Diocesi di patti



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DIOCESI DI PATTI


Quando vedete una nube salire da ponente…

Guida

per la valutazione pastorale nella parrocchia

Anno 2009-10


PARTE PRIMA

Guida per la valutazione pastorale: nozioni

Premessa p. 2

I passi per fare la valutazione p. 2

Come procedere per la valutazione in Parrocchia p. 3
PARTE SECONDA: LE GUIDE

1. Meta pastorale generale p. 4

Criteri pastorali specifici di alcuni livelli p. 4

Guida per la valutazione di alcuni livelli p. 6

Maggio 2010

PARTE PRIMA
GUIDA PER LA VALUTAZIONE PASTORALE: NOZIONI
0. Premessa

Una pastorale progettata su obiettivi e mete1 necessariamente deve prevedere i tempi e modi per la valutazione. Questa, infatti, consente agli operatori pastorali di individuare quei segni indicatori della crescita o meno del soggetto verso gli obiettivi prefissati.

Un’autentica valutazione, anzitutto, non riguarda il giudizio sulle persone, ma unicamente la verifica del rapporto tra gli obiettivi, le scelte operate (metodo e strumenti) e i segni che indicano l’incidenza che queste hanno avuto nell’ambiente o nei soggetti interessati. Una valutazione autentica e costruttiva non si limita ad un generico “è andata bene” o viceversa “è stato un fallimento”, ma cerca nel vissuto della comunità i passi fatti e quelli da fare in ordine agli obiettivi. La valutazione è un atto di discernimento comunitario attraverso il quale operatori pastorali e comunità possono intravedere quei segni che Dio pone per comprendere e attuare la sua volontà. Essa comprende certamente un procedimento metodologico, come indicato appresso, ma ancora di più un atteggiamento spirituale nutrito di ascolto della Parola di Dio, di preghiera, di dialogo e confronto fraterno.

Metodologicamente, la valutazione va formulata tenendo conto della meta dell’anno (la fede genera un nuovo stile di vita), dell’obiettivo che sta dietro ad ogni programmazione specifica e, soprattutto, dei criteri pastorali specifici del livello cui ci si riferisce (Moltitudine, Piccola Comunità, Famiglia, Giovani,…). I criteri – lo ribadiamo senza stancarci – sono la cartina tornasole del tipo di pastorale attuata, i cartelli indicatori della direzione data al cammino (se il primato alla sacramentalizzazione o all’evangelizzazione). Il riferimento ai criteri aiuta i soggetti che fanno la valutazione a non identificare gli obiettivi prefissati e i risultati ottenuti con le proprie personali attese.

Una valutazione è tale se mette chiaramente in evidenza il punto di arrivo raggiunto, che diventa il punto di partenza per il proseguo del cammino verso gli obiettivi fissati.
1. I passi per fare la valutazione

Ogni equipe responsabile di ciascun livello pastorale (Pastorale della Moltitudine, Piccole Comunità, Famiglia,…) si riunisce nel luogo e data stabiliti, invoca lo Spirito Santo, ascolta un brano biblico preparato prima, formula delle invocazioni spontanee. Il Responsabile legge quanto è in premessa a questa guida e poi invita a fare valutazione seguendo i seguenti passi:

1. Rileggere la meta dell’anno;

2. rileggere l’obiettivo della programmazione in esame (Pastorale della Moltitudine, Famiglia,…);

3. rileggere i criteri specifici del livello cui si riferisce la programmazione (se Pastorale della Moltitudine, o Piccole Comunità, o Famiglia,…);

4. elencare i “fatti” che le iniziative attuate hanno generato o provocato: consensi, commenti, atteggiamenti, conversioni, reazioni, critiche,…;

5. se ci sono iniziative non attuate, elencare le motivazioni;

6. esaminare il modo con cui è stata preparata e attuata la programmazione per evidenziare in quale misura è stato tenuto presente il nesso tra le attività, la meta dell’anno, l’obiettivo specifico, i criteri pastorali;

7. evidenziare gli elementi validi da coltivare e migliorare (luci) e quelli più deboli o mancanti (ombre) in riferimento al metodo, agli strumenti e all’impegno degli operatori pastorali;

8. individuare il nucleo (o problema fondamentale) che sta alla base dei problemi evidenziati per capire dove bisogna concentrare le energie nella successiva programmazione, al fine di rendere possibile il processo di crescita della comunità;

8. stilare una breve relazione ricapitolativa comprendente: a. se l’obiettivo sia stato raggiunto, e in quale misura; b. i fatti più significativi rilevati; c. le luci ed ombre evidenziate; d il nucleo dei problemi individuato; e. le indicazioni e i suggerimenti per la successiva programmazione.
3. Come Procedere in Parrocchia e le Guide predisposte

a. Il Parroco e l’Epap, dopo avere preso visione delle presenti indicazioni, predispongono la guida per ogni livello della pastorale di cui si vuole fare la valutazione; convocano, quindi, la relativa equipe, consegnano la guida, spiegano come fare ed il tempo entro cui devono attuare la valutazione.

Il Responsabile di ciascuna equipe, mano a mano che è stata fatta la propria valutazione e stilata la relazione, consegna tutto all’Epap.

L’ideale sarebbe: Parroco, Epap, Equipe dei vari livelli si ritirano per una giornata intera (o almeno mezza giornata: non meno di 4 ore) in un luogo idoneo e tranquillo, fare in contemporanea il lavoro di valutazione e confrontarlo tutti insieme: è una ricchezza aggiunta.

Il Parroco e l’Epap, dopo che tutte le relazioni sono state consegnate, si incontrano per esaminarle e stilare una relazione unica (di cui una copia va inviata all’Ufficio Pastorale).
b. Essendo la prima esperienza di valutazione sistematica e organica, pur suggerendo di puntare al massimo (cioè, la valutazione di tutti i livelli in cui si è operato in Parrocchia, perché tutti importanti in una pastorale che ha il suo punto forza nell’organicità), chiediamo che non manchino le valutazioni di questi livelli: Moltitudine, Piccole Comunità, Famiglia, Giovani, formazione operatori pastorali (di questi vi alleghiamo una guida). Non dovrebbe mancare la valutazione su. Catechesi, Liturgia, Caritas, Ministero straordinario della Comunione, Volontariato.

Ripetiamo: si faccia il massimo del possibile (in pratica: i livelli dotati di equipe).


c. Alla presente guida alleghiamo come appendice: la meta generale del Piano Pastorale Diocesano 2009-10, i criteri pastorali di alcuni livelli (altri possono essere richiesti all’Ufficio Pastorale), la guida per la valutazione di alcuni livelli. Quest’ultima può essere presa come modello per altri livelli.

PARTE SECONDA
LE GUIDE
1a. META GENERALE DEL Piano Pastorale Diocesano 2009-12:

Entro Agosto 2012 la Diocesi di Patti, attraverso eventi evangelizzatori, si configura come popolo credente: riscopre, condivide e testimonia la fede come liberazione da tutto ciò che degrada e umilia la vita e la convivenza nell’accoglienza della Parola-Azione di Dio che ci dà il potere di diventare persone in pienezza, figli di Dio a immagine di Cristo, Via, Verità e Vita.

Gli operatori pastorali promuovono questa riscoperta come suoi primi testimoni e i servizi pastorali e gli organismi di partecipazione e corresponsabilità sono adeguati e funzionali a questa fase.


1b. META GENERALE DEL Piano Pastorale Diocesano 2009-10:

Entro agosto 2010 la Diocesi di Patti – sia a livello di moltitudine che di Piccole Comunità, Famiglie, settori e servizi – attraverso eventi evangelizzatori, si è configurato come popolo credente che riscopre la fede come stile di vita, di cui la Parola-Azione di Dio è la sorgente e il punto di riferimento costante per ricevere il potere di diventare – a immagine di Cristo, Via, Verità e Vita – figli di Dio.

Gli operatori pastorali hanno promosso questa riscoperta come primi testimoni e i servizi pastorali e gli organismi di partecipazione e corresponsabilità sono adeguati e funzionali a questa meta.


2. CRITERI SPECIFICI DEI SEGUENTI LIVELLI DI PASTORALE
A - Pastorale della Moltitudine

I criteri di questo livello sono:



  1. Le azioni devono essere capaci di interessare e mobilitare l’insieme del popolo.

  2. Le azioni devono corrispondere alla sensibilità e alla cultura del popolo e essere “sentite dalla gente”.

  3. Le azioni devono riscattare segni già presenti nella cultura del popolo.

  4. L’azione, in quanto segno-gesto-parola, deve toccare la totalità della persona (sensibilità, intelligenza, volontà e affettività).

  5. L’azione deve realizzarsi in modo che sia un’autentica esperienza di fede del popolo di Dio.

  6. Le azioni devono corrispondere al momento di crescita che vive l’insieme.

  7. Le azioni devono essere realizzate in modo periodico e sistematico, con ritmo mensile.

  8. Le azioni devono potersi spiegare mediante contenuti semplici, con linguaggio diretto e affermativo.

  9. L’azione deve realizzarsi di preferenza “fuori del tempio”.


B - Pastorale delle Piccole Comunità

I criteri pastorali specifici di questo livello sono:



  1. “L’azione deve tendere alla composizione e formazione di “gruppi di famiglie” riunite per prossimità in cui si esprimono le diversità presenti nell’ambiente”.

  2. “L’azione deve convocare periodicamente tutti battezzati a partecipare ai gruppi di famiglie in nome della fede”.

  3. “L’azione deve tendere a integrare nei gruppi familiari persone adulte, giovani e adolescenti a partire dai 12 anni”.

  4. “Gli incontri devono essere almeno mensili per il confronto tra fede e vita; con possibilità di fare altri incontri solo di preghiera o di programmazione o valutazione”.

  5. “Il metodo degli incontri deve essere di confronti tra fede e vita, con il conseguente impegno nel proprio ambiente”.

  6. “La pedagogia degli incontri deve educare al dialogo e favorire intercomunicazione della fede”. Solo così si fa una vera “educazione” in cui tutti al tempo stesso sono soggetto e destinatario.

  7. “L’azione e la vita dei gruppi familiari deve promuovere i leaders naturali e aiutarli ad avere posto nella Chiesa a servizio della comunità ecclesiale e umana”.


C - Pastorale della Famiglia

I criteri pastorali specifici di questo livello sono:



  1. “L’azione deve convocare sempre e sistematicamente tutte le famiglie cristiane e di buona volontà”, qualunque sia la loro condizione.

  2. “L’azione deve convocare sempre in nome della fede”.

  3. “L’azione deve tener conto della capacità ricettiva delle famiglie cui si rivolge”.

  4. “L’azione pastorale tende a riunire le famiglie in un movimento o dinamismo collettivo e ad aprirle al dono di sé, come persone e come comunità”.

  5. “L’azione pastorale deve aiutare le famiglie a vivere nella fede i momenti significativi che la vita stessa comporta per le coppie e per le famiglie”.

  6. “L’azione pastorale deve essere promossa, coordinata e realizzata da un “gruppo promotore” numericamente e qualitativamente sufficiente”. E’ l’unica forma di organizzazione prevista.

  7. “L’azione della pastorale familiare deve essere complementare a quella della pastorale delle moltitudini e delle piccole comunità e deve coordinarsi con il piano generale della diocesi e con le programmazioni parrocchiali, a servizio della crescita della comunità ecclesiale ed umana”. E’ un’esigenza della stessa pastorale di insieme.


D - Pastorale dei Giovani

  1. L’azione del MGD (Movimento Giovanile Diocesano o Parrocchiale) deve convocare sempre e sistematicamente tutti i giovani della diocesi qualunque siano le loro qualità e i doni personali, gli orientamenti politici e la condizione sociale, il livello di istruzione e l’impegno di fede. Lo esige la loro dignità di persone e di figli di Dio e, quindi, in ciascuno di loro, specie gi ultimi, a questo fine bisogna superare la tentazione di starsene con i “buoni”.

  2. L’azione del MGD convoca i giovani solo in nome della fede cristiana in ordine alla sua maturazione, non ha e non obbedisce a interessi politici, economici, culturali, educativi, sociali o ricreativi, ecc. E’ l’affermazione del valore e della forza intrinseca della fede e del Vangelo, capaci di convocare i giovani e di dare senso profetico alla loro vita. E’ così che la pastorale giovanile sfugge al rischio del proselitismo e si esprime come “offerta di senso”.

  3. L’azione del MGD è a servizio della crescita di tutto il popolo di Dio, in armonia con la tappa in cui si trova. Nessun cristiano, né come individuo, né come comunità, può farsi orizzonte a se stesso; si realizza solo nel dono di sé, nel servizio alla crescita degli altri. Bisogna passare da un’azione “per” i giovani a una “dei” giovani per la comunità.

  4. L’azione del MGD è frutto della lettura dei “segni dei tempi”. Così può svilupparsi cristianamente la capacità naturale dei giovani per la profezia che, a sua volta, nasce alla contemplazione cristologica della storia. Così si educano i giovani come discepoli di Cristo e si superano le varie forme di “indottrinamento”.

  5. L’azione del MGD è in se stessa formativa, il che vuol dire che i giovani si formano “nella” azione; in altre parole, tutta l’azione dei giovani è evangelizzatrice della comunità ed evangelizza gli stessi giovani. La scelta, la preparazione, la realizzazione e valutazione di quanto si fa mette i giovani in condizione di “formarsi nella stessa azione” che stanno compiendo. La formazione è così concreta ed effettiva, superando il carattere teorico ed astratto. Questo obbliga a sviluppare nei giovani la capacità critica e la creatività e, negli adulti che li accompagnano, un atteggiamento di dialogo e discernimento, propri di chi accompagna altri senza sostituirsi a loro.

  6. L’azione del MGD mette tutti i giovani in condizione di offrire il meglio di sé per il bene degli altri e, perciò, ogni azione è vocazionale, cioè serve alla scoperta, a scelta e lo sviluppo della propria vocazione. E’ la tappa in cui la gioventù è chiamata a definire il senso della vita e a scegliere un cammino specifico, il più adatto alla persona, per viverlo. Solo così si può superare il pericolo di una propaganda vocazionale che può apparire interessata e si dà l’immagine reale di qualcuno che sta a servizio delle persone in ordine alla loro realizzazione futura.

  7. L’azione del MGD è organica e pianificata, all’interno del piano pastorale della diocesi. Solo nell’insieme di un corpo sociale ogni parte acquisisce la sua identità, cresce armonicamente e in misura adeguata. Così nel Corpo di Cristo che è la Chiesa. Questo esige il superamento di ogni frammentazione e parzialità per guardare a ogni parte nell’insieme e in funzione di questo insieme


E - Pastorale Ministeriale (Formazione degli operatori pastorali)

  1. Ogni azione in questo campo deve corrispondere ai seguenti criteri:

  2. Tutti i temi di formazione dottrinale, spirituale e pastorale devono raggiungere tutti gli operatori pastorali, sebbene in forma differenziata riguardo ai tempi che vi si dedicano ed alla densità del loro approfondimento. Bisogna superare la distanza che c’è fra il clero, i consacrati ed i laici, specie quelli che appartengono a gruppi apostolici. L’unità si fa soprattutto mediante una spiritualità comune, cioè un modo di vedere, di essere e di agire fondamentalmente comune.

  3. Per quanto possibile, tutte le iniziative devono essere realizzate in modo che siano insieme presbiteri, sacerdoti e laici. È così che le diverse categorie sia aiutano scambievolmente a superare i propri limiti e a non chiudersi nella propria categoria.

  4. I contenuti di questa formazione si fondano sulla Parola di Dio attualizzata dal magistero della Chiesa e sulle necessità dell’uomo di oggi, concretamente della propria cultura. È la lettura dei segni dei tempi che permette di comprendere le aspirazioni del popolo e di interpretarle in modo che tutto converga nel servizio che ogni ministero è chiamato ad assicurare.

  5. Gli incontri devono essere realizzati in modo che si sperimentino i valori che si approfondiscono. Viviamo in una cultura particolarmente sensibile all’esperienza. D’altronde sia la spiritualità che la pastorale sono realtà non teoriche, ma di vita, sebbene possano e debbano essere esplicitate dottrinalmente.

  6. Le tematiche devono essere in relazione all’itinerario catecumenale del popolo e servire a guidarlo. La formazione spirituale e pastorale degli operatori pastorali deve essere un modo di vivere in profondità quello che, di fatto, e alla sua misura, si richiede a tutto il popolo.



F - CATECHESI PARROCCHIALE

  1. L’azione catechetica rivolta ai bambini e agli adolescenti deve essere integrata in una catechesi permanente e sistematica, orientata alla vita e alla testimonianza cristiana nel proprio ambiente, a servizio dell’evangelizzazione del mondo. Ogni persona, in un mondo in cambiamento permanente, ha bisogno di sviluppare la capacità di adattamento per essere sempre all’altezza di questi cambiamenti e potersene servire e non esserne invece travolta. Parimenti ha bisogno di una catechesi permanente per riscoprire il Vangelo nel nuovo contesto culturale. Perciò occorre superare la mentalità che considera la catechesi come una preparazione per ricevere uno o più sacramenti, e considerarla invece come necessaria a maturare la fede davanti alle nuove sfide che i cambiamenti comportano.

  2. L’azione catechetica deve favorire la “vita”, cioè l’esperienza di quanto si impara. Perciò, va realizzata in una comunità, a servizio della crescita di questa comunità e come confronto fra fede e vita, sia delle persone che della comunità. La catechesi è, prima di tutto, un cammino di fede, e non l’apprendimento di contenuti razionali sulla fede o la comprensione di nozioni più o meno teologiche, anche se queste sono necessarie. Perciò, prima di tutto si deve poter “vivere” la fede per poterla più facilmente comprendere. La catechesi, perciò, è “reale” quando avviene in una comunità “che vive”, in cui il bambino e l’adolescente possano “sperimentare” quello che imparano, percependo che non si tratta di una teoria, ma di quello che la comunità cerca con sincerità di vivere. Il confronto fra fede e vita è il criterio con cui i bambini valutano la vita della comunità e la sua volontà di rispondere al Vangelo.

  3. L’azione catechetica deve servire alla crescita nella fede dei bambini e degli adolescenti e al loro inserimento nella vita della comunità ecclesiale e umana. Come itinerario di fede, la catechesi deve accompagnare la crescita della persona: la fede li deve aiutare a fare sintesi di vita e, quindi, a crescere secondo i dettami della fede. Inoltre la fede apre al dono di sé in orizzonti sempre più universali e sfida il cristiano ad una realizzazione piena. La catechesi, perciò, deve aiutare i bambini e gli adolescenti ad inserirsi nella comunità ecclesiale ed umana con una generosità e una capacità di dono sempre più grande.

  4. L’azione catechetica deve essere educativa (non solo istruttiva), adeguata alla capacità del bambino e dell’adolescente e al suo processo di crescita. In forza del Battesimo il cristiano è stato segnato con l’amore di Dio che abita in lui come in un tempio. La catechesi, perciò, deve aiutare a scoprire, riconoscere, accettare, lodare, pregare, confrontarsi e impegnarsi con Dio che è “l’intimità della propria intimità”. Perciò la catechesi non deve limitarsi alla fase istruttiva e giungere quasi “dal di fuori”, ma educativa, vale a dire, deve far emergere la realtà del Dio-presente perché poco a poco Lui prenda tutta la persona e la proietti verso la Chiesa e il mondo. Ma questa presa di coscienza, e l’impegno che ne consegue, passa per l’attività dell’intelligenza, della sensibilità e della volontà, cioè passa per un atto umano commisurato all’evoluzione propria dell’età.

  5. L’azione catechetica deve essere complementare all’itinerario catecumenale del popolo di Dio e servirlo, deve perciò essere pianificata in armonia e complementarità con il piano globale della Diocesi: è la naturale conseguenza di quanto si è detto. C’è un’intrinseca correlazione fra una comunità in cammino di fede e la catechesi dei suoi bambini e adolescenti che devono vivere anch’essi il loro cammino di fede. Ma non devono essere cammini paralleli e indipendenti: l’azione catechistica con i bambini e gli adolescenti deve trovare il suo “humus” nell’itinerario di fede della comunità, perché la crescita nella fede non è tale se non nella misura in cui avviene a servizio della realizzazione del piano di Dio sulla comunità, la Chiesa e il mondo.



G - LITURGIA PARROCCHIALE

  1. Tutte le celebrazioni liturgiche devono rispettare le norme comuni della Chiesa, secondo il proprio rito, e, al tempo stesso, devono essere flessibili per adattarsi alla situazione della Chiesa locale che le celebra. In realtà, il rispetto della disciplina della Chiesa non è che un modo di riconoscere l’appartenenza ad una comunità più vasta che va rispettata e al tempo stesso arricchita con le proprie peculiarità.

  2. Tute le celebrazioni liturgiche devono esprimere la vita e la cultura del popolo di Dio, della Chiesa locale, purificandola ed elevandola in consonanza con il Vangelo. La liturgia ha due punti di riferimento: il dono di Dio e la risposta delle persone riunite in una cultura, come popolo di Dio. Perciò non ci può essere celebrazione liturgica davvero autentica se non si esprime la comunità locale secondo la sua idiosincrasia.

  3. Le celebrazioni liturgiche devono essere partecipative, creative, festive ed sperienziale, adattate alle condizioni delle persone e della comunità ecclesiale che vi partecipa. La liturgia è “celebrazione” di tutto (vita, morte, lavoro, dolore, amore, ...) in quanto è dono di Dio che siamo chiamati a riconoscere, per il quale ringraziare, lodare, cantare, supplicare, ..., e in quanto è sacrificio spirituale, oblazione interiore, che si offre con gioia e umile gratitudine. Équipe sacrificio spirituale anche perché, alla fin fine tutto si riduce a vivere nell’amore di Cristo tutte le relazioni, edificando così l’unità.

  4. Le celebrazioni liturgiche devono esprimere la capacità pedagogica della liturgia (gesti e parole) di educare progressivamente la comunità ecclesiale, nella Chiesa locale e come Chiesa locale. Équipe la Chiesa che fa l’Eucaristia ed è l’Eucaristia che la fa Chiesa locale. Questo principio esprime in altro modo quanto diceva S. Tommaso: i sacramenti sono per l’uomo (l’umanità). Il che vuol dire che Dio non ha bisogno della liturgia, ma siamo noi, le persone, la comunità, che ne abbiamo bisogno per penetrare sempre più nel mistero di comunione del Padre, del Figlio e dello spirito Santo.

  5. Le celebrazioni liturgiche, specie quelle domenicali e festive, devono essere celebrate sia nei centri parrocchiali che nelle zone o settori pastorali parrocchiali, lì dove la gente vive, in modo che tutti abbiano la possibilità reale ed effettiva di parteciparvi. Non si può continuare a ridurre le celebrazioni domenicali alla sola Eucaristia, quando questo vuol dire che centinaia di battezzati non hanno la possibilità di parteciparvi, sia per mancanza di ministri, sia per l’estensione e la popolosità delle parrocchie. Bisogna creare nuovi canali perché tutti i battezzati possano celebrare le feste.

  6. Tutte le celebrazioni liturgiche devono essere parte del processo di educazione della fede di un popolo e servirlo, secondo il piano pastorale diocesano che lo esprime. Équipe la conclusione ineludibile se accettiamo il principio che la Liturgia, in particolare l’Eucaristia, sono fonte e culmine della vita cristiana. In realtà questo principio esige una comunità in cammino di fede. Itinerario che non può essere tracciato e percorso senza un piano che lo esprima e lo faciliti. In tal modo, il piano che serve all’edificazione dell’unità è lo strumento o ascesi che permette a tutti il sacrificio spirituale che costruisce l’unità ecclesiale.


H - CARITAS PARROCCHIALE

  1. Ogni servizio di carità, quale che sia, deve essere evangelizzatore, in linea con l’itinerario catecumenale di tutto il popolo. Questo criterio si trova già espresso tra i criteri pastorali generali, ma, data la realtà, è bene esplicitarlo in questa sede. Nulla è più facile che cadere nella tentazione di ridurre questo campo alla distribuzione gratuita di cose utili e necessarie, soprattutto cibi, vestiti, medicine, ecc.: talvolta la “Caritas” si riduce a questo. Invece evangelizzare i bisognosi, rispettando il loro credo, non è affatto facile. Bisogna rendere ragione della fede che ci muove e dà senso a quanto facciamo, senza voler fare proseliti. Inoltre la carità deve essere espressione del cammino di fede di tutto il popolo ed essere al servizio di tale cammino.

  2. Tutti i servizi di carità devono esprimere l’opzione preferenziale per i poveri. Servire i poveri non significa contribuire ai “comodi” di alcuni perché possano vivere a spese degli altri. Si escludono quelli che vogliono approfittare della bontà altrui e si concentra l’aiuto su quelli che vogliono davvero superare la loro condizione di non potere, non avere e non sapere, a meno che non si tratti di chi è in condizioni estreme e non ha forza per poterne uscire.

  3. Tutti i servizi di carità devono promuovere il rispetto e la dignità della persona umana ed i suoi diritti/doveri fondamentali. Se i servizi di carità non sono educativi in termini di diritti umani, non si può parlare né di servizio alle persone, né di carità nei loro confronti. Non basta dare cose perché quanto si fa sia carità. La sola beneficenza, che dà cose per averne riconoscenza e non si preoccupa della persona, non è evangelica.

  4. Tutti i servizi di carità devono promuovere ed educare le persone, favorendone l’inserimento nella comunità umana ed ecclesiale. I servizi di carità, come espressione dell’amore, devono aiutare le persone a crescere, a superarsi e ad inserirsi nella comunità più ampia, ecclesiale ed umana. È così che ogni povero è messo in grado di contribuire, per quanto sta in lui, all’edificazione della comunità. Nessuno è così povero da non avere nulla di sé da offrire per il bene degli altri.

  5. Tutti i servizi di carità devono essere organizzati in modo che i destinatari siano anche, nella misura del possibile, soggetti, insieme agli altri, della propria promozione. Con questo criterio si supera l’assistenzialismo ed il paternalismo, per passare alla promozione. L’organizzazione in questo senso ha un’importanza determinante: i promotori dei poveri devono essere gli stessi poveri. Questo è anche educativo. Si richiede loro di non attendere tutto dagli altri, ma di impegnarsi nella soluzione dei propri bisogni.

  6. Tutti i servizi di carità devono esprimere l’impegno della comunità e servire alla maturazione della comunità. La conversione di tutti passa per l’opzione preferenziale a favore dei poveri, in modo che tutti siano a servizio gli uni degli altri. La maturità dell’impegno della comunità è determinante per risolvere bisogni altrimenti insolubili. E la testimonianza dell’amore fraterno sarà lo stimolo fondamentale perché i poveri vogliano superare la loro condizione e mettersi essi pure al servizio degli altri.

  7. Tutti i servizi di carità devono essere realizzati in modo da coinvolgere le famiglie e altre persone nell’azione pastorale a favore dei bisognosi. I servizi di carità, per quanto possibile, vanno realizzati in clima comunitario, aperto a tutti quelli che sono in relazione con ogni tipo di bisognosi. Così ci si educa alla comunità e la si promuove.

3. GUIDE PER LA VALUTAZIONE DEI SEGUENTI LIVELLI
a. Pastorale della Moltitudine

La meta prefissataci per quest’anno dice: “Entro Agosto 2010 l’insieme dei battezzati della Diocesi di Patti, attraverso eventi evangelizzatori riscopre la fede come stile di vita”.

Mese per mese, a partire da Ottobre 09, in occasione degli appuntamenti di religiosità popolare, sono state proposte delle iniziative tese a focalizzare aspetti particolari dello stile di vita originato dalla fede:


Mese

Valore obiettivo:

La fede genera un nuovo stile di vita che è:



Gesto

Slogan

Attuazione

Sì / No


Ottobre 09

accettazione dinamica e attiva delle prove

Apertura anno pastorale: elenco forme di rassegnazione

La mia fede è fede?




Novembre 09

abbandono in Dio che rimette in piedi

Il viale dei risorti

La fede genera vita e futuro!




Dicembre 09

riscoperta di essere amati personalmente da Dio

Presepi che riproducono i quartieri e auguri dei bambini

Natale: la mia Betlemme è casa tua!




Gennaio ‘10

Fraternità e rispetto del creato

Adozione di un popolo

Se vuoi coltivare la pace, custodisci il creato!




Febbraio ‘10

pazienza che lotta e cerca vie di unità

Frutti della carne e dello Spirito

La fede genera la pazienza, la pazienza genera l’unità!




Marzo ‘10

risveglio delle energie latenti

Via Crucis - Passione vivente

Se hai fede, sai chi sei e cosa puoi!




Aprile ‘10

riscatto dalla paura

Deposizione delle paure ai piedi della Croce

Non avere paura! Spalanca il cuore a Cristo!




Maggio ‘10

vivere in prima persona

Peregrinatio Mariae e “Carta dei servizi”

Io credo, ci sono e mi metto a servizio!




Giugno ‘10

libertà da apparenze e dipendenze

Altarini su forme di apparenza e dipendenza

La fede libera da maschere e catene!




Patrono ‘10

appropriazione del potere che Dio dà a ciascuno











1. Narrazione

  • Tra le iniziative realizzate, la meglio riuscita è stata quella del mese di ……. Perché …

  • Le motivazioni per quelle non realizzate sono: ………………………

  • I gesti da riproporre ancora sono: ………………………

  • Per gli slogan suggeriamo: ……………………

  • Le reazioni più significative della comunità sono state: …………………


2. Valutazione: Luci e ombre

Alla luce della meta dell’anno, dei criteri pastorali e delle iniziative attuate, sul piano metodologico e organizzativo sono emerse le seguenti:

a) luci (aspetti validi da coltivare e migliorare): ……………….

b) ombre (ostacoli, difficoltà, incongruenze… da ripensare per una migliore programmazione, conduzione e attuazione): …..

c) i problemi riscontrati quest’anno a questo livello sono: ……………

d) il nucleo dei problemi a noi sembra essere questo: …………………..



b. Pastorale delle Piccole Comunità

La meta prefissataci per quest’anno è: “Le Piccole Comunità della Diocesi di Patti, incontrandosi mensilmente nelle case, entro Agosto 2010 hanno assunto - mediante l’uso della Bibbia, le indicazioni del Magistero e il confronto vita-vangelo - le caratteristiche della fede cristiana da tradurre in stile di vita”.

Mese per mese alle Piccole Comunità è stata fornita una guida per realizzare l’incontro mensile sui temi previsti dall’itinerario dell’anno (gli stessi della Pastorale della Moltitudine).
1. Narrazione


  • Le Piccole Comunità si sono riunite ogni mese? (o: quante volte quest’anno?)

  • Ogni Piccola Comunità ha un suo Coordinatore, Moderatore e Segretario?

  • Come viene preparato l’incontro?

  • Come è vissuto l’incontro?

  • Quali segnalazioni di problemi e impegni di solidarietà sono venute dalle Piccole Comunità?

  • Oltre l’incontro mensile, si è realizzata qualche altra cosa (celebrazione nella Piccola Comunità, festa con coinvolgimento dei familiari, gita, partecipazione a momenti gioiosi o tristi dei componenti e degli abitanti del quartiere…)?


2. Valutazione

Alla luce della meta dell’anno, dei criteri pastorali e delle iniziative attuate, sul piano metodologico e organizzativo sono emerse le seguenti:

a) luci (aspetti validi da coltivare e migliorare): ……………….

b) ombre (ostacoli, difficoltà, incongruenze… da ripensare per una migliore programmazione, conduzione e attuazione): …..

c) i problemi riscontrati quest’anno a questo livello sono: ……………

d) il nucleo dei problemi a noi sembra essere questo: …………………..



c. Pastorale della Famiglia

La meta prefissataci per quest’anno è: “Le famiglie della diocesi di Patti entro Agosto 2010, con l’ausilio di apposite schede-guida diffuse nelle Parrocchie, hanno fatto esperienza di dialogo nella fede coinvolgendo tutti i membri e mettendo a confronto le loro esperienze su alcuni aspetti della vita familiare per confrontarli poi con la Parola di Dio, mediante la lettura comunitaria della Bibbia”.

Mese per mese sono state preparate e diffuse delle schede-guida per ciascuna famiglia al fine di realizzare la proposte del “Dialogo in famiglia”.
1. Narrazione


  • Le schede-guida sono state distribuite in Parrocchia? A chi e con quale criterio?

  • Vi sono state richieste di schede-guida (perché esaurite o da altre famiglie cui non erano state date)?

  • Sono stati registrati dei commenti sull’iniziativa?

  • Oltre a questa, in Parrocchia sono state fatte altre iniziative per coinvolgere le famiglie nel cammino di fede? Quali?

  • Quale risonanza hanno avuto?

2. Valutazione

Alla luce della meta dell’anno, dei criteri pastorali e delle iniziative attuate, sul piano metodologico e organizzativo sono emerse le seguenti:

a) luci (aspetti validi da coltivare e migliorare): ……………….

b) ombre (ostacoli, difficoltà, incongruenze… da ripensare per una migliore programmazione, conduzione e attuazione): …..

c) i problemi riscontrati quest’anno a questo livello sono: ……………

d) il nucleo dei problemi a noi sembra essere questo: …………………..



D - Pastorale dei Giovani

La meta prefissata era: “I giovani della Diocesi di Patti si incontrano mensilmente – sia a livello diocesano che parrocchiale – per approfondire – mediante l’esperienza della Lectio divina e gli orientamenti di Verona 06 su “Lavoro e festa” – i nuovi stili di vita che la fede genera”.

Ogni mese l’Equipe diocesana di PG ha convocato i giovani in parrocchie diverse per fare l’esperienza su questi temi: Ottobre: La tua fede è fede? (Galati M.); Novembre: La fede che ti rimette in piedi (Naso); Dicembre: Natale: la mia Betlemme è casa tua (Brolo); Gennaio: Se vuoi coltivare la pace, custodisci il creato (S. Agata M.); Febbraio: Ritornando (Rocca C); Marzo: Se hai fede, sai chi sei e cosa puoi (S. Stefano C.); Aprile: Incontro con il Vescovo (Patti Cattedrale); Giugno: GDG Cosa devo fare per avere la vita eterna? (Galati M.).
1. Narrazione


  • Quanti giovani della nostra Parrocchia hanno partecipato agli incontri diocesani mensili?

  • Hanno riproposto l’esperienza diocesana in Parrocchia con altri giovani?

  • Quali servizi hanno realizzato i giovani nella comunità parrocchiale?


2. Valutazione

Alla luce della meta dell’anno, dei criteri pastorali e delle iniziative attuate, sul piano metodologico e organizzativo sono emerse le seguenti:

a) luci (aspetti validi da coltivare e migliorare): ……………….

b) ombre (ostacoli, difficoltà, incongruenze… da ripensare per una migliore programmazione, conduzione e attuazione): …..

c) i problemi riscontrati quest’anno a questo livello sono: ……………

d) il nucleo dei problemi a noi sembra essere questo: …………………..




E - Pastorale Ministeriale (formazione degli operatori pastorali)

La meta prefissata era: “Gli operatori pastorali promuovono la riscoperta dei nuovi stili di vita generati dalla fede come primi testimoni e ricercando essi stessi tempi e modi per la formazione spirituale”.

L’Edap ha predisposto un piano che prevedeva tre incontri a livello Vicariale di due pomeriggi ciascuno: il primo per la formazione spirituale di tutti gli operatori pastorali, il secondo di metodo per gruppi di servizi; inoltre ha richiesto che ogni tipo di ministero abbia un referente con cui tenere i contatti a livello Vicariale e Diocesano.
1. Narrazione


  • Si sono realizzati gli incontri Vicariali? Se no, perché?

  • A livello parrocchiale per la formazione spirituale abbiamo fatto: …………….. (ritiri, incontri formativi, conferenze,…)

  • Per ogni gruppo ministeriale (Pastorale della Moltitudine, Piccole Comunità, Famiglia, messaggeri, Catechisti,…) c’è un referente (o Responsabile) parrocchiale?


2. Valutazione

Alla luce della meta dell’anno, dei criteri pastorali e delle iniziative attuate, sul piano metodologico e organizzativo sono emerse le seguenti:

a) luci (aspetti validi da coltivare e migliorare): ……………….

b) ombre (ostacoli, difficoltà, incongruenze… da ripensare per una migliore programmazione, conduzione e attuazione): …..

c) i problemi riscontrati quest’anno a questo livello sono: ……………

d) il nucleo dei problemi a noi sembra essere questo: …………………..



F - CATECHESI PAROCCHIALE

Come Gruppo dei catechisti quest’anno avevamo fissato la seguente meta (od obiettivo):

a) in ordine alla nostra formazione (incontri, ritiri, studio, …): ………

b) in ordine al nostro ministero (catechismo, preparazione ai sacramenti, proposte di esperienze specifiche, ….):


1. Narrazione

a) in ordine alla nostra formazione abbiamo realizzato le seguenti attività:

1. a livello Diocesano:

2. a livello Vicariale:

3. a livello Parrocchiale:
b) in ordine al nostro ministero abbiamo realizzato le seguenti attività:

1. didattiche:

2. liturgiche:

3. esperienziali:

4. ludiche:

5. altro:


2. Valutazione

Alla luce della meta dell’anno, dei criteri pastorali e delle iniziative attuate, sul piano metodologico e organizzativo sono emerse le seguenti:

a) luci (aspetti validi da coltivare e migliorare): ……………….

b) ombre (ostacoli, difficoltà, incongruenze… da ripensare per una migliore programmazione, conduzione e attuazione): …..

c) i problemi riscontrati quest’anno a questo livello sono: ……………

d) il nucleo dei problemi a noi sembra essere questo: …………………..



G - LITURGIA PARROCCHIALE

Come Gruppo Liturgico Parrocchiale quest’anno avevamo fissato la seguente meta (od obiettivo):

a) in ordine alla nostra formazione (incontri, ritiri, studio, …): ………

b) in ordine al nostro ministero:….


1. Narrazione

a) in ordine alla nostra formazione abbiamo realizzato le seguenti attività:

1. a livello Diocesano:

2. a livello Vicariale:

3. a livello Parrocchiale:
b) in ordine al nostro ministero abbiamo realizzato le seguenti attività:

1. ogni domenica e nelle feste di precetto:

2. nei tempi forti:

3. in occasione delle iniziative mensili di Pastorale della Moltitudine (quando previsto e



richiesto):

4. per la formazione alla Liturgia della comunità:

5. altro:
2. Valutazione

Alla luce della meta dell’anno, dei criteri pastorali e delle iniziative attuate, sul piano metodologico e organizzativo sono emerse le seguenti:

a) luci (aspetti validi da coltivare e migliorare): ……………….

b) ombre (ostacoli, difficoltà, incongruenze… da ripensare per una migliore programmazione, conduzione e attuazione): …..

c) i problemi riscontrati quest’anno a questo livello sono: ……………

d) il nucleo dei problemi a noi sembra essere questo: …………………..


H - CARITAS PARROCCHIALE

Come Gruppo Caritas Parrocchiale quest’anno avevamo fissato la seguente meta (od obiettivo):

a) in ordine alla nostra formazione (incontri, ritiri, studio, …): ………

b) in ordine al nostro ministero: ….


1. Narrazione

a) in ordine alla nostra formazione abbiamo realizzato le seguenti attività:

1. a livello Diocesano:

2. a livello Vicariale:

3. a livello Parrocchiale:
b) in ordine al nostro ministero abbiamo realizzato le seguenti attività:

1. collette:

2. raccolte (di generi alimentari, vestiti, carta, …):

3. di assistenza (malti, anziani, bambini, …):

4. per la formazione alla carità della comunità:

5. altro:


2. Valutazione

Alla luce della meta dell’anno, dei criteri pastorali e delle iniziative attuate, sul piano metodologico e organizzativo sono emerse le seguenti:

a) luci (aspetti validi da coltivare e migliorare): ……………….

b) ombre (ostacoli, difficoltà, incongruenze… da ripensare per una migliore programmazione, conduzione e attuazione): …..

c) i problemi riscontrati quest’anno a questo livello sono: ……………

d) il nucleo dei problemi a noi sembra essere questo: …………………..




1 Richiamiamo il significato specifico che nella nostra metodologia diamo ai tre termini fine, obiettivo e meta:

a. Fine: l’insieme dei valori che rappresentano la perfezione ideale del nostro agire. Il fine, di per sé non raggiungibile in questa vita, rappresenta l’orizzonte di riferimento costante cui tendere per la realizzazione di sé. Per es.: la santità, la comunione, la fraternità universale …

b. Obiettivo: a focalizzazione di un valore (o un suo aspetto) in una situazione concreta, organizzata, raggiungibile e verificabile.

c. Meta: il termine entro cui un determinato obiettivo deve essere raggiunto mediante una modalità definita e un programma precisato.



Un esempio: perché la gente impari a pregare (fine) istituisco una scuola di preghiera (obiettivo) da realizzare da Gennaio a Giugno 2010 con queste modalità … perché a Giugno i partecipanti siano in grado di …. (meta).





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