Domanda n. 1 Quali sono state le problematiche le artistiche contemporanee sulle quail Plexus si è scontrato/confrontato e forse naufragato



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Gaetano Brundu luglio 1994

Intervista x Dernini



DOMANDA N.1
Quali sono state le problematiche le artistiche contemporanee sulle quail Plexus si è scontrato/confrontato e forse naufragato.
Plexus ha spesso dato l'impressione di sfuggire al sistema dell'arte ed ai suoi codici di comunicazione.

E' quindi difficile identificare i suoi oggettivi rapporti con le problematiche artistiche contemporanee. Se ne possono anche trovare, ma il problema è di vedere a quale livello di coinvolgimento e di approfondimento, distinguere cioè tra rapporti soggettivi e rapporti oggettivi.

Inoltre, se Plexus è largamente innovativo (ma lo è ?) , il problema può essere piuttosto quello di trovare cosa lo distingui dal panorama circostante, bisogna cioè preoccuparsi di definire i caratteri intrinseci. E per questo io penso non sia ancora giunto il momento, poiché chiudere Plexus in definizioni è un po' decretarne la fine. O sarebbe solo la fine della sua età evolutiva? questo può essere un motivo di meditazione per i prossimi mesi.

Resta il fatto, piuttosto marcato, che tante manifestazioni di Plexus esprimevano un senso di inadeguatezza, una sorta di disarmata sprovedutezza rispetto alla comunicazione in atto nel sistema dell'arte. Un po' la nave dei folli, un po' l'aerostato degli ignavi in giro per il ciclo senza timone. Ma questo può anche essere un elemento che ne ha fatto: l'originalità. Su questo confine sempre labile e instabile tra follia e genialità, tra istinto e consapevolezza storica, tra voli eccelsi e cadute a livelli balordi o di magliari, si è giocata la vicenda e l'identità di Plexus.

Credo di averlo già detto nella lettera a Mazzarelli (maggio 1992): Plexus può caratterizzarsi ed avere una sua originalità, proprio rispetto a quel sistema dell'arte a cui così spesso pare assolutamente estraneo o per ignavia di alcuni suoi protagonisti o per scelta, o comunque oggettiva collocazione; caratterizzarsi per la sua diversita’.

II suo uscire dal sistema può assere importante.. Ma quanti ne sono consapevoli? quanti ne vedono la necessità metodologica?

Qualcuno magari ricade spesso nella tentazione di trovare un' integrazione nel sistema, di entrare in qualche modo il "successo"; è anche questa la balordaggine a cui alludevo.

Uscire dal sistema può essere dunque uno strumento metodologico ( ed essere anche una prassi) che può modificare e far crescere Plexus rispetto a quello stesso sistema; in ultima analisi può far crescere il sistema stesso.

Se dovessi far riferimento per Plexus a problematiche artistiche contemporanee, non saprei neppure quali componenti citare in modo preciso. Si potrebbe parlare di Effimero, di Narrative Art; ma anche di sensibiliità visionaria, cioè di una caratterizzazione che non è soltanto contemporanea. Nelle storie di Plexus c'è anche molto Concettuale, ma è solo una componente.

E poi: a cosa collegare le metafore delle sue Art Operas o di altre manifestazioni? al Carnevale di Rio?

Oppure: che senso attribuire, a cosa collegare il frequente irrompere di azioni sgangherate e irrazionali, al limite della demenza? Al prima Dada?

Plexus produce l'evento, ma produce anche l'oggetto, quelle che nello Storage abbiamo poi chiamato reliquie.

Certo Plexus.è stato sempre piuttosto incline verso l'evento; carataterizzato (mi pare) dalle fughe dalla ragione in alcuni protagonisti.

Vivace dialettica, quindi, tra programma e fantasia sfrenata o comunque non disciplinata, fantasia libera in genere da eventuali regole e dai rigori metodologici di un suo eventuale programmmarsi e autodisciplinarsi.

Cosa prevale nel mio lavoro? Io credo che le mie oscillazioni presupponessero di trovare un equilibrio tra le varie mie stesse esperienze, una sorta di sintesi virtuale, fuori dai singoli episodi. Ma poteva (o doveva?) essere certo una cosa molto virtuale, una cosa che era soltanto mia e che non poteva o doveva essere comunicata facilmente.

Nel mio lavoro c'è stato l'oggetto (i disegni, ma anche i foglietti bianchi), c'è stato il concetto (il mistero dell’Interleuchina 2, il Fantasma della Libertà), l'evento (installazioni, ma raramente azioni). Io avevo anche una percezione globale di queste esperienze, non le vivevo come contrapposte ed inconciliabili, ammesso che questo di conciliarle fosse un problema. C'era in qualche modo un'esigenza di mediazione, c'era appunto da salvaguardare quel momento di equilibrio profondamente soggettivo, quell'idea e quella sintesi che restava dentro di me; e che non saprei definire diversamente.

Comunque, sapere se e come Plexus si sia confrontato con particolari problematiche artistiche contemporanee, per me fin'ora non è stato un problema. E' un problema, voglio dire, che per il momento ho messo tra parentesi. Attualmente lo vedrei come un ozioso giocare con delle etichette. Personalmente non mi interessa trovare o cercare riscontri. Mi interessava e mi interessa stabilire un rapporto tra il mio operare, tra la mia globalità di artista in prima persona e questa situazione aperta, magmatica, come se avessi di fronte una entità da fecondare. Mi interessa questa proiezione verso il futuro, verso la creazione di qualcosa che non esisteva prima nel sistema dell'arte. Ma definirla è come ucciderla.

Pensavo (e penso) di poter contribuire a dare un'anima a questo processo collettivo, portando dentro anche la mia storia, la storia del mio rapporto ormai più che trentennale con il sistema dell'arte.

Così non credo ancora venuto il momento di cercare riscontri e collocazioni in particolari categorie o tendenze. Questa è almeno la mia posizione di oggi. Forse è troppo soggettiva, ma credo possa rientrare in un programma.

Tu parli di naufragio. Dopo anni di allegro e inconsapevole navigare, era anche inevitabile che la nave dei folli naufragasse su qualche scoglio o paradossalmente in un mare di bonaccia. Non mi pare che questa nave, a livello di consapevolezza, si sia imbattuta in molte problematiche fra quelle che dominano oggi nel sistema dell'arte. Certo, ci saranno state anche delle convergenze, oggettive, non consapevoli.

Questa ignavia potrebbe anche aver costituito la sua salvezza, fino al punto che il naufragio non è naufragio, ma un rinnovarsi ed un rigenerarsi. La Nave dei folli come l'Araba Fenice.

Ma si può anche dire che l'ignavia, l'ignoranza dello scoglio ha consolidato la non esistenza dello scoglio; insomma, "Io Zen e l'arte di non naufragare"; è un libro che ancora non è stato scritto» Può farlo Plexus?






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