Dard, mentre le difficoltà riguardano il come lo si insegna


partendo da situazioni problematiche concrete che scaturiscano da esperienze reali del fanciullo e



Scaricare 107.78 Kb.
Pdf recensione
Pagina4/6
24.04.2019
Dimensione del file107.78 Kb.
1   2   3   4   5   6
partendo da situazioni problematiche concrete che scaturiscano da esperienze reali del fanciullo e 

che offrano anche l'opportunità di accertare quali apprendimenti matematici egli ha in precedenza 

realizzato, quali strumenti e strategie utilizza e quali sono le difficoltà che incontra. Occorre 

evitare, peraltro, di procedere in modo episodico e non ordinato e tendere invece ad una 

progressiva organizzazione delle conoscenze.

 

Anche da questa affermazione, cercheremo di trarre schematicamente delle conseguenze : 



- ogni bambino (ogni essere umano, in realtà) si pone dei problemi e cerca di risolverli : compito 

dell'insegnante sarà mettere questa capacità al servizio della crescita delle abilità matematiche ; 

- partire dalla soluzione di problemi concreti, per arrivare ad appropriarsi dei concetti matematici è 

fra l’altro un approccio sicuramente più vicino alle caratteristiche di apprendimento degli alunni con 

difficoltà ; 

-  davanti ad un problema ogni bambino reagisce come tutti gli altri, anche se ad un livello di 

conoscenza diverso, facendo ricorso a tutte le proprie doti ed abilità per superare le difficoltà poste 

dal problema (ovviamente se si sente coinvolto): in questo dunque l'handicap o il deficit di qualsiasi 

tipo non è più un ostacolo, ma una "condizione" dell'esistenza ;  

-  l'approccio per problemi, soprattutto quando nasce da situazioni concrete, è motivante per i 

bambini e mobilita maggiori capacità, stimolando l'attenzione, l'uso delle competenze 

precedentemente acquisite, la richiesta di collaborazione in una situazione anche emotivamente 

coinvolgente, una ricerca personale  dove trova spazio anche l'intuizione ; 

-  attraverso la risoluzione dei problemi, l'insegnante ha la possibilità di conoscere il livello di 

apprendimento di ogni singolo bambino e quindi individuare gli obiettivi a lui adatti ;  

- nella risoluzione dei problemi assume il suo pieno significato l'apprendimento per prove ed errori

rivalutando questi ultimi in funzione di una collaborazione: si scopre l’idea che lo sbaglio di uno è 

lo stimolo di un altro a trovare la strada. Lavorando con i ragazzi su applicazioni che motivano (ad 

es. sul computer, anche per un semplice videogioco) si assiste ad un processo assai interessante, che 

si ripete costantemente: l’alunno prova, suggerisce, tenta, riprova ragionando su cosa succede, 

finché non trova una soluzione, costruisce uno schema riproducibile. 

 

Polya (teorico di Didattica della matematica) sostiene che il pensiero umano è caratterizzato 



dalla capacità di risolvere i problemi. Occorre dunque lavorare seriamente sui problemi, tentando di 

riportare alla realtà dell’alunno anche i problemi più banali, dove la realtà è data non dal fatto che 

ad es. qualcuno vada davvero talvolta al mercato e torni con 10 uova, ma dal fatto che avendo dei 

dati a disposizione si inizia a ragionarci sopra.  




 

 



Che cosa vuol dire risolvere un problema? Vuol dire porre domande e cercare risposte. Da 

questo punto di vista è indifferente se si parla di attività manipolative o corporee alla scuola materna 

o elementare, o di attività concrete che possono riguardare la piantina dell’aula, un modello in scala 

di qualcosa, una ricerca statistica nel quartiere, sugli allievi della scuola, ecc. Dal punto di vista  

matematico, ci interessano gli apprendimenti matematici, gli strumenti e le strategie in funzione di 

una progressiva organizzazione delle competenze; se crediamo che queste scaturiscano veramente 

dal confronto con le situazione problematiche ed i problemi, dovremo chiederci cosa è realmente un 

problema.  

Dal punto di vista psicologico “un problema nasce quando un essere vivente, motivato a 

raggiungere una meta, non può farlo in forma automatica o meccanica, cioè mediante un’attività 

istintiva o attraverso un comportamento appreso. L’esistenza di una motivazione e la presenza, nella 

situazione problematica, di un impedimento che non permette l’azione diretta creano uno stato di 

squilibrio e di tensione nel campo cognitivo di un individuo spingendolo ad agire per ricostruire 

l’equilibrio” (G. Kanisza). 

 

Nella prima metà di questo secolo sono stati fatti esperimenti molto interessanti sul 



comportamento dei primati ed è stato visto come, in certe situazioni, gli scimpanzé sono capaci di 

sorprendenti elaborazioni. Ad esempio è notissimo un esperimento di Kohler sugli scimpanzé. Un 

cesto di banane è posto davanti alla gabbia di uno scimpanzé, dapprima in modo che lo scimpanzé, 

allungando il braccio, ci arrivi; poi il cesto viene allontanato, ma nella gabbia è presente un bastone 

(semplice, o telescopico). Nasce un problema perché lo scimpanzé é nella gabbia e le banane 



Insegnare ed apprendere la matematica 


Condividi con i tuoi amici:
1   2   3   4   5   6


©astratto.info 2017
invia messaggio

    Pagina principale