Diritto amministrativo Usi civici e Governo del territorio Moreschini Ivano 13 settembre 2007



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6.Usi civici e condono edilizio

La normativa in tema di condono edilizio fin dal 1985 si è confrontata con i casi di edificazione abusiva su aree soggette ad uso civico. Le premesse per una eventuale edificazione su aree gravate da uso civico erano negative: come abbiamo visto sopra, la legge 16 giugno 1927, n.1766 poneva un sostanziale vincolo di inedificabilità su tali terreni.

La prima versione della legge 28 febbraio 1985 , n. 47 escludeva la possibilità di sanatoria per opere abusive realizzate su beni di uso civico. Solo successivamente, con il decreto legge 12 gennaio 1988, n.2, convertito nella legge 68 del 1988 è stato modificato l’art.32 della legge 28 febbraio 1985, n. 47, relativo alle opere costruite su aree sottoposte a vincolo, nel senso di prevedere la possibilità di concedere la sanatoria edilizia su aree granate da uso civico a due condizioni: a) parere favorevole dell’autorità preposta al vincolo paesaggistico, Regione e Ministero dei beni culturali ed ambientali, ai sensi dell’allora vigente art.7 della legge 1497 del 1939. L’articolo 1, comma 10 della legge 27 settembre 1997, n.449 ha chiarito che l’amministrazione proposta alla tutela del vincolo, ai fini dell’espressione del parere di propria competenza, deve attenersi esclusivamente alla valutazione dalla compatibilità con lo stato dei luoghi degli interventi per i quali è richiesta la sanatoria, in relazione alle specifiche competenze dell’amministrazione stessa; b) l’ente gestore del bene deve concedere il terreno d’uso civico a titolo oneroso, secondo le procedure di alienazione previste dalla legge 16 giugno 1927, n.1766.

Altre condizioni di natura tecnica erano quelle relative alla limitazione della superficie alienabile, fissata nella superficie occupata dalle costruzioni oggetto della sanatoria, ed alle relative pertinenze, per un massimo di tre volte rispetto all’area coperta dal fabbricato. La determinazione del valore del terreno veniva lasciata alle leggi regionali.

E’ da evidenziare che tali norme, insieme alla normativa regionale in materia, sono ancora attuali ed importanti da conoscere per l’operatore che si trova tutt’oggi alle prese, in moltissimi casi, con richieste di condono edilizio presentate sulla base della legge 28 febbraio 1985, n. 47. Le stesse considerazioni valgono per quelle presentate sulla base della legge 23 dicembre 1994, n.724, anch’essa di conversione di una serie di decreti legge precedenti. L’articolo 39 della legge 724 del 1994 non interveniva in maniera rilevante sull’art. 32 della legge 47 del 1985, lasciando quindi immutata la procedura di rilascio della sanatoria edilizia in caso di edificazione abusiva su aree gravate da usi civici.

Diverse sono invece le considerazioni da fare rispetto alle richieste di sanatoria relative al cosiddetto “terzo condono”. Anche qui è opportuno ricostruire la sequenza degli interventi normativi. Il Decreto legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito nella legge 24 novembre 2003, n. 326, non prevedeva modifiche rispetto al quadro finora descritto. L’edificazione abusiva su aree gravate da usi civici era infatti rimasta tra le opere costruite su aree sottoposte a vincolo, con il regime di autorizzazioni sopra descritto. Subito dopo, però con l’art. 4, comma 125 della legge 24 dicembre 2003, n. 350 è stata apportata una modifica di grande rilevanza, che riportiamo: “la lettera g) del comma 27 dell’articolo 32 del decreto legge 30 settembre 2003, n.269, convertito con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n.326, è sostituita dalla seguente: g) siano state realizzate nei porti e nelle aree appartenenti al demanio marittimo, lacuale e fluviale, nonché nei terreni gravati da diritti di uso civico.”. Tale disposizione ha inserito i terreni gravati da diritti di uso civico nelle opere non suscettibili di sanatoria, per la prima volta nella ormai lunga storia dei condoni edilizi. Pertanto le richieste di condono relative al terzo condono edilizio, quindi alla legge 326 del 2003 e relative modifiche, allo stato attuale non possono essere accolte se ricadono su terreni gravati da diritti di uso civico.

In conclusione, le richieste di condono edilizio su terreni gravati da diritti di uso civico, per usare la definizione della legge 24 dicembre 2003, n. 350, hanno un trattamento diverso dovuto al momento della presentazione della domanda di condono, che mi sembra un’espressione più precisa e dimostrabile rispetto a quella che potrebbe riferirsi al momento della realizzazione dell’abuso. Le domande avanzate ai sensi delle leggi 47/85 e 724/94 sono condonabili alle condizioni sopra previste, mentre non sono suscettibili di sanatoria le richieste avanzate ai sensi della legge 326 del 2003.




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