Dall’Amor cortese all’Amore petrarchesco. Lo Stilnovo La poesia d’amore come sistema



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17.11.2017
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Dall’Amor cortese all’Amore petrarchesco. Lo Stilnovo


La poesia d’amore come sistema

  • Nella storia della letteratura europea si fissarono successivamente tre sistemi (o convenzioni) di poesia d'amore, ciascuno dei quali prevede una specifica situazione dei rapporti sociali, una concezione del mondo (ideologia) e una peculiare espressione poetica (forma). A tali sistemi corrispondono:

      • a. l'amore cortese;
      • b. l'amore petrarchesco;
      • c. l'amore romantico.
  • Tutt'e tre produssero un modello letterario e un modello di comportamento.



L’amore cortese in Italia - continuità

  • In Italia, nel XIII secolo, i poeti in lingua volgare accolsero la convenzione dell'amore cortese, apportandovi tuttavia innovazioni e adattamenti.

  • Un elemento di continuità è costituito dalla finzione letteraria, per cui un tema (l'amore) e un oggetto privilegiato di raffigurazione (la donna) sono astratti dalle situazioni reali.

  • I testi ci introducono (e questa caratteristica perdurò anche nel modello petrarchesco) in un universo dominato dalle donne, visto attraverso gli occhi di uomini che amano e adorano: la finzione compensa una realtà del tutto diversa, in cui il mondo era dell'uomo, e violentemente tale.



La donna come pretesto

  • Nelle dottrine d'amore confluì la coscienza di un gruppo sociale. La donna fu, come dai trovatori, eletta a «segno» rappresentativo di ogni bellezza, bene e piacere, fu considerata una forza capace di provocare, attraverso Amore, ogni sorta di effetti, positivi o negativi: parlando del suo rapporto con la donna, l'uomo perciò parla, allusivamente, del suo rapporto con la totalità dell'esperienza vissuta.



Letteratura cortese in Italia discontinuità

  • Le peculiarità della cultura urbana e le vicende storiche del Duecento determinarono, all'interno della concezione dell'amore cortese, alcune modificazioni, che ci appaiono in funzione di:

  • - l'azione svolta dalla Chiesa che recuperava il controllo sull'elaborazione intellettuale;

  • - la nuova sistemazione del sapere proposta dai centri universitari;

  • - la dinamica delle forze sociali, quale si manifestò nelle città a regime comunale.



I soggetti sociali

  • L'appropriazione dell'amore cortese fu un aspetto di quella crescita della cultura laica in volgare che ebbe i suoi soggetti storici nei ceti urbani di maggior prestigio (corte di Federico II, Bologna, Toscana).

  • La convergenza tra la storia dei gruppi sociali e delle loro istituzioni da un lato, e, dall'altro, l'elaborazione di un linguaggio poetico e di forme letterarie è evidente se consideriamo un periodo di tempo abbastanza lungo (dall'inizio del Duecento all'inizio del Trecento).



La nuova cultura aristocratica

  • La nuova cultura doveva scalzare il primato della tradizione clericale in lingua latina e differenziarsi dall'ideologia signorile; non era tuttavia la cultura di « tutti » e doveva quindi proporre valori che non potessero essere accolti indiscriminatamente, ma fondassero una nuova « aristocrazia » (dell'intelligenza, del sapere, del merito personale). A tutte queste esigenze obbediscono le teorie d'amore.



I precedenti – Andrea Cappellano (XIIsec)

  • Noi uomini tutti da uno fummo dirivati e uno nascimento avemmo secondo natura: non bellezza, non ornamento di corpo, non ricchezza, ma sola fu prodezza di costumi quella che prima li uomini per nobiltà conoscere fece e nelle generazioni indusse differenza. Ma molti sono che da essi primi nobili traendo sementivo nascimento, piegando d'altra parte tralignano divegnendo bastardi: e se tale proposta con­verti, non è falsa. Adunque, sola prodezza degna è di corona d'amore.



I precedenti – Guittone d’Arezzo

  • Non ver lignaggio fa sangue, ma core,

  • ni vero pregio poder, ma vertute;

  • e sì grazia ed amore appo scïente.

  • Di cui sol pregio è gente,

  • nullo o parvo è pregio in ben de fore,

  • ma ne le interïore

  • ch'è donde muove lui ch'è pregio o onta:

  • le più fiate desmonta

  • a valere a pregio e a salute

  • bealtà d'omo, lignaggio riccore.



I precedenti - Guido delle Colonne

  • Ancor che l'aigua per lo foco lassi

  • la sua grande freddura,

  • non cangerea natura

  • s'alcun vasello in mezzo non vi stasse,

  • anzi averria senza lunga dimora

  • che lo foco astutasse

  • o che l'aigua seccasse:

  • ma per lo mezzo l'uno e l'autro dura.

  • Cusì, gentil criatura,

  • in me ha mostrato Amore

  • l'ardente suo valore,

  • che senza amore er' aigua fredda e ghiaccia:

  • ma Amor m'ha allumato

  • di fiamma che m'abbraccia,

  • ch'eo fora consumato

  • se voi, donna sovrana,

  • non fustici mezzana

  • infra l'Amore e meve,

  • che fa lo foco nascere di neve.



I poeti stilnovisti

  • I poeti definiti «stilnovisti» sono quasi tutti fiorentini (tranne Guido Guinizzelli e Cino dei Sighibuldi), e furono attivi tra il 1280 e il 1310.

  • Le notizie che abbiamo riguardo all'estrazione sociale, alla formazione, all'attività professionale e politica, ci consentono di delineare alcuni tratti comuni: l'appartenenza a famiglie socialmente eminenti, impegnate nella lotta per il controllo delle istituzioni di governo della città; una formazione collegata con i nuovi campi conoscitivi aperti dagli studi superiori, con interessi filosofici e talora giuridici; un'intensa partecipazione alla conflittualità politica.



Nuova classe di governo

  • Nella classe di governo della città si erano incontrati e scontrati gli interessi dei ceti legati alla proprietà fondiaria e quelli delle varie categorie di mercanti e di artigiani. Era diffusa l'aspirazione alla stabilità, alla realizzazione di un equilibrio, destinato a rivelarsi presto illusorio, all'interno dei ceti economicamente e politicamente rilevanti.

  • I poeti dello stilnovo fanno parte del gruppo dirigente della società urbana: nella tematica amorosa essi espressero, allusivamente, un'ideologia conforme a quel progetto di egemonia culturale e politica nella cui attuazione erano impegnati.



Una nuova cultura

  • Una cultura che volesse quindi proporsi come propria dello strato superiore della società urbana, doveva essere mediatrice, tendere alla conciliazione:

  • conciliazione tra il prestigio della nobiltà di sangue e i meriti che le famiglie emergenti, di origine non nobile, si attribuivano;

  • conciliazione tra l'importanza assegnata all'amore dalla tradizione cortese e la rinnovata autorità spirituale del cattolicesimo.



Al cor gentil rempaira sempre amore

  • La canzone rappresenta il manifesto dello stilnovo.

  • In essa Guido Guinizzelli raccolse motivi di per sé non tutti nuovi (già Andrea Capellano aveva individuato nell'«onestà dei costumi» il fondamento dell'amore), componendoli però in un impianto ragionato e dottrinale;

  • Nell'ambizione di versificare tesi filosofiche, senza rinunciare alla ricchezza metaforica delle immagini, i contemporanei videro una nuova maniera di poetare.



Al cor gentil rempaira sempre amore

  • Al cor gentil rempaira sempre amore

  • come l'ausello in selva a la verdura;

  • né fe' amor anti che gentil core,

  • né gentil core anti ch'amor, natura:

  • ch'adesso con' fu ‘l sole,

  • sì tosto lo splendore fu lucente,

  • né fu davanti 'l sole;

  • e prende amore in gentilezza loco

  • così propiamente

  • come calore in clarità di foco



Foco d'amore in gentil cor s'aprende

  • Foco d'amore in gentil cor s'aprende

  • come vertute in petra preziosa,

  • che da la stella valor no i discende

  • anti che ‘l sol la faccia gentil cosa;

  • poi che n'ha tratto fòre

  • per sua forza lo sol ciò che li è vile,

  • stella li dà valore:

  • così lo cor ch'è fatto da natura

  • asletto, pur, gentile,

  • donna a guisa di stella lo 'nnamora.



Amor per tal ragion sta 'n cor gentile

  • Amor per tal ragion sta 'n cor gentile

  • per qual lo foco in cima del doplero:

  • splendeli al su' diletto, clar, sottile;

  • no li stari' altra guisa, tant' è fero.

  • Così prava natura

  • recontra amor come fa l'aigua il foco

  • caldo, per la freddura.

  • Amore in gentil cor prende rivera

  • per suo consimel loco

  • com' adamàs del ferro in la minera.



Fere lo sol lo fango tutto ‘l giorno:

  • Fere lo sol lo fango tutto ‘l giorno:

  • vile reman, né 'l sol perde calore;

  • dis' omo alter: «Gentil per sclatta torno»;

  • lui semblo al fango, al sol gentil valore:

  • ché non dé dar om fé

  • che gentilezza sia fòr di coraggio

  • in degnità d'ere'

  • sed a vertute non ha gentil core,

  • com' aigua porta raggio

  • e 'l ciel riten le stelle e lo splendore.



Splende 'n la 'ntelligenzia del cielo

  • Splende 'n la 'ntelligenzia del cielo

  • Deo criator più che ['n] nostr' occhi 'l sole:

  • ella intende suo fattor oltra 'l cielo,

  • e 'l ciel volgiando, a Lui obedir tole;

  • e con' segue, al primero,

  • del giusto Deo beato compimento,

  • così dar dovria, al vero,

  • la bella donna, poi che ['n] gli occhi splende

  • del suo gentil, talento

  • che mai di lei obedir non si disprende.



Donna, Deo mi dirà: «Che presomisti?»,

  • Donna, Deo mi dirà: «Che presomisti?»,

  • dando l'alma mia a lui davanti.

  • « Lo ciel passasti e 'nfin a Me venisti

  • e desti in vano amor Me per semblanti:

  • ch'a Me conven le laude

  • e a la reina del regname degno,

  • per cui cessa onne fraude ».

  • Dir Li porò: «Tenne d'angel sembianza

  • che fosse del Tuo regno;

  • non me fu fallo, s'in lei posi amanza».






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