Corso di Tecnica Industriale (Teoria del Valore) Lezione nona



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04.01.2018
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Corso di Tecnica Industriale (Teoria del Valore)

  • Lezione nona




I metodi patrimoniali

  • I metodi patrimoniali si fondano sul principio secondo cui il valore dell’azienda è rappresentato dal suo patrimonio netto rettificato, calcolato come differenza tra i valori correnti delle poste di attivo e di passivo dello stato patrimoniale, espressi alla data di valutazione.

  • Tale metodo ha subito nel corso degli anni un’interessante evoluzione: dal metodo patrimoniale semplice, che considera unicamente il patrimonio tangibile dell’impresa, ci si è sempre più orientati verso il metodo patrimoniale complesso, il quale considera anche i così detti “intangibles”, ossia le risorse intangibili.



I metodi patrimoniali: metodologia

  • Il criterio patrimoniale consiste nella valutazione separata ed analitica dei singoli elementi dell’attivo e del passivo del capitale di funzionamento, integrata in taluni casi dalla stima di beni non iscritti a bilancio.

  • I differenti componenti patrimoniali, attivi o passivi, sono valorizzati al loro valore corrente di realizzo alla data di riferimento della stima.

  • Il valore dell’azienda è stimato in misura pari al patrimonio netto contabile, rettificato in aumento o in diminuzione in funzione delle differenze riscontrabili tra i valori correnti degli elementi dell’attivo e del passivo calcolati con criteri pertinenti e i corrispondenti valori contabili.

  • Il valore risultante è denominato patrimonio netto rettificato.



I metodi patrimoniali: metodologia (segue)

  • Sulle plusvalenze o minusvalenze accertate è opportunamente calcolato un onere o beneficio fiscale:

  • K = PN + P1 (1 – t1) + …Pn (1- tn) – M1 (1 – t1) - …Mn (1 – tn)

  • Dove: PN = patrimonio netto contabile

  • P = plusvalenze sui diversi beni

  • M = minusvalenze sui diversi beni

  • t = aliquote degli effetti fiscali connessi alle plusvalenze



Il metodo patrimoniale semplice

  • Il metodo patrimoniale semplice stima il valore del capitale economico ponendolo uguale al patrimonio netto rettificato.

  • W = K

  • Dove: W = valore del capitale economico

  • K = patrimonio netto rettificato

  • Il patrimonio netto rettificato si calcola nel seguente modo:

    • si accerta il valore del capitale netto contabile;
    • si sottopone a rettifica tale capitale netto di bilancio per esprimere in termini correnti il suo valore;
    • si sommano al capitale netto contabile le plusvalenze e/o minusvalenze emerse dalla procedura di rettifica ottenendo così il capitale netto rettificato.


Il metodo patrimoniale semplice (segue)

  • I criteri utilizzati per determinare le rettifiche più frequentemente apportate alle poste contabili:

    • Immobili civili e aree fabbricabili  valutati in base a:
    • - costo di ricostruzione;
    • - valore di mercato;
    • - valore di capitalizzazione del reddito ritraibile dal cespite.
    • Immobilizzazioni tecniche  valutate in base al loro valore corrente di utilizzo.
    • Partecipazioni è stornato il costo di acquisto delle stesse, al netto del fondo, ed è aggiunto il valore economico delle stesse.


Il metodo patrimoniale semplice (segue)

    • Beni in rimanenza  le materie prime sono valutate al costo di sostituzione; i semilavorati al costo di riproduzione; i prodotti finiti e le merci al valore netto di realizzo.
    • Crediti è necessario verificare la congruità del fondo svalutazione crediti ed eventualmente del fondo oscillazione cambi;
    • Fondi per rischi e spese future devono essere rettificati in modo tale da riflettere il corrente ammontare dei rischi in essere e degli oneri futuri;
    • Fondo imposte differite ed imposte differite attive  alle plusvalenze e/o minusvalenze accertate devono essere associati i relativi oneri o benefici fiscali latenti;


Il metodo patrimoniale complesso

  • Nel metodo patrimoniale complesso l’entità del capitale economico è data dal capitale netto rettificato al quale viene aggiunto il valore dei beni immateriali non contabilizzati.

  • La formula che sintetizza il metodo patrimoniale complesso è:

  • W = K + I

  • Dove: K = patrimonio netto rettificato

  • I = valore dei beni immateriali

  • Tale seconda tipologia di criterio patrimoniale si differenzia dalla prima proprio per il fatto di valorizzare anche i beni immateriali



Il metodo patrimoniale complesso: i beni immateriali

  • Le caratteristiche distintive dei beni immateriali sono:

    • Il bene deve originare costi ad utilità differita;
    • Il bene deve essere trasferibile;
    • Il bene deve essere misurabile nel suo valore.
  • Le aree tipiche in cui si collocano tali beni sono quelle del marketing, della ricerca e sviluppo e della tecnologia.

  • La valutazione dei beni immateriali può avvenire con criteri di stima analitici oppure empirici (in questo caso la valutazione è effettuata in base a parametri dedotti dal comportamento degli operatori nelle negoziazioni avvenute sul mercato).



Il metodo patrimoniale complesso: criteri analitici

  • I criteri analitici più frequentemente utilizzati sono:

    • Costo di riproduzione, con il quale si considerano i costi da sostenere, opportunamente attualizzati, per la ricreazione di questi beni, ridotti per il degrado;
    • Redditi o perdite differenziali, con cui si stima il flusso di redditi incrementali consentiti da tali beni o i minori redditi da sopportare nell’ipotesi di cessione;
    • Valore netto contabile; calcolato dal costo storico complessivo sostenuto, anche se non capitalizzato, ed applicando allo stesso un congruo processo di ammortamento.


I metodi misti

  • I metodi misti sono approcci la cui caratteristica essenziale consiste nella ricerca di un risultato finale che consideri contemporaneamente gli aspetti patrimoniali e reddituali.

  • Si tratta di accertare se ad un valore patrimoniale, comunque calcolato, corrispondano prospettive reddituali in linea con il rendimento di investimenti alternativi, a parità di rischio.

  • Qualora la “verifica reddituale” conduca a valori sensibilmente diversi rispetto a quelli derivanti dalle stime patrimoniali, si pone il problema della “correzione reddituale”.



I metodi misti (segue)

  • Si tratta di aggiungere o detrarre al valore patrimoniale ciò che si definisce un “goodwill”, ossia il valore di avviamento.

  • Il goodwill viene così espresso:

  • G = R – K

  • i

  •  Dove: R / i è il risultato della stima reddituale

  • K è il valore patrimoniale

  • L’avviamento è allora espresso come differenza tra il risultato della stima reddituale e il valore patrimoniale.



I metodi misti: il metodo UEC

  • Il valore del capitale economico viene spesso determinato attraverso la seguente formula:

  • W = K + (R – iK) . a n  i‘

  • Dove: K è il valore capitale netto rettificato;

  • R è reddito medio normale atteso;

  • n è il numero di anni in cui si ritiene congruo riconoscere il permanere di un sovra (sotto) reddito;

  • i è il tasso di rendimento normale rispetto al tipo di investimento considerato;

  • i’ è il tasso di attualizzazione del sovra (sotto) reddito, ossia della differenza (R – iK);

  • a ni‘ è il fattore di attualizzazione per n anni, al tasso i' di un flusso di redditi pari ad (R – iK).



I metodi misti: difficoltà del metodo UEC

  • Vi sono alcune “difficoltà” legate all’uso del metodo appena visto:

    • Si deve verificare la necessaria coerenza tra il patrimonio e il reddito, parametri K e R (regola applicata soprattutto al processo di ammortamento).
    • Il tasso i è il tasso di remunerazione giudicato soddisfacente per il settore considerato e spesso è fatto coincidere con il tasso utilizzato nel metodo reddituale.
    • Il tasso i’ è quantificato in misura differente nel caso di sovrareddito e di sottoreddito.
    • Il parametro n è fissato come un periodo di durata limitata.


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