Dalla diagnosi al Piano Didattico Personalizzato. Conoscere IL percorso diagnostico: dalla valutazione alle implicazione didattiche pratiche



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29.12.2019
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L’indice di memoria di lavoro valuta la capacità del soggetto di mantenere l'attenzione focalizzata, di memorizzare nuove informazioni, di conservarle nella memoria a breve termine e di manipolarle per arrivare a una soluzione

Il punteggio ottenuto in quest’area fornisce informazioni rispetto all'ampiezza dello span di memoria e alle potenzialità della memoria di lavoro. Una prestazione carente in questi subtests può tradursi in difficoltà di comprensione del testo, nella difficoltà nel ricordare i dati dei problemi se non sono scritti e nell’eseguire le operazioni a mente. Un punteggio basso in questo indice è tipico nei ragazzi con disortografia e in coloro che nelle interrogazioni si esprimono con un linguaggio povero e che faticano a rievocare e a ripetere le informazioni studiate.



L’indice di velocità di elaborazione misura la capacità del soggetto di focalizzare l'attenzione e di scansionare rapidamente gli stimoli.

La velocità di elaborazione è un aspetto centrale dell’apprendimento, soprattutto alla scuola primaria. La lentezza di elaborazione delle informazioni, infatti, impatta negativamente sulle abilità di ragionamento e riduce le abilità di simbolizzazione e astrazione. Spesso i bambini con difficoltà di lettura hanno un punteggio basso in quest’area, così come i bambini con difficoltà nell’apprendimento della matematica.

Talvolta, le abilità di ragionamento vengono valutate attraverso la somministrazione delle Matrici Progressive di Raven. Questo test, disponibile in diverse versioni a seconda dell’età dei soggetti, permette di valutare la capacità di stabilire delle comparazioni e di ragionare per analogia. E’ composto da un’immagine astratta con una parte mancante e il ragazzo esaminato deve cercare delle relazioni e scegliere quali tra le alternative proposte potrà completare l’immagine.

E’ un test di tipo non linguistico, pertanto è somministrabile anche a bambini con importanti difficoltà di linguaggio o studenti stranieri che non hanno ancora acquisito il perfetto uso della lingua italiana e non è influenzato né dal livello socio-culturale né dal livello di istruzione. Questo test fornisce informazioni sulle abilità di ragionamento visuo-percettivo.

Gli esiti dei tests cognitivi devono essere visti come indicativi della situazione del ragazzo in quel momento e non come dati di fatto immodificabili. Cadute in alcuni punteggi possono spiegare difficoltà che si osservano in ambito scolastico, ma tali punteggi sono modificabili, cambiano con l’esperienza e sono influenzati anche dall’aspetto emotivo.

E’ frequente, inoltre, riscontrare difficoltà cognitive in ragazzi depressi, oppure in coloro che hanno una bassa autostima e una bassa autoefficacia: tanti ragazzi, infatti,ottengono punteggi bassi perché sono poco perseveranti di fronte agli esercizi che percepiscono come difficili.

In quanto esseri umani, tendiamo a ricercare la conferma di ciò che pensiamo. E se è formidabile quanto importante e determinante possa essere il ruolo di un’aspettativa positiva ed evolutiva, questo ci deve far riflettere su quanto possa essere devastante l’effetto di un’aspettativa che positiva non è.

Pensiamo quali importanti conseguenze possono derivare dall’atteggiamento di insegnanti, genitori e specialisti che si approcciano ad un ragazzo con DSA pensando che farà sempre fatica a scuola, che ha scarse risorse cognitive, che non imparerà mai l’Inglese e che la scuola sarà per lui sempre un luogo di frustrazione.

Nel lavorare con i ragazzi, non solo con i ragazzi con DSA, il ruolo dell’aspettativa positiva è una risorsa che non possiamo mai dimenticare.

Ci deve accompagnare nella lettura della diagnosi e nella sua interpretazione: i disturbi specifici sono evolutivi e si modificano e noi possiamo avere un ruolo importante nel determinarne il tipo di evoluzione e il grado di modificabilità.

Per consentire ai nostri studenti con DSA un percorso di crescita e di miglioramento è molto importante che sia gli insegnanti sia la persona che segue lo studente con disturbo specifico nei compiti possa parlare e condividere dubbi e perplessità con gli specialisti che hanno seguito il percorso diagnostico, contribuendo alla creazione di un lavoro di rete in cui tutte le persone coinvolte conoscano a fondo le difficoltà e le risorse del ragazzo, condividano obiettivi e strategie.

La grande scommessa è che tutte le figure di riferimento del ragazzo con DSA riescano a individuare quella che Vygotskij chiama “area di sviluppo prossimale”, quella zona dove è possibile incrementare le competenze dei ragazzi proponendo compiti non troppo semplici, da diventare noiosi e da non consentire l’attivazione delle risorse, e non troppo complessi da determinare un atteggiamento di scoraggiamento che porta all’abbandono del compito.

Vygotskij sottolinea che il compito che si situa nell’area dello sviluppo prossimale non viene generalmente risolto dal singolo studente che lavora in modo individuale, ma viene risolto dallo studente che lavora insieme ad altri studenti.

Questo ci dovrebbe indurre una riflessione sull’importanza che gli studenti con DSA, e non solo loro, ottimizzino i loro sforzi lavorando e studiando insieme ai loro compagni; molto spesso viene tolta loro questa opportunità, nel tentativo di proteggerli dalle loro difficoltà e da esperienze potenzialmente frustranti, che invece potrebbero diventare importanti risorse; frequentemente vengono affiancati da adulti competenti nello studio e non vengono sollecitati alla collaborazione e al confronto con i compagni di classe.

Concludendo vorremmo ritornare all’idea dalla quale siamo partite, ovvero che la valutazione non è un punto di arrivo, non è un’etichetta diagnostica che certifica e spiega alcune difficoltà, ma che è, e dovrebbe sempre essere, il primo passo verso un percorso di miglioramento, di crescita personale e soprattutto di maggior benessere e maggior soddisfazione personale.

Crediamo molto nell’importanza della riabilitazione e nella necessità di un lavoro integrato con la scuola, ma soprattutto crediamo nelle possibilità di miglioramento dei nostri ragazzi e vorremmo che ci credessero anche insegnanti, genitori e tutors e vorremmo provare a convincervi con le parole con le parole di un famosissimo scienziato cognitivista che da anni si dedica allo studio della dislessia:

Bisogna dire e ripetere ai genitori dei bambini dislessici che la genetica non è una condanna per l’eternità; che il cervello è un organo plastico, perennemente in costruzione, dove l’esperienza detta legge tanto quanto il gene; che le anomalie delle migrazioni neuronali, quando esistono, colpiscono solo piccolissime regioni della corteccia; che il cervello del bambino comprende milioni di circuiti ridondanti che possono compensarsi tra loro; e che, infine, la nostra capacità di intervento non è nulla: ogni nuovo apprendimento modifica l’espressione dei nostri geni e trasforma i nostri circuiti neuronali” (Dehaene, 2009, p. 296).




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