Diritto amministrativo Usi civici e Governo del territorio Moreschini Ivano 13 settembre 2007


Usi civici ed espropriazione per pubblica utilità



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7.Usi civici ed espropriazione per pubblica utilità

Altra questione che si pone all’operatore è se sia possibile l’espropriazione di un terreno gravato da uso civico. In linea di principio l’indisponibilità dei beni di uso civico tenderebbe ad escludere la possibilità di espropriazione per pubblica utilità: ed in effetti non vi sono disposizioni di legge che stabiliscono espressamente la possibilità di esproprio di terreni gravati da uso civico. Quindi bisogna rifarsi alle pronunce giurisprudenziali, basate anche su normative speciali. Occorre inoltre premettere che il regime è differente nel caso di terreni privati gravati da uso civico ovvero di beni di proprietà collettiva.

Nel caso di terreni privati gravati da uso civico la tendenza del legislatore in alcune leggi speciali è stata quella di consentire l’espropriazione, trasferendo sulle indennità di espropriazione i diritti dei terzi, compresi i diritti di uso civico. Alcune leggi che utilizzano questa formula sono: la legge 12 maggio 1950, n. 230, sulla colonizzazione dell’Altopiano della Sila; la legge 21 ottobre 1950, n. 841, recante “Norme per la espropriazione, bonifica, trasformazione ed assegnazione dei terreni ai contadini”; la legge 18 aprile 1962, n. 167, sull’edilizia economica e popolare; la legge 31 gennaio 1994, n.97, cosidetta sulla montagna. La Corte Costituzionale si è pronunciata su alcune di queste leggi[21], fissando alcuni principi che affermano: a) l’espropriabilità dei beni privati gravati da uso civico, nel caso però che sia una legge a prevederlo; b) la non espropriabilità sia del demanio universale, quindi della proprietà collettiva, sia delle quote cedute agli abitanti del comune come liquidazione degli usi civici gravanti sui beni privati.

Nel caso di proprietà collettiva, quindi, l’evoluzione della giurisprudenza ha escluso la possibilità di espropriazione per pubblica utilità. Sembra ribadire tale concetto, anche se con una formula soggetta ad interpretazione rispetto al problema specifico degli usi civici, anche il Decreto del presidente della repubblica 8 giugno 2001, n.327 di approvazione del Testo unico sulle espropriazioni per pubblica utilità. Infatti l’art. 4, comma 1 del D.P.R. 327/2001 afferma: “I beni appartenenti al demanio pubblico non possono essere espropriati fino a quando non ve viene pronunciata la sdemanializzazione”. E’ possibile far rientrare le proprietà collettive nel concetto di “demanio pubblico” sopra indicato ? Se questa fosse l’interpretazione giusta, la procedura corretta per l’espropriazione per pubblica utilità sarebbe quella prevista dall’art. 12 della legge 16 giugno 1927, n.1766: l’istituto dell’alienazione di terreni non edificati, ovvero quello del mutamento di destinazione d’uso. E’ importante verificare chi è il soggetto espropriante, ovvero “l’autorità competente alla realizzazione di un’opera pubblica o di pubblica utilità”, che ai sensi dell’art. 6 del DPR 327/2001 “è anche competente all’emanazione degli atti del procedimento espropriativo che si renda necessario”. Nel caso in cui l’autorità competente sia il Comune, e nel caso in cui esso sia anche gestore delle proprietà collettive, l’istituto più ovvio da applicare sembra quello del mutamento di destinazione d’uso dell’area oggetto di intervento, che prevede la corresponsione di un canone che in questo caso il Comune dovrebbe destinare ad opere permanenti di interesse generale della popolazione, come previsto da alcune leggi regionali, ai fini del ristoro della collettività per la perdita della possibilità di esercizio dei diritti collettivi

Nel caso invece che l’ente gestore sia un’Università agraria, è forse opportuna una procedura di alienazione, con la fissazione di un capitale da versare all’ente gestore, sempre con le finalità sopra descritte, che andrebbe quindi a sostituire l’indennità di espropriazione. E’ ovvio che quest’ultima ipotesi presuppone un accordo tra i diversi enti sull’opera pubblica da realizzare: altrimenti la strada necessaria da percorrere da parte dell’autorità competente all’espropriazione sembra quella di un tentativo di conciliazione, in via amministrativa attraverso l’intervento della Regione ovvero in via giurisdizionale, tramite il Commissario per la liquidazione degli usi civici

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