D. S. (Insieme contro la dispersione scolastica)



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PROGETTO Peer CO.D.S.

(Insieme contro la dispersione scolastica)

Il progetto è promosso dal Ministero dell'Interno, Dipartimento

per le Libertà Civili e l'Immigrazione, e finanziato dal

Fondo Europeo per l'Integrazione di cittadini di Paesi terzi 2007-2013.

Prassi per il successo

scolastico e formativo degli studenti

con cittadinanza non italiana

A cura di:

Istituto Psicoanalitico per le Ricerche Sociali

Roma, luglio 2015

Il volume è stato compilato da un gruppo di lavoro composto da:

Raffaele Bracalenti, direttore scientifico, Istituto Psicoanalitico per le Ricerche Sociali.

Catia-Isabel Santonico Ferrer, co-autrice e curatrice del volume, Istituto Psicoanalitico per le Ricerche Sociali.



Autori:

Monica Pillitu, Immaginazione e Lavoro.

Paola Pozzi, Fondazione per la Scuola della Compagnia di San Paolo.

Giuseppina Traversa, Immaginazione e Lavoro.



Ecco l’Inghilterra, uno specchio gigantesco,

ed ecco Irie, priva di riflesso.

Una straniera in terra straniera.
Zadie Smith – Denti Bianchi

Nessun bambino è perduto

se ha un insegnante che crede in lui.
Bernard Bueb

INDICE

Premessa pag. 5



  1. I PROGETTI “CODS” E “PEER CODS” pag. 8

  2. DISCORSO SUL METODO pag. 16

2.1 Le sfide per la seconda edizione del progetto CODS pag. 16

2.2 La ricerca delle risposte pag. 18

2.3 Il Metodo della Piazza dei Mestieri pag. 21

3. ESITI E RIFLESSIONI pag. 25

3.1 I progetti CODS e Peer CODS: numeri pag. 25

3.2 Oltre la teoria, prassi condivise per la nuova

scuola degli apprendimenti e delle competenze pag. 31

3.3 “Essere straniero” una risorsa per la scuola: la gioia

ed il gusto di imparare pag. 35


  1. LINEE GUIDA PER L’INTEGRAZIONE SCOLASTICA DI

MINORI STRANIERI A RISCHIO pag. 42

BIBLIOGRAFIA pag. 53

ALLEGATO 1: GLOSSARIO DEL BULLISMO ETNICO-RAZZIALE pag. 55

ALTRI ALLEGATI: MODULISTICA ADOTTATA DAL PROGETTO pag. 80


Premessa

All’interno degli istituti scolastici del nostro sistema di istruzione e formazione abitano popolazioni di giovani adolescenti con storie ed esperienze famigliari, culturali e sociali differenti, cresciuti all’interno di un contesto attraversato da trasformazioni demografiche, culturali ed educative che hanno interessato e interessano tuttora diversi livelli, da quello locale a quello globale.

La crescente presenza di minori immigrati nelle aule scolastiche (il 9% sul totale della popolazione nell’a.s. 2013/2014) rappresenta un dato di realtà che chiede a tutto il sistema scuola opportune riflessioni e valutazioni, insieme a strategie ed azioni di correzione, adeguamento ed intervento efficaci. Chiede però innanzitutto un cambiamento nell’approccio e nello sguardo che Papa Francesco ha sinteticamente espresso con il termine “apertura alla realtà” in occasione dell’incontro con il mondo della scuola italiana il 10/05/2014, ricordando che: “andare a scuola significa aprire la mente e il cuore alla realtà, nella ricchezza dei suoi aspetti, delle sue dimensioni […] e gli insegnanti sono i primi che devono rimanere aperti alla realtà”. Realtà che ci parla di giovani che fanno fatica con la scuola, ma anche con la vita: sono note e preoccupanti le statistiche in riferimento all’abbandono e alla dispersione scolastica, in particolare nell’arco di età che va dagli 11 ai 16 anni; fenomeni che interessano ampie fasce della popolazione e che generano, come effetto, una grave carenza in termini di competenze di base e di qualifiche essenziali per un’efficace partecipazione alle dinamiche sociali ed economiche.

Inoltre sono giovani che vivono i repentini cambiamenti del contesto socioculturale, i processi di globalizzazione, l’enorme complessità dell’organizzazione sociale, le gravi incertezze che caratterizzano il futuro e ciò rende ancor più difficile il compito di sostegno alla crescita e all’inserimento sociale da parte dei genitori in prima istanza e successivamente da parte della scuola. La famiglia e la scuola, proprio in questo contesto, mostrano la loro piena fragilità soprattutto nella relazione interpersonale e nella risposta ai bisogni fondamentali degli adolescenti. Fragilità che spesso si trasformano in povertà come richiamato dal primo rapporto di Save the Children, "La Lampada di Aladino - L'Indice per misurare le povertà educative e illuminare il futuro dei bambini in Italia", in cui si parla di povertà educativa, intendendo la privazione da parte dei bambini e degli adolescenti della possibilità di apprendere, sperimentare, sviluppare e far fiorire liberamente capacità, talenti e aspirazioni. Per un bambino/adolescente, povertà educativa significa essere escluso dall’acquisizione delle competenze necessarie per vivere in un mondo caratterizzato dalla economia della conoscenza, dalla rapidità, dalla innovazione. Allo stesso tempo, povertà educativa significa anche la limitazione dell’opportunità di crescere dal punto di vista emotivo, delle relazioni con gli altri, della scoperta di se stessi e del mondo. Povertà educativa che può tradursi in povertà nelle relazioni o addirittura patologia delle relazioni, come nel caso dei fenomeni del bullismo, della devianza e più in generale del disagio psico-sociale. Su queste manifestazioni le fonti possibili di confusione sono numerose e gli adulti sono chiamati a riconoscere le differenze che attengono a diversi elementi e livelli: la dimensione temporale, il contesto di manifestazione, la dimensione sociale, i destinatari.

Quanto fin qui esposto ha sempre avuto risonanze diverse in riferimento alla nazionalità e alla provenienza dei giovani coinvolti. Nel caso si tratti di alunni di origine non italiana le considerazioni assumono una connotazione più grave, perché ad essi si aggiunge la categoria “straniero, immigrato” che, come tale, lo rende bisognoso di aiuto, perché più vulnerabile. Ora questa filosofia non è più sostenibile né praticabile: occorre superare la logica del tema dell’integrazione, riportando la discussione e il processo decisionale a livello di sistema di governo e di strategie che sappiano valorizzare la presenza degli alunni di origine non italiana come occasione di cambiamento per tutta la scuola, “sensibilizzando gli insegnanti sul tema della pedagogia e della didattica interculturale e sperimentando percorsi di educazione alla con- cittadinanza”1. È quanto proposto dall’Osservatorio nazionale per l’integrazione degli alunni stranieri e per l’intercultura a integrazione del documento programmatico “La Buona Scuola”. Si tratta di fare “esercizi di mondo” nella scuola, perché “è nella scuola che gli studenti con background migratorio possono imparare una con-cittadinanza ancorata al contesto nazionale e insieme aperta a un mondo sempre più grande, interdipendente, interconnesso. Nella scuola infatti tutti questi bambini e i ragazzi si “allenano” a convivere in una pluralità diffusa. E’ infine anche nella scuola che famiglie e comunità con storie diverse possono imparare a conoscersi, superare le reciproche diffidenze, sentirsi responsabili di un futuro comune”.

Per rispondere a questi obiettivi occorre che la scuola non smetta di assumere con responsabilità il proprio mandato, nell’autonomia delle sue funzioni e nella collaborazione con i soggetti della rete territoriale, ponendo al centro della scena e dell’attenzione formativa ed educativa il giovane, nella totalità delle sue abilità e capacità così come nella complessità dei suoi limiti e criticità. E si può fare.

Si può fare facilitando nei giovani un processo di riconoscimento identitario e sostenendoli in scelte consapevoli, guidate da progettualità concrete.

Si può fare sviluppando il protagonismo dei minori attraverso l’attivazione di modalità didattiche mirate per il successo formativo.

Si può fare rinforzando la professionalità di docenti e dirigenti.

Si può fare promuovendo interventi sinergici sul fronte educativo, formativo e del disagio socio-economico da parte della rete delle agenzie educative e sociali del territorio.

In merito sono numerose le esperienze e le pratiche che hanno portato risultati positivi perchè hanno saputo consolidare interventi finalizzati all’accoglienza, alla presa in carico e alla predisposizione di piani personalizzati condivisi con le altre agenzie, cui sono seguite valutazioni coerenti, che hanno tenuto conto dei progressi effettivamente registrati a partire dalle situazioni in ingresso.

Il presente report intende illustrare il modello di intervento per il contrasto al fenomeno della dispersione scolastica dedicato a studenti cittadini di Paesi terzi extracomunitari, attuato nell’ambito dei progetti CODS e Peer CODS; tali progetti, condotti rispettivamente negli anni scolastici 2012/2013 e 2014/2015, sono stati finanziati dal Fondo Europeo per l'Integrazione di Cittadini di Paesi terzi e realizzati da un partenariato guidato dalla Fondazione Piazza dei Mestieri, composto dall’Istituto Psicoanalitico per le Ricerche Sociali di Roma e dalla Città di Torino, e nella seconda edizione, dalla Fondazione per la Scuola della Compagnia di San Paolo.

La Fondazione Piazza dei Mestieri è nata a Torino nel 2004 con la finalità di aiutare giovani adolescenti in situazioni di disagio sociale ed economico e a rischio di marginalizzazione. L’attività della Piazza favorisce, a beneficio dei ragazzi, l’apprendimento di competenze e mestieri nei settori più apprezzati ed idonei alla realizzazione di attività professionali e imprenditoriali, come la ristorazione, la pasticceria, la panificazione, la produzione di birra e cioccolato, l’acconciatura e l’informatica, offrendo gratuitamente corsi di formazione strutturati volti al conseguimento di una qualifica professionale e attività correlate. In riferimento alle due annualità la Piazza dei Mestieri ha formalizzato una scrittura di affidamento a Immaginazione e Lavoro come fornitore competente in materia di attività di Coordinamento servizi di orientamento. Tale rapporto costruito negli anni ha permesso di integrare le competenze professionali delle due strutture in ambito orientativo dei giovani a rischio di esclusione sociale di abbandono dei percorsi scolastici.

Il modello proposto dai progetti CODS e Peer CODS ha avuto successo perché ha saputo sperimentare attività e azioni formative ed educative ad ampio raggio, non avulse dal contesto scuola e integrate nel contesto normativo attraverso la formulazione di un protocollo di intesa tra l’Ufficio Scolastico Regionale per il Piemonte e la Fondazione Piazza dei Mestieri che ha fatto sì che il percorso dei minori iscritti al progetto e il lavoro degli operatori, degli insegnanti e più in generale degli istituti scolastici fosse riconosciuto e valorizzato.

Il presente volume presenta e documenta gli esiti del percorso realizzato nelle due annualità dell’intervento, la cui articolazione è presentata nel primo capitolo.

Il secondo capitolo articola un discorso sul metodo presentando le sfide che l’attuazione del modello di intervento proposto dalla Piazza dei Mestieri ha affrontato nel passaggio dalla prima alla seconda annualità e l’equipaggiamento di cui il progetto si è dotato dal punto di vista metodologico per trovare le risposte.

Il terzo capitolo presenta gli esiti sia in relazione ai profili dei ragazzi e delle ragazze presi in carico dal progetto nelle sue due annualità e ai fattori di complessità nei loro percorsi di integrazione scolastica e sociale; sia in relazione agli interventi articolati sul fronte didattico, formativo e di sostegno con i ragazzi; e sul fronte della collaborazione con le scuole e gli altri attori della rete.

Il modello descritto nel documento è stato sistematizzato nelle linee guida presentate nel capitolo finale, che presentano, organizzandole attorno a temi chiave, le riflessioni che il progetto ha articolato su come le modalità di intervento richiamate dall’alternanza scuola-formazione professionale possano sostenere i percorsi non facili di integrazione a scuola dei minori con background migratorio.


  1. I PROGETTI “CODS” E “PEER CODS”

I progetti “CO.D.S (Contro la Dispersione Scolastica) – Perché nessuno si perda” e “Peer CODS (Insieme contro la Dispersione Scolastica)” proposti dalla Fondazione Piazza dei Mestieri hanno descritto e costruito percorsi di integrazione per i giovani Cittadini di Paesi Terzi attraverso l’educazione, la didattica, la formazione professionale, il lavoro, la tradizione e la cultura. Si tratta di progetti innovativi dedicati ai minori extracomunitari ad alto rischio di espulsione dal sistema scolastico e quindi a rischio di rimanere al margine dei processi di integrazione sociale ed economica, segnalati al progetto da diversi istituti scolastici (scuole secondarie di primo e secondo grado) del contesto torinese che vanta quartieri ad alta densità di immigrazione e dove le scuole secondarie di I grado hanno ospitato nel A.S. 2012/13 una percentuale media di studenti di seconda generazione o ricongiunti del 22% sul totale degli studenti (4 su 10 dei quali nati in Italia).

Nelle due edizioni del progetto la Piazza dei Mestieri ha scelto di concentrare l’intervento su categorie particolarmente fragili di studenti di origine straniera. Si tratta di ragazzi che cumulano molteplici fattori di complessità, per i quali il coinvolgimento in fatti di bullismo come vittime o autori di prevaricazioni rappresenta, la manifestazione più evidente, l’epifenomeno sul piano relazionale ed emotivo di un esperienza fallimentare sul piano dell’integrazione scolastica e sociale.

Sono ragazzi che richiedono interventi complessi proprio perché cumulano molteplici elementi di vulnerabilità, di sofferenza sociale e di emarginazione, cui si sommano fragilità legate a dimensioni personali, psicologiche, relazionali, di senso: hanno percorsi scolastici accidentati, manifestano disagio a scuola, il corpo docente lamenta forti difficoltà ad articolare interventi efficaci, le famiglie non riescono a rispondere adeguatamente ai loro bisogni, gli adulti che hanno a che fare con loro spesso dichiarano la resa.

Questi ragazzi rappresentano una sfida che le scuole da sole non possono vincere. Rinviare loro il problema è inefficace. L’esito più comune è l’uscita pilotata di questi ragazzi dalla scuola verso percorsi professionalizzanti, che rappresentano per loro quasi immancabilmente un’anticamera all’abbandono scolastico/formativo.

Il progetto CODS (FEI 2011) nella prima edizione ha concentrato l’attenzione specificatamente sul tema del bullismo etnico razziale raccogliendo evidenze del fatto che i ragazzi portatori di elementi di diversità dovuti all’appartenenza o all’origine divengono più facilmente autori e vittime di bullismo etnico-razziale che si manifesta in forme più o meno velate (aggressioni, derisioni, piccole violenze). Il progetto ha inoltre confermato che tali esperienze producono in chi le vive, conseguenze sulle scelte scolastiche e formative, sul percorso di integrazione sociale, sul clima di classe e sulla cultura locale della scuola di provenienza; che l’essere vittima/autore di bullismo talvolta preannuncia discontinuità del percorso scolastico, bullismo agito da parte delle vittime (i ruoli sono spesso ambivalenti), l’innesco di condotte devianti. Ha raccolto evidenze che la capacità di discrimine delle situazioni a rischio da parte delle scuole è scarsa; che anche quando la scuola riesce a cogliere precocemente i segni del bullismo etnico/razziale, è disarmata sul fronte degli strumenti di intervento: sulla vittima (sostegno all’elaborazione dei sentimenti della vittimizzazione); sul bullo (interventi riparativi, non espulsivi); sul gruppo classe (promozione di consapevolezza e responsabilizzazione).

L’incontro con i ragazzi con i quali il progetto ha lavorato nell’edizione del 2012-2013, ha mostrato che il coinvolgimento nel fenomeno del bullismo non rappresenta per questi ragazzi solo una condotta espressiva di un disagio determinato da una pluralità di fattori problematici (socio-familiari, economici, individuali) ma il teatro in cui si giocano i ruoli di un dramma più ampio, in cui si mette in scena una rappresentazione del contesto per come lo si percepisce, della stratificazione sociale che lo caratterizza, della relazione tra maggioranza e minoranze e tra le minoranze, delle gerarchie e delle regole che lo governano.



Il progetto CODS ha risposto a tali criticità prendendo in carico in modo individualizzato circa 30 ragazzi vittime/autori di bullismo coinvolti in un percorso di formazione orientativa laboratoriale realizzato in modalità di alternanza scuola-formazione professionale, negli ambiti della cucina-panificazione e della ristorazione generale; insieme alle loro famiglie, i docenti referenti, i servizi socio-assistenziali del territorio, le forze di polizia. Nel gruppo sono coinvolti studenti che evidenziano problematiche di tipo relazionale sia con i pari che con gli adulti e sono implicati in atti di bullismo.

I progetti CODS e Peer CODS

A partire dall’esperienza del progetto “CODS (Contro la Dispersione Scolastica) Una Piazza perché nessuno si perda, il progetto Peer CODS ha inteso mettere a regime una metodologia di intervento sul modello dell’alternanza scuola-formazione professionale rivolta ai minori stranieri ad altissimo rischio di espulsione dal sistema scolastico e coinvolti in episodi di bullismo per accompagnarli verso l’acquisizione del titolo di studio e la maturazione di scelte adeguate sul piano formativo. Si tratta di un modello innovativo di intervento attraverso percorsi di formazione orientativa laboratoriale, realizzati dalla Fondazione Piazza dei Mestieri presso la propria struttura, nell’ambito professionale della ristorazione (cucina e panificazione), in cui sono stati inseriti per ciascuna edizione circa 30 minori tra autori e vittime di bullismo. Attraverso una didattica esperienziale di alternanza e interazione sinergica tra scuola e formazione professionale, il progetto è intervenuto su esperienze e dinamiche di conflittualità anche inter-etniche per accompagnare i ragazzi nel percorso scolastico (acquisizione del titolo di studio e promozione all’anno successivo) e alla maturazione di scelte adeguate al proprio progetto di vita. CODS e Peer CODS hanno previsto un modello di intervento per la presa in carico individualizzata e in rete con le scuole, le famiglie e i servizi, di un gruppo di studenti coinvolti in percorsi di alternanza scuola-formazione professionale2. Tali percorsi formativi individualizzati hanno previsto il “distacco” dalla scuola per 2 giorni alla settimana durante i quali i ragazzi/le ragazze hanno frequentato le attività organizzate dalla Piazza dei Mestieri. I progetti complessivamente hanno inteso sostenere la “tenuta” nei percorsi di istruzione/formazione dei minori stranieri che manifestano forme di disagio scolastico, in un contesto territoriale, quale quello delle circoscrizioni 3,4,5,6, della Città di Torino, che fa registrare un’alta densità di stranieri residenti, dove insistono scuole con tassi particolarmente elevati di interruzione della frequenza agli studi per gli studenti stranieri e dove il tessuto sociale è attraversato da tensioni che risentono degli effetti della crisi economica e della percezione di una crescente scarsità di risorse pubbliche di sostegno alle famiglie in difficoltà. Per contrastare il rischio di una “espulsione” dai percorsi di istruzione il modello di intervento ha permesso che si prolungasse il “tempo scolastico” di questi ragazzi in modo da consentire loro di entrare in maggiore connessione con la propria esperienza scolastica e formativa. Per far ciò, ha offerto loro uno spazio in continuità con la scuola, che però non è scuola, ma un’opportunità di partecipazione ad un progetto di futuro che si manifesta attraverso le molteplici esperienze che la comunità degli allievi che frequentano la Piazza dei Mestieri racconta, con i gesti, le diverse divise di lavoro, il modo di vivere gli spazi di socializzazione che la struttura offre. Più importante, il modello fonda la sua efficacia sull’offerta di un’ampia gamma di metodi, strumenti e opportunità di apprendimento, secondo progetti di intervento condivisi con le scuole di provenienza, dove si da molto spazio alla possibilità di sperimentare insieme nuove modalità di intervento.

Il modello prevede una intensa attività di tutoraggio rivolta ai singoli, al piccolo gruppo, alla classe, una presa in carico complessiva orientata alla crescita nell’adolescente della consapevolezza dei propri desideri, ma anche delle personali competenze e attitudini, in modo che possa giungere a prefigurarsi una meta lavorativa e un percorso adeguato e possa percepirsi in grado di percorrere i molteplici passi che si rendono necessari. Grazie a questa attenzione, sensibilità ed accoglienza, i ragazzi sono stati in grado di “ri-scoprire” che la scuola e l’adulto educatore possono giocare un ruolo positivo nella loro vita.

I progetti, realizzati rispettivamente negli anni scolastici 2012/2013 e 2014/2015, hanno visto il contributo di un partenariato composto dall’Istituto Psicoanalitico per le Ricerche Sociali di Roma e dalla Città di Torino che, nella seconda edizione, si è ampliato coinvolgendo la Fondazione per la Scuola della Compagnia di San Paolo fin dalla fase di progettazione, nell’ottica di consolidare la pratica relativa alla formazione insegnanti.

Il valore aggiunto che si è voluto assegnare al progetto nella seconda edizione è affidato alla parola “peer” aggiunta al titolo del progetto CODS: il significato rimanda al tema della collaborazione, della co-progettazione, della corresponsabilità educativa e della rete, come ricchezza per e con gli istituti scolastici, per e con il territorio in una logica strutturata di azioni e interventi finalizzati al bene comune.

Nello specifico il progetto “Peer CODS” rispetto alla prima edizione:



  • estende ampiezza e intensità della presa in carico dei minori stranieri vittime/autori di bullismo per favorirne la tenuta nel sistema scolastico e per ridurre il rischio che il coinvolgimento in atti di bullismo in adolescenza comprometta il processo identitario e l’integrazione;

  • sostiene nel caso di entrambi l’uscita da ruoli stereotipati e disfunzionali per fare scelte consapevoli e guidate da progettualità concrete;

  • attiva una modalità didattica mirata per il successo formativo e l’integrazione sociale del target selezionato, sviluppando il protagonismo dei beneficiari;

  • offre alle scuole un servizio concreto di supporto e condivisione del percorso educativo e formativo dei minori più in difficoltà;

  • rinforza la professionalità di docenti e dirigenti con momenti di formazione e supervisione qualificata, per migliorare la loro capacità di discrimine delle situazioni a rischio;

  • promuove interventi sinergici sul fronte rieducativo, riparativo e del disagio socio-economico da parte della rete delle agenzie educative e sociali del territorio.





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