziente operato);

II) imprudenza, ossia aver agito senza adottare le opportune cautele; (Tizio si pone alla guida di un’auto per un lungo viaggio stanco ed assonnato e finisce fuori strada cagionando la morte di un passeggero).

III) imperizia, scarsa preparazione professionale di cui il soggetto è cosciente (es. un chirurgo che affronta una difficile operazione per la quale è necessaria la conoscenza di particolari tecniche operatorie che egli non conosce);

b) colpa specifica: inosservanza di leggi ecc., ossia violazione di norme che impongono determinate cautele e mirano ad impedire certi eventi: es. le norme sulla circolazione stradale, quelle sulla prevenzione degli infortuni sul lavoro ecc.

c) colpa propria: tutti i casi in cui l’evento non è assolutamente voluto dall’agente;

d) colpa impropria: quando l’evento è voluto dall’agente (che quindi dovrebbe rispondere a titolo di dolo), ma egli, eccezionalmente ne risponde a titolo di colpa: tali casi sono:

I) l’eccesso colposo in legittima difesa: ossia vi sono tutti gli elementi previsti dalla legge per l’applicazione della legittima difesa, ma la reazione dell’aggredito è sproporzionata all’offesa : es. un mingherlino aggredisce a mani nude un uomo grande e grosso che estrae la pistola e lo uccide: in tal caso la sua condotta non sarà giustificata e risponderà di omicidio colposo;

II) erronea supposizione dell’esistenza di una causa di giustificazione che invece non esiste: es. una persona entre nel negozio di un suo amico gioielliere e, mentre quello è voltato di spalle gli dice “questa è una rapina”; il gioielliere che aveva innanzi a sé una pistola si volta e senza neppure guardare esplode al suo indirizzo dei colpi di pistola uccidendolo;

III) errore di fatto determinato da colpa (lancio di un sasso nei confronti di una di quelle persone che si fingono statue)

e) colpa cosciente con previsione: il soggetto non vuole l’evento, anche se lo ritiene possibile a causa della sua azione od omissione, ma è assolutamente sicuro che non si verifichi per la propria abilità: es. Tizio corre in auto confidando nella propria abilità ed uccide un passante; il lanciatore di coltelli che è certo di non colpire la propria partner: in tali casi si risponde di omicidio o lesioni colpose, ma la pena è aumentata: quale è la differenza col dolo eventuale? Nella colpa cosciente il soggetto, pur prevedendo l’evento come possibile agisce, ma è certo che esso non si verifichi; nel dolo eventuale l’agente non esclude che l’evento ulteriore possa verificarsi, ma agisce ugualmente.

f) colpa professionale

un tempo era valutata con una particolare comprensione, specie l’attività medico-chirurgica, che era considerata un’attività socialmente utile: pertanto sino qualche anno fa il chirurgo rispondeva solo per colpa grave; attualmente, allo stato della giurisprudenza anche l’attività medico-chirurgica va valutata secondo l’art. 43 c.p.:

si guarderà, oltre alla negligenza, imprudenza ed imperizia anche all’inosservanza di particolari regole dette “leges artis” ossia regole tecniche elaborate nel campo della scienza medica.

Oggi, per lo più, le operazioni chirurgiche vengono compiute da un’equipe di medici: ognuno risponderà della propria attività: ciascun medico confida nella capacità degli altri colleghi e quindi si scindono le responsabilità: es. se l’anestesista sbaglia risponderà solo lui della morte del paziente; tale principio trova un limite nella presenza del Primario che ha l’obbligo di vigilare anche sull’operato altrui, oppure quando determinate circostanze concrete (ad es. lo stato di ubriachezza di uno dei membri dell’equipe) fanno venir meno la fiducia degli altri: in tali casi è però necessario un l’intervento da parte di colore che si sono accorti di detta situazione anomala, altrimenti in caso di morte del paziente risponderanno di omicidio colposo.
I delitti di regola sono puniti a titolo di dolo. (es. furto, rapina, seq. di persona ecc.)

Taluni delitti possono invece essere puniti sia a titolo di dolo che a titolo di colpa: es.omicidio, incendio, disastro ferroviario, naufragio ecc.


Le contravvenzioni, infine, sono punibili indifferentemente a titolo di dolo o di colpa
4) Responsabilità oggettiva

Vi sono casi i cui l’evento è posto a carico del soggetto agente solo sulla base del nesso di causalità:

a) es. l’omicidio preterintenzionale quando il soggetto vuole percuotere o ferire una persona e questa per i colpi ricevuti muore e l’aborto preterintenzionale cagionato da lesioni alla donna;

b) i delitti aggravati dall’evento: l’ulteriore evento dannoso o pericoloso è posto a carico del soggetto sulla sola base del nesso di causalità. La giurisprudenza ha però ritenuto che in tali casi non si può mai derogare al principio della colpevolezza, per cui l’aggravamento di pena va giustificato perché a monte vi è sempre un’attività colpevole.



CAUSE DI ESCLUSIONE DEL REATO

Per la punibilità non basta che vi sia un comportamento cosciente e volontario che abbia determinato l’evento: è necessario altresì che non ricorrano della cause oggettive o soggettive di esclusione del reato espressamente previste dalla legge, in presenza delle quali un fatto che normalmente è reato non è punibile.


A) Cause oggettive, (dette cause di giustificazione o scriminanti o esimenti) di esclusione del reato:

1) Consenso dell’avente diritto; 2) esercizio di un diritto; 3) adempimento di un dovere; 4) uso legittimo delle armi; 5) legittima difesa e 6) stato di necessità.

Come vedremo l’esistenza di una di queste cause fa venir meno l’antigiuridicità del fatto, ossia l’essenza stessa del reato che perde il carattere di “offensività” e non è più fonte di allarme sociale. Tizio sorprende un ladro mentre gli sfila il portafogli e gli dà uno schiaffo: non commette il delitto di percosse perché la sua condotta è giustificata dalla legittima difesa.

Esaminiamo brevemente ciascuna di dette cause di giustificazione.


1) Il consenso dell’avente diritto (art. 50 C.P.)

Il consenso del titolare del diritto protetto esclude l’illiceità del fatto: se acconsento che un estraneo entri e si trattenga nella mia abitazione, è escluso il reato di violazione di domicilio; se acconsento che la bicicletta che ho dato in deposito la trattenga per sé il depositario, è escluso il reato di appropriazione indebita.

Condizioni:

a) deve avere ad oggetto solo diritti di cui il soggetto può liberamente disporre, quindi sono esclusi quei diritti dell’individuo che sono tutelati indipendentemente dalla sua volontà, perché riconosciuti di interesse pubblico: (integrità fisica, vita), salvo che il consenso non serva a tutelare la propria salute: es. nel caso di operazione chirurgica il paziente presta il proprio consenso a subire delle lesioni, in vista di una guarigione;

Problema complesso è quello del consenso dato da un soggetto a che altri possa togliergli la vita per evitare sofferenze: caso Welby; in tal caso egli, più che prestare il consenso, (che sarebbe stato invalido) ha esercitato il suo diritto di far cessare un trattamento terapeutico in cui il permanere in vita dipendeva esclusivamente dall’essere attaccato ad una macchina respiratoria; ma la questione è controversa. Comunque in questi ultimi anni si è alquanto affievolito il concetto di diritto indisponibile: si pensi ai trapianti di cornea, di reni ecc. che, indubbiamente danno luogo ad una invalidità permanente in chi presta il consenso all’espianto;

b) deve essere prestato dal soggetto titolare del diritto, che abbia la capacità di disporne: capacità di intendere o di volere e capacità di agire (ad es. il minire non potrà prestare il proprio consenso ad una sua diminuzione patrimoniale.);

c) infine deve essere attuale, ossia sussistente al momento del fatto ed è sempre revocabile.
2) L’esercizio di un diritto (art. 51 C.P.)

Il titolare di un diritto può sempre esercitarlo, anche se talvolta compie atti che normalmente costituiscono reati: es. il giornalista che esercita il diritto di cronaca non è punibile se riferisce obbiettivamente dei fatti che ledono l’onore di una persona, (diffamazione).

Condizioni:

a) esistenza di un diritto;

b) esercizio da parte del suo titolare;

c) non superamento dei limiti imposti dall’esistenza dei diritti altrui:

es. diritto di sciopero; nell’esercizio di tale diritto sono giustificati gli slogan urlati o esposti in cartelli, (che costituirebbero reato di ingiuria), non è giustificato il picchettaggio violento o il danneggiamento dei beni aziendali.
3) Adempimento di un dovere (art. 51 C.P.)

Il dovere può derivare:

a) da una norma giuridica: es. il soldato che uccide in guerra non commette il delitto di omicidio;

b) da un ordine dell’Autorità nell’ambito di un rapporto gerarchico di diritto pubblico;

Chi esegue l’ordine (salvo che la legge non gli consenta alcun sindacato, come avviene nei corpi militari) deve controllare che esso sia legittimo:

I) nella sostanza (devono esistere i presupposti previsti dalla legge) e

II) nella forma (competenza ad emetterlo del superiore; competenza ad eseguirlo dell’inferiore; rispetto delle procedure per la sua emissione);

Se l’ordine è illegittimo e viene ugualmente eseguito ne risponde chi l’ha emesso, ma anche chi l’ha eseguito se non ha effettuato il controllo.

Quando è esclusa la possibilità di controllo (come abbiamo detto nei rapporti di subordinazione militare) il sottoposto ha comunque la facoltà di valutare se l’ordine sia manifestamente criminoso: es. commissario di polizia che ordina agli agenti di sparare su una folla di scioperanti che si limitano ad urlare degli “slogans”
4) Uso legittimo delle armi (art. 53 C.P.)

E’ un caso particolare di adempimento del dovere giustificato da una norma giuridica

Condizioni:

a) Il soggetto agisce al fine di adempiere un dovere del proprio ufficio;

b) l’uso delle armi deve essere assolutamente necessaria (deve rappresentare “l’extrema ratio”) per respingere una violenza o vincere una resistenza ovvero per impedire la consumazione di gravissimi delitti (strage, omicidio, rapina armata, sequestro di persona ecc.).

Oltre a quanto stabilito nel C.P. vi sono varie leggi speciali che autorizzano l’uso di armi: es. passaggi abusivi di frontiera; evasione di detenuti; repressione del contrabbando; ecc.


5) Legittima difesa (art. 52 C.P.): leggi

Vi è l’aggressione ad un diritto e la reazione della vittima che viene giustificata e quindi non punita, sempre che ricorrano le seguenti condizioni:


requisiti dell’aggressione:

a) offesa ad un diritto (personale o patrimoniale);

b) ingiustizia dell’offesa (deve essere contraria al diritto);

c) deve cagionare un pericolo attuale; (se consiste in una minaccia non vi è l’attualità del pericolo);

requisiti della reazione:

a) necessaria (ossia non è possibile evitare)

b) proporzionata all’offesa (proporzione tra il male minacciato e quello inflitto): bisogna però tener conto delle condizioni dell’aggredito, dei mezzi di cui disponeva e del luogo dell’aggressione.

Questo concetto di proporzione è stato molto attenuato da una recente legge del 2006, in cui è previsto l’uso delle armi per difendere la propria incolumità o i propri beni nel caso in cui taluno si intrometta nel proprio domicilio, o altro luogo all’interno del quale venga esercitata un’attività commerciale, professionale o imprenditoriale.


6) Stato di necessità (art. 54 C.P.): leggi

Qui non vi è: un’aggressione ad un diritto, ma

a) una situazione di pericolo attuale ed inevitabile da cui possa derivare un grave danno alla persona;

b) una azione lesiva (non quindi una reazione) assolutamente necessaria per salvarsi:

detta azione deve essere proporzionata al pericolo;

c) la situazione di pericolo non deve essere stata determinata dal soggetto.

Es. il naufrago aggrappato ad una tavola sufficiente per sostenere una sola persona, affonda un altro naufrago che tenta di aggrapparsi alla stessa tavola; l’alpinista che taglia la corda per evitare di precipitare anch’esso nel vuoto e cagiona la morte del compagno di cordata.

Nel caso di guida senza patente sussiste la scriminante dello stato di necessità sempre che l’agente provi che non vi era altra possibilità per ovviare ad un pericolo alla propria o all’altrui persona: es.Tizio, che è senza patente, trasporta in auto fino all’ospedale la propria moglie che si era sentita male: non è punibile per stato di necessità se prova di abitare in luogo isolato, senza telefono e senza possibilità di chiedere aiuto ad altre persone.


Differenze con la legittima difesa:

nello stato di necessità

a) sono salvaguardati solo diritti personali (e non patrimoniali)

b) ci si rivolge non contro un aggressore, ma contro un terzo incolpevole;


A proposito della cause di giustificazioni dobbiamo parlare di due altri argomenti: l’eccesso colposo e l’erronea supposizione dell’esistenza di una causa di giustificazione.

A) Eccesso colposo

Si realizza quando nella realtà sussistono tutti i presupposti di fatto della causa di giustificazione, ma per errore si eccedono i limiti previsti dalla legge: caso già visto di colpa impropria: es. un mingherlino aggredisce a mani nude un uomo grande e grosso che afferra un bastone e lo colpisce tante volte fino ad ucciderlo: in tal caso la sua condotta non sarà giustificata, ma risponderà di omicidio colposo;
B) Erronea supposizione dell’esistenza di una causa di giustificazione

Si realizza quando nella realtà non esiste una causa di giustificazione, ma, per errore, l’agente la ritenga esistente: (es. una persona entra nella sua gioielleria di un suo amico e dice: ”questa è una rapina” e il gioielliere per errore spara uccidendolo); qui occorre stabilire: se l’errore è scusabile l’agente andrà esente da responsabilità; se invece l’errore è addebitabile a colpa l’agente risponderà del reato commesso a titolo colposo, sempre che esso sia ammesso: caso già visto di colpa impropria


B) Cause soggettive di esclusione del reato, che fanno venir meno l’elemento soggettivo.
Determinano l’esclusione del nesso psichico:

a) incoscienza indipendente dalla volontà;

b) forza maggiore;

c) costringimento fisico.

(già viste quando abbiamo trattato del nesso psichico).
Determinano la mancanza di dolo o colpa:

a) il caso fortuito

Si ha quando, per effetto della condotta del soggetto, si verifica un evento da lui non voluto né causato per imprudenza o negligenza: es. un automobilista che procede rispettando le norme del c.d.s. investe un ciclista ubriaco che improvvisamente gli taglia la strada a brevissima distanza.
b) l’errore sul fatto che costituisce reato, ossia che per erronea percezione della realtà, cade su un elemento essenziale del reato: es. prendo una valigia di altri credendola mia: qui l’errore riguarda l’altruità della cosa, che è elemento essenziale del delitto di furto; per escludere la punibilità detto errore deve essere scusabile, ossia quando nessun rimprovero neppure di semplice leggerezza può essere mosso al soggetto.

Se, viceversa l’errore è frutto di negligenza o imprudenza del soggetto questi ne risponderà a titolo di colpa, se il fatto è previsto come delitto colposo; questo è un caso già visto di colpa impropria: es. di chi lancia un sasso a quella che per errore crede una statua, mentre con maggiore attenzione si sarebbe dovuto accorgere che era una persona: in tal caso risponderà di lesioni colpose.


ERRORE DI DIRITTO

L’ignoranza della legge penale o la sua errata interpretazione, viceversa, non è scusabile: nessuno può invocare la propria ignoranza della legge per evitare la punibilità: art. 5 C.P.

Tuttavia secondo la Corte Costituzionale se l’ignoranza della legge è assolutamente inevitabile, essa può essere scusata: particolare oscurità della legge; diverse interpretazioni della giurisprudenza di una norma di legge.

III lezione 15/09/2007


Brevissimo riepilogo della lezione precedente
Abbiamo spiegato il rapporto di causalità e le sue problematiche; siamo poi passati a trattare l’elemento soggettivo del reato ed in particolare il nesso psichico, il dolo, le sue specie (diretto ed eventuale, d’impeto o di proposito), la colpa e le sue suddivisioni (colpa generica e specifica, propria e impropria, colpa cosciente con previsione, colpa professionale), la responsabilità oggettiva (l’omicidio preterintenzionale ed i delitti aggravati dall’evento); abbiamo poi parlato delle cause di esclusione del reato: oggettive (consenso dell’avente diritto, esercizio di un diritto, adempimento di un dovere, uso legittimo delle armi, legittima difesa e stato di necessità); a proposito delle cause di giustificazioni abbiamo spiegato l’eccesso colposo e l’erronea supposizione dell’esistenza di una causa di giustificazione, entrambi casi di colpa impropria); abbiamo inoltre accennato alle cause soggettive di esclusione del reato, distinguendo quelle che determinano l’esclusione del nesso psichico (incoscienza indipendente dalla volontà, forza maggiore, costringimento fisico) da quelle che determinano la mancanza di dolo o colpa (il caso fortuito, l’errore sul fatto che costituisce reato), ed infine abbiamo parlato dell’errore di diritto.


Condividi con i tuoi amici:
  1   2   3   4   5


©astratto.info 2019
invia messaggio

    Pagina principale