Decreto rettorale, 5 aprile 2006, n. 279 (prot n. 18667) Codice di comportamento per la protezione della libertà e della dignità della persona nell’ambiente di lavoro. IL rettore



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Art. 2 

1. Per molestia morale, ai sensi del presente Codice, deve intendersi ogni atto o 

comportamento ostile o vessatorio, ripetuto nel tempo o – se isolato – di particolare 

gravità, che si caratterizzi come una forma di persecuzione psicologica o violenza 

morale, o che sia comunque suscettibile di creare un clima intimidatorio, non 

rispettoso, umiliante o lesivo dell’integrità psicofisica della persona. 

2. S’intende altresì per molestia morale anche la discriminazione basata sul sesso o 

sull’orientamento sessuale, sull’appartenenza etnica, sulla fede religiosa, su opinioni 

politiche o convinzioni personali, su condizioni personali o sociali. 

3. Possono considerasi forme di molestia morale, ove perpetrate con le modalità di cui 

al precedente comma 1: 

a.  pressioni o molestie psicologiche, maltrattamenti verbali, intimidazioni, 

calunnie, insulti, critiche o rimproveri reiterati ed infondati, e ogni altra azione 

tesa a sminuire il valore della persona; 

b.  diffusione di notizie riservate, e ogni altra azione rivolta a creare pregiudizio 

all’immagine della persona; 

c.  emarginazione dall’attività lavorativa, atti rivolti a provocare seri disagi alle 

condizioni fisiche e psicologiche della persona con riguardo all’attività di 

lavoro e di studio, limitazioni della facoltà di espressione; impedimento 

sistematico ed immotivato all'accesso a notizie ed informazioni inerenti 

all'ordinaria attività di lavoro e di studio. 



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