Da Pietro al Papato di Fausto Salvoni


EXCURSUS 2 L'INTERPRETAZIONE PATRISTICA DEL "TU SEI PIETRO"



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EXCURSUS 2

L'INTERPRETAZIONE PATRISTICA DEL "TU SEI PIETRO"

Primo periodo: I-III secolo

L'analisi del «Tu sei Pietro» compiuta dai padri della Chiesa ci dimostra come non vi sia mai stata

una interpretazione tradizionale e come l'esegesi cattolica attuale, che vi vede la promessa di un vero

primato gerarchico di Pietro e del suo successore, il papa, appaia a Roma solo nel V secolo187.

Nei primi due secoli vi sono scarse tracce di una utilizzazione del passo, per cui alcuni studiosi pensano

che il loghion di Gesù non fosse ancora stato creato188. Ecco i passi patristici più interessanti:

a) In Oriente primeggia la figura di Origene (m. 253/254), oriundo di Alessandria, scrittore di grande

talento esegetico che fondò una vera scuola. Pur affermando che «la Chiesa è fondata su Pietro

»189, nel suo commento a Matteo afferma che chiunque faccia propria la confessione di Pietro,

ottiene le stesse prerogative di Pietro:

« Se tu immagini che solo su Pietro è stata fondata la Chiesa che cosa potresti tu dire di Giovanni, il

figlio del tuono, o di qualsiasi altro apostolo? Chiunque fa sua la confessione di Pietro può essere

chiamato un Pietro». «Come ogni membro di Cristo si dice cristiano» così, per il fatto che Cristo è

la «Roccia» ogni cristiano che beve da «quella roccia spirituale che ci segue» deve essere chiamato

Pietro. «Rupe» (= pietra) è infatti ogni imitatore di Cristo» (Pétra gàr pâs ô Christoû mímêtês)190.

Quindi egli non vede in queste parole l'affermazione del primato di Pietro sugli altri apostoli: Pietro

è pari agli altri apostoli, anzi agli stessi cristiani; è solo la sua unione con Cristo per fede che lo rende

un «Pietro».

b) In Occidente il primo scrittore che ricordi il passo mattaico è Giustino (m. 165 ca.), che così scrive:

« Uno dei discepoli, che prima si chiamava Simone, conobbe per rivelazione del Padre, che Gesù

Cristo è Figlio di Dio. Per questo egli ricevette il none di Pietro»191.

Giustino non ne deduce affatto la superiorità di Pietro sugli altri apostoli, ma afferma solo che con

tale nome Gesù voleva premiare la confessione di fede prima detta dall'apostolo.

187 Il libro ancor più esauriente e completo è quello scritto dal cattolico J. Ludwig, Die Primateorte Mt 16. 18-19 in der

altkircheichen Exegese, München Westphalien 1952, che seguirò nelle pagine seguenti. Si vedano pure le opere citate

nei capitoli riguardanti lo sviluppo del papato nei primi secoli della Chiesa.

188 Ireneo ( Adv. Haer. 3, 18, 4 Antenicene Fathers I p. 448) dal v. 17 salta al 21, tralasciando ciò che riguarda le chiavi

e il legare e lo slegare riferito a Pietro, per cui W. L. Dulière ne deduce che il testo di Ireneo mancasse dei vv. 18-19

che vi furono aggiunti in Antiochia verso il 190 ( La péricope sur le pouvoir des chefs. Son absence dans le texte de

Matthieu aux mains de Irénée , in «Nouvelle Clio», 1954, pp. 73 ss). Tuttavia se si esamina bene il passo, i vv. mancanti

sono taciuti non perché ignoti, ma perché non interessavano, in quanto l'intento di Ireneo era quello di esaltare la

dignità di Cristo e non l'importanza di Pietro nella fondazione della Chiesa. Di più il v. 17 fa già parte della pericope

mancante nei passi paralleli di Marco e Luca, per cui la sua presenza non si può scindere dal resto.

189 Presso Eusebio , Hist. Eccl. VI, 25,8 PG 20, 254 A.

190 In Mat 12, 10-11 PG 13, 997 C. 1000-1001. «Tutti gli imitatori di Cristo traggono il nome di Pietro» (ivi c. 1004).

191 Dialogo 100, 4 PG 6, 709 C. In Dial. 106, 3 (PG 6, 724 A) si rifà a Mc 3, 16 per dire che Gesù ha dato a un apostolo

il nome di Pietro.

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Tertulliano (m. dopo il 220), prima ardente apologeta e poi seguace del montanismo, si rifà al passo



biblico in occasione di una diatriba con il vescovo di Roma192. Costui (probabilmente Callisto) pare

che si appellasse al « Tu sei Pietro» per difendere la propria autorità, derivatagli dal fatto ch'egli era

vicino alla tomba di Pietro, ma Tertulliano chiaramente gli ribatte:

«Chi sei tu che (in tal modo) sovverti e deformi l'intenzione manifesta del Signore che conferiva tale

potere personalmente a Pietro?»193.

Tertulliano, in accordo con quanto abbiamo asserito sopra, attribuisce il potere delle chiavi esclusivamente

alla persona di Pietro, che ebbe nel sorgere della Chiesa una missione ben specifica, come

presto vedremo. L'apologeta nega quindi il passaggio di tale privilegio ad un qualsiasi successore di

Pietro.

Cipriano , vescovo di Cartagine, morto martire nel 258 e quindi ritenuto un santo per la chiesa cattolica,



di fronte a Stefano che voleva probabilmente rifarsi alle parole del «Tu sei Pietro » per esaltare

la propria posizione, aspramente combatte tale deduzione, pur essendo disposto a riconoscere

una certa «principalità» alla Chiesa romana. Gesù parlò a Pietro – egli disse – non perché gli attribuisse

una autorità speciale, ma solo perché rivelandosi ad uno solo fosse visibile il fatto che la

chiesa deve essere tutta unita nella fede in Cristo. Egli nega che sia possibile provare una qualsiasi

superiorità gerarchica di Pietro sugli altri apostoli e tanto meno della chiesa romana sulle altre chiese.

Pietro è solo il «simbolo», il «tipo» di tutti gli apostoli e di tutti i vescovi.

« Ad ogni modo gli altri apostoli erano pur essi ciò che fu Pietro e beneficiavano pur essi d'una speciale

partecipazione all'onore e al potere, ma l'inizio ha il suo punto di partenza nell'unità, perché

così si sottolineasse l'unità della Chiesa »194, la quale oggi viene simboleggiata dalla chiesa di Roma.

In questo primo periodo non v'è alcuna idea della preminenza di Pietro sugli apostoli e della chiesa

di Roma sulle altre chiese.



Secondo periodo : IV e V secolo

Il passo mattaico, maggiormente studiato, riceve una gamma di differenti interpretazioni.

a) In Oriente la «Pietra» è identificata ora con il Cristo, ora con la persona di Pietro oppure con la

sua professione di fede.

La roccia di Cristo : così Eusebio (m. 339), il quale vissuto alla corte di Costantino e impressionato

dalla fastosa potenza dell'imperatore che, governando tutto il mondo, proteggeva la Chiesa da cui

era anzi chiamato vescovo pur non essendo nemmeno battezzato (lo fu solo in fin di vita), vede nella

pietra il simbolo del Cristo. L'unica Chiesa di Dio è diretta e centrata in Cristo, che è la «roccia»

il fondamento della Chiesa, così come l'imperatore lo è per lo stato.

Il « primo fondamento» della Chiesa « è la roccia irremovibile sulla quale essa è stata costruita:

questa pietra è il Cristo ( ê pétra dè ên o Christòs )»195.

192 Penso che questo «pontifex maximus», da lui biasimato in tono ironico, sia il vescovo di Roma e non un ignoto Agrippino.

Di ciò parleremo più avanti nel capitolo undicesimo.

193 De Pudicitia 21 , PL 2, 1078 ss. Il passo completo è studiato più sotto nella storia del Papato.

194 De catholica ecclesiae unitate, c. 4-5 . Vedi più avanti i problemi posti da questo libro (Excursus 3).

195 Eusebio, Salmo 47, 2 PG 23, 420 D.

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La «roccia » è Pietro, ma a titolo solo personale . Secondo gli antiariani Pietro in persona è la «rupe



» su cui poggia la Chiesa, ma lui personalmente senza alcun successore, in quanto egli professò la

vera fede ortodossa nel riconoscere Gesù quale «Figlio di Dio». Con la sua fede egli, confutando

una volta per sempre gli Ariani che negano tale figliolanza divina, fu il vero fondamento della chiesa

antiariana.

Così si esprimeva Epifanio, vescovo di Salamina (morto a Cipro nel 403):

«Pietro è divenuto per noi proprio una pietra solida che sorregge la fede del Signore, sul quale è edificata

la Chiesa. In lui (Pietro) la fede sta salda in ogni sua parte. Egli ricevette pure il potere di

sciogliere sulla terra e di legare in cielo»196, per cui nelle questioni di fede l'autorità di Pietro (si noti:

di Pietro! non del vescovo romano) è la somma autorità della Chiesa. Pietro è quindi il campione

della vera fede ortodossa contro gli Ariani197 .

Anche per Didimo il cieco (m. 398) la «rupe» (petra) è Pietro; le porte dell'Ades sono le false dottrine

eretiche, il potere delle chiavi consiste nell'indicare la vera fede trinitaria198. La stessa interpretazione

è data dai Cappadoci, vale a dire da Basilio (m. 379), da Gregorio Nazianzeno (ca. il

300) e da Gregorio di Nissa (morto nel 394), i quali chiamano Simone la solida roccia su cui poggia

la Chiesa poiché egli è « il campione della fede »199.

Anche per Asterio, vescovo di Amasea nel Ponto (m. 410), «l'Unigenito... chiamò Pietro il fondamento

della Chiesa quando disse: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa... Lui (il

Cristo) fu infatti inviato nel seno della terra... perché sorreggesse tutti i cristiani e li elevasse verso

la patria della nostra speranza. Non è infatti possibile porre un altro fondamento oltre a quello che è

già stato posto, vale a dire lo stesso Cristo (1 Co 3, 11). Tuttavia il nostro Salvatore volle chiamare

il primo dei suoi discepoli la pietra della fede. Per mezzo di Pietro il fondamento della Chiesa diviene

incrollabile in quanto egli è una sicura guida della confessione cristiana »200.

Pietro è la fede confessata di Pietro. – Gli Antiocheni spingendosi ancora più avanti in questa direzione

hanno finito per dimenticare la persona di Pietro e attribuire il valore di «rupe» (petra) alla sola

fede che l'apostolo aveva professata nei pressi di Cesarea. Questa fede, non è la persona di Pietro,

è la roccia su cui poggia la Chiesa; basti qui ricordare il campione di questa esegesi, cioè il vescovo

di Costantinopoli Giovanni Crisostomo , il cui epiteto datogli per la sua eloquenza significa Boccadoro

(+ 407). Partendo dalla necessità della fede (Rm 10, 11) egli dice che essa è il fondamento della

Chiesa. Anche Gesù ha detto: «Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa, vale a dire

sulla fede che tu hai confessato»201. Ebbe perciò Pietro un primato? Si! poiché fu il primo a confessare

il Cristo, divenne anche il primo apostolo all'inizio della Chiesa202. E' chiamato «pietra», ma

solo per il fatto che la sua fede non sarebbe mai venuta meno203.

196 Epifanio , Ancoratus, 9, 6ss (Ed. K. Holl 1, 16).

197 Epifanio, Panarion, Haer. 59, 7; 8, 12 (Ed. K. H. Holl II, 372s.

198 Didimo, De Trinitate, 1, 30 PG 39, 416 s.

199 Basilio, Adv. Eunonium 2 PG 29, 577 s. ( dlà pìsteos usterochèn ); Gregorio Nazianzeno, Orat. 28 PG36, 52 A: «Pietro

penetrò più profondamente che non gli altri apostoli nella conoscenza di Cristo. Perciò egli fu lodato e ricevette la

più alta onorificenza». Da un altro passo sappiamo che questa consistette nelle chiavi (cfr Carm. 1, Sectio II, 589 PG

37, 559 A); secondo Gregorio di Nissa tali chiavi passarono a tutti i vescovi ( De Castigatione PG 46, 312 C).

200 Asterio, Omelia VIII, PG 40, 270.

201 Crisostomo, In Mat. Om. 54 , PG58, 534 (tout' esti tê pìstei tès omologìas). Cfr J. Lécuye r, in «Gregorianum» 49

(1963), pp. 113-133.

202 Or. 8, 3 Adv Jud. PG 48, 931.

203 Comm. In Joh. hom. 88, PG 50, 480 A.

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b) In Occidente. – Cominciò a farsi strada l'interpretazione del passo biblico favorevole al vescovo



di Roma.

Tuttavia Ambrogio (vescovo di Milano morto nel 397) mise ancora in rilievo che la «pietra» della

Chiesa è la «fede» non la persona di Pietro. Il primato di Pietro consiste in un primato di confessione,

non di onore, di fede non di gerarchia204. Per lui è la fede che è «fondamento della Chiesa... è la

confessione che vince l'inferno»205. Nel suo commento al Vangelo di Luca afferma anzi che ogni

credente è una «pietra» della Chiesa:

«La pietra è la tua fede, il fondamento della Chiesa è la fede. Sei tu una pietra? Sei nella Chiesa,

perché la Chiesa poggia su pietre. Se tu appartieni alla Chiesa, le porte dell'inferno non ti potranno

sopraffare. Poiché le porte dell'inferno indicano le porte della morte... Quali sono le porte della morte?

I singoli peccati »206.

Quando in un inno liturgico ambrosiano, detto il «Canto del gallo », egli chiama Pietro «pietra della

Chiesa» ( petra Ecclesiae), lo fa solo per indicare che ogni credente è una pietra della Chiesa e che

perciò a Pietro, come primo credente, è stato rivolto l'appellativo di « rupe » (= petra ).

Secondo Agostino, vescovo di Ippona (m. 430), l'interpretazione di Matteo 16 è libera, come appare

dalle sue Ritrattazioni . In un primo tempo egli identificò la «pietra» con l'apostolo Pietro, poi, in

seguito, cambiando opinione, la riferì alla «fede» che Pietro aveva confessato. Eccone il passo:

« Scrissi pure in un certo luogo al riguardo dell'apostolo Pietro, che su di lui, come su di una pietra,

è stata fondata la Chiesa. Ciò è pure cantato per bocca di molti con i versi del beatissimo Ambrogio,

che nel canto del gallo così afferma:

Lui stesso, la pietra della Chiesa

eliminò la colpa del canto (del gallo)

Ma so che più tardi, ho assai spesso esposto le parole del Signore: Tu sei Pietro e sopra questa pietra

edificherò la mia Chiesa, nel senso seguente: Sopra ciò che è stato confessato da Pietro mentre diceva:

Tu sei il Cristo, il Figlio dell'Iddio vivente. Perciò da questa Pietra egli fu chiamato Pietro –

personificando così la Chiesa che si edifica su questa pietra – e ricevette le chiavi del cielo. Infatti

non è stato detto a lui: Tu sei Pietra, ma Tu sei Pietro. La pietra era invece il Cristo, che fu confessato

da Simone, perciò detto Pietro, e che è parimenti confessato da tutta la Chiesa. Il lettore scelga,

fra le due sentenze, quella che gli pare migliore »207.

204 Petrus... primatum egit, primatum confessionis utique non honoris, primatum fidei non ordinis ( Ambrogio , De incarnationis

dominicae sacramento IV, 32 PL 16, 826 C).

205 Fides ergo est eccleasiae fundamentum, Non enim de carne Petri, sed de fide dictum est, quia portae mortis ei non

prevalebunt. Sed confessio vicit infernum ( ivi, V, 34 PL 16, 827).

206 Expositio Evang. sec. Lucam VI, 98 s CSEL 32, 4 p. 275 (Ed. C. Shenkl). Per la successione della Chiesa di Roma

nel primato cfr sotto la parte storica.

207 «In quo dixit quodam loco de apostolo Pietro, quod in illo tamquam in petra fundata sit ecclesia, qui sensus etiam

cantatur ore multorum in versibus baeatissimi Ambrosii ubi de cantu gallinacio ait:

hoc ipse, petra ecclesiaecanente culpas diluit

Sed scio me postea, saepissime sic exposuisse, quod a Domino dictum est: tu es Petrus, et super hamc petram aedificabo

ecclesiam meam, et super hunc intelligeretur, quem confessus est Petrus dicens: Tu es Christus, filius Dei vivi, ac sic

Petrus ab hac petra appellatus personam ecclasiae figuraret, quae super hanc petram edificatur et accepit claves regni

caelorum: Non enim dictum illi est: Tu es petra, sed: Tu es Petrus; petram autem erat Christus, quem confessus Simon,

sicut et tota ecclesia confitetur, dictus est Petrus. Harum duarum autem sententiarum quae sit probabilior, eligat lector ».

Retractationum S. Aufustini Liber O, 20, 2 (Corpus Scriptorum Ecclesiasticorum Latinorum 36; ex recensione P. Knöll

Vienna 1902, pp. 97-99). Cfr A.M. La Bonnardière , Tu es Petrus , 34 (1961), pp. 451-499 (porta 116 citazioni); il passo

è inteso secondo tre temi: a) elogio della fede di Pietro; b) la pietra su cui poggia la Chiesa è Cristo; c) il potere di rimet-

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E' a Roma che dapprima timidamente e poi con più chiarezza si asserì che le parole di Gesù a Pietro



conferiscono un primato a Roma. Fu dapprima Callisto (217-222) che, applicandosi tale testo, affermava

di avere il potere di legare e sciogliere e quindi di accogliere nella Chiesa anche gli adulteri,

in quanto la sua Chiesa era vicina al sepolcro di Pietro208.

Anche Stefano (254-257) a motivo del luogo dove egli era vescovo, affermò di essere il successore

di Pietro e di avere quindi l'autorità di accogliere nella Chiesa anche i battezzati dagli eretici209.

Verso il sec. IV e V a Roma tale idea andò sempre più imponendosi, per cui è difesa dalla lettera

apocrifa di Clemente a Giacomo210 e sostenuta da Girolamo , esegeta e monaco morto nel 420. Per

non solo il Cristo è Pietra della Chiesa, ma anche Pietro che ha ricevuto il dono di essere chiamato

Pietra211.

Benché tutti i vescovi siano il fondamento e i monti della Chiesa, tuttavia il Cristo ha voluto fondare

la Chiesa su uno di questi monti, cioè su colui al quale egli ha detto: «Tu sei Pietro»212. Sembra che

per Girolamo la pietra sia Pietro, e che la cattedra di Pietro sia poi passata a Roma213.

L'interpretazione romana godette il suo pieno fulgore con il papa leone I il Grande (+461), il quale

sostenne che a Pietro Gesù concesse il primato della dignità apostolica, che passò poi al vescovo di

Roma al quale compete la cura di tutte le Chiese214.

Come si vede abbiamo qui la prima chiara manifestazione del primato di Pietro e di quello romano,

ma Leone non ha in ciò seguito una tradizione in quanto prima di lui tale esegesi non era mai stata

accolta dalle Chiese. Si noti poi che siamo già verso la metà del V secolo e in un ambiente non del

tutto disinteressato in quanto il vescovo di Roma cercava in tal modo di sostenere quei privilegi che

mano a mano si era andato acquistando215.

Contro la tesi cattolica il protestantesimo, riesumando un'antica tradizione della Chiesa, sostiene

che Pietro fu detto «roccia» da Gesù non come individuo, ma solo come credente: la vera roccia è

solo il Cristo; è per la sua fede in Gesù che anche Pietro merita di essere chiamato pure lui «roccioso

»216.


tere i peccati è dato alla Chiesa che da Pietro è raffigurata. Cfr pure F. Hofmann , Der Kirchen begriff des hl.

Augustinus , München 1933, pp. 316 s.

208 Così secondo Tertulliano , che combatte però tale pretesa (De Pudicitia 21 PL 2, 1078 ss).

209 Così Firmiliano in una lettera a Cipriano che confuta tale pretesa di Stefano (PL 3, 1217).

210 Lettera di Clemente a Giacomo 1 , contenuta nella introduzione alle Omelie pseudo-clementine: « Egli (Pietro) fu

messo a parte per essere la fondazione della Chiesa e per questo ricevette dalla bocca veritiera dello stesso Gesù, il

nome di Pietro».

211 In Jerem. Proph. III, 65 CSEL 54 p. 312 (et Petro apostolo donavit ur vocaretur petra); cfr In Mat. Comm. 1, 7, 26

PL 26, 51 B (ab hac petra apostolus Petrus sortitus est nomen).

212 In Is 1, 2, 2 PL 24, 23 s.

213 Cfr Epist. 15, 2 CSEL 54, p. 63 (ed. H. Hilberg).

214 Cfr lo studio su Lone I nel capitolo decimo.

215 Si veda il capitolo sulla opposizione della altre Chiese al progressivo aumento delle pretese romane.

216 «Tu sei roccioso, perché hai riconosciuto colui che è la vera Roccia e l'hai chiamato secondo la Scrittura il Cristo»,

Lutero Wuder das Ppstum von Teufel gestiftet, (W. A. 54, citato da E. Muelhaupt. Luthers Evangelien Auslegung 2,

p. 548). «Non sulla roccia della chiesa romana è edificata la Chiesa... bensì sulla fede confessata da Pietro a nome di

tutta la Chiesa» (Resolutio Luterana super propositionem XIII de potestate papae 1519; W. A. 2 citato da E. Muelhaupt

o.c. 2, p. 525); anche Calvino , (Commentaire a Mt 16) esalta la fede di Pietro: ogni credente diviene roccioso

come Pietro; per Zwingli ( De vera et falsa religione , in Haptschriften IX, pp. 158 ss.) Pietro è tipo di ogni credente.

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CAPITOLO QUARTO



IL PRESUNTO CONFERIMENTO DEL PRIMATO

DALLA PASSIONE DI CRISTO ALLA PENTECOSTE

Anche in questo periodo Pietro, pur non essendo mai presentato come capo, continua a fungere da

persona di primo piano: fu lui a segnalare a Cristo che il fico si era inaridito in conseguenza della

maledizione scagliata il giorno prima da Gesù (Mc 11, 21); assieme a Giacomo, Giovanni e Andrea

fu lui a chiedere quando si sarebbe attuata la distruzione del tempio217. Assieme a Giovanni, Pietro

fu inviato a preparare l'occorrente per la cena pasquale (Lc 22, 8).

Ma due scene principali meritano l'attenzione: la predizione del rinnegamento di Pietro (Lc 22, 32)

e l'incarico dato allo stesso apostolo di «pascere gli agnelli» (Gv 21).



Conferma i tuoi fratelli

Luca nel ventiduesimo capitolo del suo Vangelo, dopo aver riferito lo svolgersi dell'ultima cena (vv.

7-23), narra la contesa sulla priorità (vv. 24-30) e infine la profezia di Cristo sul prossimo rinnegamento

di Pietro (vv. 31-34). Quest'ultimo brano così suona:

« Simone, Simone, ecco Satana ha chiesto di vagliarvi come si vaglia il grano, ma io ho pregato per

te affinché la tua fede non venga meno, e tu alfine di nuovo conferma i tuoi fratelli.

E Pietro gli disse: Signore io sono pronto ad andare con te in prigione e alla morte. Ma Gesù rispose:

Io ti dico, Pietro, non canterà oggi il gallo che, per tre volte, tu abbia negato di conoscermi» (Lc

22, 31-34)

Da questo passo biblico il Concilio Vaticano I trasse un argomento a sostegno della infallibilità papale218.

Pietro non verrà mai meno nella sua fede per cui potrà sempre sostenere i suoi fratelli di

apostolato con la propria autorità di capo. Tuttavia queste conclusioni sono ben lungi dall'essere

dimostrate, come appare da un'analisi più profonda del passo lucano, che suscita problemi notevoli

sia per la traduzione, il senso e la durata della funzione sostenitrice di Pietro.

1) Circa la traduzione al posto di «alfin di nuovo conferma» altri traducono «una volta che (ti) sarai

convertito, conferma». Pur essendo assai comune quest'ultima traduzione, preferisco la prima per il

contesto e per l'uso del verbo greco «conferma» (sterízein)219. Non ritengo tuttavia dimostrata l'affermazione

di coloro (Bultmann, Prete) che pretendono scindere dalla profezia riguardante il rinnegamento

di Pietro, il futuro rafforzamento degli apostoli da parte sua220. Anche se il detto di Gesù

217 Mc 13, 3; il singolare «chiese» (eperòta) sembra suggerire che Pietro ne fosse il principale richiedente assieme agli

altri tre.

218 Costituzione della Chiesa c. 4 Denz. 1836.

219 Su questo problema cfr B. Prete , il senso di epistorékas , in Luca 22, 32, in Pietro «Atti XIX Settimana Biblica»,

Brescia, pp. 113-135. Egli mostra che il senso di «conversione» a Dio è predominante nei 18 esempi in cui appare in

Luca, ma è sempre accompagnato da una preposizione (epí, eís, prós) solo due volte si trova senza preposizione (Lc

8, 55; At 15, 36) dove, specialmente nel secondo, v'è un parallelismo perfetto con la profezia di Gesù («visiteremo di

nuovo» le città già evangelizzate). Si tratta di un semitismo riproducente il verbo shub, che è spesso un completivo

del verbo principale, a cui conferisce il senso «di nuovo».

220 Le ragioni sono: diversità di nome (Simone v. 31 e Pietro v. 34), ma forse qui il nome di Pietro è usato da Luca proprio

per mostrare il contrasto tra la «roccia-Pietro» e il suo rinnegamento; l'avverbio «ecco» corrisponde all'ebr. hinneh

che nell'A.T. introduce dei vaticini solenni; ma in realtà ciò non prova molto. Del resto anche se originariamente

il detto fosse stato pronunciato in un contesto diverso, va notato che Luca, introducendolo nella scena attuale gli conferiva

una sfumatura particolare. A noi interessa conoscere ciò che l'ispirato Luca ci voleva insegnare.

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fosse circolato all'origine isolato, di fatto Luca lo ha inserito in un contesto dal quale riceve il suo



senso come lo intendeva l'evangelista, vale a dire il ritorno di Pietro alla funzione di sostegno del

collegio apostolico, dopo il suo rinnegamento durante la crisi imminente221.

2) Le parole di Gesù sono di grande importanza per Pietro, come appare dalla ripetizione del nome

«Simone, Simone » destinato a richiamare la sua particolare attenzione (cfr Mt 23, 27); dal fatto che

l'evangelista Luca mette sul labbro di Gesù il nome di Pietro (v. 34) quasi volesse sottolineare per

via di contrasto la differenza tra il Pietro confessore e il Simone rinnegante; dall'uso della contrapposizione

(egò de) che indica anche altrove, la coscienza e l'autorità messianica di Gesù222 dalla parola

(sterizein) che evoca l'immagine della roccia e si riferisce al compimento della sua missione223.

3) Vorrei tuttavia notare che il detto di Gesù non ha alcun riferimento alla infallibilità, dal momento

che non riguarda l'insegnamento da dare alla Chiesa, condizione indispensabile perché si abbia l'infallibilità

papale, bensì la fede personale di Pietro. Pur rinnegando il Cristo, la sua fede vacillante

non si spegnerà del tutto (come avvenne invece per Giuda), sicché egli rimarrà pur sempre riunito

da un tenue filo con il Salvatore224. Il detto di Gesù, sia per la particella «alfine» ( póte) sia per il

participio tradotto con «di nuovo », fa vedere che Pietro prima di riconfermare i suoi fratelli avrebbe

dovuto attraversare un periodo in cui, per la sua fede vacillante, avrebbe cessato di essere un loro

sostegno. La sua fede tuttavia non cadrà del tutto solo perché lui, il Cristo, ha pregato per l'apostolo.

Questa affermazione di Gesù non riuscì gradita a Pietro che si affrettò a rassicurare il Maestro che

egli era persino pronto a morire per lui, attirandosi così la profezia del suo rinnegamento. Con le sue

parole il Salvatore preannunciò la futura crisi degli apostoli al momento della sua morte, il grande

pericolo in cui Simone si sarebbe trovato più ancora degli altri, il suo ravvedimento e la sua funzione,

non di capo, bensì di sostegno degli altri apostoli nel periodo cruciale intercorso tra la morte di

Cristo e la sua resurrezione. Si vede come in uno scorcio il succedersi degli eventi avveratisi durante

l'atroce martirio di Gesù. Questa interpretazione fu sostenuta anche da alcuni padri della Chiesa,

come ad esempio il Crisostomo :

«Gesù disse ciò duramente rimproverandolo, mostrandogli che per la sua caduta più grave di quella

degli altri, egli necessitava di maggiore assistenza. Perché egli era stato colpevole di due errori:

primo di aver contraddetto il nostro Signore quando aveva dichiarato che tutti si sarebbero scandalizzati,

affermando: Quand'anche tutti fossero scandalizzati, io però non lo sarò, e, secondo, nel farsi

superiore agli altri. Vi è poi un terzo errore, ancor più grave, quello di volersi attribuire ogni virtù.

Per curare queste malattie dello spirito, nostro Signore gli permise di cadere e perciò, trascurando

gli altri, si rivolse a lui: Simone, Simone Satana desidera vagliarvi come si fa col grano, vale a dire,

vorrebbe affliggervi, tormentarci, tentarvi, ma io ho pregato per te, affinché la tua fede non venga

meno. Se Satana desiderava vagliare tutti gli apostoli perché mai nostro Signore non dice: Ho pregato

per tutti? Non è forse ben chiaro che è per la ragione sopraddetta? Per rimproverarlo e per mettere

in rilievo che la sua caduta era ben più grave di quella degli altri, Gesù rivolge a lui le sue parole

»225.


221 Generalmente oggi si riconosce che il detto provenga realmente da Gesù; non vi è infatti alcun motivo per supporre

una sua creazione da parte della Chiesa primitiva. Cfr W. Foerste r, Lukas 22, 31 , in «Zeitschr d. Neuetestamtl. Wissenschaft

» 46 (1955), pp. 120-133.

222 Cfr W. Manson , The ego eimì of Messianic Presence , in «Journal of Theological Studies» 48 (1947), pp. 137 ss.

223 In Hom. Ps. Clementine 17, 19, 4 . Pietro è detto tèn sterèam pétran.

224 . Eklipê da ekléipo (dal quale il nostro «eclissi»); significa venir meno, spegnersi del tutto, morire (cfr Lc 16, 9 «morirete

»); Eb 1, 12 (i tuoi anni non verranno mai meno, vale a dire «non morirai»).

225 Hom 82 in Mat 26 PG 58, 741. Anche nel suo Commento agli Atti il Crisostomo vede, come abbiamo fatto pure noi

poco sopra, nell'elezione di Mattia un'azione in cui Pietro « conferma i fratelli ». Non è il caso di insistere sulla non

autenticità di queste omelie inferiori per stile alle altre. «Nihil unquam legis indoctius. Ebrius ac stertens scriberem

55

Identica idea fu presentata dal Venerabile Beda (+735) nel suo commento al passo lucano:



«Come io, pregando, ho preservato la tua fede perché non venisse meno quando fu sottoposta alla

tentazione di Satana, così anche tu ricordati di sollevare e confortare i tuoi fratelli più deboli con l'esempio

della tua penitenza, se per caso essi dovessero disperare del perdono»226.

4) Va infine rilevato che il verbo «sorreggi» (sterizo) non indica necessariamente la superiorità gerarchica

di chi rafforza gli altri. E' dal contesto che deve apparire il suo senso: nel caso di At 18, 23,

passi assai vicino al presente, è Paolo che sostiene i «discepoli», vale a dire coloro ch'egli aveva

ammaestrati nella fede e che erano, come suoi figli spirituali, a lui inferiori. Ma nel presente passo

del Vangelo coloro che devono essere rafforzati sono chiamati «fratelli» e quindi considerati alla

pari di Pietro e per nulla affatto a lui inferiori ed a lui sottoposti come a un capo227.

5) E' poi del tutto fuori contesto l'introdurre qui una missione duratura di Pietro e quindi attribuirgli

dei successori in questo compito. Tale funzione è ben delimitata al periodo della crisi nella quale si

sarebbero ben presto trovati gli apostoli tutti. Il momento del «vaglio» evoca nel linguaggio profetico

l'attimo decisivo in cui sarebbe stato costituito il resto, il nuovo popolo di Dio228. E' il momento

in cui Pietro stesso, nonostante il suo entusiasmo, stava per cadere, ma nel quale sarà salvato dalla

preghiera di Gesù. Tale contesto strettamente personale esclude che qui Gesù, parlando a Pietro, intenda

evocare momenti diversi, anzi intenda riferirsi a tutto il periodo della Chiesa, in cui Pietro sarebbe

stato sostituito dal papa. E' dal contesto che dobbiamo chiarire il genuino pensiero dell'insegnamento

ispirato di Luca.

Di più lo stesso verbo impedisce tale estensione perché vi è usato l'imperativo aoristo e non l'imperativo

presente. L'imperativo presente indica la continuazione dell'azione, mentre l'imperativo aoristo

puntualizza un'azione limitandola a un dato tempo229. Sembra quindi logico restringere l'attività

sostenitrice di Pietro al periodo immediatamente successivo alla morte di Cristo, prima della resurrezione

del Salvatore o almeno prima della discesa dello Spirito Santo, quando cioè gli apostoli scoraggiati

e pavidi si restringono attorno a Pietro ravveduto230. Ciò è pure confermato da Giovanni

secondo il quale gli antichi amici e collaboratori di un tempo si radunarono attorno a Pietro che disse

loro: «Io vado a pescare» . Essi risposero: « Anche noi veniamo con te» (Gv 21, 2-3). Dopo l'assunzione

di Cristo al cielo è Pietro che facendo eleggere Mattia al posto di Giuda ricostituisce il

numero «dodici» che si era perso con l'apostasia del traditore e tiene desta la fiaccola della fede nel

ricostituendo regno d'Israele, di cui essi dovevano essere il fondamento (At 1, 15-26). Dopo la Pen-

meliora» (Erasmo). Possono essere state pronunciate dal Crisostomo, ma raccolte dei suoi uditori (G. Salmon , l'infallibilità

della Chiesa , o.c. pp. 342-343).

226 Ven. Beda , Comm. in Lucam 22 PL 92, 600 C.

227 Cfr Mt 23, 8-10. Nei tredici passi in cui il verbo (sterizo) ricorre può avere il senso di irrigidimento fisico (Lc 9, 51)

o di rafforzamento mentale («i cuori» 1 Te 3, 13; Gc 5, 8). Può essere Dio che rafforza (Rm 16, 25; colui che vi può

fortificare); 2 Te, 2, 17 (consoli i vostri cuori e vi raffermi),1 Pt 5, 10 (Iddio vi renderà salvi e vi fortificherà). Può essere

anche il Cristo che rende saldi (2 Te 3, 3); oppure lo sono gli apostoli e gli evangelisti At 18, 23 (Paolo conferma

i fratelli andando di luogo in luogo); Rm 1, 11 (conferendo un dono spirituale); 1 Te 3, 12 ss (Paolo rafforza con il

suo amore); 2 Pt 1, 12 (Pietro rafforza con l'insegnamento raccolto nella sua lettera; 1 Te 3, 2 (mandammo Timoteo...

per confermarvi e confortarvi...). Può anche essere l'angelo della Chiesa di Sardi che rafforza il resto della Chiesa vicino

alla morte spirituale (Ap 3, 2), ma può esserlo ogni cristiano che deve rafforzare il proprio cuore (Gc 5, 8).

228 Amos 9, 8-10; Lc 2, 34-35 (profezia di Simone).

229 Cfr il mê àptou di Gv 20, 16 che dovrebbe essere tradotto « non continuare a toccarmi» anziché «non mi toccare ».

come esigerebbe invece la forma aorista.

230 Senza alcun motivo alcuni autori (Refoulé) vedono qui il risultato dell'azione (come in Lc 11, 27 apostéte «allontanatevi

da me » aoristo che descrive esattamente il momento dell'allontanamento, mentre Mt 7, 23 ha apochozéite presente

«allontanatevi e restate lontani » da me). Ma non vedo come questo caso si possa applicare al presente passo di

Luca. Cfr P. Guendet , L'impératif dans le texte des évangiles , Paris 1924, p. 53.

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tecoste sarà invece lo Spirito Santo e non Pietro a sorreggere i credenti nei difficili momenti del dolore



e dello scoraggiamento231.



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