Diego Cocolo



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01.06.2018
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Diego Cocolo

SULLE VIE DEL MONDO

ESCURSIONISMO



Apriamo la finestra telematica del nostro nuovo libro, con una piccola ma grande citazione del prof. Lorenzo De Ninis direttore del sito “ Poetare” e dei poeti Patrizio Spinelli e Tiziana Cocolo E di Giovanni Della Torre.
Lei, signor Cocolo, non m'importuna, ma mi fa onore con l'invio dei suoi preziosi racconti di viaggio, fonte di cultura e di umanità.

Il racconto sarà on line giovedì 7.

Cordiali saluti,

Lorenzo De Ninis.

Racconti di viaggio di Diego Cocolo
La sezione racconti del sito "Poetare" ha la fortuna di ospitare ormai con quotidiana frequenza, i "racconti di viaggio" di Diego Cocolo. Come ho già avuto occasione di commentare, qualche tempo fa, a Diego va ascritto l'indubbio e credo riconosciuto merito di farci vivere le sue emozioni di viaggio, le atmosfere, le magiche suggestioni dei luoghi, direi, - prendendo a prestito il linguaggio televisivo-, in "diretta". Egli sa penetrare con il suo attento ed acuto spirito di osservazione in ciò che lo circonda, e di coglierne gli aspetti anche i più reconditi e suggestivi, l'anima più autentica degli scenari, dei paesaggi rurali ed urbani, storici ed artistici del nostro e suo "Belpaese", che via via si presentano al suo occhio di osservatore e di introdurre e "trasportare" idealmente il "turista-lettore" con la mente e il cuore a visitare quei luoghi, seguendo il ruolino di marcia del suo personalissimo taccuino di viaggio, a renderlo coinvolto ed interessato con una didascalica ed avvincente descrizione, anche laddove si addentra a esporre i riferimenti e i quadri storici con stile e l’enfasi del documentarista. A questo appassionato, infaticabile "divulgatore emerito e benemerito", vadano oggi, i miei ossequi e complimenti

Patrizio Spinelli
I mondiali di calcio di Diego Cocolo

Come un puntale cronista e critico dei tempi moderni, in veste di pittore, Diego ci dipinge un affresco dell'Olympiastadion" di Berlino con i brillanti colori del tricolore e con tutte le sfumature delle emozioni vissute da noi italiani, investiti da tanta gloria. Oltre che per il riscatto del calcio italiano, rimarrà nella storia proprio questo tripudio di bandiere, come testimonianza della consapevolezza dei giovani di appartenere ad una Nazione. Un episodio emblematico che ha offerto ai ragazzi di oggi, in un mondo in crisi di valori, lo stimolo a riconoscersi nei calciatori, un'immagine positiva e vincente nella quale identificarsi.

Tiziana Cocolo

Abbiamo apprezzato moltissimo dal nuovo amico del sito “Poetare” Giovanni Della Torre, che tutti i giorni legge i nostri modesti racconti e di questo gli siamo molto riconoscenti: grazie Giovanni. Egli così scrive:

Buongiorno al sito, che ho scoperto da poco ma che mi riempie le giornate e allieta il tempo, a me che sono da anni costretto su una sedia a rotelle e da “ diversamente abile”, come si vuol dire, ho la fortuna di potermi soffermar su particolare sfuggenti ad altri, presi dal correre quotidiano. Mi soffermo e ringrazio in particolari due autori cui dedico le mie giornate, Elio De Luca che con il suo argomentare un po’ filosofico, un po’ ironico, mi da una visione diversa e più profondo dell’attualità e dell’importanza del saper offrire il proprio dolore senza scordare quello delle atrocità della realtà quotidiana e Diego Cocolo che con le sue memorie di viaggio sa condurmi attraverso luoghi a me sconosciuti, è come se ricevessi delle belle cartoline da un amico conosciuto da tempo, che mi descrive e mi rende partecipe delle sue emozioni. Poi ringrazio tutti i poeti, piccole stelle nel cielo della vita”.


Tutti i capitoli che compongono questo libro, sono stati pubblicati sul “Sito Poetare”.

IL CONCETTO DI ARTE:

DEFINIZIONE FILOSOFICA

Premessa

Naturalmente noi non siamo filosofi e neppure scrittori di professione ma amante delle bellezze che ci offre la Madre natura. Scriviamo e dipingiamo per il solo piacere di farlo, ma dalle poche nozioni apprese della filosofia, possiamo dire che questa branca del sapere si occupa di diverse questioni, come la logica, la morale e la metafisica (chi siamo, da dove veniamo e dove andiamo). Non è il caso di dibattere sull'esistenza di Dio e sull'infinito in questa sede, dato che la domanda che ci poniamo è semplicemente: "Cos’è l'arte?"

Una domanda alla quale hanno provato a rispondere coloro che hanno scritto trattati di filosofia estetica, almeno fino alla fine del secolo scorso, in quanto con le avanguardie artistiche (cubismo, espressionismo, ecc.), la pittura astratta, la negazione dell'arte per opera del movimento dadaista, i tagli sulla tela e l'arte moderna in generale hanno reso quasi

Impossibile una classificazione dell'arte, e soprattutto a separare l'arte dalla non arte. Oh si, l’arte, fin dalla verde età, abbiamo iniziato ad andare a bottega, come si faceva una volta nelle botteghe dei grandi e famosi pittori toscani, da un bravissimo artista, che tra l’altro, era un nostro lontano parente e fin dal primo giorno abbiamo incominciato a ordinare e tenere puliti pennelli, la tavolozza e gli altri attrezzi da lavoro dello studio. Ahimè, nei tempi che corrono si è persa questa buona e sana abitudine dell’apprendista di bottega. Nel nostro piccolo borgo aspromontano di Cosoleto, quasi tutti i ragazzi dopo la scuola, per non girovagare per le strade, i nostri genitori ci mandavano ad apprendere un mestiere per portarci dietro nella vita. Oggi si sono perse quelle buone e sane abitudini e sono spariti anche gli artigiani. Infatti, percorrendo le vie dei paesi e dei borghi, non troviamo più le botteghe dei falegnami, dei calzolai, dei fabbri e dei sarti. Oggi i ragazzi studiano tutti e questo è un fatto positivo, ma nei momenti di noia, marinano la scuola e frequentano cattive compagnie e le sale del Vidio giochi e per procurarsi i soldi per giocare e comperarsi le sigarette e altre cose, sono così portati a commettono dei piccoli furti. Un piccolo furto oggi e uno domani, nasce così la particolare tendenza a commettere altri delitti sempre più gravi. Con l’insieme degli atti delittuosi; si arriva senza accorgersi alla vera e propria delinquenza minorile, che non risparmia nessuno.

Con il passare degli anni, abbiamo preso dimestichezza con i pennelli e soprattutto con i colori e prendendo conoscenza soprattutto con il disegno per poi passare gradatamente a piccoli passi a dipingere qualche scorcio panoramico del paese natio. Molti anni fa, il giornalista Giovanni Bianchessi, sulla Provincia di Cremona, così scriveva del maresciallo pittore Diego Cocolo:

Il maresciallo Diego Cocolo, comandante della stazione carabinieri di Bagnolo Cremasco, ha partecipato con successo a mostre e concorsi.

Ha incominciato nella verde età a dedicarsi al disegno, prima, che alla pittura vera e propria, in Liguria, dove si era trasferito dalla natia Calabria; in seguito ha approfondito le sue conoscenze sotto la guida del maestro Renato Schejola , anch’egli Maggiore dell’Arma in quiescenza ad Alessandria, dove insegnava presso quel Liceo artistico. Negli anni successivi, nel tempo libero dal servizio, ha perfezionato la sua conoscenza artistica, frequentando dei corsi presso l’Accademia di Brera di Milano”.

Nelle nostre modeste conoscenze artistiche, diremo che ogni attività dell’uomo che produca e agisca sulla base di regole e conoscenze tecniche particolari e con l’aiuto della genialità, del gusto e della fantasia personali, in un certo senso produce arte. L’arte supplisce al difetto della natura( Bruno) in particolare. Attività estetica; ciò che l’uomo crea per esprimere i suoi sentimenti, la sua ideologia, la realtà che lo circonda, in opere esteticamente valide. Secondo Benedetto Croce, l’arte è spontanea e pura forma fantastica.



Il concetto di arte, come lo rappresenta nei suoi scritti del 1994 il grande studioso e critico Fabio Ciucci, non può che restarmi simpatico( come dice lui) per la sua obbiettività oggettiva, spassionata e imparziale. Egli così scrive nel suo decalogo, dove fa emergere il vero significato dell’arte in generale, che senza dubbio, è una vera guida per tutti coloro che desiderano saperne di più e approfondire le loro conoscenze artistiche.

“L’arte non è tutta bella come un prato fiorito, poiché alcuni artisti rappresentano le angosce e i problemi del loro tempo con mucchi di rifiuti, plastica bruciata e foto di cadaveri in fosse comuni. L'arte non è tutta comprensibile, a differenza di opere del passato come il David di Michelangelo: scarabocchi, rumori strani e pareti rivestite con pentole bucate e tinte di verde si presentano nei musei agli occhi dei visitatori sconcertati, al posto di quadri e statue. Bastano pochi spiccioli per farsi fare un ritratto o comprare un paesaggio dipinto ad olio, e poi una tela con qualche schizzo di colore apparentemente casuale vale una fortuna. Infine, una delle linee di pensiero predominanti è quella che considera l'arte soprattutto dal punto di vista del suo impegno sociale, la cosiddetta "arte impegnata", la quale deve denunciare i mali della società, deve essere vera, propositiva, o addirittura diventa un’esclusività dei movimenti ecologisti, pacifisti, di sinistra, e così via. Ammetto che la definizione standard da vocabolario del termine "arte" sia restrittiva, quindi anche inesatta, ma questo non significa, a mio parere, che l'arte è allo stesso tempo tutto e niente, che niente possa essere definito arte e che tutto sia arte, perché in questo modo si rinuncia in partenza alla ricerca estetica, e ci si deve fidare di quello che ci dice il vicino di casa, delle quotazioni raggiunte alle aste, nonché del professore di disegno con l'esaurimento nervoso. Il risultato è un clima in cui nessuno ha il coraggio né di proclamarsi artista, né di criticare l'arte altrui, in quanto c'è una gran confusione, senza inizio, né fine, né logica alcuna. L'unica cosa che si sa è che i quadri e le statue antiche sono arte di certo, che a rifarle uguale ora non è alla moda e d'altronde se inventi qualcosa, questo non sarà considerato un gran che, almeno finché non sei morto. Questo significherebbe, in altre parole, che una volta c'fossero un sacco di grandi artisti, e oggi l'arte non la può fare più nessuno, perché non nascono più i "geni". Quello che voglio dimostrare invece, è che l'arte antica non è migliore di quella attuale: l'arte contemporanea, oltre ad esistere, è prodotta da più persone, e non è così diversa da quella antica, in quanto l'arte è un prodotto dell'uomo per l'uomo, e non mi risulta che la gente nasca diversa da come nasceva in passato. E' vero comunque che l'arte per gli uomini primitivi era vita quotidiana, non c'era distinzione tra artisti e non artisti, la gente si abbelliva la grotta con i graffiti, si faceva i vasi, eccetera. Così nelle diverse epoche e società l'arte è stata unita alla religione, alla vita quotidiana, al potere, eccetera. Questa comunque è storia, che va conosciuta, ma non ci deve legare o far travisare la contemporaneità: oggi il concetto di arte è separato dagli altri, quindi quello che a me interessa focalizzare è il concetto di arte dell'uomo moderno occidentale, senza evocare né gli uomini primitivi, né gli esperimenti d'avanguardia contemporanei che, essendo esperimenti, saranno valutabili obiettivamente solo tra decenni.

La validità dell'Estetica di Benedetto Croce alla fine del XX secolo.

A mio avviso, l'ultimo che ha provato veramente a definire cosa sia l'arte, e quindi inevitabilmente di definire cosa non è, è Benedetto Croce, e non a caso sono uno dei pochi crociati convinti della fine del XX secolo. Benedetto Croce non si studia, non è né fascista né comunista, non ha scritto romanzi, insomma non serve a nessuno in questa epoca. Non è nemmeno una star come Platone, Aristotele, Kant o Hegel, e non c'entra niente con la filosofia orientale tanto in voga oggigiorno. Personalmente però questo conservatore, che ha vissuto mezzo novecento rimanendo coerente con l'ottocento e sbeffeggiando l'arte moderna, non può che restarmi simpatico, e godere tutta la mia stima. Ho scritto che la tendenza contemporanea è quella di non provare a definire cosa sia e cosa non sia l'arte, tendendo semmai a politicizzarla. E non mi interessa la questione del mercato dell'arte che assegna alle opere un valore ed un significato diverso da quello pensato dagli autori, con speculazioni varie: quello che mi interessa è la concezione dell'arte. Il collezionista vede le opere d'arte come qualcosa da catalogare e smerciare, il profano compra secondo il suo "gusto", lo studioso considera le opere d'arte come fonte di sapere, i ricchi e i potenti si adornano di arte come segno di prestigio, ma "cosa è l'arte" costoro possono benissimo non chiederselo. Chi si pone questa domanda, solitamente giunge a sommarie conclusioni in stile "fenomenologico" come M.Dufrenne, che scrive: "La bellezza non può salvarsi se non in forza di quella che chiamiamo bruttezza, che sorprende, sconcerta, suscita angoscia e per alcuni godimenti. Il senso della crisi dell'arte è forse l'avvento di un'arte popolare, cioè prodotta da tutti gli individui che si sentono stimolati a questo tipo di produzione: la casalinga che prepara la tavola per un pranzo festivo, colui che cura il giardino; anche "un bello sciopero" operaio può essere arte". In altre parole l'arte è sia il bello che il brutto, e la fanno tutti in tutte le attività umane; Dufrenne termina definendo la pratica dell'arte come un gioco, cui si gioca per il piacere e la bellezza del gioco, ispirati da un desiderio di bellezza, al di là del fatto che tale gioco sia un lavoro utile o redditizio: la donna che cuce un abito sogna un bell'abito, lo scioperante che sia un bello sciopero. E si deve provare piacere nel produrre, per quanto sia difficile l'impresa. Sinceramente non comprendo come mai Dufrenne prima asserisca di fatto che tutte le produzioni umane sono arte, e poi termini tagliando fuori dell’arte tutte le cose "serie", ad esempio per molti artisti con forti crisi esistenziali o depressive la produzione artistica è qualcosa di sofferto, non certo un giochetto piacevole, tanto che molti sono morti suicidi. E non mi sento neanche di considerare non-arte le opere di certi artisti i quali pensano soprattutto al denaro, all'indottrinamento politico-religioso o alla fama, se il risultato è magistrale.



I luoghi comuni e il concetto di arte per l'uomo medio di fine millennio.

E' interessante anche verificare cosa la gente comune intende per arte. A tal proposito posso rifarmi alla pagina presente in un sito internet, contenente le risposte dei visitatori alla fatidica domanda: "Cos'è l'arte?". Si tratta di un campione di persone che, avendo l'accesso ad internet, sono benestanti ed istruiti, ma non sono esperti di filosofia estetica. Questo rende le risposte molto creative, infatti, l'arte per alcuni è "la vita come dovrebbe essere", ossia l'arte è considerata alla stregua di una religione, o di politica. Per altri l'arte è "qualsiasi cosa nell'universo che non sia natura ma prodotto dell'uomo", inserendo nel campo dell'arte anche la risoluzione di un’equazione e i lavori ripetitivi degli operai nelle catene di montaggio, cose certamente non naturali e prodotto dell'uomo. Altri specificano anche che "se l'arte non è funzionale, è vandalismo tollerato", escludendo quindi tutto ciò che non è commissionato o inserito nel processo produttivo, dipinti di Van Gogh compresi. Altri definiscono arte "qualsiasi stimolazione che provoca un’emozione", dimenticandosi che in questo caso arte potrebbe essere la grandine, la cui stimolazione certamente provoca un’emozione, ma è un prodotto naturale e non l'opera di un artista. Tra le risposte, un certo Andy R. scrive che " l'arte è il caos totale, è tutto e niente ", cogliendo l'assenza di punti fermi, veri o falsi, nell'insieme delle altre risposte.



Torniamo indietro e ricominciamo da capo

Lasciando stare gli approcci poetico-idealistici che portano ad evitare una ricerca estetica sistematica, credo che sia più dignitoso provare col vecchio sistema, molto più rigido, ma che almeno porta a sbagliare in modo più logico ed ordinato. Direi di partire dalla definizione da dizionario del termine "arte", che per esigenze di brevità è una brutale sintesi, parziale e quindi erronea, ma adatta come base. L'arte, distinta dalla tecnica, è definita come un’attività legata alla ricerca del raggiungimento di qualcosa di bello, compiuto, dotato di senso e avente in sé la propria meta; è fatto notare anche che l'arte può influenzare il comportamento sociale, perchè fornisce modelli e simboli che rappresentano lo stile dell'epoca. In sostanza se l'arte è la ricerca del bello, siamo rimandati al termine "bello", che è definito come "ciò che produce nell'animo un sentimento di ammirazione e di piacere disinteressato, collegato con il bene, con l'armonia (accordo di più elementi o parti che produce un effetto gradevole) e con la proporzione (giusto rapporto di misura fra cose in relazione tra loro o di parti rispetto a un tutto)". Ovvero siamo rimandati ai termini "ammirazione", "piacere", "bene", "accordo", "giusto rapporto", che a loro volta ci farebbero girare all'infinito per il dizionario senza avanzare nella ricerca. D'altronde il dizionario svolge il solo compito di definire un vocabolo mediante altri vocaboli, non è un testo di filosofia. Stabilito che l'arte è la ricerca del bello, e che il bello è in relazione con l'ammirazione e il piacere, l'unico modo per proseguire è di iniziare ad escludere qualcosa, ossia definire cosa non è arte. Questo compito è egregiamente svolto da Benedetto Croce, il quale afferma che:



L'arte non e' un fatto fisico.

Non si possono chiamare arte certi colori, certe forme o suoni. Per esempio il verde non e' arte, ma le pennellate di verde in un quadro sono artistiche in quanto disposte secondo l'intuizione del pittore. Allo stesso modo in musica non e' bella una nota o un'altra in particolare, ma come le note sono suonate nella melodia. Se ad esempio il DO fosse più bello del RE, e di tutte le altre note, allora una musica fatta solamente di DO ripetuti dovrebbe essere più bella di una fatta con le alte note. Ma questo ovviamente non e' vero. Vedendo qualcosa di bello spesso si cerca la ragione della sua bellezza nella sua natura esterna, considerando belli certi colori o brutti altri, ma questo e' un errore: sbagliamo se distraendoci dal senso di una poesia, rinunciando al suo godimento, ci mettiamo a contare le parole di cui la poesia e' composta, o se distraendoci dall'effetto estetico di una statua, la misuriamo e la pesiamo. Sbagliamo, anche se pensiamo di poter fare arte semplicemente usando lo stesso violino di Paganini, o la penna di Dante, o il pennello e i colori di Leonardo: l'arte sta nel come questi mezzi sono stati usati, non nei mezzi stessi.



L'arte non e' un atto utilitario qualsiasi.

Utile significa "che procura piacere, che appaga un bisogno". Ad esempio bere un bicchiere d'acqua dissetandoci procura piacere e appaga il bisogno di bere, ma non e' arte. L'arte non e' il piacevole in genere, ma una particolare forma di piacere.



L'arte non e' un atto morale.

La morale e' un insieme di norme sociali o religiose che definiscono quali azioni sono giuste e quali sbagliate: ad esempio per la morale cristiana uccidere e bestemmiare sono atti immorali. Se un pittore dipinge un assassinio, cioè un atto moralmente riprovevole, il quadro non sarà moralmente riprovevole: l'immagine non e' ne’lodevole ne’riprovevole moralmente, non si può giudicare morale il triangolo o immorale il quadrato, ma solo gli atti o le intenzioni. Si potrà raccomandare di non mostrare e non far leggere ai bambini certe pitture, certi romanzi ma questa raccomandazione del vietare si aggirerà nella sfera pratica e colpirà i libri e le tele, che saranno chiusi in un armadio, o perfino bruciati in un "rogo delle vanità" alla Savonarola. L'ordine e la logica delle varie forme dello spirito, rendendole l'una necessaria per l'altra e perciò tutte necessarie, scopre l'errore del negare l'una in nome dell'altra. E' stato chiesto agli artisti di contribuire all'educazione e all'indottrinamento del popolo, al servigio della Chiesa e dello Stato, ad esempio le illustrazioni nei libri, i bassorilievi raffiguranti storie della bibbia presenti nelle chiese medievali, le insegne pubblicitarie, i manifesti di propaganda dei regimi, eccetera. In questi casi c'è il rischio che l'arte è oltrepassata e limitata da un intento pratico, come quello di introdurre negli animi una certa "verità" filosofica, storica o scientifica: l'arte quindi diventa un mezzo per un fine, e può essere dissolta in questo fine. Questo non significa che tutte le statue dei dittatori e i manifesti di propaganda politica, tutte le illustrazioni di libri, tutti i messaggi pubblicitari, tutte le raffigurazioni della Bibbia non sono arte. Non si può neanche considerare arte la totalità degli oggetti inutili e senza riferimenti al mondo reale. Il fatto che l'arte non sia un atto morale significa semplicemente che arte può essere anche un ritratto di Hitler come un film pornografico o una messa nera in nome di satana, se il risultato ha una formidabile potenza espressiva e l'esecuzione è magistrale; allo stesso modo è inopportuno considerare arte molte opere mediocri al di là del fatto che rappresentino il bene, che siano utili o che non siano fatte per un fine pratico. Si può immaginare grossolanamente l'artista come una nuvola e l'arte come pioggia: ci sono nuvole che producono più o meno gocce, e nel corso dell'esistenza di ogni singola nuvola i venti (ossia le circostanze della vita) portano a periodi più o meno produttivi, e soprattutto a piovere in zone diverse. Quello che ci interessa è la pioggia, la sua quantità e qualità, non dove piove: se le circostanze della vita hanno portato un grande artista a credere in ideali che giudichiamo sbagliati, nessuno ci vieta di condannarlo moralmente e di considerare ripugnante la sua opera, allo stesso modo nessuno ci vieta di avere un’ammirazione speciale per le opere che rappresentano i nostri ideali; basta che sia chiara la separazione tra arte e morale almeno a livello filosofico, rendendoci conto che nel valutare qualsiasi cosa, arte compresa, le nostre convinzioni morali ci portano a svalutare ciò che avversiamo e a ipervalutare ciò che sosteniamo, e il giudizio finale è più morale che estetico.

L'arte non è né conoscenza concettuale, né storica.

La conoscenza concettuale, come la fisica e la matematica, e' realistica e mira a stabilire la realtà contro l'irrealtà', dando maggior valore a ciò che e' vero rispetto a ciò che è falso. Ad esempio se in fisica una teoria risulta sbagliata (quello che dice è falso), perde la sua importanza; analogamente un calcolo matematico sbagliato ara corretto. Anche la storia fa distinzione critica tra realtà ed irrealtà, realtà di fatto e realtà immaginate. Ma l'arte è al di fuori di quelle distinzioni, l'intuizione artistica non può non distinguere tra realtà e irrealtà, può essere pura idealità: ad esempio l'esistenza storica di Ulisse è indifferente dalla qualità di una poesia o di un dipinto che ne narra le vicende.Se un pittore dipinge una piramide egizia rovesciata che sta in equilibrio sulla punta, è evidente che per la fisica è impossibile, e per la storia è un falso; ma artisticamente non sorge alcun problema nei riguardi di un'inesattezza storica o scientifica.

La matematica e la geometria sono annidate e operanti nelle arti, ma non sono l'arte stessa: mentre la geometria e la matematica operano con astrazioni, l'arte contempla le forme e le relazioni numeriche.

Chi domanda se ciò che e' espresso in un opera d'arte sia vero o falso, fa una domanda senza significato, cerche chiedendo se una cosa che vede, sente o legge è vera o falsa, vuol dire che quella cosa esiste, almeno dipinta, scolpita o suonata, come ad esempio esiste la piramide rovesciata nell'ipotesi precedente, sia come intuizione dell'artista, che come dipinto.




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