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DALLA LETTURA DEL LIBRO …
Introduzione

Cultura empirica = insieme dei significati e dei valori che informa un certo stile di vita.

Cultura classicista = c’è una sola cultura universale e perenne.

Teologia = la mediazione tra una matrice culturale e il significato e il compito della religione in quella matrice. Se la teologia usa il concetto classicista di cultura è concepita come una conquista perenne e il suo discorso ha di mira la sua natura. Se invece usa il concetto empirico, la teologia appare come un processo continuo e cumulativo che necessita di un metodo.

Metodo = struttura (in cui si delineano i vari gruppi di operazioni eseguite dai teologi) in vista di una creatività in collaborazione (nel contesto cioè delle scienze moderne, della scolarship moderna, della filosofia moderna, della storicità, del senso pratico e della corresponsabilità collettivi).

Nella teologia contemporanea si considerano 8 compiti distinti che si vedranno in seconda parte.

Nella prima parte sono trattati temi più generali, presupposti nella seconda parte.

In generale ciò che viene detto va preso come un modello = insieme intelligibile e interconnesso di termini e relazioni, utile per tentare di descrivere la realtà e formulare ipotesi.

Ma c’è anche di più. Ad es. il primo capitolo è sul metodo e quelli successivi sono in fondo dei prolungamenti del primo, presupponendolo e integrandolo. Ora il primo capitolo espone ciò che ognuno può scoprire in sé stesso, come struttura dinamica della propria realtà conoscitiva e morale e così ognuno deve anche assicurarsi personalmente della validità delle integrazioni.

Il libro non parla degli oggetti spiegati dai teologia, ma delle operazioni da loro compiute.


PARTE PRIMA - PREMESSE

CAP. I – IL METODO

Il discorso sul metodo tende a svolgersi lungo una delle tre seguenti direzioni:



  • Arte appresa non sui libri, ma in laboratorio o nel seminario e in cui ciò che conta è l’esempio del maestro e le sue osservazioni. In questo caso il discorso sul metodo è riflessione su ciò che già si è fatto e conseguito.

  • Studio dei procedimenti della scienza di successo, che porta a formulare i precetti e a proporre un’analogia per verificare la scientificità degli altri campi del sapere.

  • Terza via per far progredire i campi del sapere rimasti indietro. Per trovarla l’autore: 1. si rifà anzitutto alle scienze che hanno avuto maggiore successo, per formarsi una nozione preliminare di metodo → 2. si spinge all’indietro per raggiungere i procedimenti della mente umana → 3. in questi procedimenti mette in luce un metodo trascendentale = schema fondamentale di operazioni che viene usato in qualsiasi impresa conoscitiva (da ora investigare) → 4. indica il significato di questo metodo nella formulazione di altri metodi

1. Nozione preliminare

Metodo (per le scienze naturali) = schema normativo di operazioni ricorrenti e connesse tra di loro, che danno risultati cumulativi e progressivi = operazioni distinte e in relazione, che formano uno schema per fare nel modo giusto una determinata cosa → operazioni che possono ripetersi indefinitamente e i cui frutti sono qualcosa di cumulativo e progressivo.




Operazioni distinte e ricorrenti nel metodo

Connessione delle operazioni

inculca lo spirito di indagine

l’indagine trasforma l’esperienza nell’esame dell’osservazione

insiste sull’accuratezza delle osservazioni e delle descrizioni

l’osservazione è fissata in una descrizione e le descrizioni contrastanti originano i problemi

elogia le scoperte

i problemi sono risolti mediante scoperte

esige la formulazione delle scoperte in ipotesi

ciò che è scoperto è espresso in un’ipotesi

richiede la deduzione delle implicazioni delle ipotesi

dall’ipotesi vengono dedotte le sue implicazioni

insiste nell’escogitare ed eseguire esperimenti per verificare le implicazioni sulla base di fatti osservabili

le implicazioni suggeriscono quali esperimenti si devono fare

Gli esperimenti forniscono dei dati, nuove osservazioni, che confermano o no l’ipotesi sottoposta a prova e conducendo a nuovi esperimenti: i risultati sono così cumulativi e progressivi e la ruota del metodo non solo gira, ma addirittura va avanti correndo. Però:



  • I risultati sono progressivi solo c’è una serie prolungata di scoperte e sono cumulativi solo se si effettua una sintesi di ogni nuova intelligenza con le precedenti intelligenze valide. Il verificarsi tanto delle scoperte quanto delle sintesi è però solo probabile.

  • Le operazioni considerate non sono intese solo in senso logico, vertenti cioè intorno a proposizioni, termini e relazioni. Quelle non logiche le vediamo nel punto 2.

  • La scienza moderna è il raggruppamento di operazioni logiche (tendono a consolidare ciò che è stato raggiunto) e non logiche (fanno sì che ogni conquista rimanga aperta ad ulteriori progressi). La loro unione ha come risultato un processo aperto, ininterrotto, progressivo e cumulativo, in contrasto con la fisica aristotelica (legata alla necessarietà e all’immutabilità) e con la dialettica hegeliana (movimento racchiuso in un sistema completo).

2. Lo schema fondamentale delle operazioni

Parte importante per imparare il vocabolario di Lonergan, sintesi del suo libro Insight.



Le operazioni nello schema sono: sensoriali-empiriche (vedere, udire, toccare, odorare, gustare, immaginare, provare sentimenti, parlare, muoversi), intellettive (indagare, capire, concepire-esprimere, formulare-elaborare presupposti ed implicazioni), razionali-riflessive (riflettere, individuare e disporre in ordine pesando l’evidenza, giudicare), responsabili-giudicanti (deliberare, valutare, decidere, eseguire cioè dire e scrivere). Esse sono:

  • Transitive, portano a diventare consapevoli di oggetti, presenti così psicologicamente.

  • Di un operatore che si chiama soggetto, tale se operante consciamente, presente a sé stesso nel senso di fare attenzione. Questo essere presenti a sé stessi non è un’operazione in più, ma esprime la coscienza, oltre che l’intenzionalità, delle operazioni compiute.

  • Introspettive, riferite al processo di oggettivazione dei contenuti di coscienza. Come si passa dai dati sensoriali ad affermazioni su cose sensibili grazie alle operazioni psicologiche, così grazie ad esse passiamo dai dati di coscienza ad affermazioni intorno ai soggetti consci e alle loro operazioni. Ciò si fa in questo libro, non guardando dentro sé stessi, ma riconoscendo in ciò che si va dicendo l’oggettivazione della propria esperienza soggettiva.

  • Eseguite con differenti livelli, connessi tra di loro, ma qualitativamente diversi (già indicati nell’elenco delle operazioni e preceduti dal livello frammentario ed incoerente dei sogni):

    • Empirico, intellettuale (si cerca di capire ciò che si è sperimentato), razionale (è realmente così?), responsabile (cosa fare tenendo conto di noi stessi, delle nostre operazioni e delle nostre finalità).

    • Ognuno di essi comporta diversi gradi di coscienza: i dati sensoriali provocano l’indagine, che cerca l’idea/forma o l’unità/relazione-intelligibile, per organizzare i dati in totalità intelligibili → l’indagine conduce allo sforzo di capire, che ci offre dei risultati in conflitto → il capire si esprime nel linguaggio. Siccome tutto ciò ricorre, il centro intelligente dell’esperienza rivela la sua razionalità riflessiva e critica, l’io diventa sempre più pieno e se ne è consapevoli in maniera diversa.

    • Ognuno di essi comporta dunque anche diversi gradi di intenzionalità: in quanto intelligente il soggetto compie atti di intelligenza che si accumulano e li manifesta nel comportamento, nelle parole, nella comprensione delle situazioni, nella padronanza dei campi della teoria → in quanto riflettente criticamente egli incarna il distacco e il disinteresse, si sottomette ai criteri della verità e della certezza e fa sì che la sua mira sia quella di determinare che cosa è o non è così: l’io è consegnato alla sincera sollecitudine per la verità → in quanto responsabile, il soggetto si attua come persona, incontrandosi con gli altri, in un comune intento per i valori, contro un’organizzazione della vita umana basata sulla competizione e al servizio di un’organizzazione basata su questi quattro livelli.

  • In quanto differenti, originanti modi qualitativamente diversi d’essere coscienti, d’intendere:

    • L’intendere dei nostri sensi è un fare attenzione che è selettivo, ma non creativo, mentre quello della nostra immaginazione può essere sia rappresentativo che creativo; quello intellettivo è un’organizzazione intelligibile, che può essere pertinente ai dati o no, è un mettere insieme il contenuto dell’intelligenza con quanto nell’immagine è essenziale per il verificarsi dell’intelligenza stessa e quindi astratto.

    • La differenza fondamentale sta però tra il modo categoriale e quello trascendentale:

      • Le categorie: sono determinazioni, hanno una denotazione (estensione) limitata, variano con il variare delle culture. Esse possono essere: illustrate, conosciute in maniera riflessa (anche se a volte non riconosciute come tali) oppure prodotti raffinati dell’impresa scientifica. Esse sono necessarie per porre domande determinate e per dare risposte determinate.

      • I trascendentali sono invece contenuti nel domandare, sono quell’intendere radicale che ci fa passare dall’ignoranza alla conoscenza. Essi sono così: comprensivi quanto alla connotazione (contenuto), perché intendono tutto l’ignoto o la totalità ignota di cui le nostre risposte rivelano solo una parte; illimitati quanto alla denotazione (estensione), perché le risposte non sono mai complete ed originano così nuove domande; a priori, invarianti rispetto ai cambiamenti culturali, perché vanno al di là di quello che conosciamo.

Vediamo il dinamismo di questo intendere conscio e radicale.

L’intelligenza ci porta al di là dell’esperienza, per domandare che cosa, perché, come e a che scopo → la ragionevolezza ci porta al di là delle risposte dell’intelligenza, per domandare se le risposte sono vere e se ciò che esse significano è veramente così → la responsabilità ci porta al di là del desiderio e della possibilità, per distinguere ciò che è veramente bene, da ciò che è bene solo apparentemente.



[Se oggettiviamo il contenuto dell’intendere sensibile, otteniamo il concetto trascendentale della sensibilità/attenzione? Sembra essere in linea con ciò che asserisce nel commento che faccio nella prossima parentesi quadra]1

Se oggettiviamo il contenuto dell’intendere intelligente, otteniamo il concetto trascendentale dell’intelligibile.

Se oggettiviamo il contenuto dell’intendere razionale, otteniamo i concetti trascendentali del vero e del reale.

Se oggettiviamo il contenuto dell’intendere responsabile, otteniamo il concetto trascendentale di valore, di ciò che è veramente bene.



Unitamente a tali concetti trascendentali ci sono però le nozioni trascendentali, che costituiscono il dinamismo stesso del nostro intendere conscio, dinamismo che costituisce la condizione di possibilità di ogni progresso culturale: ogni ignoranza, errore, negligenza, malizia o altro che travisi o blocchi tale dinamismo è la forma più radicale di oscurantismo.



  • Distinguenti tra conoscenza elementare (qualsiasi operazione conoscitiva) e conoscenza composta (unione di diversi casi di conoscenza elementare, in un’unica conoscenza), oggetti elementari (ciò che è inteso dalla conoscenza elementare) e oggetti composti (risultati del mettere insieme diversi oggetti elementari). Il processo di composizione è opera delle nozioni trascendentali che intendono l’oggetto ignoto, che man mano diventa sempre più conosciuto: in virtù di questo intendere ciò che è sperimentato può essere lo stesso di ciò che è capito, concepito ed affermato essere reale, approvato come vero bene. In questo processo i molti oggetti elementari sono costituiti in oggetti composti, che a loro volta vengono ordinati in un unico universo.

  • Stadi successivi nello spiegamento di un unico impulso, l’eros dello spirito umano:

    • Per conoscere il bene dobbiamo conoscere il reale → per conoscere il reale dobbiamo conoscere il vero → per conoscere il vero dobbiamo conoscere l’intelligibile → per conoscere l’intelligibile dobbiamo fare attenzione ai dati → per fare attenzione ai dati dobbiamo svegliarci dal sonno.

    • Vista nell’altro senso … L’osservare fa sì che l’intelligenza si ponga degli interrogativi, per cui possiamo indagare → l’indagine conduce alla gioia dell’atto di capire → gli atti di capire non sono a buon mercato e così la nostra razionalità critica, dubita, controlla, si assicura → ci si presentano così modi di agire che stanno in alternativa tra di loro, e noi ci domandiamo se quelli che sono più attraenti sono anche più buoni.

È dunque talmente intrinseca la relazione tra le successive nozioni trascendentali, che è soltanto mediante una differenziazione specializzata della coscienza, che noi ci ritraiamo dai modi di vita più ordinari per dedicarci alla ricerca morale del bene, alla ricerca filosofica del vero, alla ricerca scientifica dell’intelligibile, alla ricerca artistica del bello [curioso … non parla di “ricerca di esperienze sensibili”, ma di esperienze rilette artisticamente, dunque in esse, nella ricerca di esperienze sensibili egli vede la ricerca del bello?].

  • Disposte in uno schema fondamentale che è:

    • Dinamico: materialmente (è uno schema di operazioni, come lo è una danza o una musica) e formalmente (a ciascun stadio del processo suscita e mette insieme le operazioni appropriate necessarie per vivere, come un organismo in sviluppo suscita i propri organi e vive mediante di essi).

    • Tutt’altro che cieco, perché è attento, intelligente, ragionevole, responsabile e perché è un’intenzione conscia che: va sempre al di là di ciò che di volta in volta è dato o conosciuto; mira ad una appropriazione più piena e più ricca della totalità, del tutto dell’universo ancora sconosciuto o non completamente consociuto.

3. Il metodo trascendentale

Questo schema fondamentale delle operazioni è il metodo trascendentale (da intendere in maniera concreta, infatti …): metodo, perché è uno schema normativo di operazioni ricorrenti e connesse tra di loro, le quali danno risultati cumulativi e progressivi; trascendentale, perché i risultati di cui si tratta, non sono categorialmente limitati ad un campo o ad un soggetto particolare, ma riguardano qualsiasi risultato che potrebbe essere inteso dalle nozioni trascendentali completamente aperte, schema che è cioè il nucleo e il fondamento dei metodi di conoscenza nei campi particolari.

Il metodo trascendentale così: cerca di venire incontro alle esigenze del conoscere in quanto tale e al far uso delle possibilità che esso offre; è finalità fondante; ha significato e portata universali.

Ogni persona attenta, intelligente, ragionevole e responsabile, mette in pratica il metodo trascendentale (piano intenzionale), anche se familiarizzare con esso è possibile solo a chi intensifica la propria coscienza oggettivandola, cosa che è possibile fare solo in se stessi e da se stessi (piano cosciente). Ma in cosa consiste questa oggettivazione? Nell’applicare le operazioni in quanto intenzionali, dei quattro livelli, alle operazioni in quanto consce (da ora parliamo delle varie operazioni, consce e intenzionali, ai quattro livelli, mediante l’evento principale a quel livello: esperienza, intelligenza o “insight”, giudizio e decisione). Ciò avviene in quattro passaggi:



  • Sperimentarle. Tale quadruplice esperienza altro non è che la coscienza stessa, anche se in queste operazioni la nostra attenzione è concentrata sugli oggetti. A noi ricordare che una stessa operazione non soltanto intende un oggetto, ma rivela anche un soggetto intendente e scoprire nella nostra esperienza personale la verità concreta di questa enunciazione generale. Bisogna dunque assumere consapevolezza non di ciò che è inteso, ma dell’intendere.

Se è abbastanza semplice fare attenzione ai vari intendere del primo livello e acquistare familiarità con essi, non poca premeditazione e ingegnosità serve: per intensificare la propria coscienza sui vari operare dei prossimi livelli → conoscerne il significato preciso → produrre in sé stessi l’operazione corrispondente → continuare a produrla fino a che, al di là dell’oggetto inteso, si arriva al soggetto che consciamente opera → far tutto questo entro il contesto adatto, che non consiste in un’ispezione all’interno, ma nel compiere queste operazioni.

  • Capire l’unità e le relazioni di queste operazioni sperimentate. A livello empirico il processo avviene spontaneamente ed è intelligibile solo nel senso che è capito. Qui invece il soggetto intelligente emerge per cogliere che non ci sono solo operazioni consce, ma anche processi consci, e così il processo diventa intelligente. Non si tratta qui cioè, di una realtà intelligibile che viene capita, ma del correlativo atto dell’intelligibilità, del soggetto intelligente che cioè: intelligentemente cerca di capire → arrivato al termine o finita in un’impasse passa al riflettere criticamente, per poter arrivare a capire → si trova così in una relazione conscia con un assoluto (ciò che è), che gli fa considerare il contenuto positivo delle scienze non come vero e certo, ma solo come probabile (ciò che potrebbe essere) → razionalmente passa dunque alla libertà conscia e alla responsabilità conscia, secondo quella coscienza che chiamiamo morale e che opera alla luce del capire raggiunto. Le operazioni dei quattro livelli stanno dunque entro un processo che è formalmente dinamico, che suscita e mette insieme le proprie componenti e che fa tutto ciò intelligentemente, razionalmente e responsabilmente. Tale è l’unità e la relazione che esiste e funziona ancora prima che noi riusciamo a farvi attenzione in maniera esplicita, a capirla e a oggettivarla.

Viene da chiedersi però: 1. se le operazioni sperimentate e capite si verifichino; 2. se si verifichino secondo lo schema descritto; 3. se questo schema non sia puramente ipotetico e se ogni schema in generale non sia in fondo transitorio, aggiornabile. Andiamo così al prossimo passaggio.

  • Affermare la realtà di queste operazioni sperimentate e capite. E questo anzitutto perché esse esistono e si verificano (vs 1.) e chi ne nega l’esistenza squalifica se stesso come irresponsabile, o irragionevole, o non intelligente, o sonnambulo (non attento). Esse poi si verificano secondo lo schema abbozzato ed esposto più ampiamente in Insight (vs 2.); questo lo constata chi, investigando e scoprendo, analizza l’unità funzionale e funzionante della coscienza, le cui operazioni sono in relazioni tra loro sempre nel solito modo: lo schema delle operazioni è già conscio e operante. Infine è necessario distinguere tra lo schema normativo immanente nelle nostre operazioni consce ed intenzionali, e le oggettivazioni di tale schema in concetti, proposizioni e parole: se queste ultime possono cambiare ed essere dunque riviste, la struttura dinamica della coscienza rimane sempre la stessa e può essere al massimo compresa in maniera più adeguata (vs 3.). La revisione delle oggettivazioni dovrà infatti avvenire ad alcune condizioni che ricalcano il dinamismo delle coscienza appena analizzato: far appello a dei dati trascurati o capiti male (livello empirico) → presentare una spiegazione migliore dei dati (livello intellettivo) → avanzare la pretesa che questa spiegazione sia più probabile (livello razionale) → passare dal piano della possibilità a quello del fatto compiuto (livello decisionale).

  • Decidere di operare in conformità con le norme immanenti nelle relazioni spontanee, che hanno tra di loro queste operazioni sperimentate, capite e affermate. E questo sia perché ritiene che val la pena mettere le cose in chiaro, conoscere con esattezza, contribuire all’avanzamento della scienza.

Esiste dunque una roccia, la cui parte importante verrà allo scoperto solo al cap. IV, su cui è possibile costruire e questa è il soggetto nella sua attenzione, intelligenza, ragionevolezza, responsabilità consce, ma non ancora oggettivate. Ha senso oggettivare il soggetto e le sue operazioni per incominciare ad imparare che cosa siano queste operazioni e che esse esistono

4. Le funzioni del metodo trascendentale:

Normativa

Tutti i metodi speciali consistono nello specificare i “precetti” trascendentali, insiti nel dinamismo strutturato e spontaneo della coscienza: sii attento, sii intelligente, sii ragionevole, sii responsabile. Come poi questi poggiano semplicemente sullo studio delle operazioni stesse, così i precetti specifici-categoriali, poggiano sullo studio di come la mente operi in quel campo.



Critica

Se gli uomini vanno d’accordo sulle questioni scientifiche, sono in disaccordo: su quella attività che si chiama conoscenza, sulla relazione che questa attività ha con la realtà e sulla realtà stessa. Le differenze di posizione sulla terza questione, sono ridotte a quelle sulla seconda, che a loro volta sono ridotte a quelle sulla prima, che possono essere risolte portando alla luce la contraddizione tra un’erronea teoria della conoscenza, e le attività di fatto esercitate da colui che formula la sua teoria.



Dialettica

L’uso critico del metodo trascendentale può venire applicato alle teorie erronee della conoscenza espresse da qualunque “scienza”, determinando così la serie dialettica delle proposizioni base, confermate dall’esame critico, e delle controproposizioni di base che questa critica confuta.



Sistematica

L’oggettivazione del metodo trascendentale, comporta la determinazione di un insieme di termini e relazioni fondamentali che: costituiscono la sostanza della teoria della conoscenza; mettono in luce il fondamento dell’epistemologia; sono isomorfici ai termini e alle relazioni che designano la struttura ontologica di qualsiasi realtà proporzionata al processo conoscitivo umano.



Continuità senza rigidità

Conseguenza della sistematica, perché la continuità è assicurata dall’origine dei termini e delle relazioni di base, il processo conoscitivo nella sua realtà concreta, e la non rigidità perché non è esclusa una conoscenza più piena e più esatta del processo conoscitivo umano, una determinazione più piena e più esatta dei termini e delle relazioni di base. Non rigidità che non minaccia la continuità, perché le condizioni per una buona revisione pongono dei limiti alla possibilità di rivedere la dottrina della conoscenza, limiti che saranno tanto più stretti e particolareggiati, quanto più elaborata sarà la revisione.



Euristica

Siccome l’investigazione mira a trasformare l’ignoto in noto, essa stessa è qualcosa di mezzo tra l’ignoranza e la conoscenza, e come tale essa stessa va conosciuta. Ogni metodo consiste fondamentalmente nel far uso di siffatto intendere. Esso indica infatti i passi che si devono fare per procedere dall’intendere iniziale della domanda, alla conoscenza conclusiva di ciò che è stato inteso lungo tutto il processo. All’interno di ogni metodo poi l’uso di espedienti euristici è fondamentale per svolgere quella funzione, che in algebra ad esempio svolge la x, e cioè: designare e dare un nome all’ignoto inteso, mettere giù tutto ciò che si può dire di esso, far uso di questa conoscenza esplicita come di una guida/criterio/premessa per arrivare ad una conoscenza più piena.

Il metodo trascendentale svolge così una funzione euristica, rivelando la natura stessa di tale funzione, mettendo in luce l’attività dell’intendere e il suo correlativo, cioè l’inteso che, benché ignoto, è almeno inteso. Ogni qual volta poi che l’ignoto sia un soggetto umano, o un oggetto proporzionato al suo processo conoscitivo, nella misura in cui la funzione sistematica ha fatto il suo dovere, si possono mettere subito a disposizione alcune sue determinazioni fondamentali.

Fondante

I metodi speciali derivano le loro norme proprie, dall’esperienza che gli investigatori, nei loro diversi campi, sono andati accumulando. Oltre le norme proprie ci sono però anche le norme comuni e oltre ai compiti di ciascun campo ci sono problemi interdisciplinari ed altri trasversali, come il disaccordo su questioni che riguardano il senso e lo scopo ultimo di ciò che si fa. Solo nella misura in cui i metodi speciali ravviseranno il loro nucleo comune nel metodo trascendentale, saranno riconosciute norme comuni a tutte le scienze, si avrà una base sicura su cui affrontare i problemi interdisciplinari e si incanalerà il discorso del loro senso e scopo ultimo.



Ha attinenza con la teologia

E questo perché anche essa è fatta da persone umane che hanno una sola dinamica conoscitiva, anche se questa poi assumerà caratteristiche diverse a seconda della scienza.



Comprende nel suo campo gli oggetti della teologia

Il campo trascendentale è infatti illimitato e al di fuori di esso non c’è alcunché. Illimitato perché le nozioni trascendentali sono comprensive, intendono tutto di tutto, e non perché sono astratte, infatti è per mezzo di esse che intendiamo il concreto. Inoltre esse non consistono nel conoscere, ma nell’intendere e quindi il loro campo d’azione non è definito da ciò che l’uomo conosce o che egli può conoscere, ma da ciò di cui può domandare, e solo perché siamo in grado di porre più domande di quelle cui riusciamo a rispondere, noi sappiamo che la nostra conoscenza non ha limiti.



Dirige l’attenzione della teologia ad una risorsa che è sempre stata usata

Assegnare al metodo trascendentale un ruolo in teologia non introduce nessuna nuova risorsa, ma una considerevole luce e precisione all’esecuzione dei compiti teologici.



Chiave per l’unificazione della scienza

L’immobilità dell’ideale aristotelico è in conflitto con il carattere evolutivo delle scienze, con cui è in armonia invece il dinamismo dell’investigare, che è anche in unità con tutti i campi, in cui opera sempre secondo la stessa modalità. Esplicitandone lo schema normativo fondamentale, si rende possibile un futuro in cui tutti i lavoratori di qualsiasi campo potranno trovare nel metodo trascendentale: norme, fondazione, sistematica e procedimenti critici, dialettici ed euristici, comuni.



Abroga la visione di filosofia come ancilla theologiae, per sostituirvi un fatto molto preciso

Il metodo trascendentale non è infatti l’intrusione in teologia di qualcosa di alieno, attinto da una fonte esterna, ma ha la funzione di richiamare l’attenzione al dinamismo di investigare che muove i teologi a tener conto delle sue implicazioni. Se questo metodo coincide poi con una parte notevole di ciò che è stato considerato come filosofia, esso non è determinato da essa; è solo un’intensificazione della coscienza, che mette in luce le nostre operazioni consce e intenzionali, e che tenta di rispondere a tre domande: che cosa faccio quando conosco? perché far questo è conoscere? che cosa conosco quando faccio questo? La risposta alla prima domanda è una teoria della conoscenza, quella alla seconda è un’epistemologia e quella alla terza una metafisica trascendentale, e cioè integrazione di strutture euristiche e non speculazione categoriale.

Il metodo trascendentale è e resta comunque solo una parte del metodo teologico, fornisce la componente antropologica di base, e perché diventi teologico è necessario aggiungere la considerazione della religione, prima però è meglio dire ancora due paroline su due temi.




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