Dipartimento di sostegno


II PARTE: L’ORGANIZZAZIONE



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II PARTE: L’ORGANIZZAZIONE

1. Il ruolo degli Uffici Scolastici Regionali

Il decentramento avvenuto nell’ultimo decennio e la conseguente assunzione di

responsabilità da parte degli organi decentrati - nell’ambito delle materie ad essi

attribuite - fa assumere agli Uffici Scolastici Regionali un ruolo strategico ai fini della

pianificazione/programmazione/”governo” delle risorse e delle azioni a favore

dell’inclusione scolastica degli alunni disabili.

L’azione di coordinamento ed indirizzo di loro competenza fa prevedere che:

 attivino ogni possibile iniziativa finalizzata alla stipula di Accordi di

programma regionali per il coordinamento, l’ ottimizzazione e l’uso delle

risorse, riconducendo le iniziative regionali ad un quadro unitario

compatibile con i programmi nazionali d’istruzione e formazione e con

quelli socio - sanitari;

 promuovano la costituzione di G.L.I.R. (Gruppo di Lavoro

Interistituzionale Regionale), al quale demandare la realizzazione

dell’obiettivo sopra individuato. Fermo restando l’attuale ruolo

istituzionale dei G.L.I.P., appare opportuno che quest’ultimi, nella

prospettiva della costituzione dei citati G.L.I.R., vengano intesi come

organismi attuativi, in sede provinciale, delle linee di indirizzo e

coordinamento stabilite a livello regionale;

 organizzino attività di formazione per dirigenti scolastici e personale della

scuola (ivi compreso il personale ATA) al fine di implementare e

diffondere la cultura dell’inclusione e della “presa in carico” complessiva

dell’alunno disabile da parte del sistema scuola;

 favoriscano la costituzione di reti territoriali per la realizzazione sia delle

attività formative sia di ogni altra azione a favore dell’inclusione, al fine di

renderla più rispondente alle realtà di contesto e alle esperienze di vita dei

soggetti. La “rete” di scuole, inserita all’interno dei tavoli di

concertazione/coordinamento territoriali, appare essere lo strumento

operativo più funzionale per la realizzazione di interventi mirati, aderenti

al contesto, compatibili con le opportunità e le risorse effettivamente

disponibili. Le “reti” consentono l’incremento di azioni volte a favorire la

piena valorizzazione delle persone, la crescita e lo sviluppo educativo,

cognitivo e sociale del singolo discente mediante percorsi individualizzati

interconnessi con la realtà sociale del territorio, nella prospettiva di creare

legami forti e senso di appartenenza;

 potenzino il ruolo e il funzionamento dei Centri di Supporto Territoriale

istituiti dal Progetto “Nuove Tecnologie e Disabilità”, nonché quello dei

Centri di Documentazione /Consulenza/Ascolto in quanto luoghi

“dedicati” per realizzare e far circolare esperienze, disporre di consulenze

esperte, costituire effettive comunità di pratiche.



2. Rapporti interistituzionali

Nella logica del decentramento e del compimento del processo attuativo del titolo

V della Costituzione, il concetto di Governance è il paradigma di riferimento per i

rapporti interistituzionali, in quanto inteso come la capacità delle istituzioni di

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coordinare e orientare l’azione dei diversi attori del sistema sociale e formativo



valorizzando le attività di regolazione e orientamento.

Il termine Governance è sempre più utilizzato come categoria- guida nell'ambito

delle politiche pubbliche, per sottolineare la prevalenza di logiche di tipo negoziale e

relazionale, coordinative, piuttosto di quelle di vero e proprio Government basate

esclusivamente sulla normazione e sulla programmazione. Si tratta, quindi, di stabilire

azioni di raccordo fra gli enti territoriali (Regione, USR, province, comuni), i servizi

(ASL, cooperative, comunità), le istituzioni scolastiche, per la ricognizione delle

esigenze e lo sviluppo della relativa offerta sul territorio.

Lo strumento operativo più adeguato a tal fine sembra essere quello rappresentato

dai Tavoli di concertazione costituiti in ambiti territoriali che coincidano possibilmente

con i Piani di Zona.

Si delinea, in tal modo, un sistema di co-decisioni e “cooperazioni

interistituzionali” che realizza un policentrismo decisionale declinato, di volta in volta,

secondo l’oggetto della decisione da assumere in cooperazione o collaborazione,

accordi o intese, coordinamento .

Gli ambiti territoriali diventano il luogo privilegiato per realizzare il sistema

integrato di interventi e servizi e lo snodo di tutte le azioni, tramite la costituzione di

tavoli di concertazione/ coordinamento – all’interno dei quali c’è la “rete” di scuolecomposti

dai rappresentanti designati da ciascun soggetto ((istituzionale o meno) che

concorre all’attuazione del progetto di vita costruito per ciascun alunno disabile.

E’, infatti, proprio nella definizione del progetto di vita che si realizza l’effettiva

integrazione delle risorse, delle competenze e delle esperienze funzionali all’inclusione

scolastica e sociale.

I prioritari ambiti di intervento sono riconducibili a:

1. formazione (poli specializzati sulle diverse tematiche connesse a specifiche

disabilità /banche dati/anagrafe professionale/consulenze esperte);

2. distribuzione/allocazione/dotazione risorse professionali (insegnanti

specializzati, assistenti ad personam, operatori, educatori, ecc.);

3. distribuzione/ottimizzazione delle risorse economiche e strumentali (fondi

finalizzati all’integrazione scolastica, sussidi e attrezzature, tecnologie, ecc.);

4. adozione di iniziative per l’accompagnamento dell’alunno alla vita adulta

mediante esperienze di alternanza scuola-lavoro, stage, collaborazione con le

aziende del territorio.

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III PARTE



LA DIMENSIONE INCLUSIVA DELLA SCUOLA

Con l’autonomia funzionale di cui alla Legge 59/1997, le istituzioni scolastiche

hanno acquisito la personalità giuridica e dunque è stato loro attribuito, nei limiti

stabiliti dalla norma, il potere discrezionale tipico delle Pubbliche Amministrazioni. Ne

consegue che la discrezionalità in parola, relativa alle componenti scolastiche

limitatamente alle competenze loro attribuite dalle norme vigenti, ed in particolare

nell’ambito dell’autonomia organizzativa e didattica, dovrà essere esercitata tenendo

debitamente conto dei principi inerenti le previsioni di legge concernenti gli alunni con

disabilità. La citata discrezionalità dovrà altresì tenere conto del principio di logicitàcongruità,

il cui giudizio andrà effettuato in considerazione dell’interesse primario da

conseguire, ma naturalmente anche degli interessi secondari e delle situazioni di fatto.

Si ribadisce, inoltre, che le pratiche scolastiche in attuazione dell’integrazione

degli alunni con disabilità, pur nella considerazione dei citati interessi secondari e delle

citate situazioni di fatto, nel caso in cui non si conformassero immotivatamente

all’interesse primario del diritto allo studio degli alunni in questione, potrebbero essere

considerati atti caratterizzati da disparità di trattamento.

Tale violazione è inquadrabile in primo luogo nella mancata partecipazione di

tutte le componenti scolastiche al processo di integrazione, il cui obiettivo fondamentale

è lo sviluppo delle competenze dell’alunno negli apprendimenti, nella comunicazione e

nella relazione, nonché nella socializzazione, obiettivi raggiungibili attraverso la

collaborazione e il coordinamento di tutte le componenti in questione nonché dalla

presenza di una pianificazione puntuale e logica degli interventi educativi, formativi,

riabilitativi come previsto dal P.E.I.

In assenza di tale collaborazione e coordinamento, mancanza che si esplica in

ordine ad atti determinati da una concezione distorta dell’integrazione, verrebbe a

mancare il menzionato corretto esercizio della discrezionalità.



1. Il ruolo del dirigente scolastico

Le seguenti indicazioni non intendono ripetere gli adempimenti previsti per il

Dirigente scolastico nel processo di integrazione, tra l'altro già presenti in molti

documenti che definiscono Accordi di programma o in Linee Guida per l'integrazione

degli alunni con disabilità realizzate da Uffici Scolastici Regionali o Provinciali. Si

intende invece dare delle direttive generali sulla base delle quali assicurare, pur in

presenza di situazioni territoriali diverse e complesse, l’effettività del diritto allo studio

degli alunni con disabilità, mediante risposte adeguate ai loro bisogni educativi speciali.

1.1. Leadership educativa e cultura dell’integrazione

Il Dirigente scolastico è il garante dell’offerta formativa che viene progettata ed

attuata dall’istituzione scolastica: ciò riguarda la globalità dei soggetti e, dunque, anche

gli alunni con disabilità.

Il Piano dell’Offerta Formativa (POF) è inclusivo quando prevede nella

quotidianità delle azioni da compiere, degli interventi da adottare e dei progetti da

realizzare la possibilità di dare risposte precise ad esigenze educative individuali; in tal

senso, la presenza di alunni disabili non è un incidente di percorso, un‘emergenza da

presidiare, ma un evento che richiede una riorganizzazione del sistema già individuata

in via previsionale e che rappresenta un’occasione di crescita per tutti.

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L’integrazione/inclusione scolastica è, dunque, un valore fondativo, un assunto



culturale che richiede una vigorosa leadership gestionale e relazionale da parte del

Dirigente Scolastico, figura-chiave per la costruzione di tale sistema. La leadership

dirigenziale si concretizza anche mediante la promozione e la cura di una serie di

iniziative da attuarsi di concerto con le varie componenti scolastiche atte a dimostrare

l’effettivo impegno del Dirigente e dell'istituzione scolastica in tali tematiche (come per

esempio corsi di formazione, programmi di miglioramento del servizio scolastico per gli

alunni con disabilità, progetti, iniziative per il coinvolgimento dei genitori e del

territorio, costituzioni di reti di scuole per obiettivi concernenti l’inclusione,

partecipazione agli incontri di GLHO, istituzione del GLH di Istituto, favorire la

continuità educativo-didattica, programmi di miglioramento del servizio scolastico per

gli alunni con disabilità, partecipazione alla stipula di Accordi di programma a livello

dei piani di zona, di cui all’art 19 L.n. 328/00, direttamente o tramite reti di scuole,

ecc.).

L'autonomia funzionale delle istituzioni scolastiche ha ridotto il peso delle



indicazioni normative ed istituzionali, favorendo una maggiore discrezionalità

nell'elaborazione della progettazione educativa rivolta al successo formativo di tutti gli

alunni. Tale dimensione richiede però un buon livello organizzativo, inteso come

definizione di una serie di “punti fermi”, definiti sulla base di principi garantiti per

legge, entro i quali sviluppare la progettualità aperta della scuola autonoma.

Il contributo del Collegio dei docenti e del Consiglio di istituto deve assicurare

l'elaborazione del Piano dell'Offerta Formativa che descrive, fra l'altro, le decisioni

assunte in ordine all'integrazione scolastica. Il Dirigente ha il compito di rendere

operative tali indicazioni, che ha condiviso con gli Organi collegiali, con proprie azioni,

finalizzate all'attuazione del Piano in questione. Resta fermo il ruolo del Dirigente come

stimolo, promotore di iniziative e di attività educative, anche alla luce della

responsabilità dirigenziale in ordine ai risultati del servizio di istruzione.

Per la realizzazione operativa delle attività concernenti l'integrazione scolastica, il

Dirigente Scolastico può individuare una figura professionale di riferimento (figura

strumentale), per le iniziative di organizzazione e di cura della documentazione, delle

quali tale figura è responsabile e garante.

In via generale, dunque, al Dirigente scolastico è richiesto di:

 promuovere e incentivare attività diffuse di aggiornamento e di formazione

del personale operante a scuola (docenti, collaboratori, assistenti) anche

tramite corsi di aggiornamento congiunti di cui all’art 14 comma 7 L.n.

104/92, al fine di sensibilizzare, informare e garantire a tutte le

componenti il conseguimento di competenze e indispensabili “strumenti”

operativo-concettuali (per intervenire sul contesto e modificarlo);

 valorizzare progetti che attivino strategie orientate a potenziare il processo

di inclusione;

 guidare e coordinare le azioni/iniziative/attività connesse con le procedure

previste dalle norme di riferimento: presidenza del GLH d’istituto,

formazione delle classi, utilizzazione degli insegnanti per le attività di

sostegno;

 indirizzare l’operato dei singoli Consigli di classe/interclasse affinché

promuovano e sviluppino le occasioni di apprendimento, favoriscano la

partecipazione alle attività scolastiche, collaborino alla stesura del P.E.I.;

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 coinvolgere attivamente le famiglie e garantire la loro partecipazione



durante l’elaborazione del PEI;

 curare il raccordo con le diverse realtà territoriali (EE.LL., enti di

formazione, cooperative, scuole, servizi socio-sanitari, ecc.);

 attivare specifiche azioni di orientamento per assicurare continuità nella



presa in carico del soggetto da parte della scuola successiva o del percorso

post-scolastico prescelto;

 intraprendere le iniziative necessarie per individuare e rimuovere eventuali

barriere architettoniche e/o senso-percettive.

1.2 La programmazione

Al fine dell’inclusione scolastica degli alunni con disabilità è indispensabile

ricordare che l’obiettivo fondamentale della Legge 104/92, art. 12, c. 3, è lo sviluppo

degli apprendimenti mediante la comunicazione, la socializzazione e la relazione

interpersonale. A questo riguardo, infatti, la Legge in questione recita: “L’integrazione

scolastica ha come obiettivo lo sviluppo delle potenzialità della persona handicappata

nell'apprendimento, nella comunicazione, nelle relazioni e nella socializzazione”; il c. 4

stabilisce inoltre che “l'esercizio del diritto all'educazione e all'istruzione non può essere

impedito da difficoltà di apprendimento né da altre difficoltà derivanti dalle disabilità

connesse all'handicap”. La progettazione educativa per gli alunni con disabilità deve,

dunque, essere costruita tenendo ben presente questa priorità.

Qualora, per specifiche condizioni di salute dell’alunno (di cui deve essere edotto

il Dirigente Scolastico) o per particolari situazioni di contesto, non fosse realmente

possibile la frequenza scolastica per tutto l’orario, è necessario che sia programmato un

intervento educativo e didattico rispettoso delle peculiari esigenze dell’alunno e,

contemporaneamente, finalizzato al miglioramento delle abilità sociali, al loro

potenziamento e allo sviluppo degli apprendimenti anche nei periodi in cui non è

prevista la presenza in classe.

Sulla base di tale assunto, è contraria alle disposizioni della Legge 104/92, la

costituzione di laboratori che accolgano più alunni con disabilità per quote orarie anche

minime e per prolungati e reiterati periodi dell’anno scolastico.

E' vero, comunque, che talvolta si tende a considerare esaurito il ruolo formativo

della scuola nella socializzazione. Una considerazione corretta di questo concetto,

tuttavia, porta ad interpretare la socializzazione come uno strumento di crescita da

integrare attraverso il miglioramento degli apprendimenti con buone pratiche didattiche

individualizzate e di gruppo. Riemerge qui la centralità della progettazione educativa

individualizzata che sulla base del caso concreto e delle sue esigenze dovrà individuare

interventi equilibrati fra apprendimento e socializzazione, preferendo in linea di

principio che l'apprendimento avvenga nell'ambito della classe e nel contesto del

programma in essa attuato.

Una progettazione educativa che scaturisca dal principio del diritto allo studio e

allo sviluppo, nella logica anche della costruzione di un progetto di vita che consente

all'alunno di “avere un futuro”, non può che definirsi all'interno dei Gruppi di lavoro

deputati a tale fine per legge. L'istituzione di tali Gruppi in ogni istituzione scolastica è



obbligatoria, non dipendendo dalla discrezionalità dell'autonomia funzionale. Per tale

motivo il Dirigente Scolastico ha l'onere di intraprendere ogni iniziativa necessaria

affinché i Gruppi in questione vengano istituiti, individuando anche orari compatibili

per la presenza di tutte le componenti chiamate a parteciparvi.

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Si è integrati/inclusi in un contesto, infatti, quando si effettuano esperienze e si



attivano apprendimenti insieme agli altri, quando si condividono obiettivi e strategie di

lavoro e non quando si vive, si lavora, si siede gli uni accanto agli altri. E tale

integrazione, nella misura in cui sia sostanziale e non formale, non può essere lasciata al

caso, o all'iniziativa degli insegnanti per le attività di sostegno, che operano come organi

separati dal contesto complessivo della classe e della comunità educante. È necessario

invece procedere secondo disposizioni che coinvolgano tutto il personale docente,

curricolare e per le attività di sostegno, così come indicato nella nota ministeriale prot.

n. 4798 del 25 luglio 2005, di cui si ribadisce la necessità di concreta e piena attuazione.

Per non disattendere mai gli obiettivi dell’apprendimento e della condivisione, è

indispensabile che la programmazione delle attività sia realizzata da tutti i docenti

curricolari, i quali, insieme all’insegnante per le attività di sostegno e definiscono gli

obiettivi di apprendimento per gli alunni con disabilità in correlazione con quelli

previsti per l’intera classe.

Date le finalità della programmazione comune fra docenti curricolari e per le

attività di sostegno per la definizione del Piano educativo dell'alunno con disabilità,

finalità che vedono nella programmazione comune una garanzia di tutela del diritto allo

studio, è opportuno ricordare che la cooperazione e la corresponsabilità del team docenti

sono essenziali per le finalità previste dalla legge. A tal riguardo, è compito del

Dirigente Scolastico e degli Organi collegiali competenti attivare, nell'ambito della

programmazione integrata, le necessarie iniziative per rendere effettiva la cooperazione

e la corresponsabilità di cui sopra, attraverso il loro inserimento nel P.O.F.

La documentazione relativa alla programmazione in parola deve essere resa

disponibile alle famiglie, al fine di consentire loro la conoscenza del percorso educativo

concordato e formativo pianificato.

A questo riguardo è importante sottolineare l'importanza, in particolare nel

momento del passaggio fra un grado e l’altro d’istruzione, del fascicolo individuale

dell'alunno con disabilità, che dovrà essere previsto a partire dalla Scuola dell’Infanzia e

comunque all’inizio del percorso di scolarizzazione, al fine di documentare il percorso

formativo compiuto nell'iter scolastico.

Si precisa infine che dal punto di vista concettuale e metodologico è opportuno

distinguere fra la programmazione personalizzata che caratterizza il percorso

dell’alunno con disabilità nella scuola dell’obbligo e la programmazione differenziata

che, nel II ciclo di istruzione, può condurre l’alunno al conseguimento dell’attestato di

frequenza.

1.3 La flessibilità

La flessibilità organizzativa e didattica prevista dall'autonomia funzionale delle

istituzioni scolastiche consente di articolare l'attività di insegnamento secondo le più

idonee modalità per il raggiungimento del successo formativo di tutti gli alunni, finalità

ultima dell'intero servizio nazionale di istruzione, fermo restando il rispetto dei principi

inerenti la normativa di legge. Così, per esempio, l'insegnante per le attività di sostegno

non può essere utilizzato per svolgere altro tipo di funzioni se non quelle strettamente

connesse al progetto d'integrazione, qualora tale diverso utilizzo riduca anche in minima

parte l’efficacia di detto progetto.

Le opportunità offerte dalla flessibilità organizzativa per il raggiungimento del

diritto allo studio degli alunni con disabilità sono molteplici.

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Relativamente al passaggio dal primo al secondo ciclo di istruzione o nei



passaggi intermedi, è opportuno che i Dirigenti Scolastici coinvolti prevedano forme di

consultazione obbligatorie fra gli insegnanti della classe frequentata dall’alunno con

disabilità e le figure di riferimento per l'integrazione delle scuole coinvolte, al fine di

consentire continuità operativa e la migliore applicazione delle esperienze già maturate

nella relazione educativo-didattica e nelle prassi di integrazione con l'alunno con

disabilità.

I Dirigenti scolastici impegnati nel passaggio in questione possono inoltre

avviare progetti sperimentali che, sulla base di accordi fra le istituzioni scolastiche e nel

rispetto della normativa vigente anche contrattuale, consentano che il docente del grado

scolastico già frequentato partecipi alle fasi di accoglienza e di inserimento nel grado

successivo.

Particolare importanza ha in tale ambito la consegna della documentazione

riguardante l'alunno con disabilità al personale del ciclo o grado successivo. Tale

documentazione dovrà essere completa e sufficientemente articolata per consentire

all'istituzione scolastica che prende in carico l'alunno di progettare adeguatamente i

propri interventi. Talvolta, semplicemente la carenza documentale può rallentare il

raggiungimento del successo formativo richiesto dalle disposizioni legislative.

È inoltre opportuno valutare attentamente se il principio tutelato

costituzionalmente del diritto allo studio e interpretato dalla Legge 59/97 come diritto al

successo formativo per tutti gli alunni, possa realizzarsi, fermo restando le deroghe

previste dalla normativa vigente, attraverso la permanenza nel sistema di istruzione e

formazione fino all'età adulta (21 anni) o attraverso rallentamenti eccessivi in

determinati gradi scolastici. Il sistema di istruzione, infatti, risponde ai bisogni educativi

e formativi dei giovani cittadini, rendendosi alla fine necessario, anche attraverso la

piena attuazione di norme che garantiscono il diritto al lavoro delle persone con

disabilità, il passaggio della presa in carico ad altri soggetti pubblici.

A questo scopo, per quanto di competenza del sistema nazionale di istruzione è

fondamentale l'organizzazione puntuale del passaggio al mondo del lavoro e

dell'attuazione del progetto di vita.

1.4 Il progetto di vita

Il progetto di vita, parte integrante del P.E.I., riguarda la crescita personale e

sociale dell'alunno con disabilità ed ha quale fine principale la realizzazione in

prospettiva dell'innalzamento della qualità della vita dell'alunno con disabilità, anche

attraverso la predisposizione di percorsi volti sia a sviluppare il senso di autoefficacia e

sentimenti di autostima, sia a predisporre il conseguimento delle competenze necessarie

a vivere in contesti di esperienza comuni.

Il progetto di vita, anche per il fatto che include un intervento che va oltre il

periodo scolastico, aprendo l'orizzonte di “un futuro possibile”, deve essere condiviso

dalla famiglia e dagli altri soggetti coinvolti nel processo di integrazione.

Risulta inoltre necessario predisporre piani educativi che prefigurino, anche

attraverso l'orientamento, le possibili scelte che l'alunno intraprenderà dopo aver

concluso il percorso di formazione scolastica. Il momento “in uscita”, formalizzato “a

monte” al momento dell'iscrizione, dovrà trovare una sua collocazione all'interno del

Piano dell'Offerta Formativa, in particolare mediante l'attuazione dell'alternanza scuolalavoro

e la partecipazione degli alunni con disabilità nell'ambito del sistema IFTS. Ai

fini dell'individuazione di forme efficaci di relazione con i soggetti coinvolti nonché con

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quelli deputati al servizio per l'impiego e con le associazioni, il Dirigente scolastico



predispone adeguate misure organizzative.

1.5 La costituzione delle reti di scuole

Al fine di una più efficace utilizzazione dei fondi per l'integrazione scolastica, di

una condivisione di risorse umane e strumentali, nei limiti delle disposizioni normative

vigenti anche contrattuali, e per rendere più efficace ed efficiente l'intervento delle

istituzioni scolastiche nel processo di crescita e sviluppo degli alunni con disabilità, il

Dirigente Scolastico promuove la costituzione di reti di scuole, anche per condividere

buone pratiche, promuovere la documentazione, dotare il territorio di un punto di

riferimento per i rapporti con le famiglie e con l'extra-scuola nonché per i momenti di

aggiornamento degli insegnanti.






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