Da Pietro al Papato di Fausto Salvoni


I Dodici nei racconti evangelici



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I Dodici nei racconti evangelici

La scelta dei Dodici avvenne su di un monte dopo una notte trascorsa in preghiera (Lc 6, 12) e per

puro beneplacito di Gesù (Mc 3, 13). Il Maestro ne fece dei compagni inseparabili, associati alla sua

missione e collaboratori nella predicazione della buona novella88. Perché potessero ricordare ciò

che da Gesù avevano udito, il Cristo promise loro l'invio dello Spirito Santo89.

Quattro sono le liste dei Dodici contenute nel Nuovo Testamento, una ciascuno dei Sinottici e l'ultima

nel libro degli Atti (Mt 10, 24; Mc 3, 16-19; Lc 614-16; At 1, 13). Nonostante le variazioni

nella successione dei nomi, si può notare quanto segue: tutte iniziano con Pietro e finiscono con

Giuda Iscariota, il traditore. Vi si possono distinguere tre quaterne di nomi, di cui il primo è sempre

identico, mentre gli altri sono presentati in ordine diverso. Forse coloro che presentarono tali elenchi,

lo fecero tenendo conto dei raggruppamenti esistenti nella realtà.

Il primo gruppo è costituito da Pietro, Giacomo, Giovanni e Andrea. Il secondo da Filippo, Bartolomeo

(= Natanaele), Tommaso e Matteo. Il terzo da Giacomo figlio di Alfeo, Simone lo zelota,

Giuda Taddeo e Giuda Iscariota.

Tutti costoro s'erano uniti, almeno inizialmente, con la segreta speranza che Gesù desse origine al

regno messianico con la sconfitta definitiva dei nemici di Israele, in prima linea dei Romani. Anche

Pietro, mosso da tale idea, si oppose a Gesù quando sentì che questi parlava della sua futura morte

(Mt 16, 21s). Gesù, quando la gente impressionata dalla miracolosa moltiplicazione dei pani, voleva

proclamarlo re, s'affrettò ad allontanare i suoi discepoli, perché non fossero contagiati da tale entusiasmo

popolare (Gv 6, 5; Mt 14, 22). Giacomo e Giovanni per mezzo della loro madre Salomè, zia

a quel che pare di Gesù90, chiesero di essere posti uno alla destra e l'altro alla sinistra del maestro

nel suo regno (Mt 20, 20). Ancora poco prima della sua assunzione al cielo, i discepoli radunati attorno

al Cristo, gli chiesero: « Signore, è in questo tempo che ridonerai il regno a Israele?» (At 1,

6).


La terza quaterna sembra riunire le persone maggiormente interessate alla restaurazione nazionale

dei Giudei e in certo senso ricollegate al gruppo degli zeloti fondati da Giuda il Galileo (At 5, 37) e

88 Mc 6, 7-13.30. Cfr L. Cerfaux , la mission de Galilée dans la tradition synoptique, in «Ephem. Theol. Lovan.» 27

(1951), pp. 369- 389; 28 (1952), pp. 629-647.

89 Gv 14, 26.

90 Si cfr Gv 19, 25 ss e F. Salvoni , La verginità di Maria , Editrice Lanterna, Genova 1969, pp. 57-68.

24

nemici giurati dei Romani (At 5, 37). Ciò è insinuato da alcuni appellativi aggiunti ai loro nomi



come Simone «lo zelota» detto pure «cananeo»91. Tra questi zeloti eccelleva il gruppo dei sicari,

così detti dallo stiletto (sica) che nascondevano nelle pieghe del loro mantello e con cui assassinavano,

quando ne capitava l'occasione, qualsiasi romano che fosse isolato, occultandosi poi tra la folla

accorsa e facendo scomparire le proprie tracce. Oggi si pensa che l'epiteto Iscariota attribuito a

Giuda, anziché riferirsi al suo ignoto villaggio detto Keriot, sia la trascrizione aramaica di «sicario».

Quindi egli sarebbe stato un fautore della ribellione violenta contro i Romani, rendendo così più

comprensibile l'esistenza di due spade in seno agli apostoli (Lc 22, 30). Il suo tradimento di Gesù,

secondo alcuni, sarebbe dovuto non solo ad amore verso il denaro – che certamente aveva, secondo

Giovanni (12, 6) – bensì al desiderio di costringere il Cristo a liberarsi dai suoi avversari e ad entrare

finalmente in lotta con i Romani, utilizzando la sua potenza taumaturgica a favore di tale causa

santa. In tal modo si spiegherebbe meglio la frase mattaica: «Giuda, vedendo che Gesù era stato

condannato, si pentì e riportò i trenta sicli d'argento » (Mt 27, 3). Sembra quindi che egli, nel tradire

Gesù, avesse la segreta speranza che il Maestro si sarebbe ribellato a tale condanna mediante il dispiegamento

taumaturgico della sua potenza divina92.

91 Il termine «cananeo » (Mc 13, 18, Mt 10, 4) non ha nulla a che vedere con il territorio di Canaan, ma è la trascrizione

dell'aramaico Kanana, traduzione del greco «zelota» (= fanatico) che è trascritta in caratteri greci, anziché essere tradotto

(Lc 6, 15; At 1, 13). Altri anziché «zelota» vorrebbero tradurre il termine con «zelante» nella legge giudaica; ma

anche in tal caso egli non avrebbe dovuto essere in buona armonia con l'oppressore romano, che aveva limitato la libertà

d'azione del popolo giudaico.

92 Cfr F. Schultess, Das Problem der Sprache Jesu , 1919, pp. 54 s. Secondo alcuni anche Pietro sarebbe appartenuto a

questo gruppo di rivoluzionari (si veda più avanti il significato discusso di Barjona).

25

CAPITOLO SECONDO



IL «TU SEI PIETRO» NELLA SEZIONE COMUNE

I testi comuni

Abbiamo già osservato come Matteo riferisca alcuni episodi petrini che non appaiono altrove; il

passo più importante sul quale è sorta un'immensa produzione letteraria riguarda l'aggiunta da lui

introdotta dopo la confessione di Pietro a Cesarea (Mt 16, 17-19). Ecco l'episodio di Cesarea come

viene presentato dai tre sinottici nella parte loro comune, che qui studierò per primo, rimandando in

seguito l'esame della aggiunta mattaica:



Mc 8, 27-29 Mt 16, 13-16 Lc 9, 18-20

27.E Gesù se ne andò con i

suoi discepoli verso i villaggi

di Cesarea di Filippo. E

in cammino Egli interrogò i

suoi discepoli, dicendo loro:

«Che dicono gli uomini che

io sia?»

13. Ora essendo venuto ne lla

regione di Cesarea di Filippo,

Gesù interrogava i suoi

discepoli dicendo: «Che dicono

gli uomini che sia il Figliuol

dell'uomo?»

18. E avvenne che mentre in

un luogo solitario, era occupato

a pregare, i suoi discepoli

erano accanto a lui. Ed

egli domandò loro: «Ce dicono

le turbe che io sia?»

28. Essi gli dissero: «Giovanni

il Battista, altri Elia, e

altri uno dei profeti»

14. Essi dissero: «Gli uni dicono:

Giovanni il Battista,

altri Elia; altri ancora Geremia

o qualcuno dei profeti

19. Essi risposero: «Giovanni

il Battista; altri Elia; altri:

Uno dei profeti antichi è

tornato in vita»

29. Ed egli chiese loro: «Ma

voi, che dite che io sia?»

Pietro rispondendo gli disse:

« Tu sei il Cristo »

15. Ed egli disse loro: «Ma

voi che dite che io sia?»

16. Rispondendo Simone-

Pietro disse: « Tu sei il Cristo

, il figlio di Dio vivente»

20. Ed egli disse loro: «Ma

voi, che dite che io sia?»

Pietro gli disse: « Il Cristo di

Dio »

30. Ed egli ingiunse loro di

non dire nulla ad alcuno.

20. Allora egli ordinò ai discepoli

di non dire ad alcuno

che egli era il Cristo

31. Poi incominciò a insegnare

loro che era necessario

che il Figliuol dell'uomo

soffrisse molte cose, e fosse

reietto dagli anziani e dai

capi sacerdoti e dagli scribi,

e fosse ucciso, e in capo a

tre giorni risuscitasse

32. E diceva queste cose apertamente.

E Pietro, trattolo

da parte prese a rimproverarlo.

21. Da quell'ora Gesù cominciò

a dichiarare ai suoi discepoli

che doveva andare a

Gerusalemme e soffrire molte

cose dagli anziani, dai capi

sacerdoti e dagli scribi ed essere

ucciso e risuscitare il

terzo giorno

22. E Pietro, trattolo da parte,

cominciò a rimproverarlo,

dicendo: «Tolga ciò Iddio,

Signore questo non ti avver-

21. Ora egli ingiunse loro severamente

di non dirlo ad

alcuno (che egli era il Cristo)

e aggiunse: «Bisogna che il

Figliuol dell'uomo soffra

molte cose, e sia reietto dagli

anziani e dai capi sacerdoti e

dagli scribi e sia ucciso e risusciti

il terzo giorno»

26

proverarlo.



33. Ma egli rivoltosi e guardati

i suoi discepoli, rimproverò

Pietro dicendo:

«Via da me, Satana! i tuoi

sentimenti non sono quelli

di Dio, bensì quelli degli

uomini»

rà mai»

23. Ma Gesù rivoltosi, disse a

Pietro: «Via da me, Satana;

tu mi sei di scandalo; i tuoi

sentimenti non sono quelli di

Dio, bensì quelli degli uomini

Si tratta di uno stesso episodio?

Contro l'interpretazione più ovvia, che vi vede un medesimo episodio, l'ex rabbino E. Zolli, convertitosi

al cattolicesimo, poggiando su di un concetto troppo rigido di ispirazione, sostenne che dai

particolari diversi dei tre sinottici si deve concludere a tre episodi diversi della vita di Gesù, con i

quali il Maestro avrebbe ripetutamente cercato di meglio illuminare i suoi discepoli93. Tuttavia, come

già ebbi occasione di mostrare altrove questa opinione è insostenibile94. Le principali ragioni per

la distinzione degli episodi si riducono a tre: diversità di luogo, diversità di ragionamento, diversità

di confessione. Ma gli agiografi non erano dei semplici copisti riproducenti alla lettera le parole altrui

e gli episodi della vita di Cristo; essi conservavano una certa elasticità d'espressione, si adeguavano

alla cultura dei lettori che intendevano catechizzare e presentavano i racconti secondo la visuale

propria di ciascuno.

a) Il luogo

Per Marco e Matteo si tratta di Cesarea di Filippo, una città ricostruita nel I secolo d.C. da Filippo

(4-34 d.C.), tetrarca della Gaulanitide e della Traconitide, accanto alle sorgenti del Giordano; distante

circa 66 Km da Damasco, essa è ora abitata da circa duecento famiglie arabe95. Il suo nome

attuale, Banjas , si ricollega al dio Pan che era venerato in una delle grotte vicine. Tale città giaceva

di fatto in un luogo solitario, per cui non vi è motivo di ritenere che la relazione lucana narri un episodio

diverso da quello riferito dai sinottici96.

L'omissione del nome da parte di Luca si spiega con la teologia geografica del terzo Vangelo; infatti

l'ultimo nome proprio ricordato da Luca è Betsaida (Lc 9, 10), più avanti tutta l'attenzione dell'evangelista

sembra concentrarsi su Gerusalemme, dove Gesù deve subire il suo martirio.

Per questo Luca fa svolgere tutto il restante Vangelo in un lungo viaggio di Gesù verso Gerusalemme,

nel quale incorpora quasi tutti gli eventi della vita di Gesù (Lc 9, 51 - 19, 48). Poi dopo la morte

e la resurrezione nella città santa, la buona novella si sparge gradatamente da Gerusalemme, poi ad

Antiochia, passando per la Samaria, e infine verso i confini del mondo (Atti). Ciò che non collima

con questo schema di geografia teologica viene omesso (ad esempio le apparizioni di Cristo in Galilea

che farebbero evangelizzare questa regione prima della più vicina Samaria) o presentato senza

indicazione di luogo. Il fatto stesso che Luca presenti il racconto della confessione dopo aver ricor-

93 E. Zolli, La confessione e il dramma di Pietro , Roma, Figlie della Chiesa «Cor Unum», Viale Vaticano 62, 1964.

94 F. Salvoni , La confessione di Pietro secondo E. Zolli , in «Ricerche Bibliche e Religiose» 1 (1966), pp. 353-363.

95 Cfr G. Flavio , Ant. Giud. 18, 2, 1. E' detta di «Filippo» per distinguerla dalla Cesarea posta sul Mediterraneo, che era

sede del procuratore romano.

96 «Villaggi» (Marco) e «regione» (Matteo) indicano la stessa cosa, vale a dire il territorio contiguo alla città di Cesarea,

ritenuta da Marco un complesso di villaggi.

27

dato Betsaida – che si trovava a nord -est del lago di Tiberiade secondo i risultati più recenti – ed



era stata pur essa ricostruita da Filippo, ci fa comprendere che anche qui la confessione petrina avvenne

nel territorio appartenente al tetrarca, dove appunto si trovava Cesarea, che era davvero un

«luogo solitario»97. Il nome è omesso solo perché, se fosse nominato farebbe allontanare Gesù da

Gerusalemme anziché farlo avvicinare, secondo lo schema geografico del suo Evangelo.

Non si può dire che la preghiera ricordata solo da Luca ci obblighi a riconoscervi un episodio diverso

da quello degli altri sinottici: spesso Luca aggiunge di suo nel Vangelo la preghiera di Gesù per

sottolineare l'importanza dell'evento98.

b) Il colloquio

Le variazioni che vi si trovano sono puramente psicologiche o stilistiche, quali si riscontrano sempre

presso persone che non riferiscono alla lettera le parole altrui. Il « che dicono gli uomini » è

cambiato in « le turbe » da Luca, perché questo vocabolo indicava meglio la «gente» che era stata in

contatto con Gesù, che non il termine generico di «uomini», il quale per sé indica il genere umano

nella sua totalità in quanto distinti dagli animali. Anche il « risorto » aggiunto ad « uno dei profeti »

è usato da Luca per chiarire ai Gentili, alieni dal concetto di resurezione, come mai si potesse pensare

che un antico profeta già defunto fosse tornato su questa terra.

Anche il cambiamento del «Figlio dell'uomo» (Mt) nel pronome «io» (Mc e Lc) si spiega con il

semplice fatto che l'espressione «Figlio dell'uomo», pur essendo talora sinonimo di Messia99, non

di rado si riduceva ad avere un semplice valore pronominale. Che tale sia il caso nel passo presente

risulta dal fatto che Gesù non può aver chiesto che cosa pensassero le turbe del Messia, poiché in tal

caso la risposta sarebbe stata diversa, ma che cosa esse pensassero di lui (cfr pire Mc 8, 31 e Lc 9,

21 con Mt 16, 21).

Anche il richiamo delle voci circolanti su Gesù non è altro che una esplicitazione più o meno ricca

del medesimo concetto. Per alcuni, ad esempio Erode, in cui si mescolavano vari sentimenti e rimorsi

per la decapitazione del profeta e le credenze farisaiche o pagane riguardanti la resurrezione e

la reincarnazione dei morti, Gesù era il redivivo Battista (cfr Mc 14, 1 s). Per altri egli era semplicemente

uno dei profeti antichi, forse lo stesso Elia che tanta risonanza godeva nell'apocalittica giudaica;

trasferito da Dio in cielo, secondo le idee rabbiniche sarebbe dovuto riapparire negli ultimi

giorni100. Anche l'Ecclesiastico presentava Elia come colui che era « riservato per le prove future,

per placare la collera prima che divampasse, per ricondurre il cuore del padre verso il figlio, per ristabilire

la tribù di Giacobbe » (Eccli 48, 10). Gesù correggendo i falsi concetti messianici del suo

tempo, identificò Elia con il Battista, non perché costui fosse la reincarnazione del primo, ma perché

del precedente possedeva «lo Spirito e la potenza»101.

Matteo, all'enumerazione precedente, aggiunge anche la figura di Geremia, colui che, pur avendo

occultato, secondo la leggenda giudaica, il fuoco sacro, l'altare e la tenda del Convegno in una grotta

prima del saccheggio di Gerusalemme, non assunse mai una posizione di rilievo nell'apocalittica

97 Sulla teologia della geografia lucana cfr F. Salvoni , Modern Studies in the Resurrection of Jesus, in «Restoration

Quarterly» 5 (1961), pp. 88-99 (specialmente p. 98).

98 Cfr l'aggiunta, da parte di Luca della preghiera anche in occasione della chiamata dei Dodici (Lc 6, 12); cfr Mt 10, 1-

4; Mc 3, 13-19.

99 Cfr O. Cullmann , Christologie du N.T. , Neuchâtel 1958, pp. 118-166; A Feuillet , Les Fils de l'Homme de Daniel et

la tradition biblique , in «Rev. Bibl.», 1953, pp. 170-202; R. Marlow , The Son of Man in Recent Journal Literature ,

in «Cath. Bibl. Quart.» 28 (1966, pp. 20-30.

100 Ml 3, 23 oppure 4, 5 secondo altre numerazioni.

101 Mc 9, 11-13 e Lc 1, 17. Per la figura di Elia nell'escatologia ebraica cfr J. Hering , Le royaume de Dieu et sa venue ,

2 ediz.; Neuchâtel 1959, pp. 68-72.

28

giudaica (2 Macc 2, 1-8). Era però logico che il popolino pensasse che Geremia – già apparso in visione



a Onia per consegnargli una spada aurea (2 Macc 15 13-16) – dovesse riapparire prima del

Cristo onde svelare la grotta e ridonare agli Ebrei gli oggetti necessari al culto.

c) La confessione di Pietro102.

Pur nella diversità dei vocaboli il concetto è perfettamente identico provando l'unicità dell'episodio.

La forma più semplice è quella di Marco, che attraverso la frase lucana, raggiunge la sua espressione

più vasta in Matteo.

a) Tu sei il Cristo (Mc 8, 29)

b) Tu sei il Cristo di Dio (Lc 9, 20)

c) Tu sei il Cristo, il Figlio dell'Iddio vivente (Mt 16, 16)

L'appellativo «vivente» non è altro che una specificazione assai usata nella Bibbia per indicare il

vero Dio, ben diverso da tutti gli altri idoli muti e privi di vita103. Come Dio è vivente e dà vita, così

anche suo Figlio diviene datore di vita per cui anche il credente, innestato al Cristo, si trasforma

in un «sasso vivente» nell'edificio della Chiesa (cfr 1 Pt 2, 4-5).

L'appellativo «Figlio di Dio» è solo una esplicazione del vocabolo Cristo, aggiunta da Matteo in

tempo posteriore, in armonia con lo sviluppo teologico del suo tempo, per rendere più enfatica la

professione di fede attuata da Pietro. Tuttavia anche se si volesse supporre che davvero Pietro abbia

aggiunto lui stesso le parole « Figlio di Dio », tralasciate dagli altri sinottici, non ne deriverebbe che

egli ne abbia compreso tutte le implicanze. Nei sinottici «Cristo» e «Figlio di Dio» sono espressioni

intercambiabili ed esprimono più la messianicità di Gesù che non la sua divinità. Infatti talora per

indicare che Gesù è il Cristo si usa la frase «Figlio di Dio», confermando in tal modo la sinonimia

dei termini104. In quanto espressioni intercambiabili, al mattaico: « Salvato se sei il Figlio di Dio »

corrisponde il lucano «Salvati, se sei il Cristo»105. Anche dopo essere stato proclamato « Figlio di

Dio» da Pietro, Gesù proibisce ai discepoli di annunziare che egli era il « Cristo » (Mt 16, 16-20).

Quando i demoni affermano che Gesù è «Figlio di Dio». Gesù proibisce loro di dire ch'egli è il Cristo

(Lc 4, 41). Anche presso gli apocrifi il Messia è talora chiamato «il mio Figlio, il Messia

»106. Dobbiamo quindi stare cauti nell'inferire implicazioni teologiche conformi alla mentalità odierna,

da termini allora intesi in modo ben più semplice107.

Il rimprovero di Pietro

Dopo questa professione di fede, Gesù passò a chiarire che egli, pur essendo il Messia, doveva attuare

una missione ben diversa da quella che usualmente gli Ebrei si attendevano. Egli avrebbe dovuto

passare per la sofferenza e il dolore; subire il rifiuto a Gerusalemme, il centro della vita religiosa,

da parte degli organi rappresentativi giudaici (anziani, capi sacerdoti, scribi); alla sua morte

sarebbe tuttavia successo il trionfo della resurrezione. Mentre tutti e tre i sinottici s'accordano nel

riferire questa predizione, Matteo e Marco vi aggiungono pure l'opposizione di Pietro a tale visione

102 Cfr. G. Dalman , Worte Jesu , Leipzig 1898, 219-226. Cfr Th. de Kruijf , Der Sohn des lebendigen Gottes. Ein

Beitrag zur Christologie des Matthäusevangeliums , Roma 1962; M.B.F. van Iersel , «Der Sohn» in den synoptischen

Jesusworten. Christusbezeichnung der Gemeinde oder Seibstbezeichnung Jesu , Leida 1961, pp. 94-95.

103 Cfr Gv 6, 57; Rm 9,26; Os 2, 23; Gr 10, 6-19.

104 Cfr Mt 8, 29; 14, 23; 27, 40.43; Mc 3, 11; Lc 21, 70; Gv 1, 34.39; 11, 27; 19, 7

105 Mt 27, 40; Lc 23, 35.

106 4 Esdra 4, 7.28. Cfr ivi 13, 32.37.52; Enoc 10, 5.2.

107 Mi sembra questo un errore in cui è incorso S. Cipriani, nel suo studio La confessione di Pietro in Gv. 6, 69-71 (in

«Pietro», o.c. pp. 93-111); nonostante le interessanti notizie e le deduzioni felici che vi si riscontrano, egli tende ad

identificare la confessione di Cesarea presso i sinottici con quella di Gv 6, 69-71.

29

di dolore (« Lungi da te questo ») e il successivo rimprovero di Gesù che lo scaccia, come già aveva



scacciato Satana, allorché voleva rimuoverlo dalla sua missione: « Via da me Satana. I tuoi sentimenti

non sono quelli di Dio, bensì quelli degli uomini »108.



L'elogio proprio di Matteo

Nel racconto precedente, comune a tutti e tre i sinottici, Matteo aggiunge il proprio elogio e la promessa

di Gesù a Pietro, che così suonano:

Prendendo la parola Gesù gli disse: «Tu sei beato, Simone Barjona: perché non è la carne né il



sangue che te l'hanno rivelato, bensì il Padre mio, che sta nei cieli; e io ti dico: Tu sei Pietro e

su questa Pietra edificherò la mia Chiesa, le porte dell'inferno non prevarranno contro di essa.

Io ti darò le chiavi del Regno dei cieli. Ciò che tu legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e

ciò che scioglierai sulla terra sarà slegato nei cieli » (Mt 16 17-19)

Prima di analizzare il senso mi sia permesso richiamare alcuni problemi collaterali



Genuinità del passo

a) Il problema

Fu solo verso la fine del secolo scorso che si prese a negare l'autenticità di questo brano esclusivo di

Matteo109. Il Cristo credendo imminente la venuta del regno escatologico finale, non poteva preannunciare

la comparsa della «Chiesa» che ne è una fase intermedia. Secondo la frase suggestiva di A.

Loisy «Gesù ha predicato il Regno di Dio, e ne è balzata fuori la Chiesa»110. Il Loghion, messo in

bocca a Gesù più tardi, sorse probabilmente a Roma nel II secolo (non è infatti citato prima del 190)

e costituì il primo passo verso l'autorità della Chiesa romana111.

Il Harnack, poggiando sulla presunta lezione del Diatessaron di Taziano, anziché respingere tutto il

«loghion» («detto») di Cristo, si limitò ad eliminare le parole: «Su questa pietra edificherò la mia

chiesa» ed a modificarne il pronome «su di essa» (autès) in « su di te » (sou). In tal modo la frase si

ridurrebbe alla promessa di immortalità dell'apostolo Pietro da parte di Gesù «Tu sei Pietro e le porte

dell'Ades non prevarranno su di te»112.

Più tardi i critici tornarono ad ammettere la genuinità del detto, sia per il suo colorito semitico (J.

Jeremias), sia per la inscindibile connessione esistente tra il Figliuol dell'Uomo e i Santi del Nuovo

108 Mt 16, 23; Mc 8, 33 (per Satana cfr. Mt 4, 9-10). L'episodio è narrato in Lc 9, 22; Mc 8, 31-33; Mt 16, 21-23.

109 Cfr Ortensio da Spinetoli , I problemi letterari di Mt 16, 13-20 , in «Pietro», Brescia 1967, pp. 79-92.

110 Loisy, L'evangile et l'Eglise, Paris 1902, p. 111.

111 Così H. J. Holzmann , Handkommentar , t. l. ad locum. L'origine romana è stata suggerita da E. Bonaiuti , Storia del

Cristianesimo , vol. I (Roma). La creazione del detto nel II sec. è sostenuta anche nel recente volume di P. Martinetti

(Gesù Cristo e il Cristianesimo , Milano, il Saggiatore, 1964, p. 83): «In esso (Vangelo di Matteo) ricorre il famoso

detto di Gesù a Pietro: Tu sei Pietro, che è il linguaggio di un presbitero del II secolo, non certamente quello di Gesù.

Ecclesiastica è la sua dottrina di fede, la sua concezione del Cristo; in esso già traspare l'inizio della disciplina ecclesiastica:

le tendenze socialiste di Luca sono ripudiate; il sogno apocalittico comincia a svanire in un avvenire indefinito

».

112 A. Harnack , Der Spruch über Petrus als Felsen der Kirche , in «Sitzungsberichte der Berl. Akad. der Wissenschaft»



1918, pp. 637-654. L'ipotesi fu combattuta da L. Fonk , Tu es Petrus , in «Biblica», 1 (1920), pp. 240-264; la supposta

base tratta dal Diatessaron di Taziano fu confutata da S. Euringer , Der Locus classicus des Primatus (Mt 16, 16) und

der Diatessaron Text des heiligen Ephraim , in «Festgabe für A. Ehrhard», 1922, pp. 141 ss. Dal fatto che S. Efrem in

un Commento al Diatessaron di Taziano (probabilmente del 170 d.C.) non parli della frase « Su questa pietra edificherò

la mia chiesa », non si può inferire che in tale antica versione siriaca la frase mancasse.

30

Israele (Kattenbusch), sia perché la parola «ecclesia» non esprime ancora la Chiesa del II secolo,



ma equivale al « resto d'Israele » già predetto dai profeti dell'Antico Testamento (Schmidt)113.

Una seconda reazione ebbe inizio nel 1941 con gli scritti del Bultmann, il quale pur ammettendo

l'antichità del loghion, comprovata dalla sua impronta semitica, ne negò l'origine dal Cristo, perché

questi intendeva dare inizio a un regno escatologico futuro, non a una Chiesa immediatamente realizzabile114.

W. C. Kümmel, pur ammettendo che il futuro regno escatologico sia già in un certo

qual senso anticipato con il Cristo, negò che tale anticipazione sarebbe dovuta continuare nella

Chiesa. Fu solo più tardi, che i primi cristiani, vedendo il ritardo della parusia, pensarono che il regno

escatologico fosse già anticipato non solo nel Cristo, ma anche nella Chiesa; a loro quindi, ma

non a Gesù, risale il detto «Tu sei Pietro »115

Più recentemente il critico A. Oepke tornò a difenderne la genuinità insistendo sul fatto che la frase,

corrispondendo alle idee messianiche contemporanee circa il «nuovo popolo di Dio», poteva essere

espressa anche da Gesù116. Oggi i critici si dividono in due gruppi di pari forza di cui gli uni difendono

la genuinità del brano mattaico, mentre gli altri la negano.



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