Cultura dei materiali e cultura del progetto



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CORSO DI LAUREA IN COSTRUZIONE E GESTIONE DELL’ARCHITETTURA

LABORATORIO DI CONOSCENZA DELL’ARCHITETTURA MATERIALE

Anno Accademico 2007-08

Materiali per l'Architettura



MATERIALI DIDATTICI

- DISPENSA N. 1 -

CULTURA DEI MATERIALI E CULTURA DEL PROGETTO


RAPPORTI TRA MATERIALE, FUNZIONE E FORMA

TdM/1


  • Il linguaggio costruttivo e la "verità" dei materiali

il materiale come "linguaggio delle funzioni"

la posizione di F.L. Wright

la posizione di P.L. Nervi

espressività non programmata e “verità” progettata

storia dei materiali, tra cultura materiale e storia dell'architettura


  • Rapporti tra cultura dei materiali e cultura del progetto

  • Rapporto tra materiale, funzione e forma:

rapporto tra "fine" e "mezzi" in Hegel

la storicità del rapporto tra scopi, spazio e materiale in Adorno

la questione della tecnica in Heidegger

CULTURA DEI MATERIALI E CULTURA DEL PROGETTO

RAPPORTI TRA MATERIALE, FUNZIONE E FORMA

TdM/1




Il linguaggio costruttivo e la "verità" dei materiali
La scelta di un materiale, in architettura, dipende da diversi fattori: dagli obiettivi funzionali, dalla disponibilità di risorse, dal clima, da tradizioni culturali, da condizioni e opportunità produttive, ecc.; ma l'uso che ne viene fatto si abbina, quasi sempre, a precise intenzionalità linguistiche: il materiale è, cioè, il "linguaggio delle funzioni".

Per chiarire meglio questo concetto, può essere utile confrontare il linguaggio architettonico e il linguaggio verbale: come nel segno linguistico propriamente detto, si può distinguere il "pensiero" (significato) dal "mezzo" usato (significante: parola, suono, inchiostro), così, nel segno architettonico, è distinguibile la funzione immaginata (idea di colonna, di architrave, di volta) dal materiale con cui questa funzione è espressa (pietra, legno, putrella d'acciaio, mattone).

Poterli distinguere non significa che questi due archetipi concettuali non siano legati da forti interdipendenze: interdipendenza tra "funzione" e "materiale", tra materiale e forma, tra materiale forma e funzione.

In altre parole, nell'uso delle tecnologie e nei processi produttivi in generale, "funzione" e "materiale", non hanno alcuna autonomia: la funzione di un oggetto, la sua "utilità", è valutabile solo attraverso un confronto con il suo manifestarsi materiale; al tempo stesso, il materiale se non finalizzato alla risoluzione di obiettivi e contenuti (quindi se non diventa "oggetto"), è privo di storicità.


E’ altrettanto vero che questi rapporti non sono mai biunivoci; solo eccezionalmente, infatti, ad un problema corrisponde una sola risoluzione materiale; è come dire che progettare significa, quasi sempre,”effettuare scelte” tra più soluzioni "possibili".
Le interdipendenze tra funzione, materiale e forma portano a riflettere sulla differenza, non sempre considerata da chi esercita il “mestiere” di Architetto, tra "immaginazione" e uso di mezzi appropriati (materiali, tecniche) che traducono un atto immaginativo in uno "creativo", in altre parole la differenza sostanziale che esiste tra “immaginazione” e “creatività”.1

Immaginare (o fantasticare) significa so­stanzialmente "avere un'idea originale" o dare soluzione ai problemi in termini "immaginativi"; spesso si difende il prodotto della propria immaginazione fermandosi ad essa o usando, per esprimerne la forza, mezzi non appropriati; questo, in verità, avviene solo in architettura, col pretesto di fare dell'architettura un'azione d'arte; e non si pensa che proprio chi produce una qualunque forma di arte, ritiene che non è sufficiente "immaginare", ma occorre "creare", porsi il problema di verificare che l'"idea originale" sia "realizzabile" e riuscire, infine, a metterla in pratica.


A sostenere questi concetti sono due famosi architetti, F.L.Wright e P.L.Nervi:
Da Frank Lloyd Wright (1867-1959):

Naturalmente insita nella vera natura di ogni buon edificio, in altre parole di quel genere di costruzione chiamato Architettura, è la natura dei materiali impiegati nella costruzione.”

Altrettante, molteplici, diverse e affascinanti proprietà quanti sono i differenti materiali che possono essere impiegati per erigere un edificio, qualificheranno, modificheranno e muteranno radicalmente, di continuo e con naturalezza, qualsiasi forma architettonica.”

Un edificio di pietra non sarà più, né sembrerà, un edificio d'acciaio. Un edificio rivestito di cotto non somiglierà più, né dovrà somigliare, a un edificio di pietra. Una casa di legno sembrerà esclusivamente quello che è, poiché glorificherà il materiale di cui è composta. Un edificio d'acciaio e vetro non potrà avere altro aspetto all'infuori del suo. Esso glorificherà l'acciaio e il vetro. E così via, percorrendo l'intero lungo elenco delle disponibili ricchezze di materiali: la pietra, il legno, il calcestruzzo, i metalli, il vetro, i tessuti, le sostanze plastiche, gli agglomerati; disponibilità oggi così immense che nessun raffronto con l'architettura antica può essere ragionevolmente stabilito ……………………………..

L'architetto, procedendo in armonia con la natura, deve intelligentemente approfondire qualsiasi materiale di cui si serva in vista dei propri scopi, secondo i metodi e la sensibilità di un uomo di questa epoca” ……………….

Tutti i materiali possono essere meravigliosi, e la loro bellezza dipende in gran parte o completamente dall'efficacia con la quale vengono utilizzati.”


E, più recentemente, da Pier Luigi Nervi (1891-1979):

I termini del linguaggio costruttivo sono i materiali edilizi, gli schemi statici e le necessità funzionali cui l'opera deve soddisfare.”

E' sufficiente un brevissimo confronto tra il passato (intendendo includere in tale denominazione tutto il periodo costruttivo dalla preistoria alla metà del secolo scorso) e il modo costruttivo d'oggi, per constatare quale radicale cambiamento sia avvenuto nella tecnica edilizia e nei suoi materiali.”

Alla pietra, ai mattoni, al legname si sono aggiunti, e in gran parte sostituiti, acciaio, conglomerati cementizi, leghe leggere e materiali plastici per effetto della irresistibile spinta dei fattori economici e della rapida evoluzione della produzione industriale, in un concatenamento di cause e conseguenze di cui è molto difficile estrarre e mettere in luce i punti di partenza. La lenta millenaria evoluzione dell'arte di costruire ha subito così negli ultimi cinquant'anni una brusca svolta che, in pochi decenni, ci ha portato ad opere che non hanno alcun rapporto con tutto quello che l'umanità aveva precedentemente realizzato.”



Rapporti tra cultura dei materiali e cultura del progetto
Per capire le valenze linguistiche del materiale, è utile esplorare sia l'espressività non programmata degli oggetti realizzati, che quella determina attraverso una precisa volontà progettuale.

Si può dire, in altri termini, che per capire il senso e l'evoluzione di questo manifestarsi, è importante che la "storia" dei materiali si collochi tra la cultura materiale 2 degli oggetti edilizi (si pensi all'architettura "diffusa" del passato, quasi mai progettata), e la storia dell'architettura (che è storia di opere "progettate"); con una prima avvertenza: che mentre con la prima, cioè con la cultura materiale, si registra una quasi totale sovrapponibilità, i rapporti con la seconda - che sono poi i rapporti tra materiale e progetto - sono difficilmente schematizzabili e non conducono a deduzioni deterministiche.


Ripercorrendo la storia, si osserva che le potenzialità linguistiche dei materiali si sono espresse in modo tanto più "forte" quanto più grandi erano le difficoltà produttive: si pensi alle difficoltà di trasporto e di trasformazione delle materie prime, al rapporto critico tra lavoro manuale e livello di meccanizzazione dei cantieri, al ruolo degli investimenti nei processi produttivi, e a quanto questi parametri abbiano condizionato l'appropriatezza delle scelte e la condizione di "verità" del materiale.
Si ricorda ancora Wright, quanto dice, a questo proposito, nelle sue “Considerazioni sul passato e sul presente dell'architettura”3:

L'architettura primitiva è interamente condizionata dalla scelta dei materiali; excursus sulle origini dell'architettura: i Persiani, Romani e Bizantini, l'architettura gotica, pongono in evidenza come si siano raggiunti risultati innovativi tanto maggiori quanto più grandi furono le difficoltà che l'architettura dovette superare e che la costrinsero ad esprimere per intero la sua creatività.



In seguito, furono le nuove realtà di asservimento e di sofisticazione, così come le nuove facilità di arricchimento e di comunicazione a confondere quella primitiva chiarezza……… l'architettura si imbastardì……… Fu così che le architetture divennero più ornamentali che utili, mentre si continuò a usare il legno come fosse pietra e la pietra come fosse legno………Man mano che il costruire divenne semplice, il fare architettura divenne più difficile.
Ma l’espressività linguistica del materiale è stata particolarmente importante anche in coincidenza della scoperta di nuovi materiali e di nuove tecniche che hanno permesso di rinnovare il quadro delle esigenze formali; ciò è avvenuto, in particolare, nei periodi di forte innovazione tecnologica;4 si pensi, ad esempio, ai positivi condizionamenti delle "nuove" tecniche della ghisa, del ferro e dell'acciaio, nel XIX secolo, o alle rivoluzioni anche formali che ha prodotto, nel XX secolo, il rinnovato totale dell’uso del cemento armato (introduzione del calcolo, prefabbricazione, precompressione).
Altri elementi condizionanti, nel corso della storia, sono rintracciabili in motivazioni storico-simboliche.

Spesso si è trattato della trascrizione consapevole di valori storici: il senso della continuità e della tradizione presente in alcune permanenze, o, al contrario, la volontà ad evidenziare il cambiamento e l'innovazione, hanno portato, ad esempio, all'affermazione o al superamento di alcuni materiali. Altre volte, più semplicemente, si è trattato del bisogno di rappresentatività; della citazione di altre culture, o solo riguardanti il passato. E la citazione si è espressa con forti diversità: in modo reverenziale o dissociativo; riferita ad altra architettura o più semplicemente ai caratteri del luogo d'intervento; o alla tradizione costruttiva maturata sui caratteri delle risorse locali.

Come espressione di scelte consapevoli, i materiali sono quindi sostanzialmente mezzi linguistici di comunicazione della cultura del progetto , indizi storici e culturali complessi; a volte espressi con chiarezza, altre difficili da capire; a volte riferiti all'oggetto architettonico, altre all'ambiente che ospita l'intervento; sempre, indizi complessi.
Infine, è utile ricordare che in architettura i materiali possono anche presentarsi come semplici fenomeni plastici e percettivi: ciò avviene quando si mette in risalto l'aspetto materico delle scelte tecniche e al loro carattere viene affidato un messaggio espressivo (colore, effetti chiaroscurali, tessiture, granulosità, ruvidezza, opacità, trasparenza ecc.) che coinvolge la nostra sfera percettiva, in particolare la vista e il tatto. Rispetto a questa interpretazione, che sinteticamente possiamo definire come senso materico delle finiture dell'architettura, il campo delle variabili è ovviamente illimitato.
Ma non ci fu solo questa consapevolezza “progettuale”: le scelte furono suggerite anche dalle trascrizioni inconsce dei caratteri delle società e dalle tappe del cammino psichico. Si pensi all'uso della pietra nelle manifestazioni rituali di tipo massonico, nella decisione di erigere monumenti a ricordo di eventi e di uomini illustri, o nella volontà di contrassegnare un luogo sacro o addirittura indicare la presenza di un Dio. Esempi come quelli indicati nel Vecchio Testamento, la pietra nera della Mecca: Ka'aba, il sacro recinto di Stonehenge, o le rocce dei giardini del Buddismo Zen, sono simboli totemici, espressione di una volontà collettiva, suggeriti dal bisogno di esorcizzare le paure, e dalla necessità di attribuire all'arte la capace di stabilire una relazione e un'equilibrio tra "magico" e "sacro", tra superstizione e religione.

Ciò fa affermare che i materiali non sono solo espressione e linguaggio della "funzione", ma anche segni cristallizzati della storia e dell'inconscio. In tal senso, sono resistenti al cambiamento e ciò spiega perché accanto ai nuovi materiali sono sempre presenti e difficilmente sostituibili materiali e forme tecniche antichissime.



Rapporti tra materiale, funzione e forma
La cultura dei materiali, anche in rapporto alle cose richiamate, non può avvalersi di analisi e valutazioni deterministiche; soprattutto, non esistono risposte univoche rispetto alla questione se sia, o debba essere, il materiale a determinare la forma, o se sia , o debba essere, la forma a forzare la scelta del materiale; e, ancora più in generale, esistono, dubbi e, a volte, posizioni assai contrastanti su quale relazione debba esserci tra le componenti dell’architettura: la funzione, la forma, il materiale. Gli architetti hanno, spesso, risolto questi interrogativi attraverso il loro credo "stilistico"; dalla filosofia ci vengono, invece, risposte di valore più assoluto.5
Per Hegel l'architettura vive del rapporto problematico tra fine e mezzi: i mezzi sono la forma e i materiali dell'oggetto edilizio, uniti in un rapporto inscindibile; mentre il fine, che è l'insieme delle ragioni per le quali l'edificio viene costruito, non è insito nei mezzi utilizzati (il mattone non contiene in sé il concetto di abitazione); il fine è, cioè, attribuito a posteriore.

Hegel cerca di motivare la sua teoria sull'andamento dialettico tra fine e mezzi attraverso esemplificazioni di carattere storico, in verità schematiche e in qualche misura incomprensibili; ma ciò che conta è che in essa è espressa con chiarezza l'impossibilità di pensare forma, materiale e funzione come elementi primi e la necessità di coglierli globalmente, attraverso il loro manifestarsi all'interno del prodotto edilizio.


Il problema è ripreso da Adorno (critica al "Funzionalismo oggi", 1967), per il quale “il materiale porta in sé la sua forma adeguata”; tuttavia, forma, materiale e funzione, dopo essere stati sottoposti ad una revisione critica, vanno colti nel loro reciproco rapporto. Ma questi rapporti non possono essere colti in astratto: bisogna analizzarli in relazione alla storia concreta degli uomini, alla storia delle organizzazioni socio-economiche e della soggettività umana.
Nella stessa sede, a proposito del concetto di “forma”, Heidegger richiama i valori simbolici legati all'inconscio collettivo degli uomini, precisando che ciò spiega perché in architettura esistono elementi di cambiamento ed elementi di persistenza; in altre parole, i rapporti con l'inconscio spiegano la diversità delle tecniche costruttive, che accanto a nuovi materiali presentano, difficilmente sostituibili, materiali e forme antichissimi; mentre per altri beni di consumo, materiali e forme cambiano con velocità, e i modelli precedenti sono subito dimenticati.

Nel materiale è sedimentata la storia, e ciò ha fatto superare il rapporto univoco tra forma e materia.

Allora è forse più corretto affermare che i materiali (e le relative tecniche) definiscono i mezzi in vista di un fine; ma al tempo stesso non si può dimenticare che essi sono il risultato di attività umane.
Un contributo alla comprensione di questi concetti, forse più ampio dei precedenti, viene ancora da Heidegger ("La questione della tecnica"), che si propone di svelare il concetto di strumentalità dei materiali e delle tecniche come causalità (fine conformemente al quale si determina la natura del mezzo).

La questione è affrontata con un riferimento alla teoria aristotelica della "quattro cause" : materialis (materiale), formalis (forma), finalis (l'obiettivo), efficiens (ciò che produce l'effetto); modi, tra loro connessi, dell'essere responsabile, e che si identificano con il produrre.

Ma produrre è anche l'essenza della tecnica (si ricordi che per i Greci la "techne" è anche produzione del bello). Per Heidegger, la tecnica non è solo un mezzo, non si identifica con l'oggetto che ha prodotto ma è anche un modo del "produrre"; ha la sua autonomia, non è cioè subordinata né alla forma né alla funzione. I quattro modi sono egualmente responsabili: ciò che disvela, che fa apparire ciò che non ha presenza, è la produzione". E questa considerazione vale se ci si riferisce al passato ma anche per l'attuale produzione di ambiente trasformato.

La tecnica delle costruzioni, secondo questa teoria, è un settore particolare della "Tecnica", e diventa la categoria centrale da cui partire per interrogarsi sul senso del produrre architettonico.







1 Sul concetto di CREATIVITA’: "Chi ebbe per primo l'idea di mettere una caldaia su ruote, e su rotaie, e creare così una locomotiva? Non lo sappiamo. La storia delle invenzioni ci dice che fu l'inglese Georges Stephenson a realizzare le prime locomotive, per il trasporto del materiale nelle miniere in cui lavorava (anche se fu preceduti da altri in tentativi analoghi). Il problema, però, non è tanto quello della priorità dell'invenzione, quanto quello di sapere se quest'idea non era per caso già venuta a qualcun altro molto prima: magari decenni prima, addirittura secoli prima. Perché una domanda così peregrina può interessarci? In fondo cosa ci importa sapere se qualcun altro ha avuto la stessa intuizione, dal momento che poi non l'ha realizzata? A noi non interessa una locomotiva soltanto immaginata, ci interessa invece una locomotiva funzionante ........................................
"C'è una logica fin troppo ovvia, in questo discorso: ma se accettiamo questa logica dobbiamo allora dar ragione a Donald Mac Kinnon e alla sua definizione di creatività.

"Donald Mac Kinnon, professore di psicologia all'Università di Berkeley in California - uno dei capiscuola dell'indagine sulla creatività umana - ritiene infatti che un individuo, per essere definito creativo , non debba soltanto avere un'idea originale: deve avere un'idea originale realizzabile, e riuscire poi a metterla in pratica...

"Il problema è probabilmente quello di distinguere due cose apparentemente simili, ma in realtà assai diverse: l'immaginazione e la creatività "

Da P. Angela, "Caccia al genio", La Repubblica , 25 agosto 1982, p.12




2 Cultura materiale è un'espressione specifica che tende a mettere in evidenza il patrimonio di idee, di tecniche e di costumi che si trasmettono come espressione collettiva e anonima di un determinato gruppo sociale, con particolare attenzione ai fenomeni infrastrutturali, agli oggetti concreti, ai materiali e al divenire delle catene tecniche.

Cfr. Bucaille R. e Pesez J.M., "Cultura materiale", in Enciclopedia Einaudi , vol. 4°, pp. 271-305.




3 cfr. Wright F.L., Il futuro dell'Architettura , (tr. it.), Zanichelli, Bologna 1985, pp; 39-72


4 cfr. Baglioni Adriana, I materiali da costruzione tra storia e progetto, Milano 1987, Cusl, pp. 3-11


5 Da Daniel Payot (1982):

“Nei testi filosofici la metafora architettonica è spesso utilizzata per spiegare le ragioni segrete dell'essere. L'atto concreto del costruire, infatti, è stato sfruttato spesso dai filosofi per indagare il problema della verità del rapporto linguaggio-pensiero”.





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