Donna e feto


Punto di partenza del discorso, dunque, i dati anamnestici e quelli ricavati dai tests somministrati (Rorschach,Wais,Wartegg,Reattivi grafici)



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Punto di partenza del discorso, dunque, i dati anamnestici e quelli ricavati dai tests somministrati (Rorschach,Wais,Wartegg,Reattivi grafici).


Nelle conclusioni, gli elementi desunti dai singoli casi verranno raffrontati e incanalati nel disegno suggerito dall'ipotesi di lavoro.

CAPITOLO I : CASISTICA CLINICA


I casi

1)CASO ANNA C. di anni 26

A)Esame psicodiagnostico

La paziente , figlia unica, di famiglia medio borghese, diplomata in ragioneria, è sposata da due anni, ma convive ancora con i genitori, non esercita nessuna attività' lavorativa.

Il marito, di anni 26, è stato un suo compagno di classe ma ha continuato gli studi universitari laureandosi in Giurisprudenza. Dopo poco ha preso il posto del padre in banca e si sono sposati.

Viene a consultazione inviata da un ginecologo, al secondo mese di gravidanza, presenta alterazioni cutanee: prurito, in particolare vaginale, ed acne.

Dal test di Rorschach affrontato dalla paziente con atteggiamento collaborativo e con attitudine interpretativa, é emersa una personalità complessa ed articolata, ricca di energie dell'Es. Si controlla molto, per cui vi é un Io che continuamente cerca di mettere la museruola alle pulsioni dell'Es. Vi é molta angoscia congelata, dovuta al conflitto tra Io ed Es, caratteristica peculiare delle malattie psicosomatiche e della razionalizzazione. Si rileva infine dipendenza dall'oggetto.

Al test Wais si evidenziano un buon livello culturale, un buon esame di realtà e buone capacità di giudizio, ottime doti intellettuali e di apprendimento, elevate capacità logiche e di concettualizzazione. Inferiore la capacità d'attenzione e concentrazione [ragionamento aritmetico e memoria di cifre]. Sufficienti risultano le prove di performance.

Dai reattivi grafici si evidenzia una simmetria bilaterale accentuata, rigida, che denota un sistema ossessivo-compulsivo di controllo emotivo che, associato alla repressione, può dar luogo al distacco emotivo, caratteristica dei soggetti che somatizzano.

B)Commento

Dai ripetuti incontri con la paziente chi scrive ha ricavato la convinzione che ella abbia subito, in sostanza, una riduzione della vita fantasmatica e la negazione di quella emozionale e sessuale. Non a caso la paziente ha somatizzato con la pelle, i suoi sintomi si integrano bene nel contesto della personalità, il simbolismo della sua sintomatologia è trasparente conoscendo il suo mondo psichico.

Si rileverebbe che il soggetto abbia vissuto una fissazione allo stadio uretrale. Ha sofferto da sempre di enuresi e appare che abbia sperimentato la sua sessualità solo attraverso il piacere procuratole dal ritenere ed espellere le urine. Come afferma Bergeret si può dire che Anna nella minzione abbia sentito ''un piacere passivo di resa e abbandono dei controlli''. [1]

Nella descrizione della psicopatologia della posizione schizoparanoide viene riportato da Hanna Segal il significato dell'urina per una paziente: ''L'urina aveva sempre avuto una parte dominante nel corso della sua analisi. In tale contesto la sua urina era sentita come il prodotto di una disintegrazione così minuta delle parti e oggetti interni di se' che ogni forma si era perduta; per la paziente era come una corrente di germi che lei versava nel suo oggetto. Il suo linguaggio, che era maniacale, straripante, esigente e impositivo, era da lei sentito e usato come un flusso di urina col quale riusciva a proiettare il suo 'crollo' nel suo oggetto''. [2]

Mettendo a confronto la conversione psichica della paziente della Segal con quella somatica di Anna si evidenzia come una situazione psichica perturbata può sviluppare un programma psicocomportamentale generando un comportamento deviante, o un programma psicobiologico dando luogo alla malattia psicosomatica.

E' noto che la pelle è una zona erogena di notevole importanza. Se viene repressa questa sua funzione si verifica l'alterazione cutanea . Gli stimoli erogeni della pelle sono tattili ma anche legati alla temperatura che è certamente riferita al piacere sessuale infantile. Oltretutto l'erotismo legato alla temperatura è strettamente riferito al piacere orale.

Anna solo per pochi giorni si era nutrita del latte materno. Successivamente veniva alimentata con il biberon che doveva essere riscaldato di tanto in tanto per portarlo alla temperatura da lei preferita. Questa circostanza aveva provocato in seguito, nell'età adulta , i suoi disturbi psichici somatizzati a livello dell'epidermide. Di qui la vergogna del proprio corpo e i rapporti sessuali al buio quasi per negare l'esistenza della propria nudità.

Molti autori hanno affermato che i sintomi cutanei sono sovradeterminati per la interazione di stimoli contrastanti che provocano momenti conflittuali nel corso dello sviluppo della personalità. Nel caso di Anna possiamo supporre che la pelle abbia assunto la funzione emotiva psicologicamente simile a quella uretrale di distruzione ed espulsione di oggetti.

2)CASO LUISA S. di anni 23

A)Esame psicodiagnostico

Luisa , orfana di madre dall'età di cinque anni, vive con il padre e la matrigna sino a prima di sposarsi. Di famiglia proletaria, consegue solo la terza media, subisce nell'adolescenza e nella prima giovinezza una educazione piena di tabù. Sposatasi a venti anni senza il consenso dei suoi, vive grossi sensi di colpa. Ha avuto in questo periodo tre interruzioni di gravidanza, gli aborti sono avvenuti dalla 2O' alla 26' settimana, non è stata rilevata alcuna patogenesi.

A livello di colloquio manifesta desideri di maternità; da una analisi retrospettiva viene evidenziata, secondo chi scrive, una difesa massiccia , anche a livello somatico, dalla gravidanza.

Dopo sei mesi di vita matrimoniale ha un esperienza sessuale extraconiugale, che da' concretezza a dei suoi fantasmi inconsci legati a sensi di colpa.

Luisa vive un'ossessione fobica per l'AIDS, legge tutto ciò che tratta di AIDS, fa analisi cliniche per verificare se ha contratto tale malattia ,ma la loro negatività non serve a rassicurarla, neanche razionalmente.

Per approfondire gli aspetti psicopatologici della personalità sono stati applicati il Rorschach (siglato secondo il metodo di B.Klopfer), il Wartegg,il Wais e i reattivi grafici.

Di particolare rilievo, dal reattivo di Koch, la totale assenza di radici. Il soggetto rimuove i propri impulsi. La vita emozionale e sessuale viene compressa. Dal tratteggio si evince impulsività ed angoscia che traspaiono anche nel Rorschach sotto forma di angoscia congelata con -k-, caratteristica riscontrabile nei gravi meccanismi di razionalizzazione.

B)Commento

La fobia per l'Aids si può considerare, in Luisa, la 'summa' dei suoi vari sensi di colpa. La paziente riesce a superare questa sintomatologia in alcuni periodi, in particolare in quello della gravidanza, in cui a livello inconscio elabora la morte intrauterina del feto, dovuta alla sua regressione a stadi molto primitivi. Secondo chi scrive, l'interrelazione iniziata in fase zigotica s'interrompe per il progetto materno che viene riflesso dal feto, la simbiosi psicofisica si esprime con l'aborto che è la concretizzazione del progetto distruttivo della creatività materna.

Luisa, orfana di madre, manifesta consciamente la sua carenza affettiva ricordando episodi della sua infanzia che la vedevano triste e depressa. E tali episodi riecheggiano i messaggi da lei ricevuti nella sua vita intrauterina.

Leni Schwartz in: ''The world of the unborn'' dice a ragione: ''L'epoca più importante della nostra vita può essere quella che si svolge prima di nascere...nell'utero siamo esseri consapevoli...il nostro inconscio trattiene e immagazzina i ricordi di quel periodo ''.

Quali sono stati i messaggi ricevuti da Luisa nella sua vita intrauterina? La madre, nel periodo di gravidanza, ha vissuto gravi tensioni. Decisamente scontenta di essere incinta, ha sentito grossi conflitti. Ha vissuto in un paese dell'entroterra campano e, accoppiatasi quasi subendo violenza con un malavitoso locale, è stata costretta a sposarsi. Il genere di vita del marito le ha fatto subire forti emozioni. E tutti sappiamo che le emozioni sono individuali e non possono essere trasmesse ad altri, ad eccezione di quanto avviene nel periodo di gravidanza in cui, secondo chi scrive, sia i cambiamenti fisici che quelli psichici procurati dalle emozioni vengono trasferiti al bambino.

Quando vi sono forti emozioni, tensioni, situazioni di pericolo e di stress viene immessa in circolo una grande quantità di adrenalina che arriva alla placenta e si inserisce nella circolazione sanguigna del feto.

Gli impulsi che partono dal cervello arrivano anche all'ipotalamo (centro coordinatore del sistema nervoso autonomo) che gestisce molte delle ghiandole endocrine. Tra queste vi e' l'ipofisi che secerne tra l'altro l'ormone adrenocorticotrofico o ACTH che stimola altre ghiandole tra cui quelle adrenali che secernono cortisone.

In ''Inibizione sintomo e angoscia'' Freud scrive: ''C'è molta più continuità tra la vita intrauterina e la prima infanzia di quanto l'impressionante interruzione dell'atto della nascita ci faccia supporre''. [3]

3)CASO NUNZIA S. di anni 24.

A)Esame psicodiagnostico.

Primogenita di due figli, di famiglia piccolo - borghese, studentessa fuori corso della facoltà di Lettere, ha affrontato e superato solo tre esami. Fino all'età di sei anni è stata soprattutto con la madre perché il padre lavorava all'estero. Ha studiato sempre con difficoltà, si giustifica dicendo: ''Sono stata sempre esaurita; già da piccola ero nervosa, non riuscivo ad applicarmi a nessun gioco, sono nata male, forse non volevo nascere''.

A sedici anni inizia un rapporto affettivo con un ragazzo, l'attuale marito, un giovane che ha un anno più di lei. Lavora in una azienda già da cinque anni. Sposatasi a 21 anni, è in gravidanza da solo sette mesi, ma manifesta un comportamento strano da indurre il ginecologo a mandarla a visita da un neurologo, il quale a sua volta la invia da me.

La paziente dal primo mese di gravidanza si procurava il vomito mettendosi le dita in gola, poi i conati sono venuti senza sollecitazioni esterne. Desidera mangiare molto, anzi mangia in modo esagerato, poi vomita e si sente agitata e nervosa.

Dal test Wais si ricava la stima di un livello intellettivo medio-inferiore con una netta prevalenza delle abilità teoriche-astratte su quelle concrete. All'interno del profilo intellettivo compaiono cadute di rendimento attribuibili ad una certa menomazione della capacità di concentrazione.

Al test di Rorschach, siglato secondo il metodo di Klopfer, appare energicamente immatura. Si rileva una vita affettiva ricca di determinanti pulsionali che esigono una soddisfazione immediata.

Attraverso il WARTEGG manifesta una intenzionalità volitiva nulla; un elemento ossessivo che si ritrova anche nei reattivi grafici e che, secondo chi

scrive, può essere legato all'oralità.

B)Commento

Nunzia ha ricevuto una educazione coercitiva da una madre iperprotettiva, sentita come invasiva ed affettivamente molto carente. Nunzia è stata voluta dalla madre per legare a se' il marito che dopo dodici anni di fidanzamento non era

più tanto intenzionato a concludere con le nozze il loro rapporto. Si sono sviluppati così in lei, secondo chi scrive, sentimenti persecutori in quanto l'identificazione con la madre le ha sviluppato nella dialettica intrapsichica un desiderio di introiezione e di rifiuto.

Il simbolismo del suo sintomo fa trasparire una fissazione allo stadio orale, il suo ossessivo bisogno di mangiare e di vomitare rispecchia il suo conflitto psichico. Ha bisogno di riempirsi, di occupare il vuoto affettivo che porta con se' dalla nascita, ma sente anche una forza distruttiva, aggressiva che proprio in questa particolare condizione di vita ,in cui emozioni e sentimenti assumono caratteri esasperati, acquista in lei una capacità dirompente di stati d'animo e sensazioni.

Si acutizza in lei il conflitto tra la progettualità biologica che spinge alla creatività e la negazione mentale del concepimento. Prevale qui, secondo chi scrive, l'odio materno che in altri casi si stempera invece in tolleranza o, in seguito a dei sensi di colpa, in atteggiamenti iperprotettivi.

Si sviluppa così un campo semantico rappresentato dall'utero dove i segni si fondono come linguaggio primitivo ed attuale, il conscio e l'inconscio. Si fungono così l'emittente e il ricevente.

Quando l' ''attesa'' distrugge l'equilibrio della donna, essa può dar luogo nel feto ad una conversione psicologica generando una malattia mentale o ad una conversione fisiologica generando una malattia somatica o si può manifestare con entrambe.
4) CASO SIMONA E. di anni 7

A)Esame psicodiagnostico.

Simona ha sette anni. All'età di quattro anni era stata operata al cervello(all'osso parietale sinistro). Prima dell'operazione usava parlare per monosillabi, camminava con difficoltà e prima ancora spesso era assente, reclinava la testa all'indietro e manifestava degli strani movimenti rotatori con gli occhi. Ci furono varie peregrinazioni da specialisti ma nessuno fece le diagnosi esatte. Solo all'età di quattro anni, dopo esami specialistici particolari, era stata dunque operata.

Viene a colloquio inviata da un neuropsichiatra perché presentava notevoli difficoltà a livello scolastico. Si evince che il problema grosso è nel rapporto con la madre Anna, con la quale ho avuto ripetuti incontri.

B)Commento

Abbracciando le teorie psicosomatiche si potrebbe spiegare questo caso, secondo chi scrive, con le somatizzazioni da parte di Simona delle angosce materne proiettate durante la gravidanza.

Questo periodo è stato vissuto dalla madre Anna con atteggiamento paranoico. Si sente abbandonata dal marito che non condivide la sua sfera affettiva ,è troppo affaticata dal primo bambino che è di un anno e mezzo già più grande di Simona, trascurata dalla madre con la quale non ha avuto mai un reale rapporto, non si sente accettata dalle amiche e dalle vicine. Non riesce a confrontarsi con nessuno e vive in una situazione in cui la iniziativa e' sempre castrata. Il concetto fenomenico di tale stato è la proiezione “nessuno mi ama”.

Dopo la nascita di Simona, Anna passa ad uno stato depressivo per cui si chiude in casa, si gratifica mangiando continuamente ed ingrassa di 3O chili. Dopo due anni è di nuovo in gravidanza ma dopo la nascita di Fiorella, decide di dimagrire e di tornare a vivere a contatto con gli altri.

Pensare di rievocare il famoso ''trauma'' per la risoluzione del caso è, secondo chi scrive, paleopsicoanalitico, è necessario invece filtrare il vissuto, la elaborazione fantasmatica della propria esistenza da parte del soggetto.

Anna si è costruita una corazza molto rigida, è difficile che faccia trasparire agli altri quali sono i suoi bisogni, le sue sensazioni, nello stesso tempo ha rimosso certi aspetti della sua personalità perché inaccettabili, importante è quindi farla entrare in relazione con i suoi elementi interni, instaurare un rapporto tra l'Io e l'inconscio.

Anna ha vissuto un rapporto di dipendenza con la madre. La madre è una nordica che ha sofferto non poco. Si è trovata giovanissima in un paese dove cultura, valori, norme, religione e lingua sono diversi dalla propria.

Il padre di Anna è un marittimo, trascorre pochissimo tempo in famiglia e non e ' riuscito a recuperare i vuoti creati dalla propria assenza anche perché la moglie nei periodi in cui è presente funge da centralino tra lui e i figli.

Anna consegue il diploma in età giusta, ma non continua gli studi, anche se diligente, perché si ritiene incapace. Ha una bassa stima di se' creatagli soprattutto dai messaggi della madre. Sente giovanissima di doversi appoggiare ad una figura maschile che le dia sicurezza.

Il marito Carlo è impegnato sia negli studi che politicamente. Ha un atteggiamento protettivo ed autoritario nei confronti di Anna riportabili al proprio se'. Manifesta difficoltà nell'esprimere le proprie emozioni, si limita a definirle in maniera generica ed onnicomprensiva. Utilizza un vasto vocabolario ed un ricco dialogo quando parla di cose concrete che non riguardano la sfera affettiva. Appare come lo stereotipo dell'adattamento sociale, perfetto come studioso, come politico, come marito, come padre, ma sempre a livello pragmatico senza oltrepassare la sfera della realtà di fatto.

La sua libido è castrata e accetta l'atto sessuale come fenomeno fisiologico e di riproduzione.

La nascita del primo figlio nulla cambia, ma intanto Anna inizia ad avvertire che la paralisi tra l'essere e l'apparire si dissolve. Inizia a percepire che è stata sempre così come gli altri volevano che fosse, senza dare spazio a delle parti di se'.

La madre prima e il marito dopo rappresentano una bussola che la guidano nel percorso della vita, ma all'improvviso si accorge di non avere "realmente" nessuna progettualità e di non credere più in un demiurgo che la modelli e la gratifichi con il consenso per la sua rispondenza ad una immagine ideale.

Proprio in questo periodo Anna concepisce Simona, vive nel suo grembo gli opposti, è artefice della propria morte e della propria nascita, la sua energia è incanalata tutta all'interno, vive una grossa battaglia endopsichica e Simona ne' è il campo.

Simona, nei primissimi anni di vita, si ripropone alla propria gestazione, ripristina in se' quella condizione psico-fisiologica caratteristica della fase embrionale e fetale. Ma proprio in quest'ultima vi è stata l'elaborazione delle proiezioni materne legate a dei fantasmi onnipotenti di morte.

Un coatto e rigido controllo degli elementi inconsci può generare la paralisi affettiva della gestante, per cui il contenitore psichico (il feto è "contenitore psichico" in quanto dovrebbe contenere il mondo fantasmatico materno) resta vuoto e, sempre in attesa di ricevere elementi fantasmatici, può determinare l'autismo, il cui paradigma è: la comunicazione che ricevo è “non posso dare”, ma se non mi danno non ho, quindi non esisto.

Simona dunque non ha reagito manifestando una patologia psichiatrica, come appunto l'autismo, ma ha somatizzato, sviluppando un tumore cerebrale. La bambina, a mio giudizio, è stata vittima incolpevole della sconfitta endopsichica di sua madre.

5)CASO MANUELA P. di anni 5

A)Esame psicodiagnostico.

Manuela, di 5 anni, è stata considerata per lungo tempo una bambina sorda. Il suo caso mi è sottoposto da un'insegnante della scuola materna che la bimba frequenta già da un anno. Ho vari incontri sia con la bimba che con la madre Antonietta.

Manuela nata 2O giorni dopo la data prevista con parto pilotato manifesta difficoltà nell'allattamento al seno. Dopo 25 giorni passa all'alimentazione artificiale perché non riesce a digerire il latte materno. Si dimostra pigra, sonnolenta. Alla madre appariva come una bambina molto calma: "Non mi dava alcun fastidio eccetto che per la pappa".

Le foto della bimba già da quella età manifestano il suo stato di isolamento, lo sguardo triste e assente. A due anni e sei mesi passa dal mutismo al linguaggio ecolalico.

A quattro anni supera il linguaggio ecolalico, ma manifesta l'assenza del pronome e dell'affermativo "si'", elemento caratteristico, come dice Kanner, del bambino autistico.

La madre, Antonietta, ha vissuto una gravidanza particolare. Orfana di padre si ritrova a 14 anni a lavorare in una famiglia come domestica. In questa famiglia ci sono ragazzi più o meno della stessa età. Antonietta si sente a casa sua, ma vive comunque il disagio di avere un ruolo diverso. Il signor Ignazio manifesta affetto per la ragazza, che inizia ad innamorarsi di lui. Col tempo il signor Ignazio non prova più sentimenti paterni per Antonietta, comincia così una relazione tra i due. La signora Marta nota l'interesse che il marito mostra per Antonietta, ma lo attribuisce alla sua tenerezza ed alla pietà che sente verso la ragazza. Tutto esplode quando a 16 anni Antonietta è incinta.

La gravidanza è vissuta dalla ragazza in maniera anormale. Antonietta racconta che fino al quarto mese non pensava di essere in uno stato gravidico, si sentiva "vuota dentro", la pancia era appena più grossa e della mancanza del mestruo non faceva un problema, l'aveva sempre vissuto male, ricorda che la prima volta che si trovò sporca di sangue ebbe grossi sensi di colpa, pensava di aver fatto qualcosa di brutto forse perché poco prima si era masturbata. Nascondeva gli indumenti o li lavava solo nella zona sporca e li reindossava bagnati.

Ritornando alla gravidanza, ne viene a conoscenza quando in seguito ad un capogiro cade da uno scaletto e si procura una frattura.

Il medico, prescrivendole i medicinali, fa riferimento alla gravidanza convinto della sua consapevolezza. Antonietta è costretta a lasciare la casa.

Ignazio le da' il necessario per farla vivere da sola.

B)C o m m e n t o
A mio parere l'aspettativa della maternità viene annullata nella madre di Manuela dalla preponderante importanza attribuita al fatto che l'ha determinata, cioè il rapporto di tipo edipico con Ignazio.

I fantasmi gravidici non hanno spazio nel suo inconscio, è mancata in lei la risoluzione appropriata del complesso edipico, si è determinata come una fissazione a questo livello di sviluppo con le fantasie dell'Io connesse ad esso.

Antonietta ha vissuto nello stadio edipico dei traumi legati all'oggetto libidico, il padre si rifiutava come tale, disapprovando l'interesse che la bimba mostrava nei suoi confronti, per cui regredì alla fase fallico-edipica, in cui è la madre l'oggetto libidico e il padre, rivale attivo in senso fallico, diviene oggetto da aggredire.

Con Ignazio viene reificato il complesso edipico, Antonietta vive dei conflitti intensi rafforzati da un insieme di circostanze esterne.

Il suo mondo fantasmatico è così proteso verso questo magma psichico da escludere ogni riferimento alla gravidanza in atto.

Per analizzare la struttura psichica di Manuela, è stato dunque necessario focalizzare l'indagine diagnostica sulle sue primissime esperienze di vita, considerando tali anche stati di indifferenziazione biopsichica embrionale e fetale che hanno subito impronte psichiche durature.

La bambina non è mai stata sorda. Si è inconsciamente rifiutata di partecipare al mondo esterno che, attraverso le proiezioni materne, le è risultato ostile già dal periodo prenatale.

A differenza del caso di Simona, secondo chi scrive, si è manifestato in lei un comportamento deviante e non una malattia somatica.


Conclusioni

A) Funzione della libido.

I primi due casi clinici citati confermano in pieno, a mio parere, l'assunto iniziale del presente lavoro.

Durante la gravidanza la libido può tendere ai precedenti stadi di organizzazione, si ritira progressivamente dagli oggetti esterni per esaltare il Se' come nel narcisismo della prima infanzia. Sia Anna che Luisa avevano già subito una riduzione della vita fantasmatica e la negazione degli impulsi emozionali e sessuali. Durante la gravidanza entrambe hanno esasperato questo loro stato: la prima ha somatizzato il suo disagio psichico con i disturbi dell'epidermide, la seconda, sotto l'impulso dei sensi di colpa, ha operato sempre pesanti meccanismi di razionalizzazione.

La gravidanza provoca in loro un processo di riaffermazione del proprio se'. Ma ora è incluso nel proprio se' l'altro da se', non vi è più distinzione fra contenitore e contenuto. La loro libido rivive la gestalt analoga all'inizio della vita, dove era contenuto e non contenitore. Questa fusione recupera una condizione perduta ma sempre desiderata quale ritorno al grembo materno. La simbiosi narcisistica genera dunque uno stato di onnipotenza. In Anna e Luisa esso accentua le precedenti manifestazioni patologiche. Nella gran parte dei casi si verifica invece una sensazione di benessere che si avverte per tutti i nove mesi. Le donne sono pervase da una forte energia, percepiscono la fine dell'eterna solitudine del vissuto umano, una sensazione di pienezza e di saturazione, la consapevolezza della propria fertilità, l'appagamento a livello fantasmatico della lesione da castrazione indotta dalla mancanza del pene, la prova della propria potenza sessuale.

In questo senso, possiamo dire che la situazione regressiva non e' un fenomeno patologico, un meccanismo di difesa, ma un processo che arricchisce la gestante e sviluppa la sua capacità di entrare in contatto con il nascituro in un campo semantico del tutto particolare.

Perturbante nella gravidanza, come è accaduto in Anna e Luisa, può essere la destrutturazione della propria identità psichica e l'acutizzazione dei conflitti, legati alla propria infanzia ma anche alla pecularietà della situazione. Il progetto biologico può essere vissuto come l'annullarsi della propria unità individuale.

Può esserci anche l'elaborazione del lutto della propria immagine, sia corporea che sessuale. Durante i nove mesi, la gestante si trova a ristabilire più volte il proprio schema corporeo con l'abbinata immagine di se'.

Si acutizza il conflitto tra la progettualità biologica che spinge alla creatività e la negazione mentale del concepimento. Si apre così un campo semantico in un setting peculiare rappresentato dall'utero, dove i segni linguistici, reali o immaginari, si fondono come linguaggio primitivo ed attuale, il conscio e l'inconscio. In questo setting si comunica all'altro per se stessi, si fungono così il destinatario ed il ricevente.

Il feto dunque non può che essere lo specchio di quanto proposto gestualmente e progettualmente dalla madre, come nota tra gli altri Luparia, anche se la scienza ufficiale appare propensa a riconoscere al nascituro una sempre maggiore autonomia.

B) Lo psichismo fetale.

La verifica di questo assunto, che è il secondo proposto dal presente lavoro, è offerta dagli altri casi clinici qui riferiti. Essi confermano le indicazioni emerse in quella parte della letteratura psicoanalitica che, negli ultimi anni, si è differenziata dalla teoria classica, che pone l'evoluzione dei soggetti psichici a partire dalla nascita. Secondo le nuove teorie non bisogna sottovalutare le organizzazioni psichiche anteriori alla nascita. La sequenza evolutiva comincerebbe dunque prima del passaggio dallo stadio orale iniziale a quello dei mutamenti che inducono il soggetto ad una migliore relazione con gli oggetti esterni.

E' stata proprio l'esperienza clinica a dimostrare che le relazioni con gli oggetti esistono dai primordi dello sviluppo dell'Io. Di qui il valore sempre crescente attribuito, nello studio dell'evoluzione dinamica dell'individuo, all'esame degli oggetti interni o endopsichici. Molti processi sono stati così riportati a momenti precedenti alla nascita, fino a concludere che anche il Super-Io ed il complesso di Edipo hanno radici anteriori a quelle considerate dalle prime ricerche. Sempre più valore si è dato all'organizzazione delle rappresentazioni interne inconsce. Studi successivi hanno accettato infine che per comprendere lo psichismo fetale è indispensabile insistere sull'esistenza di rappresentazioni ereditate endopsichiche, indipendentemente da ogni rapporto con oggetti esterni durante la vita postnatale.

C) L'istinto

Le resistenze opposte all'approfondimento dello psichismo fetale derivano proprio dall'aver sottovalutato o negato le rappresentazioni ereditate. Tale sottovalutazione ha inficiato notevolmente lo stesso studio degli istinti. Dall'istinto derivano le rappresentazioni innate che costituiscono i modelli caratteristici dell'Io fetale. Freud situa nell'Es gli oggetti interni. L'Es è una sorta di magazzino in cui si accumulano le esperienze trasmesse dalle generazioni precedenti e in cui l'Io assume la propria identificazione e la propria evoluzione. Verny coglie il momento veramente evolutivo al sesto mese di vita fetale, considerando che le strutture nervose solo allora raggiungono uno sviluppo tale da elaborare processi mentali. Ma questa tesi appare riduttiva. A mio parere il feto può considerarsi persona subito dopo il processo di mitosi.

E' stato provato sperimentalmente che già nel grembo materno il feto ha delle ''cognizioni''. Percepisce la luce, i rumori, la musica, il tepore dell'ambiente in cui si trova ed e' capace di produrre riflessi incondizionati e di apprendere.

Se consideriamo poi il valore che dà la psicoanalisi al sogno ed il significato del REM come fase attiva di elaborazione di impressioni, possiamo ritrovarci quelle rappresentazioni interne che fungono da base nello sviluppo psichico del soggetto. Durante il sonno REM si potrebbe verificare nel feto una integrazione tra il codice genetico trasmesso dai genitori, anche in termini di elementi psichici, gli stimoli trasmessi dalla madre e le informazioni sensoriali provenienti dal mondo esterno. Integrazione che fa nascere una attività mentale primaria e autonoma che rappresenta in germe il nucleo psichico prenatale. In Analisi terminabile e interminabile 'Freud parla di qualità psichiche ereditate dall'Io, di trasmissione del processo di simbolizzazione secondo la legge della ereditarietà. Vi sarebbero dunque delle rappresentazioni 'ereditate' endopsichiche che non hanno nulla a che vedere con qualsiasi relazione del soggetto con un oggetto sperimentato nella vita postnatale. Tali rappresentazioni sono legate alle pulsioni di vita e di morte. Prima della rottura del cordone ombelicale la soddisfazione allucinatoria dei bisogni pulsionali avviene attraverso la 'cornice biologica' rappresentata dal sonno attivo; si ha così un'esperienza mentale protonirica primitiva non articolata.

D) Le rappresentazioni fetali.

Il pensiero fetale è caratterizzato dalla bidimensionalità degli oggetti interni che si distinguono da quelli esterni tridimensionali. Ciò è dovuto ad una percezione monofocale adeguata alle rappresentazioni interne ereditate. Nello sviluppo psichico fetale abbiamo permeabilità alle rappresentazioni interne ed esposizione alle esperienze sensoriali provenienti dalla madre e dal mondo esterno. Così possiamo spiegarci quelle che Bion (1965) chiama preconcezioni, cioè la capacità da parte del neonato di relazionarsi subito con gli oggetti della realtà “seno” che soddisfano le sue pulsioni. Egli sviluppa in tal modo il pensiero della Klein secondo cui le pulsioni di vita e di morte preesistono alla nascita. Parlando dell'angoscia persecutoria di cui il bambino soffre dopo il distacco dalla madre, la Klein afferma infatti che essa deriva dalla preesistenza delle pulsioni di morte e dell'apparato percettivo e sensomotorio atto ad esprimerle.

E' proprio la riattivazione di tali pulsioni che sviluppa, secondo la Klein, le complesse modalità relazionali tra il neonato e il seno materno tali da permettere l'instaurarsi della posizione schizo-paranoide. Ne deriva, così, secondo Bion, che il modello contenitore-contenuto è parte integrante del nucleo psichico prenatale e costituisce la base del sistema sensoriale e percettivo.

E) Contenitore e contenuto.

I tre ultimi casi clinici succitati confermano pienamente, a mio giudizio, tale assunto. Nel primo di essi, i problemi di Nunzia trovano infatti la loro origine nelle condizioni psichiche accusate da sua madre durante la gestazione. La donna aveva concepito la bambina solo per legare a se' definitivamente il marito, ma nel suo inconscio aveva sempre rifiutato la gravidanza. La negazione del concepimento aveva provocato nella donna, dopo la nascita, un atteggiamento iperprotettivo nei confronti della bambina, espressione dunque del suo senso di colpa.

Il nucleo originario del disagio psichico di Nunzia deve porsi quindi nel suo vissuto prenatale. Dopo la nascita e nella primissima infanzia attorno a questo nucleo si sono concentrati gli effetti negativi dell'atteggiamento della madre e del tipo di educazione ricevuta. Da qui nascono i suoi sentimenti persecutori. L'identificazione con la madre le ha sviluppato un desiderio di introiezione e di rifiuto.

L'importanza del vissuto prenatale nel determinare la struttura psichica si ricava ancora più direttamente dall'esame del quarto e del quinto caso. Simona ha somatizzato in uno dei modi più gravi riscontrabili nella casistica clinica le angosce materne proiettate durante la gravidanza. La bambina si è riproposta alla propria gestazione ripristinando in se' le condizioni della fase embrionale e fetale in cui vi è stata l'elaborazione delle proiezioni materne legate ai fantasmi di morte. Ella non ha reagito manifestando una patologia psichiatrica, come può essere l'autismo, ma ha appunto somatizzato sviluppando il tumore al cervello.

Le reazioni di Manuela si sono sviluppate invece non a livello fisico, ma psichico. La bambina non è sorda per un difetto del suo apparato uditivo, ma perché si è rifiutata di sentire, di sintonizzarsi cioè con una realtà ostile e negatrice della sua nascita come quella rappresentatale dalla madre.

In definitiva, i figli sono il risultato del modo in cui la madre vive la sua 'attesa'. Quando questa distrugge l'equilibrio preesistente nella donna e vi è già una situazione conflittuale che genera ansia, essa può dar luogo ad una conversione psicologica provocando una malattia mentale o ad una conversione fisiologica provocando una malattia somatica o si può manifestare alternativamente o simultaneamente con entrambe. Nell'utero si è bombardati da un rapporto biunivoco, si è contenitori di immagini reificate, nella vita extrauterina le esperienze invece possono essere elaborate, ci si può servire di meccanismi di difesa: ecco l'enorme influenza del periodo prenatale. La fiducia, l'ottimismo, il sentirsi accettati, come l'inverso, sono impressi nella psiche del soggetto e tutto nella vita sarà proiettato su questo schermo.

NOTE


(1) BERGERET J. e coll., Psicologia patologica, Masson,

Milano,1968

(2) SEGAL H., Introduzione all'opera di Melania Klein,

Martinelli, Firenze,1968

(3) FREUD H., Inhibitions sjmptoms and anxiety,1926.

(Inibizione, sintomo e angoscia, Boringhieri,Vol.10,

Torino, 1978.)

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CAPITOLO II : EVOLUZIONE DELLE TEORIE



1) Da Freud a Melanie Klein

La letteratura psicoanalitica riferendosi all'inizio della organizzazione psichica, considera in genere l' Io come inesistente o indifferenziato alla nascita, con la sola eccezione di Melanie Klein e della sua scuola.

Lo stesso Freud accentra nell'Es l'intero cumulo della esperienza arcaica ereditata e considera l' Io una differenziazione dell'Es derivata dai rapporti con il mondo esterno. Egli tuttavia già avverte una "maggiore continuità tra la vita intrauterina e la prima infanzia di quanto l'impressionante trauma dell'atto della nascita ci consenta di credere" [1]. Stabilendo questo criterio di continuità strutturale, egli però nega all'essere, durante la nascita, la capacità di soffrire, di avvertire cioè un pericolo oggettivo per la sua sopravvivenza.

Questa negazione è stata superata dalla Klein, la quale ha fatto partire proprio dal trauma della nascita l'azione che opera l'istinto di morte nel configurarsi della posizione schizoparanoide. Sviluppando questo concetto, la Klein ha indicato quattro punti essenziali dello sviluppo primitivo:

1) l'esistenza dell'Io dall'inizio dell'organizzazione psichica;

2) l'azione operata dall'istinto di morte nel formarsi dell'ansia paranoide e

depressiva;

3) l'importanza fondamentale della fantasia inconscia;

4) il trauma della nascita come fattore determinante delle tendenze di morte

post-natali, che delineano la posizione schizoparanoide iniziale.

Melanie Klein ritiene che l'Io, anche se in modo rudimentale e privo di grande coerenza, svolga funzioni fondamentali già negli stadi più primitivi. E riconosce che questo Io primitivo può anche identificarsi con la parte inconscia dell'Io di cui parla Freud. Ma qui si differenzia da Freud: "La minaccia di annullamento da parte dell'istinto di morte dal di dentro è, secondo il mio concetto, che differisce da quello di Freud in questo punto, l'ansia primordiale ed è l'Io che, al servizio dell'istinto di vita, probabilmente chiamato anche ad agire dall'istinto di vita, spinge in una certa misura questa minaccia verso l'esterno.

Questa fondamentale difesa contro l'istinto di morte è stata attribuita da Freud all'organismo, mentre io penso che tale processo costituisce l'attività primaria dell'Io. Esistono altre attività primarie dell'Io che secondo me derivano dalla necessità imperativa di affrontare la lotta fra gli istinti di vita e di morte. Una di queste funzioni è quella della graduale integrazione che fluisce dall'istinto di vita e si esprime nella capacità di amare"[2].

2) La scuola di Hartmann

Altri studi sull'autonomia dell'Io, anche se con risultati talora contraddittori, sono stati condotti da Hartmann da solo o in collaborazione con Loewenstein e Kriss. Hartman afferma anzitutto che l'Io e l'Es si separano dopo una primitiva fase indifferenziata e che l'Io è formato da fattori autonomi. Egli parla di Io della realtà, Io difensivo, Io organizzatore, Io razionale, Io sociale, Io in bilico fra Es e Super-Io, Io sottoposto a situazioni ansiose.

Questi elementi autonomi testimoniano della indipendenza dell'Io dall'Es, potrebbero anzi far supporre un rapporto di subordinazione del secondo rispetto al primo. E comunque portano Hartmann a respingere ogni valutazione esclusiva della relazione d'oggetto nella comprensione della forza o della debolezza dell'Io. Il passaggio delle relazioni d'oggetto da una fase intermittente ad una fase costante è reso possibile dalla trasformazione dell'energia istintiva originale in energia neutralizzata. Hartmann sostiene

che tale energia da' al bambino la capacità di mantenere relazioni d'oggetto costanti, indipendenti dalla necessità. E che tale energia è l'energia dell'Io.

Chiamato poi a chiarire il retroterra della difesa dell'Io dall'avversario Es e le tendenze congenite che condurrebbero al conflitto indipendentemente quindi dal conflitto stesso, l'autore formula il suo schema concettuale sullo sviluppo dell'Io. Sorto da uno stato indifferenziato Io-Es, l'Io si differenzierebbe in seguito dall'Es in base alla percezione esterna e interna, alla motilità, alle tracce di memoria preconscia, all'esperienza e all'apprendimento. E qui c'è il punto debole della teoria. Se infatti Hartmann postula a ragione l'autonomia dell'Io con nuclei ereditari propri, lascia nella nebbia delle ipotesi o delle enunciazioni categoriali un processo di differenziazione che va invece chiarito con elementi concreti e colto nella fase precisa nel suo manifestarsi.

Le forze che, secondo Hartmann, agiscono sullo sviluppo dell'Io e determinano il passaggio dal processo primario a quello secondario sono i fattori congeniti autonomi, la realtà e le pulsioni istintuali. A suo giudizio l'energia utilizzata dall'Io in questa fase è quella libidica trasformata in un processo di neutralizzazione che consentirebbe il passaggio ad un Io ragionevole. E come Harmann si sono espressi, oltre a Loewenstein e Kriss, anche, tra gli altri, Rappaport e Erickson. Ma la tesi appare applicabile soltanto quando si vada sviluppando l'Io post- natale, perché prima della nascita esiste soltanto la totale relazione di dipendenza incondizionata dall'Es, che è fonte di tutti gli oggetti iniziali dell'Io.

3) La sintesi di Anna Freud

Anche Anna Freud ha condiviso l'impostazione di Hartmann e degli altri autori succitati. Secondo lei l'Io sarebbe costituito da un agglomerato di funzioni e, nella sua relazione iniziale con l'Es, sarebbe tanto inibente quanto in grado di agevolare la scarica degli impulsi. La fase primitiva indifferenziata sarebbe un importante punto di riferimento per osservare il processo di maturazione dell'Io come risposta alle tendenze innate e alla influenza dell'ambiente. In seguito la completa relazione d'oggetto sarebbe indotta più da fattori qualitativi che quantitativi, verificandosi una diminuzione dell'urgenza degli istinti.

Anna Freud ha sintetizzato i concetti sullo sviluppo primitivo in una esposizione tenuta alla Western Reserve University, partendo dai meccanismi attraverso i quali il lattante ordina i propri processi mentali.

Sopraffatto dapprima dall'alternanza fra piacere e dispiacere, nel primi anno comincia a percepire e a riconoscere la realtà, a sviluppare la memoria e a costruire l'immagine del proprio corpo, che sarà alla base della sua futura personalità. Nel secondo semestre di vita il bambino stabilisce un ordine crescente interno e, oltre alla differenza fra piacere e dispiacere, comincia a fissare quella tra se stesso e gli altri, sia familiari che estranei, tra reale e immaginario, tra passato, presente e futuro.

Anna Freud descrive infine il rapporto del bambino con la madre e qui ritorna alla considerazione del legame prenatale per giungere all'analisi delle successive, graduali trasformazioni sulla base degli stati fluttuanti di necessità e soddisfazione.

4) Lo psichismo primitivo di Balint.

Anche Michael Balint utilizza i riferimenti allo psichismo primitivo per spiegare fenomeni dell'età post-natale, in particolare quella adulta, ma si dissocia, ad esempio, da Melanie Klein a proposito della posizione iniziale paranoide seguita da quella depressiva. Egli fornisce prove sul fatto che il primo stato post-natale della mente sarebbe una relazione arcaica dell'amore dei genitori, da cui deriverebbero, tra l'altro, atteggiamenti depressivi e narcisistici. Questa relazione arcaica sarebbe il primo stato post-natale della mente, da cui si svilupperebbero tutti gli altri. Egli fa partire dalla relazione arcaica di amore primitivo anche l'atteggiamento paranoide e depressivo, oltreché‚ l'amore adulto. Privilegia in ciò la posizione depressiva rispetto a quella paranoide, sottovalutando quindi la concezione di Klein secondo cui, a partire dal trauma della nascita, l'incremento degli istinti di morte produce la situazione schizoparanoide e le basi del processo che dall'oggetto parziale porta all'integrazione di quello totale interiorizzato e alla creazione successiva della posizione depressiva.

Tra l'altro, e contrariamente a Freud che considerava il Super-Io la risultante dell'interiorizzazione dei genitori con il superamento del complesso di Edipo, Klein sostiene anche che ogni oggetto interiorizzato agisce nell'organizzazione del Super-Io sin dall'inizio, a partire proprio dal seno materno, che è il primo oggetto ad essere interiorizzato.

5) Lewin e Spitz

Tra gli altri autori che si sono occupati dello sviluppo primitivo un posto di rilievo hanno anche Lewin e Spitz.

Entrambi fanno partire il processo evolutivo a nascita avvenuta. Lewin parla di "triade orale dei desideri": oralità attiva (desiderio di divorare) ma anche l'opposto (essere divorato) e il desiderio di dormire . Spitz acutamente descrive fenomeni specifici della regressione fetale, ma poi non li situa come dovrebbe nel periodo prenatale a causa della sua impossibilità a considerare, come altri hanno fatto, a cominciare dalla Klein, il trauma della nascita.

Tutto è riassunto nel suo "The Primal Cavity" in cui si occupa dei fenomeni della percezione visuale e dell'immaginazione durante il sonno. Negli stati di turbamento agli inizi del sonno o nei turbamenti febbrili o, in stato di veglia, quando si verificano ulteriori regressioni, ci rifugiamo nel mondo sperimentale della "cavità primaria", il mondo "della sicurezza più profonda che l'uomo possa sperimentare dopo la nascita, quello in cui riposa raccolto e tranquillo"[3].

E' il mondo verso cui fuggiamo negli stati patologici e anche quando, negli stati di veglia, l'Io è esposto alla scissione come nelle condizioni tossiche. "Il settore particolare della rappresentazione che sembra più fortemente carico di catessi è la rappresentazione della cavità primaria " (4), cioè della bocca. Essa è il ponte "tra la percezione interna e quella esterna e il loro modello di base, è il luogo di trasmissione per lo sviluppo dell'attività intenzionale, per l'emergenza della passività della volizione" (5). Spitz non oltrepassa la soglia della "cavità primaria", mentre, da ultimo, consentono ampiamente di farlo gli studi di Rodrigue' e Margaret Mahler sull'autismo infantile. L'autismo costituisce infatti una delle espressioni più pure per lo studio dell'Io prenatale, poiché l'impedimento della relazione con gli oggetti esterni iniziali crea nei bambini autistici una relazione al tal punto predominante con la fantasia interna da poterla paragonare soltanto allo studio del sonno e dei sogni con una somiglianza analoga a quella dei processi fetali.

Nell'autista l'ipertrofia dell'identificazione proiettiva consente di osservare la proiezione immutata degli oggetti interni, che sono vissuti prescindendo quasi totalmente dal significato reale di quelli su cui si proiettano. Condizione preliminare per conoscere le basi ontogenetiche della vita psichica e il superamento psicologico del trauma della nascita. Esso deve essere compiuto non solo dall'investigatore, ma anche da chi lo ascolta e dall'ambiente circostante.

6) I nuclei prenatali.

Le difficoltà a superare l'enorme angoscia di fronte al trauma della nascita hanno finora portato a sottovalutare le scoperte riferite ai nuclei prenatali della vita psichica, cioè gli studi, fra gli altri, di Freud, Abraham, Fenichel, Jung, Fodor e Groddeck.

Le attuali teorie psicoanalitiche pongono la relazione d'oggetto a partire dallo stadio orale. Ma, accettando un mondo di oggetti storici percepiti interamente, bisogna ammettere l'esistenza di una relazione di oggetti assai ricca anteriore all'organizzazione orale. In essa si cumula il mondo della conoscenza ereditata, ossia della conoscenza istintiva.

Così si concepisce l'Es come l'ambiente originario dell'Io, un mondo iniziale di oggetti di natura ideale con caratteristiche fisiche specifiche. Poiché il feto si avvale degli adattamenti al mondo reale esterno compiuti dalla madre, esso può prescindere dagli oggetti reali e orientarsi verso un mondo ideale interno, che è costituito dalle protofantasie immagazzinate nell'Es.

La fase orale si colloca dunque come uno sviluppo già inoltrato e indica appunto l'inizio del rapporto con gli oggetti esterni. C'è certamente un'analogia tra i processi compiuti dalla psiche e quelli compiuti dal soma. Prima di stabilirsi, l'Io organizza la propria relazione percettiva e identificatoria con gli oggetti interni. Così il corpo, prima di entrare in contatto con il mondo esterno, organizza la maggior parte dei propri organi e funzioni.

La comprensione del nucleo prenatale dell'Io fornisce spiegazioni capitali di processi psichici rimasti finora nel mistero, a cominciare da quello magico del pensiero. Subito dopo situa nella sua vera cronologia arcaicale regressioni psicotiche, totali o parziali che siano. E inoltre spiega la relazione che, sotto lo stimolo di un'intensa frustrazione, si stabilisce fra l'oggetto esterno reale ed il suo equivalente interno ideale.

Si può dire, insomma, che lo studio dei nuclei prenatali della vita psichica fornisce le basi genetiche di tutta la sua organizzazione. In primo luogo spiega le ragioni del processo di scissione della originaria unità dell'Io fino a farci comprendere i significati della negazione, dell'idealizzazione e della necessità di mantenere sempre il rapporto con le rappresentazioni interne.

In secondo luogo, mostra la gradualità dello sviluppo percettivo, dalla rappresentazione bidimensionale fino alla percezione tetradimensionale dell'oggetto esterno. In terzo luogo, ci spiega il gioco delle introiezioni e proiezioni legate al significato prospettico dell'aggressività e del trauma della nascita. Infine da' valore di vissuto a postulati classici della teoria psicoanalitica, come i concetti relativi all'Io ideale, al principio del piacere, al fenomeno del doppio e a molti altri ancora.

7) L'organizzazione dell'Io.

Sul piano clinico, queste acquisizioni appaiono indispensabili per l'esatta comprensione dei fatti paranoidi, con le vicissitudini regressive che ne conseguono. Ogni volta che il peso delle situazioni paranoidi costringe l'Io all'abbandono delle relazioni con gli oggetti esterni, scatta infatti il rifugio nelle condizioni antecedenti che lo legavano esclusivamente agli oggetti interni, cioè ai meccanismi che si riferivano alla situazione fetale.

Nel proprio processo evolutivo, l'Io segue uno sviluppo parallelo a quello della relazione con gli oggetti.

A partire dalla sua origine, esso è un organo esclusivamente percettivo. Percezione, identificazione e delimitazione sono, nell'Io incipiente, un fenomeno unico.

Per captare le rappresentazioni interne, l'Io deve disporre di uno strumento percettore visivo o di registrazione plastico. Il rapporto con l'oggetto interno è di carattere bidimensionale ed è una percezione di natura ottica monofocale. Questa percezione viene limitata o repressa con la nascita. La repressione primaria è appunto la limitazione o repressione della visione primitiva degli oggetti interni ereditati.

La permeabilità ai contenuti dell'Es nell'Io prenatale deriva quindi dall'assenza di questo tipo di repressione. In tal modo l'Io riproduce le rappresentazioni dell'Es e realizza la propria metamorfosi rifacendosi ai modelli forniti dall'Es e che costituiscono l'insieme delle protofantasie ereditate geneticamente. l'Io ideale è una realtà arcaica attraverso cui si è sviluppato l'intero ciclo di trasformazione dell'embrione e del feto.

Il fenomeno del doppio è condizionato dalla riproduzione delle immagini dell'Es operata dall'Io. Questo fenomeno ha meritato diverse interpretazioni. La più celebre è quella di Rank, che ha classificato un doppio identico, un doppio anteriore e un doppio antagonistico. Da questa terza manifestazione alcuni autori fanno derivare il processo di trasformazione dall'Io ideale nel Super-Io. Ma il Super-Io, come riconobbe Freud, non è "solo un residuo delle prime scelte d'oggetto dell'Es, è anche un'energica forma reattiva contro quest'ultime" (6).

La repressione primaria si stabilisce con la nascita, con l'interruzione dell'esistenza dell'Io ideale. Una parte dell'Io va alla ricerca di realtà esterne perché, dopo la nascita, gli oggetti interni sono insufficienti a mantenere i requisiti primari di soddisfazione. E’qui che l'Io ideale comincia a integrarsi con gli aspetti censori del super-Io. E si passa dalla posizione autistica a quella schizoparanoide di cui si è ampiamente occupata, come si è visto in precedenza, Melanie Klein.

Durante la fase prenatale l'organizzazione dell'Io è governata invece in modo assoluto dal principio del Nirvana. Le tensioni istintive conservano un livello di soddisfazione costante, che ha la propria manifestazione psichica in tale principio. Con la nascita, interrompendosi il flusso ombelicale, le tensioni si accumulano e si genera il principio di dispiacere-piacere. Il piacere nasce grazie alla scarica di tensioni istintive accumulate, le quali, avendo perduto le proprie fonti di soddisfazione, sono sperimentate come dispiacere.

8)Proiezioni e introiezioni.

Il passaggio dal principio di piacere a quello di realtà avviene insieme all'esteriorizzarsi della rappresentazione interna dell'oggetto. L'oggetto interno è proiettato sul suo equivalente reale esterno. Dopo, questa rappresentazione viene interiorizzata. Questo processo di proiezioni e introiezioni realizza, attraverso l'esperienza, la modificazione costante del mondo interno ed esterno.

L'interrelazione prenatale dell'Io e dell'Es è in connessione con due discipline, la magia e la parapsicologia, che hanno una radice comune nell'occultismo.

A proposito della magia, Freud condivide pienamente la formula usata da Tylor, secondo cui "l'uomo confonde l'ordine delle proprie idee con l'ordine della natura, e quindi immagina che il controllo che ha o che gli sembra di avere sui propri pensieri gli permetta di esercitare un controllo corrispondente sulle cose"[7]. La definizione si adatta a meraviglia al mondo esclusivamente ideale degli oggetti primitivi. La magia è dunque il meccanismo effettivo della relazione dell'Io prenatale con l'Es, che è il suo mondo.

Questo meccanismo costituirà poi il processo regressivo a cui ricorrerà il soggetto quando non saprà adattarsi alla realtà esterna.

Idealizzazione e onnipotenza sono corollari della regressione o del permanere del nucleo prenatale dell'Io.

Esse sono il meccanismo normale della relazione tra Io ed Es prima che si presentino gli oggetti reali successivi alla nascita. E sono fenomeni conseguenti ai processi di scissione e negazione dell'Io.

Lo studio e il chiarimento dei meccanismi psichici primitivi sono indispensabili per interpretare gli atti che seguono nell'età post-natale. Nello studio dei sogni può essere apprezzata con precisione la struttura bidimensionale delle fantasie inconsce. E' in quelle dell'incorporazione scambievole tra oggetti interni ed esterni l'ulteriore riprova dell'affermazione di Freud , ("Introduzione alla psicoanalisi"), secondo cui "non apparteniamo al mondo se non con due terzi della nostra individualità, mentre per la restante terza parte è come non si fosse ancora nati" (8).

NOTE


1) FREUD S., Inibizione, sintomo e angoscia, 1925, Opere,

Vol.X, Boringhieri, Torino, 1980.

2) KLEIN M., Envy and graditude, Ny basic books,1957.

3) SPITZ R.A., The primal cavity. A contribution to the

genesis of perception and its role for psychoanalysis

theory, in The psychoanalytic Study of the Child, t.x.p.

236, NY Int.Univ.Press, 1955.

4) SPITZ R.A., Ibidem.

5) SPITZ R.A., Ibidem.

6) FREUD S., L'io e l'es, 1922, Opere ,Vol.IX, Boringhieri,

Torino, 1980.

7) FREUD S., Totem e tabù, 1912-13 ,Opere, Vol.VII,

Boringhieri, Torino,1980.

8) FREUD S., Introduzione alla psicoanalisi, 1915-17.

Opere, Vol.VIII, Boringhieri, Torino,1980.

CAPITOLO III : L’UOMO DI DOMANI


1) Epigenesi

Finora abbiamo preso in esame alcune peculiari condizioni riguardanti lo stato psicofisico della donna in gravidanza, focalizzando sia la casistica clinica, sia l'evoluzione delle teorie sull'argomento.

Il programma di ricerca ,affronta ora l'importanza del periodo prenatale nella formazione psichica dell'individuo.

Come è noto, questa importanza è riconosciuta già nelle antiche civiltà orientali. In Cina al neonato viene attribuito un anno in più proprio per la considerazione più realistica della vita intrauterina. Lao Tse dice nel Lao Th King che una torre di nove piani nasce da un mucchietto di terra come un lungo viaggio dai primi passi. I primi biologi vedevano un uomo in miniatura in ciascun spermatozoo. I progressi della biologia hanno invece dimostrato che lo sviluppo non è una questione di semplice ingrandimento di un germe preformato, già completo in tutte le sue parti, ma piuttosto è l'effetto di uno sviluppo evolutivo, di tipo esponenziale dell'epigenesi. L'individuo è costruito e di nuovo continuamente si ricostruisce. I particolari di questo processo di costruzione e ricostruzione sono determinati dal materiale, dalle strutture e dalle sollecitazioni presenti in ciascun stadio di sviluppo, dal momento e dalla maniera in cui certe condizioni si rendono disponibili. L'evoluzione funzionale non termina ad un qualche stadio arbitrario della vita dell'individuo poiché un individuo che smette di svilupparsi muore.

L'epigenesi significa che diversi geni agiscono e si potenziano in diversi momenti e luoghi e che i loro effetti devono dipendere in parte da quello che è successo prima. Tutto questo ha inizio con l'uovo. (1)


2) Mitosi e stato relazionale.

La vita comincia davvero, fisiologicamente, quando l'uovo fecondato dà luogo alla mitosi, cioè al processo di scissione che genera migliaia di cellule che vanno a costituire apparati e sistemi con funzioni specifiche e, psicologicamente, secondo chi scrive, quando si instaura, anche se in maniera indistinta, uno stato nascente di relazione. Vi è cioè, in qualche modo, un tipo di comunicazione intermedia nel passaggio da una comunicazione monadale, basata sui codici genetici e gli archetipi degli avi e lo scambio duale dei simboli che avviene nel linguaggio intenzionale su cui si struttura il pensiero. Tra la trasformazione quindi delle pulsioni in simboli ,dal rapportarsi immediato a quello mediato della coscienza.

Appare forse difficile per chi si inoltra in questo discorso condividere questo modo di interpretare il mondo fetale. Ma il progresso della scienza può derivare solo dal coraggio di porre continuamente in discussione le proprie teorie. E, del resto , è superato il tempo in cui, come diceva E. Kant, “coloro che hanno presente soltanto il loro vecchio sistema, per cui è già stabilito in anticipo ciò che devono approvare e ciò che devono disapprovare, non desiderano nessuna spiegazione che possa essere d'ostacolo al loro peculiare modo di vedere”.(2).

3) Pulsioni e coscienza.

Il farsi e il divenire del rapporto tra pulsioni e coscienza assume caratteristiche particolari nella relazione madre feto. In questo stadio il rapporto ha la peculiarità' di essere vissuto da un solo soggetto e, insieme, di essere proiettato sull'altro in una condizione di solipsismo psichico, da cui deriva una sorta di rapporto economico in cui se c'è chi da' deve esserci anche chi riceve.

L'oggetto di scambio sono le fantasie inconsce che ogni donna in gravidanza produce e in cui si manifestano le delusioni narcisistiche, il senso di abbandono vissuto nel distacco dagli oggetti d'amore, i dilemmi edipici, le dipendenze infantili, la competitività e la rivalità fraterna, il "dovere morale".

E' evidente che in gravidanza si ha una notevole regressione che si manifesta anche con il bisogno di gratificazione orale, la grande richiesta di affetto, l'acuirsi del narcisismo e dell'egocentrismo, il bisogno di conoscere, il porsi agli altri anche nella immagine come una bambina (moda delle gestanti).

In questo periodo la regressione porta la donna ad avere una "pelle" psichica molto fragile e quindi al bisogno di un sostegno esterno.

Questo sostegno esterno è dato dall'ambiente che prima era rappresentato in maniera particolare dalla madre e dalle altre donne che vivevano accanto alla donna in gravidanza.

Oggi con la trasformazione della famiglia da estesa a nucleare vi è stata una mobilità di ruoli per cui è il futuro padre a dare il sostegno emotivo di cui la donna necessita.

E' significativo che oggi molte donne, in special modo quelle di una certa cultura, che percepiscono il rapporto con il partner in maniera completa, chiedono nel momento del parto l'assistenza del marito anziché della madre e in questo modo lo affrontano con più serenità e sicurezza.

Per chi scrive, dunque, nell'ontogenesi vi è il massimo di fusione degli elementi finora considerati distinti dalla biologia e dalla psicoanalisi.
4) Il momento della creazione.

Il momento della creazione deve porsi all'inizio del processo in cui due forze opposte si ritrovano, si scambiano, si fungono. Queste due forze hanno una valenza psichica ed una biologica inscindibile, geneticamente determinata.

Il grado d'intensità di queste due forze è determinante. Solo quando l'energia interna ad esse è matura, cioè il livello di quantità è direttamente proporzionale a dei tempi ben precisi a livello fisiologico e la tensione verso l'oggetto annulla lo spazio, si ha la fusione.

Si può concepire questo dualismo correlato a tutto ciò che è il divenire ed è presente in tutto l'universo. L'essere è l'estensione intelligibile di queste forze, ma anche l'archetipo del divenire.

"Nella sua formulazione originale Freud tentò di mettere in relazione la teoria psicoanalitica delle pulsioni con i concetti biologici più fondamentali e propose che le pulsioni venissero chiamate rispettivamente pulsioni di vita e pulsioni di morte. Esse corrisponderebbero approssimativamente ai processi anabolici e catabolici ed avrebbero un significato assai più ampio di quello puramente psicologico; sarebbero caratteristiche istintuali di tutta la materia vivente, istinti, per così dire, dello stesso protoplasma" (3).

5) La fusione.

Secondo chi scrive, nella gravidanza avviene "la fusione" e ciò dà luogo alla simbiosi narcisistica che genera uno stato di onnipotenza, che può produrre una sensazione di benessere che si avverte per tutti i nove mesi.

La "fusione" è qui intesa come l'unione o meglio come la reale interpretazione della relazione tra contenuto e contenitore dove non vi è né contenuto né contenitore, in quanto è al di là di questa definizione il suo vero significato.

La difficoltà di aderire ad una simile impostazione è forse solo di ordine semantico. Con-tenuto e con-tenitore sono la ripetizione dello stesso significato in quanto c'è un -con-che presume compartecipazione, inscindibilità. Questo è lo stesso problema che si pone agli studiosi di fisica quando vogliono stabilire il rapporto tra energia e materia e considerano la materia nella condizione di oggetto in se', diversa quindi dall'energia. Ciò avviene anche nel pensiero filosofico dove l'elaborazione dei problemi utilizza gli strumenti della conoscenza, dove soggetto ed oggetto sono scissi, come mente e corpo. Dove l'uno indaga sull'altro.

Anche la psicologia opera in questo senso. Non ipotizza, infatti, che soggetto ed oggetto possano avere una stessa origine vivendosi partecipativamente. Allo stesso modo accade in psicoanalisi, nel momento in cui l'indagine opera una scissione tra il sé e il non sé. Quando il paziente riflette sul suo vissuto è vittima della stessa dimensione razionale in cui si pone, perché, isolando la sua psiche, perde il senso della propria unità individuale. Unità che esiste invece alla nascita per uno stato di non differenziazione dovuto alla mancanza di funzioni psichiche organizzate che permettano relazioni oggettuali.

6) Le prime relazioni.

Secondo Spitz lo sviluppo di tali funzioni avviene durante il primo anno di vita: 'La differenziazione inizia come risultato di due distinti processi. Con Hartmann, Kris e Loewenste (1946) noi chiamiamo uno di questi processi maturazione, l'altro sviluppo, e li definiamo come segue: Maturazione: Svolgimento di funzioni della specie sviluppate filogeneticamente e quindi innate, che emergono nel corso dello sviluppo embriologico o sono portate avanti dopo la nascita come Anlage, diventando manifeste in stadi posteriori della vita. Sviluppo: Emergere di forme, funzioni e modi di comportamento risultanti dall'interazione fra organismo da una parte e ambiente interno ed esterno dall'altra. Da questa asserzione concernente lo stato di non differenziazione nel neonato deriva che alla nascita non esiste l'Io, almeno non nel senso usuale del termine.'(4).

Per Spitz quindi l'Io non esiste perché non vi è la relazione oggettuale che presuppone la distanza tra il neonato soggetto e l'oggetto. La costituzione dell'oggetto nasce per lui attraverso tre stadi: lo stadio preoggettuale o senza oggetto; lo stadio del precursore dell'oggetto; lo stadio dell'oggetto libidico propriamente detto.

Questa teoria può trovare conferma nel fatto che le prime percezioni coscienti si hanno attraverso tracce mnestiche che manifestano la loro esistenza verso la fine del secondo mese del neonato. Recenti studi di embriologia hanno confermato la teoria di Spitz ed hanno dimostrato che benché la mielinizzazione delle fibre nervose del midollo spinale abbia inizio circa al quarto mese di vita intrauterina, alcune fibre motrici, provenienti dai centri corticali, e le vie associative centrali si mielizzano solo nel corso dei primi due anni di vita (Langworthy,1944; Portmann,1965; Galambos e Morgan,1959; Arieti,1961). Sembra che gli apparati del sistema nervoso umano si mielizzino nel periodo in cui cominciano a funzionare, e che il rapporto fra mielinizzazione e funzione sia reciproco (Romanes,1942; Sperry,1951) '(5).

7) Lo stato di non differenziazione.

Quindi anche in queste ultime osservazioni ritroviamo il concetto di non differenziazione di Hartmann in cui si afferma che il bambino non ha la capacità di distinguere se stesso dal mondo esterno, il proprio corpo dall'ambiente che lo circonda, il seno materno da sè.

M.Klein conferma a sua volta questo stato di non differenziazione ma pone dalla nascita lo sviluppo della configurazione specifica del rapporto con l'oggetto.

Promotrice ne sarebbe la fantasia inconscia che essendo espressione degli istinti è presente come questi sin dalla nascita. L'istinto presuppone un oggetto ad esso rispondente per cui 'l'esperienza di un istinto nell'apparato mentale è connessa con la fantasia di un oggetto adatto all'istinto. Ad ogni impulso istintuale corrisponde cosi la presenza di una fantasia. Al desiderio di mangiare, corrisponde la fantasia di qualcosa che si possa mangiare e che soddisfi questo desiderio: la mammella. Ciò che Freud descrive come esaudimento allucinatorio di desiderio, nell'opinione di Melanie Klein è basato su una fantasia inconscia che accompagna ed esprime un impulso istintuale. Per esempio, un lattante che, sul punto di addormentarsi, fa con soddisfazione rumori e movimenti con la bocca come se succhiasse, o succhia le proprie dita, fantastica di stare effettivamente succhiando o incorporando la mammella e si addormenta con la fantasia di avere realmente dentro di sé la mammella provvista di latte. (6).

Freud considera le fantasie inconsce a partire dal secondo -terzo anno di vita senza spiegarne l'origine. Nell'opinione di Melanie Klein invece la formazione della fantasia è una funzione dell'Io che esiste sin dalla nascita come gli istinti. Ciò prevede già alla nascita un grado più elevato di organizzazione dell'Io di quanto non venga postulato da Freud e comporta nell'opinione di Melanie Klein che l'Io sia capace sin dalla nascita, spinto dagli istinti e dalla angoscia, di formare delle primitive relazioni oggettuali in fantasia e in realtà. Lo sviluppo di queste primitive relazioni oggettuali avviene per M.Klein attraverso due posizioni: la posizione schizo-paranoide caratterizzata da rapporti con oggetti parziali e da processi di scissione e di angoscia paranoide; la posizione depressiva che ha inizio con il riconoscimento della madre come oggetto intero, considerazione che si generalizza a tutti gli oggetti, ed è caratterizzata dal prevalere dell'integrazione, dell'ambivalenza, della colpa e dell'angoscia depressiva.

Queste teorie annullano ogni importanza dell'esperienza vissuta nel grembo materno, esperienza che per le sue caratteristiche primarie ha invece a giudizio di chi scrive, un'influenza superiore a quelle che si verificano nell'arco della vita di un soggetto. Il vissuto nell'utero materno può essere più importante e può influire su tutto il resto della nostra vita.

8) Contenuti arcaici.

Risulta difficile pensare alla pregnanza dei contenuti arcaici ed alla importanza strategica che hanno nella vita, eppure se ci soffermiamo sulle caratteristiche della vita prenatale e di quella post natale tutto ci appare molto più chiaro.

“ Per esempio il peso.

Al momento della nascita, il peso medio di un neonato si aggira sui tre chili e mezzo; a sviluppo fisico compiuto (intorno ai vent'anni), il peso medio di un maschio può aggirarsi intorno ai 70 chili. In questa fase di sviluppo il peso è quindi aumentato di circa 20 volte.

Se teniamo presente che, a due settimane dal momento del concepimento, l'ovulo fecondato pesa circa un grammo, nei nove mesi di vita intrauterina esso aumenta di circa 3.500 volte e molto di più è aumentato dal concepimento vero e proprio.

Siamo quindi di fronte a due ritmi di sviluppo, a due dimensioni completamente diverse.

Questo stesso ragionamento, con risultati pressoché paralleli, lo potremmo ripetere trattando della quantità delle cellule, della complessità della formazione degli organi, e così via, raffrontando sempre i ritmi di sviluppo fra il prodotto del concepimento e la vita post-uterina.

Pensiamo allo spazio.

La vita intrauterina si svolge in uno spazio di cui il concepito è unico occupante. Vi è un dominio di questo spazio tale da poter essere concepito come un <>.

Pensiamo al tempo.

Questa è la misura fondamentale della nostra vita. E se il tempo gioca per il concepimento un ruolo proporzionale, per esempio, a quello del peso o ad altre forme di sviluppo, dobbiamo arrivare a concludere che i nove mesi di vita intrauterina hanno, a livello psicologico per il feto, una durata che potrebbe corrispondere a decine, forse centinaia di anni della vita post-uterina.

Per fare un paragone concreto, se potessimo assumere che la dimensione del tempo della vita intrauterina fosse proporzionale allo sviluppo del peso, ebbene la durata della fase prenatale equivarrebbe a 3.500 anni di vita post-natale.

Ebbene in questi 3.500 anni di vita intrauterina si fisseranno nella psiche del concepito quei messaggi più presenti, più continuativi, che egli potrà aver percepito.

E quali più presenti e continuativi di quelli che globalmente gli invia quell'essere che è la madre attraverso l'alimento, il calore, il battito del cuore, le comunicazioni nervose e, perché no, quelle psichiche? Il tutto in un modo indistinto e spazialmente assoluto e in una dimensione di tempo così neutra, così lenta a scorrere da sembrare ad un tempo eterna e statica”. (7)

9) Riscontri ecografici.

Il perfezionamento di nuovi strumenti di indagine, come ad esempio l'ecografia in "real time" ha dato una svolta decisiva in tal senso. Per lungo tempo l'osservazione dello stato fetale durante la gravidanza è stata affidata alle metodiche biochimiche. Oggi le metodiche biofisiche hanno un ruolo importantissimo sia nella diagnosi fetale che nello studio dell'evoluzione di un profilo comportamentale del feto. L'ecografia è una tecnica accettata dalle donne in gravidanza, non è traumatica né invasiva e nello stesso tempo permette l'osservazione diretta del feto in condizioni fisiologiche. Ci permette di osservare la sua attività motoria spontanea o reattiva in seguito a stimoli fisici acustici o luminosi.

Abbiamo informazioni che ci fanno capire che il feto è un "essere" che percepisce, si muove, reagisce. La reazione ad uno stimolo di pressione esercitata sull'addome materno la si può riscontrare già alla quattordicesima settimana, infatti si manifesta una iperattività motoria seguita da una cardiocircolatoria.

Abbiamo un inquadramento ed una descrizione molto precisa ed attendibile delle diverse attività motorie in rapporto alla età gestazionale: un sunto molto schematico ‚ riportato nella tabella 1.



TABELLA 1

Comparsa e durata di alcune attività motorie

e embriofetali





Sett. 7 9 11 13 15 17 19 21 23 25 27 29 31 33 35 37 39
Movimenti vermicolari

Movimenti arti

Movimenti “respiratori”

Flessoestensione del soma

Movimenti rotatori del capo e del tronco

Succhiamento e deglutizione

Risposta “globale” a stimoli meccanici

Risposte segmentarie selettive

a stimoli meccanici
Movimenti degli arti verso l’ambiente
Aumento dell’attività motoria

Per iperglicemia


Risposta a stimolazioni sonore


Lo studio della comparsa dei movimenti fetali, del loro ordine cronologico e del progressivo evolvere in attività, può consentire una interpretazione funzionale della motricità fetale che risulta intimamente correlata all'evoluzione strutturale nervosa.

Nella fase neurogenica, fra la 10° e la 20°settimana, si assiste alla comparsa di movimenti che vengono definiti “patterns motori primari”, che si differenziano da quelli evidenziabili in precedenza, (7° - 9° settimana), definiti movimenti vermicolari per la loro natura di semplici pulsioni o contrazioni.





TABELLA 2

Cronologia dei movimenti fetali




Epoca gest. in settimane

Caratteristiche motorie

7 – 9

Movimenti rapidi con estensione e pressione di tutto il corpo

10 – 20

Cambiamenti posturali

10 – 40

Movimenti di estensione

12 – 40

Rotazione della testa

12 – 40

Movimenti isolati ed indipendenti degli arti inferiori e della testa. Le

mani toccano la testa , il viso o la bocca



12 – 40

Movimenti di rotazione del tronco e della testa con cambiamenti

di posizione



14 – 26

Estensione ed incrociamento degli arti inferiori

16 – 40

Apertura della bocca e protrusione della lingua, suzione, deglutizione,

movimenti respiratori



16 – 40

Apertura delle mani che esplorano le superfici costanti

20 – 40

Le mani si toccano vicendevolmente ed afferrano il cordone ombelicale

22 – 40

Improvvisi vigorosi movimenti del diaframma (singhiozzo)

28 – 40

Risposte motorie a stimoli sonori adeguati

I pattern motori primari costituiscono il repertorio base della motricità ,e sono movimenti estremamente semplici, non integrati né coordinati, che sono presenti indipendentemente da stimolazioni o connessioni, ma possono considerarsi come facenti parte di un “imprinting” motorio fondamentale.

Solo successivamente a tale epoca, e cronologicamente e in parallelismo alla fase sinaptogenica, le attività motorie automatiche fetali cominciano ad assumere un livello progressivamente più rilevante, tanto da consentire il riconoscimento di specifici automatismi fetali primari.

A partire dalla 20° settimana di gravidanza l'attività motoria assume progressivamente caratteristiche di completezza, di finalità, di coordinamento e di integrazione che, gradualmente, sfoceranno nella motricità neonatale e che, comunque, delineano la maturazione che si compie nella struttura nervosa che è alla base di tale motricità.(8)

L'analisi dei movimenti del feto che ricaviamo dagli strumenti d'indagine ecografica è dunque una decisiva conferma dell'esistenza di una vita psichica fetale. E questa esperienza prenatale non si perde con la nascita. La memoria della fase intrauterina e addirittura di alcuni atteggiamenti fetali si riscontra anche nei confronti dell'individuo adulto.

E' stato provato, ad esempio, che molti musicisti conoscevano e riproducevano spartiti musicali ascoltati solo nel grembo materno. Pertanto se gli apparati del feto sono già così ben formati da percepire e ricordare, hanno anche una impalcatura che gli permette di elaborare le immagini, quindi produrre delle fantasie, delle rappresentazioni mentali di un corpo, di una pulsione istintuale, di un affetto. Certamente saranno elementi vaghi, lampi improvvisi che scompaiono con la stessa rapidità con cui si presentano, comunque ne abbiamo la certezza per la presenza del sonno Rem nel feto e tra l'altro non vi sarà più nell'essere umano una così intensa partecipazione al sonno attivo come avviene dal 7° al 9° mese del feto.

10) Contenitore e contenuto.

Ne deriva così, secondo Bion, che il modello contenitore- contenuto è parte integrante del nucleo psichico prenatale e costituisce la base del sistema sensoriale e percettivo .

Ma l'esperienza clinica ha dimostrato che le relazioni con gli oggetti esistono dal momento iniziale dello sviluppo dell'Io.

Di qui il valore sempre crescente attribuito, nello studio della evoluzione dinamica dell'individuo, all'esame degli oggetti interni o endopsichici.

Molti processi sono stati quindi riportati a momenti precedenti alla nascita, fino a concludere che anche il Super-Io e il complesso di Edipo hanno radici anteriori a quelle considerate dalle prime ricerche. Sempre più valore si è dato all'organizzazione delle rappresentazioni interne inconsce. Questo, che era già un postulato della ricerca freudiana, è stato enfatizzato soprattutto dalla scuola inglese. Studi successivi hanno finalmente accettato che per comprendere lo psichismo fetale è indispensabile insistere sull'esistenza di rappresentazioni ereditate endopsichiche, indipendentemente da ogni rapporto con oggetti esterni durante la vita postnatale.

"Ciò che varia e su cui vi è necessità di prendere posizione sono le caratteristiche che confermiamo al termine "psichico" nella fetalità. A questo proposito diventa inevitabile il doversi staccare dagli schemi adulti che conferiscono allo psichismo delle connotazioni precise del tipo: capacità di simbolizzare, memoria, pensiero, capacità di proiettarsi nel futuro, ecc. solo allora si dischiuderà la porta che ci permetterà di entrare nel mondo della prenatalità: a mio avviso il feto parla un linguaggio estremamente intelligente, adeguatissimo al suo livello di sviluppo. Uno degli elementi di questo linguaggio, a cui in questi ultimi tempi è stata data particolare importanza, è il movimento fetale. Le tecniche ecografiche (specialmente quelle "real-time") messe a punto hanno raggiunto un grado di sofisticatezza tale da poter ottenere il massimo delle informazioni con il minimo della invasività. E sono state proprio queste tecniche a dimostrarci che il feto in una qualunque fase gestionale è ben lungi dall'essere un semplice ammasso informe caratterizzato da una evoluzione vertiginosa.

Egli dimostra una enorme sensibilità sia agli stimoli fisici che a quelli psichici e, nei limiti delle sue possibilità e secondo il criterio della unitarietà, risponde all'ambiente circostante.

L. SalK in sua una ricerca ha registrato il battito cardiaco della madre e lo ha fatto ascoltare a neonati che piangevano, questi non solo si sono calmati e rilassati ma addirittura alcuni si sono addormentati. Al contrario, se alzava la frequenza dei battiti cardiaci sul registratore, aumentava in loro l'agitazione e il pianto.

Si è verificato che facendo ascoltare il battito cardiaco dopo la "nascita" la maggior parte dei bambini ha avuto il calo fisiologico che si verifica nelle prime settimane.

11) Influenze negative.


Questa complessità e ricchezza dei fenomeni intrauterini è dimostrata anche dai rilievi di molti psicologi che hanno constatato le influenze negative prenatali. Soggetti che hanno vissuto in analisi le sensazioni intrauterine e quelle determinate dal parto hanno messo in rilievo come queste persistono nel vissuto di un individuo. Una conferma di questa tesi è data dal famoso caso di Harry Howard che, avendo vissuto una vita prenatale traumatizzante, venne alla luce nel 1925 con le manine tese e a salvaguardia del viso come chi, di solito abituato a percosse, cerca di difendersi, (la madre era continuamente picchiata dal marito).

Già nel primo anno di vita Harry Howard presentò una sintomatologia patologica che si aggravò nel tempo al punto da arrivare ad una psicosi aggressiva.

Sontag ha rilevato come l'iperattività del feto sia molto spesso segno di ansietà, ciò si riflette nella crescita del soggetto: da bambino si manifesta nell'essere straziato dallo sconforto in situazioni sociali normali e ci viene subito da pensare che da adulto vivrà grassi sensi di solitudine e di angoscia. Phyllis Grenacre afferma che le esperienze prenatali e quelle immediatamente dopo la nascita possono predisporre alla angoscia, angoscia diversa da quella dell'adulto perché priva di contenuto psicologico.

Vedrei questa angoscia come determinata da una nebula psichica che come tale ha del contenuto non differenziato e definito.



TABELLA 3

Attivazione emozionale nel feto




Pragmatica psicobiologica

Pragmatica psicocomportamentale

Reazioni abnormi

Reazioni abnormi

Malattia somatica

Comportamento deviante

Insomma alla nascita, il bambino ha già un mondo psichico anche se nebuloso, frutto delle proiezioni materne. Queste pulsioni ricevute provocano nel feto una reattività emozionale che risulta specifica e non differenziata. Quando essa è esasperata può scaricarsi o a livello somatico e generare una malattia somatica o in forme afferenti alla patologia psichiatrica.

12) Proiezioni materne.

Un esempio tratto dalla letteratura pediatrica, sottolinea alcuni altri aspetti che sono in gioco nella questione delle possibili influenze prenatali. Una ragazza di 17 anni, in buona salute, diede alla luce un bambino apparentemente normale dopo una gravidanza che era stata priva di problemi medici. A 20 ore dalla nascita il neonato cominciò a vomitare sangue. Fu esaminato e risultò ciò nonostante sano e robusto; il vomito però continuava, e dopo circa un'ora il bambino morì. Le analisi dopo il decesso misero alla luce tre ulcere peptiche. Dato che di solito l'ulcera peptica si sviluppa in quegli adulti che sono cronicamente tesi e ansiosi, i medici vollero sapere se la madre avesse trascorso la gravidanza sotto un tale stress da far si che gli ormoni causanti l'ulcera potessero essere passati attraverso la placenta. In effetti, la sua gravidanza, specialmente nell'ultimo trimestre, era stata straordinariamente stressante. Costretta dai genitori a sposare il padre del bambino, si era ritrovata a vivere con un alcolizzato che la picchiava. Era tornata a vivere con i genitori, ma il marito andava spesso a farle scenate per convincerla a ritornare con lui. Qualche giorno prima del parto le aveva scagliato un mattone attraverso la finestra e si era dovuto chiamare la polizia (9).

In Svezia si è svolta una ricerca in cui si è messo in evidenza che da una madre stressata che non accetta la gravidanza nascono figli con basso quoziente intellettivo, per il 25% con atteggiamenti psicopatici e con malattie psicosomatiche anche gravi.

Presso l'Ospedale Gaslini si è analizzato il liquido amniotico delle gestanti e si è rilevato che quattro su trentadue di queste donne presentavano sostanze mutagene. Una ha avuto due figli anencefalici, un'altra un figlio oligofrenico, un'altra ancora un figlio meningocele. Se in un topo stressato viene iniettato il virus di Bittnner, che genera il tumore alla mammella, nel 92% dei topi si manifesta il cancro nel giro di 13 mesi e solo il 10% dei topi non stressati trattati solo con il virus manifestano questa malattia. Tra l'altro non in 358 giorni ma in 566. E' da considerare che un anno del topo corrisponde dai 20 ai 25 anni dell'uomo.

Riley ha inserito il melanoma B16 in alcuni topi ed ha verificato che se provocava nell'animale anche uno stress si aveva una caduta dei poteri immunitari e questo tumore si diffondeva e dava metastasi.

Se viceversa vi era un aumento dei poteri immunitari, cioè meno cortisone, il tumore regrediva. Così è spiegabile anche che dei melanomi umani regrediscono, per l'influenza psicosomatica. Quindi possiamo dire che lo stress nella psicosomatica è importantissimo, la sua presenza fa cadere i poteri immunitari e quindi favorisce la presenza di malattie; la sua assenza fa regredire la malattia.

Anche l'esame e i riscontri scientifici riconducibili ai fattori psicogenetici accrescono dunque l'importanza che deve essere attribuita al periodo che maggiormente incide nella loro formazione, cioè quello prenatale. Solo negli ultimi anni la letteratura psicologica e psicoanalitica ha riscoperto questa importanza, ma non è ancora pervenuta a considerarla fondamentale nell'esame dello sviluppo psichico.

E' questa invece la nostra tesi di fondo. Se non si parte dal rapporto madre-feto rimarrà sempre insondato il nucleo attorno a cui si costruisce la personalità di ciascuno di noi.

NOTE



  1. PISCICELLI U., Psicosomatica ginecologica, Piccin Editore,

Padova, 1979
2) KANT E., La critica della ragion pratica, Konigsberg, bey Fr.

Nicolovius, 1976-7, trad. F. Capra, ed. ital. Laterza, Bari, 1937

3) BRENNER, Breve discorso di psicoanalisi, Martinelli, Firenze 1976
4) SPITZ R., The first year of life, 1965, trad. Ital. C. Masina e V. Volterra

Capogrossi, Il primo anno di vita, Armando, Roma, 1973




  1. PISCICELLI U., ibidem, 1979

6) SEGAL H., Introduction to the work of Melanie Klein, trad. Ital. E. Gaddini,

Introduzione all’opera di Melanie Klein, Martinelli, Firenze, 1968
7) MATTACCHINI C., La dimensione del tempo nella vita prenatale, da:

atti del congresso internazionale sul tema “Vita prenatale”, Merano

4-5-6 novembre 1983


  1. ROMANINI C. – Arduini D. – Tranquilli A. – Valensise H., La reattività fetale,

CIC, Ediz. Internazionali, Roma, 1984
9) LUPARIA M., Il contributo sophianalitico al VII Congresso Internazionale




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