Da Pietro al Papato di Fausto Salvoni


Gli Apostoli non sono limitati ai Dodici



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Gli Apostoli non sono limitati ai Dodici

Dall'insieme dei passi biblici appare evidente che gli Apostoli inviati da Cristo non si possono limitare

ai Dodici. I Dodici furono tutti Apostoli, ma non tutti gli Apostoli appartengono ai Dodici. Paolo

, ad esempio, che si presenta come il minimo degli apostoli per aver perseguitato la Chiesa di

Dio, pur non rivendicando mai la prerogativa d'essere uno dei Dodici, insiste nel presentarsi come

un apostolo. Senza timore di essere contraddetto chiede: « Non sono io un apostolo? » (1 Co 9, 1).

Assieme a lui anche Barnaba compie il lavoro di un apostolo, per cui entrambi si proclamano «apostoli

» nella stessa misura degli «altri» ( loìpoi) prima nominati58.

Andronico e Giunio , parenti di Paolo, sono presentati come « apostoli assai stimati»59. Tra gli apostoli

va pure incluso Giacomo , il fratello del Signore, come risulta in modo chiaro dal fatto che Gesù

apparve «a Giacomo e a tutti gli apostoli » (1 Co 15, 7); è infatti evidente che l'aggettivo « tutti »

non avrebbe senso se costoro si dovessero identificare con il precedente « Cefa e i Dodici » (ivi, v.

5) che già ebbero una propria apparizione. Inoltre Giacomo non era affatto uno dei Dodici, perché

durante la vita terrena di Gesù egli non credeva che il proprio fratello fosse il Cristo60; ma egli è

chiaramente presentato come «apostolo» da Paolo, quando scrisse che, giunto a Gerusalemme, egli

non vide alcun altro apostolo ad eccezione di Giacomo (Ga 1, 19).

Siccome il numero degli Apostoli non era fissato, si comprende meglio la pretesa con cui alcuni,

pur non essendolo, osavano presentarsi come tali ai fratelli, mentre in realtà non erano altro che

«falsi apostoli, operai fraudolenti travestiti da apostoli di Cristo»61. Proprio per il loro numero illimitato

gli Apostoli sono posti nella prima categoria delle persone arricchite da carismi, il che sarebbe

incomprensibile se qui Apostoli fossero stati soltanto i Dodici62. Né si obbietti che solo i Dodici

57 Lc 10, 16 anche se non c'è la parola «apostolo» il concetto vi è incluso, in quanto il verbo «inviare» in greco è della

stessa radice (apostéllo ) usata per il vocabolo greco di «apostolo». In Gv 15, 15 si afferma che l'apostolo, ivi chiamato

però con il nome di «servo», non può essere superiore al padrone a cui serve.

58 1 Co 9, 5s. Alcuni vorrebbero includervi anche Apollo (1 Co 4, 9) supponendo che il plurale si riferisca anche

all’Apollo prima nominato v. 6; è possibile ma poco probabile, poiché egli fu istruito da Aquila e Priscilla (At 18, 24-

28), visse lu8ngi dalla Palestina (Alessandria At 18, 24; Listra At 16, 12). Egli non aveva quindi le caratteristiche di

un apostolo; anche Clemente Romano lo distingue dagli apostoli chiamandolo «uomo stimato dagli (parà) apostoli»

(Epist. 47).

59 Rm 16, 7. E' Illogico tradurre questo passo come segue: «sono assai stimati dagli apostoli»; in tal caso ci vorrebbe la

preposizione parà , non l'en che ora vi esiste e che costringe a tradurre il testo come segue: « sono segnalati tra gli apostoli

», tra coloro cioè che sono apostoli come loro. Origene (In Rm 10, 21 PG 14, 1280 AB) pensa che con tutta

probabilità Giunio e Andronico fossero due dei settanta discepoli scelti da Gesù (cfr Lc 10, 1-16). Il plurale «apostoli

» di 1 Te 2, 6 (come quello di 1 Co 4, 6) è un plurale maiestatico, da riferirsi solo a Paolo; là alcuni pensano che si

voglia riferire anche a Silvano che con Paolo scrisse la lettera. Sarebbe tuttavia, in tal caso, da escludere Timoteo, che

è pure lui un altro mittente della lettera (cfr 1 Te 1, 1) in quanto egli altrove è chiamato solo evangelista (2 Ti 4, 5) ed

è chiaramente distinto da Paolo (2 Co 1, 1; Cl 1, 1 « Paolo apostolo e Timoteo suo fratello »).

60 Cfr Gv 7, 5. La sua conversione deve essersi avverata con l'apparizione del Risorto della quale parlano Paolo (1 Co

15. 6-7) e anche il Vangelo giudeo cristiano degli Ebrei, secondo un suo frammento riportato da Girolamo: « Il Signore,

dopo aver dato la sindone al servo del sacerdote, andò da Giacomo e gli apparve (Giacomo aveva infatti giurato di

non mangiare più pane da quel momento in cui egli aveva bevuto dal calice del Signore sino a quello in cui egli avrebbe

visto il morto risorto). E tosto il Signore disse: Portate una mensa e del pane. Prese il pane, (lo) benedisse, lo

spezzò e lo diede a Giacomo il giusto e gli disse: Fratello mio, mangia il tuo pane, perché il Figlio dell'uomo è risorto

dai dormienti» (Girolamo , De viris illustribus , in E. Hennecke , Neutestamentliche Apokriphen , Tübingen 1959,

vol. 1, p. 108).

61 2 Co 11, 15-13; il «cotesti sommi apostoli » non va riferito ai Dodici ai quali Paolo non si dichiarerebbe inferiore,

bensì, secondo il contesto, a quegli apostoli boriosi che, pur non essendo tali, osavano con baldanzosità biasimare lo

stesso Paolo (cfr 2 Co 11, 13; Ap 2, 2); la Didaché (c. 11) dà delle norme per distinguere i veri dai falsi apostoli.

62 1 Co 12, 28; Ef 4, 11.

18

sono fonte di rivelazione per i cristiani, poiché in tal caso dovrebbero essere escluse le lettere di Paolo,



di Giacomo e di Giuda, composte, queste ultime da due fratelli di Gesù che non erano membri

del collegio dei Dodici.



Qualifiche necessarie per divenire apostoli

Per essere riconosciuto «apostolo» il cristiano doveva presentare delle credenziali indispensabili che

sono qua e là indicate dal Nuovo Testamento e che cercherò qui di sintetizzare assai brevemente:

a) L'apostolo doveva aver visto il «Signore», vale a dire il Cristo risorto

Paolo, a chi negava il suo apostolato, ricordò senza timore di smentita: « Non ho io forse veduto

Gesù il Signore nostro? » (1 Co 9, 1; At 9). L'accenno al Signore, vale a dire al Cristo glorificato, ci

fa capire che la visione del Risorto era un elemento indispensabile per aspirare all'apostolato (cfr At

2, 36), Apparendo ai discepoli raccolti nella «camera alta » dove erano presenti anche altre persone

oltre i Dodici – vi si trovavano fra l'altro almeno i discepoli di Emmaus, secondo Luca – Gesù disse

a tutti: «Voi mi sarete testimoni di queste cose» (Lc 24, 48). Gli apostoli dovevano quindi aver veduto

il Risorto dopo la sua morte infamante, per poter così testimoniare la sua gloriosa resurrezione.

Infatti per tutte le persone presentate dal Nuovo Testamento come apostoli vi è, se non la certezza –

dato il silenzio delle fonti – almeno una forte presunzione che abbiano visto il Cristo risorto. Lo vide

certamente Giacomo, fratello del Signore63; lo videro con tutta probabilità Barnaba, ardente cristiano

dei primi giorni e che forse era uno dei « settanta discepoli», come Andronico e Giunio, presentati

appunto come tali64.

Era quindi inevitabile che con il corso degli anni gli «apostoli» dovessero scomparire dall'orizzonte

poiché con l'inesorabile progredire del tempo i testimoni oculari andarono sempre più assottigliandosi

fino a scomparire del tutto. Alla fine del sec. I e all'inizio del II sussistevano ancora alcuni apostoli

ai quali si erano aggiunti molti altri pseudo-apostoli; la Didaché diede delle norme pratiche per

distinguere i veri dai falsi65. Ma verso il 150, e forse anche prima al tempo del Pastore di Erma, gli

apostoli erano già scomparsi, in quanto lo scrittore ne considera già completo il numero che simbolicamente

riduce a «quaranta»66.



b) L'apostolo doveva essere inviato dal Cristo risorto almeno tramite lo Spirito Santo.

Molte persone – cinquecento in una sola volta – videro il Risorto, alcune delle quali erano tuttora in

vita al momento in cui Paolo scrisse la sua lettera ai Corinzi (1 Co 15, 6), ma non per questo tutte

divennero automaticamente degli apostoli. Per far parte di tale categoria occorreva la chiamata di

Dio, tramite il Cristo o almeno mediante lo Spirito Santo.

Paolo, conformemente al decreto divino, anteriore alla sua nascita (Ga 1, 15) così come già era avvenuto

per Geremia (Gr 1, 5), fu chiamato dallo stesso Cristo67. La sua dignità apostolica risale all'appello

diretto ricevuto dal Signore sulla via di Damasco (At 9, 15; 22, 14s). Fu lo Spirito Santo ad

63 1 Co 15, 7. E' probabile che lo abbiano visto anche gli altri «fratelli» in quanto fin dall'inizio li troviamo raccolti nella

camera alta in attesa dello Spirito Santo, assieme a Maria, a Giacomo e ai Dodici.

64 Per Barnaba che era levita cfr At 4, 36; Per Giunio e Andronico, cfr Rm 16, 7 e, sopra, la nota 12. Giunia è nome maschile

e non femminile, come erroneamente pensava il Crisostomo; è contratto di Junianus.

65 Didaché o Dottrina dei Dodici apostoli.

66 Sim. IX, 15,4: «Questi sono gli apostoli e i dottori che predicarono (al passato) il none del Figlio di Dio» (Sim OX,

16, 5-6; Vis. 14, 5; Sim IX, 25; cfr Ef 4, 11). Il fatto che Paolo affermi che fu il Cristo glorioso asceso al cielo (Ef 4,

7-11) a sceglierli, significa ancora una volta la necessità d'aver visto il Risorto, per essere inclusi tra gli Apostoli.

67 Ga 1, 1; 1 e 2 Co 1, 1.

19

inviarlo in missione come apostolo, quando, durante un'assemblea di cristiani ad Antiochia, ispirò



alcuni profeti a far mettere da parte Barnaba e Saulo perché iniziassero la predicazione tra i Gentili

(At 13, 2). Tale chiamata dello Spirito Santo – che del resto aveva agito pure sui Dodici il giorno

della Pentecoste – abilitava chiunque avesse visto il Signore a divenire un apostolo, un testimone

ispirato68.

Da ciò si vede la differenza tra l'invio da parte della Chiesa di un credente, per un incarico specifico,

come ad esempio quello di inviare delle lettere ad altre comunità (At 15, 25), e la missione affidata

dallo Spirito Santo. Ogni inviato poteva chiamarsi «apostolo», ma in realtà solo coloro che erano

stati inviati dallo Spirito Santo a testimoniare il Risorto, da loro visto, entravano a far parte

della categoria degli «apostoli» nel senso più stretto del termine. Proprio per tale motivo Paolo affermò

che lo Spirito Santo «ha costituito» nella Chiesa primieramente gli apostoli69. Tuttavia siccome

lo Spirito Santo non è altro che il continuatore dell'opera del Risorto – il quale anzi in un passo

è persino identificato con lo «Spirito»70 – ne deriva che l'attività dello Spirito può essere considerata

l'attività dello stesso Cristo. Possiamo quindi comprendere le parole paoline «E' lui (il Cristo

glorioso) che diede (édôken) gli uni come apostoli»71.



c) La missione dell'apostolo non si limita a regioni particolari, ma si estende a tutte le genti.

Infatti tutti gli uomini devono essere portati a salvezza mediante la conoscenza del Cristo l'ubbidienza

(= fede) alla sua volontà. «Guai a me se non evangelizzo», affermò Paolo (1 Co 9, 16). Egli

non fu inviato primariamente a battezzare, bensì ad evangelizzare (1 Co 1, 17) senza limitazione di

sorta.

La divisione del campo di lavoro per cui Pietro si occupa particolarmente dei Giudei e Paolo dei



Gentili non è da prendersi in senso assoluto (Ga 2, 7). Fu infatti Pietro a predicare per primo ai Gentili

convertendo Cornelio (At 10), così come Paolo era solito rivolgersi ai Gentili solo dopo che gli

Ebrei di una città avevano respinto l'Evangelo. Se Paolo non intendeva « edificare sul terreno altri»

lo faceva solo per spontanea volontà e per motivi di prudenza, non per una particolare limitazione

da parte del Cristo (Rm 15, 20).

Lo Spirito Santo agì potentemente negli Apostoli.

Sugli apostoli presenti nella camera alta il giorno di Pentecoste scese potentemente lo Spirito Santo,

perché fossero testimoni del Cristo risorto72. Per influsso dello Spirito gli apostoli poterono svolgere

la loro missione con segni e svariate opere potenti.



a) Rivelazione divina

È la rivelazione trasmessa dagli apostoli come dimostra ben chiaramente O. Cullmann73, che costituisce

la «Tradizione » cristiana. Per questo Paolo, nonostante che Gesù avesse stigmatizzato la

«tradizione degli antichi » (Mc 7, 3ss; Mt 15, 6), poteva ordinare: « Mantenete le tradizioni» (2 Ti

68 Paolo dovette da un parte opporsi alle pretese dei seguaci di Giacomo nella direzione della Chiesa e dall'altra a quelle

dei fautori dei Dodici. Perciò egli mostra che la sua investitura non proviene da Giacomo o dai Dodici, bensì direttamente

da Dio.

69 1 Co 12, 28; l'aoristo indica che lo Spirito aveva stabilito in passato le varie categorie ivi accennate.



70 2 Co 3, 17.

71 Ef 4, 11; gli apostoli sono qui considerati come una realtà del passato, o, come una categoria fissa? Sembra migliore

la seconda ipotesi. Lo Spirito ha stabilito delle categorie che non possono venire modificate.

72 Non si può restringere la presenza delle persone solo ai «Dodici», poiché vi erano indubbiamente presenti anche «i

fratelli del Signore», anzi a quel che pare gli stessi centoventi prima ricordati (cfr At 1, 14. 15 e 2, 1).

73 =. Cullmann, La Tradition, o.c., p. 15.

20

2, 15). Infatti, la tradizione di cui parla Paolo non è affatto una tradizione «umana»74, bensì l'insegnamento



che per «rivelazione»75 egli aveva ricevuto da Dio e che a sua volta aveva trasmesso ai

credenti (1 Co 2, 11-13).

Questa «rivelazione» poteva essere «diretta»76, come il piano salvifico di Dio il quale fu da Dio

svelato in modo particolare a Paolo e che consiste nel fatto che tutti, Giudei e Gentili, sono destinati

a far parte del nuovo popolo di Dio (Ef 3, 3-7; Ga 1, 15s). Essa poteva pure avvenire in modo «indiretto

» vale a dire tramite altri apostoli che erano stati in contatto diretto con Gesù, come, ad esempio,

Pietro (Ga 1, 18). Tuttavia anche queste comunicazioni apostoliche – trasmesse oralmente prima

d'essere poste per iscritto – erano pur sempre una rivelazione, in quanto provenivano da Dio per

ispirazione divina. L'insegnamento dell'apostolo è infatti un insegnamento divino, proprio perché

egli era guidato dallo Spirito Santo in ogni verità (Gv 16, 23).

Per questo si spiega meglio il fatto che Paolo, pur riferendo il racconto della Cena del Signore in

una forma già stilizzata e proveniente dalla tradizione apostolica, possa dire: «L'ho ricevuto da parte

del Signore» (1 Co 11, 23).

L'apostolo – Paolo compreso – quando scrive per utilizzare un detto di Gesù, come ad esempio in 1

Co 7, 10, dove si legge: « Ai maritati io annuncio, non io stesso ma il Signore, di non separarvi » (1

Co 7, 10; cf Mc 10, 11s), in quel preciso momento, tramite l'apostolo, era il Signore che parlava.

Ma anche quando mancava un preciso detto «detto» (lòghion ) del Signore, l'apostolo impartiva

sempre degli ordini che in ultima analisi, data la sua ispirazione, provenivano da Dio; per cui Paolo

poteva scrivere: «Agli altri (non coniugati) ordino io, non il Signore (= Gesù Cristo)» (1 Co 7, 12).

Tuttavia anche in questo caso, in virtù del suo carisma apostolico, egli meritava fiducia incondizionata

e il suo insegnamento doveva divenire pietra di paragone per valutare gli altri insegnamenti:

«Riguardo alle vergini, non ho un ordine del Signore. Ma io do il mio avviso come un uomo a cui il

Signore, nella sua misericordia ha dato il dono d'essere degno di fede77...Se alcuno si stima essere

profeta o spirituale, riconosca che le cose che io vi scrivo sono comandamenti del Signore. E se alcuno

lo vuole sprezzare, sia sprezzato (da Dio) » (1 Co 14, 37 s; cfr 1 Co 11, 16).

Tramite la tradizione apostolica è il Signore che si fa conoscere a quanti non poterono vedere il Risorto.

Naturalmente ciò è possibile solo se chi «ascolta» ubbidisce a tale tradizione, come sta incluso

nel verbo greco «ascoltare» (akoúô ). Chi ascolta non è colui che semplicemente ode, ma è colui

che con cura pratica ciò che è stato udito78.

b) Doni taumaturgici

Lo esprime chiaramente Paolo scrivendo ai Corinzi:

«Certo i segni dell'apostolo sono stati manifestati in atto tra voi, nella perseveranza a tutta prova,

nei miracoli, nei prodigi e opere potenti» (2 Co 12, 12)

74 Cl 2, 8 Paràdosis toû anthrópou .

75 Ga 1, 12 dià apokalúpseos .

76 I negatori dell'esistenza di Gesù (Couchoud , Le Mystère de Jésus , Paris 1924, p. 141) poggiano su questo punto per

asserire che tutto quanto fu detto del Cristo proviene da una « supposta » rivelazione avuta da Paolo. L'apostolo avrebbe

trasferito sul piano storico il contenuto di una sua visione soggettiva! Posizione evidentemente assurda! Come

tutti l'avrebbero così facilmente accolta, se il Cristo non fosse nemmeno esistito?

77 1 Co 7, 25 «degno di fede»; traduzione più esatta che non quella di «fedele». Il greco pistòs einai ha il senso di «essere

degno di fede» anche in 1 Ti 7, 12 (degno di fiducia); At 13, 34.

78 Ef 4, 21. Perciò Paolo scrive loro «se pur l'avete ascoltato» in quanto non basta «udire», occorre anche praticare. Udire

l'ammaestramento o la tradizione apostolica non è udire un uomo, bensì ascoltare lo stesso Cristo.

21

Per questo Paolo, predicando ai Corinzi con «debolezza (personale), con timore e con tremore »,



non ha cercato di convincere usando discorsi meravigliosi ed avvincenti, bensì con manifestazione «

di Spirito e di potenza» affinché la loro fede poggiasse non «su sapienza umana, ma sulla potenza

divina» (1 Co 2, 3 ss). A motivo dello Spirito potente che li spingeva ad agire, gli apostoli (e non

altri) imponendo le mani potevano conferire lo Spirito Santo in un dispiegamento visibile di potenza

meravigliosa79. La stessa ombra di Pietro guariva gli ammalati, così come gli asciugamani e i

grembiuli di Paolo portavano guarigione80. Perciò l'autore della lettera agli Ebrei richiamando la

salvezza « annunziata dal Signore » e poi « confermata da quelli che l'avevano udito» (= apostoli)

osserva che Dio stesso aggiungeva la sua testimonianza alla loro con segni e dei prodigi, con opere

potenti svariate, e con doni dello Spirito Santo distribuiti secondo la sua volontà81.

Un dono miracoloso interiore, ma ancor più potente degli altri, era la conversione delle anime, che

costituiva il primo suggello dell'apostolato. La trasformazione di un'anima è infatti un'opera ben più

potente della guarigione corporale, per cui Paolo poteva scrivere:

« Se per altri non sono (ritenuto) un apostolo, lo sono almeno per voi, poiché il suggello del mio

apostolato siete voi, nel Signore » (1 Co 9, 2)

La loro conversione testimoniava infatti ch'egli lavorava davvero per il Signore e che la grazia di

Dio era con lui. Paolo non aveva bisogno di raccomandazioni, poiché poteva presentare la commendatizia

più bella del suo apostolato, vale a dire i cristiani viventi a Corinto da lui convertiti al

Signore:


« Siete voi la nostra lettera scritta nei nostri cuori, conosciuta e letta da tutti gli uomini essendo manifesto

che siete una lettera di Cristo, scritta mediante il nostro ministero, ma con lo Spirito dell'Iddio

vivente, non su tavole di pietra, ma su tavole che sono cuori di carne » (2 Co 3, 2 ss).

Il fondamento della Chiesa

La classe degli «apostoli» costituiva perciò nella Chiesa primitiva il grado più alto dei doni carismatici

(1 Co 12, 28-29; Ef 4, 11). Talora gli apostoli sono messi in connessione con i «profeti»

dell'Antico Testamento (Lc 11, 49; 2 Pt 3, 2)82, in quanto essi costituivano i veri autentici «profeti»

del Nuovo Testamento il cui insegnamento non poteva venir discusso, mentre, al contrario, lo

potevano essere i profeti della Chiesa primitiva. La loro dottrina apostolica costituiva il mezzo più

sicuro «per discernere » la vera dalla falsa profezia83.

Gli apostoli costituiscono perciò il «fondamento » della Chiesa84 in quanto è solo per mezzo loro

che gli altri uomini possono conoscere il Cristo. Se il Cristo fosse venuto al mondo senza essere sta-

79 Per Pietro e Giovanni cfr. At 5, 15; per Paolo cfr At 19, 12.

80 Per Pietro cfr At 5, 15; per Paolo cfr At 19, 12.

81 Eb 2, 4. Anche se qui non si dice che le potenti opere taumaturgiche erano privilegio degli apostoli (di fatto vi era nella

Chiesa apostolica anche il carisma delle guarigioni, donato a varie persone), si può però concludere che tali doni

erano principalmente riservati agli apostoli.

82 In Ap 18, 20 sembra che i profeti quivi nominati dopo gli apostoli siano quelli dell'A.T. «Rallegrati o cielo, e voi santi,

e voi apostoli, e voi profeti»

83 In Ga 1, 1ss. In merito agli «apostoli e profeti » di Ef 2, 20, va notato che si tratta di un unico gruppo di persone, non

di due gruppi distinti, in quanto non vi si ripete l'articolo dinanzi alla seconda parola «profeti» (come avviene in Ap

18, 20 e Ef 4, 11), ma un articolo unico regge entrambi i nomi. Quindi gli «apostoli» sono gli «unici» autentici e legittimi

«profeti» del Cristianesimo. Gli altri profeti possono essere discussi, ma gli «apostoli» no!

84 Il themélion è il fondamento che l'architetto getta a base della costruzione futura. Gli apostoli hanno posto il fondamento

della Chiesa che è Gesù Cristo (1 Co 3, 10), ma anche loro costituiscono il «fondamento» della chiesa in quanto

sono stati utilizzati da Cristo per fondare la sua Chiesa (Ef 2, 20) e sono gli unici mezzi che abbiamo a disposizione

per conoscere il Cristo.

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to annunziato dagli apostoli, noi saremmo ancora nella situazione che precedette la sua venuta, in



quanto non potremmo conoscerlo e avere fede in lui. La fede viene tramite l'udire, e l'udire si ha per

mezzo della testimonianza esplicita trasmessa a noi dagli apostoli ispirati (cfr Ef 2, 20; Rm 10,

13.14.17)85.

Perché il fondamento della Chiesa rimanesse stabile, gli apostoli non solo predicarono, ma scrissero

pure dei libri sotto l'influsso dello Spirito Santo, che furono poi raccolti devotamente dai primi cristiani

come libri ispirati e racchiusi nel canone della «Bibbia» o dei libri divini. Siccome gli apostoli

oltrepassarono il numero di dodici, si comprende come le lettere di Paolo, di Giacomo e di Giuda

siano state ritenute sacre; i loro autori, infatti, pur non essendo annoverati tra i Dodici, erano pur

sempre degli apostoli. Si comprende anche meglio l'ispirazione del Vangelo di Marco, che probabilmente

fu lui pure un apostolo testimone della resurrezione e della cattura di Cristo, qualora lo si

identifichi, com'è probabile, con il giovane sfuggito seminudo ai soldati che lo volevano catturare

(Mc 14,51-52) e con il Giovanni Marco la cui casa era luogo di riunione della Chiesa primitiva (At

12, 12). Egli iniziò tosto a lavorare per il Signore (At 16, 39 con 13, 13) con Barnaba e Saulo apostoli

e collaborò con Pietro che lo chiama «mio figlio»86.



I «Dodici»

Tra il gruppo più vasto degli Apostoli (scelti pur essi in quello ancora più numeroso dei Discepoli)

primeggiano i «Dodici», che, come abbiamo già visto erano il simbolo del Nuovo Israele e più degli

altri erano ricollegati con l'Antico Israele secondo la carne87. Per essere ammessi nel gruppo dei

Dodici occorreva, non solo aver visto il Risorto, come gli Apostoli, ma essere stati con Gesù anche

durante la sua vita terrena sin dall'inizio del suo battesimo ad opera di Giovanni (At 1, 22).

Siccome il numero «dodici» aveva un significato simbolico, ne consegue che esso doveva rimanere

tale per sempre, per cui quando Giuda, il traditore, si rese indegno di essere annoverato tra di loro,

se ne scelse un sostituto nella persona di Mattia, il quale venne tratto a sorte affinché la sua scelta

fosse divina e non umana (At 1, 26). Pietro invece, pur avendo rinnegato il Cristo, fu riabilitato dallo

stesso Signore (Gv 21). Siccome il numero dei dodici era fisso, ne segue che esso non variò mai,

per cui dopo la loro morte essi non poterono affatto venir sostituiti da altri; in tal modo si poté scri-

85 W. Schmithals, Das Kirchliche Apostolat. Eine Historische Untersuchung (Forschungen zur Religion und Literatur

des Alten und Neuen Testament, 79 ), Gôttingen 1961. L'Autore, come già vedemmo, si riallaccia al suo studio sulla

gnosi di Corinto (Die Gnosis in Korinth. Eine Untersuchung zu den Korintherbriefen, Forschungen z. Religion ... n.

66, Gôttingen 1956), per sostenere che l'apostolato non è altro che la retrodatazione della dignità apostolica esistente

presso gli gnostici.

86 L'unico problema in tal caso sarebbe l'ispirazione del Vangelo di Luca che non fu apostolo, sia perché convertito più

tardi, sia perché lui stesso si distingue dai testimoni (Lc 1, 1-4). Tale questione si risolve con il fatto che Luca è citato,

assieme a un passo del Signore, da parte di Paolo (1 Ti 5, 18 che cita Dt 25, 4 e Lc 10, 7) divenendone così suo garante

e con il fatto che l'evangelista ha voluto raccogliere solo « ciò che sicuramente proveniva dai testimoni autorizzati »

(= apostoli) e perciò arricchiti di ispirazione (suo prologo). Di solito il problema del canone neotestamentario è molto

trascurato dagli acattolici.

87 Mt 10, 5-6. Fu Paolo, che non era dei Dodici, a proclamarsi l'apostolo dei Gentili, come Pietro lo era per i «circoncisi

», ossia i Giudei. Gli apostoli inizialmente si limitarono a predicare agli Israeliti e solo con difficoltà accettarono la

predicazione ai Gentili; per muovere Pietro ci volle una apposita visione (cfr At 10). Come si concilia questa opposizione

con il comando di Gesù « ammaestrate tutte le genti »? (Mt 28, 18-20; cfr Lc 24, 47; At 1, 8). Il Gaechter (Das

Matthäus Evangelium. Ein Kommentar , Tyrolis Verlag, Innsbruck 1963 a. 1) suppone che questa frase sia stata inventata

da Matteo in accordo con la teologia posteriore della Chiesa primitiva. Gesù avrebbe detto «andate per tutto il

mondo », il che poteva intendersi « ai soli Giudei della Diaspora »; essa poi fu ritoccata in «tutte le genti » secondo la

teologia successiva (cfr At 19, 11 e 15). Non penso che ciò sia necessario: il problema di At 10 e 15 non era quello

della possibilità o no di predicare ai Gentili, ma se questi Gentili dovessero prima farsi circoncidere o no. La frase di

Gesù fu intesa nel senso che la predicazione poteva rivolgersi anche ai Gentili, ma solo dopo che questi erano divenuti

Ebrei con la circoncisione. Fu lo Spirito Santo che, con Pietro Prima (At 10), e con Paolo poi, chiarì il senso escludendo

la circoncisione (At 15).

23

vere che la Nuova Gerusalemme, simbolo del Nuovo Israele, è fondata su dodici fondamenti che



sono appunto i « Dodici» (Ap 21, 12-14). Paolo, pur essendo stato uno dei massimi apostoli, non fu

mai considerato uno dei Dodici né dai cristiani né da se stesso; egli, pur difendendo più e più volte

il suo apostolato, non ha mai preteso di entrare a far parte del gruppo dei Dodici (cfr 1 Co 15, 5.8-9;

1 Co 9, 1 ss).

La missione specifica dei Dodici non era solo quella di testimoniare la Resurrezione del Cristo – ciò

poteva essere attuato pure dagli altri apostoli – bensì quella di fungere da testimoni anche per la vita

terrena di Gesù. Si vede da ciò come non sia possibile dare dei successori agli Apostoli e tanto meno

ai Dodici; il testimone non può avere dei successori! Chi non ha veduto non può testimoniare ciò

che non vide; egli potrà solo ripetere la testimonianza dei Testimoni! Si vede quindi come vi debba

essere una differenza essenziale tra la Chiesa apostolica e quella postapostolica. Nella prima gli apostoli

potevano di continuo completare la loro testimonianza; nella seconda i credenti – vescovi

compresi – non possono fare altro che ripetere la testimonianza ormai completa dei testimoni oculari.




Da pietro al papato
Excursus 1 gli apostoli e i dodici
I dodici nei racconti evangelici
Simbolismo insito nel termine pietro
Excursus 2 l'interpretazione patristica del "tu sei pietro"
Pasci le mie pecore
Giacomo, il fratello del signore
Il partito giovanneo
La tradizione patristica
Reperti archeologici privi di valore storico
Durata della permanenza di pietro a roma e data della sua morte
Bibliografia lightfoot
Capitolo undicesimo
Il comportamento di cipriano
Capitolo tredicesimo
Alessandro iii
Capitolo quattordicesimo
Superiorità sui concili: convocazione e approvazione
Capitolo quindicesimo
L'infallibilità dal xii secolo al concilio vaticano
Reazioni moderne
Una voce onesta


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