Domenica di Pasqua



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28.03.2019
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Domenica di Pasqua

(At 10,34-37; Col 3,1-4; Gv 20,1-9)

Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro.

Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!».

Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.

Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte.

Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.

Sono risorto e sono sempre con te”.

Questo breve versetto, tratto dal Salmo 138, è il canto d’inizio della messa del giorno di Pasqua. Nella sua brevità mi sembra riassuma bene il messaggio che viene a noi dalla Risurrezione del Signore, la festa che celebra la verità centrale di tutto il messaggio cristiano. Ce l’annuncia come una inaudita novità che ci riguarda: Gesù è risorto. Non è una notizia riservata alla piccola cerchia degli amici, come potè essere la risurrezione di Lazzaro, perché la risurrezione di Gesù inaugura un’era nuova offerta all’intera umanità, un futuro dove non ci sarà più ne male né morte.

La verità prima e fondamentale è quella della risurrezione: il Signore è risorto. Egli ha condiviso con noi la condizione umana fino alla morte dolorosa sulla croce. E’ stato pure riposto nel sepolcro, ultimo e triste rito della presenza corporea dell’uomo sulla terra. Ma non è rimasto prigioniero della tomba. Maria di Magdala, che con le donne era corsa per imbalsamare il suo corpo, trova la tomba vuota. I due apostoli che accorrono al richiamo di Maria, fanno la stessa esperienza: la tomba è vuota. E’ stato trafugato, come pensa in un primo momento Maria di Magdala? Ma chi poteva esserne interessato? E poi, non si trafuga una corpo furtivamente, lasciando ripiegato in bell’ordine il grande lenzuolo nel quale era stato ricoperto. Giovanni vi legge già qui il primo segno di un qualcosa di grande che lì è avvenuto: la risurrezione. Ne avranno conferma prima Maria di Magdala che incontra il Signore già lì al sepolcro e poi tutti i discepoli, alla sera di quel giorno, quando Gesù apparirà loro nel cenacolo.



Dopo un primo momento di sorpresa e di spavento, all’offrirsi del Signore alla loro esperienza (“Toccate e vedete, uno spirito non ha carne e ossa come ho io”), furono pieni di gioia. Questa è la gioia della pasqua che oggi è offerta anche a noi. L’esperienza fu così forte e incontestabile per quanti la vissero, che, da quel momento la loro vita fu trasformata. Da quel giorno hanno incominciato a comprendere in modo nuovo tutta la vicenda di Gesù, quella che hanno vissuto insieme a lui nei tre anni della via pubblica; hanno imparato a leggere in modo nuovo quanto aveva detto e, prima di tutto, il senso della sua passione e morte. Forti dell’esperienza del Risorto, non dubitarono di spendere la loro vita per annunciarlo a tutto il mondo, consegnando a tutti la verità del Cristo risorto. In lui, Dio offre risurrezione e vita a tutti coloro che lo accoglieranno nella fede. Anche la nostra fede si fonda sulla loro testimonianza.
Gesù è uscito dalla tomba e ritornato in vita col suo corpo glorioso. Ma dove si trova ora? La risposta l’abbiamo ancora nel breve testo citato all’inizio: “Sono ancora con te” . Il testo esprime la verità della risurrezione non come una verità asettica, fredda, ma come il ritorno del Signore in mezzo ai suoi. Così, in questo clima di famigliarità ritrovata, gli apostoli vissero i loro incontri con Gesù apparso dopo la morte: come l’incontro di un amico che si credeva perduto e che invece, in modo sorprendente, ricompare, li cerca, li rianima nella fede. Di fatto Gesù si comporta con loro come l’amico che è stato assente per due giorni e, al ritorno, riprende il discorso dove lo aveva lasciato. Il suo intento è di farsi accogliere e riconoscere come lo stesso Gesù che è stato con loro fino a due giorni prima e di spiegare loro il senso delle cose che sono accadute. Illuminante a questo riguardo, l’incontro con di due discepoli di Emmaus, ai quali si è accostato la sera dello stesso giorno. Il Signore risorto viene a dire a loro e oggi a noi: “Sono ancora con te”. Non quindi la proclamazione di una verità astratta, ma l’offerta di un incontro vero con una persona cara che viene a confortarci di fronte all’esperienza più negativa e distruttiva della vita: la morte. Dal momento che Gesù è uscita dalla tomba, il luogo della sua presenza è accanto al Padre e accanto a ciascuno di noi. Nella sua passione e morte egli ha voluto essere solidale a tutte le nostre prove; con la risurrezione viene ancora accanto a noi per assisterci nel cammino della vita e garantirci che il nostro futuro è con lui, nella risurrezione.
Il brano del vangelo ci propone l’esempio dei discepoli che escono di casa, corrono al sepolcro per vedere. Questa sollecitudine sarà premiata dall’incontro con i segni della risurrezioni e con il Signore stesso. Un invito a uscire dalla nostra indifferenza di fronte alle grandi verità della fede per sperimentare anche noi la gioia d’incontrarci con il Signore risorto e alimentare la speranza di essere sempre con lui. Il loro cammino di fede inizia dalla desolazione più nera. La morte in croce del Maestro li aveva posti di fronte alla sconfitta più inattesa e distruttiva: Gesù è stato ripudiato, condannato, crocifisso come un malfattore. Tutto è avvenuto senza la minima resistenza da parte sua, quasi ridotto alla più umiliante impotenza. La morte di Gesù segna la fine di ogni attesa, lo svuotamento di un grande sogno. Per loro, sulla croce finiva un’esperienza esaltante e cadevano in modo imprevisto tutte le speranze coltivate negli anni passati con Gesù. Sono fuggiti e si sono dispersi, come quei due che se ne vanno a Emmaus. Nessuna iniziativa, se non quella di dare umana sepoltura al corpo martoriato di Gesù. Maria di Magdala è al sepolcro per questo scopo e la prima constatazione che fa è la sparizione del corpo di Gesù: “Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto”. Da questa constatazione inizia il cammino dei discepoli che crescerà, passo dopo passo, fino alla comprensione dei segni e all’incontro col Risorto. Al primo segno di novità, escono, corrono, entrano nella tomba per vedere. Sono gente in ricerca, affascinati dalla prospettiva di vita suscitata in loro da Gesù; disorientati e scoraggiati, ma non indifferenti. Da qui inizia un cammino che, progressivamente, li porta all’incontro col Signore e a maturare una fede forte, un legame nuovo e profondo con Gesù risorto, fino a dare la loro vita per farlo conoscere. Sulla loro fede poggia anche la nostra fede che ha sempre bisogno di essere alimentata, chiarita, difesa. Un cammino non sempre facile, specialmente nel tempo storico che viviamo ma in fondo al quale ci attende quello stesso Gesù che si è fatto incontro ai suoi discepoli per comunicare loro la gioia indicibile della sua presenza di risorto accanto a loro.

E’ questa la gioia della Pasqua che questo giorno vuole comunicare a tutti.


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