Decreto rettorale, 5 aprile 2006, n. 279 (prot n. 18667) Codice di comportamento per la protezione della libertà e della dignità della persona nell’ambiente di lavoro. IL rettore


Art. 3  1. Per molestia sessuale



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Art. 3 

1. Per molestia sessuale, ai sensi del presente Codice di comportamento, deve 

intendersi ogni atto o comportamento – fisico, verbale, non verbale – a connotazione 

sessuale, che sia indesiderato e che offenda la libertà e la dignità della persona cui è 

rivolto, nel mondo del lavoro o dello studio. 

2. Un’attenzione a sfondo sessuale diviene molestia verso chi ha manifestato di non 

accettarla. 



 

 

 



3. Possono costituire molestie sessuali, ove perpetrate con le modalità di cui al 

precedente art. 2 comma 1, i seguenti comportamenti: 

a.  richieste esplicite o implicite, non gradite, di prestazioni sessuali; 

b.  promesse implicite o esplicite di agevolazioni o privilegi in cambio di 

prestazioni sessuali e minacce o ritorsioni in caso di rifiuto; 

c.  contatti fisici indesiderati; 

d.  apprezzamenti sull’aspetto fisico, sul sesso o l’orientamento sessuale, formulati 

in modo offensivo. 



Art. 4 

1. I soggetti vittime di eventuali casi di molestie morali o sessuali, come previsti dal 

presente Codice, possono rivolgersi al Garante dei diritti di cui all’art. 10 del vigente 

Statuto. 

a.  Il Garante fornisce consulenza e assistenza alla persone oggetto di attenzioni o 

condotte moleste, rispettandone la riservatezza. 

b.  Il Garante relaziona annualmente sull’attività svolta ai sensi del presente 

articolo al Rettore, al Datore di lavoro, al Comitato Paritetico per il fenomeno 

del Mobbing ai sensi dell’art. 20 del vigente CCNL Comparto Università e al 

Comitato per le Pari Opportunità. 



Art. 5 

1. Fatta salva la tutela in sede civile e/o penale in conformità alle norme vigenti, 

chiunque sia stato oggetto di molestia morale o sessuale può rivolgersi, entro tre mesi 

dal suo verificarsi, al Garante il quale, raccolte tutte le informazioni, secondo la 

procedura del consenso informato, può indirizzare la persona che si afferma molestata 

ad adottare una fra le procedure di seguito descritte. 



Art. 6 

1. Su richiesta di qualunque persona che a vario titolo lavori o studi nell’Università 

degli Studi di Firenze, il Garante assume la trattazione del caso di molestia al fine di 

accertare e valutare i fatti e proporre le misure idonee, anche avvalendosi di 

consulenze, a far cessare immediatamente la stessa ed evitarne la reiterazione. 

2. Il Garante non può adottare alcuna iniziativa senza l’espresso consenso della 

persona vittima della molestia. 

3. Il termine di definizione della procedura informale è di giorni 120 dalla 

manifestazione del consenso da parte di chi si afferma vittima di una molestia. La 

segnalazione può essere ritirata dalla/dal denunciante in qualsiasi momento della 

procedura informale. 



 

 

 



Art. 7 

1. Ove il Garante concluda la procedura indicata dal precedente art. 6, con una 

proposta di avvio di procedimento disciplinare, l’Amministrazione è tenuta a darvi 

seguito, nei tempi, forme e modalità previste dalla normative vigenti. 

2. Nel corso degli accertamenti è assicurata l’assoluta riservatezza dei soggetti 

coinvolti. 

3. Qualora l'Amministrazione, nel corso del procedimento disciplinare, ritenga fondati 

i fatti denunciati, adotterà, ove lo ritenga opportuno, le misure organizzative ritenute di 

volta in volta utili alla cessazione immediata dei comportamenti molesti ed al ripristino 

di un ambiente di lavoro e di studio rispettoso della dignità delle persone. In tale 

spirito, l’Amministrazione potrà anche adottare provvedimenti provvisori, in attesa 

dell’esito del procedimento disciplinare, ferma restando la facoltà della/del 

denunciante di chiedere di rimanere nella sede di lavoro o di studio o di essere 

trasferito altrove in una sede che non gli comporti disagio. 

2. E’ vietata ogni forma di ritorsione contro chiunque denunci comportamenti molesti

ivi compresi gli eventuali testimoni dei medesimi. L’Amministrazione si attiverà al 

fine di prevenire tali ritorsioni e valuterà altresì ogni caso di ritorsione diretta o 

indiretta, qualora abbia per protagonista personale strutturato dell’Università sotto il 

profilo disciplinare. 

3. Ove la denuncia si dimostri infondata, l’Amministrazione provvederà ad adottare, 

nei confronti del soggetto che abbia dato luogo alla denuncia, le più opportune 

iniziative disciplinari nonché quelle ritenute più opportune per garantire il diritto 

all’immagine e la dignità del presunto autore della molestia. 

Art. 8 

1. Al fine di promuovere la conoscenza del presente Codice e di sensibilizzare 

culturalmente tutti coloro che operano nell’Università, l’Università: 

a.  rende note con opportune informazioni le modalità di accesso all’Ufficio del 

Garante; 

b.  garantisce la massima diffusione del presente Codice con ogni mezzo ritenuto 

idoneo, compresa la pubblicazione nel sito dell’Università; 

c.  programma ed attua progetti di informazione e formazione relativi alle 

tematiche del presente Codice e per promuovere la diffusione della cultura del 

rispetto della persona, con speciale riguardo al personale dirigenziale o 

preposto ad unità amministrative;  

d.  promuove un'azione di monitoraggio, in collaborazione con il Comitato per il 

fenomeno del mobbing e il Comitato per le Pari Opportunità, al fine di valutare 



 

 

 



l'efficacia del “Codice di comportamento per la protezione delle libertà e della 

dignità della persona nell’ambiente di lavoro”. 

Il presente Regolamento entra in vigore il giorno successivo la data del decreto 

rettorale di emanazione.  

Firenze, 5 aprile 2006 

IL RETTORE 

Prof. Augusto Marinelli 

 

 




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