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STUDIO LEGALE TRIBUTARIO

MARTINELLI - ROGOLINO

ASSOCIAZIONE PROFESSIONALE
Avvocati

Prof. Guido Martinelli -

Docente a contratto Università di Ferrara

martinelli@martinellirogolino.it

Marilisa Rogolino

Giorgia Melotti

Fausto Bruzzese

_______________________

Dott. Massimiliano Canè


Bologna, 23 settembre 2003

Agli Enti in indirizzo

LORO SEDI

CIRCOLARE N. 12 / 2003

E’ stata deliberata dal Consiglio dei Ministri la bozza del regolamento d’attuazione dei commi 17 e 18 della legge 289/02 (c.d. Finanziaria 2003). Come è noto la norma citata prevedeva che con uno o più regolamenti approvati mediante decreto del Presidente della Repubblica, venissero individuati i contenuti dello statuto e dell’atto costitutivo delle società e associazioni sportive dilettantistiche.

Il regolamento in esame ha già avuto il parere positivo del Consiglio di Stato (n. 2694/03 – adunanza del 14 luglio 2003) e sarà sottoposto al vaglio della Conferenza Stato-Regioni, prima della sua definitiva approvazione e pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. L’entrata in vigore è prevista decorsi quindici giorni da quella data.

Il testo apparso sulla stampa specializzata non risolve i numerosi dubbi che erano nati dalla lettura delle norme della finanziaria che hanno dato origine al regolamento in esame.

Il primo comma dell’art. 1 prevede che gli statuti delle società ed associazioni sportive dilettantistiche devono essere ispirati al principio di democrazia interna. Si era già osservato che se il principio di democrazia è insito nella natura delle associazioni senza scopo di lucro, altrettanto non si può sostenere per le società di capitali nelle quali il “peso” dei soci è, ovviamente, proporzionale alle quote o alle azioni sottoscritte. Interessante sottolineare l’inserimento, in una norma di diritto positivo, della rilevanza dei regolamenti del C.I.O. e delle Federazioni straniere. Infatti, gli statuti in esame dovranno conformarsi anche alle direttive delle autorità sportive internazionali. Qui si pone immediatamente il problema della “conoscenza” di dette discipline, non sempre di facile reperibilità e prive di traduzione ufficiale in Italiano.

Il secondo comma conferma che la costituzione di una società sportiva dilettantistica o di una associazione che voglia ottenere la personalità giuridica dovrà avvenire necessariamente per atto pubblico.

L’articolo due contiene i principi che dovranno necessariamente essere inseriti negli statuti dei nuovi sodalizi sportivi.

Il primo impone l’inserimento, nella denominazione dell’ente, della finalità sportiva dilettantistica. Questo significherà che l’acronimo “sportiva dilettantistica” dovrà necessariamente essere inserito nella denominazione sociale, per esteso. Ad avviso dello scrivente si potranno mantenere, invece, i sinonimi del termine “associazione” che spesso fino ad oggi venivano utilizzati (del genere: gruppo sportivo, circolo sportivo, polisportiva, ecc.) purchè fatti seguire dal termine dilettantistica.

Il secondo “l’espressa esclusione d’ogni scopo di lucro”. La dicitura utilizzata sembra ricomprendere anche l’assenza del c.d. “lucro indiretto”, così come individuato dall’art. 10 comma 6 del decreto legislativo 460/97. Il punto successivo ne è la logica conseguenza, ovvero l’obbligo di reinvestire gli utili interamente nella società o associazione sportiva per il perseguimento esclusivo dell’attività sportiva. Il quarto punto prevede che le modalità organizzative debbano essere rispettose del principio di democrazia interna. Si ribadisce la difficoltà di rendere compatibile questo principio con la struttura delle società di capitali. Anche perché l’ultimo articolo (il numero 7) del provvedimento in esame rinvia, per quanto non previsto, alle disposizioni del codice civile e a quelle di attuazione del medesimo codice.

Il quinto punto impone la specificazione nello scopo o nell’oggetto sociale dello svolgimento di attività sportive dilettantistiche. La novità consiste nell’obbligatorio inserimento, tra gli scopi sociali, dell’”attività didattica per l’avvio, l’aggiornamento e il perfezionamento nelle attività sportive.

Successivamente viene imposto il divieto, per gli amministratori, di ricoprire cariche sociali in altre società o associazioni sportive “nell’ambito da stabilirsi”. Equivoco appare l’inciso. Sia perché non si comprende chi dovrà “stabilire” gli ambiti del divieto, sia perché la legge di riferimento, sul punto, appariva inequivoca: veniva detto “nella medesima disciplina”. L’affermazione consentiva, quindi, in quelle discipline sportive con settori diversi (ad esempio maschile e femminile) o di diverse discipline (tipo pattinaggio e hockey) il cumulo della carica di amministratore in più sodalizi sportivi, purchè, come visto, di discipline diverse. Ora non si comprende chi., come e quando si stabilirà l’ambito del divieto. Non si può fare a meno di evidenziare che fonte di dubbi interpretativi appare anche il termine “amministratore” usato. Una persona fisica che si tessera come dirigente accompagnatore per un club, senza far parte dell’organo direttivo o amministrativo, potrà fare attività presso altri club della medesima disciplina? La norma, poi, non risolve quei problemi che il settore professionistico sta vivendo ora e che potrebbero, presto, trasferirsi anche nel settore dilettantistico. Ossia la possibilità, in astratto non impedita dalla norma in commento, che uno stesso soggetto sia proprietario “non amministratore” di più enti, partecipanti anche al medesimo campionato.

Collegato a questo è il punto successivo ove viene imposta la gratuità dell’incarico degli amministratori. Si pone il problema se l’amministratore, che svolga anche attività tecnica in favore del sodalizio, possa ricevere i compensi previsti per i soggetti che svolgano esercizio diretto d’attività sportiva dilettantistica. Ad oggi credo si debba dare risposta affermativa.

Successivamente viene prevista la devoluzione, ai fini sportivi, del patrimonio che residuasse al termine della procedura di liquidazione. In caso di società viene consentita la restituzione ai soci della quota di capitale conferito. Infine viene ribadito l’obbligo di conformarsi alle norme e alle direttive del Coni e degli enti sportivi nazionali di riferimento. Questo significherà che ad ogni eventuale modifica delle carte federali con effetti sugli statuti degli enti affiliati, questi ultimi saranno costretti ad adottare, in statuto, le modifiche necessarie.

L’art. 3 prevede che lo statuto (delle società ed associazioni sportive dilettantistiche) e le sue eventuali modifiche siano sottoposte all’approvazione del Coni secondo procedure e modalità stabilite con successiva delibera del Consiglio Nazionale.

Si auspica l’introduzione di un meccanismo di “silenzio assenso”, altrimenti i numeri dei soggetti affiliati i cui statuti saranno da controllare e da riscontrare positivamente rischiano di appesantire, in maniera drammatica, la funzionalità dei sodalizi sportivi di base.

L’art. 4 rinvia ad una delibera, che il Consiglio Nazionale del Coni dovrà adottare entro 90 giorni dall’entrata in vigore del regolamento, la definizione dei criteri e delle modalità di riconoscimento ai fini sportivi e di affiliazione delle società e associazioni sportive dilettantistiche. Il secondo comma prevede la possibilità che il Coni stabilisca i criteri generali riguardanti il riconoscimento, ai fini sportivi, degli enti di promozione sportiva su base regionale.

Il successivo articolo rinvia ad una delibera, che dovrà sempre essere assunta dal Consiglio Nazionale del Coni entro 90 giorni dall’entrata in vigore del regolamento, per la definizione dei provvedimenti da adottare in caso di irregolare funzionamento o di gravi irregolarità di gestione o di gravi infrazioni all’ordinamento sportivo.

L’art . 6 stabilisce che le associazioni e società sportive, già costituite alla data del 31/12/2002, debbano adeguare gli atti costitutivi e gli statuti entro 90 giorni dall’entrata in vigore del regolamento in esame. Non viene definita la sanzione per gli enti che non rispettassero il termine indicato.

Si ricorda, comunque, che il testo esaminato, pur approvato, diventerà vigente solo quindici giorni dopo la sua pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.
Avv. Guido Martinelli



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