Criteri di localizzazione



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Dipartimento Ambiente e Energia


Piano regionale di gestione dei rifiuti (PRGR)




Allegato
CRITERI DI LOCALIZZAZIONE



Dicembre, 2016




Progettazione:

Raggruppamento

Temporaneo di Imprese

SINTESI - Mandataria

TERRARIA – Mandante

SCUOLA AGRARIA DEL PARCO DI MONZA – Mandante

ARS AMBIENTE – Mandante

POLIEDRA – Mandante


INDICE


Criteri di localizzazione


La gestione dei rifiuti è disciplinata dal D.Lgs. 152/2006: l’art. 177 afferma che essa costituisce attività di pubblico interesse e l’art. 178 che tale attività viene disciplinata dalla parte quarta del decreto al fine di assicurare un'elevata protezione dell'ambiente e controlli efficaci, tenendo conto della specificità dei rifiuti pericolosi. Nel decreto viene inoltre dichiarato che i rifiuti devono essere recuperati o smaltiti senza pericolo per la salute dell'uomo e senza usare procedimenti o metodi che potrebbero recare pregiudizio all'ambiente; senza determinare rischi per l'acqua, l'aria, il suolo, nonché per la fauna e la flora; senza causare inconvenienti da rumori o odori; senza danneggiare il paesaggio e i siti di particolare interesse (compresi quelli tutelati). Il decreto sottolinea inoltre che devono trovare attuazione nella gestione1 dei rifiuti i principi di precauzione, di prevenzione, di proporzionalità, di responsabilizzazione e di cooperazione di tutti i soggetti coinvolti nella produzione, nella distribuzione, nell'utilizzo e nel consumo di beni da cui originano i rifiuti, nel rispetto dei principi dell'ordinamento nazionale e comunitario, con particolare riferimento al principio chi inquina paga.

Il processo di scelta delle aree su cui realizzare impianti per lo stoccaggio, lo smaltimento e il recupero dei rifiuti è pertanto un tema delicato e di difficile completa definizione. Esso deve essere conforme alle disposizioni degli artt. 195, 196, 197 e 199 del D.lgs. 152/06, che ripartiscono le competenze nell’individuazione delle aree non idonee. L’articolo 195 definisce in particolare le competenze dello Stato, che deve indicare i “criteri generali relativi alle caratteristiche delle aree non idonee alla localizzazione degli impianti di smaltimento dei rifiuti”.

Gli articoli 196 e 199 definiscono le competenze delle Regioni, che “nei Piani regionali di gestione dei rifiuti devono prevedere, tra l’altro, i criteri per l'individuazione, da parte delle Province, delle aree non idonee alla localizzazione degli impianti di recupero e smaltimento dei rifiuti nonché per l'individuazione dei luoghi o impianti adatti allo smaltimento dei rifiuti”.

Infine, l’articolo 197 attribuisce alle Province “l'individuazione, sulla base delle previsioni del piano territoriale di coordinamento […], nonché sentiti l'ente di governo dell'ambito ed i Comuni, delle zone idonee alla localizzazione degli impianti di smaltimento dei rifiuti, nonché delle zone non idonee alla localizzazione di impianti di recupero e di smaltimento dei rifiuti”.

Per le diverse tipologie di impianto possono essere definiti criteri di localizzazione specifici. Per la loro definizione è necessario identificare preventivamente, per ciascun processo di trattamento dei rifiuti, quali sono i potenziali impatti peculiari e quali sono i potenziali soggetti sensibili presenti sul territorio. Ad esempio, la realizzazione di un inceneritore o di una discarica in prossimità di un centro abitato risulta molto più impattante rispetto ad una piattaforma ecologica. Devono inoltre essere prese in considerazione le possibili sinergie tra il sistema di trattamento dei rifiuti e le altre attività antropiche; ad esempio, risulta preferenziale la localizzazione di impianti di compostaggio o di digestione anaerobica in prossimità di attività agricole.

Nel caso del PRGR della Basilicata, considerando gli obiettivi e le azioni di Piano, sono state individuate le seguenti macro-tipologie di impianti rispetto alle quali specificare i criteri:

centri di supporto alla raccolta dei rifiuti urbani

impianti di stoccaggio

impianti di riciclo e recupero di materia

impianti di trattamento biologico

impianti di trattamento chimico-fisici

impianti di trattamento termico per rifiuti urbani o assimilati, rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi

deposito su o nel suolo.

Nella tabella seguente sono dettagliati per ogni macro-categoria di impianti le tipologie specifiche alle quali si fa riferimento:



MACRO-CATEGORIE

TIPOLOGIE

Centri di supporto alla raccolta dei rifiuti urbani

    1. isole ecologiche

    2. stazioni di conferimento RD

    3. stazioni di trasferimento, piattaforme, impianti per la valorizzazione del secco recuperabile (rifiuti speciali)

Impianti di stoccaggio

    1. di rifiuti urbani

    2. pericolosi

    3. non pericolosi

Impianti di riciclo e recupero di materia

    1. di ogni tipologia merceologica: vetro, carta e cartone, plastica, alluminio e metalli, etc.

Impianti di trattamento biologico, che comprendono:

    1. trattamenti aerobici per rifiuti solidi:

      • compostaggio

      • stabilizzazione

      • bioessicazione

    1. trattamenti anaerobici per rifiuti fangosi e/o liquidi:

      • digestione anaerobica

Impianti di trattamento chimico-fisici

    1. trattamenti fisici:

      • filtrazione

      • sedimentazione (concomitante di solito con Coagulazione e/o Flocculazione, che sono trattamenti di tipo chimico)

      • flottazione con aria

      • rimozione di sostanze oleose

      • micro e ultra filtrazione

      • filtro a sabbia

      • separazione sabbia e ghiaia

      • disidratazione di fanghi

    1. trattamenti chimico – fisici per la rimozione di componenti solubili

      • precipitazione

      • cristallizzazione

      • ossidazione chimica

      • riduzione chimica

      • idrolisi chimica

      • osmosi inversa e nanofiltrazione

      • adsorbimento su carbone attivo/resine

      • scambio ionico

      • estrazione con solventi

      • distillazione

      • evaporazione

      • stripping

      • condizionamento chimico di fanghi

      • inertizzazione (stabilizzazione solidificazione)

Impianti di trattamento termico

    1. termovalorizzazione di rifiuti urbani o assimilati, rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi

    2. altri trattamenti termici: pirolisi, gassificazione, etc.

Deposito su o nel suolo

La definizione di criteri localizzativi è un’operazione complessa che deve tenere conto, oltre che delle specificità del territorio, di numerosi variabili, vincoli e obiettivi che possono essere, in alcuni casi, anche conflittuali tra loro e che implicano principalmente aspetti tecnici ed economici, sociali e ambientali. Pertanto, il PRGR si pone l’obiettivo di definire criteri localizzativi complessivi e generici, che costituiscano un solido punto di partenza per la successiva definizione a livello provinciale.

Le Province, infatti, con la raffinazione dei criteri localizzativi, possono giungere ad una vera e propria mappatura del territorio provinciale, in cui ogni punto, per ogni tipologia di impianto, è classificato in termini di criteri di esclusione, penalizzazione e preferenza. Tale mappatura costituirebbe uno strumento tecnico di supporto alla decisione di importanza strategica per l’amministrazione provinciale, a cui spetta gran parte della competenza autorizzativa dei nuovi impianti. Dal punto di vista operativo, in fase di mappatura dovrebbero essere sovrapposti gli strati cartografici associati ai criteri, e tramite intersezione, a ciascun areale minimo così individuato dovrà essere associato il criterio più restrittivo che vi insiste. In caso di incompletezza e disomogeneità dei dati cartografici disponibili, la mappatura potrebbe comunque essere realizzata, piuttosto che su tutto il territorio, negli intorni delle proposte progettuali, nella fase di individuazione delle aree più idonee alla microscala. In fase di dettaglio dei criteri localizzativi le Province dovranno attenersi ai criteri definiti nel PRGR, potendo tuttavia scegliere parametri ancor più restrittivi a seconda delle peculiarità e sensibilità territoriali.

I criteri localizzativi per la definizione delle aree non idonee alla realizzazione di impianti sono strumenti utili e di supporto alla decisione; tuttavia ogniqualvolta possibile alla realizzazione di nuovi impianti, anche qualora previsti dal Piano, dovranno essere preferiti il potenziamento, la ristrutturazione o la riconversione di impianti già esistenti al fine di evitare l’impermeabilizzazione di nuovo suolo, e i relativi impatti sull’ambiente e il territorio.

La realizzazione di nuovi impianti dovrà infine essere prioritariamente indirizzata su aree con idonea destinazione d’uso, dismesse o in via di dismissione, in aree degradate da recuperare, di scarso pregio paesistico e naturalistico.





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