Donna e feto



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29.03.2019
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DONNA E FETO
COMUNICAZIONE PSICOFISICA IN GRAVIDANZA

PRESENTAZIONE




Uno psicologo sociale e uno psichiatra sociale hanno deciso di presentare le impressioni, le intuizioni e le interpretazioni contenute in queste pagine di Sonia Petrosino, perché esse riguardano il problema della prima formazione dei rapporti interindividuali; questo argomento costituisce lo sfondo immanente delle discipline antropologiche (sociali, psicologiche, psicopatologiche, psico e socio-linguistiche), la base di ogni concezione della vita umana: senza rapporti di questo tipo non si darebbero né la società né l’individualità né nulla che possa minimamente somigliare al nostro attuale concetto di umanità: “Ma l’essenza umana non è qualcosa di astratto che sia immanente all’individuo singolo. Nella sua realtà essa è l’insieme dei rapporti sociali” (K. Marx).

Le prospettive di ricerca e il tentativo di analisi condotto dalla Dr. Petrosino, riguardando il rapporto fra madre e feto, cioè la forma più primordiale del rapporto interindividuale, si pongono perciò proprio all’origine di questo argomento, alla scaturigine di ogni forma pensabile di relazionalità. I temi e i discorsi antropologici del presente periodo storico sottolineano infatti sempre più la presenza del rapporto interindividuale come momento costitutivo elementare di una comunità planetaria, che tende sempre più a presentarsi come totale: il campo antropico continuo è la tesi della continuità pancronica di tutti gli eventi umani e del loro continuo reciproco interagire, la teoria del campo informazionale aperto, del campo emozionale diffuso e del campo doxico-ideologico fluente, in cui la presenza umana non è chiusa in una sua singolarità catafratta e circondata da un fossato, ma è permeabile ed avida come una spugna. La conoscenza traversante è la radiazione continua di eventi minutissimi (microsemiotici) che provengono al singolo dal mondo (dalla natura e dagli uomini) e che interamente lo attraversano: l’essere sociale dell’uomo è un insieme di linee traversanti, continuità pancronica fra la radiazione microsemiotica nel campo antropico e il flusso microsemantico personale. L’area della conoscenza traversante è quella da cui concretamente proviene la radiazione dei messaggi molecolari ed è perciò ben più estesa di quella da cui provengono i messaggi molari che la psicologia spontanea doxica identifica come “informazioni”.

Dunque, in un discorso che riguarda la continuità del mondo dei messaggi e dei segnali con il mondo dei significati interni fluenti, tutto il ricercare sulla nascita delle comunicazioni primordiali e della formazione della stessa comunicazione appare di elevatissima importanza.

Il rapporto fra madre e feto rappresenta in questo periodo uno dei massimi enigmi sia nella ricerca scientifica che nelle elaborazioni soggettive: come risulta anche dalla bibliografia citata dall’Autrice, si va infatti da atteggiamenti proposizionali volti a sostenere una completa separazione ontica fra madre e feto (per i più a causa dell’immaturità neuronica fetale), fino a tesi opposte di totale empatia e di piena comunicazione che riesce difficile da accettare, per l’evidente loro misticismo, da chi ha abiti scientifici di tipo operazionalistico.

Il lavoro della Dr. Petrosino sembra oscillare fra questi due estremi in una sorta di interrogativo che rivela più l’inquietudine e l’entusiasmo delle prime ore, che non la serenità e, in qualche modo, il distacco espressivo del ricercatore maturo.

Ciò che scrive in modo generalistico e suggestivo la Dr. Petrosino pone un interrogativo di fondo. Qual è la funzione svolta dall’immaginario collettivo ed individuale nel determinare la concezione – antropologicamente antichissima e scientificamente nuovissima nella sua problematica – di questa così grande permeabilità emozionale fra madre e feto.

Le pagine del libro di Sonia Petrosino non forniscono una risposta, ma ripropongono interrogativi recenti e pregressi.

Certamente non sfugge a nessun ricercatore di scienze umane oppure a uno studioso di embriologia o di ingegneria genetica che le ipotesi avanzate non sono sostenute da una teoria univoca né da osservazioni sistematiche e “controllate”.

D’altra parte non è da trascurare che in questo ambito di ricerche è assai difficile, se non impossibile, ipotizzare meccanismi di interazione emozionale della madre gravida sul feto o reciproche influenze, così come sostenuto in questo lavoro.

Se uno psicologo sociale che ha particolare attenzione alla sperimentazione e uno psichiatra sociale che ha sviluppato ricerche sperimentali nel suo campo si sono decisi a presentare le considerazioni contenute in questo volume, lo hanno fatto nel nome di un “paradigma” scientifico al quale hanno sempre creduto: ogni paradosso, ogni errore, possono nascondere le premesse di indagini innovative.

In ogni caso appare sicuro che a questi argomenti la comunità scientifica internazionale dovrà continuare a prestare attenzione così come finora ha fatto.



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