Diritto del lavoro Diritto sindacale



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Diritto del lavoro

  1. Diritto sindacale

Organizzazione e azione sindacale: capitolo 1.

Il diritto sindacale è quella parte del diritto del lavoro che si identifica nel complesso di norme poste dallo Stato, o dalle associazioni sindacali contrapposte, le quali sono rivolte a disciplinare, in un sistema di economia di mercato, le relazioni intercorrenti fra i soggetti collettivi sul terreno dei rapporti di produzione e lavoro. Il diritto sindacale è quella branca del diritto del lavoro che si occupa di: sindacati, contratti collettivi e sciopero. Le relazioni sindacali si svolgono anzitutto sul terreno della prassi, e soltanto in parte si lasciano catturare dalle regole giuridiche, le quali, ove esistono, rappresentano un mero tentativo di indirizzare su determinati percorsi i comportamenti degli attori collettivi. Al di là delle regole e dei principi di provenienza legislativa o giurisprudenziale, il sistema sindacale è capace di elaborare norme di condotta proprie, talune delle quali assumono natura propriamente contrattuale, come quelle del c.d. T.u sulla Rappresentanza 2014, che riescono ad acquisire una valenza giuridica nell’ordinamento giuridico.



L’identità di un sindacato è connotata, in primis dal tipo di modello organizzativo, ossia dalla composizione della base di soggetti che sono disposti a farsi rappresentare da esso. L’organizzazione delimita l’ambito dell’azione di rappresentanza del sindacato. La forma più antica di sindacalismo è il sindacalismo di mestiere, frutti dell’aggregazione di lavoratori accomunati dal fatto di svolgere un medesimo mestiere. Il sindacato di mestiere è sorto nell’Ottocento attorno ai mestieri più importanti e qualificati dell’epoca. I sindacati di mestiere, pur avendo perduto il primato nel momento del passaggio alla produzione di massa e alla conseguente standardizzazione dei mestieri, esistono tuttora, come sindacati professionali, e non di rafo conoscono rinascite di vitalità. Perciò, i sindacati di mestiere sono caratterizzati da un forte senso di identità, cui fa riscontro una minore sensibilità alle problematiche generali, per questo furono successivamente bollati, talvolta come corporativi. Su un piano diverso, si collocano i sindacati come quelli dei dirigenti e dei quadri. In particolare, essendo i dirigenti i diretti collaboratori dell’imprenditore, non avrebbe senso che essi facessero parte dei sindacati generali. Nel caso invece dei quadri, la spinta ad un sindacalismo autonomo è stata ingenerata dal desiderio di separare i propri destini da quelli manodopera operaia ed impiegatizia. Dopo il declino dei sindacati di mestiere e lungo tutto il Novecento, il modello prevalente è stato quello del sindacato di industria o di categoria. Esso si fonda su un diverso principio organizzativo, incentrato sull’aggregazione di tutti i lavoratori operanti in un medesimo settore economico, a prescindere dal mestiere cui sono addetti. I più importanti sindacati italiani sono ascrivibili a tale modello, si differenziano soltanto in ragione di differenti identità politico-sindacali. In Italia, l’esperienza del sindacato di categoria, si interseca a livello nazionale e nelle sue articolazioni territoriali, col sindacalismo confederale, col quale ha una relazione di appartenenza e tendenziale complementarietà. La confederazione, come CGIL, CISL, UIL, le più importanti, è un’associazione di secondo grado, cioè un’associazione che aggrega, a livello orizzontale, le associazioni di categoria contrassegnate da una medesima identità politico-sindacale, essa si articola in diramazioni territoriali: le Camere del lavoro per la CGIL; le Unioni sindacali territoriali per la CISL. La confederazione è il sindacato dotato della maggiore caratterizzazione politica, ed è protagonista della concertazione. Ma essa è dotata anche di piena legittimazione negoziale, che si esplica nella stipulazione, con il corrispondente soggetto imprenditoriale, ad es. la Confindustria, di accordi interconfederali. Ultimo modello di sindacato, non molto diffuso in Italia, è quello del sindacato di azienda, presente in alcune nicchie del settore privato pubblico. Si tratta di entità sindacali che si formano all’interno di una singola azienda, in genere in chiave di dissenso dal sindacalismo generale. Ne sono un esempio i Cobas, comitati di Base, che sono coalizioni sindacali di taglio antagonistico, germinate in aziende caratterizzate da vivaci relazioni sindacali. In ultimo, il modello organizzativo delle associazioni sindacali imprenditoriali tende a plasmarsi su quello del sindacalismo contrapposto, con associazioni di categoria, che stipulano contratti nazionali di categoria, e più ampie entità confederali, che raccolgono le istanze di categoria e sono le referenti naturali della concertazione.

L’azione sindacale procede in una serie di modelli tipici, tuttavia variabili in relazione ai diversi contesti nazionali e momenti storici. Obbiettivo principale dell’azione sindacale è quella della regolazione accorpata delle condizioni di lavoro, che si realizza principalmente attraverso la stipulazione, in vari ambiti e livelli, dei contratti collettivi. Se il contratto collettivo è il fine, lo sciopero è stato il mezzo di pressione impiegato dal sindacato e dalle coalizioni, più o meno occasionali, di lavoratori. Tuttavia, a partire dagli anni 80, il ricorso all’azione diretta è stato affiancato da logiche di azioni tese alla negoziazione più o meno permanente e alla collaborazione sociale in vista del perseguimento di obbiettivi comuni, come la gestione della crisi aziendale ad esempio. La prevalenza di atteggiamenti conflittuali o, viceversa, collaborativi, dipende da una serie di variabili interne e di contesto. Di fatto, in generale le relazioni sindacali si proiettano ormai al di là del binomio contratto collettivo/sciopero:



  1. A livello territoriale, regionale o nazionale, si può verificare il fenomeno della concertazione che proietta il sindacato sul terreno politico;

  2. A livello di settore produttivo e/o di territorio, i sindacati possono trovarsi a collaborare con la controparte sociale negli enti bilaterali, le cui funzioni sono svariate e in crescita;

  3. A livello di azienda o gruppo, la contrattazione tende ad evolversi verso una periodica partecipazione dei lavoratori e/o dei loro rappresentanti alla gestione d’impresa, la quale può realizzarsi tramite una gamma di istituti, accomunati dal fatto di comportare un coinvolgimento dei lavoratori e/o dei loro rappresentanti in alcuni processi decisionali.

È altresì da considerare la presenza di esponenti dei sindacati dei lavoratori negli organismi direttivi di enti pubblici o in organismo investiti di funzioni pubbliche. Infine, l’azione del sindacato dei lavoratori si esplica non soltanto nelle relazioni con la controparte sociale o comunque nella presenza pubblica, ma anche nell’erogazione di servizi ai lavoratori affiliati: consulenza, assistenza in vertenze come nei procedimenti disciplinari es., assistenza legale e gestione delle pratiche previdenziali e fiscali dei lavoratori.

Per concertazione si intende la prassi di sottoporre le principali decisioni di politica economico-sociale ad una consultazione preventiva delle parti sociali. L’esempio più noto è il Protocollo Ciampi 1993, e il più recente Protocollo trilaterale 2007.





Sindacato e ordinamento giuridico: capitolo 2.
La contrattazione collettiva: capitolo 3.
Le relazioni sindacali in azienda: capitolo 5.
Diritti di informazione
Diritti di codeterminazione
Legge e contratto collettivo: capitolo 1.
Contratto di lavoro e autonomia individuale: capitolo 2.
Il lavoratore e il datore di lavoro
I lavori non subordinati: capitolo 2.
L’accesso al lavoro: capitolo 1.
La formazione del contratto di lavoro: capitolo 2.
La struttura del rapporto di lavoro: capitolo 3.
Oggetto e luogo della prestazione di lavoro: capitolo 3.
Il tempo della prestazione di lavoro: capitolo 4.
Lavoratore notturno
Potere di controllo e tutela della privacy: capitolo 5.
Il potere disciplinare: capitolo 6.
La retribuzione: capitolo 7.
La tutela della persona sul lavoro: capitolo 8.
Eguaglianza e discriminazioni: capitolo 9.
Le sospensioni del lavoro: capitolo 10.
Estinzione del rapporto di lavoro: capitolo 11.
Le crisi dell’impresa: capitolo 12.
I contratti di lavoro
Il lavoro esterno: capitolo 2.
Il lavoro dei giovani: capitolo 4.


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