Critica della concezione del mondo della Rete dei Comunisti



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Partito dei Comitati di Appoggio alla Resistenza - per il Comunismo (CARC)

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Centro di Formazione



Critica della concezione del mondo della Rete dei Comunisti




Indice


Premessa

1

L’economia, secondo Luciano Vasapollo

3

L’organizzazione, secondo la redazione della rivista Contropiano

8

L’editoriale: “Organizzazione. Ovvero la posta in gioco”

10

Eric Hobsbawm: “Dalla prospettiva del ‘48 alla rivoluzione di maggioranza”

14

Valentino Gerratana: “Su Gramsci”

17

Antonio Badaloni: “Le ‘situazioni democratiche’”

20

Federico Martino: ”L’azione dolente e affettuosa della memoria”

22

Giorgio Gattei: ”Per una tipologia delle forme storiche del ”partito di classe””

24

La filosofia, secondo Stefano Garroni e Mauro Casadio

28

Confronto

40


Premessa


La Rete dei Comunisti (RdC) è una organizzazione politica cui la Carovana del (nuovo)PCI sta dedicando parecchia attenzione. L’attenzione è dovuta al fatto che la RdC è l’espressione letteraria più qualificata della concezione del mondo della sinistra borghese, che in RdC si presenta in modo dignitoso, ma è superficie di un corpo che quanto più si va in profondità tanto più si distanzia dalla concezione comunista del mondo fino a diventare esplicitamente anticomunista. Tra questo corpo, la sua superficie e la sua concezione e il nuovo movimento comunista italiano e la concezione comunista del mondo che lo guida bisogna distinguere in modo netto, e questo fa la Carovana.

La posizione complessiva esposta dai dirigenti storici della RdC è indicata dal (nuovo)PCI, che se ne occupa nell’Avviso ai Naviganti n. 62 del 16 giugno,1 e più volte nel numero 53 de La Voce,2 uscito nello scorso luglio. Lo scorso 23 giugno l’Agenzia Stampa del Partito dei CARC ha pubblicato un mio commento a uno scritto di Michele Franco, della Rete dei Comunisti(RdC).3

Lo scritto è la sua relazione al Seminario nazionale promosso dalla Rete a Roma lo scorso 18 giugno.4 Segnalo a Franco che nella sua relazione si occupa solo di organizzazione, e non di linea, ma evidentemente non ho tenuto conto che di linea i compagni di RdC si occupano nelle altre relazioni. Leggendole, e soprattutto leggendo il documento base,5 si vede la linea che RdC afferma. Inoltre, lo scritto di Franco offre chiavi per comprendere le radici di questa linea in due documenti a cui rimanda.

Uno è il numero di Contropiano del settembre 2013,6 dove si riporta, tra le altre cose, uno scritto di Giorgio Gattei del 1999: Gattei scrive la storia degli ultimi due secoli dicendo il partito si organizza secondo come la borghesia organizza le attività produttive. Secondo lui, quindi, la borghesia decide come il partito deve essere, il che è come dire che in uno scontro tra due eserciti uno dei due decide modo e composizione dello Stato Maggiore dell’altro e i vari suoi movimenti. Con questo modo di pensare si finisce per fare come ha fatto l’Unione Sindacale di Base, che si è piegata a norme come quelle del Testo Unico sulla Rappresentanza del 10 gennaio 2011, dove i padroni hanno scritte le norme che i sindacati devono accettare se vogliono accedere ai loro tavoli di trattativa.

L’altro è l’opuscolo su Partito e Teoria curato da Stefano Garroni e Mauro Casadio e pubblicato nei Quaderni di Contropiano del 1998.7 Qui il terreno è quello della filosofia. Mentre Gattei fa dipendere l’organizzazione del partito dalla borghesia, Garroni e Casadio fanno dipendere la concezione comunista del mondo, quella che viene elaborata a partire da Marx ed Engels, dall’ultima espressione della filosofia borghese, quella di G. W. F. Hegel (1770-1831). Garroni e Casadio considerano la concezione comunista del mondo una appendice di quella filosofia.

Nello scontro di classe che precede quello presente, tra classe operaia e borghesia, quello che si è sviluppato per parecchi secoli dello scorso millennio, le classi in lotta tra loro erano borghesia e classe feudale. Se facessimo come fanno i dirigenti storici di RdC, diremmo che sul piano politico la borghesia si sarebbe dovuta organizzare a seconda delle decisioni di papi, imperatori e re, e la sua scienza avrebbe dovuto essere una applicazione della teoria secondo cui la terra è un piatto fermo al centro di un sistema dove il sole si muove, assieme ad altre sfere celesti anch’esse in movimento. Nel mondo le cose non sono andate in questo modo, altrimenti non ci sarebbe stata alcuna rivoluzione borghese, ma in Italia è successo effettivamente questo: la borghesia italiana è stata succube di varie forze feudali, prima fra le quali il Papato, e ancora lo è, viste le processioni di dirigenti economici, di politici e intellettuali alla corte di Bergoglio, e visto che la condanna delle tesi di Galileo Galilei (1564-1642), il quale affermò che la terra si muoveva nella seconda metà del secolo sedicesimo, è stata ritirata dal clero solo verso la fine del secolo ventesimo.

Questa lunga oppressione è stata subita più che da ogni altro dalle masse popolari, che si sono trovate a servire e mantenere due padroni, il clero e la borghesia, e a sopportare la loro doppia morale, e questo ha pesato sul piano economico, politico e culturale. Questo obbliga il nuovo movimento comunista del nostro paese a uno slancio e a un rigore superiore nell’elaborazione scientifica e nell’organizzazione del partito comunista, e questo non è un male, perché impegnandoci di più e più a fondo produrremo forse risultati di un livello utile a tutto il movimento comunista internazionale.

La scienza si elabora e il partito si costruisce anche distinguendo nettamente tra i vari soggetti all’opera in questi due campi. Che molti oggi si diano da fare per ricostruire il partito comunista e per pensare come farlo è un’ottima cosa: non siamo al mercato, in cui ciascuno ha una merce da vendere, guarda storto gli altri, fa mostra di ignorarli e denigra la merce loro. Siamo espressione di una tensione reale a darsi la forma e la struttura per vincere: la divisione in classi va abolita, il suo mantenimento genera ogni tipo di devastazione, questo vuol dire che il comunismo è necessario, e il comunismo, per realizzarsi, ha bisogno del partito comunista prima che di ogni altra cosa. Tutti quelli che si danno da fare per il partito, dunque, sono spinti da una necessità storica, non dalla volontà di scavarsi un posto al mercato. D’altro lato il partito comunista è uno, e una è la scienza (c’è, ad esempio, una sola fisica, non molte “fisiche”, una sola chimica, e non molte “chimiche”, ecc.) Tutto il resto sia sul piano organizzativo che su quello teorico è, nel migliore dei casi, approssimazione, imitazione, ripetizione di dogmi superati. Chi si fissa su tutto questo finisce effettivamente per comportarsi come chi cerca di scavarsi un posto al mercato, cioè un posto nella società borghese così com’è, il che è come cercarsi una cabina in una nave che affonda.

Compito di ciascuna organizzazione e di ciascuno che si dichiara comunista è mettere la ricerca della verità scientifica al di sopra dei giudizi di parte, delle opinioni, dei settarismi, degli opportunismi, dei giudizi dati per abitudine, o per istinto, o tanto per parlare. Un metodo o una legge sono veri quando sono efficaci nel costruire la rivoluzione socialista, e tali sono indipendentemente da ciò che si presume di sapere o non si sa, così come la terra si muoveva anche prima che ce ne rendessimo conto e continuò a muoversi anche dopo che Galilei, per paura della tortura e della morte, dichiarò che stava ferma.

Come si muove la terra, così si muove la storia, sorprendendo chi crede sia ferma. Anche chi apprende la scienza delle attività con cui gli uomini fanno la loro storia, resta sorpreso dalle trasformazioni in atto, perché la realtà è sempre più ricca della teoria. Anche la teoria però è realtà, scienza che ci consente di guidare quelle trasformazioni. La costruzione del partito comunista è aspetto essenziale di questo grande processo storico in atto: la sua costituzione è già inizio della rivoluzione, ogni suo membro è oggetto di questa rivoluzione, e il tutto procede secondo criteri determinati dalle leggi che compongono la scienza delle attività con cui gli uomini fanno la loro storia, scienza che è una e vale per tutti, e che tutti possono apprendere.

La concezione del mondo della RdC non è questa scienza, cioè non è scientifica. È sbagliato parlare di una concezione del mondo autonoma di RdC, se con tale termine si intende un insieme organico, unitario, autosufficiente, tutte caratteristiche che non ci sono nei documenti di RdC, nei loro opuscoli o nelle loro riviste, dove si portano posizioni tra loro differenti e anche contraddittorie. Non è una concezione del mondo autonoma, quindi, ma una versione della concezione borghese del mondo, una delle varianti di sinistra di questa concezione, la più qualificata. Le sue molte contraddizioni dipendono da quella principale, che si dichiarano comunisti, mentre le due concezioni del mondo, quella borghese e quella comunista, sono incompatibili.

Anche se non autonoma, quella di RdC è una concezione e quindi può essere analizzata. Dall’analisi vedremo se e perché questa non è concezione comunista, ma concezione della sinistra borghese.

Iniziamo con la materia che è base della conoscenza di ogni forza che si dichiara comunista, l’economia.




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