Corso di Formazione per Insegnanti di sostegno silsis pavia



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Corso di Formazione per Insegnanti di sostegno SILSIS - Pavia
AREA della COMUNICAZIONE

APPUNTI DI

COMUNICAZIONE VERBALE

(a supporto degli schemi forniti)


I modulo
Marina Chini

Argomenti affrontati:


1. Comunicazione e competenza comunicativa (aspetti semiologici e pragmatici):

- 1.1. Forme della comunicazione umana (con cenni alla comunicazione animale)

- 1.2. Struttura e componenti della comunicazione

- 1.3. Cenni di semiologia: tipi di codice

- 1.4. Comunicazione e contesto

- 1.5. La comunicazione quotidiana: cenni di pragmatica e analisi conversazionale

2. Proprietà del linguaggio verbale e funzioni della lingua


  • 2.1. Il segno linguistico

- 2.2. Sintesi sulle proprietà e le funzioni del linguaggio

1. Comunicazione e competenza comunicativa (aspetti semiologici e pragmatici)


  1. Introduzione

Partiamo da un’etimologia. Il termine comunicazione deriva dal latino communicare, formato sull’aggettivo lat. comune, letteralmente ‘che compie il suo incarico munus insieme cum altri’ (v. Vocabolario della lingua italiana di Zingarelli; la radice munus ‘dono, compito’ si ritrova nell’it. remunerare, munifico; v. anche Rigotti/Cigada 2004, cap. I). Ci sembra non banale inquadrare la dimensione comunicativa nell’insegnamento nell’ottica di compito, incarico e di condivisione: educare non è solo una professione, ma un compito che la famiglia, la scuola, la società assegna all’insegnante. Analogamente pure il crescere, lo sviluppare le proprie potenzialità e talenti nella condizione specifica, anche segnata da possibili handicap, è un compito, oltre che un diritto che ogni persona ha nei confronti di se stessa e degli altri. E tali compiti, aiutare a crescere e crescere, si possono svolgere solo se si instaura una sintonia ed una comunicazione non superficiale fra i due soggetti, educatore ed educando.

Il significato principale del termine comunicare è ‘mettere a disposizione di un altro, far partecipare l’altro di un bene che si ha, mettere in comune’ (cfr. tedesco. mit-teilen ‘comunicare’, lett. ‘con-dividere’). L’insegnante è dunque fortemente implicato, sia professionalmente, sia come persona, con la sua individualità e le sue doti.

Nella comunicazione ciò che ci si scambia sono spesso segni, cioè entità dotate di caratteristiche concrete, fisiche, ma che rimandano a, stanno al posto di altre, spesso (più) astratte. La nozione di ‘segno’ è al centro della disciplina della semiotica o semiologia (dal greco semeiotiké, studio dei semeia ‘segni’; vedi studi di Ch. Peirce, in àmbito italiano di U. Eco, T. De Mauro e R. Simone; par. 1) e in àmbito linguistico è stata particolarmente focalizzata a partire dal ginevrino Ferdinand de Saussure, come vedremo al par. 2. In realtà lo studio dei segni è cruciale per ogni disciplina, dalla storia, alla medicina (“semeiotica medica”, studio dei sintomi) alla psicoanalisi, ed è centrale per l’attività del comprendere. Viviamo in un universo di segni: imparare a decifrarli e ad usarli fa parte di un processo di crescita personale e sociale.

Relativo alla nozione di comunicazione è poi il concetto di “competenza comunicativa” proposto dal sociolinguista americano Dell Hymes, in parte in polemica con il concetto di competenza linguistica. Quest’ultimo, focalizzato dal linguista Noam Chomsky, fa riferimento alla conoscenza inconscia, da parte del parlante, delle regole che governano la sua lingua e dei principi, innati, che le condizionano. Il carattere esclusivamente grammaticale e sintattico della competenza linguistica intesa alla Chomsky è stato criticato soprattutto dai sociolinguisti (a partire da Hymes1). In effetti non basta possedere una lingua, con le sue regole di grammatica e il suo lessico, per poter comunicare, è necessario possedere anche le regole fondamentali del discorso e dell’interazione simbolica, i comportamenti di ruolo, insomma un sistema di regole per l’uso del linguaggio in situazione (si può parlare di competenza pragmatica): schemi dell’uso sequenziale del linguaggio nella conversazione, modi di rivolgersi all’altro, formule di routine, insomma capacità e conoscenze anche sociali o sociolinguistiche.

Gli scambi linguistici non si svolgono nel vuoto, ma in precisi contesti sociali e interazionali e si configurano come vere e proprie azioni interindividuali, sociali (spesso “dire è fare”, intervenire su rapporti e situazioni in modo incisivo, non solo nei casi degli enunciati “performativi” classici come dichiarazioni di guerra e promesse; v. Austin 1962, tr. it. Quando dire è fare, Marietti, 1974; ma già Platone nel Cratilo affermava che “il dire è un fare”). Possiamo affermare che la comunicazione (non solo verbale) si colloca a fondamento della convivenza fra gli uomini, anzi il suo compito è quello di generare intesa, impegno comune, comunità, dalla famiglia alla scuola, a varie forme di aggregazione sociale e di lavoro “organizzato”.

La comunicazione presenta vari aspetti, studiati da varie discipline, a partire dalla linguistica e dalla semiotica, che studiano i mezzi, linguistici e non, di cui si vale, centrali nel nostro discorso, a discipline come la psicologia, la sociologia e l’antropologia, che studiano i soggetti e le comunità coinvolti, a scienze più interessate ad aspetti tecnologici (tecnologie dei media), economici ecc.

Va inoltre tenuta presente la tesi centrale della scuola di pragmatica di Palo Alto (Watzlawick) per cui è impossibile non comunicare, in quanto ogni comportamento (anche silenzioso e apparentemente passivo) comunica. Ogni comunicazione, oltre ad un aspetto esplicito di contenuto (“che cosa” viene detto), ne ha anche uno, spesso implicito, di relazione, cioè concernente il come, il tipo di relazione in atto (aspetto metacomunicativo) e che in situazioni patologiche può contraddire il livello esplicito; è particolarmente importante e decisiva la sintonia fra i due moduli espressivi, quello linguistico e quello non verbale (ciò che si dice e come lo si dice).

Comunicare dunque implica varie abilità anche extralinguistiche sia di tipo sociale, relative al contesto, che semiotiche, relative all’uso di una pluralità di codici espressivi oltre a quello verbale. Nella scuola è opportuno sviluppare tali abilità, in particolare quella di scegliere, all’interno di varietà della stessa lingua (es. italiano formale burocratico, italiano colloquiale, italiano regionale, ecc.), quella più adeguata al contesto, al tema, agli interlocutori del momento (la competenza sociolinguistica).




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