Don Dino Lanza e dall’equipe del Centro Diocesano Vocazioni



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Centro Diocesano Vocazioni

Patti (Me)


Signore,

tu mi scruti

e mi conosci

Sal 139,1

Riflessioni sul Vangelo del giorno

per i Tempi Ordinario e di Quaresima

(Anno B)
Il volumetto è stato curato da don Dino Lanza e dall’equipe del Centro Diocesano Vocazioni della Diocesi di Patti (Me).
I testi delle riflessioni per il Tempo Ordinario sono stati preparati da:


  • don Biagio Amata, sacerdote salesiano originario di Sant’Agata Militello (ME) - Settimane I – III;

  • Maricetta Maltese, vedova della comunità S. Maria del Carmelo di Sant’Agata Militello (ME): Settimana IV;

  • don Vincenzo Caruso, parroco della parrocchia Maria SS. Annunziata di Brolo (ME): Settimane V – VII.

Per il Tempo di Quaresima sono stati preparati da:



  • don Antonio Sambataro, parroco della parrocchia San Nicolò di Bari a Sfaranda di Castell’Umberto (ME): dal 14 febbraio – Mercoledì delle Ceneri al 17 febbraio - dal 20 al 21 febbraio - dal 23 al 24 febbraio;

  • Suor Simona Santoro, religiosa dell’Istituto Suore di Carità dell’Immacolata Concezione d’Ivrea, originaria di Capo D’Orlando (ME): dal 18 febbraio al 19 febbraio - dal 25 febbraio al 7 marzo - dal 9 al 10 marzo;

  • Giuseppe Trusso, laico originario della parrocchia Maria SS. di Porto Salvo di Capo d’Orlando (ME): 22 febbraio;

  • don Gino Fichera, parroco della parrocchia Maria SS. Annunziata, di San Teodoro (ME): 8 marzo;

  • don Liborio Di Marco, sacerdote biblista originario di Mistretta (ME): 11 marzo - dal 13 al 18 marzo - 24 marzo;

  • don Placido Nicolosi, parroco delle parrocchie Maria SS. delle Grazie di Pettineo e Maria SS. Assunta di Torremuzza di Motta d’Affermo (ME): 12 marzo;

  • don Vincenzo Rigamo, parroco della parrocchia S. Maria Assunta di Galati Mamertino (ME): dal 19 al 23 marzo – dal 25 al 28 marzo.

© 2018 - Centro Diocesano Vocazioni

Seminario Vescovile di Patti

Piazza Cattedrale - 98066 Patti (ME)

Tel. 0941.21047

cdv@diocesipatti.it
Per chi desidera inviare una offerta

CCP 11119989 – OVS

IBAN IT90 D076 0116 5000 0001 1119 989
È possibile scaricare i file Word e PDF dal sito www.qumran2.net

inserendo il titolo del sussidio
Presentazione del Vescovo

Sono lieto di presentare il Fascicolo di meditazioni sul Vangelo dal titolo: «Signore, Tu mi scruti e mi conosci» (Sal 138, 1) che accompagnerà il cammino spirituale nel tempo Ordinario e di Quaresima. Il testo che ci viene consegnato è stato curato dal Centro Diocesano Vocazioni con la collaborazione di alcuni laici e presbiteri della nostra comunità diocesana. A tutti loro va la mia profonda gratitudine.

Il titolo del Fascicolo, tratto dal Salmo 138, richiama alla nostra intelligenza interiore la consapevolezza dell’orante che avverte di essere avvolto dalla presenza di Dio sorgente di amore e di verità. Dio scruta e conosce l’uomo sin dal concepimento: una conoscenza creatrice per la quale il salmista esprime la sua lode e il suo stupore. Egli percepisce, con la mente nel cuore, di essere un’opera meravigliosa di Dio e così si accetta riconoscente, come dono di Dio per sé e per gli altri.

La meditazione quotidiana del Vangelo ci aiuta a comprendere che il creato e la vita stessa che abbiamo ricevuto come doni sono una conferma dell’amore di Dio, perché Egli ha creato il mondo e ha donato la vita agli uomini partecipando il suo amore. Le creature, infatti, esprimono in maniera luminosa e feconda la forza dell’amore di Dio che le rende belle agli occhi degli uomini. La bellezza dell’essere umano sta proprio nella percezione di essere creato per amore. Dio scruta e conosce l’uomo amandolo perché il suo amore è creativo, vero ed eterno, non viene mai meno e rende l’uomo libero e capace di amare veramente. Così l’uomo, mentre fa esperienza di Dio che lo scruta e lo conosce, al tempo stesso, conosce sé stesso e lo ringrazia: «Io ti rendo grazie: hai fatto di me una meraviglia stupenda; meravigliose sono le tue opere, le riconosce pienamente l’anima mia» (Sal 138,14).

Auguro a quanti pregheranno con le meditazioni che seguono di scoprire ogni giorno la vicinanza di Dio che attraverso le meraviglie del suo amore riveste di luce l’esistenza umana e cristiana.

Vi benedico di cuore.
Patti, 8 dicembre 2017

+ Guglielmo Giombanco

Vescovo

Tempo Ordinario



Anno B - pari

I Settimana del Tempo Ordinario



Lunedì, 8 gennaio 2018

San Lorenzo Giustiniani, vescovo

Liturgia della Parola

1Sam 1,1-8; Sal 115; Mc 1,14-20



La Parola del Signore

è ascoltata

Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo». Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: «Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini». E subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando un poco oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello, mentre anch’essi nella barca riparavano le reti. E subito li chiamò. Ed essi lasciarono il loro padre Zebedeo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui.



è meditata

Il Vangelo secondo Marco introduce Gesù, che proclama il vangelo, la buona notizia, in un momento difficile. Giovanni Battista è in carcere, ma la Parola non può essere incatenata. Dio è vicino all’uomo anche quando sembra che il suo progetto sia distrutto! Ma è parola di vita, di vita eterna: «convertitevi e credete nel Vangelo».

A Simone e Andrea Gesù chiede perentoriamente: «Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini». Chiamata imprevedibile, quanto mai inopportuna, ma Lui si è avvicinato a chi conduceva una vita segnata dal quotidiano pescare, lavare le reti, vendere i pesci. Li scardina dalla quotidianità. Simone e Andrea faranno i pescatori di uomini.

è pregata

O Gesù, guardami, mentre ti guardo, parlami mentre sono pronto ad ascoltarti. Non ho paura di sentire la tua esigente richiesta e il tuo perentorio invito: “Vieni dietro a me, ti farò diventare pescatore di uomini”. Ma conosci la mia fragilità, i miei sogni segreti, i miei amori furtivi. Dammi sapienza per comprendere la vocazione a cui mi chiami con insistenza e a cui resisto per paura del futuro. Possa anch’io come Simone e Andrea, Giacomo e Giovanni seguirti, lasciando le reti del peccato, del desiderio di gloria, di successo. Amen.

mi impegna

Corro subito davanti al tabernacolo, per sentire e avere il coraggio di seguire Gesù.


Martedì, 9 gennaio 2018

Sant’Adriano di Canterbury, abate

Liturgia della Parola

1Sam 1,9-20; Cantico: 1Sam 2,1.4-8; Mc 1,21-28



La Parola del Signore

è ascoltata

In quel tempo, Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, [a Cafarnao,] insegnava. Ed erano stupìti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi. Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, dicendo: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!». E Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui. Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: «Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!». La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea.



è meditata

La presenza del demonio nella vita di ogni uomo, sia che ne sia cosciente, sia che la rimuova, è una sfida centrale per la fede. Nel Vangelo è l’indemoniato il personaggio che parla a nome nostro. Non ha nome, perché il suo nome è quello di ciascuno di noi, quando rifiutiamo di accogliere la Parola, oppure nemmeno la cerchiamo, saturi del nostro orgoglio e della fiducia di noi stessi. Passa però il vento impetuoso delle passioni, cessa il terremoto che ha fatto crollare tutte le nostre speranze, tacciono i tuoni e i fulmini con cui speravamo di terrorizzare i nostri nemici. Ed ecco il venticello leggero dello Spirito, che accarezza e rinfresca il nostro viso con l’unzione della presenza di Gesù. Fugge il demone, si placano le onde, si spalanca l’abisso per assorbire tutto il male del mondo.

E la sua presenza è liturgia nuova, la sua dottrina non ha confronti con quella degli scribi, è il giorno del Signore, preludio della Pasqua eterna.

è pregata

Signore, tu mi scruti e mi conosci, tu sai che a volte, te lo confesso, mi sembra di essere quell’indemoniato, che ha avuto la grazia di incontrarti, nella santa assemblea. Non sempre riesco a capire, accettare in silenzio, praticare i tuoi suggerimenti. Mi piace l’immobilismo del comodo. La tua Parola spesso mi sconvolge, ma resta solo emozione. Dammi la forza della concretezza ed espelli dal mio cuore ogni compromesso col male, col demonio. Amen.

mi impegna

Nel dubbio di fede abbiamo il coraggio dell’indemoniato e gridare: Signore, so bene che tu sei il santo di Dio!



Mercoledì, 10 gennaio 2018

Sant’Agatone, papa

Liturgia della Parola

1Sam 3,1-10.19-20; Sal 39; Mc 1,29-39



La Parola del Signore

è ascoltata

In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, subito andò nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva. Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano. Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui, si misero sulle sue tracce. Lo trovarono e gli dissero: «Tutti ti cercano!». Egli disse loro: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!». E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni.



è meditata

Gesù predica ed insegna nella sinagoga con autorità, e con uguale autorità scaccia il male, qualunque male, diabolico, fisico, morale, naturale. Vede miserie e sofferenze ma non resta insensibile. Una città intera attende la sua forza risanatrice. Ed egli dopo aver dato a tutti la salute, va incontro al Padre, nel deserto, dove nessuna voce può turbare il dialogo profondo tra Dio e l’uomo, dove l’uomo è costretto ad accogliere Dio e coprirsi il volto per non essere abbagliato dal suo splendore, dove si impara a conoscere, ad amare e a sperimentare la sua presenza. E il Signore continua a curare le nostre debolezze, a fasciare le nostre ferite. Per questo tutti lo cerchiamo. Ma occorre costanza per non stancarci di seguirlo, di metterci sulle sue tracce, sicuri che pure ‘altrove’ lo rintracceremo, per dirgli di non abbandonarci a noi stessi, di rivolgerci la sua misericordia e di attrarci con la soave unzione del suo amore.



è pregata

Signore, che ti sei fatto servo di tutti, per obbedire al Padre e annunziare la salvezza, accoglimi tra i tuoi discepoli. Stare dovunque mi chiami è bello ed esaltante.

Dammi un cuore grande, attento a tutti i fratelli nelle varie situazioni di lavoro, in famiglia, nella parrocchia, nei servizi, a cui mi chiami per tuo puro amore. Liberami da pregiudizi, tabù, frustrazioni, che mi impediscono di vivere con gioia la tua grazia e di non ritenere troppo prezioso il mio tempo tanto da non averne da condividere con chi è solo e abbandonato. Amen.

mi impegna

Gesù libera i malati, annuncia la venuta del regno, ma trova pure un tempo per la preghiera. Lasciamo che Gesù ci prenda per mano come la suocera di Pietro e non lasciamola fin tanto che ci conceda la piena guarigione delle nostre fragilità e ci renda entusiasti araldi per annunciare il vangelo.



Giovedì, 11 gennaio 2018

Beato Bernardo Scammacca, sacerdote

Liturgia della Parola

1Sam 4,1b-11; Sal 43; Mc 1,40-45



La Parola del Signore

è ascoltata

In quel tempo, venne da Gesù un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!». Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». E subito, la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato. E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito e gli disse: «Guarda di non dire niente a nessuno; va’, invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro». Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte.



è meditata

La lebbra! Che malattia orribile, che disgrazia sociale! Ma c‘è un’altra lebbra, più occulta e perciò più insidiosa. Ed è il trattare come lebbroso, chi non ci è simpatico, intralcia i nostri desideri di successo, è geloso della nostra presenza. Accade nella società, accade nella famiglia, accade in ogni tipo di associazione. A volte, confessiamolo senza vergogna, siamo proprio noi a comportarci da lebbrosi, e ci isoliamo. Magari col pretesto di un ritiro spirituale. Accade pure che un genitore, un sacerdote, un docente isola un figlio, un adolescente, un alunno, perché non è squadrato come lo desidera, perché non ci segue, non studia come vorremmo, perché ha atteggiamenti anticonformisti. Noi forse lo condanniamo senza pietà e senza appello. Vorremmo che dimostrasse a noi come sacerdoti, un buon comportamento e completa guarigione. Vorremmo una moglie, più remissiva, un marito più affabile, figli tutti a nostra immagine, parenti meno venali, e vicini di casa meno rumorosi. E come il lebbroso perdiamo pezzi della nostra carne, della nostra esistenza, tanto da non sembrare più umani e prossimi, e viviamo lontani da una famiglia immagine di Dio.



è pregata

Cosa debbo fare, o Signore, in queste situazioni difficili? Non ho il coraggio del lebbroso per emarginarmi e trovare rifugio nel deserto. Sì nel deserto, luogo privilegiato per incontrarti, per trovare la tua pace, la mia guarigione. Se vuoi, puoi purificarmi. Nutrirmi del pane che sfamò folle immense. Voglio guarire. Riconosco di essere malato, di poter contaminare i fratelli, i confratelli, i vicini. Che io non emargini gli uomini più sfortunati. Che sappia supplicarti in ginocchio. Sì in ginocchio e prostrato fino a terra, perché il tuo gesto risanatore, mi sollevi a Te. Stendesti la mano e toccasti il lebbroso. Io stendo la mano per accoglierti come dono nella comunione. Non sono degno, ma tu risani la mia lebbra e sono più bianco della neve. Il lebbroso non ha nome, il mio nome è scritto nel tuo cuore misericordioso. Amen.

mi impegna

Gesù, come buon samaritano, ha compassione. Come figli del Padre Misericordioso amiamo i lontani, da Dio, dalla società, da noi. Non giudichiamo, ma preghiamo perché il deserto della solitudine, colpevole o incolpevole, si apra alla rugiada celeste.



Venerdì, 12 gennaio 2018

San Bernardo da Corleone, religioso

Liturgia della Parola

1Sam 8,4-7.10-22a; Sal 88; Mc 2,1-12



La Parola del Signore

è ascoltata

Gesù entrò di nuovo a Cafàrnao, dopo alcuni giorni. Si seppe che era in casa e si radunarono tante persone che non vi era più posto neanche davanti alla porta; ed egli annunciava loro la Parola. Si recarono da lui portando un paralitico, sorretto da quattro persone. Non potendo però portarglielo innanzi, a causa della folla, scoperchiarono il tetto nel punto dove egli si trovava e, fatta un’apertura, calarono la barella su cui era adagiato il paralitico. Gesù, vedendo la loro fede, disse al paralitico: «Figlio, ti sono perdonati i peccati». Erano seduti là alcuni scribi e pensavano in cuor loro: «Perché costui parla così? Bestemmia! Chi può perdonare i peccati, se non Dio solo?». E subito Gesù, conoscendo nel suo spirito che così pensavano tra sé, disse loro: «Perché pensate queste cose nel vostro cuore? Che cosa è più facile: dire al paralitico “Ti sono perdonati i peccati”, oppure dire “Àlzati, prendi la tua barella e cammina”? Ora, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere di perdonare i peccati sulla terra, dico a te – disse al paralitico –: àlzati, prendi la tua barella e va’ a casa tua». Quello si alzò e subito prese la sua barella, sotto gli occhi di tutti se ne andò, e tutti si meravigliarono e lodavano Dio, dicendo: «Non abbiamo mai visto nulla di simile!».



è meditata

Cristo Gesù libera dal male fisico, cancellando prima il male morale, che si annida nel cuore umano e che chiamiamo peccato. Scribi e farisei, ieri come oggi, credono che ciò sia contrario alla ragione, contrario addirittura a Dio, che solo può cancellare, portare su di sé il peccato del mondo. Non credono nella potenza salvifica e sacramentale del Corpo di Cristo e preferiscono, se credono, chiedere direttamente a Dio, al loro io, fatto a loro immagine, anche il perdono delle loro nefandezze. Ma sta irrevocabile il verdetto di san Paolo: in nessun altro possiamo gloriarci all’infuori della croce che salva di nostro Signore Gesù Cristo. Ti credi pentito e perdonato direttamente dal Padre misericordioso? Se il tuo peccato non passa dalla porta sacramentale di salvezza che è Cristo Gesù rimani nel tuo peccato. Fariseo, scoperchia il tetto che ti impedisce di stare davanti al medico celeste. Chiama i sacerdoti, portatori della sua parola, fatti calare nella sua misericordia e udrai con gioia: ‘ti sono rimessi i tuoi peccati’. Questo è il ruolo eterno di Dio che accoglie e perdona. «Non considerate più il passato! Ecco, io faccio una cosa nuova: proprio ora». Il perdono ci fa tornare a casa col nostro lettuccio di guai, ma siamo contenti, ora è Gesù che ci dà il comando di portarlo, come nostra croce, anticipo e mistero della sua.



è pregata

Mio Gesù, Figlio dell’uomo, come mi piacerebbe entrare nella casa, dove ami abitare! Non mi stancherei di saziarmi della tua parola, come la sorella di Lazzaro. Non smetterei di ungerti i piedi col profumo della tua grazia immensa, di molto pregio, per cui l’uomo saggio vende tutto per comprarla a prezzo della sua vita. Ma davanti alla tua porta ci sono troppi senza fede, interessati ad avvolgersi nei loro paludamenti di pregiudizi e accusarci: “Perché parlate così? bestemmiate! Chi può rimettere peccati se non l’unico Dio?”. Come se non fosse proprio la nostra fede in te a toglierci dalla disperazione dei nostri limiti. Fa’ sentire forte il tuo invito imperioso: “Dico a te: Alzati”. E tutti resteremo affascinati per tanto amore, e glorificheremo Te: “Non abbiamo mai visto nulla di simile!”. Perché tu sei meraviglioso, la tua dottrina è sempre nuova, tu sei il verbo eterno, in mezzo a noi. Amen.

mi impegna

Il perdono dei peccati, segno della creazione nuova, e della nostra vita riconciliata nell’amore, diventi lode e annunzio della divina misericordia.



Sabato, 13 gennaio 2018

Sant’Ilario, vescovo e dottore della Chiesa

Liturgia della Parola

1Sam 9,1-4.10.17-19; 10,1a; Sal 20; Mc 2,13-17



La Parola del Signore

è ascoltata

In quel tempo, Gesù uscì di nuovo lungo il mare; tutta la folla veniva a lui ed egli insegnava loro. Passando, vide Levi, il figlio di Alfeo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì. Mentre stava a tavola in casa di lui, anche molti pubblicani e peccatori erano a tavola con Gesù e i suoi discepoli; erano molti infatti quelli che lo seguivano. Allora gli scribi dei farisei, vedendolo mangiare con i peccatori e i pubblicani, dicevano ai suoi discepoli: «Perché mangia e beve insieme ai pubblicani e ai peccatori?». Udito questo, Gesù disse loro: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori».



è meditata

Gesù chiama a sé un pubblicano, odiato collaborazionista dei Romani, esattore esoso nella riscossione delle tasse, temutissimo pubblico peccatore, segretamente o apertamente disprezzato da tutti. Gesù non ha paura di chiamare Levi seduto al tavolo del suo lavoro, intento a contare i denari, e lo prende con sé, lo associa ai suoi. I sani non sanno che farsene del medico! La buona notizia è affidata alla voce di persone fragili, di peccatori. I benpensanti si scandalizzeranno sempre. Essi hanno una distinzione precisa, ossessiva, o buoni, i puri, o cattivi, gli impuri. Impuri erano i collaborazionisti, perché ladri e idolatri, maneggiatori di monete con l’effige di Cesare. Ma Levi sono anch’io, così immerso negli affari, da essere odiato da molti. Eppure Gesù mi chiama ad essere suo discepolo, ad abbandonare la mia attività, per occuparmi dei malati, dei lontani, di chi non conosce il Salvatore, di chi addirittura lo odia. Gesù chiama e sceglie chi vuole, quando vuole e come vuole, anche un pubblicano intento a controllare le imposte. Anzi, va a sedersi «a tavola in casa di lui» con tanti pubblicani e peccatori. Scandalo! “Perché mangia e beve insieme ai pubblicani e ai peccatori?”. Gesù non cede alle comuni aspettative e schemi: «Io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori». Gesù cerca i peccatori, li invita a condividere l’annuncio del Vangelo. Anche a te, a me, a tanti, dice di far parte dei Dodici: «Seguimi!».



è pregata

O Buon Pastore dell’anima mia, anche la vocazione di Levi è inserita nell’orizzonte della tua misericordia. I tuoi occhi, mentre passavi davanti al banco delle imposte, fissarono quelli del peccatore. E fu uno sguardo di misericordia, e fu sguardo di perdono, sguardo di amore. Non guardare i peccati miei, vinci le resistenze che mi impediscono di guardare i tuoi occhi, bellissimi, come quelli di tua mamma, dammi la gioia e la volontà di seguirti, di scegliere te, io peccatore e pubblicano, per invitarti a cena, e starmene beato a guardare i tuoi occhi, o amore misericordioso, che ami e che scegli i tuoi amici. Amen.

mi impegna

Ascolterò ciò che dice il Signore per il mio futuro nel discernimento del sacramento del perdono.

II Settimana del Tempo Ordinario
II Domenica, 14 gennaio 2018

San Felice da Nola, confessore e martire

GIORNATA DELLE MIGRAZIONI





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