Dard, mentre le difficoltà riguardano il come lo si insegna



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progettazione, di ipotesi e deduzione, di controllo e quindi di verifica o smentita”, sviluppando “in 

modo specifico, concetti, metodi e atteggiamenti utili a produrre le capacità di ordinare, 

quantificare e misurare fatti e fenomeni della realtà e a formare le abilità necessarie per 

interpretarla criticamente e per intervenire consapevolmente su di essa".    

Da questa affermazione si possono trarre una serie di conseguenze, che tento di 

schematizzare come segue : 

- scopo dell'educazione matematica è contribuire alla formazione del pensiero: la matematica è un 

aspetto della conoscenza e dunque l'insegnamento della matematica non è da considerarsi a sé 

stante, ma è da vedere all'interno di un processo globale di crescita ; 

-  parlando di "educazione matematica" non ci si può limitare a quegli aspetti che coinvolgono 

l'astrazione o la capacità di calcolare ; capacità quali intuizione ed immaginazione hanno dignità 

pari delle altre sul piano educativo anche nel nostro settore ; 

- nelle attività matematiche che proporremo, occorrerà dare spazio a quanto può servire a sviluppare 

le capacità sopra ricordate, essenziali alla realizzazione di qualunque attività : ipotesi e deduzione, 

controllo e verifica ; 

-  tema centrale della matematica è la realtà, con i suoi fatti e fenomeni, e scopo del lavoro 

matematico è interpretarla criticamente ed intervenire consapevolmente su di essa : è innegabile 

che si parli di un compito a cui ogni essere umano è chiamato, ad es. indipendentemente dalla 

presenza o meno di handicap

                                                         

3

 Per fare un esempio molto banale l’insegnante che ha sempre valutato in base alle abilità di calcolo non può di punto 



in bianco mettersi invece a valutare l’abilità logica trascurando la correttezza del calcolo.  


 

-  le capacità matematiche da considerare essenziali a questo compito sono quelle di ordinare, 



quantificare e misurare; anche queste tuttavia non possono essere apprese come fini a loro stesse, 

ma come conseguenza di concetti, metodi ed atteggiamenti  : a questi ultimi dunque dovremo 

soprattutto dedicare spazio ed energie. 

Il salto in avanti rispetto al “far di conto” dei programmi della scuola elementare del ’55 è 

enorme: qui si dice chiaramente che la matematica può e deve contribuire alla formazione del 

pensiero nelle sue varie sfaccettature. Tuttavia questo aspetto, che credo sia abbastanza chiaro 

all’insegnante elementare, rischia forse di essere trascurato a livelli scolastici superiori. 

 

Interessa relativamente meno la conoscenza di tecniche di calcolo (es. tabelline, tecniche 



della divisione,… ma in seguito la stessa questione si porrà a livello di certi formalismi di calcolo 

letterale o di formule trigonometriche) rispetto all’abilità di risoluzione dei problemi. Se le tecniche 

interessano, esse interessano in quanto strumento utile per la memoria, i collegamenti, le 

connessioni, l’abilità mentale, ecc., all’interno di una visione dell’apprendimento che comprende 

l’esercizio ma soprattutto richiede la comprensione di concetti operativi non banali (le operazioni, la 

notazione posizionale,… l’uso del calcolo letterale o le relazioni fra enti) e aiuta chi apprende ad 

integrare questi due aspetti. 

 

 



Gli stessi Programmi del 1985 propongono una via privilegiata nel cosiddetto 

“insegnamento per problemi”: “…le nozioni matematiche di base vanno fondate e costruite 





Insegnare ed apprendere la matematica 


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