Da Pietro al Papato di Fausto Salvoni


Simbolismo insito nel termine Pietro



Scaricare 1.57 Mb.
Pagina6/30
13.12.2017
Dimensione del file1.57 Mb.
1   2   3   4   5   6   7   8   9   ...   30

Simbolismo insito nel termine Pietro

Perché mai Simone meritò il soprannome di Pietro? Dal contesto vediamo che ciò fu dovuto alla

professione di fede attuata poco prima dall'apostolo. Per questa professione di fede nella missione di

Gesù, Simone partecipava già alla fortezza e grandezza di Cristo, meritando così di essere chiamato

la prima pietra in ordine di tempo, su cui sarebbe poggiato il futuro edificio della Chiesa149. Perciò

l'epiteto «Pietro» nell'intento di Gesù era solo un mezzo per esaltare l'importanza della sua professione

di fede.

Gesù amava infatti concretizzare in persone o situazioni i suoi insegnamenti, per evitare da buon

semita e da buon psicologo ogni idea astratta. Dall'episodio dei Galilei fatti massacrare da Pilato, e

dai diciotto individui su cui era caduta la torre di Siloe a Gerusalemme, Gesù trasse lo spunto per

insegnare la necessità del ravvedimento, pena, in caso contrario, la condanna simile morte (Lc 13,

1-5); per proclamare l'umile e fedele accettazione degli insegnamenti divini, Gesù preso un bimbo,

ordinò ai discepoli di farsi simili a lui (Mt 18, 1-4); per esaltare la veracità del suo insegnamento si

proclamò Via, Verità e Vita (Gv 14, 6). Gesù, se non ha dinanzi delle persone concrete, le crea con

la sua fantasia mediante suggestive parabole; così per insegnare che occorre credere a lui come all'inviato

dal Padre, dice che bisogna «mangiare la sua carme e bere il suo sangue» (Gv 6, 53). Per

mostrare al popolo ebraico che ha solo poco tempo per ravvedersi se non vuole perire del tutto, presenta

la parabola del fico sterile al quale, prima del taglio definitivo, si concede un'ultima concimazione

e scalzatura (Lc 13, 6-9). Per dire che bisogna ascoltare e praticare la parola di Dio, presenta

la parabola del seminatore; per mettere in guardia i credenti dal ricadere nel male, paragona la Chiesa

a un campo di frumento nel quale il nemico getta il seme della zizzania (Mt 13). Quando gli si

chiede chi sia il «prossimo», Gesù non fa delle disquisizioni astratte, ma racconta la parabola del

Samaritano, il quale si prende cura persino dell'odiato ebreo, che trova seminudo e semimorto sulla

via di Gerico (Lc 10, 30).

E' quindi naturale che volendo inculcare la necessità di far propria la fede proclamata da Pietro per

chiunque intenda entrare nella Chiesa, presenti il Simone confessante, come la «rupe» della Chiesa

di Dio (Mt 16, 16). Si possono perciò ripetere le parole del Barnes:

«Con la tua confessione, o Simone, sei la rupe già pronta per gettare il fondamento della Chiesa. Su

di te io la voglio costruire. Tu sarai molto onorato, sarai infatti il primo a far conoscere l'Evangelo

sia ai Giudei che ai Gentili»150.

Al primo confessore in ordine di tempo Gesù affida una parte di primo piano nella edificazione della

Chiesa, in quanto lascia a lui l'annuncio delle decisioni fondamentali riguardanti l'ingresso nella

Chiesa, rendendo così l'apostolo una specie di sostegno permanente, in quanto sempre tutti i credenti

che vogliono entrare nella famiglia di Dio, dovranno far propria la professione di fede compiuta

ginariamente petra significava «rupe», anche se talora poté indicare un semplice sasso (cfr Omero, Odissea, 9, 243;

Esiodo, Teogonia 675; Sapienza di Salomone 17, 17 LXX). Lo scambio dei nomi è affermato per il II secolo d.C. dall'anatomista

Claudio Galeno (XII, 194).

149 Va ricordato, che altrove, quando non è Cristo l'edificatore come qui, bensì gli apostoli, allora il fondamento posto

da costoro è lo stesso Cristo e lui solo (1 Co 3, 10-11). Quando Dio è il costruttore il fondamento della Chiesa sono

gli apostoli e il Cristo « la pietra angolare» più preziosa (Ef 2, 20). In questo contesto in cui l'edificatore della Chiesa

è il Cristo, l'apostolo Simone diviene il «fondamento» in quanto lui solo aveva professato in quel momento la fede indispensabile

per entrare nella vivente Chiesa di Dio (Mt 16, 18; 1 Pt 2, 4).

150 Barnes, Commentary to Matthew, o.c., p. 170.

37

da Pietro e ubbidire alle norme da lui sancite una volta per sempre: battesimo senza la circoncisione151.



Va poi notato che il simbolismo qui usato da Gesù non era una novità incomprensibile ai suoi uditori.

Gli stessi rabbini per esaltare le doti morali di un individuo usavano il simbolismo di edificare un

edificio su di lui. Per glorificare la fede mirabile di Abramo, pronto ad uccidere lo stesso proprio figlio

unigenito per ubbidire a Dio (cfr Eb 11, 8-10), lo presentano come la «rupe» (roccia) che sorregge

l'universo. Nel commento rabbinico al passo «Lo vedo dalla cima della rupe» (Nm 23, 9) si

narra l'episodio di un re che, volendo costruire un edificio, scavò a lungo in un luogo paludoso fino

a trovare una roccia e poi si disse: «Su questo luogo io costruirò e getterò le fondamenta!»

«Così l'Unico, ossia Dio, volendo creare il mondo, gettò uno sguardo sulle generazioni di Enoc e

del diluvio e disse: Come posso io creare il mondo, mentre questi uomini empi cercano solo di provocarmi?

Ma appena s'accorse che sarebbe sorto Abramo, egli disse: Ecco io ho trovato la pietra su

cui edificare e gettare le fondamenta. Perciò egli chiamò Abramo la «Roccia» (çur) come è detto:

Guardate alla roccia da cui siete stati recisi. Guardate ad Abramo vostro padre (Is 51, 1-2)»152.

Da questo parallelo si deduce che l'aver chiamato Simone con l'epiteto di «Roccia, rupe» non equivale

affatto a renderlo capo della Chiesa da sostituirsi poi con dei successori al suo governo. Anche

Abramo era chiamato «Roccia», ma solo per la sua fede eroica; il mondo si poteva dire creato su di

lui, ma solo perché la sua vita d'eroismo ubbidiente suppliva a tutti i mali dell'umanità corrotta e

perché a lui gli Ebrei dovevano guardare per riprodurne la fede eroica e così nascere spiritualmente

da lui (Eb 11, 8.10.17-19). Ma con ciò Abramo non era ritenuto il capo degli Ebrei; i dirigenti del

popolo ebraico – giudici o re – non erano successori del patriarca. Questi rimaneva una persona unica,

alla quale dovevano guardare come a fulgido esempio tutti i membri più fedeli del popolo di

Dio.

Anche a Pietro «Roccia» della Chiesa dovevano guardare i credenti, non perché egli sia il loro capo



da sostituirsi con il papa dopo la sua morte, ma solo come al fulgido esempio dei cristiani per la sua

fede nel Cristo. A lui essi devono guardare per fare propria la sua professione di fede e per ubbidire

ai comandi da lui dati a riguardo dell'ingresso nella Chiesa, così come i Giudei obbedivano ai comandi

della circoncisione per far parte del popolo della promessa.

A conferma di quanto è stato detto precedentemente devo aggiungere che l'edificatore della Chiesa

non è Pietro, bensì Gesù, e che la Chiesa non appartiene a Pietro, bensì a Cristo: «Su di questa pie-

151 Ammettono una priorità solo cronologica di Pietro: Th. Zahn, Matthäus , Leipzig 1922, p. 540; G. Wehrung . Kirche

nach evangelischen Verständnis , Gütersloh 1947; J. Horst , Kirchengedanke bei Matthäus , in «Zeitschr. f. System

Theologie» 20 (1943), pp. 127-145. Che l'attività di Pietro riguardi l'edificazione della Chiesa e non la sua continuazione

è sostenuto da J. Leenhardt, Etudes sur l'Eglise dans le N. Testament , Genève 1940, pp. 28 s; oltreché dal già

citato O. Cullmann . Penso che l'attività di Pietro-roccia riguardi in modo particolare la formazione della Chiesa (cfr

lo studio sulle «chiavi» e «lo slegare e il legare», benché anche ora egli continui ad additarci dalle pagine del Vangelo

mattaico l'unico mezzo per entrare nella Chiesa: fede in Gesù Cristo quale figlio di Dio. Per le idee più o meno simili

cfr J. Jeremias , Golgotha und der heilige Fels , Leipzig 1926; H. Schmidt , Der heilige Fels in Jerusalem, Tübingen

1933 ;O. Betz , Felsenmann und Felsegemeinde. Eine Parallele zu Mt 16, 13-19 in den Qumrânpsalmen , in «Zeitschr.

f. nt. Wissenschaft» 48 (1957), pp. 49-77. Questo non significa che gli apostoli siano esaltati esclusivamente per la loro

funzione di scrittori, come ci accusa P. Benoit , bensì per la loro funzione di testimoni, la cui testimonianza dura

sempre nella Chiesa attraverso gli scritti che la contengono.

152 Yalcut 1, 766; cfr Taylor , Sayings of the Jewish Fathers , p. 160; K.G. Goetz , Petrus als Grunder und Oberhaupt der

Kirche , Leipzig 1927 e in «Zeitschr. nt. Woss.» 1921 p. 165 ss. Dal simbolismo non si deduce che Abramo fosse il

«capo» di Israele; egli, per la sua fede, fu solo l'antenato, il capostipite del popolo eletto. Anche Pietro è il capostipite

per la sua fede; l'antenato da cui proviene il nuovo popolo di Dio. Come il popolo ebraico per sussistere doveva guardare

alla fede di Abramo, imitarlo e seguirne le norme (circoncisione, cfr Rm 4, 16-25), così anche il nuovo popolo di

Dio deve guardare a Pietro per imitarne la fede e seguirne gli insegnamenti (battesimo).

38

tra edificherò la mia Chiesa»153. Si noti pure che la funzione di Pietro è un'attività connessa con l'edificazione



della Chiesa, fatto che si avverrò una volta sola nella storia del mondo154. Una volta

fondata, la Chiesa, poggia su Pietro solo in quanto il Simone di Cesarea attraverso l'ispirata pagina

di Matteo continua a proclamare che la sua professione di fede è indispensabile per entrare nella

Chiesa. Morirà il Simone uomo, il Simone carnale; ma il Simone confessante è vivo per sempre in

quanto lo Spirito Santo ha voluto che la sua professione di fede entrasse a far parte dell'eterno messaggio

evangelico. Udire il nome di Pietro, equivale a riudire Simone che confessa la messianicità

di Gesù e la filiazione divina di Gesù; il che deve essere imitato da chiunque intenda entrare nella

grande famiglia di Dio, che è la Chiesa.



Le porte dell'Ades non prevarranno

Il verbo «prevalere» (katiskúo) indica l'attacco che le «porte» dell'Ades, ossia dell'Averno o del

soggiorno dei morti sferreranno contro la Chiesa. Ma riesce assai difficile capire come mai le «porte

», adatte per la difesa, possano combattere il popolo di Dio, per cui alcuni esegeti hanno pensato

che l'assaltante fosse la Chiesa alla quale le porte dell'Ades, non potendo resistere, saranno costrette

a cedere i loro morti155. I credenti non resteranno per sempre in balia della morte, ma saranno un

giorno liberati per la potenza della Chiesa. «E il mare rese i morti che erano in esso, e la morte e

l'Ades resero i loro morti, ed essi furono giudicati, ciascuno secondo le sue opere» (Ap 20, 13). Cristo,

e quindi anche la Chiesa che ne è il suo corpo, ha le «chiavi» dell'Ades evidentemente per farne

uscire i morti (Ap 1, 13). La morte (e l'Ades che ne costituisce il regno) è debellata dalla fede in

Cristo: «Chi crede in me ha la vita eterna; anche se nuore vive» (Gv 11, 25; cfr 1 Co 15, 26). Tuttavia

il verbo «katiskúo» indica piuttosto l'azione offensiva dell'assalto e non la resistenza puramente

passiva all'attacco della Chiesa; ma in tal caso non si riesce a capire come mai delle «porte», che

sono qualcosa di statico, possano essere presentate come avversari che si lancino all'attacco della

Chiesa.

Per tale ragioni si è pensato di mutare le «porte» in «portieri», poggiando sul fatto che l'aramaico



originale, mancando di vocali, poteva facilmente causare tale confusione, riscontrabile anche altrove

nella Bibbia156. I portieri dell'Ades sono infatti raffigurati sotto forma di feroci e paurosi dragoni

dall'apocrifo slavo di Enoc. Tuttavia anche i «portieri» sono più adatti alla difesa che non all'attacco,

per cui la correzione precedente non raggiunge lo scopo che si era prefisso.

Per conto mio penso che il contesto simbolico del passo renda logico attribuire anche alle «porte»

un simbolismo corrispondente al verbo «prevalere». La porta (o le porte) delle città orientali avevano

una piazza antistante nella quali si esercitava la giustizia, si ordivano i complotti e le macchinazioni157.

Le stesse guerre si decidevano alla «porta» della città: è alla porta di Samaria che i falsi

profeti aulici tranquillizzavano Acab, re di Israele e Giosafat re di Giuda, invitandoli a salire contro

Ramot di Galaad per distruggerla (1 Re 22, 10-12). In tal caso le «porte» sul labbro di Gesù indicherebbero

tutte le macchinazioni che le potenze del male (Ades) avrebbero attuato contro la Chiesa,

153 Si noti come al posto di Dio che edifica, qui sia presentato il Cristo edificatore, come plenipotenziario di Dio. Anche

la comunità di Qumrân attribuiva a Dio la sua fondazione: «Sei tu, o Dio, che hai posto la fondazione sulla roccia» (1

Qumrân, Hodayoth 6, 26). Ma in 4 Qumrân Pesher Sal 37, 11.16 l'edificatore è il Maestro giusto (di giustizia); cfr M.

Delcor , Les Hymnes de Qumrân , Paris 1962, p. 33. In questo caso l'accordo con l'immagine usata da Gesù sarebbe

più evidente.

154 Cfr nota 11 bis.

155 Cfr J. Dutlin , The Gates of the Ades , in «The Expository Times» 1916, pp. 401 ss.

156 Sh'r può essere letto sha'arê «porte» (Gb 38, 17 TM), oppure sho'arê «portieri» (Gb 38, 17 LXX pularòi). Così R.

Eppel in un interessante articolo (L'interpretation de Matthieu 16, 18, in «Mélanges Offerts à M. Coguel», Neuchâtel.

Paris 1950, pp. 71-73).

157 Cfr «alle porte» Gr. 1, 15; 14, 2; Sl 127, 5; ecc.

39

senza però riuscire a soffocarla e a distruggerla158, poiché essa sta saldamente ancorata alla fede nel



Cristo, personificata in modo concreto dal Pietro confessore.

Il plurale «porte» si può forse spiegare con il fatto che originariamente si pensava che molte porte,

una dopo l'altra (come nelle odierne prigioni), chiudessero l'ingresso nell'Ades. Nel poemetto babilonese,

La discesa di Istar nel soggiorno dei morti, la dea deve passare attraverso sette porte e lasciare

dinanzi a ciascuna di esse un pezzo del suo abbigliamento159. Oppure si può pensare ad un

plurale rafforzativo per indicare l'immane potenza del male, che si sarebbe scatenata tutta, ma senza

frutto, contro la Chiesa di Cristo, perché questa poggia sulla potenza del Risorto..

Il potere delle chiavi

Dopo la presentazione di Pietro come elemento di primissimo piano nella costituzione della Chiesa,

Gesù passò a descrivere con altri simbolismi la sua funzione specifica: «Io ti darò le chiavi del regno

dei cieli». Le chiavi simboleggiano diversi fatti nella Bibbia, per cui occorre stabilire bene il

senso che vi attribuisce Gesù.

a) Potere del maggiordomo (visir) in un regno

Tanto nell'Antico quanto nel Nuovo Testamento, le chiavi, specialmente nell'espressione «chiavi di

Davide» indicano la funzione del Visir, del sostituto regale. Tale simbolismo deriva dal fatto che il

maggiordomo portava appesa alle spalle la «chiave» fatta di legno vistoso, della reggia alla quale

era preposto160. Isaia per profetizzare la destituzione del maggiordomo Scebna, sostituto di Eliachim,

dice a questi:

«Ti porrò sulle spalle le chiavi della casa di Davide»161.

Riferendosi al passo precedente, Giovanni afferma nella sua Apocalisse che Gesù Cristo ha «la

chiave di Davide» per cui può aprire e chiudere, senza che alcun altro lo possa fare indipendentemente

da lui (Ap 3, 7). Anche l'angelo, che il veggente vide scendere dal cielo aveva «le chiavi dell'abisso

» vale a dire possedeva il dominio su Satana e i suoi angeli (Ap 9, 1; 20, 1).

b) Il simbolismo delle chiavi nel pensiero di Gesù

Occorre tuttavia vedere quale simbolismo Gesù Cristo ricolleghi al concetto di «chiavi». Che non vi

attribuisca quello di autorità vicaria, risulta da molti altri passi biblici su cui torneremo in seguito 162

158 Cfr At 4, 24-31.

159 Ad ognuna delle porte la dea Ishtar dice: «Apri la porta, apri la porta, sì che io possa entrare; io spezzerò la porta». Il

soggiorno dei morti è chiamato: «Le sette porte della terra senza ritorno» (7 babu irsiti la tari, linea 14). Cfr Anet 106-

109; F. Vattioni , Porte o portieri dell'inferno , in «Rivista Biblica» 8 (1960), pp. 251-255. Il rabbino Aqivà parlava di

40.000 porte.

160 Si confronti ancor oggi il dono delle chiavi simboliche della città a un personaggio importante e che deriva dal fatto

che nel Medio Evo chi conquistava una città ne riceveva le «chiavi» in segno di sottomissione. Cfr F. Salvoni, Le

chiavi del Regno, in «Il Seme del Regno» 7 (1960). pp. 15-21. 65-70.

161 Is 22, 22. I LXX (versione greca) parafrasano queste parole con « Gli darò la gloria di Davide» (B), Il Sinaitico ha:

«E darò pure a lui le chiavi della casa di Davide». Il cod A assomma le due lezioni. Per i poteri del Gran Visir cfr Is

36, 3.22; 37, 2; 1 Re 4, 2-6; 18, 3; 2 Re 15, 5; 19, 2; 2 Cr 28, 7. Su questa interpretazione del passo cfr P. Benoit , St.

Pierre d'après O. Cullmann , in Exegèse et Théologie, vol. II, Paris 1961, p. 302; A.M. Dubarle , La primauté de

Pierre dans Matthieu 16, 17-19. Quelques references à l'Ancient Testament , in «Istina» 2 (1954), pp. 335-338: cfr H.

von Campenhausen , Kirchliches Amt und Geschichte Vollmacht in den erster drei Jahrunderten, Tübingen 1953, p.

138. Sui poteri del Maestro del Palazzo cfr R. De Vaux, Les institutions de l'A.T., T. I. Paris 1958, pp. 199-200.

40

Sul labbro di Gesù le «chiavi » indicano l'autorità del predicare l'Evangelo, la via della salvezza e di



indicare il mezzo con cui entrare nel Regno dei Cieli. Ciò è chiaramente visibile nel Vangelo di Luca,

dove sta scritto: «Guai a voi dottori della Legge, poiché avete tolto la chiave della scienza! Voi

non siete entrati e avete impedito quelli che entravano» (Lc 11, 52). Qui la chiave simboleggia l'insegnamento

degli Scribi (= dottori della Legge) che riserbandosi il monopolio dell'interpretazione

della Legge, con la loro dottrina, non solo non sono entrati nel Regno, ma ne hanno impedito l'accesso

anche agli altri che vi volevano penetrare.

Il medesimo concetto – con il richiamo indiretto alle chiavi implicito nel verbo «serrare» (le porte si

serrano con le chiavi) – si trova pure nel passo parallelo di Matteo:

«Guai a voi, Scrivi e Farisei ipocriti, perché serrate il regno dei Cieli dinanzi alla gente perché ne vi

entrate voi, né lasciate entrare quelli che cercano d'entrarvi» (Mt 23, 13).

Al posto dei «dottori della legge» (Scribi), che con la loro dottrina impedivano di accogliere Gesù

come Figlio di Dio e di entrare così nel Regno dei Cieli, Gesù pone il confessore Pietro perché con

la sua fede allora dimostrata, apra il Regno dei Cieli a chi vuole entrarvi.

Non gli Scribi, ma gli Apostoli (qui impersonati da Pietro), saranno gli araldi della Parola di Dio, i

nuovi profeti del Cristianesimo163. Tale missione si esplicherà tuttavia più tardi, al momento fissato

dal Cristo, poiché per ora essi devono tacere e non rivelare ad alcuno che Gesù è l'atteso Messia.



Legare e sciogliere

I verbi «legare» e «sciogliere» sono due termini di uso rabbinico, che assumono significati opposti

secondo che si riferiscono da una «proibizione» o ad un «obbligo»164.

Nel caso della proibizione si «lega» quando si proibisce una cosa ad una persona (j Ber. 6 c), mentre

si «scioglie» quando si toglie una proibizione, permettendo ciò che prima era proibito (j. San. 28 d).

Nel caso dell'obbligo si «lega» quando si stabilisce un obbligo e si «scioglie» al contrario quando si

elimina tale obbligo. Un esempio di questo «legare» ricorre già nell'Antico Testamento, dove si

legge che una ragazza dopo aver pronunciato un voto, è «legata» ad esso, vale a dire è «obbligata» a

osservarlo, qualora il padre (se è nubile) o lo sposo (se è sposata) non vi si oppongano (Nm 30, 10-

14). Uno che per malia è costretto a fare una cosa, si dice «legato», noi diremmo oggi «stregato»165.

Al contrario «sciogliere» indica l'eliminazione dell'obbligo: Simeone ben Lakish (ca. 260 a.C.), volendo

imprecare contro dei ladri di frutta, che avevano svaligiato il suo orto, disse: «Quella gente sia

162 Cfr Mt 23, 7 e più avanti il paragrafo speciale: Pietro fu stabilito capo della Chiesa? Il concetto di «capo» della Chiesa

esula dal contesto, che parla di «fondamento» non di autorità; che presenta Gesù personalmente come il «costruttore

» e quindi «capo» della «sua» Chiesa.

163 Altri passi estenderanno ciò agli altri apostoli e discepoli (cfr Mt 18, 18; Gv 20, 22 ss). Che le chiavi riguardino la

predicazione di Pietro è ammesso, tra gli altri, da W: Wischer , Der evangelische Gemeindeordnung. Matth. 16, 19-20

augeslegt, Zürich 1951, p. 24.

164 augeslegt, Zürich 1951, p. 24.

164 Cfr J.A. Emerton, Binding and Loosing-Forgiving and Retaining, in «Journal Theological Studies» 13 (1962), pp.

325-330.

165 b. Sabb. 81 b e le «legature» nella terminologia magica.

41

maledetta!», Ma quelli risposero: «Quell'uomo sia maledetto!». Allora egli corse da loro e disse:



«Scioglietemi»; ma quelli risposero: «Prima sciogli tu noi e noi scioglieremo te!»166.

Anche l'eliminazione di un incantesimo si esprime con lo stesso verbo «sciogliere»167. Il verbo

«sciogliere» può pure acquistare il senso di «perdonare», vale a dire «slegare» la colpa dell'individuo.

Dio è colui che «scioglie», vale a dire che «perdona», «toglie» i peccati»168.

E' appunto questo il senso che assumono i due vocaboli sul labbro di Gesù: «Ciò che tu Pietro, scioglierai...

e ciò che legherai sarà "sciolto" e "legato" in cielo». Tali parole in un contesto che riguarda

l'uso delle chiavi per entrare nel Regno dei Cieli, devono riferirsi all'ingresso nella Chiesa, a qualcosa

cioè di necessario o non necessario per chi vuole entrare in essa. Nel libro degli Atti, che è come

un commento alla profezia di Cristo, risulta che proprio Pietro ha reso obbligatorio una volta per

sempre il Battesimo per entrare nella Chiesa («legato»), mentre ha dispensato dall'obbligatorietà

della circoncisione («sciolto»).

Pietro ha «legato» il battesimo cristiano nel giorno di Pentecoste, quando, dopo aver proclamato che

Gesù con la sua resurrezione era stato dimostrato Cristo e Signore, continuò: «Ravvedetevi e ciascuno

di voi sia battezzato nel nome di Gesù Cristo, per la remissione dei vostri peccati, e riceverete

il dono dello Spirito Santo» (At 2, 38). Con tale comando Pietro «legò» ossia stabilì, una volta per

sempre, l'obbligatorietà del battesimo, ricevuto da adulti, come mezzo per entrare nella Chiesa e ricevere

la salvezza. Quelli dunque i quali accettarono la sua parola vennero battezzati e furono aggiunti

al gruppo dei discepoli (At 2, 41).

Pietro «slegò» la circoncisione, che gran parte dei primi cristiani pretendeva mantenere169. Siccome

il contatto con i Gentili era considerato qualcosa di impuro, Pietro dovette ricevere una visione apposita

per essere indotto a recarsi da Cornelio, centurione della coorte italica (At 10, 9-16.20). Pietro

comprese allora che «Dio non ha riguardo alle persone; ma che in qualunque nazione chi lo teme

e opera giustamente gli è accettevole» (At 10, 34-35.44-48). La discesa dello Spirito Santo, durante

il suo ammaestramento, lo indusse a far battezzare anche quei Gentili benché fossero incirconcisi

(At 10, 47-48). Pietro ne fu rimproverato dai giudeo-cristiani, da «quelli cioè della circoncisione»

con le parole: «Tu sei entrato da uomini incirconcisi e hai mangiato con loro»; l'apostolo per placarli

dovette raccontare loro come Dio stesso l'avesse forzato a seguire tale via»170.

Ma l'opposizione giudeo cristiana, sopita per quel momento, si fece di nuovo sentire e fu eliminata

dal cosiddetto «concilio» di Gerusalemme; quivi Pietro, all'inizio del suo discorso, ricordò come egli

fosse stato proprio il prescelto da Dio per accogliere i Gentili nella Chiesa: «Fratelli, voi sapete

che fin dai primi giorni Iddio scelse fra voi me, affinché dalla bocca mia i Gentili udissero la parola

del Vangelo e credessero» (At 15, 7). Questa scelta era proprio stata profetizzata da Gesù nel colloquio

di Cesarea con le parole: «Ciò che legherai e ciò che scioglierai sulla terra, sarà legato e sciolto

nei cieli». Con il suo gesto Pietro, ancora prima di Paolo, sganciava il Cristianesimo dalla religione

giudaica, «slegava» i Gentili dall'obbligo della circoncisione e stabiliva su solide basi internazionali

166 j. Moed Katan 81 d. «Legare» riproduce il greco dèô (ebr. âsàr) e «sciogliere» traduce il greco lùô, ebr hittîr, aram.

sh e ra'.

167 sh era' b. Sabb. 81 b e j Sanh. 25 d.

168 Dio è she rê l e chôvîn: «colui che scioglie i peccati» Jer I Nm 14, 18. Sul valore dei verbi «legare» e «sciogliere» cfr

G. Dalmann, Die Worte Jesu, vol. I, Leipzig 1898, pp. 174-178.

169 Per questo i primi cristiani godevano il favore del popolo (At 2, 47). I primi tentativi di sganciamento operato dagli

Ellenisti finirono con il martirio di Stefano e la dispersione degli altri, mentre gli apostoli e i giudaizzanti rimasero indisturbati

a Gerusalemme (At 7, 1-60; 8 1, 3-4).

170 At 11, 3.4-18.

42

la Chiesa171. Coloro che non accolsero il suo parere divennero la setta dei Nazarei, destinata a



scomparire ben presto dall'orizzonte ecclesiastico.



Da pietro al papato
Excursus 1 gli apostoli e i dodici
Gli apostoli non sono limitati ai dodici
I dodici nei racconti evangelici
Excursus 2 l'interpretazione patristica del "tu sei pietro"
Pasci le mie pecore
Giacomo, il fratello del signore
Il partito giovanneo
La tradizione patristica
Reperti archeologici privi di valore storico
Durata della permanenza di pietro a roma e data della sua morte
Bibliografia lightfoot
Capitolo undicesimo
Il comportamento di cipriano
Capitolo tredicesimo
Alessandro iii
Capitolo quattordicesimo
Superiorità sui concili: convocazione e approvazione
Capitolo quindicesimo
L'infallibilità dal xii secolo al concilio vaticano
Reazioni moderne
Una voce onesta


1   2   3   4   5   6   7   8   9   ...   30


©astratto.info 2017
invia messaggio

    Pagina principale