Dei bambini (0-6 anni) Pastorale battesimale. Schede operative a cura degli Uffici Pastorali Brescia 2014 Introduzione



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Diocesi di Brescia

Iniziazione cristiana



dei bambini (0-6 anni)
Pastorale battesimale.

Schede operative

A cura degli Uffici Pastorali
Brescia 2014

Introduzione

Oltre ad elaborare gli orientamenti di fondo della pastorale battesimale (vedi il testo: Iniziazione cristiana dei bambini. Linee diocesane per la pastorale battesimale), gli uffici pastorali della Curia più direttamente interessati all’argomento hanno ritenuto opportuno offrire alla Diocesi anche il presente sussidio per gli incontri con i genitori e padrini che chiedono il Battesimo per i loro piccoli.

Si tratta di Schede con proposte operative che possono e debbono continuamente essere riviste, adattate, completate e anche eventualmente sostituite da altri strumenti didattico-pastorali, ritenuti più adatti alla situazione.

Le Schede si dividono in due capitoli. Il primo, intitolato “Il Battesimo preparato”, riguarda gli incontri prima del Battesimo; il secondo – “Il Battesimo vissuto” – riguarda gli incontri dopo il Battesimo fino all’avvio dell’iniziazione cristiana dei fanciulli e ragazzi (ICFR), verso i 6 anni.

Le Schede offrono materiale per 4 incontri prima del Battesimo e 4 incontri annuali dopo il Battesimo; realizzabili, questi ultimi, anche in forma ciclica.

Nella prospettiva dell’accompagnamento personalizzato, spetta però al parroco o al coordinatore dell’unità pastorale, insieme con l’équipe battesimale degli accompagnatori, adattare il numero, i temi e la modalità degli incontri, non dimenticando che lo scopo è di offrire delle occasioni per un cammino di evangelizzazione e di fede, soprattutto attraverso l’instaurazione di quelle relazioni fraterne che favoriscono l’accesso alla comunità eucaristica.

La Diocesi è vivamente interessata a conoscere anche i sussidi che sono prodotti nelle nostre parrocchie o unità pastorali e che possono migliorare la proposta di queste Schede operative.

Si chiede pertanto il favore di far pervenire al Vicario Episcopale per la Pastorale tutto quanto potrebbe essere utile per rendere più efficace la pastorale battesimale della nostra Diocesi.

Gli Uffici

Liturgia; Spiritualità e vocazioni;

Catechesi; Oratori e pastorale giovanile;

Famiglia; Educazione, scuola ed università
Capitolo primo

Il Battesimo PREPARATO
Proposta di schede per l’itinerario in preparazione al Battesimo dei bambini
Schema generale dell’itinerario





OBIETTIVO

CONTENUTI

CONSEGNE

Primo

incontro
IL SORRISO DI DIO
Il presbitero incontra le famiglie,

a livello personale, preferibilmente

nelle loro case, oppure in parrocchia.


Aiutare i genitori a riconoscere nel proprio figlio un dono di Dio e suscitare sentimenti di riconoscenza

per il dono della vita.



Annuncio della predilezione di Dio

per i bambini,

ai quali egli “sorride” soprattutto attraverso l’amore dei genitori.


  Fare tutte le sere

il segno di croce sulla fronte del

proprio bambino


Secondo

incontro
IL SIGNORE È IL MIO PASTORE
I catechisti incontrano le famiglie nelle loro case oppure in parrocchia.


Aiutare i genitori a cogliere nella richiesta del Battesimo un atto di affidamento del proprio figlio a Dio e a Gesù Cristo “Buon Pastore”.

Introduzione al significato del Battesimo, come offerta di un legame vitale tra Cristo e il battezzato.

Pregare la sera accanto al proprio bambino

con il Padre nostro come formula di affidamento

a Dio.


Terzo

incontro
UN SEME DA COLTIVARE INSIEME
I catechisti incontrano le famiglie nelle loro case oppure in parrocchia.


Favorire nei genitori la presa di coscienza del proprio ruolo insostituibile nella crescita della grazia battesimale

Approfondimento del significato del Battesimo

come grazia

che è destinata a svilupparsi e

che esige la responsabilità educativa dei genitori.



Consegna del Catechismo dei bambini

Lasciate

che i bambini vengano a me

Quarto

incontro
IL BATTESIMO: PORTA DELLA FEDE
Le famiglie, con i padrini e le madrine, incontrano il presbitero

in parrocchia.


Favorire la comprensione di essere inseriti, grazie al Battesimo, nel cammino di salvezza del Popolo di Dio, la Chiesa, che ha il volto concreto della comunità parrocchiale.

Presentazione della liturgia battesimale nei suoi elementi essenziali.

Consegna di un libretto di preghiere


Primo incontro



Il Sorriso di Dio

«Dio ci ha amati per primo»
Scheda per i catechisti




Obiettivo


Contenuti

Aiutare i genitori a riconoscere nel proprio figlio un dono di Dio e suscitare sentimenti di riconoscenza per il dono della vita.


Annuncio della predilezione di Dio per i bambini, ai quali egli “sorride”, soprattutto



attraverso l’amore dei genitori.



Il presbitero incontra le famiglie, a livello personale, preferibilmente nelle loro case.

Premessa
Nel primo incontro è particolarmente importante curare l’aspetto relazionale e coltivare un atteggiamento di cordiale accoglienza nei confronti dei genitori. È una condizione previa perché l’annuncio della predilezione di Dio per i bambini possa apparire credibile ed efficace. 

È necessario che si dedichi un primo momento alla conoscenza reciproca, cercando di stabilire sin dall’inizio un clima di cordialità e familiarità, che metta tutti a proprio agio. Per dar modo ai genitori di parlare liberamente e porre le basi di un buon rapporto umano, si può cominciare col chiedere alcune notizie generali: come è composta la famiglia, da quanto tempo abitano nella parrocchia, il lavoro svolto, dove e quando è nato il bambino, ecc.

Occorre poi prevedere domande relative alla situazione familiare, in modo da concordare sin dall’inizio alcune scelte. Con discrezione e rispetto, il presbitero chiederà ai genitori da quanto tempo vivono insieme, se sono uniti dal matrimonio sacramentale o civile, se hanno avuto altre esperienze coniugali in passato. Sarà importante anche chiedere se hanno scelto il padrino e/o la madrina. Al termine dell’incontro, consegneranno ai genitori una lettera (cfr. materiale per l’incontro) in cui si accenna al valore e al significato di tale scelta e si ricordano brevemente i requisiti di idoneità richiesti.

Infine, si potranno porre domande su cosa sia stato per i genitori l’arrivo del piccolo: quali emozioni e sentimenti hanno provato e quali provano ora. I genitori hanno sempre piacere di raccontare e descrivere, con un inevitabile coinvolgimento emotivo, i momenti vissuti quando il bambino ha visto la luce e mettere in evidenza come, a partire da quel momento, la loro vita è cambiata nel profondo e non sarà più la stessa di prima.

Questo è un elemento saliente dell’incontro, perché la nascita di un figlio mette in qualche modo i genitori a contatto con il “mistero”. È un evento “religioso” come pochi altri. Spesso sono essi stessi a dire di avere sentito l’arrivo del figlio come un dono di Dio. È evidente che su queste basi la catechesi trova un elemento importante per il suo sviluppo.

Dal dialogo iniziale, il presbitero potrà sapientemente passare al tema dell’incontro: la vita come dono e benedizione di Dio.


  1. Per entrare in argomento


Si può partire da questa testimonianza:
Nel corso della sua ultima conferenza tenuta a Madrid il 10 maggio 1988, venne chiesto al grande teologo svizzero H. U. von Balthasar di descrivere con un’immagine la fede cristiana. Von Balthasar, definito «l’uomo più dotto del ‘900» (H. de Lubac), è stato uno dei più grandi teologi contemporanei. Aveva pubblicato decine e decine di opere nell’intento di riflettere sui grandi misteri della fede cristiana. Eppure sorprese tutti per la (apparente) semplicità della sua risposta: «Se volete capire la fede – disse − dovete meditare sul primo sorriso di un neonato».

Si può a questo punto, proporre un dialogo con i genitori:

«Vi sorprende questa risposta? Perché secondo voi il primo sorriso di un bambino ci aiuta a capire che cos’è la fede cristiana?».




  1. Per approfondire l’argomento

Una volta ascoltate le risposte dei genitori, e a partire da queste, si potrà passare all’annuncio: la fede cristiana è vivere sotto il sorriso paterno di Dio.
Il vangelo di Cristo ci rivela che Dio «ci ha amati per primo» (1Gv 4,19) e la nostra vita è avvolta dalla sua bontà e misericordia. «In questo sta l'amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi, inviando il suo Figlio»; «in questo abbiamo conosciuto l'amore, nel fatto che egli ha dato la sua vita per noi» (cfr. 1Gv 4,10; 3,16).

La fede nasce dall’esperienza di essere amati da Dio in modo gratuito e incondizionato. Come il “primo sorriso” del bambino è la risposta a un altro sorriso, così la fede è la risposta a un dono che ci precede. È la scoperta del sorriso paterno-materno di Dio, che porta anche noi a “sorridere”: a Dio, alla vita, ai fratelli.

È la Parola di Dio che ci rende capaci di riconoscere il sorriso di Dio nella nostra vita, perché ci ricorda che Dio è la sorgente di ogni bene; è Colui «che dà a tutti la vita e il respiro e ogni cosa» (At 17,25; cfr. Tb 4,19).
Ogni bambino che nasce è un segno dell’amore gratuito di Dio
Ogni bambino, in modo particolare, è un dono di Dio (cfr. Il Catechismo dei bambini, nn. 16-17) e ognuno può dire, con il salmista: «Sei proprio tu che mi hai tratto dal grembo e mi hai affidato al seno di mia madre» (Sal 23,10). Ogni genitore guardando il proprio figlio può riconoscervi un segno della benevolenza e dell’amore gratuito di Dio. Un bambino che nasce porta in casa il sorriso di Dio. È una consapevolezza che riempie il cuore di sentimenti di gioia, di stupore e di gratitudine.

La predilezione di Gesù per i bambini
Il vangelo ci ricorda che Gesù riservava una predilezione singolare per i bambini. Diceva ai suoi discepoli: «Lasciate che i bambini vengano a me!» (cfr. Mc 10,14). Quel “lasciate” è un invito a permettere ai piccoli di avvicinarsi a Lui, assecondando un loro desiderio. Il bambino è spontaneamente aperto a Dio; presenta una particolare predisposizione a nutrire “sentimenti religiosi” sin dai primi anni, come attestano anche gli studi delle scienze umane.

Chiedere il Battesimo è quindi la risposta più bella al desiderio profondo di Dio iscritto nel cuore dei bambini: un desiderio che trova una risposta piena nell’incontro con Gesù. Chiedere il Battesimo è permettere che il proprio figlio si avvicini a Gesù “per essere da Lui benedetto” (cfr. Mc 10,16).



Il sorriso di Dio nel sorriso dei genitori
Se è vero che i bambini sono “prediletti” da Gesù e il loro sorriso ci parla dell’amore di Dio, è altrettanto vero che il bambino stesso scopre il sorriso di Dio grazie all’amore dei genitori. Dio ordinariamente non scavalca le mediazioni umane e giunge a noi attraverso altre persone. I genitori, soprattutto se uniti con il sacramento del matrimonio, sono la prima e più importante mediazione dell’amore di Dio per i bambini. Questi fanno esperienza dell’amore paterno-materno di Dio nell’affetto di mamma e papà; percepiscono la presenza amorevole di Dio nelle parole, nei gesti, nella vicinanza dei genitori; ciò avviene, in modo particolare, quando i genitori desiderano che i loro piccoli si aprano all’amore di Dio. 



  1. Consegna conclusiva: benedizione con il segno di croce

Chiedere il Battesimo per il proprio bambino è la conseguenza del desiderio che possa avere una “vita buona”, “benedetta”, vissuta sotto il sorriso paterno di Dio. Ci si soffermerà nei successivi incontri sul valore specifico di questo sacramento. Sarà importante, però, ricordare sin dall’inizio che esso non è qualcosa di “magico”, di automatico. È come un seme che, pur avendo in sé la forza di svilupparsi, necessita altresì di essere coltivato costantemente da parte dei genitori. In che modo? Anzitutto mantenendo vivo il desiderio che Dio benedica il proprio bambino. Tale desiderio trova una sua espressione concreta e imprescindibile nella preghiera. Il bambino ancora non può pregare con i genitori, ma essi possono pregare per lui, alla sua presenza. Pur non comprendendo le parole, le preghiere diverranno per il piccolo sempre più familiari e potrà percepire, grazie ad esse, il sentimento religioso dei genitori. Questo avverrà soprattutto se le parole saranno accompagnate da gesti, piccoli riti, come l’accensione di una candela, il bacio a un’immagine sacra o un segno di benedizione.
Mandato conclusivo: al termine dell’incontro, il presbitero invita i genitori a tracciare ogni giorno il segno di croce sulla fronte del figlio (con il pollice). L’ora più adatta è la sera, prima che si addormenti. Questo gesto, accompagnato da una breve invocazione, sarà avvertito dal bambino come una carezza particolare.

Se il bambino è presente all’incontro, il presbitero traccia egli stesso un segno di croce sulla fronte del bambino, chiedendo ai genitori di fare altrettanto dopo di lui. Li invita, quindi, a ripetere il gesto ogni giorno. 

Il mandato sarà opportunamente introdotto, ricordando che il segno di croce sulla fronte, da parte dei genitori, è il primo gesto rituale con il quale il bambino verrà accolto in chiesa il giorno del suo Battesimo. Tale gesto ha quindi anche il valore di un’introduzione remota alla ritualità battesimale.

Il segno di croce è il segno per eccellenza della “benedizione” di Dio, cioè del suo amore smisurato per noi. Si potrebbero invitare i genitori a compiere questo gesto sorridendo al loro bambino, pensando che intendono trasmettergli la carezza (charis: “grazia”) del Creatore, il sorriso di Dio.

Il catechista potrà opportunamente ricordare che «quando tracciamo sul nostro corpo il segno di croce noi facciamo memoria dei due misteri principali della fede battesimale: la Santissima Trinità e l’incarnazione, passione, morte e risurrezione di Gesù. È anche un segno di appartenenza e al tempo stesso un segno di benedizione» (Catechismo Lasciate che i bambino vengano a me, n. 80).
Il Sorriso di Dio
«Dio ci ha amati per primo»
Materiale per l’incontro

PREGHIERE

Salmo 130

Signore, non si inorgoglisce il mio cuore


e non si leva con superbia il mio sguardo; 
non vado in cerca di cose grandi,
superiori alle mie forze. 

Io sono tranquillo e sereno


come bimbo svezzato in braccio a sua madre,
come un bimbo svezzato è l'anima mia. 

Speri Israele nel Signore,


ora e sempre.

Preghiera di ringraziamento per il proprio bambino

O Signore, non abbiamo parole

 per ringraziarti del dono che ci hai fatto, della gioia che ci hai dato.

 

Noi guardiamo questo tuo e nostro figlio con stupore,



non ci stanchiamo di contemplarlo,

lui, così piccolo,

così bisognoso del nostro amore. 
Tu ce lo affidi: ci sentiamo responsabili di lui,

e comprendiamo meglio la grandezza del tuo amore paterno per noi.

 

 O Signore, aiutaci ad amare questo nostro bambino



in modo tale che il nostro amore per lui sia segno del Tuo Amore.

 

Aiutaci a farlo crescere nella fede della tua Chiesa fino alla vita eterna. Amen.


riferimenti biblici

Dal vangelo di Luca (18,15-17)

Lasciate che i bambini vengano a me
Gli presentavano anche i bambini piccoli perché li toccasse, ma i discepoli, vedendo ciò, li rimproveravano. Allora Gesù li chiamò a sé e disse: «Lasciate che i bambini vengano a me e non glielo impedite; a chi è come loro, infatti, appartiene il regno di Dio. In verità io vi dico: chi non accoglie il regno di Dio come l'accoglie un bambino, non entrerà in esso».

Dalla Prima lettera di san Giovanni Apostolo (4,7-10.19)

Noi amiamo perché egli ci ha amati per primo
Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l'amore è da Dio: chiunque ama è stato generato da Dio e conosce Dio. Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore. In questo si è manifestato l'amore di Dio in noi: Dio ha mandato nel mondo il suo Figlio unigenito, perché noi avessimo la vita per mezzo di lui. In questo sta l'amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati. Noi amiamo perché egli ci ha amati per primo. 

riferimenti catechistici



Dio ama per primo
I credenti, sulla testimonianza della Parola di Dio, riconoscono che la fede, nella loro vita, è dono di Dio. Egli per primo prende l’iniziativa verso gli uomini e si manifesta per stabilire con loro un patto di amore, un’alleanza indissolubile. Dio precede sempre.

Prima ancora che gli uomini sappiano amarlo, il Padre li ama e li chiama a diventare suoi figli, fratelli di Gesù, dimora dello Spirito Santo.


(Catechismo dei bambini Lasciate che i bambini vengano a me, n. 66)
Contemplare il “miracolo” della vita

Scoprire la gratuità, l’oblatività e la fedeltà necessarie per donare la vita e farla crescere, sperimentare il radicale affidamento che il neonato vive, contemplare il “miracolo” della vita che giorno dopo giorno dispiega se stessa e si manifesta con creatività e infinite sorprese, accogliere la fatica necessaria per servirla affidata alle nostre mani, sono altrettanti elementi dell’esperienza di fede cristiana. Il contenuto della fede si manifesta e si irrobustisce, arricchendosi di dimensioni nuove e offrendo l’inedita possibilità di partecipare al dinamismo creativo che ha in Dio la prima sorgente e nei genitori i collaboratori e co-protagonisti attivi. La percezione di un Dio creatore, datore di vita, che ci trascende ma che insieme si manifesta vicino e presente nella nostra vita con la sua provvidenza e il suo amore generoso, trova nelle prime fasi dell’esperienza genitoriale un contesto adatto. 

(G. Biader – S. Noceti, Battesimo, sì… ma dopo?, EDB, Bologna 2005, p.

Il segno di croce : primo gesto dell’educazione religiosa
Il segno di croce  è il segno più familiare della vita cristiana, una sintesi del mistero di salvezza e della manifestazione di amore di Dio per noi. Nelle parole che lo accompagnano troviamo la figura del Padre, quella del Figlio e quella dello Spirito Santo che ci avvolgono con il loro amore (come emerge dal movimento che compiono le nostre mani). Si tratta, peraltro, dello stesso segno - il primo - con il quale il bambino viene accolto nella Chiesa il giorno del suo Battesimo.

Vi suggeriamo di prendere l’abitudine di tracciare ogni giorno (se possibile entrambi i genitori) il segno di croce sulla fronte di vostro figlio (lo si fa con il pollice). L’ora più adatta è la sera, prima che si addormenti. Ma anche il mattino può essere un momento buono (converrà poi seguire con continuità l’una o l’altra scelta). Sarà avvertita dal bambino come una carezza particolare, accompagnata da una breve invocazione, da una benedizione. La formula da usare potrebbe essere sempre la stessa o variare, così come vi suggerisce il cuore, il periodo dell’anno, la giornata trascorsa, il momento attraversato. Ecco alcuni possibili esempi, utili per orientarvi (inserendo il nome del bambino):



° Gesù ti sia sempre accanto

° Il Signore ti benedica e ti protegga sempre

° Dormi tranquillo, il Signore ti ama ed è sempre con te

° Dormi sereno: l’amore di Gesù è con te anche nel sonno

Ripetuto quotidianamente, il gesto diverrà familiare al bambino. Lo aspetterà ogni sera come un segno d’amore. Lo sentirà come una comunicazione d’affetto diversa dalle altre (per la particolarità del gesto, per il tono sommesso ma intenso della voce), perché contenente un di più che pian piano imparerà a scoprire. Crescendo ne acquisterà consapevolezza, finché – dopo i due anni – diverrà capace di farlo da solo (nella versione tradizionale) con la guida dei genitori. Allora per qualche tempo genitori e bambino faranno insieme il segno di croce  (unendoci magari una preghiera spontanea quando il piccolo avrà appreso a parlare), fino a che sarà divenuta una sua abitudine personale.

È bene che anche successivamente, quando avrà acquisito questa autonomia, i genitori continuino a tracciare sulla fronte il loro segno, per sottolineare che il flusso d’amore nei suoi confronti non viene meno (talvolta sono gli stessi bambini a volerlo). Con la crescita del bambino, saranno i genitori a valutare se e quando sarà il caso di interrompere questa consuetudine familiare (il segno di croce  fatto sulla fronte). Essa però non deve essere abbandonata, ma riservata almeno a certe occasioni: il compleanno, alcune feste importanti come Natale e Pasqua, altre circostanze della vita. Assumerà il significato di una benedizione particolare dei genitori che continuano ad assicurare il loro amore e l’amore di Dio per i figli anche quando crescono e acquistano autonomia. Se poi dovessero nascere dei fratellini, sarà bello che anche il figlio più grande partecipi al semplice ma significativo rito familiare della sera. Talvolta, a partire dai tre anni, il segno di croce  viene scambiato: dopo averlo ricevuto, i bambini chiedono di poterlo a loro volta tracciare sulla fronte dei genitori. Nasce così un felice circuito di affetti nel nome del Signore.

Questo primo gesto che dà inizio all’educazione religiosa dei bambini, è semplice da attuare ma anche denso di significati. Non presenta difficoltà, tranne una: la continuità, la sua pratica quotidiana. Pur essendo sufficienti pochi secondi, talvolta presi da molte incombenze, si finisce col dimenticarsene.

Ma se si è intimamente convinti dell’importanza del segno, se non ci si scoraggia di fronte a qualche dimenticanza, se si troveranno i modi giusti perché il gesto si trasformi in un’abitudine a cui si tiene, l’obiettivo della regolarità sarà raggiunto. Importante è evitare che il segno di croce  diventi un gesto episodico, occasionale: rischierebbe di perdere gran parte del suo valore educativo, legato proprio alla ripetizione del gesto che lo trasformerà in un appuntamento della giornata importante e atteso.

(F. Narcisi, Comunicare la fede ai bambini. Pastorale battesimale



ed educazione religiosa in famiglia, Paoline, Milano 2009,

CD allegato/scheda 2, liberamente adattato).


Lettera ai genitori per la scelta dei padrinie delle madrine
Carissimi genitori,

la figura del padrino e della madrina riveste un ruolo significativo per la trasmissione e la crescita della fede nei piccoli. Ai padrini la Chiesa, e in primis la famiglia, offrono l’incarico di condurre nel sentiero della maturazione della fede, secondo forme di testimonianza e di competenza proprie. Il loro compito principale è di rappresentare la cura amorevole dell’intera comunità verso i nuovi cristiani e fare da tramite o “ponte” tra la famiglia e la comunità cristiana.

Di conseguenza, la scelta del padrino e/o della madrina non dev’essere dettata da motivazioni di parentela, di amicizia o di opportunità, ma a partire dalla considerazione del ruolo che il essi sono chiamati a svolgere nei confronti del battezzato: accompagnarlo nella sua iniziazione alla vita cristiana. Lo scegliere come padrino una persona della comunità parrocchiale che sia al di fuori della cerchia familiare può aiutare a recepire e realizzare meglio il suo ruolo di “ponte” tra la famiglia e la comunità cristiana.

Potete scegliere un padrino e una madrina, ma anche un solo padrino o una sola madrina. Dato il suo ruolo, il padrino deve sottostare a determinati requisiti oggettivi per poter essere idoneo a questo compito. È invitato, pertanto, a sottoscrivere una dichiarazione, in cui dichiara: a) di aver compiuto 16 anni di età; b) di non essere genitore del battezzando (perché essere genitori è molto più che essere padrini, per quanto riguarda l’educazione alla fede,); c) di essere cattolico e di aver ricevuto i sacramenti del Battesimo, dell’Eucaristia e della Cresima (un battezzato che appartiene ad una comunità ecclesiale non cattolica può essere ammesso insieme ad un padrino cattolico, ma solo in veste di testimone del Battesimo); d) di non essere convivente, sposato solo civilmente, o divorziato risposato civilmente (è idoneo, invece, un separato/divorziato non convivente); e) di non appartenere ad associazioni o organizzazioni apertamente contrarie alla Chiesa cattolica; f) di non essere sottoposto a nessuna pena canonica legittimamente inflitta o dichiarata; g) di conoscere, comprendere e accettare gli impegni che si assume accettando questo compito.

Se avete difficoltà nello sceglierlo, parlatene con il sacerdote che vi segue nel cammino di preparazione. Una volta scelto, sarà lo stesso padrino o madrina a recarsi dal sacerdote, che lo inviterà a firmare l’autocertificazione di idoneità.

Secondo incontro



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