Diocesi di roma



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DIOCESI DI ROMA


«Andate e fate discepoli,
battezzando e insegnando».
Riscopriamo la bellezza del Battesimo

Sussidio di pastorale battesimale



(bozza ad experimentum)

PRESENTAZIONE


«Se è vero che non possiamo più presupporre la fede, come avveniva un tempo quando i genitori e i nonni introducevano i piccoli alla fede e alla preghiera, dobbiamo rimetterci a fianco delle famiglie per camminare con loro in questa opera educativa».

Card. Agostino Vallini

Il presente sussidio prosegue l’itinerario già presentato alle parrocchie nelle sue prime tre parti che riguardavano:

- la preparazione al Battesimo con schede rivolte ai catechisti e materiale da consegnare ai genitori che chiedono il Battesimo

- il cammino dei nuovi gruppi di famiglie sorti dopo il Battesimo con schede che propongono la traccia per un primo anno di itinerario

- le schede pensate in forma di lettere rivolte ai genitori dei bambini fino a 3 anni.

Si aggiunge ora una IV parte con proposte per le famiglie con bambini da 3 a 6 anni.

Il presente sussidio viene proposto per essere sperimentato. Ogni suggerimento migliorativo sarà bene accetto e potrà giovare per una nuova edizione del sussidio.




PARTE QUARTA
«Quando tuo figlio ti domanderà…» (Dt 6,20).
L’accompagnamento delle famiglie
con figli da 3 a 6 anni

INDICE
PARTE QUARTA - L’accompagnamento delle famiglie


con figli da 3 a 6 anni

Scheda n. 1 Introduzione alla IV tappa: a fianco delle famiglie con bambini da 3 a 6 anni.

«Bisognosi non solo di latte, ma di cibo solido» (cfr. Eb 5,12)


Scheda n. 2 (per gli incontri del I anno). Invitati alla mensa della Parola e dell'Eucarestia.
Scheda n. 3 (per gli incontri del I anno). Il Natale
Scheda n. 4 (per gli incontri del I anno). Vivere la Pasqua con i bambini
Scheda n. 5 (per gli incontri del II anno). Solennità di tutti i santi e Commemorazione dei fedeli defunti
Scheda n. 6 (per gli incontri del II anno). L’Epifania
Scheda n. 7 (per gli incontri del II anno). La Settimana Santa
Scheda n. 8 (per gli incontri del III anno). L'anno liturgico
Scheda n. 9 (per gli incontri del III anno). L'Avvento
Scheda n. 10 (per gli incontri del III anno). Santissimo Corpo e Sangue del Signore
Scheda n. 11 (Lettera ai genitori). Le grandi preghiere cristiane. «Quando pregate dite: “Padre nostro...”»
Scheda n. 12 (Lettera ai genitori). Le grandi preghiere cristiane. Benedetto è il frutto del tuo seno, Gesù. L’Ave Maria
Scheda n. 13 (Lettera ai genitori). Le grandi preghiere cristiane. L’Angelo di Dio, il Gloria al Padre e l’Eterno riposo
Scheda n. 14 (Lettera ai genitori). Da un comico ai papà. È più facile fare il premier che il papà
Scheda n. 15 (Lettera ai genitori). Educare i bambini al senso morale
Scheda n. 16 (Lettera ai genitori). Educare i bambini alla carità ed alla condivisione
Scheda n. 17. Le domande grandi dei bambini: un sussidio per i genitori

Scheda n. 1

Introduzione alla IV tappa: a fianco delle famiglie con bambini da 3 a 6 anni.

«Bisognosi non solo di latte, ma di cibo solido» (cfr. Eb 5,12)
La maggior parte dei bambini da 3 a 6 anni frequentano la scuola dell’infanzia, uscendo dalle mura domestiche ed iniziando una più profonda interazione con il mondo esterno.
A/ Rispondere ai perché dei bambini è il compito dei genitori
È innanzitutto l’età dei “perché”, nella quale i bambini sono pieni di domande “metafisiche” che non dobbiamo eludere. Dinanzi a questi loro interrogativi sarebbe profondamente sbagliato comportarsi in modo infantile, senza prenderli sul serio, trattando i bambini come se fossero degli stupidi. Essi domandano, ad esempio: «Ma se Dio è amore, perché ha mandato il Figlio a morire e non è venuto lui?», «Ma Gesù è esistito veramente?», «E se Dio ha creato il mondo, chi ha creato Lui?», «Mamma, ma quando morirai, potrai amarmi ancora?», «Mamma cos’è il Paradiso? E quando ci andiamo non torniamo più qui a casa? A me piace di più la mia casa perché ci sono tutti i miei giochi, lì ci sono giochi?», «Ma perché Dio ha creato proprio me?», «Se l’uomo è stato creato da Dio, e io, mamma, ci credo davvero, perché c’è stato anche l’australopiteco?».

Dinanzi a questi loro interrogativi sarebbe profondamente sbagliato comportarsi in modo infantile, senza prenderli sul serio, trattando i bambini come se fossero degli stupidi.



Per aiutare ad affrontare questi “perché” sul sito www.catechistiroma.it (che rimanda poi al Canale Youtube Catechistiroma) trovate dei brevi video, ognuno di circa tre minuti per affrontare le “domande grandi” dei bambini. La scheda n. 17 tratta delle domande dei bambini e delle risposte che i genitori possono offrire loro con semplicità.
B/ Educare genitori e figli alla liturgia, perché riscoprano il senso e la bellezza delle grandi feste cristiane
La scoperta del mondo esterno rende in questa età possibile un maggiore inserimento dei bambini nel tempo liturgico della Chiesa. Le schede nn. 2-10 sono pensate per aiutare a riscoprire e presentare la domenica e le grandi feste cristiane ai figli. Esse trattano delle grandi celebrazioni in tre anni, in maniera da poter essere utilizzate anche in maniera ciclica (ne vengono proposte 3 per ogni anno).

Queste schede potranno essere utilizzate direttamente dai genitori, ma sono state pensate anche perché siano le parrocchie a proporre tre incontri l'anno a tutti i bambini che vanno dai 3 ai 6 anni, in una riunione che coinvolga anche i genitori.

È bene che questi incontri siano brevi, per essere adatti ai bambini: debbono servire a preparare le grandi feste che poi tutta la famiglia vivrà insieme alla comunità cristiana. L'esperienza mostra che il sabato pomeriggio o la domenica dopo la messa animata dalle famiglie sono i momenti ideali per questo tipo di incontri, ma ogni comunità potrà ovviamente scegliere un orario più adatto per la propria situazione.



Non si deve dimenticare che in questa età i bambini crescono nella fede non solo tramite le parole, ma vivendo i riti e percependone la bellezza. Possono perciò vivere con gioia incontri nei quali brevemente - si possono ipotizzare celebrazioni che durino una ventina di minuti - vengono presentate loro, circondati dai genitori, le feste che la comunità cristiana si sta preparando a vivere.

Imparando i canti, rivisitando i segni tipici delle feste (ad esempio i personaggi del Presepe a Natale, il segno dell’acqua Battesimale a Pasqua, la bellezza dei doni il giorno dell'Epifania, ecc.), ascoltando una pagina del Vangelo, recitando il Padre nostro e le altre preghiere, i bambini entrano nel ritmo dell’anno liturgico. I genitori, dal canto loro, trovandosi ad accompagnarli, possono riscoprire la bellezza della liturgia come realtà sempre nuova e significativa.

Non dobbiamo mai dimenticare che la veste bianca del Battesimo, le ceneri dell’inizio della Quaresima, i rami di ulivo della Domenica delle Palme, le candele della Candelora e così via, non sono feticci, ma segni che parlano a grandi e bambini. Tanti genitori ricordano che le loro mamme conservavano in una scatola la veste bianca e la candela del loro Battesimo perché non andassero perdute ed i figli le potessero così ritrovare da grandi! Oppure ricordano la benedizione della mensa fatta dal padre il giorno di Pasqua.

La logica del segno liturgico è in fondo la logica del dono: la Chiesa dona segni tangibili perché l’uomo possa vivere corporalmente la comunione con Dio. Questa logica del segno deve sempre di nuovo essere riscoperta nella trasmissione della fede.

Sarebbe bene che questi incontri in parrocchia non si limitassero al momento catechetico e celebrativo, ma potessero poi proseguire con un momento di fraternità nel quale fare merenda insieme genitori, figli e catechisti.

In queste occasioni i catechisti possono poi mettere a disposizione, in prestito o in vendita, libri sulla fede adatti ai bambini ed ai genitori.


C/ Educare al raccoglimento e alla preghiera
Queste celebrazioni potranno preparare anche ad una prima educazione al silenzio ed al raccoglimento, che sono così necessari per una vera maturazione dei bambini.

Le schede nn. 11-13 vogliono sostenere le famiglie perché introducano i figli nel grande “mistero” della preghiera: presentano le grandi preghiere cristiane ai genitori perché le possano riscoprire ed insegnare ai piccoli.

La preghiera, infatti, è decisiva per un vero cammino di fede: si pensi solo al fatto che un quarto del Catechismo della Chiesa Cattolica è dedicato alla preghiera personale. Trascurare di insegnarla vuol dire sottrarre la quarta parte della fede a coloro che dobbiamo educare!

I bambini di questa età sono particolarmente desiderosi di maturare nella preghiera, perché ne avvertono il significato. Amano profondamente i loro genitori, ma insieme percepiscono che la vita è più grande della loro famiglia: sono capaci, ad esempio, di pregare Dio Padre perché protegga il loro papà, mostrando di invocare una paternità più grande, quella divina, rispetto a quella che sperimentano in famiglia.
D/ Diventare amanti del bene
Ma l’età che va dai 3 ai 6 anni è anche quella in cui si sviluppa il senso morale. Gli studi moderni riconoscono inadeguata la prospettiva di Piaget che riteneva “premorale” il bambino fino ai 5 anni: già nei primi 18 mesi, infatti, il bambino sviluppa un senso morale ed ha aspettative legate al bene ed al male. Soprattutto dai 3 anni emerge in lui il bisogno di una prima chiarezza intorno a questi temi1. È il bambino stesso che vuole sapere cosa è bene e cosa è male.

Le schede nn. 14-16 vogliono offrire un primo contributo perché i genitori non dimentichino mai che il senso morale matura innanzitutto in famiglia. È in casa, infatti, che si impara a condividere con i fratelli. È in casa che si impara ad avere rispetto dei genitori e dei nonni. È in casa che si impara ad attendere i tempi degli altri, a sacrificarsi, a donare.

Una scheda in particolare, la n. 16 vuole ricordare che la carità non conosce limiti di età. L'educazione dei figli è un'occasione perché la famiglia riscopra come essere aperta e vivere nella carità e come gli stessi bambini possano dilatare il loro cuore e divenire migliori iniziando un cammino di carità fin da piccoli.
Testi per meditare
Da Papa Francesco
Quando ero Arcivescovo […] avevo modo di parlare più frequentemente di oggi con i ragazzi e i giovani e mi ero reso conto che soffrivano di orfandad, cioè di orfanezza. I nostri bambini, i nostri ragazzi soffrono di orfanezza! Credo che lo stesso avvenga a Roma. I giovani sono orfani di una strada sicura da percorrere, di un maestro di cui fidarsi, di ideali che riscaldino il cuore, di speranze che sostengano la fatica del vivere quotidiano. Sono orfani, ma conservano vivo nel loro cuore il desiderio di tutto ciò! Questa è la società degli orfani. Pensiamo a questo, è importante. Orfani, senza memoria di famiglia: perché, per esempio, i nonni sono allontanati, in casa di riposo, non hanno quella presenza, quella memoria di famiglia; orfani, senza affetto d’oggi, o un affetto troppo di fretta: papà è stanco, mamma è stanca, vanno a dormire… E loro rimangono orfani. Orfani di gratuità: quello che dicevo prima, quella gratuità del papà e della mamma che sanno perdere il tempo per giocare con i figli. […] Gesù ci ha fatto una grande promessa: “Non vi lascerò orfani” (Gv 14,18), perché Lui è la via da percorrere, il maestro da ascoltare, la speranza che non delude. Come non sentire ardere il cuore e dire a tutti, in particolare ai giovani: “Non sei orfano! Gesù Cristo ci ha rivelato che Dio è Padre e vuole aiutarti, perché ti ama”. Ecco il senso profondo dell’iniziazione cristiana: generare alla fede vuol dire annunziare che non siamo orfani.
Da Sofia Cavalletti

«Nell’aiutare la vita religiosa del bambino, lungi dall’imporgli qualcosa che gli è estraneo, rispondiamo a una sua silenziosa richiesta». Perché il bambino – afferma – è un “metafisico”, come provano le sue domande: «Chi è Dio? Dove stavo prima di nascere? Con chi stava Dio prima della creazione? Dove sta la nonna che è morta? A te piace la vita?». «La grande disciplina che impone la catechesi dei piccoli è proprio questa: la fedeltà all'essenziale. Nella scelta dei temi e nel modo di presentarli. Si vede chiaramente soprattutto in un bambino piccolo: se si abborda una cosa secondaria, ti accorgi subito che non ti segue […] Il limitato non è attraente, è l'immenso; il mistero che attrae [il bambino e l’uomo].».


Da Papa Benedetto XVI

Fin da piccoli, i bambini hanno bisogno di Dio, perché l'uomo dall'inizio ha bisogno di Dio, ed hanno la capacità di percepire la sua grandezza; sanno apprezzare il valore della preghiera - del parlare con questo Dio - e dei riti, così come intuire la differenza fra il bene ed il male. Sappiate, allora, accompagnarli nella fede, in questa conoscenza di Dio, in questa amicizia con Dio, in questa conoscenza della differenza tra il bene e il male. Accompagnateli nella fede sin dalla più tenera età.



E come coltivare poi il germe della vita eterna a mano a mano che il bambino cresce? San Cipriano ci ricorda: "Nessuno può avere Dio per Padre, se non ha la Chiesa per Madre". Ed è perciò che non diciamo Padre mio, ma Padre nostro, perché solo nel "noi" della Chiesa, dei fratelli e sorelle, siamo figli. Da sempre la comunità cristiana ha accompagnato la formazione dei bambini e dei ragazzi, aiutandoli non solo a comprendere con l’intelligenza le verità della fede, ma anche a vivere esperienze di preghiera, di carità e di fraternità.
Da Papa Francesco
È come se l'Europa si fosse stancata di fare la mamma, preferendo fare la nonna. L'altro giorno leggevo una statistica sui criteri di spesa della popolazione a livello mondiale. Dopo alimentazione, vestiti e medicine, tre voci necessarie, seguono la cosmetica e le spese per animali domestici. Perché il rapporto affettivo con gli animali è più facile, maggiormente programmabile. Un animale non è libero, mentre avere un figlio è una cosa complessa.

Scheda n. 2 (per gli incontri del I anno)

Invitati alla mensa della Parola e dell'Eucarestia.
Nel presentare per la prima volta la Messa ai bambini è bene partire da ciò che è centrale in essa. Non è importante che i piccoli ne capiscano ogni sua parte: ciò avverrà semplicemente partecipandovi. È importante invece andare subito al cuore dell'Eucarestia, perché i bambini perché lo abbiano subito chiaro. Si può tranquillamente affermare che il cuore dell’educazione cristiana dei figli da 3 a 6 anni è la celebrazione eucaristica: dove la famiglia partecipa insieme alla Messa e all’anno liturgico con gioia e serenità, ecco che l’educazione dei figli alla fede è garantita, perché è garantita la fede dei genitori ed il loro cammino cristiano. I genitori debbono preoccuparsi di essere cristiani loro: questo aiuterà i loro figli. I genitori debbono preoccuparsi di pregare e di celebrare ed i figli pregheranno e vivranno la liturgia vedendoli vivere.
I due punti centrali dell'Eucarestia sono la proclamazione del Vangelo e la Consacrazione. Nel presentare la Messa ai bambini al principio basta soffermarsi su questi due momenti e farne percepire almeno in germe la loro bellezza. Non è poco se i bambini impareranno a riconoscere ed amare questi due momenti. Nell’introduzione a questa IV tappa si è già spiegato che la presentazione della Messa potrebbe essere fatta dal parroco, riunendo tutti i bambini dai 3 ai 6 anni ed, intorno a loro, tutti i genitori, invitando poi le famiglie ad approfondire l’incontro con i bambini nelle case. Le Indicazioni operative al termine di questa scheda spiegano meglio tutto questo.
Il canto dell'Alleluia, prima della proclamazione del Vangelo
Non si deve dimenticare che, mentre l'adulto forse è colpito da ciò che cambia ogni volta, il bambino invece gode nel vedere ciò che si ripete, ciò che permane, ciò che il rito ripropone sempre uguale. Per questo, piuttosto che spiegare all'inizio i singoli brani del Vangelo è bene mostrare come la sua lettura è sempre preceduta dal canto dell'Alleluja. Il racconto della vita di Gesù è talmente bello che prima di ascoltarlo ci si prepara cantando. Ai bambini piacerà scoprire che Alleluja è una parola ebraica, la stessa lingua che parlava Gesù. E sapere che quella parola vuol dire “lodate Dio”, “alelu Ya” (dove “alelu” vuol dire “lodate” e “Ya” è l'abbreviazione di “Yahve”, il nome di Dio in ebraico). Con quel canto il popolo ebraico ha lodato il Signore fin dalle sue origini. La gratitudine va a Dio per qualche dono specifico che ci fa, la lode, invece, sale a Lui semplicemente perché Egli è ed è presente. Ora questa lode è divenuta perfetta perché Dio è venuto in mezzo a noi, donandoci il suo Figlio. Per questo la Chiesa canta l'Alleluja prima ancora di sapere quale racconto o parola Gesù ci dirà, semplicemente perché è Lui che ci parla.

È molto importante insegnare ai bambini a cantare l'Alleluja. Sarà bene, ovviamente, scegliere la melodia dell'Alleluja che si canta abitualmente nella Messa frequentata dalle giovani famiglie. Il canto piace moltissimo ai bambini e la loro gioia fa riscoprire anche ai genitori quanto sia bello esprimere la lode di Dio cantando.

Dopo aver insegnato il canto, si può proseguire spiegando ai bambini che ci si segna con il segno della croce sulla fronte, sulla bocca e sul cuore, perché la Parola che ascolteremo si imprima nella nostra mente, nel nostro cuore e sia ripetuta dalle nostre labbra. Questo permetterà loro di partecipare con quel gesto semplicissimo alla liturgia ogni volta che si recheranno a messa con i loro genitori, imparando ad individuare quando viene proclamato il Vangelo, la Parola di Gesù.

I genitori saranno invitati, invece, a leggere il Vangelo della domenica in casa con i figli prima di venire a Messa, o a parlarne quando, terminata la celebrazione, si ritroveranno in famiglia. Sarà bene anche mostrare ai genitori un Messalino o dare indicazioni sui siti Internet che pubblicano ogni settimana la liturgia domenicale per spiegare loro come possono trovare con facilità il Vangelo della Messa domenicale.

Si può offrire ai genitori, se non è stato già fatto, anche la scheda n. 7 della III tappa che presenta la bellezza del giorno del Signore nella vita della famiglia e della comunità parrocchiale.


La Consacrazione
L'incontro può proseguire poi con la presentazione della Consacrazione (ma si potrebbe pensare anche ad un secondo incontro successivo). Il sacerdote spiegherà che in quel momento si invoca il Padre perché mandi lo Spirito Santo, mostrando il gesto dell'epiclesi. La liturgia è fatta non di concetti, ma di gesti ed i bambini sono attentissimi ai gesti che imparano a riconoscere e ad amare. Farà ascoltare poi ai bambini le parole della Consacrazione, mostrandone ancora una volta i gesti. Spiegherà così che proprio perché Gesù è risorto ed è il vivente può servirsi del sacerdote per donare se stesso. Egli ha il potere di entrare nel nostro tempo e di donarsi proprio perché, dopo la morte, è risorto, a differenza di tutti gli uomini del passato. E si dona a noi e ci incontra e ci ama, proprio perché noi abbiamo bisogno di Lui come del pane che ci nutre e come del vino che rende allegra la vita dei grandi. Veramente quel pane e quel vino diventano il suo corpo ed il suo sangue. Nel linguaggio di Gesù dire il “mio corpo” ed il “mio sangue” non significa “dire” separatamente delle parti di sé. “Questo è il mio corpo” vuol dire “questo sono io stesso”, “questo è il mio sangue” vuol dire “questo sono io stesso”.

Nell'incontro sarà bene mostrare la patena ed il calice e farli anche prendere in mano ai bambini, spiegando però che è solo il sacerdote a poter fare la Consacrazione.

Infine, sarà molto importante spiegare ai bambini il gesto dell'inginocchiarsi, mostrandolo loro ed in invitandoli a ripeterlo. L'uomo non piega il suo capo e le sue ginocchia dinanzi a nulla e a nessuno, perché è costituito figlio da Dio Padre e, quindi, libero. Ma dinanzi a Gesù l'uomo si inginocchia perché sa quanto grande sia il suo amore, perché riconosce quanto è grande che Gesù si doni a noi. Solo dinanzi a Dio noi ci inginocchiamo e questo gesto dice quanto Egli sia unico per noi.



Durante la Consacrazione tutti tacciono, proprio perché è la salvezza di Dio che giunge a noi e tutti siamo concentrati nell'accoglierla. Ed è importantissimo anche insistere su questo silenzio, su questo raccoglimento che si deve creare al momento della Consacrazione e che anche i bambini debbono vivere. Solo più tardi essi potranno ricevere la Comunione, ma già ora possono desiderarla con quel silenzio ed accogliere Gesù che viene in mezzo a noi.

L'incontro si potrà concludere portando i bambini dinanzi al Tabernacolo e facendo fare loro il gesto della genuflessione, lasciandoli un istante in silenzio a dire a Gesù il loro grazie o le loro richieste.
Indicazioni operative
N.B. Le indicazioni che seguono valgono per tutte le schede nn. 2-10
È bene che l'incontro sia presieduto dal sacerdote che presiede la messa abitualmente frequentata dalle famiglie. I bambini hanno bisogno di incontrare ripetutamente il sacerdote che li accompagna, perché accolgono volentieri le parole di un volto che conoscono e da cui si sentono amati. Pian piano impareranno anche che un sacerdote è importante a motivo della sua ordinazione, al di là della persona concreta di questo o quel sacerdote.

Si consiglia di invitare insieme tutti i bambini che hanno dai 3 ai 6 anni insieme ai loro genitori. A loro non crea eccessivo problema la diversità di età quando si tratta di vivere insieme un momento in cui sono i grandi a raccontare loro qualcosa. Tenere insieme le diverse età semplifica, ovviamente, il lavoro del sacerdote e dei catechisti. Solo se il numero dei partecipanti dovesse essere molto alto, si potrà pensare allora ad una suddivisione.

Sarà utile sistemare una sala parrocchiale con un grande tappeto al centro del quale siederanno i bambini, mentre intorno al tappeto possono essere disposte le sedie sulle quali siederanno i genitori che accompagnano i figli.

Il sacerdote spiegherà che l'incontro non sostituisce la celebrazione vera e propria che si svolgerà di domenica insieme a tutti i cristiani della parrocchia nella chiesa, ma che è invece un'occasione per prepararsi ad essa. In questa maniera aiuterà i bambini fin dall'inizio a capire che la liturgia non può essere infantilizzata. Anzi essa è la celebrazione di tutti, ma proprio perché è così preziosa i grandi sono felici di mostrarne ai piccoli la bellezza, perché essi vengono pian piano preparati a divenirne pienamente partecipi.

Nella celebrazione preparatoria con i bambini, si utilizzeranno i segni e gli oggetti veri della liturgia permettendo ai bambini di vederli da vicino e di toccarli per familiarizzarsi con essi, ma si avrà cura di ricordare che essi saranno poi utilizzati realmente la domenica.

Ad esempio, in questo primo incontro si potranno utilizzare il calice e la patena, si potranno mostrare le particole e farle assaggiare, si potrà far versare ai bambini alcune gocce d'acqua nel calice del vino, ma avendo sempre cura di spiegare che solo nel contesto celebrativo domenicale quei gesti assumono il lor pieno significato.





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