Direzione didattica “C



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CIRCOLO DIDATTICO “ALDA COSTA”

Via Previati, 31 – 44100 FERRARA - Tel. 0532/205756 – Fax 0532/241229

Sito web: http://www.aldacosta.comune.fe.it

E-mail: FEEE017001@istruzione.it

PROGETTO DI SPERIMENTAZIONE METODOLOGICO-DIDATTICA



INIZIATIVA SPERIMENTALE DI RICERCA/AZIONE
(C.M. 14 dicembre 2007 n. 111. Utilizzo dei fondi E.F. 2007 Legge 440/97 integrazione studenti con handicap a.s. 2007-2008. Fondi per la sperimentazione metodologico-didattica.)

Titolo del progetto


STRUMENTI ORGANIZZATORI NELLA DIDATTICA PER ALLIEVI CON AUTISMO E DISABILITA' COMUNICATIVE



Ambito di riferimento del progetto


Ambito di intervento B e C: sostegno a situazioni di particolare complessità che comportano la prosecuzione di progetti in rete ed iniziative sperimentali di ricerca-azione tese a rendere effettivo il processo di integrazione scolastica.


Il progetto, che si caratterizza come nuova iniziativa sperimentale di ricerca azione, si pone a completamento e a supporto del percorso nazionale “I CARE” “Diversi ed uguali” già attivato per la rete costituita dalle scuole della Direzione Didattica “C.Govoni”-Ferrara e della Direzione Didattica “A.Costa”-Ferrara. La documentazione prodotta dalla realizzazione di tale progetto in riferimento alla definizione di una struttura di P.E.I. per gli alunni diversamente abili, sarà diffusa alle scuole della rete e alle altre scuole della Provincia.



Tipo di scuola

Primaria Statale




N.

Denominazione - Sede

Tipologia

Docente referente

1 (capofila)

Circolo Didattico 1° Alda Costa - Ferrara (FE)

Primaria Statale

Ins. Difonzo M. Antonietta


2

Circolo Didattico 2° Biagio Rossetti – Ferrara (FE)

Primaria Statale

Ins. Presini Mauro


3

Circolo Didattico 5° Corrado Govoni - Ferrara (FE)

Primaria Statale

Ins. Ferrara Fiorella


4


Circolo Didattico 8° Ercole Mosti - Ferrara (FE)

Primaria Statale

Ins. Calafà Stefania


5


Circolo Didattico 9° Don Milani - - Ferrara (FE)

Primaria Statale

Ins. Silvagni Paola





Responsabile di progetto

Ins. Maria Antonietta Difonzo:docente funzione strumentale per l'integrazione del Circolo Alda Costa



Durata del progetto

Annuale (fino a novembre 2008)



Destinatari del progetto



Docenti di classe e sostegno; alunni con disturbo pervasivo dello sviluppo e disabilità comunicativa.

Alunni disabili nelle scuole della rete:

totale n. 72



MOTIVAZIONI DEL PROGETTO E RIFERIMENTI PEDAGOGICI

In passato si pensava che i bambini autistici soffrissero per rifiuto di sentimenti e desideri, e si dava loro di conseguenza la possibilità di libera espressione in un quadro non strutturato sperando che potessero trovare una via per liberare le proprie potenzialità inibite.

Nulla di più sbagliato: l'esperienza di molti anni ci ha insegnato che in questo modo si produce l'effetto contrario, aumentando. l'angoscia e i problemi comportamentali. Si sa ora che la persona autistica, a causa dei deficit di comunicazione e della "cecità sociale" alla base dei disturbo autistico, ha bisogno di una strutturazione dell'ambiente per rassicurarsi, e che l'ansia diminuisce quando sa esattamente che cosa ci si aspetta da lui in un certo momento e in un certo luogo, che cosa succederà in seguito, come, dove e con chi.

Un quadro temporo-spaziale molto strutturato, in altre parole comprensibile e prevedibile, costituisce il primo passo per poter impostare un lavoro educativo con il bambino autistico.

La strutturazione tuttavia non deve significare rigidità, ma deve essere flessibile, costruita in funzione dei bisogni e dei livelli di sviluppo dei singolo bambino e soggetta a modifiche in ogni momento; né deve essere fine a se stessa, ma rappresentare un mezzo per aiutare una persona in difficoltà a causa della propria impossibilità a comunicare.(1)

Se appare evidente che l'alunno autistico funziona meglio in un ambiente strutturato perchè ciò gli garantisce la prevedibilità degli eventi e una maggiore comprensione della complessità del reale, allora la STRUTTURAZIONE deve essere l'abito mentale che informa tutti gli aspetti del progetto educativo per l'alunno. Nulla deve essere improvvisato, ma occorre predeterminare tutto; solo così, in una cornice predeterminata e molto chiara, sarà possibile approfittare degli stimoli offerti nella vita quotidiana dall'inserimento dell'alunno nell'ambiente sociale naturale della classe. Così strutturazione si coniuga con flessibilità, dosando sapientemente i due ingredienti in base all'evoluzione del bambino e della rigidità ed essenzialità delle sue strutture cognitive.

Quello che è importante sottolineare, infatti, è che la struttura di tempo e spazio non è fine a sé stessa, nè un obiettivo da raggiungere, bensì uno strumento evolutivo, un mezzo per aiutare la persona autistica a raggiungere una migliore padronanza del proprio ambiente e della propria vita; come tale deve essere considerata come una impalcatura che sorregge un edificio in costruzione, e che viene tolta gradualmente man mano che la costruzione acquista stabilità, allo stesso modo la rigidità della strutturazione spazio-temporale va diminuita man mano che ci si rende conto che la

persona può farne a meno.



INIZIATIVA DI RICERCA-AZIONE

Nelle scuole del territorio ferrarese, e pertanto anche nelle scuole che fanno parte della rete che partecipa al Progetto di Ricerca-Azione, si va diffondendo l'adesione a metodologie didattiche orientate ai principi propri dell'approccio TEACCH e delle tecniche di Comunicazione Aumentativa Alternativa: le strategie e le scelte metodologiche richieste nell'integrazione di alunni con disabilità gravi quali il Disturbo Pervasivo dello Sviluppo necessitano di una specifica professionalità e formazione dei docenti che difficilmente è posseduta e sperimentata dai docenti nell'esperienza con alunni con altro tipo di disabilità.

La complessità delle diverse situazioni individuali degli alunni sollecita inoltre un processo continuo di autoformazione e di ricerca: le due esigenze qui delineate, dunque, quella della formazione e della ricerca, evidenziano la necessità di riunire i docenti di classe e di sostegno interessati alla sfida pedagogica dell'integrazione della disabilità grave intorno ad un progetto comune di riflessione e sperimentazione di metodologie didattiche innovative.

Tale esigenza è fortemente sentita tra i docenti delle scuole della Rete interessate al Progetto, sia a causa della presenza diffusa e fortemente problematica di alunni con disturbo pervasivo dello sviluppo e disabilità comunicative (disturbo del linguaggio, dell'interazione sociale e dell'organizzazione spazio-temporale), sia per la presenza di docenti formate ed esperte che potrebbero coordinare le attività didattiche e la formazione di docenti che eventualmente necessitino di supporto.

Si fa riferimento in modo particolare a docenti coinvolte in uno specifico corso di formazione organizzato nel territorio ferrarese alcuni anni fa su iniziativa dello SMRIA e del Circolo Didattico Don Milani, oltre ad altre iniziative di formazione e ad un'attività di ricerca nel Laboratorio Permanente Autismo promosso attualmente dal CSC in collaborazione con lo SMRIA.





  1. ATTUAZIONE DEL PROGETTO

All'ingresso di un nuovo alunno autistico nella propria scuola, il docente inizia ad inserirsi in una rete di collaborazioni e competenze, o contribuisce a costruirla se non c'è: prende accordi, acquisisce elementi di conoscenza su quello specifico bambino, ricerca percorsi di formazione e aggiornamento, individuali e collettivi.

Poi inizia a preparare l'accoglienza, inizia a strutturare e organizzare.


1.Strutturazione dello spazio

Prima di tutto lo spazio: quello della classe, dei laboratori, di tutti gli ambienti della scuola.

Pensa agli arredi e alla loro disposizione, agli oggetti e ai materiali.

In ogni ambiente potenzialmente percorso da quel bambino deve esserci un angolo pensato per lui: è molto opportuno, e desiderabile, dedicare una stanza al cosiddetto laboratorio TEACCH, nel quale gli spazi sono più rigidamente strutturati secondo determinati principi, ma è molto importante che questo non diventi un ghetto, l'unico luogo in cui il bambino stia bene.

E allora, a diversi livelli di strutturazione, si organizzano gli spazi degli altri ambienti: ad esempio, un angolino per il lavoro individuale nella classe, girato contro un muro, ricavato disponendo in modo particolare gli armadi, oltre al banco di faccia alla lavagna come tutti gli altri; un oggetto particolare nel bagno, o una tabella visiva per ricordargli di lavarsi le mani, il suo angolo in mensa .....

Tutto molto strutturato se serve molta prevedibilità, meno se il bambino tollera configurazioni spaziali più libere ed ampie: la scelta dipende sia dall'età del bambino sia soprattutto dall'evoluzione delle sue strutture cognitive e comportamentali, dunque gli spazi si modificheranno mano a mano che se ne approfondisce la conoscenza e al mutare delle sue esigenze.

Allo stesso modo, ed è forse più importante, dovrà essere strutturato lo spazio delle attività scolastiche: sul banco, solo gli oggetti che servono per quell'attività, curando di mettere a posto alla fine del compito, con ciò fornendo anche al bambino un segnale chiaro di inizio e fine dell'attività. Molto utili strumenti organizzatori dello spazio quali scatole, contenitori (ad esempio il carrello per pittura, l'attività psicomotoria ecc.).


Attività previste

nel gruppo di ricerca


  • Riflessione ed analisi sugli spazi della scuola

  • Progettazione di laboratori ed angoli attrezzati

  • Ricerca e progettazione di contenitori per le diverse attività o autonomie del bambino

  • Documentazione fotografica e descrittiva degli strumenti individuati

  1. Strutturazione del tempo

Altrettanto importante la strutturazione del TEMPO, cioè dell'alternarsi delle attività e dei momenti di pausa della quotidiana vita scolastica, attività e tempi che devono essere prevedibili e comprensibili per il bambino (da cui la necessità di appoggiarsi su routines, vissute con la leggerezza e l'allegria di un gioco).
La comprensione del tempo, del succedersi delle attività può essere reso comprensibile con gli strumenti della CAA, che utilizza lo stimolo visivo (immagine o oggetto) per rafforzare o sostituire lo strumento organizzatore della parola.
Il docente quindi fornisce all'alunno autistico uno strumento compensativo alla sua difficoltà di strutturarsi un'immagine mentale delle sequenze di attività nel tempo: guide visive e schemi, strisce del tempo, gli schemi giornalieri.
Strutturare il tempo significa rispondere alle domande: "Quando? Per quanto tempo?": il passare del tempo è una nozione difficile da apprendere, perchè si appoggia su dati non visibili.
Per questo è importante strutturare la giornata attraverso una organizzazione del tempo, che informi ad ogni momento lo studente autistico su ciò che sta accadendo, ciò che è accaduto e che accadrà: in pratica ogni studente dispone di una sua "agenda" giornaliera, costituita da una sequenza di oggetti, di immagini o di parole scritte, a seconda delle sue abilità cognitive, ordinati dall’alto verso il basso.
Gli schemi temporali, dunque, sono una parte della strutturazione della classe necessaria per gli studenti autistici e con disabilità comunicativa. Molti studenti hanno problemi con la memoria sequenziale e con l'organizzazione del tempo, mentre difficoltà nel linguaggio ricettivo possono compromettere la comprensione delle consegne verbali.

Oltre che dare indicazioni su cosa fare durante il giorno, uno schema del tempo può aiutare uno studente ad organizzare e prevedere gli eventi quotidiani e settimanali. Questo riduce l'ansia riguardo il non sapere "cosa accadrà dopo".


Uno schema può assistere lo studente nella transizione indipendente tra le diverse attività e motivare a completare un compito difficile o sgradito, alternando le attività tra quelle più o meno accettate dall'allievo.


Attività previste

nel gruppo di ricerca


  • Progettazione di “schemi giornalieri” adeguati alle caratteristiche di ciascun allievo

  • Progettazione di “schemi-guida” per le diverse attività scolastiche e quotidiane

  • Documentazione fotografica e descrittiva degli strumenti individuati

  1. Le attività didattiche

La medesima strutturazione spaziale e temporale vale per la scelta delle ATTIVITA', sia quelle più strettamente individualizzate comuni nell'approccio TEACCH sia quelle didattiche comuni alla classe o comunque previste nel Progetto educativo dell'alunno.

Nelle esperienze didattiche che accolgono l'approccio TEACCH o comunque cognitivo-comportamentale come quadro di riferimento, le attività individualizzate sono le cosiddette “SCATOLE di lavoro”: ciascuna scatola di lavoro contiene l’attività da svolgere, le indicazioni sono visive, il compito è comprensibile senza bisogno di spiegazioni verbali (self explaining), i materiali sono stabili affinchè non cadano o si spargano in giro e sono disposti e organizzati in modo tale che sia chiaro quando “il compito è finito".

Gli stessi criteri devono valere per l'organizzazione dei compiti più comunemente svolti sul quaderno o con materiali comuni alla classe: indicazioni visive con uso essenziale del linguaggio verbale, commisurato alle potenzialità cognitive e al grado di apprendimento del codice scritto, strutturazione spaziale essenziale ed ordinata del compito, suddivisione in diverse fasi in cui ciascuna delle quali sia guidata da schemi visivi.

La scelta dello stimolo visivo per la comunicazione è più o meno astratta, commisurata alla maturazione delle capacità di percezione e astrazione del bambino: dall'oggetto concreto alla foto, al disegno, alla parola scritta.

Molta attenzione va posta alle caratteristiche dell'immagine: semplice, non ridondante, chiara; l'alunno dovrà essere osservato con molta attenzione e per un certo periodo di tempo, in modo da assicurarsi che la comprensione dello stimolo e del suo significato sia completa.



Attività previste

nel gruppo di ricerca


  • Confronto e scambio di esperienze didattiche: riflessione sulle metodologie adottate

  • Ricerca di risorse e documentazione (materiali bibliografici, siti Internet ecc.) per la realizzazione di attività coerenti con l'approccio TEACCH e le tecniche di CAA

  • Progettazione di “scatole attività” adeguate alle caratteristiche di ciascun allievo

  • Riflessione, ricerca e documentazione sull'uso di ausili e strumenti anche tecnologici per la comunicazione (software specifici e autore, comunicatori simbolici)

  • Progettazione di materiali specifici per la comunicazione (tabelle di comunicazione, cartelloni, vocabolari personali ecc.) adeguati a ciascun bambino

  • Documentazione fotografica e descrittiva degli strumenti individuati




DESCRIZIONE

DEL PROGETTO DI RICERCA-AZIONE


Descrizione del problema che si intende affrontare
Gli allievi autistici e/o con disabilità comunicative hanno bisogno di strategie visive per:

- comprendere e organizzare mentalmente gli spazi della scuola e la successione nel tempo delle attività scolastiche e quotidiane

- pianificare le fasi di esecuzione di un compito o di un'attività relativa alle proprie autonomie personali

- acquisire strumenti di comunicazione e interazione alternativi al linguaggio verbale.



FASI DELLA RICERCA

Obiettivi

Attività



  1. 1) Definizione dell'area di ricerca



  • Analisi delle situazioni delle scuole (tipologie di disabilità presenti, risorse umane e materiali, situazione degli spazi...)






  1. 2) Progettazione degli interventi





  • Formazione sulla specifica disabilità, eventualmente con interventi formativi esterni o comunque usufruendo della circolarità di competenze e del confronto con docenti più esperti




  • Ricerca personale e in gruppo delle strategie e degli strumenti più opportuni per le diverse esigenze didattiche degli allievi autistici e con disabilità comunicativa (scelta delle abilità da potenziare, materiali più opportuni, modalità organizzative delle attività ....)



  1. 3) Realizzazione degli interventi e delle procedure metodologiche in ciascuna diversa realtà



  • Attività di costruzione effettiva di strumenti di apprendimento e progettazione di attività, utilizzando sia materiali concreti sia il supporto delle Nuove Tecnologie



  1. 4) Verifica in itinere dei processi attivati

  • Osservazione e uso di idonei strumenti di documentazione (diario didattico, osservazioni statistiche, documentazione fotografica e narrativa...)

  1. 5) Valutazione della ricerca effettuata e dei risultati misurati nell'azione didattica

  • Documentazione conclusiva dell'esperienza anche con supporti multimediali e sua pubblicizzazione



SOGGETTI COINVOLTI NEL PROGETTO


  • Coordinatore del progetto in rete




  • Docenti funzioni strumentali dell’area integrazione




  • Docenti referenti del Progetto di ogni Scuola




  • Commissione integrazione delle scuole




  • Docenti che svolgono attività aggiuntive di progettazione e documentazione




  • Assistenti amministrativi e DSGA per la gestione degli aspetti amministrativo-contabili del progetto







RICADUTA DEL PROGETTO ALL’INTERNO DELLA SCUOLA
Il progetto permette la condivisione del percorso didattico e delle scelte metodologiche fra i docenti delle diverse scuole, consentendo un miglioramento dell’offerta formativa, una migliore organizzazione dell'accoglienza degli alunni con disabilità grave e la realizzazione delle potenzialità peculiari di ciascun alunno.

Il progetto è coerente con il POF delle diverse Istituzioni coinvolte rispetto alla ricerca di qualificazione dell'integrazione scolastica.






PRODOTTI REALIZZATI E DIFFUSIONE DEL PROGETTO
Nel Progetto è prevista la produzione di materiali didattici e la loro sperimentazione con i diversi alunni.

Per garantire l'efficacia della condivisione e diffusione, nella realizzazione del Progetto sarà dato ampio spazio alla documentazione delle esperienze effettuate sia con strumenti cartacei sia multimediali. Pubblicazione dei risultati della ricerca sui siti web delle scuole.



Ferrara, 26 marzo 2008

IL DIRIGENTE SCOLASTICO

DELLA SCUOLA CAPOFILA

F.TO D.ssa Stefania Musacci

1Testo liberamente tratto da articoli di:

  1. Dr.ssa Donata Pagetti Vivanti, (Autismo Italia e Vice Presidente ANGSA Nazionale)

  2. staff TEACCH, Chapel Hill TEACCH Center






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