Don Mario – tempo salutare



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Don Mario – TEMPO SALUTARE
Introd.

Che è il tempo

Perché ci è dato

Che uso ne debbo fare


Carissimi avete sentito anche nelle sere scorse come sia importante l’affare della salute dell’anima, perché quest’anima è costata il sangue di Gesù figliolo di Dio. Ora vediamo quand’è che dobbiamo operare questa nostra salute, nel tempo della nostra vita. Questo tempo il Signore ci dà perché noi lo usiamo per il bene nostro e per la gloria sua.

Che cosa è? E’ questa successione di momenti l’uno all’altro che costituiscono la nostra vita; è il passare dei minuti delle ore, dei giorni degli anni che il Signore ci dona all’unico scopo di procurare la salute dell’anima nostra.

Non dimentichiamolo mai, la vita intera ci è data per questo: per salvare l’anima nostra, per rendere la gloria a Dio. Del resto ve ne convincete voi stessi: potete pensare che Iddio vi abbia messo al mondo solo per tirarvi il collo dalla mattina alla sera, a lavorare per poter mangiare vestire e iscarparvi voi e i vostri figlioli? per pagare le tasse e fare gli interessi. Ma guardate un po’ d’intorno a voi, tutte le cose servono ad altri: le erbe e gli alberi servono per gli animali e questi servono all’uomo e l’uomo non dovrà servire ad alcuno? Dunque è vero che noi dobbiamo servire Dio e lo facciamo quando impieghiamo il tempo a questo scopo. Vorrà dire che dovremo andare sempre in chiesa? Tutt’altro, ma una volta che noi siamo convinti che dobbiamo pensare anche all’anima, che dobbiamo servire il Signore nella nostra vita, troveremo anche il tempo di farlo. Anzi questo tempo in cui dobbiamo pensare a Dio, dovremo desiderare che venisse spesso perché se volessimo essere giusti dovremmo impiegare più tempo a servire Iddio, che è il padrone primo e più grande che non i padroni della terra. Invece purtroppo tante volte cosa succede, che dopo aver dato tutta la settimana per il lavoro, per l’interesse, per i padroni umani, arrivata la benedetta domenica si va in chiesa spesso quando è già cominciata e si va via subito di chiesa appena finita perché non c’è mica tempo e pare che sia troppa quell’ora che diamo al Signore. Dal momento che il Signore si è tenuto come tempo particolare la domenica per lui mentre ci lascia 6 giorni per noi non è un rubare a Lui il sottrarre di quel tempo che è almeno necessario per l’adempimento del precetto festivo? Teniamo chiaro allora che il tempo che dobbiamo consacrare a Dio glielo vogliamo dare tutto, perché se tutto il tempo è dono di Dio, quello lo è in modo particolare.

Ma un buon cristiano non si accontenta di qualche ora alla settimana da dare al Signore; ma sapendo che il tempo è la prima grazia che egli ci dà perché è nel tempo che ricordiamo tutti gli altri doni divini, un buon cristiano ne usa bene sempre.

Come ne usa bene; non dando nessun momento al diavolo permettendogli il peccato, ma offrendo tutta la sua giornata al Signore. Al mattino appena alzato con un bel segno di croce che dice tutta la nostra fede e il nostro amore a Gesù Redentore e con una breve preghiera noi consacriamo tutti momenti della nostra giornata a Dio. E durante il giorno mentre lavorerete se anche non vi ricorderete più del Signore sarebbe una bella cosa certo qualche pensiero a Gesù nell’eucaristia; specialmente per chi ha la fortuna di averlo vicino o di passare accanto alla chiesa, ma se anche non vi ricordate di Lui, basta che voi non vogliate apposta cambiare l’intenzione del mattino o basta che non commettiate peccati. La giornata, il vostro tempo è tutto del Signore. E alla sera quando dite il S, Rosario e poi andate a letto mentre ringraziate il Signore di avervi dato un altro giorno di vita e nel giorno tutte le altre grazie, offrite a Lui anche il vostro sonno. E anche mentre dormivate, il vostro cuore, l’anima vostra continueranno a benedire Dio. Ma perché si avveri questo certo che questi brevi atti mattino e sera li dovete fare bene, si capisce, del resto è tanto poca cosa, che se poi la si fa male a cosa si riduce.

Se il tempo non ci è dato da Dio perché noi l’impieghiamo solo nel lavoro, nella ricerca dell’utile per questa vita solo, tanto meno ci è dato per passarlo nel divertimento. “Nunc tempus acceptabile, nunc...dies salutis” 2Corinti 6,2


Don Mario (predica scritta negli anni ’30)

Il Pelo dell’Uomo
L’uomo cambia il pelo, ma non il vizio.

Proprio così. Potremmo dirlo tutti quanto è verità! La saggezza popolare non è Vangelo ma rimane sempre quel pizzico di sapienza, che deve per forza essere frutto dello spirito. Proprio come la discussione che i nostri capi europei stanno facendo ora. La saggezza, ogni forma di saggezza, è un segno dello Spirito. Nella cultura Medio-Orientali,che è anche quella del Vangelo, questo è chiarissimo anche se per molti questo Spirito non è ancora quello del Padre.

Un giorno mi hanno raccontato di un certo esperimento che un sociologo volle tentare per capire quanto il fattore religioso, fosse indotto dall’ambiente. O forse più semplicemente per dimostrare a se stesso la ragione del proprio ragionare. La questione in campo era: esiste Dio? Venne scelto un bimbo, ed educato con la massima attenzione che nessuno parlasse mai a lui di questo fenomeno: la religione. Tutto procedeva bene, cresceva sereno ed educato, contento di vivere e capace di gioire. Una mattina uscendo di casa ci si accorse che si attardava un poco, con il volto illuminato, prima di arrivare ai suoi giochi e dagli amici. Dopo qualche tempo, riscontrando che il fenomeno si ripeteva sempre più spesso, venne fatta una verifica. “perché non vai a giocare? Gli amici ti aspettano”. “Ora vado, ma prima desidero ringraziare chi mi ha dato questo bel sole. Lei sa chi è? Lo conosce?”. Nulla di più disarmante dell’animo puro di un bimbo. Colui che è degno di essere testimone di tante apparizioni o rivelazioni; colui che è degno del Regno dei Cieli.

Bimbo si nasce e bimbo, qualcuno riesce a rimanerlo. Ma la nostra storia, che mi piace dirmi di essere per forza vera, ha una sua profonda verità. Nel cuore dell’uomo c’è inscritto un DNA, una proteina che si chiama Dio, 21 grammi di peso essenziale. Non è possibile negarlo come facevano gli atei, non è possibile rifiutarlo come fanno i pragmatici. Neppure può nasconderlo l’uomo economico, il moderno abitante della terra che al classico “DIO E PATRIA” ha sostituito “economia e patria”. Le radici non si possono negare perché vengono prima di me, indipendentemente da me, grazia e dono ricevuto. Potrò sconfessarle, o cercarne le non ragioni ma non negarle. Nessuno è Io assoluto ma sempre io donato e ricevuto.

In fondo cambiamo pelo ma non il vizio. Diventiamo potente potere economico, 25 stati uniti, ma senza più riconoscere un anima. Cose, od ancora più umiliante, animali e non più esseri umani.

Forse che questo ci tocca? Certo che ci tocca perché siamo travolti tutti da questa mentalità ateistica. Mentre sappiamo che tutto quello che abbiamo da dire, anzi quello di più bello che possiamo dire, è proprio tutto ciò che riusciamo a vivere con una certa forma di distacco da noi stessi. Se no, viviamo nell’ egoismo.

Il nostro Fermento, cambia abito ma non il vizio pure lui. Il desiderio è di presentarsi più carino, magari un poco moderno, al passo coi tempi. Ma il vizio non lo perde. Sono sempre i piccili ad avere la meglio qui. Sono i perdenti a vincere sempre da noi. Le numerose testimonianze raccolte in queste pagine lo dimostrano.

Date pure da leggere queste pagine a qualcuno che non conosca ancora il suo DNA da 21 grammi, ma non datele a chi lo ha sostituito nel suo cuore, con il mercato economia interesse guadagno potere personale. Non serve più leggere, semmai ne avesse il tempo, occorre invece che possa incontrare di nuovo una sguardo e “sentire” il calore del sole sulla faccia. Deve incontrare qualcuno, un fermento umano. Semmai provate a portarlo alla Casa o da qualche altro amico trasparente, chissà che non diventi l’incontro della loro vita!

Un augurio a tutti noi,

Don Riccardo


CHIESA-COMUNIONE

Proponiamo una sintesi della relazione di p.Guglielmo Sghedoni “ Da Cristo… al Capitolo Generale”, tenuta durante la giornata sugli scritti di d.Mario che si è svolta sabato 4 ottobre nel Seminario di Reggio Emilia. Essa è stata articolata su 5 punti: I Cristo: Io sono la vita II la Chiesa sacramento di comunione III la vita consacrata modello di comunione nella Chiesa IV vie e strumenti di comunione V il Capitolo Generale per la comunione. La riflessione si è sviluppata a partire dai fondamenti teologici della comunione, cristologici ed ecclesiologici, attraverso la presentazione della vita consacrata come modello di comunione per arrivare al Capitolo Generale come strumento e via per raggiungerla. Quindi abbiamo posto in rilievo maggiormente quegli aspetti che possono interessarci più da vicino, come famiglia, in previsione del prossimo Capitolo Generale. I testi integrali degli interventi dei relatori, tratti dalla registrazione, sono stati raccolti e verranno inviati al più presto nelle singole case per dare la possibilità anche a chi non c’era di entrare nelle questioni trattate.

Allora, torniamo da capo; e ripartiamo nuovamente e decisamente da Cristo; ed impegnandoci a lasciarci guidare sempre e solo da Lui: che è il punto di partenza, la via e il punto definitivo cui è orientato il nostro umano peregrinare. Cristo è dunque venuto da Dio per portare agli uomini la possibilità di vivere in comunione, in unità, con Cristo e con Dio: per cristificarli e per divinizzarli...

La Chiesa, nel progetto di Dio, è trasmissione e diffusione della vita di Dio agli uomini; è, in Cristo, il sacramento, ossia il segno e lo strumento della intima unione con Dio e della unità di tutto il genere umano. La Chiesa è il fondamentale sacramento della comunione: la comunione da donare è la grande missione della Chiesa.

Nella Chiesa comunione, le varie forme di vita consacrata sono modelli di vita cristiana suscitate dallo Spirito Santo per essere stimolo e richiamo per tutti i cristiani che in quella e di quella comunione debbono vivere e costantemente progredire. Alle persone consacrate si chiede di essere davvero "esperte di comunione" e di praticarne la spiritualità.

Per trasmettere la vita divina ai credenti e per metterli in personale comunione con Dio, Gesù Cristo ha trasmesso alla sua Chiesa i mezzi adeguati allo scopo che Egli voleva raggiungere:

1)l'Amore di Dio (Rom. 5, 5:   L'amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato  );

2) La Parola vivificante di Dio:   (I Pt 1, 23:   Rigenerati dalla Parola di Dio viva ed eterna  ).

3) I sacramenti, particolarmente l'Eucarestia e la Chiesa. (Le "tre mense").

Nella lettera apostolica   Novo millennio ineunte   il Papa Giovanni Paolo II° (2001, n. 43) afferma:   Fare della Chiesa la casa e la scuola della comunione: ecco la grande sfida che ci sta davanti, se vogliamo essere fedeli al disegno di Dio e rispondere anche alle attese profonde del mondo. Occorre promuovere una spiritualità della comunione, facendola emergere, come principio educativo, in tutti i luoghi dove si plasma l'uomo e il cristiano (i ministri, i consacrati, gli operatori pastorali, le famiglie, le comunità)... (e continua):

  Spiritualità di comunione significa:

1) sguardo del cuore sul mistero della Trinità che abita in noi...

2) capacità di sentire il fratello di fede nella unità profonda del corpo mistico...

3) capacità di vedere innanzitutto ciò che c'è di positivo nell'altro per accoglierlo e valorizzarlo come dono di Dio.

4) saper fare spazio al fratello "portando i pesi gli uni degli altri" (Galati 6, 2).

Tutte le strutture della chiesa e della vita consacrata come: la vita liturgica, le pratiche di pietà e di preghiera, le Regole, le Costituzioni, le tradizioni proprie, gli scritti e gli esempi dei fondatori e dei Santi propri, le comunità fraterne, le riunioni periodiche, i capitoli generali, il dialogo, le strutture e le opere formative, debbono agire come strumenti di comunione; quanto più forte è la loro capacità di fare e di accrescere la comunione, tanto maggiore è la loro importanza.

In questa ottica il Capitolo Generale è:

1)   Uno straordinario strumento della comunione e della fraternità tra tutti i membri dell'Istituto;

2)   Un momento carismatico su cui lo Spirito Santo è invocato ed accolto come artefice supremo della più profonda unità dell'Istituto;

3)   E' un fecondo evento di Chiesa che deve evidenziare come, con l'azione dello Spirito Santo, i consacrati sappiano diventare esperti di comunione a servizio e stimolo per tutta la comunità cristiana;

4)   E' un solenne momento di preghiera, di grazia, di gioiosa collaborazione fraterna, nella ricerca di un amore più grande. Tutto questo è condensato nell'articolo 12 delle Costituzioni della Congregazione Mariana delle Case della Carità che afferma:   Il Capitolo Generale è un momento di grazia durante il quale, per un dono particolare dello Spirito, è possibile crescere nella comunione, verificare il cammino compiuto e prospettare quello futuro, in attenta fedeltà al carisma  .

Nella mente e nelle attese della Chiesa, il Capitolo Generale di un Istituto è il momento di verifica e di rilancio per l'effettivo rinnovamento ed aggiornamento di ogni Istituto: impresa che non si può mai ritenere conclusa, ma deve essere continuamente sostenuta dal fervore dei membri e dalle sollecitudini dei capitoli e dei superiori.

Per vivere questo rinnovamento e aggiornamento sarà allora necessario:

a)   Riconoscere il primo posto allo Spirito Santo:   Egli vi insegnerà ogni cosa, e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto   (Giovanni 14, 26).  Lo Spirito Santo   (ricorda la   Lumen Gentium   n. 4):   Introduce la Chiesa nella pienezza della verità, la unifica nella comunione e nel ministero, con la forza del Vangelo la fa ringiovanire e continuamente la rinnova e la conduce alla perfetta unione col suo Sposo  .

b)   Ascoltare la Chiesa che ci spinge ad una illuminata evoluzione verso il meglio e verso una sempre più esigente fedeltà: perciò la Chiesa è contro l'immobilismo.

  Il carisma dei Fondatori (essa ci insegna nel   Mutuae relationes   n. 11) si rivela come una esperienza trasmessa ai propri discepoli (carisma dell'Istituto) per essere da questi vissuta, custodita, approfondita e costantemente sviluppata, in sintonia con il corpo di Cristo che è in perenne crescita  .

c)   La fedeltà al Fondatore e al carisma dell'Istituto non può pretendere di fare dei consacrati, delle copie clonate dei modelli del passato. Come i grandi artisti, lo Spirito Santo non fa opere in serie, ma capolavori singoli. Ogni cristiano ed ogni consacrato è un capolavoro dello Spirito Santo, unico e irripetibile: ognuno deve essere sé stesso, realizzando i doni naturali e soprannaturali ricevuti, secondo i piani dell'amore e della santità di Dio,   "tenendo fisso lo sguardo in Cristo"   (Ebrei 12, 2). E sempre protesi   "ailo spirito dei loro Fondatori, alle loro intenzioni evangeliche e all'esempio della loro santità  . (Paolo VI:   Evangelica Testificatio   n. 11).

A Te, Madre, che vuoi il rinnovamento spirituale ed apostolico dei tuoi figli e figlie, nella risposta di dedizione e di amore a Cristo, rivolgiamo fiduciosi la nostra preghiera perché Lo sappiamo testimoniare con una esistenza trasfigurata, camminando gioiosamente con tutti gli altri fratelli e sorelle, verso la patria celeste e la luce che non conosce tramonto. Te lo chiediamo, perché in tutti e in tutto, sia glorificato, benedetto e amato il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo  . (Preghiera di Papa Giovanni Paolo II°, a conclusione della Esortazione Apostolica post sinodale:   Vita consecrata  1996, n. 112).


CHE QUESTA PASQUA SIA PORTATRICE DI PACE FRA I POPOLI,

CHE L’UOMO NON PRENDA PIU’ LA MIRA PER UCCIDERE L’UOMO

Il giorno di Pasqua – il 1° aprile 1945 – Suor Gemma mi prese in braccio e mi portò fuori da quella cameretta, dove restai rinchiuso per ben otto mesi senza vedere il cielo. Nei momenti più difficili, quando i medici intervenivano su quella gamba in cancrena e, dopo l’amputazione miracolosa, in quelle due aperture del moncone per disinfettare, vedevo le stelle anche di giorno.

Posso io dimenticare quella Pasqua?

Posso dimenticare il povero “Ghiro che morì accanto a me l’antivigilia di Natale del 1944?

Posso dimenticare l’amore cristiano di Suor Maria, Suor Giuseppina, Suor Lucia, Don Mario?

No!


Ricorderò per sempre e per sempre tutta quella brava e umana gente di Fontanaluccia, fra i quali Minghin, quella piccola donna anziana che veniva con delle pere cotte e si scusava perché non aveva altro da portarci (e di cui purtroppo non ricordo il nome – credo fosse vedova e sola); la gente di Civago e, per tutti, la Corinna Caniparoli.

No! Vi terrò fino alla fine nel mio cuore e, con tutti voi, ricorderò per sempre i compagni che ho perduto lassù, Romeo alle Perdelle e gli altri al Passo delle Forbici il 2 agosto. In quest’epoca buia, di guerre e di violenze, rimpiango ancor più il loro sacrificio.

Voi che avete un cuore grande come una casa, tutti voi che pregate l’intervento del vostro Dio, insistete. Io farò del mio meglio facendo tesoro dei vostri insegnamenti di grande solidarietà, operando per un mondo in pace e solidale.

Un abbraccio e fraterni saluti.



Castelfranco Emilia, li 7 aprile 2004
Arnaldino

PIETRACCHETTA 2004
Comunità che crede, celebra, vive , queste erano le parole chiave che balzavano agli occhi entrando nella cappella della calda ( temperatura media 13°) , accogliente struttura di Pietracchetta dove quest’anno per il secondo anno consecutivo si sono svolti gli esercizi spirituali per gli ausiliari di tutte le CdC . D. Romano ha spezzato per noi il Pane..(o Panino?) della Parola conciliando meditazioni e testimonianza in modo semplice, calandosi nella realtà concreta delle nostre comunità. Quale spazio diamo nella nostra vita all’ascolto della Parola, è veramente il Vangelo a guidare i nostri passi ,le nostre scelte , ci manca la Parola quando non la leggiamo? La Parola condivisa con i Poveri; gli ospiti hanno una luce particolare nell’accogliere la Parola, sono molto vicini a Dio. Queste le provocazioni della 1° meditazione, un invito forte a dare il giusto spazio nella nostra vita alla Parola affinchè il nostro stile di vita sia sempre piu’ in sintonia con il vangelo. La comunità che celebra l’Eucarestia è stato il tema della riflessione del sabato; l’Eucarestia è la Passione del Signore, è il culmine dell’Amore del Padre, è fonte. Quando riceviamo il Corpo e il Sangue del Signore siamo un tutt’uno con il Cristo, facciamo comunione; quando facciamo fatica ad andare a Messa….non abbiamo capito questo segno di grazia della presenza del Cristo. Il precetto della Domenica…che tristezza!! Tante volte le nostre messe sono cosi’ ingessate, chi viene la voglia di scappare…viene meno l’Amore. Nell’Eucarestia ci deve entrare la nostra vita, ciò che siamo e stiamo vivendo in quel momento ; certi intimismi sono deleteri , io sono li’ per la mia comunità , per il mondo , per i fratelli. Usciamo dai nostri schemi rigidi : nelle nostre celebrazioni ognuno ha il suo posto fisso…spostarsi è difficilissimo…per incontrare altri fratelli !!! Se noi entriamo, con tutto noi stessi , con il nostro carico, le nostre ferite, l’Eucarestia ci cambia; ci sono spazi nel nostro cuore che solo la grazia di Dio può cambiare , rinnovare , noi con la nostra volontà non possiamo nulla. E la C.d.C ? E’ il prolungamento della Messa…nella vita concreta con i Poveri completiamo l’opera del Cristo. Quello che viviamo nella liturgia dovrebbe diventare vita ( GV 13 , 1-17 ..LA LAVANDA DEI PIEDI ), il problema grosso della nostra esistenza cristiana è racchiuso in questo Vangelo ; si celebra l’Eucarestia, ma non ci si lava i piedi . Abbiamo l’abitudine alla celebrazione eucaristica, ma non ne abbiamo assunto lo spirito. Come fare affinchè l’Eucarestia diventi il modello della nostra vita ? Per servire gli altri dobbiamo spogliarci di noi stessi….se siamo rivestiti della nostra autoconservazione faremo fatica a servire i nostri fratelli ; piegarsi…inginocchiarsi ( Gesu’ con i discepoli ), accettare gli altri come sono senza pretendere che siano come noi vorremmo. DOVE VANNO LE NOSTRE CELEBRAZIONI ? Se non ne consegue la Carità il rito si riveste di ipocrisia , se vado a Messa e non sono disposto a farmi coinvolgere, è falsa. La C.d.C insegna con forza la via dei tre Pani…Parola…Eucarestia…Servizio. La carità dev’essere un modo di essere e non un fare soprattutto nell’ordinarietà della vita. E nelle nostre comunità? Come si vive? Parrocchie distributori di Sacramenti ? Occorre tornare all’evangelizzazione e testimonianza della carità, occorre mettere al centro i piccoli , i poveri ; una comunità che non è attenta agli ammalati , anziani , le persone sole, è una comunità che sceglie di far senza. Non facciamo la carità perché siamo bravi e buoni…la Carità è uno stile di vita, un modo d’essere essenziale per il nostro esistere. La Gioia, nasce dal dono di sé , nella nostra società esistono palestre che educano a ciò e palestre narcisiste che generano disordine e tristezza. Non avviliamoci se l’obbiettivo a cui tendere è alto, piu’ di ciò che siamo ; è importante aver chiaro l’obbiettivo per tendere a quello!! Le nostre comunità hanno bisogno del nostro contributo, la ricchezza e lo stile assunto nella vita della C.d.C siamo chiamati a trasmetterlo nella vita delle nostre parrocchie con la speranza di aiutare la Chiesa ad essere sempre piu’ segno dell’amore del Padre per tutti gli uomini…….

Alessandro aux. C.d.C Cognento



PACE



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