Diritto Amministrativo II sentenze in programma per l’a a. 2018/2019 IL riparto di giurisdizione


T.A.R. Toscana, sez. I , 28 febbraio 2018, n. 329



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T.A.R. Toscana, sez. I , 28 febbraio 2018, n. 329

FATTO


Immcas società agricola s.r.l. ha presentato, in data 4.4.2011, domanda di finanziamento in relazione al bando Misura 311, riguardante la diversificazione in attività non agricole per il programma di sviluppo rurale 2007/2013 indetto dalla Regione.

In particolare, l'istanza concerneva I) la ristrutturazione edilizia delle strutture recettive, II) la realizzazione di impianti elettrici e III) di sfruttamento dell'energia geotermica per riscaldamento (sottomisura 100368), nonché IV) l'acquisto e installazione di impianti solari termici e V) di impianti per la produzione di energia di tipo cogenerazione con biomasse agroforestali (sottomisura 100369).

Il bando stabiliva, come requisito di partecipazione, la cantierabilità delle opere di cui si chiedeva il finanziamento alla data di scadenza del termine di presentazione della domanda (5.4.2011).

L'art. 2.2 del documento attuativo regionale (documento n. 12) definiva come cantierabili da un lato le opere per le quali era stata presentata al Comune, almeno 20 giorni prima della ricezione della domanda di aiuto economico, una denuncia di inizio attività valida ai fini dell'effettivo avvio dei lavori, completa di ogni necessario parere, nulla osta o atto d'assenso comunque denominato, dall'altro lato i macchinari, gli impianti e le attrezzature per le quali erano stati presentati specifici preventivi controfirmati dal fornitore e indicanti il prezzo, la data di consegna e i termini di pagamento. Per i progetti relativi alla realizzazione di impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili, il documento attuativo regionale (DAR) prescriveva sia la dichiarazione di aver presentato l'istanza di autorizzazione al Comune entro il termine di ricezione della richiesta di contributo, sia la presentazione dell'autorizzazione stessa entro il termine ultimo di adozione dell'atto di assegnazione.

Omissis

In data 13.6.2013 l'Unione dei Comuni ha annunciato alla società istante la decadenza della domanda di aiuto economico disposta con determinazione n. 300 del 18.3.2013 per mancato possesso del requisito della cantierabilità degli interventi da finanziare, ai sensi dell'art. 10 bis della legge n. 241/1990 (documento n. 2).

La ricorrente ha replicato con lettera del 27.6.2013 (documento n. 11) facendo presente che invece le opere erano cantierabili dal 18.12.2010 e che per la costruzione del locale interrato l'autorizzazione era stata rilasciata il 23.2.2011.

L'Unione dei Comuni, con provvedimento del 1.8.2013, senza soffermarsi sulle osservazioni dell'interessata e richiamando la determinazione n. 856 del 25.7.2013 confermativa del diniego di ammissibilità della domanda, ha pronunciato la decadenza della domanda stessa reputando la richiedente "non in possesso della cantierabilità necessaria per la realizzazione degli interventi proposti, come previsto dall'art. 4, lett. B, del bando di misura".

Omissis.
DIRITTO

1. In via preliminare occorre soffermarsi sulle questioni in rito.

È stato eccepito il difetto di giurisdizione, sull'assunto che nel caso di specie rileverebbe una posizione di diritto soggettivo, e non di interesse legittimo, della ricorrente, in quanto il gravato diniego è espressione di attività amministrativa vincolata.

L'eccezione non è condivisibile.

È noto l'orientamento giurisprudenziale secondo cui, in materia di contributi e sovvenzioni pubbliche, sussiste la giurisdizione ordinaria quando alla pubblica amministrazione è demandato soltanto il compito di verificare l'effettiva esistenza dei relativi presupposti senza procedere ad alcun apprezzamento discrezionale circa l'an, il quid ed il quomodo dell'erogazione economica, ovvero allorquando rilevi l'attività amministrativa vincolata, a fronte della quale la posizione del soggetto inciso è di diritto soggettivo (Cass., sez. un. 13 ottobre 2011, n. 21062; idem, 17 gennaio 2013, n. 150).

Tuttavia, se è pur vero che l'interesse legittimo si correla, di norma, all'esercizio di un potere discrezionale dell'Amministrazione, non è altrettanto vero che di fronte ad un provvedimento vincolato il privato vanti sempre diritti soggettivi, ben potendo sussistere posizioni di interesse legittimo in relazione a provvedimenti vincolati, a condizione che questi ultimi siano emanati in via primaria ed immediata per la cura degli interessi pubblici e non per la soddisfazione di aspettative dei privati (Cass., S.U. 19.4.2017, n. 9862). Né la cura primaria dell'interesse pubblico sussiste, in materia di concessione di contributi economici da parte della pubblica amministrazione, solo allorquando l'attività finanziata abbia una immediata rilevanza pubblica (come nel caso dell'attività di interesse pubblico -ad esempio il trasporto pubblico- svolta dal concessionario di pubblico servizio), rilevando invece lo scopo per il quale è previsto l'aiuto economico.

Orbene, il finanziamento chiesto dalla società istante rientra nel programma di sviluppo rurale 2007/2013 indetto dalla Regione Toscana, dal quale emerge il perseguimento, in via primaria ed immediata, dell'interesse pubblico a promuovere gli investimenti finalizzati a diversificare le attività delle aziende agricole. Infatti, come riportato nel sito internet della Regione Toscana, la misura n. 311, cui è riferita l'istanza della ricorrente, <<intende promuovere gli investimenti finalizzati a diversificare le attività delle aziende agricole per incrementare il reddito aziendale complessivo ed attivare rapporti economici con soggetti operanti al di fuori del settore agroalimentare. Si può esaltare così il ruolo multifunzionale delle aziende agricole, creando nuove opportunità di reddito e di occupazione. Con la diversificazione aziendale è possibile, inoltre, accrescere i livelli di integrazione delle risorse disponibili nelle aree agricole per potenziare la rete di promozione sociale e gli strumenti di prevenzione del disagio, in linea con quanto previsto dalla normativa regionale. L'importanza e la valenza della multifunzionalità dell'impresa agricola sono anche sottolineate dall'OCSE che afferma che "oltre alla produzione di alimenti e fibre (sani e di qualità) l'agricoltura può modificare il paesaggio, contribuire alla gestione sostenibile delle risorse, alla preservazione delle biodiversità, a mantenere la vitalità economica e sociale delle aree rurali". Nello specifico della Toscana, la diversificazione delle attività aziendali verso settori produttivi e di servizio non agricoli sta diventando un'esigenza indilazionabile a causa della perdita di competitività e di capacità di produrre occupazione manifestata dalle imprese operanti nel settore agricolo (v. cap. 4 'Economia rurale e qualità della vita' dell'analisi della situazione); nell'analisi territoriale è stato constatato infatti che la diminuzione di competitività e occupazione non si manifesta solo nelle zone C e D, ma anche per quelle ricadenti nelle altre zone>>. La cura primaria dell'interesse pubblico, cui è asservito il contributo de quo, trova riscontro più generale nell'art. 52, lett. a, punto i, del regolamento CE del 20.9.2005, n. 1698.

Pertanto, si attaglia al caso di specie il sopra citato indirizzo giurisprudenziale secondo cui il privato vanta una posizione di interesse legittimo in relazione al provvedimento vincolato emanato in via primaria, diretta ed immediata per il soddisfacimento di interessi pubblici (Cass., S.U., 19.4.2017, n. 9862).

Rilevano al riguardo le ragioni del conferimento del potere esercitato e le finalità del potere stesso: la distinzione tra diritti soggettivi ed interessi legittimi è da farsi - alla stregua dei principi generali - con riferimento alla finalità perseguita dalla norma cui il provvedimento si ricollega: a seconda che la norma sia diretta in via primaria ed immediata a tutelare posizioni soggettive del privato (norma di relazione - diritti soggettivi), ovvero a tutelare un interesse pubblico della collettività (norma di azione - interessi legittimi; si veda TAR Lombardia, Brescia, II, 4.12.2009, n. 2504).

In conclusione appare dirimente, quale elemento fondante la giurisdizione amministrativa, la circostanza che il contestato provvedimento risulta frutto di attività amministrativa vincolata immediatamente connessa al perseguimento dell'interesse pubblico.

2. Omissis

3. Ciò premesso, entrando nel merito della trattazione del ricorso valgono le seguenti considerazioni.

Con la prima censura la società istante lamenta il difetto di motivazione e la mancata valutazione delle osservazioni dalla stessa presentate in risposta al preavviso di diniego.

La doglianza è fondata.

La contestata dichiarazione di decadenza della domanda di aiuto economico (costituente sostanzialmente un diniego di ammissione al finanziamento) ha assunto, come unica motivazione, il fatto che la richiedente non risultava in possesso della cantierabilità necessaria per la realizzazione degli interventi proposti, senza dare contezza di quali fossero le ragioni della ravvisata non cantierabilità, a fronte dei numerosi documenti presentati assieme all'istanza. L'Amministrazione avrebbe dovuto specificare quali fossero i documenti da cui era dato evincere l'inosservanza del requisito di cantierabilità e controdedurre alle osservazioni presentate dalla ricorrente in sede di partecipazione al procedimento.

Pertanto, da un lato risulta violato l'art. 3 della legge n. 241/1990, dall'altro risulta violata la regola del contraddittorio, posto che non risulta esaminata e valutata la nota di risposta presentata dall'interessata ad esito della comunicazione preventiva delle (generiche) ragioni ostative all'accoglimento dell'istanza ex art. 10 bis della legge n. 241/1990.

Omissis.




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