Corte Suprema di Cassazione, Sezione II civile, 22 febbraio 2010, Sent



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Corte Suprema di Cassazione, Sezione II Civile, 22 febbraio 2010, Sent. n. 04169/2010

Violazione al Codice della Strada. Ricorso al Giudice di Pace. Termine per il deposito da parte dell'Amministrazione dei documenti relativi all'infrazione.




Violazione al Codice della Strada. Ricorso al Giudice di Pace. Termine per il deposito da parte dell'Amministrazione dei documenti relativi all'infrazione. In tema di sanzioni amministrative, il termine di dieci giorni prima dell'udienza di comparizione, fissato dalla legge n. 689 del 1981, articolo 23, comma 2, per il deposito da parte dell'Amministrazione dei documenti relativi all'infrazione ed alla sua contestazione, non ha natura perentoria (Vincenzo Mistretta)


(omissis)

Ritenuto che YYY ha proposto opposizione contro il verbale di accertamento di violazione dell'articolo 141 commi 1 e 3 del codice della strada, elevato dalla Guardia di finanza - Comando Tenenza di XXX in data 22 aprile 2005;

che, instauratosi il contraddittorio con la Prefettura , l'adito Giudice di pace ., con sentenza in data 13 dicembre 2005, ha rigettato l'opposizione;

che per la cassazione della sentenza del Giudice di pace il YYY ha proposto ricorso, con atto notificato l'8 gennaio 2007, sulla base di tre motivi;



che l'intimata Prefettura ha resistito con controricorso.
Considerato che, preliminarmente, deve essere rigettata la richiesta del pubblico ministero di rimessione della causa in primo grado affinchè il Giudice di pace provveda nuovamente all'espletamento degli incombenti di cui alla legge 24 novembre 1981, n. 689, articolo 23, e, in particolare, a disporre la notificazione del ricorso e del pedissequo decreto al Ministero dell'economia e delle finanze cui appartengono gli agenti verbalizzanti o al Ministero dell'interno;
che è bensì vero che, in tema di sanzioni amministrative per violazioni del codice della strada, qualora venga proposto ricorso al Giudice di pace avverso un verbale di contestazione redatto dalla Guardia di finanza, la legittimazione passiva va riconosciuta, alternativamente, al Ministero dell'economia e delle finanze, quale amministrazione centrale cui appartiene il corpo, ed al Ministero dell'interno che, ai sensi dell'articolo 11 del codice della strada, possiede specifiche competenze in materia di circolazione stradale ed ha il compito di coordinamento dei servizi di polizia stradale, con la conseguenza che, ove il giudizio venga instaurato nei confronti del Prefetto, tutti gli atti processuali compiuti in sede di merito vanno considerati affetti da nullità per carenza di legittimazione passiva del medesimo;
che, tuttavia, tale nullità è suscettibile di sanatoria conseguente alla costituzione in giudizio a mezzo dell'Avvocatura dello Stato la quale, in virtù dei suoi compiti istituzionali, può assumere una scelta difensiva in grado di produrre effetti anche nei confronti di amministrazioni legittimate passivamente, ma non evocate in giudizio (Cass., Sez. 2^, 6 aprile 2009, n. 8249);
che è quanto nella specie è avvenuto, avendo l'Avvocatura erariale proposto controricorso nel giudizio di cassazione senza sollevare alcuna eccezione sulla rituale instaurazione del contraddittorio in primo grado;
che, passando all'esame del merito del ricorso, con il primo motivo il ricorrente denuncia nullità della sentenza e del procedimento (violazione e falsa applicazione dell'articolo 112 cod. proc. civ., in relazione all'articolo 360 del codice di procedura civile, n. 4), lamentando che il primo giudice abbia omesso di pronunciare sulla opposizione proposta dal WWW quale legale rappresentante della YYY, così privando detta società della sentenza richiesta;
che il motivo è inammissibile;
che occorre preliminarmente dare atto che non risulta dal testo della sentenza impugnata - nè dall'intestazione, nè dallo svolgimento del processo - che il WWW abbia agito anche nella qualità di legale rappresentante della YYY, nè che la società sia stata destinataria del verbale di accertamento o di contestazione dell'infrazione;
che, secondo la giurisprudenza di questa Corte (Sez. II, 19 marzo 2007, n. 6361), perchè possa utilmente dedursi in sede di legittimità un vizio di omessa pronunzia, ai sensi dell'articolo 112 cod. proc. civ., è necessario, da un lato, che al giudice del merito siano state rivolte una domanda o un'eccezione autonomamente apprezzabili, ritualmente ed inequivocabilmente formulate, per le quali quella pronunzia si sia resa necessaria ed ineludibile, e, dall'altro, che tali istanze siano riportate puntualmente, nei loro esatti termini e non genericamente ovvero per riassunto del loro contenuto, nel ricorso per cassazione, con l'indicazione specifica, altresì, dell'atto difensivo e/o del verbale di udienza nei quali l'una o l'altra erano state proposte, onde consentire al giudice di verificarne, in primi a, la ritualità e la tempestività ed, in secondo luogo, la decisività delle questioni prospettatevi: ove, infatti, si deduca la violazione, nel giudizio di merito, del citato articolo 112 cod. proc. civ., riconducibile alla prospettazione di un'ipotesi di error in procedendo per il quale la Corte di cassazione è giudice anche del fatto processuale, detto vizio, non essendo rilevabile d'ufficio, comporta pur sempre che il potere-dovere del giudice di legittimità di esaminare direttamente gli atti processuali sia condizionato, a pena di inammissibilità, all'adempimento da parte del ricorrente, per il principio di autosufficienza del ricorso per cassazione che non consente, tra l'altro, il rinvio per relationem agli atti della fase di merito, dell'onere di indicarli compiutamente, non essendo legittimato il suddetto giudice a procedere ad una loro autonoma ricerca ma solo ad una verifica degli stessi;

che, nella specie, in violazione del principio di autosufficienza del ricorso per cassazione, il ricorrente ha omesso di riportare specificamente, mediante la pertinente trascrizione, l'atto processuale del giudizio di merito nel quale l'opposizione della YYY sarebbe stata proposta;



che il secondo mezzo denuncia violazione o falsa applicazione della legge 24 novembre 1981, n. 689, articolo 23; violazione o falsa applicazione degli articoli 166 e 167 cod. proc. civ.; nullità della sentenza o del procedimento sotto il profilo della nullità della sentenza impugnata per avere ritenuto la regolarità della costituzione della resistente, nonostante sia avvenuta oltre il termine prescritto di dieci giorni prima dell'udienza; violazione dell'articolo 171 cod. proc. civ.;
che la censura è infondata;
che, in tema di sanzioni amministrative, il termine di dieci giorni prima dell'udienza di comparizione, fissato dalla legge n. 689 del 1981, articolo 23, comma 2, per il deposito da parte dell'Amministrazione dei documenti relativi all'infrazione ed alla sua contestazione, non ha natura perentoria, onde il deposito dei documenti oltre tale termine non implica alcuna decadenza, mancando nella norma una simile comminatoria, e non fa venir meno la presunzione di veridicità dei fatti attestati dai verbalizzanti come avvenuti in loro presenza, nè producendo alcuna decadenza lo stesso mancato deposito di detti documenti nel corso del giudizio, salvo l'accoglimento dell'opposizione nelle ipotesi in cui l'opponente possa dimostrare la fondatezza dei motivi di opposizione solo sulla base di tali documenti, costituendo in tali ipotesi il mancato deposito un elemento presuntivo di giudizio in ordine alla fondatezza del ricorso (ex multis, Cass., Sez. 1^, 5 luglio 2006, n. 15324);
che, d'altra parte, il motivo è privo di specificità, giacchè il ricorrente non precisa di quali "osservazioni, deduzioni, istanze e richieste" formulate tardivamente dall'Amministrazione il primo giudice abbia tenuto conto e come queste abbiano influito sulla soluzione della controversia;
che con il terzo motivo si deduce violazione o falsa applicazione dell'articolo 141 del codice della strada; omessa e/o insufficiente e contraddittoria motivazione, nonchè inesistenza ed illogicità della motivazione, lamentando che la sentenza impugnata non spieghi come gli agenti accertatori avrebbero percepito la velocità tenuta dal YYY e non indichi i necessari riscontri obiettivi e censurando che il controllo di velocità sia stato effettuato "ad occhio", in mancanza di apparecchiature debitamente omologate, e senza che risulti in alcun modo la pericolosità o la non adeguatezza della velocità tenuta dal ricorrente;
che il motivo è infondato;
che il Giudice di pace ha respinto l'opposizione, dopo avere rilevato, con congruo e motivato apprezzamento, che gli agenti accertatori avevano rilevato che la velocità mantenuta dal YYY non era adeguata all'ora notturna ed alla insufficiente visibilità per condizioni atmosferiche, e che tale accertamento è stato confermato da riscontri obiettivi, posto che i medesimi agenti erano stati costretti ad inseguire l'auto del trasgressore per ben 40 Km. lungo la S.S., dovendo, a tratti, superare i 160 Km/h;
che, nel sistema delle norme sulla circolazione stradale, l'apprezzamento della velocità, in funzione dell'esigenza di stabilire se essa debba o meno considerarsi eccessiva, deve essere condotto in relazione alle condizioni dei luoghi, della strada e del traffico che vi si svolge, essendo il conducente tenuto a regolare la velocità, tra l'altro, nelle ore notturne e nei casi di insufficiente visibilità (articolo 141 del codice della strada);
che la violazione della norma che impone di regolare la velocità in presenza delle circostanze e nei tratti considerati dall'articolo 141 del codice della strada può essere accertata direttamente dagli agenti di polizia che si trovino sul posto o a bordo di autovettura, anche senza il tramite delle risultanze delle apposite apparecchiature;
che, nella specie, l'apprezzamento diretto dei militari della Guardia di finanza della velocità non adeguata è stato confermato dalla circostanza obiettiva che essi hanno dovuto procedere ad un inseguimento dell'autovettura condotta dal YYY lungo la strada statale che conduce a Termoli prima di procedere alla contestazione immediata, mantenendo sempre una velocità elevata e dovendo in alcuni tratti superare, per non perdere le tracce del veicolo inseguito, i 160 Km/h;
che le censure svolte dal ricorrente, al di là della astratta deduzione del vizio anche di violazione e falsa applicazione di legge, si sostanziano in un autonomo ordine soggettivo di considerazioni ed apprezzamenti sulle risultanze istruttorie, inammissibilmente contrapposto all'iter logico seguito dal giudice a quo per pervenire al suo convincimento, esposto esaurientemente e con proposizioni internamente e reciprocamente coerenti, tenuto conto dell'efficacia del verbale redatto dagli agenti accertatori;
che, pertanto, il ricorso deve essere rigettato;
che le spese del giudizio di cassazione, liquidate come da dispositivo, seguono la soccombenza.

P.Q.M.
La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al rimborso delle spese processuali sostenute dall'Amministrazione controricorrente, che liquida in complessivi Euro 400,00 per onorari, oltre alle spese prenotate a debito.
(omissis)
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