Da Pietro al Papato di Fausto Salvoni


EXCURSUS 1 GLI APOSTOLI E I DODICI



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EXCURSUS 1

GLI APOSTOLI E I DODICI

Introduzione

Pietro è uno dei dodici apostoli, anzi il «primo» dei Dodici. Tuttavia siccome i testi che parlano di

questi due gruppi sono alquanto imprecisi e spesso i Dodici si identificano con gli apostoli, mentre

in altri gli apostoli sono distinti dai Dodici e di numero più esteso di loro, ne consegue che molti

critici hanno posto in dubbio il valore storico della istituzione da parte di Cristo sia degli apostoli

che dei dodici. Idea questa che si riallaccia alla tesi che il Gesù storico non si è mai presentato come

il Cristo né ha mai preteso di fondare una chiesa26. Presenterò qui le ipotesi di due monografie radicali

di W. Schmithals e di G. Klein, che sono i risultati più recenti del problema, esaminato alla luce

della critica bultmanniana.

L'apostolato è un'invenzione tardiva

Secondo Walter Schmithals gli apostoli furono creati solo tardivamente nel II secolo perché di loro

non se ne parla nelle lettere apostoliche genuine, nel Vangelo di Giovanni, in Ignazio di Antiochia,

nel cristianesimo giudaico, a Roma e in Asia Minore27. Si deve quindi concludere che esso, di origine

posteriore, sia stato inventato al II secolo dopo Cristo. Ecco schematicamente come l'autore ne

traccia la creazione.

Durante la vita di Gesù, Pietro godeva un posto preminente (sinottici) ma solo perché era stato il

primo a godere la visione del Cristo risorto. In vista della imminente parusia si distinse un gruppo di

Dodici, che speravano di poter regnare con il Cristo risorto sulle dodici tribù di Israele. Ma la loro

vitalità fu effimera poiché già al tempo in cui Paolo visitò Gerusalemme, tale gruppo più non esisteva.

Frattanto nel II secolo, i discepoli di Paolo, nel desiderio di accrescere l'importanza del missionario

dei Gentili, trasferirono al cristianesimo ortodosso l'idea dell'apostolato, che era assai apprezzata

presso gli gnostici. Paolo, assieme con altri, fu fatto quindi un apostolo. Fra questo gruppo si inclusero

poi anche i Dodici, che per motivi apologetici e polemici divennero i testimoni oculari e i garanti

della rivelazione divina. In tale modo i Dodici, riabilitati, divennero i Dodici apostoli. L'idea

che i vescovi fossero successori degli apostoli, non appare prima del giudeo-cristiano Egesippo28.

Non risulta tuttavia che presso gli gnostici l'idea dell'apostolato fosse così importante da divenire il

punto di partenza dell'apostolato biblico, sembra piuttosto che, al contrario, l'apostolato cristiano

26 Nella scuola Bultmanniana è questo uno dei cardini fondamentali del sistema, che è tuttora ammesso anche da G.

Bornkamm ( Jesus von Nazareth, Stuttgart 1959). H. Toedt ha sostenuto la sua idea nel libro Der Menschensohn in

der synoptischen Ueberlieferung , Gütersloth 1959. Per una confutazione di questa idea si cfr. B. Rigaux, l'Historicitéde

Jésus devant l'exegèse récent , in «Revue Bibl.», 65 (1958) pp. 481-522; La seconde venue de Jésus, in «La venue

du Messie», Paris-Bruges 1964, pp. 201-202; Schnackenburg, Gotteshersschaft und Reich, Freiburg 1954, pp.

113-115.


27 W. Schmithals, Das Kirchliche Apostolat, Eine Historische Untersuchung (Forschungen zur Religion und Literatur

des Alten und Neuen Testament, 79) , Göttingen 1961. I primi accenni ai Dodici si rinvengono nell'Apocalisse, in

Giustino, nello Pseudo-Barnaba, in 2 Pietro e in Giuda.

28 Egesippo, verso il 180, scrisse le sue « memorie » ( Ypomnémata ), nelle quali si propone di esporre, come frutto dei

suoi viaggi, la « sana dottrina la quale fu tramandata dagli apostoli », di cui sarebbe garanzia la successione ( diadochén)

ininterrotta dei vescovi a partire dagli apostoli. Cfr. B. Altaner , Patrologia , Torino 1960, Marietti, n. 121 (pp.

92-93).

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abbia fatto sentire il suo influsso sullo gnosticismo, nel quale sorse così, per imitazione l'apostolato



gnostico. Perciò G. Klein propose un'altra ipotesi: secondo lui l'apostolato sarebbe stato codificato

da Luca, opera anonima sorta verso la metà del II secolo, unitamente con la seconda lettera di Pietro29.

Luca, notando come gli gnostici abusassero degli scritti paolini, volle subordinare Paolo alla

autorità dei Dodici; egli quindi sostenne, per primo, che costoro erano stati scelti direttamente da

Cristo con il quale avevano conversato (Lc 6, 13; At 1, 21) mentre gli altri apostoli, Paolo compreso,

inviati da una chiesa particolare (Antiochia; At 12, 1ss) o da un profeta (Anania: At 9, 22) stavano

praticamente sotto il controllo delle tre colonne della Chiesa, vale a dire Pietro, Giacomo e

Giovanni (Ga 2, 2.9).

Il Gerhardson rimprovera a questi due critici il loro scetticismo gratuito verso le fonti, la fiducia esagerata

nelle proprie idee ed il rifiuto altrettanto esasperante delle opinioni altrui, che siano in contrasto

con le loro, la ricostruzione irreale della comunità primitiva30. Una creazione del II secolo

avrebbe fatto scomparire l'ambiguità e la polivalenza del termine apostolo che ora si applica ai Dodici

e ora a discepoli più numerosi, e avrebbe ottenuto il numero «Dodici» tramite l'apostolo Paolo,

anziché con l'ignoto Mattia (At 1, 16).

Di più per sostenere una simile evoluzione dell'apostolato biblico si deve rimandare ad epoca troppo

tardiva la formazione di molti scritti neotestamentari contro l'attestazione chiara dell'archeologia e

in contrasto con i risultati della critica odierna31. L'ingegnosa ipotesi del Klein ha poi il difetto di

misconoscere il valore dei passi neotestamentari d'origine non lucana che parlano dei «Dodici», e

contrastano la supposizione che Luca sia stato il creatore di tale gruppo32. Può darsi che Luca abbia

contribuito a diffondere il nome dell' «apostolo», ma ciò non impedisce che Gesù stesso abbia scelto

direttamente i Dodici33.

Gesù intendeva fondare una chiesa?

Secondo l'interpretazione escatologica del Nuovo Testamento, riallacciantesi allo Schweitzer, Gesù

si è ingannato in quanto si immaginava che la consumazione dell'universo con la conseguente fondazione

del Regno di Dio si sarebbe avverata entro la sua generazione, perciò dopo la sua morte, si

29 G. Klein, Die zwölf Apostel. Ursprung und Gehalt einer idee (Forschungen zur Religion und Literature in das A. Und

N. Testaments, 59), Göttingen 1961.

30 B. Gerhardson, Die Botten Gottes, und die ApostelChristi , in «Svensk Exegetik Arsbok», 27 (1963), pp. 89-131;

Memory and manuscript Oral tradition and written trasmission in Rabbinic Judaism and early Christianity (Act. Sem.

N.T. Ups 22), Uppsala 1961, pp. 182-187.

31 Questi ragionamenti servono evidentemente per i critici non credenti, poiché per chi ammette l'ispirazione del Nuovo

Testamento il problema non esiste affatto.

32 Così, ad esempio, Mc 3, 13-19 (= Mt 10, 1-4): Ap 21, 14. In Gv 15, 26-27, pur mancando il numero «dodici, si parla

di loro (cfr Gv 13, 18-21; 6, 70-71 dove si parla della loro scelta ad opera di Gesù come i Dodici; Mc 14, 17). Il passo

giovanneo perderebbe un po' della sua importanza su questo punto, se vi si riconoscesse, come fa il Boismard , un influsso

lucano («Revue Bibl.» 1962, p. 618), provato dalla espressione «dall'origine» (Gv 15, 27 = Lc 1, 2), dal fatto

che lo Spirito Santo viene fatto inviare dal Cristo (Gv 15, 26 = At 2, 33) anziché da Dio (Gv 14, 6.26), la cui testimonianza

tramite gli apostoli richiama Lc 1, 48-49; At 1, 8 e specialmente At 5, 32; 15, 28. Sul problema dei «rapporti»

Giovanni-Luca cfr E. Boismard , Saint Luc et la rédaction du quattrième Evangile , in «Revue Bibl.» 1962, pp. 185-

211.

33 Cfr J. Dupont, Le nom d'Apôtre a-t-il été donné aux douze par Jesus?, Louvain 1956; B. Rigaux, Die Zwölf in Geschichte



und Kerygma, in «Der historische Jesus und der kerygmatische Christus. Berträge zum Christum-

Verständnis in Forschung un Verkundigung », Berlin 1960, pp. 468-486; N. von Bohemen , L'institution des Douze.

Contribution à l'étude des rélations entre l'Evangile de Matthieu et celui de Marc, in «La Formation des Evangiles»,

Paris 1957, pp. 116-151.

14

è ovviato a tale ritardo con la creazione della Chiesa. Secondo la nota espressione del Loisy, Gesù



predicò il Regno dei Cieli, ma purtroppo ne nacque la Chiesa34.

L'indagine più recente ha messo in risalto, che la Chiesa, pur non essendo del tutto identica al Regno

di Dio, ne è però l'anticipazione embrionale e imperfetta (Cl 1, 13). Da diverse parabole risulta

che il «Regno dei Cieli» nello stadio presente non si identifica completamente con quello finale,

perché in mezzo al frumento vive ancora zizzania (Mt 13, 36-43) e vi si trovano pure dei pesci piccoli

accanto a quelli grossi (Mt 13, 47-50). Il medesimo concetto appare nella parabola dell'abito

nuziale per cui chi ne è privo sarà sì rimosso, ma solo all'arrivo finale del re (Mt 22, 11-14); in quella

delle vergini stolte e prudenti la cui separazione si attuerà solo dopo l'avvento a lungo atteso dello

sposo (Mt 25, 1-13). Solo al tempo del giudizio le pecore saranno separate dai capri35.

Questo periodo intermedio in cui il Regno di Dio non si è ancora dispiegato totalmente, corrisponde

appunto alla Chiesa, che non sarebbe perciò fuori dalla visuale del Cristo. In passato si insisteva

molto sul fatto che Gesù, chiamandosi Figlio dell'Uomo, alludeva alla visione di Daniele, dove tale

espressione è ambivalente in quanto insieme all'idea di un Messia personale include anche quella di

un nuovo «popolo di santi»36. Daniele sarebbe quindi «La fonte dell'idea della Chiesa» (Kattenbusch).

Si è pure fatto leva sull'analisi del «Resto» asserito dai profeti per presentare Gesù come il

restauratore del «vero Israele», di questa nuova alleanza messianica. Anche gli affiliati di Qumrân si

ritenevano il vero Israele, la «piantagione eterna», la «casa santa» della «Nuova Alleanza», riuniti

per l'avvento del Messia37. A questa interpretazione A. Oepke obietta, a ragione, che il resto di Israele

profetico si concepisce entro lo stesso Israele e non come qualcosa di opposto, per cui occorre

aggiungervi il nuovo concetto del rifiuto di Israele affinché il regno possa passare a tutte le nazioni38.

Di qui l'idea di una nuova costruzione appartenente a Gesù, inclusa nella frase «Io edificherò

la mia Chiesa».

Più di recente si è esaminato meglio il Nuovo Testamento e vi si è visto che Gesù prevede la riunione

attorno alla sua persona di un gruppo di discepoli che attendono il regno e sono in contrasto con

coloro che costituiscono «le pecore disperse della casa di Israele» (Mt 10, 6). Egli è quindi il «pastore

» che non si può concepire senza un gregge da lui guidato (Mt 26, 31; Lc 12, 32).

Gesù sa che il suo appello sarà respinto, in quanto prevede la sua morte che predice ai discepoli.

Questa morte sarà sofferta a vantaggio di «molti» (MC 14, 24) senza distinzione fra giudei e paga-

34 Così W. Kümmel , Verheissung und Erfüllung. Untercuchungen zur eschatologischen Verkündigung Jesu , Zürich

1945; 1953; Jesus und die Anfänge der Kirche, in «Studia Theologica», 7 (1953), pp. 1-27; Die Naherwartung in der

Verkündigung Jesu, in «Zeit und Geschichte Dankesgabe an R. Bultmann», Tübingen 1964, pp. 31-46.

35 Cfr. W.F. Smith, The Mixed State of the Church in Matthews' Gospel , in «Journal of Biblical Literature», 82 (1963),

pp. 149-158. Egli richiama pure la frase: «Molti sono i chiamati, pochi gli eletti» (Mt 22, 14 e in alcuni codici anche

in 20, 16); la disciplina contro i non fedeli (Mt 18, 15-17); la parabola della pecora perduta (Mt 18, 12-13) del servo

perdonato che non perdona (Mt 18, 23ss). Tutti questi dati rispecchierebbero la situazione dell' 85 d.C. nella Siria,

dove sarebbe appunto sorto, secondo lui, il primo Vangelo, accentuando, per motivi polemici contro gli Esseni recatisi

a Damasco, il pensiero di Gesù.

36 Cfr Daniele 7, 18.21-22.27 sul rapporto Messia-Popolo di Dio nell'espressione «Figlio dell'Uomo», cfr J. Coppens- J.

De Queker, Les Fils de l'homme et les Saints du Très Haut en Dan.VII, dans les Apocryphes et dans le N. Testament,

Lovanio, Pubblications Universitaires 1961; F Kattenbusch , Der Quellort der Kirchenidee , in «Festgabe für A.V.

Harnack», Tübingen 1921, pp. 142-172 (unisce la profezia di Daniele con il cap. 53 del Deutero-Isaia).

37 K.L. Schmidt, Die Kirche der Urchristentums, in «Festgabe für A. Deismann» Tübingen 1927, pp. 251-359. Per le

citazioni dei testi qumranici cfr Regola della Comunità 8, 5-10.

38 A. Oepke, Der Herrenspruch über die Kirche Mt 16, 17-19 , in «Studia Theologica» 1948-1949, pp. 110-165; Das

neue Gotteswolk in Schriftum Schauspiel, bildende Kunst und Weltgestaltung , Gütersloh 1950; cfr pure sulla stessa

linea R. Flew, Jesus and His Church. A Study of the Idea of the Ecclesia in the New Testament , London 1953; O.

Cullmann , St. Pierre , pp. 167-174; D. Miller , The people of God. About the Basic New Testament Account of the

origin and Nature of the Church , London 1959; J. Jeremias , Der Gedanke der Heiligen Reste in Spätjudentum und in

der Verkündigung Jesu, in «Zeitschr. f. neut. Wissenschaft» 42 (1949). p. 184.

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ni39. Egli si rivolge ai peccatori, a tutti coloro che dovranno formare un nuovo popolo di Dio destinato



a succedere a quanti lo hanno respinto (Mc 2, 17; Mt 11, 28-30; 21, 31-32). Con la sua morte si

attua quindi una nuova alleanza, nella quale i suoi discepoli riuniti in gruppo attueranno le promesse

di Gesù40. Perciò la Chiesa che nascerà solo con la Pentecoste, è già vista in embrione nella selezione,

nella scelta, nella missione dei Dodici che saranno «i giudici delle dodici tribù di Israele»41.

Il numero «dodici» aveva per gli Ebrei un profondo valore simbolico, la cui prima origine è tuttora

incerta42, ma che, con il tempo si era legato ai dodici figli di Giacobbe, i capostipiti delle dodici tribù

israelitiche43. Esso quindi simboleggiava l'Israele carnale intimamente legato a Dio, al quale era

stato promesso il futuro regno messianico. La scelta dei «Dodici» apostoli, intimamente legati a Gesù,

mostrava che il vero Israele della promessa era ormai connesso con questi nuovi capostipiti del

nuovo popolo di Dio44. Si comprende in tal caso come nella Bibbia sia amato il numero «dodici» o

un suo multiplo: i centoquarantaquattromila (12x12x1000) raffigurano nell'Apocalisse i salvati di

Israele, mentre la «folla innumerevole d'ogni nazione e lingua», che tosto segue, raffigura i credenti

della gentilità (Ap 7, 4-8). La celeste Gerusalemme che scende sulla terra, è circondata da mura che

poggiano su dodici fondamenti, cioè sui Dodici apostoli, ed è dotata di dodici porte, tre per ogni

punto cardinale45. Conseguentemente la scelta dei «Dodici» apostoli da parte di Gesù non fa più

meraviglia e conferma un'altra volta la sua volontà di formare un nuovo popolo di Dio. Diviene

quindi naturale che i Dodici siano particolarmente ricollegati nella loro missione con il popolo ebraico46.

39 A. Friedrichsen, Messias und Kirche Ein Buch von der Kirche , Göttingen 1951, pp. 45-48 (Gesù supera le attese

messianiche di Israele perché situa al centro di esse la sua persona e la sua morte); A. Voegtle , Jesus und die Kirche ,

in «Begegnung der Christen», Festschrift O. Karrer, Stuttgard-Frankfurt 1959, pp. 54-81 (Gesù facendo conoscere al

cerchio ristretto dei discepoli il senso della sua morte, indicava il sorgere di un nuovo popolo di Dio).

40 R. Schnackenburg, Gotterherschaft und Reich. Eine biblish theologischen Studie , Freiburg 1965; Die Kirche im N.T.

(Quaestiones disputatae, 14), Freiburg 1963 (trad. ital. La Chiesa del Nuovo Testamento, Morcelliana, Brescia); cfr

pure B. Butler, Spirit and Institution in the New Testament (Studia Evangelica, III) Berlin 1964, pp. 138-165.

41 J. Dupont, Le loghion des douze trônes (Mt 19, 28; Lc 22, 28-30), in «Biblica», 43, (1964), pp. 355-392. Secondo

l'Autore Matteo aggiunge un detto riguardante i Dodici alle riflessioni sul rifiuto del ricco a seguirlo; Marco, più generico,

lo ricollega a tutti i discepoli; Luca lo introduce nell'ultima Cena. L'articolo è ben fatto; solo le deduzioni teologiche

circa la collegialità episcopale (pp. 391 ss) non hanno nulla a che vedere con il contesto; anzi il fatto che alla

loro morte i «Dodici» non siano stati sostituiti, depone contro la loro successione ad opera dei vescovi. Non è ben

chiarito il rapporto tra i Dodici e gli Apostoli.

42 L'origine simbolica del numero dodici è incerta; proviene forse dai dodici mesi dell'anno, oppure dal fatto che essendo

il doppio di sei, la cifra dell'uomo, potrebbe anche significare il «popolo di Dio», dove l'uomo non si trova più solo,

ma costituisce con altri una famiglia dotata di missione divina.

43 Gn 35, 23: At 7, 8

44 Anche a Qumrân il consiglio della comunità era composto di dodici uomini più tre sacerdoti (Regola della Comunità

8, 1), il che ci richiama i dodici apostoli e il cerchio più intimo di essi: Pietro, Giacomo e Giovanni. I capi sacerdoti e

i capi leviti saranno dodici, uno per ogni tribù (Regola della guerra 2, 1-3); le insegne belliche recheranno i dodici

nomi delle dodici tribù (ivi 3, 14).

45 Ap 21, 12-14. La posizione delle porte, tre per ogni punto cardinale, si può spiegare forse con Avoth dei Rabbi Nathan

e Ma'yan ganin di Ibn Mashud (Comm. al libro di Giobbe, ed. Bubert, 1889) dove si dice che Giobbe al pari di

Abramo, si costruì una tenda con le quattro aperture rivolte ai quattro lati del mondo, affinché l'ospite non si affacciasse

a cercarne l'entrata. Tale dato indicherebbe simbolicamente la facilità di accesso alla nuova Gerusalemme.

46 Su questo punto vi è accordo quasi generale tra gli esegeti; cfr H. Schuermann, Die Juengerkreis Jesu als Zeichen für

Israel , in «Geist und Leben», 16 (1963), pp. 21-35; J. Dupont, Le loghion des douze trônes, in «Biblica», 1964, pp.

387 s. Grande è la risonanza teologica della elezione dei Dodici, in quanto presuppone la coscienza messianica di Gesù,

anche se la proclamazione di questa sua prerogativa fu graduale; all'inizio Gesù predicò il «regno di Dio» o «dei

Cieli» (dove la parola cieli sostituisce l'impronunciabile nome di Dio) di cui Dio stesso è re (Mt 5, 35; 18, 23; 22,

2.7.11.13). Ma dinanzi a Pilato prima di salire sulla «croce» (che in Giovanni è presentato come il trono da cui Gesù

ascende al cielo), il Cristo si proclamò «re messianico», «il Figlio dell'Uomo» (cfr Dn 7, 9.10) che sarebbe asceso sulle

nubi al cielo (Gv 18, 33-38; Lc 23, 69). Come Figlio dell'Uomo egli è perciò associato alla funzione regale, che sarà

rimessa al Padre dopo la sua missione (1 Co 15, 24); quindi talora nel Vangelo si parla del «regno del Figliuol del-

16

Gli apostoli e i Dodici nel Nuovo Testamento

Il nome «apostolo» è d'origine greca e dal significato iniziale di «spedizione navale»47, passò ad

indicare, sin dal tempo di Erodoto, un messaggero48; infatti quei giudei che furono inviati a Roma

al tempo di Varo per ottenere la libertà di vivere secondo le leggi native furono chiamati «apostoli

»49. Ahia fu un «apostolo» duro verso la moglie di Geroboamo, perché le annunziò a nome di Dio

la prossima morte del figlio; apostoli furono detti anche i messi che l'Etiopia inviò alle nazioni50.

Tutti i profeti, al dire di Giustino, possono chiamarsi «apostoli», perché furono inviati da Dio a comunicare

il suo messaggio51. Nella versione dei LXX il termine «apostolo» traduce lo shalùach ebraico:

un participio passato con il senso di «inviato» divino52.

Anche i messi che di tanto in tanto il Sinedrio inviava da Gerusalemme per qualche missione speciale

o per raccogliere il denaro a favore del tempio, si chiamavano «apostoli» (aramaico: sheluchîn)

e il loro invio avveniva, secondo la testimonianza di Giustino, dopo l'imposizione delle mani53.

Secondo una attendibile notizia di Eusebio, Paolo sarebbe stato un apostolo giudaico prima di

divenire un apostolo cristiano ed infatti la sua missione con lettere credenziali del Sinedrio, a Damasco,

per incarcerarvi e trascinare a Gerusalemme i credenti in Gesù, presenta tutte le caratteristiche

dell'apostolo giudaico54.

In armonia con l'etimologia del vocabolo55 e con il precedente uso giudaico, anche i cristiani ebbero

i loro apostoli. Apostolo per eccellenza fu il Cristo, in quanto inviato dal Padre a recare salvezza all'umanità

(Eb 3, 1). Coloro che ricevevano una missione speciale dalle Chiese erano chiamati «apostoli

delle chiese» (2 Co 8, 23); tali furono Barnaba e Sila inviati dalla Chiesa di Gerusalemme per

notificare alle comunità dei Gentili le decisioni degli Apostoli (At 15, 27); Paolo e Barnaba che la

Chiesa antiochena inviò ad evangelizzare i gentili56; Timoteo ed Erasto che furono inviati in Macedonia

prima di Paolo (At 19, 22). Ma apostoli per eccellenza furono dette le persone inviate da Cri-

l'Uomo» (Mt 13, 41; 16, 28) o del «regno di Gesù» (Mt 20, 21); Mt 25, 40 dopo aver introdotto il «Figlio dell'Uomo»,

continua a parlare di un «re».

47 Cfr Platone, Ep. 7, 346a apòstolon plòiôn indica una flotta da trasporto; Demostene , Oratio, 3, 5; 18, 107 designa una

spedizione navale; tòn apòstolon (plòion apostèllein) significa spedire una flotta (cfr pure 18, 252, 262). In Lisia (sec.

V a.C.) è usato anche il plurale (Oratio , 19, 21); In Diogene Laerzio (storico del III secolo d.C.) vale «dispaccio, ordine,

permesso d'esportazione» (5, 59). La parola «apòstoloi» nella legislazione tardiva acquistò il valore di «Litterae

dimissoriae), con la quale un caso veniva deferito all'alta corte.

48 In Erodoto 1, 21, 38 designa il messo che fu spedito da Aliatte a Mileto e poi da Mileto a Sparta.

49 G. Flavio, Ant. Giud., 17,11,1.

50 1 Re 14, 6 LXX (Ahia); Is 18, 1s (Etiopia).

51 Adv. Triphonem 75 PG 6, 652 B; cfr pure Girolamo. Comm. ad Galatas, 1, 1 PL 26, 335 D.

52 Nm 16, 28; Is 6, 8.

53 Giustino, Adv Triphonem c. 108 PG 6, 755 C. L'apologeta cristiano afferma che il Sinedrio, dopo aver loro imposto

le mani ( keirotonésantes ), inviò dei messi in tutto il mondo per annunziare il sorgere della eresia cristiana in seno al

giudaismo (cfr pure Eusebio , Comm. in Is 18, 1 PG 24, 213-214).

54 Epifanio, Haer. 30,4,2 ed. K. Holl CB p. 338, 21 PG 41, 409 D. L'invio dei «messi», iniziatosi al tempo di Giosafat

(cfr 2 Cr 17, 7-9), si sviluppò assai dopo che il Sinedrio si fu stabilito a Tiberiade in seguito alla distruzione di Gerusalemme;

gli «apostoli» ricevevano dal «patriarca» (= capo della Sinagoga) l'incarico di curare tra l'altro la raccolta di

denaro. Tale sistema di tassazione fu abolito da Onorio nel 398 come risulta dal cod. di Teodosio 16,8,14. Una iscrizione

di Venosa parla di «duo apotuli et duo rebbites» (cfr C.B. Frey , Corpus Inscriptionum judaicarum I, Roma

1936, p. 438, n. 611). Su questo problema cfr S. Krauss, Die Jüdischen Apostel, in «Jew. Quart. Rev.», 17 (1905),

370 ss.


55 Apostolo deriva da apostéllo : «inviare», con il senso di «inviato».

56 At 11, 30; 13, 3; 15, 2

17

sto ad evangelizzare, per cui quando si nominano gli Apostoli è specialmente di loro che si parla.



Come inviati da Gesù sono pari a lui. poiché l'apostolo va accolto come colui che lo invia57.



Da pietro al papato
Gli apostoli non sono limitati ai dodici
I dodici nei racconti evangelici
Simbolismo insito nel termine pietro
Excursus 2 l'interpretazione patristica del "tu sei pietro"
Pasci le mie pecore
Giacomo, il fratello del signore
Il partito giovanneo
La tradizione patristica
Reperti archeologici privi di valore storico
Durata della permanenza di pietro a roma e data della sua morte
Bibliografia lightfoot
Capitolo undicesimo
Il comportamento di cipriano
Capitolo tredicesimo
Alessandro iii
Capitolo quattordicesimo
Superiorità sui concili: convocazione e approvazione
Capitolo quindicesimo
L'infallibilità dal xii secolo al concilio vaticano
Reazioni moderne
Una voce onesta


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