Directoire pour la vie et le ministère



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Congregazione per il Clero


DIRETTORIO

PER IL MINISTERO

E LA VITA DEI PRESBITERI
nuova edizione

ISBN
Cpyright LEV

PRESENTAZIONE

Il fenomeno della “secolarizzazione”, cioè la tendenza a vivere la vita in una proiezione orizzontale, mettendo da parte o neutralizzando, pur accettando volentieri il discorso religioso, la dimensione del trascendente, da diversi decenni coinvolge senza esclusione tutti i battezzati, in una misura tale da impegnare coloro che hanno il compito, per mandato divino, di guidare la Chiesa a prendere decisa posizione. Uno dei suoi effetti più rilevanti è l’allontanamento dalla pratica religiosa, con un rifiuto sia del depositum fidei così come è autenticamente insegnato dal Magistero cattolico, sia dell’autorità e del ruolo dei sacri ministri, chiamati a sé da Cristo (Mc 3,13-19) a cooperare al suo piano di salvezza e condurre gli uomini all’obbedienza della fede (cf. Sir 48,10; Eb 4,1-11; Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 144ss.). Tale allontanamento, a volte consapevole, altre volte è indotto da forme abitudinarie subdolamente imposte dalla cultura dominante con l’intento di scristianizzare la società civile.

Da qui il particolare impegno profuso da Benedetto XVI fin dalle prime battute del suo pontificato, e volto a una rivalutazione della dottrina cattolica come sistemazione organica della sapienza autenticamente rivelata da Dio e che ha in Cristo il suo compimento, dottrina il cui valore veritativo è alla portata dell’intelli-genza di tutti gli uomini (cf. CCC, n. 27ss).

Se è vero che la Chiesa esiste, vive e si perpetua nel tempo per mezzo della missione evangelizzatrice (cf. Concilio Vati-cano II, decreto Ad Gentes), appare chiaro che per essa l’effetto più deleterio causato dalla dilagante secolarizzazione è la crisi del ministero sacerdotale che da una parte si manifesta nella sensibile riduzione delle vocazioni, e dall’altra nella diffusione di uno spirito di vera e propria perdita di senso soprannaturale della missione sacerdotale; forme, queste, di inautenticità che non poche volte, nelle degenerazioni più estreme, hanno fatto conoscere situazioni di gravi sofferenze. Per questo motivo, la riflessione sul futuro del sacerdozio coincide con il futuro dell’evangelizzazione e perciò della Chiesa stessa.

Nel 1992, il Beato Giovanni Paolo II, con l’Esortazione post-sinodale Pastores dabo vobis, aveva già messo ampiamente in luce quanto stiamo dicendo, e aveva spinto successivamente a prendere in seria considerazione il problema attraverso una serie di interventi e iniziative.

Inoltre, a questo proposito, va senza dubbio ricordato in modo del tutto singolare l’Anno Sacerdotale 2009-2010, significativamente celebrato in concomitanza con il 150° anniversario della morte di S. Giovanni Maria Vianney, patrono dei parroci e dei sacerdoti in cura d’anime.

Sono state queste le ragioni fondamentali che, dopo lunga serie di consultazioni, ci spinsero a redigere, nel 1994, la prima edizione del Direttorio per il Ministero e la Vita dei Presbiteri, uno strumento atto a fare luce e ad essere da guida nell’impegno di rinnovamento spirituale dei sacri ministri, apostoli sempre più disorientati, immersi in un mondo difficile e continuamente mutevole.

La proficua esperienza dell’Anno Sacerdotale (la cui eco è ancora vicina), la promozione di una «nuova evangelizzazione», le ulteriori e preziose indicazioni del magistero di Benedetto XVI e, purtroppo, le dolorose ferite che hanno tormentato la Chiesa per la condotta di alcuni suoi ministri, ci hanno esortati a ripensare una nuova edizione del Direttorio, che potesse essere più congeniale al momento storico presente, pur mantenendo sostanzialmente inalterato lo schema del documento originale, nonché, naturalmente, l’insegnamento perenne della teologia e della spiritualità del sacerdozio cattolico. Già nella sua breve Introduzione ne apparivano chiare le intenzioni: «È sembrato opportuno richiamare quegli elementi dottrinali fondamentali che sono al centro dell’identità, della spiritualità e della formazione permanente dei presbiteri, perché aiutino ad approfondire il significato dell’essere sacerdote e ad accrescere la sua esclusiva relazione con Gesù Cristo Capo e Pastore: il che necessariamente andrà a beneficio di tutto l’essere ed agire del presbitero. […] Questo Direttorio è un documento di edificazione e di santificazione dei sacerdoti in un mondo, per molti versi, secolarizzato e indifferente».

Vale la pena riconsiderare alcuni temi tradizionali che sono stati via via messi in ombra o talvolta apertamente respinti, a beneficio di una visione funzionalistica del sacerdote come “professionista del sacro”, o di una concezione “politica” che gli dà dignità e valore solo se attivo nel sociale. Tutto questo ha sovente mortificato la dimensione più connotativa, e che si potrebbe definire “sacramentale”, ovvero del ministro che, mentre elargisce i tesori della grazia divina, egli stesso è di Cristo, e pur restando nei limiti di una umanità ferita dal peccato, è misteriosa presenza nel mondo.

Anzitutto il rapporto del sacerdote con Dio-Trinità. La rivelazione di Dio come Padre, Figlio e Spirito Santo è legata alla manifestazione di Dio come l’Amore che crea e che salva. Ora, se la redenzione è una specie di creazione e un suo prolungamento (infatti la si dichiara «nuova»), allora il sacerdote, ministro della redenzione, essendo nel suo essere fonte di vita nuova, diviene per ciò stesso strumento della nuova creazione. È già questo sufficiente per riflettere sulla grandezza del ministro ordinato, indipendentemente dalle sue capacità e dai suoi talenti, dai suoi limiti e dalle sue miserie. È questo che induce Francesco d’Assisi a dichiarare nel suo Testamento: «E questi e tutti gli altri voglio temere, amare e onorare come miei signori. E non voglio considerare in loro il peccato, poiché in essi io discerno il Figlio di Dio e sono miei signori. E faccio questo perché, dello stesso altissimo Figlio di Dio nient’altro vedo corporalmente, in questo mondo, se non il santissimo corpo e il santissimo sangue suo, che essi ricevono ed essi soli amministrano agli altri». Quel Corpo e quel Sangue che rigenerano l’umanità.

Un altro punto importante su cui comunemente poco si insiste, ma da cui procedono tutte le implicazioni pratiche, è quello della dimensione ontologica della preghiera, in cui occupa un ruolo speciale la Liturgia delle Ore. Si accentua spesso come essa sia, sul piano liturgico una sorta di prolungamento del sacrificio eucaristico (Sal 49: «Chi offre la lode in sacrificio, questi mi onora»), e su quello giuridico un dovere imprescindibile. Ma nella visione teologica del sacerdozio ordinato come partecipazione ontologica alla “capitalità” di Cristo, la preghiera del ministro sacro, a prescindere dalla sua condizione morale, è a tutti gli effetti preghiera di Cristo, con la medesima dignità e la medesima efficacia. Inoltre essa, con l’autorità che i Pastori hanno ricevuto dal Figlio di Dio di “impegnare” il Cielo sulle questioni decise sulla terra a beneficio della santificazione dei credenti (Mt 18,18), soddisfa pienamente il comando del Signore di pregare sempre, in ogni momento, senza stancarsi (cf. Lc 18,1; 21,36). È questo un punto su cui è bene insistere. «Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta» (Gv 9,31). Ora, chi più di Cristo in persona onora il Padre e compie perfettamente la sua volontà? Se dunque il sacerdote agisce in persona Christi in ogni sua attività di partecipazione alla redenzione – con le debite differenze: nell’insegnamento, nella santificazione, nel guidare i fedeli a salvezza – niente della sua natura peccatrice può offuscare la potenza della sua preghiera. Questo, ovviamente, non deve indurci a minimizzare l’importanza di una sana condotta morale del ministro (come di ogni battezzato, del resto), la cui misura deve essere invece la santità di Dio (cf. Lv 20,8; 1Pt 1,15-16); piuttosto, serve a sottolineare come la salvezza viene da Dio e come Egli ha bisogno dei sacerdoti per perpetuarla nel tempo, e come non occorrano complicate pratiche ascetiche o particolari forme di espressione spirituale perché tutti gli uomini possano godere, anche attraverso la preghiera dei pastori, scelti per loro, degli effetti benefici del sacrificio di Cristo.

Ancora una volta si insiste sull’importanza della formazione del sacerdote che deve essere integrale, senza privilegiare un aspetto a discapito di un altro. L’essenza della formazione cristiana, in ogni caso, non può essere intesa come un “addestramento” che tocchi le facoltà spirituali umane (intelligenza e volontà) nel loro, per così dire, manifestarsi esteriore. Essa è trasformazione dell’essere stesso dell’uomo, e ogni cambiamento ontologico non può che essere Dio stesso a compierlo, per mezzo dello Spirito il cui compito, come recita il Credo, è quello di «dare la vita». “Formare” significa dare l’aspetto di qualcosa, o, nel nostro caso, di Qualcuno: «Del resto, noi sappiamo che tutto concorre al bene, per quelli che amano Dio, per coloro che sono stati chiamati secondo il suo disegno. Poiché quelli che egli da sempre ha conosciuto li ha anche predestinati a essere conformi all’immagine del Figlio suo» (Rm 8,28-29). La formazione specifica del sacerdote, dunque, poiché egli è, come abbiamo detto sopra, una sorta di “co-creatore”, richiede un abbandono del tutto singolare all’opera dello Spirito Santo, evitando, pur nella valorizzazione dei propri talenti, di cadere nel pericolo dell’attivismo, del ritenere che l’efficacia della propria azione pastorale dipenda dalla personale bravura. Un punto questo che, ben considerato, può certamente dare fiducia a quanti, in un mondo ampiamente secolarizzato e sordo alle istanze della fede, facilmente potrebbero scivolare nello scoraggiamento, e da questo nella mediocrità pastorale, nella tiepidezza e, in ultimo, nella messa in discussione di quella missione che avevano in principio accolto con tanto sincero entusiasmo.

La buona conoscenza delle scienze umane (in particolare della filosofia e della bioetica) per affrontare a testa alta le sfide del laicismo; la valorizzazione e l’uso dei mezzi di comunicazione di massa in ausilio all’efficacia dell’annuncio della Parola; la spiritualità eucaristica come specificità della spiritualità sacerdotale (l’Eu-carestia è sacramento di Cristo che si fa dono incondizionato e totale d’amore al Padre e ai fratelli, e tale deve essere anche colui che di Cristo-dono ne è partecipazione) e dalla quale dipende il senso del celibato (da più voci avversato perché mal compreso); il rapporto con la gerarchia ecclesiastica e la fraternità sacerdotale; l’amore a Maria, Madre dei sacerdoti, il cui ruolo nell’economia salvifica è di primo piano, come elemento, non decorativo o opzionale, bensì essenziale. Questi ed altri i temi successivamente affrontati in questo Direttorio, in un paradigma chiaro e completo, utile a purificare idee equivoche o distorte sull’identità e la funzione del ministro di Dio nella Chiesa e nel mondo, e che soprattutto può realmente essere di aiuto ad ogni presbitero a sentirsi orgogliosamente membro speciale di quel meraviglioso piano d’amore di Dio che è la salvezza del genere umano.

Mauro Card. Piacenza

Prefetto

Celso Morga Iruzubieta



Arcivescovo tit. di Alba marittima

Segretario
INTRODUZIONE

Benedetto XVI, nel suo discorso ai partecipanti al Convegno promosso dalla Congregazione per il Clero, il 12 marzo 2010, ha ricordato che «il tema dell’identità sacerdotale […] è determinante per l’esercizio del sacerdozio ministeriale nel presente e nel futuro». Queste parole segnalano una delle questioni centrali per la vita della Chiesa qual è la comprensione del ministero ordinato.

Alcuni anni fa, prendendo spunto dalla ricca esperienza della Chiesa sul ministero e la vita dei presbiteri, condensata in diversi documenti del Magistero1 ed in particolare nei contenuti dell’Esortazione apostolica post-sinodale Pastores dabo vobis,2 questo Dicastero aveva offerto il Direttorio per il Ministero e la Vita dei Presbiteri.3 La pubblicazione di questo documento rispondeva allora ad un’esigenza fondamentale: «il prioritario compito pastorale della nuova evangelizzazione, che investe tutto il popolo di Dio e postula un nuovo ardore, nuovi metodi e una nuova espressione per l’annuncio e la testimonianza del Vangelo, esige dei sacerdoti radicalmente e integralmente immersi nel mistero di Cristo e capaci di realizzare un nuovo stile di vita pastorale»4. Il citato Direttorio costituì, nel 1994, una risposta a questa esigenza e anche alle richieste avanzate da numerosi Vescovi sia durante il Sinodo del 1990, sia in occasione della consultazione generale dell’Episcopato promossa da questo Dicastero.

Dopo l’anno 1994, il Magistero del Beato Giovanni Paolo II è stato ricco di contenuti sul sacerdozio; un tema che, a sua volta, Papa Benedetto XVI ha approfondito con i suoi numerosi insegnamenti. L’Anno Sacerdotale 2009-2010 è stato un tempo particolarmente propizio per meditare sul ministero sacerdotale e promuovere un autentico rinnovamento spirituale dei sacerdoti.

Infine, con il passaggio di competenza sui Seminari dalla Congregazione per l’Educazione Cattolica a questo Dicastero, Benedetto XVI ha inteso dare una indicazione chiara sul legame inscindibile tra identità sacerdotale e formazione dei chiamati al ministero sacro.

Pertanto, è sembrato doveroso curare una versione aggiornata del Direttorio, che raccogliesse il ricco Magistero più recente5. Ovviamente, la nuova redazione rispetta in generale lo schema del documento originale, che fu molto ben accolto nella Chiesa, specialmente dagli stessi sacerdoti. Nel delineare i diversi contenuti, si erano tenuti presenti sia i suggerimenti dell’intero Episcopato mondiale, appositamente consultato, sia quanto emerso nel corso dei lavori della Congregazione plenaria, svoltasi in Vaticano nell’ottobre 1993, sia, infine, le riflessioni di non pochi teologi, canonisti ed esperti in materia, provenienti da diverse aree geografiche ed inseriti nelle attuali situazioni pastorali.

Nell’aggiornamento del Direttorio, si è cercato di porre l’ac-cento sugli aspetti più rilevanti dell’insegnamento magisteriale sul ministero sacro sviluppatosi dal 1994 fino ai nostri giorni, con riferimenti a documenti essenziali del Beato Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI. Si sono pure mantenute le indicazioni pratiche utili per intraprendere iniziative, evitando tuttavia di entrare in quei dettagli che soltanto le legittime prassi locali e le condizioni reali di ciascuna Diocesi e Conferenza Episcopale potranno utilmente suggerire alla prudenza ed allo zelo dei Pastori.

Nell’attuale clima culturale, conviene ricordare che l’identità del sacerdote, come uomo di Dio, non è superata e non potrà mai esserlo. È sembrato opportuno richiamare quegli elementi dottrinali fondamentali che sono al centro dell’identità, della vita spirituale e della formazione permanente dei presbiteri, perché aiutino ad approfondire il significato dell’essere sacerdote e ad accrescere la sua esclusiva relazione con Gesù Cristo Capo e Pastore: il che necessariamente andrà a beneficio di tutto l’essere ed agire del presbitero.

D’altronde, così come già si diceva nell’Introduzione della prima edizione del Direttorio, neppure in questa versione aggiornata s’intende offrire un’esposizione esaustiva sul sacerdozio ordinato, né ci si limita ad una pura e semplice ripetizione di quanto già autenticamente dichiarato dal Magistero della Chiesa; s’intende piuttosto rispondere ai principali interrogativi, di ordine dottrinale, disciplinare e pastorale, posti ai sacerdoti dalle sfide della nuova evangelizzazione, in vista della quale Papa Benedetto XVI ha voluto istituire un apposito Pontificio Consiglio6.

Così, per esempio, si è voluto porre speciale enfasi sulla dimensione cristologica dell’identità del presbitero nonché sulla comunione, l’amicizia e la fraternità sacerdotali, considerati come beni vitali data la loro incidenza sulla esistenza del sacerdote. Lo stesso può dirsi della vita spirituale del presbitero, in quanto fondata sulla Parola e sui Sacramenti, specialmente sull’Eucarestia. Infine, si offrono alcuni consigli per un’ade-guata formazione permanente, intesa come un aiuto per approfondire il significato dell’essere sacerdote e così vivere con gioia e responsabilità la propria vocazione.

Questo Direttorio è un documento di edificazione e di santificazione dei sacerdoti in un mondo, per molti versi, secolarizzato ed indifferente. Il testo è principalmente destinato, attraverso i Vescovi, a tutti i presbiteri della Chiesa latina, anche se molti dei suoi contenuti possono essere di giovamento per i presbiteri di altri riti. Le direttive in esso contenute riguardano, in particolare, i presbiteri del clero secolare diocesano, sebbene molte di esse, con i dovuti adattamenti, debbano tener conto anche i presbiteri membri di Istituti di vita consacrata e di Società di vita apostolica.

Ma, come già accennato nelle battute iniziali, questa nuova edizione del Direttorio rappresenta un aiuto per i formatori dei Seminari e i candidati al ministero ordinato. Il Seminario rappresenta il momento e il luogo dove crescere e portare a maturazione la conoscenza del mistero di Cristo, e con essa, la consapevolezza che, se sul piano esteriore l’autenticità del nostro amore per Dio si misura sull’amore che abbiamo verso i fratelli (cf. 1Gv 4,20-21), su quello interiore l’amore alla Chiesa è vero solo se è effetto di un legame intenso ed esclusivo con Cristo. Riflettere sul sacerdozio equivale così a meditare su Colui per il quale si è disposti a lasciare tutto e seguirlo (cf. Mc 10,17-30). In tal modo il progetto formativo si identifica nella sua essenza con la conoscenza del Figlio di Dio, che attraverso la missione profetica, sacerdotale e regale conduce ogni uomo al Padre per mezzo dello Spirito: «Egli ha dato ad alcuni di essere apostoli, ad altri di essere profeti, ad altri ancora di essere evangelisti, ad altri di essere pastori e maestri, per preparare i fratelli a compiere il ministero, allo scopo di edificare il corpo di Cristo, finché arriviamo tutti all’unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, fino all’uomo perfetto, fino a raggiungere la misura della pienezza di Cristo» (Ef 4,11-13).

Ci si augura dunque che questa nuova edizione del Direttorio per il Ministero e la Vita dei Presbiteri possa costituire per ogni uomo chiamato a partecipare al sacerdozio di Cristo Capo e Pastore un aiuto nell’approfondimento della propria identità vocazionale e nell’accrescimento della propria vita interiore; un incoraggiamento nel ministero e nella realizzazione della propria formazione permanente, della quale ciascuno è il primo responsabile; un punto di riferimento per un apostolato ricco ed autentico, a beneficio della Chiesa e del mondo intero.

Possa Maria far risuonare nei nostri cuori, giorno dopo giorno, e particolarmente quando ci prepariamo per celebrare il Sacrificio dell’altare, il suo invito alle nozze di Cana di Galilea: «Fate quello che vi dirà» (Gv 2,5). Ci affidiamo a Maria, Madre dei sacerdoti, con la preghiera del Papa Benedetto XVI:


«Madre della Chiesa,

noi, sacerdoti, vogliamo essere pastori

che non pascolano se stessi,

ma si donano a Dio per i fratelli,

trovando in questo la loro felicità.

Non solo a parole, ma con la vita,

vogliamo ripetere umilmente,

giorno per giorno, il nostro “eccomi”.

Guidati da te, vogliamo essere

Apostoli della Divina Misericordia,

lieti di celebrare ogni giorno il Santo Sacrificio dell’Altare

e di offrire a quanti ce lo chiedono

il sacramento della Riconciliazione.

Avvocata e Mediatrice della grazia,


tu che sei tutta immersa

nell’unica mediazione universale di Cristo,

invoca da Dio, per noi,

un cuore completamente rinnovato,

che ami Dio con tutte le proprie forze

e serva l’umanità come hai fatto tu.

Ripeti al Signore l’efficace tua parola: “non hanno più vino”,

affinché il Padre e il Figlio riversino su di noi,

come in una nuova effusione, lo Spirito Santo»7.

I. IDENTITÀ DEL PRESBITERO

Nella sua Esortazione apostolica post-sinodale Pastores dabo vobis, il Beato Giovanni Paolo II disegna l’identità del sacerdote: «I presbiteri sono, nella Chiesa e per la Chiesa, una ripresentazione sacramentale di Gesù Cristo Capo e Pastore, ne proclamano autorevolmente la parola, ne ripetono i gesti di perdono e di offerta della salvezza, soprattutto col Battesimo, la Penitenza e l’Eucaristia, ne esercitano l’amorevole sollecitudine, fino al dono totale di sé per il gregge, che raccolgono nell’unità e conducono al Padre per mezzo di Cristo nello Spirito»8.
Il sacerdozio come dono

1. L’intera Chiesa è stata resa partecipe dell’unzione sacerdotale di Cristo nello Spirito Santo. Nella Chiesa, infatti, «tutti i fedeli formano un sacerdozio santo e regale, offrono a Dio ostie spirituali per mezzo di Gesù Cristo e annunziano le grandezze di colui che li ha chiamati per trarli dalle tenebre e accoglierli nella sua luce meravigliosa (cf. 1Pt 2,5.9)»9. In Cristo, tutto il suo Corpo mistico è unito al Padre per lo Spirito Santo, in vista della salvezza di tutti gli uomini.

La Chiesa, però, non può portare avanti da sola tale missione: l’intera sua attività necessita intrinsecamente della comunione con Cristo, Capo del suo Corpo. Essa, indissolubilmente unita al suo Signore, da Lui stesso riceve costantemente l’influsso di grazia e di verità, di guida e di sostegno (cf. Col 2,19), perché possa essere per tutti e per ciascuno «il segno e lo strumento dell’intima unione dell’uomo con Dio e dell’unità di tutto il genere umano»10.

Il sacerdozio ministeriale trova la sua ragion d’essere in questa prospettiva dell’unione vitale ed operativa della Chiesa con Cristo. In effetti, mediante tale ministero, il Signore continua ad esercitare in mezzo al suo Popolo quella attività che soltanto a Lui appartiene in quanto Capo del suo Corpo. Pertanto, il sacerdozio ministeriale rende tangibile l’azione propria di Cristo Capo e testimonia che Cristo non si è allontanato dalla sua Chiesa, ma continua a vivificarla col suo perenne sacerdozio. Per questo motivo, la Chiesa considera il sacerdozio ministeriale come un dono a Lei elargito nel ministero di alcuni suoi fedeli.

Tale dono, istituito da Cristo per continuare la sua missione di salvezza, fu conferito inizialmente agli Apostoli e continua nella Chiesa attraverso i Vescovi loro successori i quali, a loro volta, lo trasmettono in grado subordinato ai presbiteri, in quanto cooperatori dell’ordine episcopale; questa è la ragione per cui l’iden-tità di questi ultimi nella Chiesa scaturisce dalla loro conformazione alla missione della Chiesa, la quale, per il sacerdote, si realizza, a sua volta, nella comunione con il proprio Vescovo11. «Quella del sacerdote è, pertanto, un’altissima vocazione, che rimane un grande Mistero anche per quanti l’abbiamo ricevuta in dono. I nostri limiti e le nostre debolezze devono indurci a vivere e a custodire con profonda fede tale dono prezioso, con il quale Cristo ci ha configurati a Sé, rendendoci partecipi della Sua Missione salvifica»12.
Radice sacramentale

2. Mediante l’ordinazione sacramentale, realizzata per mezzo dell’imposizione delle mani e della preghiera consacratoria da parte del Vescovo, si determina nel presbitero «un legame ontologico specifico che unisce il sacerdote a Cristo Sommo Sacerdote e Buon Pastore»13.

L’identità del sacerdote, quindi, deriva dalla partecipazione specifica al Sacerdozio di Cristo, per cui l’ordinato diventa, nella Chiesa e per la Chiesa, immagine reale, vivente e trasparente di Cristo Sacerdote, «una ripresentazione sacramentale di Cristo Capo e Pastore»14. Attraverso la consacrazione, il sacerdote «riceve in dono un “potere spirituale” che è partecipazione all’autorità con la quale Gesù Cristo, mediante il Suo Spirito, guida la Chiesa»15.

Questa sacramentale identificazione con il Sommo ed Eterno Sacerdote inserisce specificamente il presbitero nel mistero trinitario e, attraverso il mistero di Cristo, nella comunione ministeriale della Chiesa per servire il Popolo di Dio16, non come un addetto alle questioni religiose, ma come Cristo, «che non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti» (Mt 20,28). Non stupisce allora che «il principio interiore, la virtù che anima e guida la vita spirituale del presbitero in quanto configurato a Cristo Capo e Pastore» sia «la carità pastorale, partecipazione della stessa carità pastorale di Gesù Cristo: dono gratuito dello Spirito Santo, e nello stesso tempo compito e appello alla risposta libera e responsabile del presbitero»17.

Allo stesso tempo, non bisogna dimenticare che ogni sacerdote è unico come persona, e possiede i propri modi di essere. Ognuno è unico ed insostituibile. Dio non cancella la personalità del sacerdote, anzi, la richiede completamente, desiderando servirsene – la grazia, infatti, edifica sulla natura – affinché il sacerdote possa trasmettere le verità più profonde e preziose tramite le sue caratteristiche, che Dio rispetta ed anche gli altri devono rispettare.


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