Corso integrativo sull’interpretazione giuridica



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UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI PALERMO

FACOLTA’ DI GIURISPRUDENZA
Seminario sull’interpretazione giuridica

Polo didattico di Agrigento - Anno Accademico 2008/2009


  1. Il problema dell’interpretazione giuridica e la sua centralità all’interno della filosofia del diritto contemporanea.

  2. Interpretazione: nozione essenzialmente contestabile. Interpretazione-attività interpretazione-prodotto. Definizione minimale o concettuale.

  3. Interpretazione come attribuzione di significato.


Su questa parte, cfr. “Spunti tratti dalle dispense del Prof. Villa” pp.1-5 (ALL.1)


  1. Ma qual è il significato del verbo attribuire? Diverse risposte ad una stessa domanda. Diversi statuti logici riconosciuti all’attività interpretativa.


Su questa parte, cfr. “Spunti tratti dal saggio: L’interpretazione giuridica di Hans Kelsen. Un’ipotesi di ricostruzione”. (ALL.2);

+ R. Guastini, L’interpretazione dei documenti normativi, pp. 25-39 (ALL.3)


  1. Rapporti tra interpretazione e ragionamento giuridico. L’interpretazione come momento decisivo per l’individuazione della premessa maggiore.

  2. Cenni sul sillogismo giudiziale o normativo.

  3. Il formalismo interpretativo. Attribuzione di significato come scoperta di un significato preesistente.

  4. Cenni storici. Codificazione (scuola dell’esegesi). Il diritto preesistente ha in sé tutte le risposte alle possibili controversie che il giudice si troverà a dirimere. Così, per la Scuola dell’esegesi, il codice è completo nella misura in cui racchiude tutte le norme di un dato settore, norme necessarie (e sufficienti) a disciplinare i rapporti giuridici afferenti a quella data materia. Ed anche laddove prima facie il codice non sembri in grado di fornire una risposta immediata alla richiesta di disciplina proveniente dalle parti (potenziale lacuna), vi è comunque la possibilità di colmare l’apparente vuoto normativo facendo appello alla ratio legis, intesa in senso soggettivo, ossia come intenzione del legislatore. Tale intenzione potrà essere desunta dall’esame dei lavori preparatori, ossia da quell’insieme di documenti che accompagnano il processo di legislazione e che dovrebbero rivelare gli scopi e gli intenti perseguiti dal legislatore con l’introduzione di una determinata disposizione o di un insieme di disposizioni.


Su questa parte, cfr. M. Barberis, Filosofia del diritto. Un’introduzione storica, pp.34-39 (All.4)


  1. L’immagine formalista del giudice (cane al guinzaglio) ed il valore di riferimento di tale movimento (certezza del diritto)

  2. Limiti del formalismo. Non tiene conto degli innumerevoli problemi di indeterminatezza del linguaggio giuridico.

  3. Il problema dell’ambiguità-equivocità.

  4. Quando un termine è ambiguo? Esistono diverse forme e diversi livelli di ambiguità. Ambiguità strutturale (polisemia) esempio FIERA. Ambiguità dovuta alla formulazione equivoca e generica dell’enunciato. Questa è assai ricorrente nel linguaggio giuridico. Esempio art. 59 comma II Cost. Ma le principali cause di ambiguità o meglio di equivocità dei testi normativi sono legate in particolare:al contesto in cui ciascun enunciato normativo si colloca e, soprattutto, alla pluralità di tecniche e canoni interpretativi in uso nella prassi.

a) Il contesto: una disposizione non può essere interpretata come se fosse la sola fonte normativa presente all’interno dell’ordinamento, essa va invece messa in relazione con la altre norme del sistema. Prima di tutto con le disposizioni che regolano la stessa materia, ma anche con le altre fonti normative.

Da questo confronto possono derivare equivoci e dubbi interpretativi. Ad esempio: quando all’interno di una disposizione ricorre un termine che era già comparso in una disposizione facente parte di un altro ramo del diritto, si dovrà attribuire a quel termine lo stesso significato attribuitogli in precedenza? (costanza terminologica) o un significato diverso (incostanza terminologica)?. Esempio: la sabbia marina, che nel diritto civile è certamente un bene immobile, deve essere considerata tale anche nel diritto penale?

b) La pluralità di canoni o metodi interpretativi. Cosa sono i canoni interpretativi?

Sono argomenti utilizzati da giudici e giuristi per attribuire – e per giustificare l’attribuzione di – un determinato significato ad un enunciato normativo. In altri termini, abbiamo detto che in genere, data la disposizione d è possibile ricavare da essa più norme (n1, n2, n3, ecc.): ed allora il canone interpretativo non è altro che uno strumento, un criterio, una tecnica mediante la quale è possibile ricavare un dato significato da una certa disposizione e contestualmente giustificare tale operazione. Orbene, i canoni interpretativi in uso nella prassi sono innumerevoli: argomento letterale, psicologico, storico, sistematico-concettuale, naturalistico, evolutivo, della sufficienza del dettato legislativo, della sedes materiae, della costanza e dell’incostanza terminologica. Facciamo un altro esempio: la nozione di dipendente pubblico richiamata dall’art. 3 del D.P.R. 202/1957 comprende anche quella di lavoratore a tempo determinato? Secondo l’argomento evolutivo o storico, sì. (Il lavoratore a tempo determinato ha diritto al trattamento economico favorevole previsto dalla citata normativa). Secondo l’argomento della sufficienza del dettato legislativo, no (Il lavoratore a tempo determinato non ha diritto a quel trattamento economico, perché non è qualificabile come dipendente pubblico).



  1. il problema della vaghezza.

  2. Quanto un termine è vago? Sempre. La vaghezza è una nozione quantitativa, è solo una questione di grado. I confini dell’area di significato di un termine (o di un enunciato) non sono netti, non sono chiari non sono ben delimitati. Esistono una serie di oggetti a cui il termine certamente si riferisce e che ricadono nella c.d. zona di luce, una serie di oggetti a cui il termine certamente non si riferisce e che ricadono nella zona c.d. buia, e poi una serie di oggetti a cui è incerto se il termine in questione si riferisca o meno e che si collocano in una zona (di penombra) intermedia. Orbene, quando un oggetto ricade nella zona di penombra a stabilire se questo rientri o meno nell’area di significato del termine considerato sarà l’interprete, facendo luce con la torcia della propria discrezionalità.

  3. Esempio termine calvo.

  4. Esempio giuridico: compravendita, donazione simulata.

  5. La vaghezza riguarda l’interpretazione in concreto, ossia la sussunzione di una fattispecie concreta nell’alveo di una fattispecie astratta. Esempio. È vietato l’ingresso di veicoli nel parco. Ma il triciclo è un veicolo? E l’ambulanza?

  6. Conclusioni: il formalismo interpretativo è una teoria dell’interpretazione ormai perlopiù screditata, perché fornisce un’immagine ingenua e semplificata dell’attività giuridico-ermeneutica e perché, in particolare, non tiene conto dei problemi strutturali di indeterminatezza del linguaggio normativo (ambiguità e vaghezza). In altri termini, il formalismo interpretativo non dà rilievo al carattere estremamente variabile e, dunque, discrezionale della premessa maggiore. In realtà, come vedremo, il formalismo interpretativo non tiene conto neppure del carattere variabile della premessa minore (Frank).


Su questa parte, cfr. R. Guastini, L’interpretazione dei documenti normativi, pp. 63-68 (All.5)



  1. L’antiformalismo o scetticismo interpretativo. Attribuzione di significato come creazione.

  2. Lo scetticismo interpretativo moderato di Guastini.

  3. Interpretazione cognitiva, decisoria e creativa


Su questa parte, cfr. R. Guastini, L’interpretazione dei documenti normativi, pp. 41-61(All.6)


  1. Lo scetticismo interpretativo estremo. Assenza di cornice, impossibilità di distinguere i significati interni dai significati esterni. Un esempio, il Rule skepticism della scuola giusrealista americana

  2. Il Fact skepticism di Jerome Frank


Su questa parte, cfr. G. Tarello, Il realismo giuridico americano, pp. 173-199 (ALL.7)


  1. L’indeterminatezza della premessa minore ed il mito originario della certezza del diritto


Su questa parte, cfr. S. Castignone, Il realismo giuridico scandinavo e americano, pp. 223-254 (All. 8)



  1. Le teorie di mezzo.

  2. La distinzione tra teoria mista e teoria eclettica in senso stretto

  3. La teoria dell’interpretazione di Hart. La distinzione tra casi facili e casi difficili. La trama aperta del linguaggio giuridico. Il carattere delimitato della zona di penombra. Discrezionalità limitata negli hard cases. Immagine del cane legato ad un extensible lead.

  4. La teoria dell’interpretazione di Carriò. La distinzione tra casi chiari e casi oscuri. Il carattere sfumato e non delimitato della zona di penombra. Discrezionalità illimitata nei casi difficili. Teoria della discrezionalità alternata. Cane legato ad un rigido guinzaglio nei casi chiari, cane privo di guinzaglio nei casi oscuri.


Su questa parte, cfr. “Spunti tratti dal saggio: L’interpretazione giuridica di Hans Kelsen. Un’ipotesi di ricostruzione”. (ALL. 9)


  1. Riepilogo e assimilazione della teoria scettico-moderata di Guastini alla teoria mista di Hart, quanto meno in relazione al carattere limitato della discrezionalità che entrambi riconoscono all’interprete. Al di fuori della cornice, o di una delimitata zona di penombra, infatti non c’è più interpretazione ma creazione di nuovo diritto.

  2. Il ragionamento giudiziale come species del genus ragionamento giuridico.

  3. La giustificazione interna, o di primo livello.

  4. La giustificazione esterna o di secondo livello.

  5. La natura inevitabilmente retorica della giustificazione esterna.


Su questa parte, cfr. R. Guastini, L’interpretazione dei documenti normativi, pp. 118-136 (ALL.10)


  1. L’argomento a contrario

  2. L’analogia legis e iuris

  3. I principi del diritto


Su questa parte, cfr. F. Cottone, Appunti in materia di argomento a contrario, analogia e principi (ALL. 11)

INDICAZIONI BIBLIOGRAFICHE



Barberis, M., Filosofia del diritto. Un’introduzione storica, Il Mulino, Bologna, 2000.

Castignone, S. (a cura di), Il realismo giuridico scandinavo e americano. Antologia di scritti giuridici, Il Mulino, Bologna, 1981.

Cottone, F., La teoria dell’interpretazione di Hans Kelsen. Un’ipotesi di ricostruzione, in P. Comanducci, R. Guastini (a cura di), Analisi e diritto 2006. Ricerche di giurisprudenza analitica, Giappichelli, Torino, 2007.

Cottone, F., Appunti in materia di argomento a contrario e di analogia legis, inedito.

Guastini, R., L’interpretazione dei documenti normativi, Giuffrè, Milano, 2004.

Tarello, G., Il realismo giuridico americano, Giuffrè, Milano, 1962.

Villa, V., Dispense del corso di metodologia giuridica tenuto a Palermo nell’anno accademico 2007-2008, inedito.






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