Da Pietro al Papato di Fausto Salvoni



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La tradizione patristica

Si avvera in essa lo strano fatto che a mano a mano che ci scosta dalla data della morte di Pietro, la

tradizione va arricchendosi di particolari sempre più precisi, facendo sorgere spontaneamente il sospetto

che si tratti di un accrescimento leggendario. Ne analizzeremo i singoli dati, mettendo in

maggior rilievo quei passi che parlano del martirio romano di Pietro383.

a) I secolo . – Clemente Romano (ca. 96 d.C.) sa solo che la morte di Pietro – come quella di Paolo

– fu l'effetto di grande gelosia:

«E' per l'invidia e gelosia che furono perseguitate le colonne eccelse e più giuste le quali combatterono sino alla morte.

Poniamoci dinanzi agli occhi i buoni apostoli: Pietro che per effetto d'iniqua gelosia soffrì non uno, ma numerosi tormenti,

e che, dopo aver reso testimonianza, pervenne al soggiorno di gloria che gli era dovuto. Fu per effetto di gelosia

e discordia che Paolo mostrò come si consegua il prezzo della pazienza»384.

Come si vede l'espressione è assai vaga per cui non se ne può trarre alcuna notizia sicura; risulta

chiaro che Clemente non ha di lui notizie di prima mano, come del resto non ne ha neppure per Paolo,

che certamente fu a Roma. Non si può nemmeno affermare che egli attesti il martirio di Pietro,

poiché l'espressione: «dopo aver reso la sua testimonianza» (marturèin) non necessariamente indicava,

a quel tempo, il morire martire. Che grande gelosia si annidasse nel cuore dei primi cristiani

appare385 da molteplici testimonianze386. Il fatto che nella Chiesa di Gerusalemme non si ricordi la

382 Vi si potrebbe anche vedere il martirio del pontefice Ananos e del suo compagno Gesù, di cui parla G. Flavio, Guerra

Giudaica 4.5 ; cfr F. Salvoni , L'Apocalisse , Milano 1969 (dispense del Centro Studi Biblici, Via del Bollo 5).

383 Cfr A. Rimoldi , L'episcopato ed il martirio romano di Pietro nelle fonti letterarie dei primi tre secoli , in «La Scuola

Cattolica» 95 (1967), pp. 495-521.

384 Clemente , 1 Corinzi 5, 2-6, 1 ; cfr O. Cullmann , Les causes de la mort de Pierre et de Paul d'après la témoignage de

Clément Romain , in «Revue de Histoire et de Philosophie Religeuses» 1930, pp. 294 ss; E. Molland , Propter invidiam.

Note sur 1 Clém. , in «Evanos Rudbergianus» 1946, pp. 161 ss; A. Friedrichsen , Die Legende von dem

Martyrium des Petrus und Paulus in Rom , in Zeitschrift für klassische Philologie» 1916, pp. 270 ss; N. Schuler ,

Klemens von Rom und Petrus in Rom , in «Triere Theol. Studien» 1 (1942), pp. 94 ss; L. Sanders, L'hellénism de St.

Clément de Rome et le paulinisme , 1943; O. Perler , Ignatius von Antiochien und die romische Christusgemeinde , in

«Divus Thomas» 1944, pp. 442 ss; St. Schmutz , Petrus war dennoch in Rom , in «Benedikt Monatschrift» 1946, pp

122 ss; B. Altaner , Neues zum Verhältnis von 1 Klem. 5, 1.6, 2 , in «Histor. Jahrbuch» 1949, pp. 25 ss; M. Dibelius ,

Rom und die Christen in ersten Jahrhunder, Sitzungberichte des Heidelberger Akademie der Wissenschaften,

Philologisch-Historische Klasse , Haidelberg 1942.

385 Cfr N. Strathmann ( Theologisches Wörterbich zum Neuen Testament ad opera di Kittel, vol. IV, 54 ) che è assai

cauto sul senso di « morire martire »; il verbo « marturêin » solo più tardi assunse certamente tale significato assieme

alla parola dòksa (« gloria ») che designò la «gloria del martire».

386 Cfr per Paolo 2 Ti 4, 14-16. Secondo gli Atti di Paolo ( Pràxeis Paulòu, Acta Pauli nach dem Papyrus der Hamburger

Bibliotheke hrg. C. Schmidt ) un marito geloso perché sua moglie stava giorno e notte ai piedi dell'apostolo, cercò di

farlo condannare alle belve (Papiro 2, lin. 8). A Corinto un profeta gli preannunciò la morte a Roma vittima di gelosia

(Pap. 6, 1-22); egli, infatti, avrebbe incitato le mogli a sottrarsi ai loro mariti (!?). Anche se tali racconti sono fantastici,

essi riflettono pur sempre il ricordo di una gelosia di cui gli apostoli furono vittime. Le leggende non si creano di

sana pianta (cfr Mt 24, 10). Tacito, Annali XV, 44 : «Si convincevano (di cristianesimo) i primi arrestati che confessavano,

poi, su loro indicazione, una grande folla» («igitur primo correpti qui fatebantur, deinde indicio eorum multitudo

ingens»).

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crocifissione di Pietro, che non vi è attestata prima del Pellegrino di Piacenza387, può suggerirci che



la morte sia dovuta a denuncia all'autorità romana da parte di giudeo-cristiani fanatici ed eterodossi.

Il codice arabo, che risale a costoro e fu scoperto di recente da S. Pines a Istanbul. è contro tutti e

due gli apostoli. Contro Paolo, perché ha «romanizzato» la Chiesa, ha predicato contro la Legge e

contro il divorzio; Nerone quindi, che lo ha fatto «crocifiggere»(!). è un ottimo imperatore. E' pure

contro Pietro che, fidandosi di un sogno ha permesso ai cristiani di mangiare dei cibi impuri388.

Anche il passo citato di Clemente lascia supporre che Pietro sia stato vittima di gelosia a Roma,

perché egli è congiunto con altre persone le quali subirono il loro martirio nella capitale dell'impero:

con lui si nomina infatti Paolo, morto indubbiamente nell'Urbe; con lui si ricordano pure le «turbe

innumerevoli» fatte uccidere da Nerone e anche le Danaidi e le Dirci, martiri cristiane che con la loro

morte servirono da coreografia per raffigurare scene mitologiche del paganesimo antico389. Proprio

per tale motivo Pietro è incluso con Paolo «tra i nostri eccelsi apostoli», vale a dire tra gli apostoli

particolarmente ricollegati a Roma.

b) II secolo. – Sembra strano che Giustino , apologeta del II secolo, pur ricordando il Mago Simone,

che secondo la letteratura clementina fu il più accanito avversario di Pietro a Roma, non nomini affatto

l'apostolo. Anche Aniceto, vescovo romano (dal 157 al 167 d.C. a Policarpo che gli opponeva

la tradizione di Giovanni circa la data della Pasqua, non rispose riallacciandosi alla tradizione di

«Pietro e di Paolo» ma solo a quella dei «presbiteri» suoi predecessori390. Tuttavia questa affermazione

anzichè contrastare l'andata di Pietro e Paolo a Roma – questi vi fu di certo – si spiega con il

fatto che il vescovo, conoscendo come l'innovazione romana fosse di data recente, non poteva farla

risalire agli apostoli.

Contro tale silenzio appare l'affermazione implicita di Ignazio, vescovo di Antiochia, che verso il

110 d.C., durante il suo viaggio verso Roma per subirvi il martirio, pur non ricordando il martirio

dell'apostolo; scrive alla chiesa ivi esistente di non voler impartire loro «degli ordini come Pietro e

Paolo» poiché essi «erano liberi, mentre io sono schiavo»391. Siccome Pietro non scrisse alcuna lettera

ai Romani, si deve dedurre che egli avesse loro impartito dei comandi di presenza.

Non insisto su Papia (ca 130 d.C., Asia Minore), il quale afferma che Pietro scrisse da Roma la sua

lettera, perché ignoriamo se abbia dedotto la sua idea dall'esegesi del nome «Babilonia» inteso come

Roma (1 Pt 5, 13), oppure da una tradizione storica indipendente392 .

Origene (Egitto-Palestina n. 153/154) è il primo a ricordarci che Pietro fu crocifisso a Roma con il

«capo all'ingiù».

387 Cfr S. Bagatti , S. Pietro nei monumenti di Palestina , in «Collectanea» 5 (1960, p. 457. («St udia Orientalia Christiana

Historia»).

388 S. Pines , The Jewish Christians if the Early Centuries of Christianity Accordind to a New Source , Jerusalem 1966,

4, 62.


389 1 Cor 5, 2-6, 1. Per le Danaidi e Dirce cfr N. Fuchs , T acitus über die Christen , in «Virgiliae Christianae» 1950, pp.

65 ss; cfr A. Kurfess , Tacitus über die Christen , ivi, 1951, pp. 148 ss; Le Danaidi erano le cinque figlie di Danao, re

d'Egitto che, fuggite con Argo, furono raggiunte da cinquanta egiziani e costrette a sposarli; ma per consiglio del padre

la notte successiva alle nozze esse mozzarono la testa ai rispettivi mariti; solo una, Ipermnestra, risparmiò il suo

Linneo. In punizione furono condannate a riempire nell'inferno un'anfora senza fondo. Forse Nerone obbligò le martiri

a subire i più crudeli oltraggi morali e infine fece loro tagliare la testa con una variante al mito. Dirce, sposa di Lico,

tenne prigioniera e maltrattò Antiope, madre dei due gemelli Anfione e Zeto, ma per vendetta venne da costoro

legata alle corna di un toro.

390 In Eusebio , Hist. Eccl. 5, 24, 14-17 PG 20,508 A. I Romani, anziché osservare la pasqua al 14 Nisan, la celebravano

la domenica successiva a tale plenilunio. Cfr M. Goguel , L'Eglise primitive , Neuchâtel 1947, p. 213.

391 Ignazio , Ad Ephesias 3, 1; 3, 3; Ad Romanos 4, 3 PG 2 (ouch ôs Pètros kai Paùlos diatàssomai Umîn).

392 Papia in Eusebio (Hist. Eccl. 2,15,2; 3, 19, 15-16) e Clemente Alessandrino , Hypotyposeis in Eusebio (ivi 2,15,2 PG

20,172).

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«Si pensa che Pietro predicasse ai Giudei della dispersione per tutto il Ponto, la Galazia, la Bitinia, la Cappadocia e l'Asia



e che infine venisse a Roma dove fu affisso alla croce con il capo all'ingiù, così infatti aveva pregato di essere posto

in croce»393.

In Oriente Dionigi, vescovo di Corinto, verso il 170 d.C., in una lettera parzialmente conservata da

Eusebio, attribuisce a Pietro e Paolo la fondazione della chiesa di Corinto e la loro predicazione simultanea

in Italia (= Roma) dove assieme subirono il martirio.

«Con la vostra ammonizione voi (Romani) avete congiunto Roma e Corinto in due fondazioni che dobbiamo a Pietro e

Paolo. Poiché ambedue, venuti nella nostra Corinto hanno piantato e istruito noi allo stesso modo poi, andati in Italia (=

Roma) insieme vi insegnarono e resero testimonianza (con la loro morte) al medesimo tempo»394.

In Africa Tertulliano(morto ca. 200) ripete che Pietro fu crocifisso a Roma durante la persecuzione

neroniana, dopo aver ordinato Clemente, il futuro vescovo romano395. Siccome egli biasimò Callisto

che applicava a sé e a «tutta la chiesa vicina a Pietro» (ad omnem ecclesiam Petri propinquam), le

parole del «Tu sei Pietro», si può arguire che egli vi ritenesse esistente il sepolcro di Pietro, dal quale

proveniva alla comunità un certo prestigio396.

Ireneo , vescovo di Lione (Gallia meridionale morto verso il 202), ricorda che «Matteo... compone

il suo Vangelo mentre Pietro e Paolo predicavano e fondavano (a Roma) la chiesa»397.

Verso la stessa epoca (fine del II secolo) abbiamo due altre testimonianze provenienti l'una da Roma

(presbitero Gaio) e l'altra probabilmente dalla Palestina o dalla Siria (Martirio di Pietro).

c) Il presbitero Gaio parlando contro il montanista Proclo che esaltava la gloria di Gerapoli città della

Frigia in Asia Minore, perché possedeva le tombe di Filippo e delle sue figlie profetesse, ricorda

che Roma ha ben di più in quanto possiede i «trofei» (tropaia) degli apostoli Pietro e Paolo:

«Io posso mostrarti i trofei degli apostoli. Se vuoi andare al Vaticano oppure alla via Ostiense, troverai i trofei di coloro

che fondarono quella chiesa»398.

Che significa la parola «trofei»? Il sepolcro contenente le ossa di Pietro e di Paolo oppure un semplice

monumento dei due apostoli nel luogo supposto del loro martirio?399. L'accostamento di questi

393 Origene in Eusebio (Hist. Eccl. 3,1,2 PG 20, 215 A; CB 11, 1 p. 188). Sulle testimonianze patristiche riguardanti la

crocifissione di Pietro cfr V. Lapocci , Fu l'apostolo Pietro crocifisso «inverso capite»? , in «Studia et Documenta

Hist. et Juris», 28 (Roma 1962, pp. 89-99). Per gli usi romani della crocifissione cfr U. Holzmeister , Crux Domini

eiusque cricifixio ex archelogia romana illustratur , in «Verbum Domini» 14 (1934), p. 247.

394 In Eusebio , Hist. Eccl. 2, 25, 8 PG 20, 209 A. Erroneamente Dionigi attribuisce ai due apostoli la fondazione della

chiesa di Corinto, che fu invece opera del solo Paolo (1 Co 3, 10; 4, 15); ciò fa supporre almeno una visita di Pietro

(cfr il partito di kefa in 1 Co 1, 12). Dionigi testifica almeno la venuta di Pietro in Italia (Roma), anche se non contemporaneamente

a Paolo.


395 «Iruentem fidem Romae primus Nero crientavit. Tunc Petrus ab altero cingitur, cum cruci adstringitur» (Scorpiace

15 PL 2, 175 A), «Quos Petri in Tiberi tinxit» (De Bapt. 4 PL 1, 1312 CSEL 20, p. 204). «Romanorum (ecclesia refert)

Clementem a petro ordinatum» (De praescript. haeret. 32 PL 2, 53 A).

396 Così in De Pudicitia 21 PL 2, 1079; cfr W. Koehler , Omnis Ecclesia Petri prepinqua , in Sitzungherichte der

Heidelberger Akademie der Wissenschaften Phil. Histe, Klasse 1938 (per altre interpretazioni vedi sotto: Prime reazioni

antiromane).

397 Adv. Haer. 3, 1 PG 7, pp. 844-845; egli ammette la presenza simultanea dei due apostoli; erra però nel far fondare da

loro la chiesa, che al contrario era già esistente quando Paolo vi pervenne (Rm 15, 22 ss), e che probabilmente sorse

ad opera di avventizi romani (At 2, 10), convertitisi il giorno di Pentecoste.

398 In Eusebio , Hist. Eccl. 2,25,5-6 PG 20, 209 CB II/1, p. 176. Per la tomba di Filippo a Gerapoli cfr Eusebio, ivi, 31, 4

PG 20, pp. 280-281.

399 Cfr C. Mohrmann , A propos de deux mots controversés «tropeum-nomen» , in «Vigiliae Christianae», 8 (1954), pp.

154-173.

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due monumenti, eretti probabilmente da Aniceto400 con il sepolcro di Filippo e delle sue figlie, favorisce



l'interpretazione che pure essi contenessero i cadaveri dei due apostoli; tale in ogni modo è

l'interpretazione che ne dà Eusebio di Cesarea401.

d) Il martirio di Pietro ricchissimo di particolari, mostra l'apice leggendario raggiunto dalla tradizione

circa la morte di Pietro a Roma402. Ecco un breve riassunto di questo racconto:

Il prefetto Agrippa infierì contro Pietro perché quattro sue concubine avevano deciso di abbandonarlo in seguito a un

sermone di Pietro sulla castità. Egli fu incitato all'azione anche da Albino, un amico di Cesare, che come tanti altri era

stato lasciato dalla moglie Xantippe, affascinata dalla purezza elogiata dall'apostolo403. Xantippe e Marcello consigliarono

Pietro a fuggire da Roma per evitare il pericolo incombente, ma alla porta della città, forse quella che conduce verso

Oriente, questi s'incontrò con Cristo diretto verso la città, il quale alla domanda dell'apostolo «Quo vadis» rispose

«Vado a farmi crocifiggere di nuovo!» (c. 15). Pietro commosso tornò nell'urbe, e mentre egli narrava ai fratelli la visione,

comparvero gli sgherri di Agrippa che incatenarono l'apostolo. Pietro, condannato a morte sotto l'accusa di ateismo,

sconsigliò la turba, che si proponeva di liberarlo, ed esortò di perdonare ad Agrippa (cc. 33-36).

Dopo una rettorica apostrofe alla croce, Pietro chiese di essere crocifisso con il capo all'ingiù; in tale posizione egli tenne

un discorso, affermando tra l'altro, con espressioni gnostiche, che anche il primo uomo «cadde» con la testa all'ingiù

per cui il suo giudizio fu completamente falsato: la sinistra fu considerata la destra, il brutto bello, il male bene ecc.: occorre

quindi convertirsi, cioè salire la croce con Gesù e così ripristinare il vero valore delle cose. Alla fine elevò un'ardente

invocazione a Cristo che solo ha parola di vita! «Tu sei il Tutto, e il Tutto è in Te, e non v'è nulla che sia fuori di

Te» (c. 39) affermò Pietro con espressioni d'innegabile colorito panteista. La moltitudine pronunciò il suo «Amen»,

mentre Pietro spirava. Marcello ne lavò il cadavere con latte e vino, l'imbalsamò e lo seppellì on una cassa di marmo

nella propria tomba. Nottetempo gli apparve Pietro che lo rimproverò per lo sciupio inutile dei profumi e per la sepoltura

costosa «lascia che i morti seppelliscano i loro morti» (37-40). Nell'ultimo capitolo – forse una interpolazione come i

primi tre – Nerone, rimproverato Agrippa d'aver fatto morire Pietro di una morte troppo benigna, voleva vendicarsi uccidendo

i discepoli dell'apostolo; ma una voce misteriosa nottetempo gli disse: «Nerone, tu non puoi perseguitare né distruggere

i servi di Cristo; tieni lontano le tue mani da quelli!» L'imperatore atterrito si astenne allora dal disturbare i

cristiani.

Le testimonianze precedenti, come in genere quelle tratte dalla letteratura della corrente petrina,

presentano il tema della adaequatio Petri a Cristo, vale a dire della consociazione dell'apostolo al

martirio di Cristo.

e) III secolo. – Ci si presenta l'attestazione di Clemente Alessandrino (m, 215), che pur non affermando

esplicitamente il martirio di Pietro a Roma, scrive il particolare desunto dalla tradizione, che

l'Evangelo di Marco fu scritto a Roma durante la predicazione di Pietro in quella città:

«Quando Pietro predicava pubblicamente a Roma la parola di Dio e, assistito dallo Spirito vi promulgava il Vangelo, i

numerosi cristiani che erano presenti, esortarono Marco, che da gran tempo era discepolo dell'apostolo e sapeva a mente

le cose dette da lui, a porre in iscritto le sua esposizione orale»404.

f) IV secolo. – Con il IV secolo la credenza del martirio di Pietro a Roma è ormai comune, per cui è

superfluo addurre altri passi. Basti ricordare che, secondo il Lattanzio, Pietro e Paolo predicarono a

400 Hic (Anaclitus) memoriam beati Petri construxit, Anaclitus in Liber Pontificalis, Edizione Duchesne, Parigi 1886,

pp. 55-125.

401 Lietzmann, Petrus römische Martyrer, Berlin 1936, pp. 209 s.

402 Cfr 33-41 di Atti di Pietro ; viene attribuito falsamente a Lino papa, e ci è conservato in due Mss greci. James , The

Aprocriphal N.T. , Oxford 1924, pp. 330-336.

403 L'esaltazione della verginità (anche nel matrimonio) tradisce l'influsso manicheo e ci fa vedere come dallo gnosticismo

e dal manicheismo sia venuta la concezione che la verginità è superiore al matrimonio quale si impone ai fedeli

verso la fine del IV e nel V sec d.C.. Si capisce pure come gli Atti di Pietro godessero tanto favore presso gli eretici

specialmente presso i manichei (cfr Agostino, Contra Faustum Man. 30, 4; Adv Adimant. Manich. 17 e un po' prima

Filastrio, Haer. 88).

404 Questo brano tratto dalle Hypotyposeis si legge in Eusebio, Hist. Eccl. 6,14,6 PL 20,552.

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Roma e che dissero rimase fisso nello scritto405. Egli accusa poi Nerone d'aver ucciso Paolo e crocifisso



Pietro.

Eusebio della sua Storia Ecclesiastica ricorda che Pietro fu a Roma al tempo dell'imperatore Claudio

per combattervi Simone il Mago406. La sua predicazione fu fissata nello scritto di Marco407;

l'apostolo fu crocifisso con il capo all'ingiù408 mentre Paolo venne decapitato409. Clemente fu il terzo

successore di Pietro e Paolo410.

Testimonianze liturgiche

Sono diverse e ricordano varie feste in onore dei martiri Pietro e Paolo, di cui indicano con precisione

i vari luoghi di sepoltura e di devozione. Da un inno ambrosiano sono ricollegate a tre vie romane:

«Trinis celebratur viis festum sacrorum Martyrum»411 vale a dire, via Ostiense per il sepolcro

di Paolo, Via Aurelia per quello di Pietro, via Appia per entrambi gli apostoli.

Siccome quanto riguarda Paolo qui non ci interessa e quanto concerne la via Aurelia sarà esaminato

studiando gli scavi in Vaticano. ora raccolgo solo le testimonianze liturgiche riguardanti la via Appia412.

Tale festività è così presentata Martirologio di S. Girolamo (Martyrologium Hieronymianum): «Il

29 giugno a Roma il natale (= la morte) degli apostoli Pietro e Paolo: di Pietro sul Vaticano presso

la Via Aurelia, di Paolo presso la via Ostiense; di entrambi nelle Catacombe; patirono al tempo di

Nerone, sotto i consoli Basso e Tusco»413.

Siccome Basso e Tusco furono consoli nell'anno 258 d.C.. appare evidente che il dato originario

non doveva riguardare il martirio di Pietro e Paolo al tempo di Nerone (a. 64 d.C.) bensì un altro episodio:

probabilmente è sulla linea più giusta la notizia della Depositio Martyrum forse edita nel

354 da Furio Filocalo: «il 29 giugno (memoria) di Pietro nelle catacombe e di Paolo (sulla via) Ostiense

sotto i consoli Tusco e Basso»414. Dopo gli studi del Lietzmann divenne comune l'ipotesi

che tale festa riguardasse la traslazione dei corpi dei due martiri in quel luogo, che così unì insieme

il ricordo dei due fondatori della Chiesa romana, sostituendola a quella pagana dedicata ai fondatori

di Roma: Romolo e Remo415. E' tuttavia difficile accogliere la predetta traslazione delle reliquie di

Pietro e Paolo dai rispettivi posti di sepoltura perché vi restassero nascoste assieme nelle «Cata-

405 «Quae Petrus et Paulus Romae predicaverunt et ea praedicatio in memoria scripta permansit» Instit. Div. IV, 21 PL

6, pp. 516-517.

406 «Petrum cruci affixit et Paulum interfecit» De Morte persecutorum 2 PL 2, 196-197. 44. Eusebio, Hist. Eccl. 2, 15, 2

PG 20, 170.

407 Eusebio, Hist.Eccl. 3,1,2 PG 20,216.

408 Ivi, Hist. Eccl. 3, 1, 2 PG 20, 216.

409 Ivi, Hist. Eccl. 3,1,3 PG 20, 216.

410 Ivi, Hist. Eccl. 3,4,9.

411 H.A. Daniel , Thesaurus Hymnologicus , Lipsia 1855, vol. I, p. 90.

412 Cfr lo studio assai diffuso di J. Ruysschaert , Les documents Littéraires de la double tradition romaine des tombes

apostoliques , in «Revue Hist. Ecclésiastique» 52 (1957), pp. 791-831; cfr pure E. Griffe , La Légende du transfert du

corps de St. Pierre et de Paul ad Catacumbas , in «Bulletin de la Littérature Ecclésiastique» 1951, pp. 205-220.

413 «III Cal. Jul. Romae, Via Aurelia, natale apostolorum petri et Pauli, Petri in Vaticano, Pauli vero invia Ostiense, utrumque

in Catacumbas, passi sub Nerone, Basso et Tusco consulibus» Martirologium hieronymianum), Mss di Berna

del sec. VIII.

414 «III Cal Jul. Petri in Catacumbas et Pauli Ostiense, Tusco et Basso consulibus».

415 Papa Leone nel suo sermone 82 alludendo alla festa del 29 giugno afferma: « Gli apostoli fondarono la città di coloro

che ne costruirono le mura macchiandola con un fratricidio » (PL 54, 422 CD). Tale traslazione ammessa da H. Duchesne

(La memoria apostolorum de la via Appia, in «Atti della Pont. Accademia Romana di Archeologia» 1, 1 1923,

pp. 1 ss), diffusa da H. Lietzmann (The tomb of the Apostles ad Catacumbas, in «Harward Theological Review»

1923, p. 157; idem, Petrus und Paulus in Rom, Berlin 2° ediz. 1927) è divenuta quasi tradizionale.

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combe» della Via Appia. L'estrarre cadaveri da una tomba era delitto punibile con la pena capitale e



durante la persecuzione di Valeriano, essendo vietate le riunioni nei cimiteri, questi dovevano essere

oggetto di speciale sorveglianza. Di più sull'Appia, via di grande traffico, nei pressi delle catacombe,

proprio accanto alla tomba di Cecilia Metella, vi era un posto di polizia imperiale; il che

rendeva ancora più difficile tale trafugamento416. Di più tale gesto non aveva alcun senso in quanto,

secondo la legge romana non v'era pericolo di profanazione delle tombe da parte dei persecutori.

Per questo altri, senza ragione alcuna, anzi contro le testimonianze più antiche, suppongono che le

salme dei due apostoli siano state sin dal principio inumate ad Catacumbas, e poi al tempo di Costantino,

portate ai luoghi attuali sulla via Ostiense e sul Vaticano417.

Il culto di Pietro e di Paolo sulla via Appia nel 258 non ha mai presupposto l'esistenza di reliquie

dei martiri, ma fu un gesto di fede cristiana proprio nel momento in cui la persecuzione diveniva

generale e non rendeva possibile il raccogliersi nelle due necropoli pubbliche dove si trovavano le

tombe apostoliche418. Forse il luogo fu scelto poiché una tradizione vi poneva la casa dove Pietro

aveva vissuto per un po' di tempo a Roma, dato che si trattava di una zona prima abitata da ebrei.



Da pietro al papato
Excursus 1 gli apostoli e i dodici
Gli apostoli non sono limitati ai dodici
I dodici nei racconti evangelici
Simbolismo insito nel termine pietro
Excursus 2 l'interpretazione patristica del "tu sei pietro"
Pasci le mie pecore
Giacomo, il fratello del signore
Il partito giovanneo
Reperti archeologici privi di valore storico
Durata della permanenza di pietro a roma e data della sua morte
Bibliografia lightfoot
Capitolo undicesimo
Il comportamento di cipriano
Capitolo tredicesimo
Alessandro iii
Capitolo quattordicesimo
Superiorità sui concili: convocazione e approvazione
Capitolo quindicesimo
L'infallibilità dal xii secolo al concilio vaticano
Reazioni moderne
Una voce onesta


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