Dizionario informatica



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DIZIONARIO INFORMATICA

A

 ADA

 [dal nome di Ada Lovelace, figlia del poeta inglese G. Byron]. In informatica, linguaggio ad alto livello sperimentato dal Dipartimento della Difesa degli U.S.A. È strutturato a blocchi con meccanismi per trattare informazioni astratte e per affrontare in maniera modulare problemi anche in tempo reale. Ha la potenzialità di modellare sistemi distribuiti su larga scala e di assicurare il controllo da parte dell'utente durante l'esecuzione del programma. Il linguaggio è molto potente e pensato per un uso il più generale possibile.

Add-on

s. ingl. usato in it. come sm. (propr., accessorio). In informatica, termine che riferito all'hardware indica un qualsiasi dispositivo da aggiungere all'elaboratore, mentre riferito al software, indica un modulo per integrare o estendere le funzionalità di un dato programma base.



ADSL

sigla dall'ingl. Asymmetrical Digital Subscriber Line. Tecnologia di compressione di segnali che consente la trasmissione dati ad alta velocità sul tradizionale doppino di rame delle linee telefoniche. Tra le possibilità offerte dall'A., una velocità di collegamento a Internet da 30 a 90 volte superiore, un suono che avverte dell'arrivo di posta elettronica e, contemporaneamente, la normale prosecuzione delle comunicazioni telefoniche. Nell'ambito delle tecnologie DSL, è già pronta una nuova tecnologia (denominata 3dSL) che consente di quadruplicare (da 1,5-2 a 8 Megabit al secondo) la velocità consentita dall'A. e fornire servizi come televisione digitale e video on demand.



Alfanumerico

in informatica, di informazione codificata in caratteri sia alfabetici, sia numerici.



Alimentatore

nella tecnica, dispositivo atto a fornire energia o materiale a un altro sistema.



elettronica ed elettrotecnica

Negli impianti elettrici ed elettronici, insieme di dispositivi, o di parti di circuito, atto a fornire energia elettrica con determinate caratteristiche di tensione, corrente e frequenza per consentire il corretto funzionamento di utilizzatori quali televisori, computer, ecc. Gli alimentatori a tensione e corrente costanti si dicono anche stabilizzatori. Gli alimentatori di alta tensione, utilizzati nei tubi a raggi X, nei tubi a raggi catodici dei televisori e dei radar, sono generalmente costituiti da duplicatori o da moltiplicatori di tensione. Con l'affermarsi dell'elettronica di potenza, cioè di componenti allo stato solido che consentono il passaggio di elevate correnti, si sono sviluppati i cosiddetti alimentatori switching, in cui i componenti elettronici vengono impiegati come interruttori che commutano ad alta frequenza.



AND

in informatica, operatore logico e corrispondente circuito elettronico. Produce il valore (o livello) 1 solo nel caso in cui entrambi gli operandi valgano 1, altrimenti il risultato è 0.



Apple

società leader nell'ideazione e produzione di personal computer. Nata come casa costruttrice di piccoli elaboratori destinati prevalentemente ai videogiochi, la Apple si aprì anche ai mercati degli elaboratori per uso domestico e didattico. Nel 1983 iniziò la produzione di nuovi PC (Macintosh) basati sull'impiego diretto del monitor tramite un telecomando di puntamento (mouse) e sull'introduzione di una complessa serie di accorgimenti volti a creare un dialogo uomo-macchina che rende più accessibile l'uso del PC. L'intera linea di prodotti Apple ha trovato accoglienza particolarmente favorevole nel mondo della grafica e dell'editoria, ma si va via via imponendo anche in altri settori consimili. Nel 1991, la società ha concluso un accordo con la IBM, sua principale rivale, al fine di creare prodotti più sofisticati per quanto riguarda l'hardware e il software, che permettano il dialogo tra sistemi finora incompatibili tra loro. Tra il 1994 e il 1996 la società ha stipulato accordi con la International Business Machines Corporation e con la Motorola Incorporated. Nel 1997 il colosso statunitense ha siglato un accordo con la Microsoft e si è impegnato nella vendita diretta di computer.



Applet

s. ingl. (abbreviazione di Internet application) usato in it. come sf. In informatica, programma, generalmente di piccole dimensioni, scritto in Java e compilato su di un server, associato a un link in una pagina HTML; può essere eseguito all'interno del browser che ha scaricato la pagina. L'utilizzo del linguaggio di programmazione Java, che permette di ottenere la proprietà “compila una volta, esegui ovunque” (compile once, run everywhere), rende l'esecuzione del programma indipendente dalla piattaforma e dal sistema operativo del calcolatore in cui risiede il browser (client). Al contrario di una normale applicazione, l'esecuzione della a., che avviene integralmente nella macchina in cui è stata scaricata, non può portare alla lettura o alla scrittura di file nel calcolatore client, ma solo nel server, evitando in questo modo di danneggiare il client. L'uso principale delle a. risulta perciò quello di fornire un'interfaccia locale per l'interazione col server o piccoli dimostrativi di applicazioni più complesse.



Arpanet

sigla dell'ingl. Advanced Research Projects Agency Network (rete dell'agenzia per progetti di ricerca avanzata). L'agenzia in questione è la DARPA (Defense Advanced Research Projects Agency) del Dipartimento della Difesa statunitense, che per prima sviluppò una rete a commutazione di pacchetto, l'A. appunto, per verificare la possibilità di mantenere in funzione una rete di elaboratori a livello nazionale in caso di attacco nucleare. L'A. ha dato poi origine al complesso di reti e sottoreti da cui si è sviluppata per integrazione Internet.



ASCII

(sigla di American Standard Code for Information Interchange). In informatica, codifica binaria a sette bit usata per la trasmissione dati.

B

 Back up

loc. inglese (da to back, appoggiare + up, su) usata in italiano come sm.

1) Nella tecnica, sistema di riserva il cui intervento è previsto in caso di guasto del sistema principale.

2) In informatica, duplicazione di sicurezza dei dati o dei programmi

Background

 In informatica: a) modalità con cui il sistema esegue determinati comandi, mentre sono utilizzati altri programmi; b) colore o immagini di sfondo del desktop, di un testo oppure di una pagina Web.



Backlog

 In informatica, lista delle operazioni che devono essere eseguite dal computer.



Backslash

 carattere ASCII, utilizzato nel sistema operativo MS-DOS per separare le varie parti che compongono il nome di un file.



Backspace

pulsante della tastiera del computer, contrassegnato da una freccia rivolta verso sinistra che arretra di uno spazio prima del cursore.



Backtracking

 In informatica, tecnica di risoluzione di problemi consistente nel ritornare, ogni volta che una computazione non può proseguire, alla situazione precedente e nel provare ad andare avanti compiendo una scelta diversa.



Banner

 In informatica, inserzione pubblicitaria utilizzata sulle pagine Web, costituita generalmente da uno striscione “elettronico”, di formato rettangolare, contenente un'immagine o un'animazione, che funge da link al sito dell'inserzionista.



Batch

 In informatica, batch processing, elaborazione sequenziale di uno o più programmi considerati come un insieme unico (batch). Elaborazioni batch vengono eseguite nei grandi e moderni sistemi in tempo reale e time sharing nei momenti di disponibilità e permettono di conseguire l'impiego ottimale delle risorse operative del sistema. Nei personal computer MS-DOS un file batch può contenere una serie di istruzioni simile a quella che verrebbe introdotta manualmente dall'utente e permette di automatizzare alcune operazioni ripetitive.



Biochip

 ipotetico microcircuito integrato in cui, invece del tradizionale silicio, viene utilizzato materiale organico costituito in particolare da proteine. Facendo assumere a molecole biologiche i compiti degli "interruttori" elementari che stanno alla base degli elaboratori digitali, è possibile ottenere microchip ad altissima integrazione utilizzabili per computer di nuova concezione che, emulando il funzionamento del cervello umano, potranno raggiungere risultati come il riconoscimento del linguaggio naturale e delle immagini. Gli specialisti di bioelettronica sono riusciti finora a realizzare diversi tipi di "biosensori", strutture ibride composte da materiale organico ed elettronico, i cui campi di applicazione sono prevalentemente quelli della diagnostica medica e dell'analisi ambientale. Con i biochip è possibile riconoscere l'origine delle specie animali che compongono i prodotti alimentari o controllare le sementi e scoprire sequenze del DNA provenienti da organismi geneticamente modificati.



BIOS

 acronimo di Basic Input/Output System, l'insieme dei programmi di sistema che presiedono a tutte le funzionalità essenziali di un elaboratore. Nei primi microelaboratori il BIOS occupava pochi Kbyte di una comune memoria ROM , non modificabile, e conteneva le istruzioni di avvio della macchina e pochi parametri fondamentali. Con l'evolversi dell'hardware e soprattutto per rispondere alla versalità delle componenti hardware di un moderno microcomputer, il BIOS si è evoluto a vero e proprio sistema operativo che gestisce, in modo autonomo, la gran parte delle funzionalità di I/O della macchina. Le versioni più recenti del BIOS sono contenute in memorie riscrivibili di tipo Flash e raggiungono dimensioni dell'ordine del Mbyte. La riscrivibilità delle memorie Flash permette di aggiornare il BIOS di una macchina, sia per eliminare eventuali anomalie del software, sia per aggiungere la gestibilità di nuovi tipi di periferiche, senza che si debba sostituire tutta la piastra madre.



B-ISDN

sigla per Broadband-Integrated Services Digital Network (rete numerica a larga banda integrata nei servizi). Con B-ISDN si individua, nell'ambito delle attività internazionali di normalizzazione, una soluzione di rete che consente l'integrazione di tutti i servizi attuali e futuri tramite l'adozione di tecnologie a larga banda. Dal punto di vista architetturale, la B-ISDN costituisce una piattaforma di rete basata sull'utilizzo di tecnologie di trasmissione e di commutazione che permettono di fornire le alte velocità richieste da applicazioni quali l'interconnessione di LAN e workstation, l'accesso a supercalcolatori e in genere il trasferimento client/server delle grandi quantità di dati necessarie per i servizi multimediali, l'elaborazione di immagini, la simulazione, la progettazione, la visualizzazione e la televisione ad alta definizione.



Bit

 s. ingl. usato in it. come sm. (abbreviazione di binary digit, cifra binaria). In informatica: A) è l'unità base di informazione, la quantità di informazione necessaria per distinguere fra due eventi equiprobabili elementari; in altri termini, l'informazione fornita in risposta a una domanda che ammette solo due possibilità: sì o no (rappresentate da 0 e 1). B) Una posizione nel sistema di numerazione binaria che può assumere i simboli 0 o 1. I b. sono alla base della rappresentazione interna negli elaboratori digitali di numeri, caratteri alfabetici, simboli e istruzioni. Il b. è l'unità più piccola di memoria. La capacità di un canale di trasmissione dell'informazione si misura in b. al secondo (baud).

 Booleano

agg. Che si riferisce al matematico inglese G. Boole: algebra b., reticolo b., v. algebra di Boole.



Operatore booleano

Ogni linguaggio contiene un insieme di caratteri speciali che, usati sui valori, riescono a modificarli, a confrontarli, a usarli in operazioni aritmetiche e a combinarli. Gli operatori b., infatti, eseguono operazioni logiche, formalizzando le relazioni di esclusione e inclusione nell'algebra b., e per questo motivo hanno trovato larga applicazione in sistemi di elaborazione di ricerche per parole chiave, dette appunto ricerche b., come nei data base o nei motori di ricerca su Internet. I principali operatori b. sono AND, OR e NOT e le loro funzioni variano a seconda della ricerca che si vuole effettuare: p. es. se si vogliono cercare informazioni relative a “editoria italiana”, formulando la query con AND posto tra i due termini si troveranno documenti in cui sono presenti entrambe le parole; allo stesso tempo, usando la funzione OR, i documenti restituiti conterranno almeno uno dei due termini indicati o entrambi; digitando, invece, “editoria NOT italiana” si otterrà in risposta l'elenco di tutte le risorse che si riferiscono solo alla parola editoria, ma non alla parola italiana.



Browser

 in informatica, in ambito Internet, programma che consente di navigare alla ricerca di qualcosa; in particolare permette di richiedere, raggiungere e visualizzare il sistema di pagine e di collegamenti ipertestuali del World Wide Web.



Buffer

 in elettronica, circuito elettrico, detto anche separatore, usato per separare il circuito di comando dal circuito di carico.



In informatica, dispositivo, detto anche memoria tampone, per la memorizzazione temporanea di dati nel corso di operazioni di trasferimento o di trasmissione.

Bug

s. inglese (propr., cimice, piccolo insetto) usato in italiano come sm. In informatica errore di programma, a volte anche derivante da guasto dell'elaboratore; di qui debugging, procedura di eliminazione dei bugs, ossia di verifica e messa a punto, per conseguire la piena funzionalità di un programma. L'origine del termine è storica: un insetto mise fuori servizio il primo calcolatore digitale di uso generale, l' ENIAC (1945).



Bus

in elettronica e in informatica, insieme di conduttori che collegano le varie parti di un microprocessore, consentendo così il reciproco colloquio.



Byte

 in informatica, gruppo di 8 bit considerato ed elaborato come unità e rappresentato con la lettera B. Multipli: 210 =1024 B corrispondono a 1 KB (kilobyte); 210 =1024 KB corrispondono a 1MB (megabyte); 210 =1024 MB corrispondono a 1 GB (gigabyte). Approssimando si hanno le seguenti equivalenze: 103 B=1KB; 106 B=1MB;109 B=1GB.

C

Cablaggio

in elettrotecnica e in elettronica, l'insieme dei cavi elettrici e relativi accessori che costituiscono gli elementi di collegamento di un circuito elettrico.



Cache

s. inglese (dal francese cacher, nascondere) usato in italiano come sf. In informatica indica una particolare memoria che serve a velocizzare il reperimento di un'informazione. La cache può essere un chip hardware oppure un'area di un disco rigido; viene riempita con gli ultimi dati in transito e permette di estrarli in modo random a seguito di un'identica richiesta in tempo ravvicinato. Nei personal computer una memoria cache hardware viene interposta tra il microprocessore e la memoria RAM. Per aumentare la probabilità di reperire l'informazione richiesta direttamente all'interno della cache, si possono disporre più memorie in cascata e in questo caso si parla di livelli della cache(primo, secondo, L1, L2, ecc.). I dati richiesti dal microprocessore vengono prima cercati nella cachedi primo livello, che generalmente risiede nello stesso chip del microprocessore, successivamente vengono cercati nella cachedi secondo livello e, solo in caso di esito negativo, si deve accedere direttamente alla RAM. In generale la cachedi primo livello funziona alla stessa velocità del microprocessore o a metà frequenza, mentre la cachedi secondo livello lavora alla velocità della piastra madre o a una frequenza intermedia tra quella del processore e quella della RAM. Si utilizza invece una cache su disco rigido quando i dati provengono da Internet o da una macchina remota. Le richieste di accesso ai dati vengono confrontate con il contenuto della cache. sul disco locale; se il dato è presente si verifica sulla macchina remota che non sia stato modificato nel frattempo e, se questo è vero, lo si preleva dal disco senza doverlo nuovamente scaricare dalla rete.



CAD

 (sigla dell'inglese Computer Aided Design). Tecniche di progettazione che si avvalgono dell'uso di elaboratori elettronici. I programmi CAD consentono di rappresentare su computer un modello che descrive il modello reale, di simularne il comportamento di verificarne i margini di funzionamento e di estrarne i criteri di fattibilità. I programmi CAD sono particolarmente diffusi per la progettazione di pezzi meccanici in ditte aeronautiche, automobilistiche ecc. Nell'integrazione con i sistemi CAM si parla di CAD/CAM.



CAM

 (sigla dell'inglese Computer Aided Manufacturing). Tecniche di produzione che si avvalgono dell'uso di elaboratori elettronici per gestire, controllare e comandare i mezzi di produzione. I sistemi CAM utilizzano metodi derivati dalla ricerca operativa, dalla teoria dei sistemi, dalla teoria dei controlli, per automatizzare la produzione industriale. I vantaggi maggiori si ottengono con l'integrazione con i sistemi CAD (CAD/CAM).



Cardare

s. ingl. usato in it. come sm. In informatica, termine che indica un programma in distribuzione gratuita per il quale l'autore, o gli autori, gradirebbero come segno di approvazione da parte dell'utilizzatore l'invio di una cartolina illustrata.



Case

 Contenitore dell’unità centrale del computer, può essere: desktop, se sta appoggiato sulla scrivania e sostiene il monitor, tower, minitower, miditower, se è verticale



CD-Rom

 acronimo della denominazione inglese Compact Disc-Read Only Memory, disco compatto- memoria per sola lettura; infatti, in questi dischi si possono soltanto leggere le informazioni memorizzate e non memorizzarne altre. Il CD-ROM è un dispositivo che consente di archiviare grandi volumi di dati sfruttando tecnologie di lettura ottica. Il principale vantaggio dei dispositivi ottici rispetto ai supporti magnetici, oltre la capacità di memorizzare grandi quantità di informazioni in uno spazio ridotto (ossia una maggiore densità di registrazione), è un minor pericolo di deterioramento delle informazioni memorizzate. Risultano, infatti, più resistenti a colpi, attriti e problemi meccanici e non presentano il rischio di perdita delle informazioni a causa di campi elettromagnetici esterni. Attualmente i CD-ROM sono il supporto ad alta densità di memoria più economico; un CD-ROM di 12 cm di diametro contiene 600 Mb. La presenza di un adeguato software consente un accesso molto rapido alle informazioni immagazzinate. Il CD-ROM costituisce un nuovo mezzo di diffusione delle informazioni in concorrenza con la tradizionale carta stampata. Su CD-ROM sono state digitalizzate grandi opere come enciclopedie e testi giuridici; alcune società hanno pubblicato i propri cataloghi e documenti tecnici su di esso. Per un lungo periodo i CD-ROM hanno costituito il supporto ad alta densità di memoria maggiormente economico e diffuso. Progressivamente però hanno perduto una parte di mercato, conquistata dal più capiente DVD. Alla diffusione dei CD-ROM ha contribuito il fatto che dal 1998 tutti i personal computer venduti posseggano un lettore CD-ROM incorporato e la diffusione dei masterizzatori che permettono di realizzare CD-ROM a bassissimo costo. Dal 2000 sono aumentati i personal computer dotati di lettore DVD compatibile con i CD-ROM



CDV

sigla dall'inglese Compact Disc Video (video-disco compatto). Disponibile in diversi formati da 12, 20, e 30 cm, ha trovato diffusione limitata, nonostante l'ottima qualità video e l'assenza di usura, per la scarsa disponibilità di titoli (film e generi musicali).



Cellulare

apparecchio telefonico che si avvale di un'infrastruttura di comunicazioni radio che consente la connessione di un utente mobile con un altro utente mobile o con un utente della rete fissa. In una rete radiomobile cellulare la copertura radioelettrica si ottiene suddividendo l'area di servizio in zone, chiamate celle, servite da una stazione radio a cui il terminale mobile in transito si connette. Inizialmente, l'utilizzo dei sistemi radiomobili era riservato ad applicazioni nell'ambito della navigazione, prima marittima e successivamente aerea. Grazie ai progressi tecnologici e alla conseguente riduzione dei costi e delle dimensioni dei sistemi ricetrasmittenti fu in seguito possibile utilizzare i collegamenti hertziani, cioè realizzati tramite onde radio, anche nel campo delle comunicazioni personali terrestri. Nacque così negli anni Sessanta la prima generazione di sistemi radiomobili di tipo automatico. Si trattava di sistemi caratterizzati dall'uso di celle di copertura di grandi dimensioni (20/30 km di raggio), con un numero di canali a disposizione del servizio alquanto limitato (da 20 a 40). L'utente in movimento che, durante la comunicazione, passava da una cella a un'altra, sperimentava un progressivo degrado della comunicazione e il successivo abbattimento della stessa. Peraltro, un utente mobile che desiderasse chiamarne un altro doveva indicarne all'operatore la posizione e quindi la cella di temporanea appartenenza. Nella seconda metà degli anni Settanta, al progressivo aumento della domanda di servizio corrispose un rinnovato impegno nella ricerca di soluzioni tecnologiche che superassero le limitazioni dei sistemi di prima generazione. I sistemi di seconda generazione, indicati comunemente in letteratura come “sistemi analogici cellulari”, superarono le limitazioni che rendevano i sistemi precedenti assai poco funzionali, gestendo un numero molto più elevato di canali radio (circa 200 per i sistemi operanti nella banda dei 450 MHz e oltre i 1000 per quelli nella banda dei 900 MHz) e celle di dimensioni più ridotte. Ma soprattutto i nuovi sistemi erano in grado di effettuare una commutazione automatica del canale radio durante la conversazione (funzione hand off o hand over), permettendo così all'utente di spostarsi da una cella all'altra senza interrompere la comunicazione. Inoltre, il riconoscimento automatico e in tempo reale della posizione degli utenti (aggiornamento automatico della localizzazione d'utente) rendeva possibile l'instradamento della comunicazione verso gli utenti mobili senza che l'utente chiamante ne dovesse conoscere la posizione (funzione roaming). Per superare il problema della diversità dei sistemi radiomobili adottati dalle diverse nazioni europee, nel 1982 la CEPT (Conférence Éuropeenne des Postes et des Telecommunicationes, Comitato Europeo delle Poste e delle Telecomunicazioni) istituì una commissione tecnica denominata GSM (Groupe Speciale Mobile, Gruppo speciale mobile) con il compito di definire uno standard paneuropeo per le comunicazioni radiomobili cellulari, che consentisse a un utente di usufruire del servizio utilizzando lo stesso terminale in una qualunque delle nazioni aderenti all'iniziativa. Il risultato delle attività di standardizzazione iniziate nel 1982 fu la definizione delle specifiche del sistema radiomobile cellulare a tecnologia digitale GSM (Global System for Mobile Communication, Sistema globale per le comunicazioni mobili), oramai adottato anche da molte nazioni extraeuropee. I sistemi di seconda generazione sono in funzione in molte nazioni, compresa l'Italia, anche se l'evoluzione verso i sistemi digitali (GSM o altri) è particolarmente rapida. In Italia, il primo servizio di telefonia radiomobile venne lanciato dalla SIP nella prima metà degli anni Settanta, con il nome di RTMI (Radio telefono mobile integrato). Operante nella banda dei 160 MHz, utilizzava delle celle molto grandi (oltre 20 km) e un numero esiguo di canali radio (32, dedicati alle maggiori aree urbane e alle principali arterie di comunicazione), con una capacità di servizio di qualche migliaio di utenti. Il servizio era automatico per le chiamate generate da terminale mobile, ma necessitava dell'intervento dell'operatore per le chiamate verso terminale mobile, del quale l'utente chiamante doveva conoscere la posizione. Nel 1984, ormai virtualmente satura la rete RTMI, entrò in funzione il sistema RTMS 450 (Radio Telephone Mobile System, Sistema mobile di radio telefonia) che rimase attivo fino al 1996. Si trattava di un sistema analogico di seconda generazione basato sulla tecnologia cellulare che permetteva all'utente di effettuare e ricevere automaticamente chiamate senza l'intervento dell'operatore e di spostarsi da una cella a un'altra senza essere soggetto all'abbattimento della conversazione. Il sistema operava nelle bande 450-455 MHz per la comunicazione tra terminale e stazione radio e 460-465 MHz per la comunicazione in verso opposto; in ogni banda erano allocati 200 canali radio. Il sistema RTMS 450 raggiunse a sua volta la saturazione e, in attesa della rete GSM, si rese necessaria l'introduzione di una rete più evoluta in grado di soddisfare la sempre crescente domanda sia di accessi sia di servizi. Nel 1990 fu resa operativa la rete RTMS 900, per la quale fu scelto lo standard E-TACS, sperimentato con successo in Gran Bretagna e adottato tra gli altri anche da Austria, Irlanda e Spagna. Furono introdotti dei terminali mobili di dimensioni ridotte che soppiantarono quelli trasportabili e veicolari dei sistemi precedenti. In Italia il primo servizio GSM fu avviato da Telecom all'inizio degli anni Novanta, ma il lancio commerciale del servizio avvenne nell'aprile del 1995 a opera di TIM (Telecom Italia Mobile), nata l'anno precedente come gestore pubblico del servizio radiomobile. Nel 1993 venne emanato il bando di gara per l'assegnazione delle concessioni per un nuovo servizio digitale GSM, da affiancare a quello fornito dal gestore pubblico. La gara fu vinta nel 1994 dalla società Omnitel Pronto Italia, capeggiata dal gruppo Olivetti, che nell'ottobre 1995 diede l'avvio al proprio servizio sperimentale, aprendo la fase commerciale a dicembre dello stesso anno, dopo aver raggiunto il 40% della copertura del territorio nazionale. Nel corso degli anni Novanta, la telefonia mobile, nota anche come telefonia a mobilità di terminale, in Italia superava i 20 milioni di abbonati: per le aree prive di infrastrutture di terra erano presenti le celle satellitari con diametri superiori ai 500 km, seguivano le macrocelle per servizi di tipo rurale (diametri fino a circa 30 km), le microcelle per aree urbane ad alta densità (qualche centinaio di metri), le picocelle per servizi interni a edifici commerciali o industriali (qualche decina di metri). Nei sistemi radiomobili rientravano sia i cordless (sistema domestico costituito, al limite, da una sola cella) e i sistemi cellulari, nei quali la mobilità fra celle adiacenti era garantita, in tempo reale, dalla procedura del handover. Il roaming era la procedura con cui era possibile utilizzare il servizio, anche fra reti servite da gestori differenti. La tendenza era quella di sviluppare standard compatibili almeno a livello continentale, per permettere l'uso di terminali capaci di operare con più sistemi, per esempio terminali dual-band, TACS e GSM, in modo che la scelta della modalità operativa fosse controllata da software (software radio). Fra i sistemi cordless era stato standardizzato il sistema DECT (Digital Enhanced Cordless Telecommunication), con lo scopo di permettere l'impiego non solo nell'ambito di una abitazione, ma su un territorio di tipo urbano. Lo standard originale GSM prevedeva l'uso delle gamme 890-915 MHz per la trasmissione da telefono cellulare e 935-960 MHz per la ricezione, una evoluzione del sistema operava su frequenze più elevate, intorno ai 1800 MHz, usando celle di dimensioni non superiori ai 10 km, sistema più adatto alle aree urbane. Per tale motivo avevano successo, in zone a elevata densità di utenza, i terminali dual-band (900 e 1800 MHz). Il sistema a 1800 MHz veniva attivato in Italia nel marzo 1999. La tendenza, inoltre, a sviluppare sistemi di comunicazione universale portava allo sviluppo del UMTS (Universal Mobile Telecommunication System). Tale sistema permetteva l'accesso in rete in aree urbane e extraurbane e in tutto il mondo, attraverso terminali palmari adattabili e riprogrammabili. Il sistema IMT-2000 (International Mobile Telephone-2000), invece, permetteva il roaming fra diverse reti, fisse e mobili, con accesso a servizi multimediali, la navigazione su www (World Wide Web) e l'accesso a data base. La trasmissione dei dati avveniva con uno standard superiore a quello usato in trasmissione di sola fonia, che andava dai 144 kbit/s per spostamenti veloci ai 2 Mbit/s in ambienti chiusi. L'uso di sistemi cellulari per trasmissione di dati a elevata capacità, inoltre, era legato anche a probabilità di errore sul bit (BER) non superiore a 10-6 (per la voce i valori di BER erano 1000 volte superiori).


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