Dalla diagnosi al Piano Didattico Personalizzato. Conoscere IL percorso diagnostico: dalla valutazione alle implicazione didattiche pratiche



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Dalla diagnosi al Piano Didattico Personalizzato.

Conoscere il percorso diagnostico: dalla valutazione alle implicazione didattiche pratiche

La valutazione psicodiagnostica è un momento importante per tutti i ragazzi con DSA e le loro famiglie: è, contemporaneamente, il punto di arrivo di una storia scolastica fatta di grandi fatiche e numerosi insuccessi e il punto di partenza verso la ridefinizione delle proprie difficoltà e verso l’individuazione di azioni e strategie che possono migliorare significativamente la qualità della vita, non solo scolastica.

Ragazzi e famiglie giungono al momento diagnostico con una storia assolutamente personale, fatta spesso di dubbi, incertezze, preoccupazioni e tanta fatica; nel corso degli anni hanno cercato di darsi spiegazioni ed interpretazioni relative alle difficoltà scolastiche e hanno attribuito a queste ultime una serie di significati che è importante conoscere e condividere.

E’ fondamentale che gli insegnanti, i genitori e i ragazzi stessi sappiano in che cosa consiste il percorso di valutazione e ne conoscano struttura e articolazione.

Gli insegnanti, che hanno il difficile compito di osservatori ed eventualmente di “segnalatori” di una difficoltà, dovrebbero possedere le conoscenze necessarie relative alle caratteristiche sia del disturbo specifico di apprendimento sia del percorso valutativo che stanno suggerendo alla famiglia di intraprendere. Maggiori e maggiormente corrette, precise e puntuali saranno le informazioni che gli insegnanti sapranno dare e più numerose saranno le possibilità che il percorso di collaborazione e confronto si concluda in modo positivo, con una famiglia collaborante e pronta ad intraprendere il percorso diagnostico.

Lavorando con famiglie diversissime, sia come provenienza territoriale sia come estrazione sociale, ci rendiamo conto di come varie e diverse siano le informazioni che le famiglie possiedono relativamente ai disturbi specifici dell’apprendimento. Spesso accade che ciò che si conosce meno faccia più paura e che l’incertezza blocchi il nostro agire. Tantissimi genitori , che hanno a lungo esitato prima di portare il figlio in valutazione, infatti, ci dicono che lo avrebbero fatto molto tempo prima se avessero saputo che il percorso era così semplice e “indolore”.

La valutazione ha il difficile compito di rispondere a interrogativi ampi e complessi: deve saper spiegare le difficoltà scolastiche dei ragazzi, individuandone l’origine e delineando possibilità di intervento.

Obiettivo della valutazione non è, cioè, solo fornire un’etichetta diagnostica, ma è soprattutto quello di comprendere il funzionamento cognitivo ed emotivo del ragazzo e analizzare le specifiche difficoltà di apprendimento a livello sia qualitativo sia quantitativo.

Il percorso diagnostico, infatti, fornisce informazioni importanti, che si possono tradurre in strategie didattiche e nell’individuazione dell’intervento riabilitativo maggiormente idoneo per aiutare i ragazzi a compensare le proprie difficoltà di apprendimento.

Una valutazione non è mai tempo sprecato, se ben approfondita, perché ci fornisce chiavi di lettura e spazi di intervento importanti. Gli insegnanti, che inviano un alunno per un sospetto di dislessia spesso temono non siano confermati i loro dubbi, il che , a loro giudizio, starebbe ad indicare un invio scorretto. Di fatto non è così. Un alunno, infatti, potrebbe presentare importanti difficoltà di apprendimento non riconducibili ad un quadro di disturbo specifico, ma meritevoli di approfondimento diagnostico e talvolta anche di una presa in carico riabilitativa.

Il compito degli insegnanti non è quello di fare un' ipotesi diagnostica che andrà o meno confermata, ma è quello di segnalare una difficoltà importante che rende eccessivamente faticoso e frustrante il percorso di apprendimento degli alunni, indicando che, a loro avviso, tale difficoltà è meritevole di un approfondimento diagnostico.

La valutazione inizia con il colloquio anamnestico, durante il quale lo specialista conosce i genitori ed eventualmente il ragazzo, ascolta le loro richieste e il motivo dell’invio. In questa occasione, è importante cercare di comprendere l’impatto che le difficoltà di apprendimento hanno nelle attività della vita quotidiana e analizzare non solo il livello di autonomia nello svolgimento dei compiti e nello studio, ma anche la modalità con la quale ragazzo affronta compiti non scolastici che implicano l’abilità di lettura, di calcolo o di scrittura. Sempre nel primo colloquio viene raccolta l'anamnesi familiare e medica e viene ripercorsa la storia del disturbo.

L’iter diagnostico è indicato in modo preciso dalla Consensus Conference e ,quindi, dovrebbe possedere caratteristiche omogenee nelle diverse strutture e nei differenti centri specializzati ai quali ragazzi e familiari potrebbero rivolgersi.

In sede di valutazione vengono somministrate numerose prove standardizzate relative ai diversi ambiti di apprendimento (lettura, scrittura e calcolo), che hanno lo scopo di stabilire se la prestazione del ragazzo è francamente patologica, quindi ascrivibile ad un quadro di DSA, o se è presente una semplice difficoltà.

Si valuta il livello cognitivo, l’aspetto emotivo ed è prevista anche una visita neuropsichiatrica con esame neurologico.

Saper leggere gli esiti di queste prove è importantissimo sia per i genitori sia per gli insegnanti e per coloro che seguono il ragazzo nei compiti: ci forniscono infatti informazioni preziose perché possono sia veicolare la presa in carico riabilitativa sia orientare l.’intervento didattico e il tipo di aiuto da fornire nello svolgimento dei compiti.

Vediamo l’iter nel dettaglio.




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