Dal Vangelo secondo Matteo (6,5-15)



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Diocesi di Senigallia

Anno Pastorale 2004/05

VI anno della Missione Diocesana
I centri di Ascolto del Vangelo nelle Famiglie
Come è stato fatto negli anni passati, ogni parrocchia deciderà i tempi in cui fare i sette Centri di Ascolto: nei tempi forti, oppure un incontro al mese ecc.

In ogni caso, sia prima di iniziare i centri di Ascolto (quindi verso ottobre-novembre) sia prima della Quaresima è prevista la Visita dei Missionari alle Famiglie.

Quest’anno meditiamo sul Padre nostro secondo la versione di Matteo. Accanto alla riflessione sui temi che la Preghiera di Gesù ci propone, questi incontri avranno anche la caratteristica di una scuola di preghiera.
Questo fascicolo contiene 7 schede per la preparazione degli animatori. Al termine di ciascuna scheda c’è quella, molto più semplice, da distribuire ai fedeli.
Ogni scheda si presenta così:
1- Testo biblico

2- Comprendiamo il testo: Breve commento al testo. Fa eccezione la prima scheda dove il commento è più ampio perché offre una visione d’insieme

del Padre nostro.



3- Impariamo a pregare: si spiega il significato di ognuna delle invocazioni

del Padre nostro. Nella prima scheda, invece, si suggeriscono alcuni at-

teggiamenti da coltivare nella preghiera.

4- Preghiamo anche con la vita: La preghiera deve incidere sulla vita. Perciò in questa parte si sottolinea come vivere quanto si chiede nella

preghiera con la speranza di diventare docili strumenti nelle mani di Dio.



5- Per la riflessione: Vengono proposte alcune domande per aiutare la riflessione in gruppo

6 – Preghiera: può essere utilizzata al termine dell’incontro
1 - PADRE NOSTRO CHE SEI NEI CIELI
Dal Vangelo secondo Matteo (6,5-15)

Quando pregate, non siate simili agli ipocriti che amano pregare stando ritti nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, per essere visti dagli uomini. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Tu invece, quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.

Pregando poi, non sprecate parole come i pagani, i quali credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno ancor prima che gliele chiediate. Voi dunque pregate così:

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome; venga il tuo regno;

sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra.

Dacci oggi il nostro pane quotidiano, e rimetti a noi i nostri debiti

come noi li rimettiamo ai nostri debitori,

e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male.

Se voi infatti perdonerete agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli uomini, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe. Parola del Signore.


COMPRENDIAMO IL TESTO

Matteo pone l’insegnamento sulla preghiera all’interno del Discorso della Montagna. In questo discorso inaugurale espone anche la novità della preghiera.

Proprio per questo motivo il Padre nostro non è semplicemente una preghiera, una formula, quanto un modello di preghiera. Per cui, anche se non diciamo il Padre nostro, è comunque necessario pregare con gli atteggiamenti, gli interessi, le preoccupazioni, la disponibilità, insomma la novità che questa preghiera suggerisce.
1- L’atteggiamento della preghiera. E’ un atteggiamento confidenziale, da figli. Lo Spirito che prega nel fedele insegna a pregare secondo una identità di figli amati che si possono rivolgere a Dio chiamandolo “Abbà, Padre mio, Papà. Non può esistere preghiera che non abbia in sè questa confidenza, questa fiducia e questo amore.

2- Gli interessi, cioè i motivi per cui si prega. La gente a volte si accorge di Dio solo in alcuni momenti e per i motivi più vari. Gesù insegna quali devono essere i motivi per cui pregare, cioè cosa chiedere.

* Primo motivo: Sia santificato il tuo nome. In altre parole si deve chiedere che il nome santo di Dio (cioè Dio stesso) sia conosciuto e amato.

* Secondo motivo: Venga il tuo Regno. Il Regno di Dio è la vittoria di Dio sul peccato, su Satana e sulla morte. In Gesù il Regno ci è donato. Accanto al dono si chiede la capacità degli uomini di cercare il Regno e di viverne le esigenze. Gesù chiaramente ricorda l’urgenza di non anteporre nulla al Regno di Dio.

* Terzo motivo: Sia fatta la tua volontà: Nella preghiera si deve chiedere che si realizzi quel progetto di amore e di salvezza che Dio custodisce nel suo cuore dall’eternità In Cristo Dio ci ha scelti per essere santi e immacolati predestinandoci a essere suoi figli adottivi... (Ef 1,3-6)



3- Quali bisogni esprimere? Gesù insegna a pregare presentando a Dio le vere povertà e quindi le vere esigenze.

* Primo: Dacci il nostro pane quotidiano. E’ il cibo. Quotidiano, perchè ogni giorno ne abbiamo bisogno. Quotidiano anche perchè necessario. E il contesto evangelico (in particolare Mt) in quel quotidiano-necessario ci vede la Fede e l’Eucaristia. Emergono allora le cose che sostengono la vita dell’uomo: Il cibo necessario (nè povertà, nè ricchezza), la Fede, l’Eucaristia.

* Secondo: Perdonaci i nostri peccati. L’offerta del perdono da parte di Dio è il motivo della venuta di Gesù. Innumerevoli sono i passi evangelici in cui si sottolinea la volontà di Dio di rimettere i peccati all’uomo che si apre al perdono. Tutte le parabole della misericordia di Luca (Lc 15) sottolineano questa volontà di Dio di perdonare.

* Terzo: Non ci indurre in tentazione. “Non ci far entrare nella tentazione”, quella tentazione che ci potrebbe far cadere nel peccato, ma soprattutto quella tentazione che ci allontana dalla fede. Tentazione pericolosa, questa, perchè non ha via di uscita: nel peccato si può chiedere perdono, ma la perdita della fede è un peccato imperdonabile perchè non si ha più nemmeno il desiderio di chiedere perdono.

* Quarto: Liberaci dal Male: Di chi si deve aver paura? Quando si è con Gesù non si deve aver paura di nessuno. Non si deve aver paura delle scelte coraggiose da fare, non si deve aver paura delle proposte grandi ed esigenti che il Signore fa, non si deve aver paura di dove il Signore può condurre i suoi fedeli. Non si deve aver paura nemmeno della persecuzione.

Ma di una cosa si deve avere paura: “Vi mostrerò invece chi dovete temere: temete Colui che, dopo aver ucciso, ha il potere di gettare nella Geenna. Sì, ve lo dico, temete Costui.” Sì, la cosa più grave non è perdere la vita terrena, ma perdere la Vita eterna. La cosa più grave è l’inferno e ciò che causa l’inferno: il peccato. Il vero nemico è colui che ci spinge al peccato: il Tentatore.



IMPARIAMO A PREGARE

Nel VT sono rarissime le volte con cui Dio viene chiamato Padre. Il suo nome è JHWH. Infatti i popoli pagani chiamavano i loro idoli padre, a volte con connotazioni poco eleganti e allora Israele prende le distanze. Non vuol correre il rischio ci confondere JHWH con quelle divinità.

Indubbiamente anche nel VT ci sono riferimenti a Dio come Padre ma possiamo dire che è Gesù che ancora una volta ci fa gustare una cosa nuova nell’indicarci Dio come Padre.

Gesù dice che Dio è suo Padre e anche Padre di tutti noi. Anzi, a dire il vero, dice che è l’unico a meritare il nome di padre: “E non chiamate nessuno “padre” sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello del cielo” (Mt 23,9).

E del Padre dobbiamo conoscere e soprattutto imitare le caratteristiche: Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste (Mt 5,48).

E ancora: Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e il vostro premio sarà grande e sarete figli dell’Altissimo; perché egli è benevolo verso gl’ingrati e i malvagi. Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro (Lc 6,35-36).

Ma l’insegnamento di Gesù raggiunge il suo culmine quando chiama e invita a chiamare Dio con il delicato e confidenziale nome di Abbà. Termine troppo affettuoso e confidenziale perchè Israele lo possa applicare alla infinita Maestà di Dio.

Eppure Gesù si rivolge a Dio chiamandolo così: Abbà:



E diceva: «Abbà, Padre! Tutto è possibile a te, allontana da me questo calice! Però non ciò che io voglio, ma ciò che vuoi tu» (Mc 14,36).

Gesù donando il suo Spirito pone l’uomo in un rapporto nuovo con Dio per cui possiamo anche noi chiamarlo così: E che voi siete figli ne è prova il fatto che Dio ha mandato nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio che grida: Abbà, Padre! (Gal 4,6).

Al di là della parola usata ci sono subito alcune considerazioni da non dimenticare quando preghiamo:

* Se per gli Israeliti Dio è anzitutto il Giudice, l’Altissimo, il legislatore, Gesù ci presenta Dio come il Padre Buono che ha cura dei suoi figli. Per cui a Lui ci si rivolge con la semplicità di un bambino, perchè Egli ha cura di ogni creatura: Perciò vi dico: per la vostra vita non affannatevi di quello che mangerete o berrete, e neanche per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita forse non vale più del cibo e il corpo più del vestito? Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, né mietono, né ammassano nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non contate voi forse più di loro?.... (Mt 6,25-31).

Conta perfino i capelli e conosce ogni necessità: Cinque passeri non si vendono forse per due soldi? Eppure nemmeno uno di essi è dimenticato davanti a Dio. Anche i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non temete, voi valete più di molti passeri (Lc 12,6-7).

* Gesù ha con il Padre un rapporto unico. Infatti Gesù insegna a dire “Padre nostro” ma lui non si accomuna a nessuno e da solo dice Padre mio: “Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e dì loro: Io salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro» (Gv 20,17).

E anche per noi è possibile essere figli solo in Lui, in Gesù, solo per mezzo di Lui, accogliendo il dono del suo Spirito. Infatti “Nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare” (Mt 11,27).

* E a questo punto ci possiamo porre una domanda: il Padre nostro può essere detto da tutti? In altre Parole l’esperienza della paternità di Dio così come la stiamo descrivendo è di tutti? Dobbiamo dire che in verità può rivolgersi a Dio chiamandolo Abbà solo chi ha ricevuto lo Spirito Santo. E’ lo Spirito che fa il cuore nuovo che in Gesù permette di parlare a Dio così.


Possiamo sottolineare, e questo deve sempre emergere nella preghiera, che il Padre rivelatoci da Gesù è un Padre che libera dalla schiavitù; vuole la libertà; insegna che la libertà sta nell’imitare Lui che è un Dio di amore; Lui non è geloso della gioia dei suoi figli, anzi li vuole felici.

E a proposito della libertà ci insegna che la più grande schiavitù è fuggire da lui. L’egoismo, il peccato in realtà rendono l’uomo schiavo. Essere come lui, camminare nella perfezione dell’amore, qui sta la vera libertà: Voi infatti, fratelli, siete stati chiamati a libertà. Purché questa libertà non divenga un pretesto per vivere secondo la carne, ma mediante la carità siate a servizio gli uni degli altri. Tutta la legge infatti trova la sua pienezza in un solo precetto: amerai il prossimo tuo come te stesso (Gal 5,13-14).

E’ importante che non perdiamo di vista che Dio è Padre, anzi che può essere chiamato Abbà, ma ciò non significa permettere che l’esperienza di Dio sia condizionata dalle esperienze umane.

Al n 2779 così ci dice il CCC: Prima di fare nostro questo slancio iniziale della Preghiera del Signore, non è superfluo purificare umilmente il nostro cuore da certe false immagini di «questo mondo». La purificazione del cuore concerne le immagini paterne e materne, quali si sono configurate nella nostra storia personale e culturale, e che influiscono sulla nostra relazione con Dio. Dio, nostro Padre, trascende le categorie del mondo creato. Trasporre su di lui, o contro di lui, le nostre idee in questo campo, equivarrebbe a fabbricare idoli da adorare o da abbattere.

Dio è Abbà, padre amorevole al quale ci si può rivolgere con infinita confidenza. Ma lo si invoca come Padre che è nei cieli. Dicendo che il Padre è in cielo si vuol sottolineare che Dio è totalmente diverso dai padri della terra. E’ un Dio che non può essere compreso con le categorie umane: è santo, imprevedibile, di un amore sconvolgente e al di sopra di ogni attesa, pieno di sorprese, per cui di fronte a lui ci si può solo mettere in un atteggiamento di stupore e meraviglia.

Dicendo Padre che sei nei cieli si vuole evitare ogni banalizzazione e ogni riduzione di Dio.

Resta comunque un Padre, infatti, che non si adatta ai capricci dei figli. Ma tutto questo non significa che sia lontano. Se è Padre non può essere lontano, inaccessibile. Dobbiamo ripetere che nella sua provvidenza, nella sua cura, nella sua attenzione è vicinissimo. E’ più vicino e più attento di ogni padre e madre della terra: Sion ha detto: «Il Signore mi ha abbandonato, il Signore mi ha dimenticato». Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? Anche se queste donne si dimenticassero, io invece non ti dimenticherò mai (Is 49.14-15).

La preghiera nuova che ci viene suggerita con il Padre nostro è la preghiera di uomini nuovi. Ci aiutano a capire il significato di questa preghiera, e di ogni preghiera cristiana, tre atteggiamenti: la preghiera del Signore viene fatta in piedi, guardando in alto e con le braccia allargate.

* Il Padre nostro si prega in piedi. E’ la posizione di Cristo Risorto. Letteralmente la risurrezione di Cristo è detta un rialzarsi. Noi, pregando in piedi, facciamo un atto di fede nella nostra resurrezione battesimale e manifestiamo la consapevolezza di essere conformati a Cristo. Anche se riconosciamo la trascendenza di Dio e lo chiamiamo il tre volte Santo, non ci sentiamo schiacciati, ma lo chiamiamo Padre, con la gratitudine di chi è reso libero ed è stato fatto figlio.

* Il Padre nostro si prega guardando in alto. Scrive Sant’Ambrogio in De Sacr. 5,19: O uomo tu non osavi levare il tuo volto verso il cielo, rivolgevi i tuoi occhi verso terra, e, ad un tratto, hai ricevuto la grazia di Cristo: ti sono stati rimessi tutti i tuoi peccati. Da servo malvagio sei diventato un figlio buono... Leva, dunque, gli occhi tuoi al Padre... che ti ha redento per mezzo del Figlio e di: Padre nostro!... Ma non rivendicare per te un rapporto particolare. Del solo Cristo è Padre in modo speciale, per noi tutti è Padre in comune, perché ha generato lui solo, noi invece, ci ha creati. Di’ anche tu per grazia: Padre nostro, per meritare di essere suo figlio”

* Il Padre nostro si prega con le braccia allargate:

- E’ il gesto spontaneo con cui il bambino corre incontro al papà o alla mamma.

- E’ pure il gesto indicante una disponibilità incondizionata, come quella di Gesù sulla croce: “Tu non hai voluto né sacrificio, né offerta, un corpo invece mi hai preparato... Allora ho detto: Ecco io vengo per fare o Dio la tua volontà”(Ebr 10,5-7).

- E’ gesto di invocazione e di intercessione non solo per noi ma per il mondo intero.

- E’ gesto che non vuole che la volontà del Padre si pieghi alla nostra, ma al contrario è segno di apertura, disponibilità alla sua volontà: è la consegna di noi stessi!


PREGHIAMO ANCHE CON LA VITA

Ci rivolgiamo al Padre definendolo nostro. Non si indica un possesso. Si tratta invece di una appartenenza reciproca, che è l’appartenenza dell’amore: Darò loro un cuore capace di conoscermi, perché io sono il Signore; essi saranno il mio popolo e io sarò il loro Dio, se torneranno a me con tutto il cuore(Ger 24,17).

E’ una appartenenza reciproca frutto dell’alleanza sponsale. Per cui sempre in Geremia troviamo: Questa sarà l’alleanza che io concluderò con la casa di Israele dopo quei giorni, dice il Signore: Porrò la mia legge nel loro animo, la scriverò sul loro cuore. Allora io sarò il loro Dio ed essi il mio popolo (Ger 31,33).

E’ questo un tema, quello dell’appartenenza reciproca, caro a tutti profeti. Solo come esempio possiamo ricordare anche Ezechiele: Darò loro un cuore nuovo e uno spirito nuovo metterò dentro di loro; toglierò dal loro petto il cuore di pietra e darò loro un cuore di carne, perché seguano i miei decreti e osservino le mie leggi e li mettano in pratica; saranno il mio popolo e io sarò il loro Dio (Ez 11,19-20).

Questo Dio che il popolo sperimenta vicino, sposo, Gesù ci chiede di pregarlo come Padre e Padre nostro.

Chiamare Dio come Padre nostro fa uscire dall’individualismo, per cui ci si sente Chiesa, comunità, fratelli e sorelle, amati e perciò debitori di amore gli uni verso gli altri. La stessa preghiera ormai non è più individualistica. E’ sempre inserita nella preghiera della Chiesa intera e in particolare in quella porzione di Chiesa nella quale il Signore ci ha posto. Piaccia o no la preghiera del Padre nostro richiama le membra di Cristo con cui i fedeli sono una cosa sola. Anche se si prega il Padre nostro (o si fa qualsiasi altra preghiera) da soli, si è comunque inseriti in una moltitudine e a questa si presta voce. Coerentemente non si può recitare il Padre nostro, nè si può pregare in altra maniera, nè si può fare l’esperienza della figliolanza divina se si ha divisione nel cuore: ogni antagonismo, ogni cattiveria, ogni durezza, ogni divisione deve essere superata.

Chissà che il Signore a volte non esaudisce la preghiera dei suoi figli proprio per questo: perchè non gli arriva. Dicendo Padre nostro si deve essere in comunione con tutti coloro per i quali il Figlio ha offerto se stesso. Ma se di fatto si esclude qualcuno, la preghiera non tocca il cuore di Dio e nemmeno ci si può chiamare figli di Dio. L’amore di Dio è senza frontiere, anche la nostra preghiera deve esserlo (CCC 2792).

La preghiera ci fa sottolineare la comune paternità di Dio e di conseguenza ci fa riconoscere la dignità di ogni fratello.

Non si può dire Padre nostro senza la disponibilità a dare la vita gli uni per gli altri.

Con quanta gioia e trepidazione e con quanto bisogno di perdono da dare e ricevere dobbiamo dire Padre nostro. Interroghiamo la Parola di Dio per capire la portata di quel nostro:



Rom 12,10: Gareggiate nello stimarvi a vicenda. Nella stima si collabora e ci si apre al consiglio;

Rom 15,7: Accoglietevi gli uni gli altri come Cristo... Ospiti gli uni degli altri, nel cuore degli altri;

Col 3,16: Ammonitevi con ogni sapienza... Responsabili della santità del fratello. Mai il giudizio, ma rappresentanti dell’amore di Dio che corregge chi ama;

1Cor 11,33: Aspettatevi gli uni gli altri... I tempi di crescita sono diversi per ciascuno; 1Tes5,11: Confortatevi a vicenda edificandovi gli uni gli altri... Coscienza della responsabilità che ci viene dai compiti ricevuti e dai doni personali da usare per l’edificazione della comunità;

Rom 16,16:Salutatevi gli uni gli altri con il bacio santo. Manifestare dei segni del bene che si vuole è di grande incoraggiamento;

Rom12,18: Vivete in pace con tutti. Per costruire la Chiesa è importante un comune sentire;

2 Cor 13,11:Fatevi coraggio a vicenda, abbiate gli stessi sentimenti, vivete in pace...

1 Cor 13,7: Sopportatevi... La carità tutto sopporta… La sopportazione non ha necessariamente una accezione negativa; è mettersi sotto per portare il peso;

Col 3,12: Rivestitevi di sentimenti di misericordia, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di pazienza...

Sono i sentimenti che furono in Cristo Gesù. E di tutto questo impegno il frutto lo troviamo indicato in



1Gv 1,3: ...perché anche voi siate in comunione con noi, e 1Gv 4,7: Amiamoci gli uni gli altri...
PER LA RIFLESSIONE

1- La preghiera del Padre nostro è il modello di ogni preghiera. Ho capito bene tutto questo, per cui in ogni momento di preghiera vivo un atteggiamento fiducioso e confidenziale verso Dio, chiedo anzitutto che si realizzi il suo progetto di amore e so presentarmi a Lui in tutta la mia povertà, riconoscendo comunque che il Signore vuole sempre il mio vero bene?

2-Mi rendo conto che Dio è Padre, Padre amorevole e vicino, Padre attento e premuroso, ma questo non significa che sia un Padre capriccioso, volubile, indeciso? Dio è un Padre che cerca solo il mio bene: ho capito, quindi, che nella preghiera non devo tanto tentare di cambiare i suoi disegni, quanto il mio cuore e i miei pensieri?

3- Pregando Dio Padre nostro so riconoscere che sono legato ad una comunità, ad una famiglia, alla Chiesa, per cui i miei rapporti con i fratelli devono essere vissuti all’insegna dell’accoglienza, del perdono, della carità, della fiducia, della collaborazione...?
PREGHIERA

Padre mio, io mi abbandono a Te.

Fa’ di me ciò che ti piace… Qualunque cosa tu faccia di me, ti ringrazio.

Sono pronto a tutto accetto tutto,

purché la tua volontà si compia in me e in tutte le tue creature; non desidero altro, mio Dio.

Depongo la mia anima nelle tue mani, te la dono, mio Dio

con tutto l’amore del mio cuore, perché ti amo.

Ed è per me un’esigenza d’amore il donarmi, il rimettermi nelle tue mani,

senza misura, con una confidenza infinita, perché tu sei il Padre mio. Amen.

1 - PADRE NOSTRO CHE SEI NEI CIELI (sussidio per i fedeli)
Dal Vangelo secondo Matteo (6,5-15)

Quando pregate, non siate simili agli ipocriti che amano pregare stando ritti nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, per essere visti dagli uomini. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Tu invece, quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.

Pregando poi, non sprecate parole come i pagani, i quali credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno ancor prima che gliele chiediate. Voi dunque pregate così: Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome;

venga il tuo regno; sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra.

Dacci oggi il nostro pane quotidiano, e rimetti a noi i nostri debiti

come noi li rimettiamo ai nostri debitori,

e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male.

Se voi infatti perdonerete agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli uomini, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe. Parola del Signore.


COMPRENDIAMO IL TESTO

Il Padre nostro non è semplicemente una preghiera, una formula, quanto un modello di preghiera. Per cui, anche se non diciamo il Padre nostro, è comunque necessario pregare con gli atteggiamenti, gli interessi, le preoccupazioni, la disponibilità, insomma la novità che questa preghiera suggerisce.


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