Da Pietro al Papato di Fausto Salvoni


«Legare» e «sciogliere» in Matteo 18



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«Legare» e «sciogliere» in Matteo 18

Di solito si connette questo brano con Matteo 16, ma il contesto è ben diverso: mentre a Pietro Gesù

conferì la missione di aprire il Regno dei Cieli (= la Chiesa) alle persone indicando loro ciò che era

necessario attuare per entrarvi, qui Matteo – riferendosi a un altro detto di Gesù – suggerisce come

ci si debba comportare nel caso della disciplina ecclesiastica verso un peccatore172. La correzione

deve seguire tre stadi: il fratello che ne è al corrente deve prima parlare a tu per tu con il colpevole

nella speranza di convertirlo. Se tale tentativo fallisce, egli deve riprovare una seconda volta alla

presenza di due o tre testimoni; in caso di ulteriore fallimento tutta l'assemblea locale deve rivolgersi

al peccatore per un ultimo tentativo di ravvedimento. Ma se questi persiste nel male, allora il renitente

va ritenuto come un pagano, slegato dalla Chiesa.

«Io vi dico in verità che tutte le cose che avrete legate sulla terra saranno legate in cielo, e tutte le

cose che avrete slegate sulla terra saranno slegate in cielo» (v. 18) .

A chi si rivolge il Cristo con il «voi»? Si è pensato agli apostoli come ai detentori della gerarchia

ecclesiastica, oppure individualmente a ciascun cristiano. Il contesto suggerisce di vedervi l'insieme

dei «discepoli» che costituiscono la comunità cristiana locale173. Le parole di Gesù sono quindi adattate

da Matteo ai discepoli costituenti le singole comunità, quali già esistevano all'epoca in cui

Matteo scrisse il suo Vangelo (ca. 80 d.C.?).

Il «legare» e lo «slegare» (sciogliere) in questo contesto non può più indicare ciò che è obbligatorio

o libero per un credente, e nemmeno determinare ciò che per lui è lecito o non lecito secondo la già

ricordata casistica rabbinica. Trattandosi di peccati significa che la Chiesa può «slegare» o «legare»

le colpe dell'individuo. Quando il peccatore accetta il consiglio della Chiesa, si ravvede e conseguentemente

la Chiesa lo mantiene nella sua comunione, il peccato è da essa «slegato», ossia eliminato,

in quanto Dio sancisce ciò che la Chiesa attua. Ma se il peccatore si ostina nella colpa senza

ascoltare il suggerimento dei «fratelli» («Chiesa»), allora la «Chiesa» considerando il colpevole

come un pagano non più unito ad essa, «lega» tale peccato su di lui. Si consideri l'esempio sopra riferito

in cui il rabbino Simeone ben Lakish e i ladri legano e slegano su di loro la mutua maledizione.

Seguendo tale noma d'amore e mediante la correzione fraterna (non mediante l'assoluzione) la

Chiesa (non i capi di essa) slega o lega le colpe dei rispettivi membri.

J. Jeremias pensa che qui si tratti di una scomunica o espulsione definitiva dalla Chiesa in contrasto

con la rottura provvisoria delle relazioni personali suggerita altrove174. Il Bonnard con più verosimiglianza

la intende come una espulsione limitata e temporanea quale era frequente anche presso

gli Esseni175. In Matteo 18 vi è quindi il concetto fondamentale di fissare («legare») i peccati su di

uno o toglierli da lui ad opera della Chiesa («slegare»), così come in Matteo 16 vi è quello di legare

«un obbligo» alla persona («legare») o toglierlo («slegare») da esso.

171 Che questa sia una delle missioni di Simone, in quanto Pietro, ossia in quanto «roccia» della Chiesa primitiva, appare

pure dal fatto che in At 10, 13; 11, 7, contrariamente all'uso solito, Simone è chiamato Pietro anche nelle parole che

l'angelo gli rivolge. Negli altri dialoghi il nome è regolarmente taciuto o è detto Simone (cfr At 15).

172 Il «contro di te» presentato da alcuni Mss è derivato da Lc 17, 4, non è genuino in quanto mal s'addice al contesto

che parla di peccato in genere e non di offese personali. Perciò la maggioranza dei Mss non ha tale lezione.

173 Si cfr u vv. 1.19.12.14, dove riappare il medesimo «voi» comunitario assai diffuso nelle lettere paoline.

174 Theol. Worterbuch zum Neuen Testament III, 751. Cita come passi paralleli 2 Te 3, 14; 1 Co 5, 4-11.

175 Pierre Bonnard , L'Evangile selon St. Matthieu , Neuchâtel 1963, pp. 275 ss. Secondo K. Stendhal ( Matthieu Peake's

Commentary of the Bible , London 1962, pp. 787-788) Matteo 16 si riferirebbe alla impostazione di certe leggi (potere

legislativo), mentre Matteo 18 si riferirebbe alla disciplina della comunità.

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A questo potere di «legare» e di «sciogliere» possono ricollegarsi i due casi di Pietro e di Paolo che



rispettivamente puniscono di morte Anania e Saffira e danno in mano di Satana – perché sia tormentato

forse dalla malattia – l'incestuoso di Corinto176. Questi due episodi – ora irripetibili – non

rientrano nella normale disciplina ecclesiastica, bensì nei doni carismatici riservati agli apostoli

(dono di miracoli). Non sono quindi qualcosa di permanente conferito ai cristiani, così come non

era qualcosa di permanente la missione di Pietro, che si limitò ad indicare nel momento della costituzione

della Chiesa e una volta per sempre, la regola necessaria e permanente per l'ingresso dei

credenti nella Chiesa.

Pietro fu stabilito capo della Chiesa?

Da parte cattolica – insistendo sul fatto che Pietro viene proclamato «rupe, roccia» – si vuole andare

oltre all'interpretazione precedentemente asserita in base al contesto e ai paralleli, per dedurre che

Pietro fu allora profetizzato come il futuro capo supremo della Chiesa e vicario di Cristo177.

Va innanzitutto notato che il contesto si riferisce a un punto particolare della storia della Chiesa, vale

a dire alla sua fondazione: «Io fonderò la mia Chiesa». E' dunque in quel preciso momento che

deve svolgersi – come già notammo – l'attività di Pietro, il che esclude sia la funzione di capo, sia la

persistenza di tale funzione per tutta la storia della Chiesa.

Tutto l'insegnamento del Nuovo Testamento esclude che Pietro sia stato il capo della Chiesa e il vicario

di Cristo. Pietro vi appare sempre aureolato da una certa grandezza nel collegio apostolico, ma

mai come suo capo. In tutte le pagine bibliche il capo della Chiesa è Cristo, solo ed esclusivamente

il Cristo (Ef 1, 10.22s; 4, 11-15; 5, 23). E' lui che edifica la Chiesa, non attraverso un vicario umano,

bensì tramite l'attività dello Spirito Santo (1 Co 12, 13.27-28; Ef 4, 11). Nel simbolismo apocalittico

non si sottolinea mai la superiore bellezza di una pietra simboleggiante il capo degli apostoli,

ma si parla sempre di dodici pietre presentate tutte allo stesso modo come il fondamento della celeste

Gerusalemme e quindi come sua difesa di fronte agli assalti dell'errore (Ap 21, 14). Questo è logico

perché Gesù non è venuto a stabilire dei capi o dei principi, ma solo dei «ministri» dei «servitori

» dediti al servizio dei fratelli (Lc 22, 24-27). Tale concetto profondamente cristiano, era stato

ben capito da Paolo il quale, conoscendo a Corinto l'esistenza di vari partiti, tra cui uno che si rifaceva

a Cefa (Pietro), li biasima dicendo che solo Gesù Cristo era stato crocifisso per i credenti e

suggeriva che i cristiani non devono appartenere a un uomo – sia pure questo un Pietro – ma solo a

Cristo178. In un modo ancora più chiaro Paolo afferma: «Nessuno dunque su glori degli uomini perché

ogni cosa è vostra: e Paolo, e Apollo e Cefa... tutto è vostro e voi siete di Cristo, e Cristo è di

Dio» (1 Co 3, 21-23).

Contro l’interpretazione cattolica del passo «Tu sei Pietro», sta la discussione degli apostoli che,

nulla avendo compreso del concetto cristiano di servizio verso il prossimo, si andavano chiedendo

chi mai tra loro fosse il primo, il maggiore (Mc 9, 33-35); Lc 22, 24-27), lasciando capire che per

loro non era stato stabilito come tale Pietro. Gli stessi cugini di Gesù, Giacomo e Giovanni, aspi-

176 At 5, 1-11; 1 Co 5, 5.

177 Tale interpretazione fu suggerita dal Concilio Vaticano I dove si disse: «Se alcuno avrà detto che il beato Pietro Apostolo

non è stato costituito da Cristo Signore Principe di tutti gli Apostoli e Capo visibile di tutta la chiesa militante,

ovvero che il medesimo ha ricevuto soltanto un primato d'onore e non un primato di vera e propria giurisdizione direttamente

e immediatamente dallo stesso Nostro Signore Gesù Cristo, sia scomunicato» (Conc. Vaticano I, sess. IV,

Can. 1). Denzinger-Bannewart, Enchiridion Symbolorum n. 1823; cfr G. Casali , Somma di teologia dogmatica , Edizioni

Regnum Christi, Lucca 1964, pp. 132-134.

178 1 Co 1, 12-16. I cattolici dicono ora che si può essere di Pietro anche solo implicitamente , nel senso che volendo essere

di Cristo, si è pure del papa, perché tale è la volontà di Cristo.. Ma in modo esplicito (come lo fa un cattolico) o

in modo implicito (come lo fa un acattolico) occorre essere di Pietro per essere di Cristo, dicono i cattolici. Posizione

questa del tutto antitetica a quella paolina.

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rando a tale privilegio d'indole terrestre, fanno perfino intervenire la loro madre Salomé, probabile



Zia di Gesù, per ottenere i primi posti nel regno179, segno quindi che essi non riconoscevano già decisa

la superiorità di Pietro su di loro. Contro l'autorità di Pietro quale vicario di Cristo milita inoltre

tutto l'insegnamento paolino, specialmente nella lettera ai Galati, come avremo occasione di vedere

più avanti studiando il prestigio di Pietro nella Chiesa nascente180.

Lo stesso Pietro, parlando di se stesso, non esalta la propria superiorità sugli apostoli, anzi nemmeno

sui presbiteri, ma si afferma pure lui «un compresbitero» pari a loro, la cui unica superiorità consiste

nel poter testimoniare la realtà di quel Cristo con il quale era convissuto181.

Non è lecito ad uno studioso addurre il solo passo simbolico – e quindi non giuridico di Matteo (16,

18) – per difendere una dottrina contraddetta chiaramente da tutti gli altri passi biblici privi di metafora.

Osservazioni su altre interpretazioni

a) Sino a non molti anni fa in campo protestante dominava l'ipotesi che l'espressione «Su questa

pietra», si riferisse a Gesù e non a Pietro. Si sosteneva tale idea con due ragioni principali: la diversità

di genere tra Pietro (maschile) e Pietra (femminile) suppone una diversità di persone; di più nel

Nuovo Testamento Gesù è presentato coma la «pietra» fondamentale della Chiesa, per cui anche qui

questo termine deve riferirsi a Gesù. E si concludeva: Pietro è un piccolo sasso incapace di sorreggere

la Chiesa, solo Cristo ne è il fondamento sicuro, la solida pietra rocciosa.

E' evidente che il fondamento della Chiesa non può essere un uomo, ma solo il Cristo; anche nella

interpretazione sopra presentata si è mostrato che la Chiesa sarebbe stata fondata su – vale a dire,

tramite – Pietro confessante la messianicità e la figliolanza divina del Cristo accolto come Figlio di

Dio. A Pietro dovranno guardare i cristiani non per divenire sudditi di tale capo (da sostituirsi in seguito

con il papa), bensì per ammettere che la salvezza viene dal Cristo accolto per fede quale «Figlio

di Dio». Pietro, come lo saranno poi anche gli altri apostoli (Ef 2, 20), è fondamento solo perché

il suo insegnamento ci presenta il Cristo che dobbiamo accogliere con la medesima fede del

Simone di Cesarea. La missione fondamentale degli apostoli è quella di fungere da intermediari per

insegnarci che Gesù è l'unico «fondamento» essenziale della Chiesa (1 Co 3, 11).

L'unica questione possibile è questa: qui Gesù è presentato come il fondamento della Chiesa in modo

diretto o solo indiretto tramite il fondamento di Pietro, così come lo è pure tramite tutti gli apostoli

per Paolo (Ef 2, 20)?

Tra questa duplice possibilità mi sembra più logica e aderente al contesto solo la seconda soluzione.

Infatti la parola «pietra » non necessariamente ci fa pensare subito e in modo esclusivo al Cristo. In

tutto il Nuovo Testamento la parola «pietra» è riferita al Cristo solo in tre passi, senza alcun riferimento

all'erezione di un edificio. Pietro e Paolo la pongono due volte in parallelismo con «sasso»

(lithos), il che prova la intercambiabilità dei due termini (1 Pt 2, 8; Rm 9, 33). Nel terzo passo indica

la roccia mobile da cui sgorgò l'acqua zampillante che, secondo una tradizione rabbinica, accompagnava

gli Ebrei nel deserto sinaitico ed era simbolo di Cristo che dà l'acqua della vita. Quivi an-

179 Mt 20, 20-28. Per la relazione di parentela tra Giacomo, Giovanni e Salomé, cfr F. Salvoni , Verginità di Maria ,

Lanterna, Genova 1969, pp. 57-68.

180 Cfr sotto il capitolo quinto.

181 1 Pt 5, 1-4. Cfr E. Obrist o.c. München 1961; James Bales, Was Peter Pope?, senza data, pp. 12-13.

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cora una volta manca ogni allusione al fondamento di un edificio182. Di solito nel Nuovo Testamento



Gesù è presentato come un «sasso» ( lithos ) spregevole agli occhi degli Ebrei e quindi gettato via

dagli edificatori come buono a nulla, mentre Dio ne fa la «pietra angolare» (akrogònaios)183. Dal

termine «pietra» non si può quindi concludere che essa si riferisca direttamente a Gesù.

Di più il contesto di elogio che si incentra su Pietro confessore rende difficile, per non dire impossibile,

il cambiamento di soggetto e la presentazione improvvisa di Gesù quale fondamento della

Chiesa. Sembra duro, guardando al contesto e alle leggi grammaticali, pensare che Gesù abbia detto:

«Tu sei beato Simone, poiché hai affermato una verità sacrosanta; però tu sei solo un sasso, ma è

su di me, vera rupe della Chiesa, che io edificherò la mia Chiesa». Sarebbe poi strano questo ragionamento

anche per il fatto che Gesù presenterebbe se stesso contemporaneamente come architetto

edificatore e come fondamento, creando un simbolismo incongruente. Quando Gesù è presentato

come «sasso» su cui si edifica la Chiesa, è Dio, non lui, che costruisce tale edificio spirituale. Anche

dopo queste parole Gesù continua ad affidare una missione a Pietro – simboleggiata dalle chiavi,

dal legare e dallo sciogliere – che chiariscono il modo con cui Pietro sarebbe stato usato da Cristo

come «sostegno» della Chiesa nascente. Fuori metafora le parole di Gesù vogliono solo indicare

che Gesù avrebbe edificato la sua Chiesa, utilizzando degli uomini, vale a dire gli apostoli, tra cui in

prima linea il Simone, detto Pietro, scelto per questa missione specifica perché egli, per primo, sotto

l'ispirazione divina e quindi come profeta di Dio, aveva professato la vera fede nel Cristo.

b) Secondo altri esegeti la pietra su cui poggia la Chiesa sarebbe direttamente la confessione di fede

in Cristo considerato come Figlio di Dio. E' l'interpretazione che fu sostenuta non molto tempo fa

dal Billerbeck, che così scrive:

L'intera frase va così interpretata: «Ma anch'io ti dico: Tu sei Pietro; tu ti sei manifestato quale roccia,

quando per primo, da credente, hai confessato la mia dignità messianica e la mia divina figlio-

182 1 Co 10, 4 e Tosefta Sukka 3, 11 (Ediz. Zuckermandel, Pasewalk 1880, p. 196, 1, 25 e p. 107 1, 1: «Così era la sorgente

che fu con Israele nel deserto, simile a una roccia... che saliva con loro sulla montagna e discendeva con loro

nelle valli, nel luogo in cui si trovava Israele, essa si trovava parimenti di fronte a loro ». Es 17, 6 parla solo di una

«rupe» fissa; ma Paolo prende lo spunto dalla tradizione rabbinica, per presentare un simbolo di Cristo e della Cena

del Signore. La «pietra» che accompagnava (pétra akolouthoûsa) è in parallelo con la «nube» che li seguiva. La parola

«petra» assume valori diversi nei diversi contesti e può anche indicare svariati oggetti. Anche la parola themélios, «

fondamento», indica Cristo in 1 Co 3, 11, gli apostoli in Ef 2, 20 e il fondamento del ravvedimento dei morti in Eb 6,

11. Attenti, quindi, ai falsi parallelismi. Un passo della Bibbia spiega un altro, ma solo quando i contesti sono i medesimi.

183 Sull'identificazione del Messia-sasso già usata nel giudaismo cfr Bertil Gaertner , Talfa als Messiasbezeichnung , in

«Svenk Exegetik Arbok», 1953, pp. 98-108. E' paragonato a un «sasso», «ciottolo» (lithos) in Mt 21, 42; At 4, 11; 1

Pt 2, 4-7; è detto « pietra angolare » in Ef 2, 20 ecc. J. Jeremias intende questo termine non come pietra posta all'angolo

di un fondamento, ma come pietra più bella e preziosa che si poneva alla sommità del portale. Se questo senso è

possibili in alcuni passi biblici, mi sembra escluso in Ef 2, 20 dove necessariamente significa la pietra angolare posta

per prima nel fondamento e che determina la posizione dell'edificio. Il passo va tradotto: «Voi siete edificati sul fondamento

degli apostoli-profeti di cui Cristo Gesù è la pietra angolare su cui ogni edificio costruito cresce... su cui anche

voi siete edificati». K. Th. Schaefer ( in Neutestamentliche Aufsätze, für Prof. J. Schmidt zum 70 Geburstag. hrg.

Blitzer-O. Kuss-F. Mussner, Regensburg, Pustet 1963, pp. 218-274) sostiene che questa interpretazione si adatta meglio

alla metafora, collima con Is 28, 6 (qui citato, alla sua interpretazione in Rm 9, 33, ai due altri testi in cui ricorre

tale parola 1 Pt 2, 6 e Barnaba 6, 2, al posto che compete a Cristo nella Chiesa. Secondo 1 Pt 2, 4.7 Cristo «pietra vivente

» (lithon zònta ), sprezzata come materia senza valore sulla croce, diverrà una pietra preziosa ed eletta che Dio

pose all'angolo (vv. 4, 7). Perciò tale «pietra» è stata gettata via divenendo così « petra skandálou » (« pietra d'intoppo

») che fa cadere chi in essa inciampa. In At 4, 11 (tratto da Sl 118, 21). Mc 17, 10s e Mt 21, 42 non vi è alcun contrasto

con l'ipotesi precedente; Mc 21, 44 è generico; se si cade su una pietra vuol dire che è in terra, ma se essa cade su

di un altro significa che è in alto. Non ci si può basare su questo passo per sostenere che la « pietra angolare » costituisca

sempre il vertice del portale.

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lanza. Su questa roccia, ossia sul fatto da te confessato della mia dignità messianica e della mia figliolanza



divina, io edifico la mia Chiesa»184.

L'interpretazione qui ricordata è in armonia con il contesto, in quanto poco prima precede proprio la

confessione di Pietro che è appunto riferita da Gesù ad una rivelazione divina. Di più è evidente che

solo la fede è il fondamento della Chiesa, proprio perché senza fede è impossibile piacere a Dio e

perché solo la fede è sorgente di vita (Eb 11, 5; Gv 3, 15-16). Non è vero battesimo – secondo l'insegnamento

apostolico – quello che non include la fede, unica potenza capace di dare valore e risonanza

eterna a quest'atto di ubbidienza a Cristo. Si può logicamente concludere che la fede è proprio

il fondamento immancabile della Chiesa: togli la fede e la Chiesa crolla. Infatti – se ben si osserva –

anche l'interpretazione da me sopra difesa del passo, vuole appunto far risaltare l'importanza della

fede impersonata da Simone.

Tuttavia il riferimento diretto alla fede ha il difetto di esaltare una virtù astratta – la fede in Cristo,

Figlio di Dio e Messia atteso – mentre di solito Gesù ama presentare l'idea concretizzata in una persona

visibile, nel nostro caso il Simone confessante; inoltre il pronome usato dall'evangelista «questa

» (tautê) mal si applica alla precedente confessione di Pietro. In tal caso sarebbe stato più logico

dire: «Tu sei Pietro, ma su quella (ekeiné) confessione che tu hai poco fa pronunciata, io edificherò

la mia Chiesa». Di più tutto l'elogio di Pietro, la missione a lui conferita, obbligano a riferire a Pietro

anche le precedenti parole: «Su questa Pietra». Tutto ciò si verifica assai bene nell'interpretazione

da noi sopra enunciata; il pronome «questa» si riferisce alla persona di Pietro poco prima riferita;

ma con le sue parole Gesù intende esaltare non tanto la sua persona umana, quanto piuttosto la professione

di fede in lui concretizzata. Proprio in quel momento, per la sua fede, egli, benché la Chiesa

ancora non esistesse, era già la pietra pronta per sostenerla al suo apparire. Proprio per questa sua

professione, anteriore a quella di tutti gli altri apostoli, Pietro sarà scelto a predicare per primo la

buona novella ai Giudei e ai Gentili e determinerà una volta per sempre il modo con cui si entra nella

Chiesa (chiavi), con il battesimo da lui fissato (legato), senza l'obbligatorietà dalla circoncisione

(slegata).

Mi sia permesso concludere con le parole del Cullmann:

I riformatori, è vero, fecero degli sforzi per mostrare che la frase del Cristo era stata rivolta da Gesù

a Pietro; ma la relazione che essi cercano di stabilire tra la parola Pietro e la fede anziché con la persona

dell'apostolo, non può essere accolta da un esegeta imparziale. Essa tradisce l'influsso eccessivo

che la tendenza polemica esercitò su di loro per poter così togliere al papa ogni possibile superiorità.

Le parole furono rivolte alla persona dell'apostolo e solo a lui., in quanto che la fondazione

della Chiesa è un fatto attuatosi una sola volta nel tempo. Infatti una casa è fondata una volta sola al

suo inizio185.

184 Strack-Billerbeck , kommentar zum Neuen Testament aus den Talmud und Midrash , 1 Berlin, 1922, p. 731. Egli tuttavia

nella stessa pagina suppone che la traduzione greca dell'originale aramaico sia errata; questo sarebbe stato: gan

ani omer leka l'attah petros da tradursi un «Anch'io dico a te, sì a te, o Pietro: su questa pietra (= sua confessione di

fede) io edificherò la mia Chiesa » dove lo 'attah sarebbe un rafforzativo del precedente « a te » (cfr Ag 1, 4). Il traduttore

biblico al contrario avrebbe inteso lo 'attah come soggetto della nuova frase, con il verbo sottinteso (come se

fosse 'attah hû Petros ) con il senso «Tu sei Pietro». La correzione è superflua come è inutile usare «Petros» quando

sappiamo da Gv 1, 42 che il nome aramaico era Kefah . La stessa opinione, benché senza le correzioni precedenti al

testo, è ammessa pura da I. Minestroni , Tu sarai chiamato Pietro , Edizioni Risveglio (Via C. Mayr 148) Ferrara

1967. Contro la precedente opinione cfr G. Salmon , L'infallibilità della Chiesa , Roma 1960, pp. 336-339 (testo inglese

pp. 339-341), e specialmente W.G. Kümmel , Kirchenbegriff und Geschichtbewusstein in der Urgemeinde und

bei Jesus , Uppsala 1943, p. 22; J.L. Kljin , Die Wörter «Stein» und «Felsen» in der syrischen Uebersetzung des

Neuen Testaments , in «Zetschr. f. nt. Wissench.» 50 (1959), pp. 102 s.

185 O. Cullmann , Christ et le Temps , Neuchâtel 1947, p. 123 (traduzione italiana). Per l'influsso della polemica va ricordato

che una sessione speciale della Landeskirche di Würtemberg nel 1953 ha addirittura condannato R. Baunamm

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Sono espressioni che dovremmo meditare tutti. Solo uno studio imparziale e senza preconcetti può



farci penetrare più a fondo nel messaggio del Vangelo. Ma è bene sottolineare che, pur riferendo la

parola «pietra» a Pietro, Gesù vuole solo presentarlo come «portavoce di questa fede»186.



SINTESI ESEGETICA DI MATTEO 16, 18.19

La discussione precedente si può sintetizzare in queste brevi parole: l'elogio di Gesù va ripartito in

tre strofe:

a) Prima strofa (v. 18 Tu sei Pietro) : esaltazione della fede proclamata da Simone profeta e simboleggiata

dalla persona concreta di Pietro. La fede biblica non è mai fede astratta, ma una fede esistente

in un individuo, in un essere personale. La «persona credente di Pietro» sarà utilizzata da Cristo,

il vero fondatore della Chiesa, come punto di appoggio su cui fondare la Chiesa, come il mezzo

principale usato da Cristo per edificare questo edificio spirituale.

b) Seconda strofa (v. 19 le chiavi) : Cristo utilizzerà Pietro conferendogli la predicazione della missione

salvifica del Cristo, vero figlio di Dio, esaltato come Signore al di sopra di tutto il creato. La

sua predicazione è espressa con il simbolismo delle «chiavi» che sul labbro di Gesù indicano la predicazione

del Vangelo, ossia della buona novella con cui si apre il Regno di Dio a chi crede; ma lo

si chiude a chi non crede. Per ora Pietro (e gli altri apostoli) deve tacere; solo dopo la Pentecoste

Pietro sarà il primo a parlare e ad evangelizzare gli Ebrei (At 2).

c) Terza strofa (v. 19 legare...sciogliere) : Nella sua predicazione Pietro legherà una volta per sempre

il battesimo, stabilendone la sua necessità per l'ingresso nella Chiesa, slegherà una volta per

sempre la circoncisione, togliendone l'obbligatorietà.

I vescovi non possono essere suoi successori perché non possono cambiare nulla di ciò che Pietro

ha fissato; essi devono solo sorvegliare le chiese perché non scostino dal fondamento simboleggiato

da Pietro, vale a dire dalla fede in Cristo, figlio di Dio e attuino il battesimo così come egli lo ha

imposto.

a) Pietro = Simone confessante: Tu sei il Cristo il Figlio di Dio vivente.

b) Le chiavi = la predicazione della precedente grande verità salvifica

c) Legare = imporre l'obbligo del battesimo attuato con fede; slegare = togliere l'obbligo della circoncisione.

( Das Petrus Bekenntnis und Schlüssel , Stuttgart 1950) per aver ammesso che Pietro fondamento deve significare

qualcosa di durevole nella Chiesa!

186 Cfr A. Argyle , The Gospel According to Matthew , in «The Cambridge Bible Commentary», Cambridge 1963, p.

126.


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