Culture in action



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01.06.2018
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CULTURA IN AZIONE
di Tiziana Colusso *
A Marsiglia, dal 23 al 25 ottobre, si è tenuta l’Assemblea Generale di Culture Action Europe e il Convegno “European Cultural Action across Borders”, occasione per una riflessione sulle politiche culturali europee e sulla necessità di ripensare l’Europa in termini di filosofia politica.
Culture Action Europe è una “piattaforma” di organismi culturali di vari paesi europei, che funziona come “punto di raccolta per il settore culturale”. Nasce dalla trasformazione dell’EFAH (Forum Europeo per le Arti e il Patrimonio Culturale), creato nel 1992. Con il nome più dinamico e promettente di Culture Action Europe ha chiamato a raccolta a Marsiglia i membri per la prima Assemblea Generale, accompagnata da una grande conferenza sulle politiche culturali europee.

La scelta della città di Marsiglia, punto cruciale di intersezione tra tutte le culture dell’area del Mediterraneo, nonché città caratterizzata da uno stile di vita artistico e multieulturale, ci è sembrata di buon augurio per una discussione programmaticamente finalizzata a colmare l’attuale iato tra l’Europa e gli Europei, per non usare le definizioni ufficiali di “Istituzioni Europee” e “Società Civile”.

La prima parte dell’incontro di Marsiglia è stata dedicata all’Assemblea Generale di Culture Action Europe, a cui ha partecipato una parte dei suoi membri (che possono essere individui, associazioni nazionali, reti trans-nazionali e membri associati). L’Assemblea Generale, dopo il resoconto dell’attività annuale e l’illustrazione del “Raimbow Paper”, un documento programmatico per il “Dialogo Interculturale”, ha attuato il procedimento elettivo per le nome del Board direttivo dell’organismo. I candidati erano soltanto quattro, più due membri del Board precedente che si sono ripresentati, e tutti hanno raggiunto il numero di voti sufficienti ad entrare nel nuovo Board. I nuovi membri sono Mercedes Giovinazzo (a cui è stato affidato il ruolo di Presidente), direttrice dell’organizzazione Interarts, basata a Barcellona e specializzata nella “ricerca applicata sulle politiche culturali e la cooperazione culturale internazionale”; Philippe Fanjas, esperto di politiche educative connesse alla musica, dirigente della French Association of Orchestras; Emina Visnic, operatrice culturale Croata; e Rolf Witte, da lungo tempo impegnato nel settore dell’Educazione Culturale, attraverso la rete BKJ – German Federation for Cultural Youth Education, e attraverso organismi UNESCO. I membri confermati sono Pascal Brunet and Zora Jaurova. Guardando le biografie di tutti i componenti del Board, si nota che si tratta di rappresentanti di reti culturali, che spesso agiscono in cooperazione o sinergia con altre reti. Così, in qualche misura, Culture Action Europe si configura come una sorta di Super-Rete (o Rete delle Reti), che raccoglie tra i suoi membri (del Board e ordinari) un altissimo numero di reti del settore culturale.

Naturalmente questo apre grandi possibilità di cooperazione e orchestrazione delle risorse e degli obiettivi. Tuttavia alcuni dei relatori intervenuti al Convegno hanno anche esposto il timore che la “piattaforma di convogliamento” rappresentata da Culture Action Europe possa diventare – per usare un’immagine semplice ma efficace – una grande rete senza nessun pesce dentro.

Queste e altre questioni sono state discusse dai relatori (una lista qualificata di rappresentanti di organismi culturali, rappresentanti politici e voci regionali) e dal pubblico di artisti e operatori del settore culturale. Tutti i presenti erano consapevoli del fatto che il settore culturale deve in qualche modo partecipare al processo di rielaborazione dell’identità e del progetto dell’Europa, e anche alla formazione dei programmi in vista delle prossime Elezioni Europee, che si terranno nel maggio del 2009. Tali processi saranno fecondi per il settore soltanto nella misura in cui gli operatori culturali hanno la volontà di “ripensare” nuovamente l’Europa in termini di filosofia politica, e non soltanto come “sportello per i finanziamenti”, come è stato detto da Catherine Lalumière, una politica europea di lungo corso: è stata tra l’altro Segretario Generale del Consiglio d’Europa, membro e poi Vice-Presidente del Parlamento Europeo, con azioni specifiche nell’ambito dei Diritti Umani e della Diversità Culturale. Lalumière ha indirizzato all’auditorio del Convegno di Marsiglia un discorso appassionato, ribadendo la necessità di superare le complessità e i limiti della burocrazia per andare dritti a ciò che ha definito “la necessità di un’anima per l’Europa”. Tale formula – astratta come tutte le formule – implica un vasto orizzonte di considerazioni sui processi politici, economici, etici dell’identità Europea, e sul ruolo della cultura in tali processi. Lalumière ha invocato una maggiore attenzione delle istituzioni europee verso la cultura, ma ha sottolineato anche l’urgenza per chi si occupa di cultura di tornare alle radici filosofiche ed etiche che hanno animato in principio la costruzione dell’Europa. Ha citato a questo proposito i vari “padri dell’Europa”, tra cui il nostro Altiero Spinelli. Ha ricordato che il primo testo adottato dall’Europa nel 1950 è stato la Dichiarazione dei Diritti Umani, e che solo successivamente, con il Trattato di Roma, l’Europa ha iniziato a focalizzare prevalentemente l’attenzione su questioni economiche.

Ora, dopo il fallimento delle consultazioni Referendarie e la scoperta di un profondo iato tra i cittadini europei e le istituzioni comunitarie, queste radici filosofiche ed etiche devono essere prese nuovamente come punto di partenza per una efficace ricostruzione dell’identità e delle finalità europee. La signora Lalumière ha citato Edgar Morin e altri intellettuali che danno attenzione e spazio all’idea di Europa nelle loro riflessioni, ma ha lamentato il fatto che si tratta di luminose eccezioni.

Molti degli oratori della Conferenza di Marsiglia hanno ripreso in modo diverso tali tematiche, che sono in effetti il punto nodale di riflessione sul ruolo del nostro continente, anche nella nuova forte realtà di uno scenario globalizzato.

Una delle questioni messe in campo è stata la creazione di specifiche Euro-regioni, al fine di realizzare nuovi legami tra territori che condividono interessi e finalità, al di là delle barriere nazionali. L’accento sull’azione regionale (o macro-regionale) è di primaria importanza per gestire l’impatto della globalizzazione, che indebolisce le entità nazionali a favore di più larghi sviluppi interconnessi. Tali riflessioni erano già state oggetto di dibattito nell’ultima conferenza organizzata dallo European Writers’ Congress a Trieste (giusto un anno fa, nell’ottobre 2007). In quel caso l’Euro-regione in questione era quella dell’area che riunisce parte dell’Italia, dell’Austria e della Slovenia, territori che hanno storia e necessità condivise. Ora, a Marsiglia, i politici hanno illustrato la recente creazione dell’Euro-regione Alpi e Mediterraneo, che unisce la Regione di Marsiglia, Alpi e Costa Azzurra con le regioni italiane Piemonte e Liguria, e con un occhio alle regioni della riva opposta del Mediterraneo, principalmente le regioni del Maghreb.

Alcuni dei relatori hanno altresì sottolineato la necessità di creare meccanismi di dialogo tra cittadini o gruppi di cittadini, e non solo tra le istituzioni. Questo naturalmente è il problema delle Reti, dove l’accento è messo sempre sugli organismi piuttosto che sugli individui., e il dialogo rischia di essere confinato soltanto a livello di astratto coordinamento operativo tra strutture. I cittadini, o gli artisti, scrittori, filosofi che non sono organizzati in strutture rischiano di non avere una voce. Questa è in parte la conseguenza della crescente complessità dell’Europa, come federazione di un ampio numero di paesi, strutture sopranazionali e così via. Forse, è stato detto, il livello in cui i singoli cittadini possono trovare una voce e una modalità di espressione è quello dell’Educazione. Uno dei workshop della Conferenza di Marsiglia era infatti dedicato al tema della “Cultural Education”, educazione artistica ed educazione attraverso le arti. Questo contatto diretto tra gli artisti/scrittori europei e gli individui impegnati in tutti i livelli del processo educativo (dalla scuola primaria agli organismi per l’Educazione degli adulti, la cosiddetta Formazione Continua), può condurre ad un processo di umanizzazione dell’”etichetta Europa”, per far capire ai cittadini che l’Europa non è soltanto una pletora di burocrati barricati nei loro asettici uffici, alle prese con documenti astratti, ma anche qualcosa di molto concreto, con carne ed ossa.

Culture Action Europe può senz’altro contribuire alla sfida di ridare “un’anima all’Europa” e alle istituzioni europee la fiducia dei cittadini dell’unione. La struttura di questa “piattaforma culturale” riunisce i migliori operatori culturali europei, e il documento programmatico, quel “Raimbow Paper” sul dialogo interculturale – che sarà presentato ufficialmente a Parigi il 18 novembre, in occasione della cerimonia di chiusura dell’Anno Europeo per il dialogo interculturale”, contiene molti e fertili semi da far fruttificare negli anni a venire.


* Tiziana Colusso, responsabile esteri del Sindacato Nazionale Scrittori e membro del Board direttivo dello EUROPEAN WRITERS’ CONGRESS


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